È stato sempre vivo in me il desiderio di riunire le notizie istoriche relative all’antichissima città di Ruvo mia patria che ho sempre amata, ed amo sommamente. Ma quando li miei anni erano verdi e la mia salute robusta, prima le occupazioni dell’Avvocheria, ed indi i sacri doveri della Magistratura non mi lasciarono mai il tempo necessario a simili ricerche. Sciolto da queste cure e stimolato dallo stesso desiderio, mi ha in verità sgomentato dal secondarlo la scarsezza positiva del materiale che bisogna per potersi tessere una Storia.

Molte città, comunque antiche e ragguardevoli, sono rimaste nella oscurità sia perchè sono mancate le occasioni che avrebbero potuto dare agli antichi Scrittori la opportunità di parlar di esse, sia perchè le opere di coloro che ne han parlato non sono sventuratamente giunte fino a noi. La città di Ruvo si vede appena nominata da qualche antico Scrittore. Si può solo conoscere con sicurezza ch’era una delle antiche città della Peucezia. Della sua origine, della sua popolazione, delle sue istituzioni, della sua coltura nelle scienze e nelle belle arti, e di ogni altra circostanza che possa rendere ragguardevole una città nulla si conosce dagli antichi Scrittori.

Nè coteste investigazioni per loro stesse laboriosissime possono attendersi da qualunque Scrittore il quale non sia animato dall’impegno positivo d’illustrare una città. Quindi è che i Commentatori degli antichi Scrittori, e coloro che hanno scritto sulla Geografia antica non hanno dati della città di Ruvo che cenni molto brevi e secchi, e talvolta anche assurdi, ed incoerenti come anderemo a vederlo nel prosieguo del mio discorso.

Ma ciò che più mi ha sorpreso, per non dire irritato, si è che Cristofaro Cellario il quale ha scritto sulla Geografia antica un’opera elaborata ed erudita e non ha omesse le città le più meschine ed oscure, non ha onorata la città di Ruvo neppur di un motto! Anzi nella Carta della Magna Grecia che ci ha data alla fine della Sezione III capo IX del lib. II l’ha erroneamente riportata con una doppia nomenclatura alla stessa estranea, come anderò a rilevarlo al suo luogo!

Questo però è troppo. Le antiche monete da me raccolte in gran numero, ed altre già pubblicate pruovano con piena sicurezza ch’era Ruvo una delle più antiche città Greche dell’Italia. Il chiarissimo Canonico Mazocchi bene a proposito, osserva che per potersi distinguere le nostre antiche città Greche da quelle fondate dagli antichi abitanti delle nostre Regioni, bisogna vedere ciò che ne hanno detto gli antichi Scrittori, e soggiugne: At Scriptorum quorumlibet testimoniis longe exploratiora sunt nummorum, lapidum, tabularum ænearum monumenta, quæ si Græca fuerint, ecquis de Græcanico earum urbium conditu dubitabit[1]?

Se questo illustre Scrittore non allogò anche la nostra città tra le altre città Greche, delle quali fece la enumerazione, causa ne fu il silenzio degli antichi Scrittori su tal circostanza, e ’l non esser state all’epoca in cui egli scrisse pubblicate ancora o conosciute le antiche monete Greche Ruvestine, le quali hanno scoperta dappoi la sua origine. Nè si erano a quel tempo disotterrati tampoco que’ tesori che all’epoca nostra hanno resa la città suddetta molto illustre, cioè li numerosissimi vasi fittili Italo-Greci (molti de’ quali con leggende Greche) pregiatissimi non meno per la somma eleganza delle forme, e per la nobiltà e perfezione del pennello, che per la ricercatezza delle favole non ovvie che vi sono dipinte.

Questi capi-lavori i quali pareggiano e forse anche superano i vasi di Nola, creduti per lo innanzi i più pregiati, si hanno attirata la giusta ammirazione di tutti gli Archeologi di Europa, e pruovano a trabocco due circostanze. La prima che nella città di Ruvo fiorivano in grado eminente le scienze e le belle arti, poichè questi monumenti giustificano la somma abilità de’ Pittori Ruvestini, e la loro piena istruzione nella Storia, nella Favola, e nella Mitologia. Nè meno pregevoli sono i lavori ivi rinvenuti di oro, di argento, di bronzo, e di bellissimi vasellini di vetro colorato di diverse ed eleganti forme.

La seconda ch’era quella città abitata da famiglie ricche e ragguardevoli, poichè cotesti oggetti preziosi che si trovano riposti ne’ loro sepolcri non costavano allora meno di quello che si pagano adesso, ed un lusso funerario così profuso non potevano usarlo che le persone distinte e doviziose.

Cotesti elementi interessantissimi, il nome istesso della città, e le notizie che ci han date gli antichi Scrittori delle diverse trasmigrazioni de’ Popoli della Grecia nella Italia mi portano anche più oltre. Messo tutto a calcolo ho giusta ragione di credere che la nostra città fu fondata dagli Arcadi ed altre Genti dell’Acaja che prima della guerra di Troja vennero a stabilirsi nella Italia sotto i Condottieri Oenotro e Peucezio, e mi lusingo di poterlo concludentemente dimostrare.

In quanto poi ai fatti avvenuti, ed alle vicende che hanno potuto aver luogo ne’ tempi di mezzo forza è confessare che m’imbatto in una oscurità anche maggiore. Scarsissime sono le notizie che si possono trarre dalle Cronache. Mi è quindi impossibile scrivere una storia ordinata. Debbo per necessità limitarmi a quelle poche cose che la mia avanzata età, ed i continui patimenti di salute che soffro mi han potuto permettere di raccorre. Voglio augurarmi che nella città di Ruvo sorgano ingegni più vegeti e più felici, i quali infervorati dallo stesso impegno d’illustrare vie più la commune Patria, si applichino a dilatare per l’onore della stessa quella via che sono stato io il primo ad aprirla.

Per gli ultimi tempi in fine avendo io avuta una gran parte negli avvenimenti seguiti, ed essendo il solo rimasto superstite di coloro che potevano esserne bene informati, sono al caso di poterne parlare con quella verità, e minutezza che a niun altro sarebbe facile. Cercherò quindi farlo nel modo che possa riuscire anche utile e profittevole ai miei concittadini tanto presenti che futuri.