CAPO II. Delle antiche monete della città di Ruvo.

Per le antiche monete Ruvestine è avvenuto quello stesso che anderò a dire nel capo IV per gli eccellenti vasi fittili ed altri preziosi oggetti rinvenuti negli ultimi scavamenti. Pare che fosse stato riserbato alla età nostra lo scuoprimento di que’ tesori di ogni specie, i quali hanno squarciato quel velo che cuopriva per lo innanzi non meno la origine Greca della nostra città, che la sua opulenza, la sua coltura, e ’l gusto squisito de’ suoi antichi abitanti per le belle arti.

Nella mia prefazione ho avvertito che fino al tempo in cui fiorì il nostro Illustre Canonico Mazocchi erano queste cose sconosciute a segno che gli mancò qualunque appoggio per annoverare la nostra città fra quelle antiche città Greche, delle quali diè il catalogo. Qualche moneta Ruvestina che cominciò a trovarsi venne attribuita sia alla città detta Basta, sia all’antica città Greca dell’Acaja denominata Rhypæ, di cui avrò occasione di ragionare in seguito largamente nel capo V.

Il Magnan fu il primo che avvertì questi errori, ed attribuì a Ruvo la moneta malamente creduta di Basta la quale presenta da una parte una civetta con un ramoscello di ulivo, e dall’altra la testa galeata di Pallade colla leggenda ΡΥΒΑΣΤΕΙΝΩΝ[44]. È questa però una delle monete più recenti della nostra città come anderò a rilevarlo nel detto capo V. Altre e non poche tanto delle più, quanto delle meno antiche, e con tipi diversi sono state pubblicate dal chiarissimo Cavalier Francesco Maria Avellino Direttore del nostro Real Museo e mio rispettabile amico.

A lui è dovuto il merito di aver rivendicate alla nostra città quelle che si attribuivano a Rhypæ. Il di lui avviso è stato applaudito e seguito da tutti gli altri Scrittori della Materia, di modo che non forma ciò più oggetto di quistione. Le monete suddette portano o la leggenda intera come quella del Magnan, o le seguenti leggende abbreviate ΡΥΨ che appartiene alle più antiche, ΡΥ, ΡΥΒΑ.

Il numero delle antiche monete Ruvestine all’epoca nostra è andato crescendo per gradi. Il celebre Cavalier Domenico Cotugno mio Pro-Zio materno, il quale era amantissimo degli oggetti di antichità della città di Ruvo anche sua patria, giunse ad unirne appena sette, che glie le proccurò la buona memoria del mio ottimo Genitore. A me è riuscito fino a questo punto di acquistarne ottantacinque rinvenute del pari tutte in Ruvo.

Questo numero vistoso unito a quelle del Cavalier Cotugno, ed alle monete pubblicate tanto dal Cavalier Avellino che da altri, pruova vie più con quanto sano accorgimento ribattè quest’ultimo la opinione di coloro che vollero attribuire le prime monete Ruvestine che si trovarono ad una antica città della Grecia. Il fatto ha smentito pienamente cotesto errore, poichè le tante monete trovate dopo in Ruvo confermano in un modo trionfante ciò che seppe veder di buon’ora il Signor Cavalier Avellino.

Le ottantacinque monete Ruvestine che io posseggo presentano que’ medesimi tipi che si osservano nelle altre monete riportate dal detto Signor Avellino nelle diverse sue dotte produzioni e da altri Scrittori. Avendole però messe sotto li di lui occhi, colla solita sua perspicacia e profonda conoscenza della Materia vi ha notate talune variazioni, le quali hanno richiamata la sua attenzione.

Ragion vuole che le monete suddette formino parte di questo mio Cenno istorico. Se però imprendessi a ragionare di esse, non potrei che replicare le stesse cose che si sono già dette maestrevolmente da una penna tanto riputata. Mi limiterò quindi a presentare quì in due tavole tutte le monete Ruvestine finora pubblicate o da me possedute. Per la illustrazione di esse avendo pregato il detto Signor Cavalier Avellino che si fosse compiaciuto di riunire ei medesimo le cose che aveva precedentemente scritte su di esse, si è egli occupato a riprodurle con averne formato e dato alle stampe un catalogo che con somma cortesia mi ha indiritto. Ho quindi profittato di esso con alacrità, e l’ho alligato alla fine di questo libro per la piena intelligenza delle predette due tavole.

Nel detto catalogo vi sono anche le sue opportune osservazioni sulle dette variazioni che ha ravvisate nelle monete Ruvestine da me raccolte. Accrescono il pregio di questo suo lavoro alcune monete Ruvestine, le quali sono le sole che a me mancano, ma a lui è riuscito osservarle e paragonarle colle altre già pubblicate. Ha egli con ben fondate ragioni ravvisata in esse l’alleanza che vi era tra la città di Ruvo e l’altra antica città della Peucezia denominata Silvium con essa confinante, della quale avrò la occasione di parlare di proposito nel capo che sussiegue. Le monete suddette sono al numero 4 5 e 13 della II Tavola.

Tutto ciò dunque che può riguardare le monete Ruvestine riportate nelle Tavole quì annesse si troverà nelle dotte osservazioni del Signor Cavaliere Avellino di sopra cennate. Mi riserbo solo di trarre da esse ove l’uopo sarà per esigerlo quelle illazioni che saranno conducenti per indagare l’epoca della prima fondazione della nostra città, la vera etimologia del nome alla stessa imposto, il culto de’ suoi antichi abitanti e l’origine di esso, non che la sua opulenza causata dalla bontà e fertilità del suo vasto territorio.

Non fia inutile intanto l’avvertire che tra le monete Ruvestine da me riunite ve ne ha più d’una così ben conservata, e di un conio tanto bello e vistoso, che ben si può dire di esser state anche in questa parte portate in Ruvo le belle arti a quello stesso grado di perfezione che si ammira in tutte le altre cose delle quali anderò a parlare nel Capo quarto.