108.  La lettera del Buondelmonti trovasi fra le Carte del Machiavelli, cass. V, n. 43, e fu pubblicata nelle Opere (P. M.). vol. I, pag. LXXXVII.

109.  Opere, vol. II, pag. 413.

110.  Ibidem, vol. II, pag. 414.

111.  Per la vita di Castruccio si possono fra gli altri consultare la biografia latina, scritta da Niccolò Tegrimi, stampata la prima volta a Mantova per M. Dominicum Rocociolam 1496, ristampata a Parigi nel 1546, e poi nel 1742 a Lucca insieme con la versione italiana; Le attioni di Castruccio Castracane degli Antelminélli, signore di Lucca, etc.: Roma, presso gli eredi Gigliucci; Pignotti, Storia della Toscana, libro III, in fine. Il signor F. L. Polidori pubblicò un Esame critico della vita di Castruccio Castracani, nella sua edizione delle Opere minori del Machiavelli (Firenze, Le Monnier, 1852), pag. 33 e segg. In questo esame egli si fermò principalmente a notare gli errori storici che si trovano nel lavoro del Machiavelli, cosa cominciata a fare assai prima anche da altri.

Era stato già da molti osservato, che in questo lavoro del Machiavelli si trovavano imitazioni dall'antico. Crediamo però che il prof. C. Triantafillis sia stato il primo a dimostrare come la narrazione fosse in gran parte imitata dalla Vita d'Agatocle, narrata da Diodoro Siculo. Vedi Sulla vita di Castruccio Castracani scritta da Niccolò Machiavelli, ricerche di C. Triantafillis. Questo lavoro, pubblicato nell'Archivio Veneto, tomo X, parte I, anno 1875, venne poi ripubblicato in opuscolo a parte: Venezia, tipografia del Commercio, 1875.

112.  Il Menagio, nella Biblioteca del Fabricio, aveva affermato che i detti memorabili dal Machiavelli attribuiti a Castruccio erano presi dagli Apoftegmi di Plutarco; ma il prof. Triantafillis ne trovò undici evidentemente copiati dalla Vita d'Aristippo di Diogene Laerzio, autore (è bene notarlo) già tradotto dal Traversari nel secolo XV. Giacomo Leopardi, nei Pensieri, vol. VII, p. 310, osserva che questi detti erano tutti o quasi tutti gli stessissimi «che il Laerzio, ecc., riferiscono di filosofi antichi, mutati solo i nomi.»

113.  Discorsi, libro II, cap. XIII, pag. 222. «Mostra Senofonte, nella sua vita di Ciro, questa necessità dello ingannare, considerato che la prima ispedizione che fa fare a Ciro contro il re di Armenia, è piena di fraude, e come con inganno e non con forza gli fa occupare il suo regno.»

114.  Vedi la lettera nelle Opere (P. M.), vol. I, pag. LXXXVII.

115.  Nella sua Genealogia e Storia della famiglia Rucellai (Firenze, Cellini, 1861), il Passerini lo dice nato nel 1495, morto circa il 1520. Nelle Curiosità storico-artistiche, invece, lo dice, così a pag. 69, come a pag. 71, morto nel 1519.

116.  Opere (P. M.), vol. I, pag. LXXXVI. Certo le parole De re militari potrebbero accennare anche al libro di Vegezio, che ha questo titolo appunto. Ma il menzionarlo insieme con la Vita di Castruccio fa credere che si tratti dell'Arte della guerra; nè sarebbe presumibile, che, per vedere l'opera di Vegezio, il cardinal de' Medici avesse bisogno di ricorrere al Machiavelli.

117.  Fu qualche volta supposto a torto, che quest'edizione sia identica a quella del 1529. L'una e l'altra erano nella Palatina e son ora nella Nazionale di Firenze. Infine della prima si legge: «Impresso in Firenze per li Heredi di Philippo di Giunta, nelli anni del Signore MDXXI a dì XVI d'agosto. Leone X pontefice.» Vedi Il Quarto Centenario di Niccolò Machiavelli. Il 21 settembre 1521, il Cardinale Salviati gli scriveva, ringraziandolo d'avergliene mandata una copia, la prima che fosse giunta a Roma. Vedi Appendice, doc. x.

Il Codice 1451, Cl. VIII, nella Biblioteca Nazionale di Firenze, contiene lunghi frammenti autografi dell'Arte della Guerra. Par che fossero 183 carte, ma ne mancano parecchie, e quelle che restano non sono in ordine. Vanno dal n. 7 al 16, dal 97 al 110, dal 113 al 154, dal 161 al 166, dal 169 al 183. La prima carta n. 7, comincia: «Cosimo. Basterebbe quando io fossi certo, che la occasione.» La carta 176 contiene la fine dell'opera. Le carte dal n. 177 al 183 contengono le tavole, precedute dall'avvertenza esplicativa al lettore. Seguono due carte doppie, non numerate, che contengono aggiunte e correzioni dell'autore. In mezzo a questi frammenti si trova un foglio staccato, certo del tempo, ma non autografo del Machiavelli, che contiene l'alfabeto greco con spiegazioni in latino. Sembra che, avendo bisogno, per indicare la disposizione delle varie parti d'un esercito, di molti e diversi segni, senza i quali non avrebbe potuto formare le sue tavole, e non bastandogli le lettere latine, il Machiavelli ricorresse ad un amico, per avere l'alfabeto greco, che non conosceva abbastanza. E l'amico gli mandò, scritto di sua mano, l'alfabeto, aggiungendo spiegazioni sulle vocali, le consonanti, i dittonghi, ecc. Tale almeno sembra a noi la sola spiegazione plausibile del trovarsi questo foglio, scritto da un'altra mano, ma dello stesso tempo, tra gli autografi dell'Arte della Guerra, nella quale in fatti l'autore si vale più volte delle lettere greche.

118.  Due persone vennero più specialmente da noi consultate: una di queste fu il signor Max Jähns, noto scrittore di cose militari, maggiore di Stato Maggiore nell'esercito prussiano, autore dell'opera: Geschichte des Kriegswesens von der Urzeit bis zur Renaissance, il quale aveva già nel 1876 pubblicato un suo discorso intitolato: Machiavelli und der Gedanke der allgemeinen Wehrpflicht (nella Kölnische Zeitung dell'agosto 1877, n. 108, 110, 112 e 115). A lui rivolgemmo, per mezzo del nostro amico prof. Karl Hillebrand, alcune domande. E la sua cortesia fu grande davvero, giacchè egli ci rispose amplissimamente con uno scritto intitolato: Machiavelli als militärischer Techniker, pubblicato poi nel n. XIII (24 marzo 1881) del giornale, Die Grenzboten für Politik, Literatur und Kunst, che si stampa a Lipsia. Noi professiamo qui al dotto e cortese straniero tutta la nostra più profonda riconoscenza. — Ci rivolgemmo poi ripetutamente al maggiore di Stato Maggiore (ora generale) nell'esercito italiano, signor Valentino Chiala; e dare un'idea della sua cortesia nel rispondere alle continue domande che, durante due anni, gli facemmo, non è assolutamente possibile. Diremo solo, che senza i suoi autorevoli, sempre pronti e cortesi consigli, ci saremmo più volte smarriti nell'esaminar l'Arte della Guerra del Machiavelli. Per grande fortuna della nostra patria, gli ufficiali dell'esercito italiano, come è noto a tutti, uniscono alle qualità più virili dell'animo la più squisita gentilezza e cortesia.

Nel rivolgerci, senza personalmente conoscerli, ai due dotti e cortesi maggiori di Stato Maggiore, l'uno straniero e l'altro italiano, non sapevamo punto che erano del pari ammiratori dell'Arte della Guerra del Machiavelli, e la tenevano in altissima stima, anche giudicandola come lavoro tecnico e militare. Non avendo il maggiore Chiala pubblicato le osservazioni, che espose a noi nelle sue lettere, citeremo alcuni brani di esse, intitolandole: Osservazioni del maggiore Chiala. Speriamo di non offendere la sua modestia, che in lui è pari alla dottrina.

119.  Il maggiore Jähns, scrive: «Wenn man diese Sätze liest, so glaubt man einen Theoretiker aus unsern eignen Tagen zu hören.» Jähns, Machiavelli als militärischer Techniker, nel fascicolo più sopra citato, Die Grenzboten, pag. 555. L'autore allude a ciò che il Machiavelli scrisse della cavalleria nei Discorsi (lib. II, cap. XVIII; Opere, vol. III, pag. 244), e nell'Arte della Guerra (lib. II; Opere, vol. IV, pag. 239).

120.  Nel suo discorso, Machiavelli und der Gedanke der allgemeinen Wehrpflicht, più sopra citato, il maggiore Jähns comincia col pregare l'uditorio di sospender l'orrore morale che desta il nome del Machiavelli, giacche «nicht von der sittlichen Haltung des Mannes will ich reden, sondern ich will ihn bezeichnen als den ersten modernen Menschen, dem der Gedanke der allgemeinen Wehrpflicht zum Gegenstände wissenschaftlicher Erwägung wurde.» E poi aggiunge, che il merito attribuito al Machiavelli come fondatore della scienza politica, gli si può attribuire del pari nelle cose militari. «Dies gilt auch von den militär-politischen Ideen Machiavelli's. Sie zeichnen ihn als einen die Zeitgenossen hoch überragenden Geist, welcher die schweren Gebrechen des damaligen Kriegswesens erkannte, und die Mittel angab, sie zu heilen.» Vedi il principio del discorso nella Kölnische Zeitung.

121.  Discorsi, lib. II, cap. XVII.

122.  Su di ciò il maggiore Chiala insiste molto nelle sue Osservazioni.

123.  Il maggiore Jähns, a proposito del poco conto che il Machiavelli faceva dell'artiglieria, osserva: «Diese Nichtachtung war nach dem Erfolge von Ravenna ein Anachronismus.» Machiavelli als militärischer Techniker, nel citato fascicolo del giornale, Die Grenzboten, etc., pag. 556. Il maggiore Chiala crede che nella battaglia di Ravenna le artiglierie non avessero fatto ancora gran prova, e sarebbe quindi più indulgente verso il Machiavelli. Aggiunge però che, dopo la battaglia di Marignano, l'errore era assai meno scusabile.

124.  Il maggiore Chiala così scriveva: «Leggendo i sette libri dell'Arte della Guerra non è possibile negare che di tutto ciò che ha relazione alla parte immutabile dell'arte, il Machiavelli discorre con tanta lucidezza, con tanta assennatezza, che anche colui il quale abbia poca conoscenza delle condizioni dell'arte stessa a que' tempi, è condotto ad ammettere in lui, non soltanto una mente superiore, ma altresì una pratica non superficiale delle cose della guerra. — Certo nessuno scrittore solamente teorico ha mai scritto così.» Ed altrove: «Il libro dell'Arte della Guerra mi sembra davvero un portento, non solo per que' tempi, ma anche considerato assolutamente.»

125.  Tale è la opinione espressa ripetutamente dal maggior Jähns, il quale conchiude il suo saggio, Machiavelli als militärischer Techniker, con un pensiero non molto diverso da quello, da noi già citato, che si trova nel principio della sua lettura sul Machiavelli: «Alles in Allem genommen, erkennt man, dass Machiavelli, der durch seine begeisterte Verkündigung des Gedankens der allgemeinen Wehrpflicht, als ein wahrhaft prophetischer Geist und als einer der wichtigsten Denker auf dem Gebiete des militärischen Verfassungslebens erscheint, auch das Wesen der kriegerischen Technik in einer für seine Zeit ganz ungewöhnlichen Deutlichkeit durchschaute, und es ist ein neuer, ich möchte sagen, psycologischer Beweis für die nahe Verwandschaft von Kriegskunst und Staatskunst, dass der Begründer des modernen Staatsrecht zugleich der erste moderne militärische Klassiker ist.» Prima della pubblicazione di questo scritto, il maggiore Chiala ripetutamente mi aveva esposto lo stesso concetto, concludendo: «Come nella parte politica ed organica delle milizie, le vedute del Machiavelli furono ispirate ai veri principi dell'arte della guerra, così anche nel campo tecnico per lui più difficile.»

126.  Opere, vol. IV, pag. 187.

127.  Opere, vol. IV, pag. 196-7.

128.  Opere, vol. IV, pag. 202-4.

129.  Ibidem, vol. IV, pag. 204.

130.  Opere, vol. IV, pag. 209. «Omnes nationes quae vicinae sunt soli, nimio calore siccatas, amplius quidem sapere, sed minus habere, sanguinis dicunt, ac propterea constantiam ac fiduciam cominus non habere pugnandi, quia metuunt vulnera, qui se exiguum sanguinem habere noverunt. Contra, septentrionales populi remoti a solis ardoribus, inconsultiores quidem, sed tamen, largo sanguine redundantes, sunt ad bella promtissimi, etc.» Flavii Vegetii Renati Comitis De re militari libri quinque. Ex recensione Nicolai Schwebelii. Argentorati, ex typographia Societatis Bipontinae, 1806. Lib. I, cap. II, pag. 5-6.

131.  Opere, vol. IV, pag. 209-10.

132.  Opere, vol. IV, pag. 218. Ecco le parole di Vegezio: «Sit ergo adolescens, Martio operi deputandus, vigilantibus oculis, erecta cervice, lato pectore, humeris musculosis, valentibus brachiis, digitis longioribus, ventre modicus, exilior cruribus, suris et pedibus non superflua carne distentis, sed nervorum duritia collectis.» F. Vegetii, op. cit., lib. I, cap. VI, pag. 9. Anche le parole del Machiavelli, che, nel brano qui sopra riportato, accennano alle qualità morali del soldato, sono imitate dallo stesso autore. Qui ed altrove egli lo ricorda, come sempre, indirettamente, senza mai nominarlo. Nel cap. VII, Vegezio continua: «Iuventus enim, cui defensio provinciarum, cui bellorum committenda fortuna est, et genere, si copia suppetat, et moribus debet excellere. Honestas enim idoneum militem reddit. Verecundia dum prohibet fugere, facit esse victorem. Quid enim prodest si exerceatur ignavus? si pluribus stipendiis moretur in castris? Nunquam exercitus profecit, tempore cuius [belli] in probandis tironibus claudicarit electio.» È il concetto, e spesso anche son le parole medesime adoperate dal Machiavelli.

133.  Opere, vol. IV, pag. 212-16.

134.  Il concetto politico ed il concetto militare del Machiavelli, come abbiam detto, s'immedesimano sempre e ne formano uno solo, il secondo essendo conseguenza logica del primo. L'esercito popolare, nazionale porta di necessità la preponderanza della fanteria. Anche le trasformazioni militari sono nella storia conseguenza delle trasformazioni sociali e politiche. Vedi a questo proposito: L. Blanch, Della scienza militare, considerata ne' suoi rapporti colle altre scienze e col sistema sociale. Discorsi nove: Napoli, Porcelli, 1831.

135.  Che, oltre Livio, Cesare ed i soliti autori noti al Machiavelli, questi si fosse valso nell'Arte della Guerra principalmente di Vegezio, era stato già da molti osservato. Il primo però, che io sappia, il quale notò l'uso frequentissimo che, nella stessa opera, il Machiavelli fece di Frontino, è stato il signor Burd. Dopo il suo pregevole lavoro, da noi più volte citato, nel quale cercò le fonti antiche del Principe, ne ha fatto un altro simile sull'Arte della Guerra: The literary sources of Machiavelli's «Arte della Guerra» together with some illustrative diagrams. È uno studio assai pregevole, nel quale sono messe in luce moltissime imitazioni da autori greci e latini, che erano rimaste finora inosservate. Citiamo, fra molte altre, non poche imitazioni da Polibio. In fine del lavoro sono aggiunte alcune tavole, che danno chiara e precisa idea dell'ordinamento militare proposto dal Machiavelli, correggendo le inesattezze che si trovano in quelle stampate nelle edizioni delle Opere. Questo lavoro sarebbe utilissimo anche per una nuova edizione dell'Arte della Guerra. Il signor Burd, con una cortesia, di cui non sapremmo abbastanza ringraziarlo, volle permetterci di farne uso, inviandoci dall'Inghilterra il manoscritto. Nel ringraziarlo, noi facemmo voti che, a benefizio degli studiosi, le sue nuove ricerche venissero ben presto date alla luce. E più tardi, d'accordo col collega O. Tommasini, ci riuscì di farle pubblicare, tradotte in italiano, col titolo, Le Fonti letterarie di Machiavelli nell'«Arte della Guerra», fra le Memorie della classe di scienze morali storiche e filologiche, vol. IV, Parte I. Seduta del 21 maggio 1896.

136.  Arte della Guerra, lib. II, nelle Opere, vol. IV, pag. 231. Qui, si è valso di Polibio, che descrive a lungo la falange greca (XVIII, 12-16). Nella pagina precedente (230), in cui parla delle armi dei Romani, si valse di Polibio e forse anche, come suppone il Burd, di Giuseppe Flavio. È singolare poi, come osserva lo stesso signor Burd, che mentre il Machiavelli ha certamente preso la descrizione dello scudo da Polibio, di cui ripete le parole, ponga la spada (gladius hispaniensis) del legionario, non a destra come dice Polibio, e come usava generalmente, a cagione dello scudo; ma a sinistra, come dice Giuseppe Flavio (Bell. Jud., III, 55), e come i monumenti provano che usava a suo tempo.

137.  Fra le altre cose, dice di non ricordare che, nella battaglia di Pydna (168 a. C.) fra L. Emilio Paolo e Perseo, figlio di Filippo V re di Macedonia, si parli di scudo. Ma da Livio (XLIV, 36-43), che il Machiavelli ben conosceva, apparisce che coloro i quali portavano la sarissa, avevano anche uno scudo leggiero, il che vien confermato da Plutarco (Aem. Pau., 16-23), che il Machiavelli pur conosceva. Ed è però che, come diciamo nel testo, più di un moderno trovò difficile capire in che modo si potessero adoperare insieme lo scudo e la lunghissima sarissa.

138.  Arte della Guerra, lib. II, pag. 230-39. Le osservazioni sulla cavalleria, che si trovano a pag. 239, son fra quelle che al maggiore Jähns sembrano tali, che potrebbero essere scritte da un tattico moderno.

139.  Se si paragona Vegezio, lib. I, cap. IX-XVIII, pag. 12, 13, 14, 19, con l'Arte della Guerra del Machiavelli, lib. II, pag. 243-45, si vedrà chiaramente l'imitazione e spesso anche la traduzione.

140.  Arte della Guerra, pag. 246.

141.  Il Machiavelli allude generalmente alla legione descritta da Vegezio (lib. II, cap. VI) ed anche a quella descritta da Polibio, non a quella di Servio Tullio che, assai più agile e meglio ordinata, non superava di molto i 3000 fanti.

142.  Arte della Guerra, lib. II, pag. 250-1.

143.  Arte della Guerra, lib. II, pag. 257.

144.  Questo notano tutti gli storici dell'arte della guerra, e questo osserva anche Luigi Napoleone Bonaparte nella sua opera: Du présent, du passé et de l'avenir de l'artillerie, vol. I, pag. 83.

145.  «Machiavelli nimmt also die Legionartaktik der Römer zum Vorbilde. Aber trotzdem bleibt auch seine Schlachtordnung mehr auf die Defensive als auf den Angriff angerichtet; denn selbst dieser grosse Geist vermag sich nicht ganz frei zu machen von dem Banne der mittelalterlichen Tradition, welche dem Fussvolke unbedingt die inferiore Stellung gegenüber der Reiterei zuwies. Er vermag das römische Vorbild nicht zu erreichen.» Jähns, Machiavelli als militärischer Techniker, pag. 554. La medesima contradizione è più volte notata dal maggiore Chiala.

146.  «Si paragonino» osserva il maggiore Chiala, «le formazioni del Machiavelli con quelle adottate dagli Svizzeri, e non si durerà fatica a trovare che le prime vincono immensamente di leggerezza e di frazionabilità le seconde. Assai primitiva doveva essere l'ordinanza svizzera, che pur era l'ordinanza classica di quel tempo, per procedere in grossi quadrati pieni di circa 10,000 uomini l'uno: l'ordinanza del Machiavelli quanto non è più leggiera, frazionata, mobile!»

147.  «Si potrebbe osservare che, se non fosse intervenuto questo nuovo elemento delle armi da fuoco, l'arte della guerra si sarebbe svolta in modo da tendere alla imitazione del modello proposto dal Machiavelli. — È certo che dalla falange svizzera si sarebbe venuto a poco a poco a formazioni più leggere, più elastiche, più articolate, sempre più modellate sul tipo della legione, un quid simile appunto a ciò che propose il Machiavelli.» Osservazioni del maggiore Chiala.

148.  Arte della Guerra. lib. II, pag. 271.

149.  Arte della Guerra, lib. II, pag. 273.

150.  Ibidem, lib. II, pag. 274.

151.  Arte della guerra, lib. III, pag. 280. Qui c'è qualche confusione ed inesattezza. L'autore non distingue la composizione della legione quale era ai tempi di Servio Tullio, da quella che più tardi fu divisa in coorti, e però, come abbiam detto, riunisce in uno ordinamenti di tempi diversissimi. La prima, divisa in manipoli, era composta di più di 3000 fanti, cioè 1200 Astati, 1200 Principi e 800 Triarî, cui s'aggiungevano i Rorari e gli Accensi, di cui il Machiavelli, non parla. Non è vero che i Principi fossero in numero minore. È vero però, che erano disposti in modo da poter ricevere gli Astati, quando questi retrocedevano, e da potere gli uni e gli altri essere ricevuti dai Triarî, minori di numero, e disposti in ordine assai più rado. Il Machiavelli qualche volta sembra parlare di questa legione, qualche altra di quella che trova descritta da Vegezio o da Livio o da Polibio, senza mai distinguere.

152.  Anche qui è continuamente imitato Vegezio. Si riscontri l'Arte della Guerra, paragonando le pag. 278, 279, 281, 282 e 283 con Vegezio, De re militari, ediz. citata, pag. 21, 22, 31, 33, 35, 87, 88, 89.

153.  Arte della Guerra, lib. III, pag. 294.

154.  Arte della Guerra, lib. III, pag. 293-301.

155.  Si paragoni l'Arte della Guerra, pag. 319, 321, 322, 324, 326, 353, 356, con Frontino, Stratagematicon, II, III, § 17; II, IV, 17; II, VII, 1, 2, 3, 5; II, X, 1: II, I, 1; I, V, 27, ed I, V, 3; I, V, 16. Anche nel sesto e settimo libro dell'Arte della Guerra, continuo è l'uso che il Machiavelli fa di Frontino. Qualche volta ricorda senz'altro i fatti citati da Frontino, adoperando quasi le stesse parole; altra volta invece formula prima regole generali, e si vale poi, a conferma di esse, degli esempî addotti dallo stesso autore. A pag. 319 parla dei carri falcati (falcatae quadrigae) descritti da Livio (XXXVII, 41) e da Vegezio (III, 24). Poi dice in quali modi si può ad essi resistere, adducendo a conferma l'esempio di Silla contro Archelao, quale si trova in Frontino (II, III, 17). Lo stesso fa in moltissimi altri simili casi.

156.  Arte della Guerra, lib. IV, pag. 314.

157.  Ibidem, lib. IV, pag. 316.

158.  Ibidem, lib. IV, pag. 332.

159.  Arte della Guerra, lib. VI, pag. 360.

160.  Ibidem, lib. VI, pag. 380; Vegezio, lib. II, cap. IV.

161.  Arte della Guerra, lib. VI, pag. 380.

162.  Arte della Guerra, lib. VI, pag. 376.

163.  Ibidem, lib. VI, pag. 380.

164.  «Kuhn und scharfsinnig sind seine fortificatorischen Ideen.» Così dice il maggiore Jähns nel più volte citato suo scritto: V. Die Grenzboten, a pag. 556.

165.  «D'après Machiavelli qui dans son Art de la Guerre nous a donnè des renseignements applicables à une époque un peu antérieure à celle où il écrit, le mur doit être aussi haut que possible, etc.» Louis Napoléon Bonaparte, Du présent, du passé et de l'avenir de l'artillerie, vol. II, pag. 106.

166.  Arte della Guerra, lib. VII, pag. 398.

167.  Nardi, Storia di Firenze, vol. I, pag. 225 e 362.

168.  Storia d'Italia, lib. VIII, cap. IV.

169.  Vedi nell'Appendice al vol. II di quest'opera, il doc. VI, a pag. 520.

170.  Arte della Guerra, lib. VII, pag. 394-5.

171.  Ibidem, lib. VII, pag. 401.

172.  Ecco come giudica queste idee il maggiore Jähns, in fine dello scritto sopra citato: «Machiavellis Vorschläge ähneln in mancher Beziehung denjenigen, welche Dürer zur Verstärkung vorhandener alter Stadtbefestigungen macht; wahrscheinlich hatten beide ihr Vorbild in Padua, dessen vergebliche Belagerung im Jahre 1509 durch Kaiser Maximilian so grosses Aufsehen gemacht hatte; denn diese Stadt war in einer Weise remparirt, welche der von Machiavelli empfohlenen sehr nahe kommt. Wie einsichtig und klardenkend übrigens Machiavelli in Dingen der Befestigunskunst war, lehrt sein Protokoll über die Besichtigung der Fortificationen von Florenz durch Navarro, und sein Schreiben an Guicciardini über denselben Gegenstand (1526). Merkwürdig erscheint es, dass er bereits mit Entschiedenheit die Forderung eines Rayongesetzes ausspricht und zwar eines viel strengem als es irgend eine neuere Verordnung gethan hat. — Bis zu einer Meile Entfernung von der Festung darf weder Manerwerk aufgeführt, noch auch das Feld bestellt werden.»

173.  Arte della Guerra, lib. VII, pag. 413-14.

174.  Ibidem, lib. VII, pag. 415.

175.  Arte della Guerra. lib. VII, pag. 416.

176.  Arte della Guerra, lib. VII, pag. 418-19.

177.  Arte della Guerra, lib. VII, pag. 419-23.

Avevo già liberato per la stampa questo foglio, quando mi pervenne notizia della pubblicazione di una nuova opera sul Machiavelli come scrittore di cose militari. — Martin Hobohm, Machiavellis Renaissance der Kriegskunst: Berlin, Karl Curtius, 1913. Vol. due. — Mi duole assai di non essere stato in tempo, per poterne tener conto in questo capitolo.

178.  Prezziner, Storia del Pubblico Studio, ecc., vol. I, pag. 201-2, doc. XII.

179.  È una lettera del Machiavelli al Del Nero, che si trova nell'Archivio fiorentino, e fu pubblicata la prima volta dal prof. Corazzini nella sua Miscellanea di cose inedite o rare, pag. 114: Firenze, 1853. Venne poi data più compiutamente nelle Opere del Machiavelli (Firenze, Usigli, 1857) a pag. 1198. La riproduciamo qui sotto:

«Spectabilis vir,

«La sustanza della condotta sia questa. Sia condotto per anni, ecc., con salario ogni anno, ecc., con obbligo che debba e sia tenuto scrivere gli annali ovvero la istoria delle cose fatte dallo Stato e città di Firenze, da quello tempo gli parrà più conveniente, et in quella lingua o latina o toscana, che a lui parrà.

«Nicholaus Machiavelli.

«Honorando cognato Francisco del Nero

180.  La deliberazione degli ufficiali fu pubblicata nelle Opere (P. M.), vol. I, pag. LXXXIX. La riproduciamo qui sotto, aggiungendovi gli appunti delle prime rate che furono pagate al Machiavelli, le quali si trovano notate anch'esse nel Libro degli stipendiati per lo Studio, dal 1514 al 1521, che si conserva nell'Archivio fiorentino.

«Die viij mensis novembris M. D. xx. Conduxerunt Niccholaum de Machiavellis civem florentinum ad serviendum dicto eorum officio, et inter alia ad componendum annalia et cronacas florent. et alia faciendum, que et prout dictis dominis officialibus fuerit expediens pro tempore et termino duorum annorum initiatorum die prima presentis mensis novembris, uno scilicet firmo, altero vero ad beneplacitum dictorum dominorum officialium, cum salario quolibet anno florenorum centum, ad rationem librarum quatuor pro quolibet floreno solvendorum de quatuor mensibus in quatuor menses cum taxis obligationibus et aliis consuetis» (a c. 104).

················

«Die xiij junii M. D. xxj» (a c. 144).

················

«Item infrascriptis eourum ministris servientibus tam Florentie quam Pisis, pro dictis quatuor mensibus initiatis et finitis ut supra [initiat, die prima mensis novembris proxime preteriti (a c. 144t-145)].»

················

«Niccholao domini Bernardi de Machiavellis, fi. 33. 6. 8» (a c. 145t).

················

«Item infrascriptis eorum ministris, etc., c. s., pro dictis quatuor mensibus initiatis ut supra [die prima mensis martii prox, preteriti (a c. 145t)]» (a c. 146t).

«Niccholao, etc., c. s.»

················

Nell'Archivio pisano, dove andarono poi parecchie carte dello Studio fiorentino, mancano i Libri dello Studio degli anni 1521-25; ma in un registro d'entrata e uscita dello stesso, per l'anno 1526, a c. 24t, si legge:

«Ad li ministri (dello Studio fiorentino e pisano):

«A Francesco Del Nero fior, ottantaquattro di suggello. 84»

«A Niccolò Machiavelli fior, centosettantacinque di suggello 175»

Mancano anche i registri successivi fino al 1544. Queste notizie, le quali provano che il sussidio fu per più anni continuato, le dobbiamo al signor Tanfani Centofanti direttore dell'Archivio pisano.

Il Tommasini (App. doc. X, pag. 1069 e segg.) ha pubblicato alcuni altri documenti, dai quali risulta che poco prima (il 25 giugno 1519) era stato nominato insegnante a Pisa Agostino Nifo da Sessa, quello stesso che aveva commesso il plagio del Principe, di che abbiamo parlato nel vol. II (pag. 417 e segg.).

181.  Ciò si argomenta dalla lettera con cui il Machiavelli rispose, la XLI nelle Opere, vol. VIII, pag. 147, la quale è però scritta in un modo assai poco intelligibile, e fu scorrettamente pubblicata. Essa incomincia: «Una vostra lettera mi si presenta in pappafico.» Il che io credo voglia dire: in gergo, quasi in maschera. Il Ricci dice che la copiò da un originale annotato, quasi indeciferabile, ma non dice se questo originale era autografo, nè di chi siano le note, che non valgono certo a rendere più chiaro il testo, essendo più che altro sentenze generali, cavate dagli scritti del Machiavelli. Vedi le note riprodotte nel Tommasini, I, 632.

182.  Questa lettera è nelle Opere (P. M.), vol. I, pag. LXXXIX. L'originale trovasi nello Carte del Machiavelli, cassetta V, n. 40.

183.  Opere, vol. VII, pag. 439-41.

184.  Opere (P. M.), vol. VI, pag. 215-16.

185.  Vedi la lettera del Machiavelli al cardinale dei Medici, nelle Opere, voi. VII, pag. 445-49.

186.  Le parole in corsivo mancano in tutte le edizioni delle Opere, dove sono indicate con puntolini. Una nota avverte che il manoscritto originale dovette esser venuto in mano di persona timorata, che cancellò in questa lettera e nella seguente, le parole più licenziose o poco rispettose alla religione. Esse si ritrovano però nella copia del Codice Ricci.

187.  Opere, vol. VIII, pag. 155-6.

188.  Il Guicciardini mandò in fatti il secondo fante, con una lettera del 18 maggio 1521, la quale trovasi nelle Carte del Machiavelli, cassetta V, n. 111. Vedi Appendice, doc. XI.

189.  Opere, vol. VIII, pag. 156-9, lettera XLIX. Diamo qui sotto le parole che furono soppresse nelle stampe dove sono indicate con puntolini.

predicatore; —

insegnassi loro la via d'andare a casa il diavolo; —

pazzo che il Ponzo, più versuto (furbo) che fra Girolamo, più ipocrito che frate Alberto; —

tristo: —

mantello della religione; —

pestando i fanghi di S. Francesco; —

scandalo; —

alle zoccolate; —

questi frati dicono che quando uno è confermato in grazia, il diavolo non ha più potenzia di tentarlo. Così io non ho paura che questi frati mi appicchino la ippocrisia, perchè io credo essere assai ben confermato; —

nè credo mai quel che io dico; —

fra tante bugie. —

190.  Allude a ciò che dice Plutarco nella Vita di Lisandro.