453. Esame del Morone.
454. Vedi il decreto nel Dandolo, Ricordi, ecc., pag. 201-2.
455. «Item vi lascio Hieronimo Morone quale è in preggione, et voglio che si supplichi la Cesarea Maestà istantemente per la vita sua et ogni altro benefitio che gli potrà fare, et che non voglia che quello che ho discoperto in benefitio di S. M. habbia ad essere per condannatione del suddetto, dato il caso che lui non avesse fatta quella opera che doveva fare. In questo S. M. me voglia compiacere, perchè altrimenti me reputerei essere caricato.» Dandolo, Ricordi, pag. 202. Che cosa sia quella opera che doveva fare non ci è possibile indovinare con certezza: si allude forse a qualcuna delle promesse fatte dal Morone al Pescara, nei giorni in cui cospirava, o quando era in carcere. Egli aveva, fra le altre cose, promesso gran somma di danari per riscattarsi, e non potè poi subito darli tutti.
456. Vedi la lettera in Dandolo, Ricordi. ecc., pag. 204.
457. Privilegium, gratia et restitutio clarissimi com. H. Moroni, in Dandolo, Ricordi, ecc., pag. 209 e seg.: «Ut negari non possit eum ipsum non mediocrem partem habuisse in victoriis quibus S. C. M. Italiam potitus est.... Animadvertentes praeterea eiusdem comits H. Moroni praecipuas animi dotes, ingenii acumen, longum rerum arduarum et grandium usum, animi fortitudinem et inviolabilem erga eos principes fidem, quibus aliquando servitutem suam obtulit et dicavit.... Accessit praeterea ut in praesentibus rei pecuniariae necessitatibus, et in tanto sustinendorum exercituum oneri, cum nihil sit magis necessarium pecuniae, eaeque consumptus sint ingentes et fere intollerabiles, is ipse comes Hieronimus de notabili pecuniarum quantitate nobis subvenit et subventurus est, etc.»
458. Oltre le varie opere da noi citate può consultarsi anche una diligente monografia sul Morone, pubblicata dal signor G. E. Saltini dell'Archivio di Firenze nell'Archivio storico italiano, serie III, vol. VIII, parte I, pag. 59-126, anno 1868.
459. Guicciardini, Opere inedite, vol. VIII, pag. 331, lettera del 23 ottobre 1525, da Faenza.
460. Opere inedite, vol. VIII, pag. 28, lettera 1º giugno 1524.
461. Ibidem, pag. 66 e seg., lettera 12 luglio.
462. Ibidem, pag. 66 e 100, lettere del 12 luglio e 7 settembre.
463. Ibidem, pag. 121 e 123, lettere da Forlì, 7 ed 8 ottobre.
464. Ibidem, pag. 126 e 153, lettere 12 ottobre e 28 novembre.
465. Opere inedite, vol. VIII, pag. 171, lettera 19 gennaio 1525.
466. Ibidem, pag. 201, lettera da Forlì, 25 marzo 1525.
467. Ibidem, pag. 246, lettera da Ravenna, 28 maggio 1525.
468. Ibidem, pag. 257, lettera da Faenza, 15 giugno 1525.
469. Opere inedite, vol. VIII, pag. 321, lettera 23 ottobre 1525.
470. Ibidem, pag. 360, lettera 11 dicembre 1525.
471. Ibidem, pag. 366, lettera 24 dicembre.
472. Ibidem, pag. 393 e seg.
473. Inferno, canto X, versi 97-99.
474. Carte del Machiavelli, cassetta V, n. 34. Lettera del dì 8 marzo 1524/5. Appendice, doc. XIV.
475. Lettere del 3 e del 17 maggio 1525, scritte dal Salviati al figlio cardinale. La prima gli annunzia la proposta di farlo accompagnare nella Spagna dal Machiavelli, la seconda dice: «Di Niccolò Machiavelli bisogna farne fuora, perchè veggo che il Papa ci va adagio.» Desjardins, Négociations diplomatiques, vol. II, pag. 840-41.
476. Lettera di Francesco del Nero in data 27 luglio 1525. Trovasi nelle Carte del Machiavelli, cassetta V, n. 45. Vedi Appendice, doc. XVI. Incomincia: «Io ebbi una vostra da Roma, ad la quale feci risposta.» Ciò conferma questa gita, finora poco avvertita, del Machiavelli colà, come del resto apparisce anche da altre lettere che abbiamo citate. Quella però senza data, di cui parlammo a pag. 40 di questo volume, non potrebbe, come alcuni supposero, ritenersi scritta ora dalla Marietta, perchè, come già osservammo, si parla in essa d'un figlio nato da pochi giorni, e d'una figlia ancora bambina. La Marietta inoltre sembra alludere ad una lunga assenza del Machiavelli, che invece si trattenne ora poco tempo in Roma.
477. Opere, vol. VIII, pag. 177-81, lettera del Machiavelli al Guicciardini, senza data.
478. V. Appendice, doc. XV.
479. Opere inedite, vol. VIII, pag. 263.
480. Opere inedite, vol. VIII, pag. 266, lettera CXXX della Presidenza della Romagna, seconda con la data di Faenza, 19 giugno 1525.
481. Ibidem, pag. 270, lettera CXXXI, del 23 giugno.
482. Ibidem, pag. 287, lettera CXXXIX, del 26 luglio.
483. Opere, vol. VIII, pag. 167, lettera LVII. È bene conoscere questa medicina, che al Machiavelli, com'esso scrive, sgravava lo stomaco e la testa, perchè s'è da alcuni preteso che l'averne abusato fosse poi stato causa della sua morte. Egli inviava al Guicciardini venticinque pillole con la ricetta. Eccola:
| Aloe patico | dram. | 1 1⁄2 |
| Carman. deos | » | 1 |
| Mirra eletta | » | 0 1⁄2 |
| Bettonica | » | 0 1⁄2 |
| Pimpinella | » | 0 1⁄2 |
| Bolo armenico | » | 0 1⁄2 |
L'Artaud, che si prese la cura di farla esaminare e far comporre le pillole, trovò che sono innocentissime e valgono solo ad aiutare la digestione. Il Machiavelli soleva appena prenderne due per volta. Le parole Carman. deos., che troviamo nelle stampe, non avrebbero però alcun significato. Son forse un errore invece di Cardam. Dios., Cardamomum Dioscoridis. L'aloe è la sola medicina di qualche efficacia, e potrebbe recar danno in alcuni casi, quando però fosse presa in gran quantità. Supporre che il Machiavelli morisse per abuso di queste pillole non è quindi possibile. Vedasi Artaud, Machiavel, son génie et ses erreurs, vol. II, nota alla pag. 200.
484. Opere, vol. VII, pag. 454.
485. Opere, vol. VII, pag. 450-55; Opere (P. M.), vol. VI, pagine 220-224.
486. Ibidem, vol. VIII, pag. 171, lettera LVIII, da Firenze, 6 settembre 1525.
487. Era la voce, alla quale abbiamo altrove già accennato, la quale pretendeva, che suo padre fosse bastardo e che ciò dovesse impedire a lui d'essere eletto agli uffici. E forse questa fu anche la ragione che fece credere al Ranke, che il Machiavelli non era cittadino.
488. Lettera del 15 settembre 1525. Carte del Machiavelli, cassetta V, n. 12. Appendice, doc. XVII.
489. Opere, vol. VIII, pag. 174, lettera LIX, senza data.
490. Ne parlano il Varchi (vol. II, pag. 332) e l'Ammirato (vol. VI, pag. 150).
491. È la lettera già altrove citata, del 14 agosto 1525. Vedila in Appendice, doc. I.
492. Opere, vol. VIII, pag. 174, lettera LIX. Le canzonette di cui qui si parla, non si trovano in fatti nelle antiche edizioni, ma furono pubblicate assai più tardi. Due di esse, quelle cioè alla fine del I e del III atto, sono le stesse che si leggono alla fine del I e del IV atto della Clizia.
493. Cioè, tutti gli altri nostri principi, aspettando inerti, finiranno allo stesso modo.
494.
Veggio in Alagna entrar lo fiordaliso
E nel Vicario suo Cristo esser catto.
(Dante, Purg., XX, 86, 87).
Qui si allude, com'è noto, alla prigionia di Bonifazio VIII. Ciò che a questo Papa fecero allora i Colonna in Anagni (Alagna), ricorda davvero la condotta che più tardi essi tennero, come vedremo fra poco, verso Clemente VII in Roma.
495. Opere, vol. VIII, pag. 177, lettera LX, senza data, ma scritta alla fine del novembre o ai primi del dicembre 1525.
496. Ibidem, pag. 181, lettera LXI.
497. Ibidem, pag. 183, lettera LXII.
498. Vasari, Vita dei Pittori, edizione Le Monnier, vol. XI, pag. 204; nella Vita di Aristotele da San Gallo, e vol. XII, pag. 16; Vita di Giovan Francesco Rustici.
499. In una sua lettera al Machiavelli, scritta in data di Modena, 22 febbraio 1525 (1526) e pubblicata nelle Opere (P. M.), vol. I, pag. XCI, si rallegrava con lui, gli faceva mostra di grande affetto, e lo chiamava Carissimo et come fratello honorando. In un'altra, scritta a Francesco del Nero, il 1º di marzo dello stesso anno, si dimostrava invece assai scandalezzato delle feste cui s'era abbandonato il Machiavelli, e lo biasimava. Vedi Appendice, documento XVIII. Il Nerli era Governatore a Modena, e dal suo copia-lettere, che trovasi in quell'Archivio, si vede che, scrivendo ufficialmente, datava le sue lettere, secondo lo stile comune, che era allora seguìto in tutta l'Emilia, cominciando cioè l'anno dal 1º gennaio. Noi credemmo perciò che così avesse fatto anche nella lettera qui sopra citata. Ma questa è privata, scritta da un Fiorentino ad un altro Fiorentino, e segue quindi lo stile della loro città, ab incarnatione (25 marzo), come aveva giustamente notato il Passerini.
500. Vedi la lettera di Giovanni Mannelli al Machiavelli in data di Venezia, 28 febbraio 1525 (1526) nelle Opere (P. M.), vol. I, pag. XC. Anche in questa lettera si segue lo stile fiorentino, e ne abbiamo la conferma nei Diarî di Marin Sanuto, il quale dice che il 5 febbraio 1525 (cioè 1526, giacchè a Venezia l'anno cominciava il 1º marzo): «Fo etiam fato una comedia a S. Aponal, in chà Moresini.... et fo una de Plauto di do Fratelli, non molto bella, la quel compète a hore 4 de note.» V. i Diarî a stampa, vol. XL, col. 785. E qui dobbiamo aggiungere che la recita della Mandragola, la quale, a pag. 149 di questo volume, ponemmo il 13 febbraio 1523, ebbe, secondo il Sanuto, realmente luogo in quel giorno, «a li Crosechieri,» ma nell'anno 1521, stile veneto, che risponde al 1522 stile comune (vol. XXXII, col. 458). «Fo ricitata,» egli dice, «un'altra comedia in prosa.... di uno certo vechio dotor fiorentino, che havea una moglie et non potea far fioli etc. Vi fu assaissima gente con intermedi di Zuan Polo et altri bufoni.» Ma non si potè recitare il quinto atto, «tanto era il gran numero de le persone.» Lo stesso Sanuto nota poco dopo (col. 466) che il giorno 16 di quel mese «Fo di novo ai Croseschieri recitata la comedia dil Fiorentino, non compita l'altro giorno. Io non vi fui per....»
501. Il 3 gennaio 1525/6 egli scriveva: «Io verrò in ogni modo, nè mi può impedire altro che una malattia, che Iddio mi guardi, e verrò, passato questo mese, ed a quel tempo che voi mi scriverete.» Aggiungeva che la Barbera era trattenuta da certi innamorati, ma che egli sperava, non ostante, poterla mandare. Opere, vol. VIII, pag. 185, lettera LXIII. Dopo questa lettera vien quella del 15 marzo, in cui si legge, senza più parlar della commedia: «la Barbera si trova costì: dove voi gli possiate far piacere, io ve la raccomando, perchè la mi dà molto più da pensare che l'Imperatore.» Il Guicciardini era allora già in Roma, come apparisce dalle sue Opere inedite. La Barbera probabilmente era andata colà a fare altre recite ed a cercare avventure.
502. Fu pubblicato dal Tommasini, prima in un volume per nozze, poi nella sua opera sul Machiavelli (II, 824).
503. Opere, vol. VIII, pag. 188 e seg., lettera LXIV, del 15 marzo 1525/26.
504. Ibidem, pag. 193, lettera LXV, di Filippo Strozzi, da Roma, ultimo di marzo 1526.
505. Opere, vol. VIII, pag. 199, lettera LXVII, a Francesco Guicciardini, da Firenze, 4 aprile 1526.
506. Ibidem, vol. IV, pag. 459-68. Questa relazione è lodata anche dal Maggiore Jähns, nell'articolo sul Machiavelli già da noi più volte citato.
507. Opere, vol. VIII, pag. 201, lettera LXVIII, del 17 maggio 1526.
508. Nell'Archivio Fiorentino trovansi la minuta autografa, che fu pubblicata nelle Opere, (P. M.), vol. VI, pag. 360, ed un'altra, poco diversa, d'altra mano. Vi si trova anche la nomina dei Cinque Procuratori; mancano però i loro Atti, e quindi non si conosce la data della elezione del Machiavelli. V'è solo un quadernetto con alcune lettere della cancelleria, le quali vanno sino al 26 febbraio 1527. Le prime undici sono di mano del Machiavelli, le altre (circa trenta) no. Vedi Appendice, doc. XIX.
509. Opere, vol. VIII, pag. 202, lettera LXVIII.
510. Appendice, doc. XIX. Opere, vol. VIII, pag. 197, lettera LXVI. È una lettera d'ufficio scritta all'ambasciatore fiorentino in Roma, e trovasi stampata anche nel vol. IV delle stesse Opere, pag. 467.
511. Opere, vol. VIII, pag. 203-7, lettere LXX, LXXI, LXXII, del 2 giugno 1526.
512. Nel più volte citato codice Bargagli trovasi una lettera del 15 gennaio 1526/7, scritta dal podestà di Montespertoli al Machiavelli, provisor murorum, che aveva allora chiesto 25 o 30 uomini per cavare fossi.
513. V. nell'Archivio storico lombardo, S. III, Anno 23 (1896), volume V a pag. 245 e segg., le lettere scritte da Francesco Guicciardini, luogotenente generale del Papa, al Cardinale G. B. Giberti (luglio 1526). Esse furono però assai scorrettamente pubblicate dal Sig. G. Bernardi. Il Tommasini, che primo le aveva esaminate nell'Archivio Vaticano, e ne aveva dato notizia all'Accademia dei Lincei, le ripubblicò correttamente (Vol. II, Appendice, pag. 1194 e segg.).
514. Luogotenenza generale per il Papa Clemente VII, parte I, lettera del 31 luglio 1526, nelle Opere inedite, vol. IV, pag. 145.
515. Opere, vol. VIII, pag. 207-215. Lettere LXXIII e LXXIV, scritte dal Vettori il 5 e 7 agosto 1526. Altre lettere ancora ricevette il Machiavelli da Firenze al campo, fra le quali, come per tener sempre a noi presenti le singolari contraddizioni del suo carattere, ne troviamo una di quel Iacopo Fornaciaio che aveva fatto rappresentare la Clizia nel suo giardino. Questo Iacopo gli parlava della Barbera, della quale pare che il Machiavelli s'occupasse anche in momenti come questi, aggiungendo che essa gli scriverebbe ogni settimana, dimostrando egli così grande premura per lei. Vedi Appendice, documento XX.
Nell'Archivio Fiorentino si trovano, in uno stesso foglio (V. Guasti, Carte strozziane, I, 585) due lettere attribuite al Machiavelli, non però autografe. La prima, che manca della fine, ed è quindi senza firma e senza data, fu pubblicata nelle Opere, vol. VII, p. 215, e ripubblicate da altri, anche dal Tommasini che la riscontrò sul codice. L'altra lettera invece manca del principio, non della fine. Ha la data 3 luglio 1526, e fu pubblicata la prima volta nella già citata Miscellanea del Corazzini (Firenze, 1853), e poi nell'edizione delle Opere colla data di Firenze, Usigli, 1857. Danno anche notizie importanti sull'andamento della guerra.
516. Copialettere di R. Acciaiuoli e c. 122t. Si trova nella Biblioteca di Parma, e potemmo esaminarlo per cortesia del bibliotecario E. Alvisi, che ce ne dette notizia. Esso ha molta importanza pel tempo cui si riferisce, e perchè dà compimento alla Legazione di R. Acciaiuoli, pubblicata dal Desjardins. Ne diamo qualche saggio in Appendice, doc. XXI. Altre lettere dello stesso, che noi non credemmo di pubblicare, furono invece pubblicate dal Tommasini (II, Appendice, pag. 1159 e segg.).
517. Opere, vol. VII, pag. 456. V. la Istruzione di F. Guicciardini al Machiavelli, nelle Opere inedite del Guicciardini, vol. IV, pag. 340, lettera del 9 settembre 1526.
518. Le due lettere si trovano pubblicate nel vol. XLII dei Diarî del Sanuto. La prima nella col. 616: Di campo, di Lambrà, del Proveditor veneto, dì 12, hore 3. La seconda nella col. 628: Del ditto Proveditor, general Pexaro, venuta questa matina, data sotto Cremona, a dì 13, hore 4.
519. Il 15 settembre 1526, il Guicciardini incominciava così una sua lettera a Roberto Acciaiuoli: «Scrissi a V. S. a' 13 del presente; gli mandai una lettera del Machiavello del campo di Cremona, uno disegno di quelle trincee, fatto non per mano di Lionardo da Vinci, ecc.» Opere inedite, vol. IV, pag. 367. Dubitai che quel non fosse un errore di stampa, Leonardo da Vinci essendo morto sin dal 1519: ma così non è, perchè il non trovasi anche nell'autografo che riscontrai. Forse il Guicciardini parlava in senso ironico, per dire: un disegno fatto alla peggio, da tutt'altra mano che quella del gran Leonardo.
520. Eneide, VI, 95. Nelle Opere inedite, vol. IV, pag. 395, è per errore stampato: audacior oro. Virgilio dice audentior ito, in qualche manoscritto si legge anche audacior ito.
521. Opere inedite, vol. IV, pag. 393 e 397, lettere del 24 e 26 settembre 1526.
522. Opere inedite, vol. IV, lettere del 2 ottobre 1526, pag. 411 e 413; lettera del 19 ottobre, pag. 458; lettera del 7 novembre, pag. 511; lettera del 9 novembre, pag. 520.
523. Questa relazione è, come lettera ad un amico, stampata nell'epistolario del Machiavelli, Opere, vol. VIII, pag. 215-19. Ma il suo contenuto, la sua forma, e l'essersene, come avvertono gli editori stessi, trovato l'autografo senza data, senza indirizzo, senza firma, tra le carte della Segreteria Vecchia di Firenze, ci persuadono che non è una lettera privata, ma una relazione scritta d'ufficio.
524. Questa lettera fu pubblicata dal Tommasini (II, Appendice, pag. 1245).
525. Opere, vol. VII, pag. 459-61. Istruzione degli Otto di Pratica al Machiavelli.
526. Ibidem, pag. 464, lettera da Modena, 2 dicembre 1526.
527. Opere inedite, vol. V, Luogotenenza generale, parte II, lettere del dicembre 1526, del gennaio e febbraio 1527.
528. Opere, vol. VIII, pag. 231, lettera da Forlì, 16 aprile 1527.
Nell'Archivio di Stato in Modena (Registri ducali, partimento I) si trova, come già notammo, il copialettere di Filippo de' Nerli, allora governatore di Modena per il Papa. In queste lettere si parla spesso del Machiavelli, e più d'una volta vi trasparisce la poca simpatia che il Nerli aveva per lui, che qualche volta chiama il Machia. Il 7 ottobre 1525, scrivendo al Guicciardini, dice: «Il Camurana, che presentò la lettera, harà suplito faccendo intender a Vostra Signoria, che più stimo un minimo cenno di quella, che quanto havessi potuto scrivere Alexandro del Caccia, et maxime essendosi mescolata in su la lettera la auctorità del Machia.» E il 31 ottobre 1526 scriveva allo stesso: «Al Machiavello si manderà la sua (lettera), che V. S. ha mandata aperta, per la prima istaffetta che passerà, che occorrendomi scrivere anche a me in compagnia di questa, non voglio che le sua cantafavole faccino tediare la istaffetta.» Da queste lettere apparisce che il Machiavelli viaggiava allora infaticabilmente di giorno, di notte, solo o accompagnato da scorte armate, fra i due eserciti nemici.
529. Opere inedite, vol. V, pag. 203, lettera del 7 febbraio 1527.
530. Ibidem, pag. 217 e 227, lettere del 9 e del 15 febbraio.
531. Ibidem, pag. 203, lettera del 7 febbraio.
532. Opere, vol. VII, pag. 471 e seg.
533. Opere inedite, vol. V, pag. 242 e seg., lettera del 20 febbraio 1527.
534. Il Morone non era riuscito a pagare tutti i 20,000 ducati della taglia promessa. Quando fu liberato, doveva darne ancora 6000, pei quali aveva lasciato in ostaggio suo figlio Antonio. Più tardi, trovandosi l'esercito imperiale in grandi strettezze, egli potè dare 3000 ducati, per avere i quali dal duca di Ferrara, dovette dargli in ostaggio il figlio Giovanni. Per questi ed altri servigi da lui resi agl'Imperiali, il Borbone liberò Antonio, e sciolse il padre dall'obbligo di dare gli altri 3000 ducati, cui era tenuto secondo la promessa. Restava però sempre in ostaggio l'altro figlio Giovanni, per la somma appunto che il Morone voleva ora con inganno cavare dal Guicciardini. Vedi Dandolo, Ricordi, pag. 226-7; Opere inedite, vol. V, pag. 363, lettera del 26 marzo. Nella Storia d'Italia (volume IX, lib. XVIII, cap. I, pag. 25) il Guicciardini parla anche di altre pratiche fatte allora dal Morone con persone della Lega «simulatamente e con fraude.»
535. Opere inedite, vol. V, pag. 415, lettera del 19 aprile 1527.
536. Opere, vol. VII, pag. 489, lettera da Bologna, 23 marzo 1527.
537. Ibidem, pag. 496, lettera da Bologna, 30 marzo 1527.
538. Opere, vol. VII, pag. 498, lettera da Bologna, 2 aprile 1527.
539. Opere, vol. VIII, pag. 226, lettera LXXX.
540. Carte del Machiavelli, cassetta V, n. 21. Appendice, doc. XXII.
541. Opere inedite, vol. V, pag. 428, lettera del 29 aprile 1527, da Firenze.
542. Una di queste pietre cadde sul Davide di Michelangiolo, e ne ruppe il braccio sinistro in tre pezzi, che poi furono rimessi.
543. Nardi, Storia, vol. II, pag. 133 e seg.; Nerli, Commentarî, pag. 148; Varchi, Storia, vol. I, pag. 130 e seg.; Guicciardini, Storia d'Italia, vol. IX, lib. XVIII, pag. 41 e seg.; Opere inedite, vol. V, pag. 423 e seg. Nella Miscellanea fiorentina di J. del Badia, N. 9, pag. 32 e segg., anno 1886, il Fiorini pubblicò una lettera di Iacopo Nardi sulla mutazione dello Stato nel 1527.
544. Opere inedite, vol. IX: La prigionia di Clemente VII e la caduta della Repubblica fiorentina, pag. 10, lettera del 18 maggio 1527. — Per la vita del Guicciardini in questi tempi è utile consultare l'opera di A. Rossi, Francesco Guicciardini e il Governo fiorentino dal 1527 al 1540, vol. due: Bologna, Zanichelli, 1896-99. Un nuovo libro ha pubblicato recentemente anche E. Zannoni, La Vita pubblica di F. Guicciardini: Bologna, Zanichelli, 1896.
545. Opere inedite, lettere del 21 e 26 maggio.
546. Nardi, Storia di Firenze, vol. II, pag. 161.
547. Opere, vol. VII, pag. 509.
548. Ecco le parole del Busini: «Dice mess. Piero Carnesecchi, che venne seco da Roma con una sua sorella, che l'udì molte volte sospirare, avendo inteso come la Città era libera. Credo che si dolessi de' modi suoi, perchè in fatti amava la libertà e straordinarissimamente; ma si doleva avere impacciatosi con papa Chimenti.» Lettere, pag. 84-85 (lettera IX).
549. Vedi Appendice, doc. XXIII. Da esso apparisce come Donato Giannotti fu nominato segretario solo nell'ottobre del 1527.
550. Mordenti, Diario di Niccolò Machiavelli: Firenze, 1880, pag. 577.
551. Libro dei Morti (della Grascia) dal 1457 al 1506, n. 5, a c. 289t. Sotto l'anno 1500 si legge: «Messer Bernardo Machiavegli riposto in Santa Croce, a dì 10 di detto (maggio 1500).» E nel Libro dei Morti (o dei Becchini) Medici e Speziali, n. 249, segnato G, a c. 128, sotto la data 22 giugno 1527: «Niccolò di.... Machiavelli, a dì 22 riposto in Santa Croce.» Questi due libri sono nell'Archivio fiorentino.
552. Opere, vol. I, pag. CXXIX.
553. La lettera manoscritta trovasi nelle Carte del Machiavelli (Cassetta I, n. 84). È indirizzata a Francesco Nelli, ed ha la sola data dell'anno. Anche il compianto cav. Gherardi, direttore dell'Archivio fiorentino, dubitò della sua autenticità.
554. I due testamenti si trovano nelle Opere, vol. I, pag. CXXXIII-VIII e CXXXIX-XLIV.
555. Busini, Lettere, Lettera IX, pag. 84-85.
556. Ecco quello che scrive il Ricci, a pag. 193 del più volte citato Codice (fra i Mss. rari della Nazionale di Firenze, 5, I, 16).
«Giuliano de' Ricci a chi legge:
«Il Giovio nelli elogii, sotto alla imagine del Machiavello, tassandolo di maligno et di poco religioso, dice che egli si morì per avere preso una medicina a sua fantasia, mediante la quale, scherzando egli pazzamente con la Divinità, si condusse alla morte. Et poichè io veggo la ricetta di queste pillole tanto da lui celebrate, mi vo immaginando che in quelli tempi si potesse spargere qualche falso romore di questa cosa, perchè in verità egli morì cristianamente nel suo letto, visitato da tutti gli amici, in braccio della moglie et de' figliuoli, et io che li sono nipote non ho mai inteso dire nè da madonna Marietta de' Corsini sua moglie, nè da madonna Baccia mia madre et sua figliola, nè da messer Bernardo et messer Guido et messer Piero suoi figlioli et miei zii, tal cosa, et la ho per una vanità. Et la compositione di quelle pillole è tale che non merita di essere da scrittore maledico et falso, come è il Giovio, fattoci un commento sopra, che, pigliandole, si voglia scherzare con la religione, o trattare con esse di farsi immortale, poichè gli ingredienti in essa sono tutti di droghe et semplici ordinarii et communissimi a tutti li medici et a tutti gli speziali.» Le parole del Giovio nell'elogio del Machiavelli sono queste: «Fuit exinde semper inops uti irrisor et atheos, fatoque functus est, quum accepto temere pharmaco, quo se adversus morbos praemuniret, vitae suae iocabundus illusisset, paulo antequam Florentia Caesarianis subacta armis, Mediceos veteres dominos recipere cogeretur.» È certo però che, avendo il Machiavelli presa invano la solita medicina, molti credettero, sebbene non vero, che essa fosse stata la causa del male. Anche la citata lettera attribuita al figlio Pietro dice infatti: «È morto il dì 22 di questo mese Niccolò Machiavelli nostro padre di dolori di ventre, cagionati da un medicamento preso il dì 20.» È notevole poi che nè il Ricci, nè il Giovio alludano esplicitamente al sogno.