945.  C. I. L., IV, 490, 710, 677, 336, 597, 826, 886, ecc.

946.  Waltzing, op. cit., II, pp. 185 sgg., 429.

947.  C. I. L., XII, 4523, 4515, 4517, 3335, XIV, 2656.

948.  Der Maximaltarif des Diocletian herausgegeben von Th. Mommsen, erläutert von H. Blümner. Berlin, 1893 e C. I. L., III.

949.  VII, 1-23. Cfr. pp. 104 sgg.

950.  VII, 24-8.

951.  VII, 29-37. Cfr. pp. 112.

952.  VII, 38-74. Cfr. pp. 112 sgg.

953.  VII, 75-6.

954.  XX, 1-13; XXI, 1-6; XXII, 1-26. Cfr. pp. 156 sgg.

955.  VII, 1ª.

956.  Pro Roscio com., 10, 28. — Blümner, Maximaltarif, p. 105.

957.  Seek O. nella Deutsche Literaturzeitung, 1894, p. 458.

958.  Michaelis H., Kritische Würdigung der Preise des Edictum Diocletiani (Zeitschrift für die gesammte Staatswissensch. herausg. von A. Schaeffle. Bd. LIII — 1897), p. 49.

959.  C. Plini Caecil. Secundi Epist. ad Traianum lmp., 41 (50), ed. Keil: ... Hoc opus multas manus poscit; at eae porro non desunt. Nam et in agris magna copia est hominum et maxima in civitate, certaque spes omnes libentissime adgressurae opus omnibus fructuosum.

960.  Bücher K., Die Diokletianische Taxordnung, p. 692.

961.  Bücher, Die Diockletianische Taxordnung, p. 194. — Michaelis, op. cit., p. 15 e Seek, l. c.

962.  Credo utile riportare dal Segrè G., Studio sulla origine e sullo sviluppo storico del colonato romano (Archivio giuridico di F. Serafini, voll. 42, 43, 44, 46), il diligente elenco de’ testi, che hanno costituito gli elementi delle dispute sul colonato e il riepilogo de’ principali punti di vista da cui il colonato è stato considerato, rimandando per la bibliografia allo studio del Segrè, insieme al quale è opportuno riscontrare Schulten A., Colonus (nel Diz. epigr. di E. De Ruggiero, II, p. 457 e Hist. Zeitschr., LXXVIII, 1-17). — Segrè, op. cit., vol. 42, p. 468: Varro, RR., I, 17, 2; Caes., De bell. gall., VI, 13; De bell. civ., I, 34; Colum., RR., I, 7, 1 e 3; Plin., Epist., III, 19; Tacit., Germ., c. 25; Frontin., De controv. agror., p. 53. Lachm.; Jul. Capitol. M. Anton. Philos., 22; Trebell. Poll., Claudius, 9; Eumenes, Panegyr. Const. Caes. c. 8; Salv., De gubern. Dei, V, 8; Cod. Theod., V; 4, 3; D. XX, 1, 32; XXX, 1, 112; XXVII, 1, 1757; L, 15, 4 § 8; Paul, Rec. Sent., III, 6, 48; Cod. Just., IV, 65, 1, 11; VIII, 51, 1, 1; Hermes, XV, 385-411, 478-80 e Journal des Savants, 1880, pp. 686-90 pel decreto di Commodo su’ coloni del saltus Burunitanus.

Cfr. inoltre le fonti citate dallo Schulten, l. c.

Segrè, op. cit., vol. 43, pp. 150 sgg.: “Il numero e la varietà delle opinioni sull’origine e sullo sviluppo storico del colonato, di cui non esporremo che le principali, bastano a dimostrare quanto sia difficile tale ricerca. Per riescire più chiari, crediamo opportuno raccoglierle in gruppi secondo i loro punti di contatto e distinguerle secondo le loro differenze, senza la pretesa di fare qualche cosa d’esatto, ma coll’intenzione di tentare la classificazione meno grossolana che ci sembrava possibile.

“1º Alcune di queste teorie traggono l’elemento costitutivo del colonato dai soli servi (Puchta, Rodbertus), altre dai soli liberi, piccoli proprietarî, o fittabili, o lavoratori vaganti (Cuiacio, Heisterbergk, Mommsen, Karlowa, Revillout, Wallon, Esmein); altre da questi e da quelli insieme (Giraud, Savigny, Fustel de Coulanges, Dareste).

“2º Secondo alcuni l’istituto è originario d’Italia (Rodbertus); per altri è esclusivamente provinciale (Savigny, Heisterbergk, Schultz, Rudorff, Guizot); secondo altri, e sono i più, sorse a un tempo nell’Italia e nelle Provincie.

3º Quanto all’epoca della sua formazione, per alcuni è un istituto preromano delle Provincie (Rudorff, Heisterbergk, Schultz, Guizot); per altri del tempo repubblicano (Giraud, Laferrière); per i più è del tempo imperiale.

4º Alcuni trovano il fondamento del colonato in un ceppo indigeno libero o schiavo, italico o di altre parti dell’impero (Rodbertus, Rudorff, Schultz, Guizot, Laferrière, Heisterbergk, Fustel de Coulanges, Dareste); altri in un elemento straniero (Wenck, Zumpt, Savigny, Maynz, Vesme, Fossati, Mommsen) introdottosi nell’impero Romano. Una teoria ecclettica, che tien conto dell’uno e dell’altro elemento, è quella dell’Huschke.

5º Finalmente alcuni rannodano l’istituto a costumi italo-greci (Giraud), altri all’organizzazione dell’antica famiglia celtica (Guizot), altri ad istituzioni italico-gallesi (Laferrière); altri al servaggio germanico (Mommsen, Maynz)„.

Più particolarmente, secondo le varie opinioni che ora passeremo in rassegna, il fondamento di fatto e giuridico del colonato è diverso, vale a dire:

a) manumissione limitata, con fondamento legislativo (Puchta, Giraud), ad un patto naturale di fitto con servi (Rodbertus, Fustel de Coulanges per la servitù della gleba); seguito ed accompagnato dalla sottommissione dei piccoli proprietarii o dei fittabili immiseriti;

b) gli istituti agrarii nelle Provincie come substrato del colonato posteriore (Rudorff, Schultz, Guizot, Heisterbergk);

c) la violenza dei proprietari sanzionata poi dalle leggi (Wallon, Yanoski, Jung, Fustel de Coulanges pel colonato dei liberi); o l’opera dell’amministrazione romana, divenuta poi legge di questa e del costume (Revillout, Hegel, Kuhn, Esmein, Karlowa);

d) l’influenza diretta della legislazione sui liberi agricoltori (Huschke, Marquardt), per alcuno (Puchta) anche sugli schiavi;

e) i trapiantamenti barbarici, secondo alcuni quelli dei soli dediticii, secondo altri di questi e de’ Laeti e dei Gentiles (Gothofredo, Wenck, Vesme, Fossati, Zumpt, Savigny, Laboulaye, Marquardt); ad essi poi in certo senso è messo da alcuni in rapporto il colonato. Quanto alla derivazione germanica dell’istituto (Maynz, Mommsen), i più fanno rimontare questi trapiantameli all’imperatore Marco, altri ad Augusto (Huschke, Marquardt);

f) la clientela romana e gallese;

g) l’esercizio della piccola cultura sui latifondi in Italia (Rodbertus), nelle provincie frumentarie (Heisterbergk). Però queste due teorie, specialmente la seconda, si occupano più di rintracciare il materiale sociale che costituì il colonato, di quello che il suo fondamento giuridico;

h) Altri scrittori si limitano a designare gli stadii o momenti storici dell’istituto (Léotard, Lattes).

963.  Jung J., Zur Würdigung der agrarischen Verhältnisse in der röm. Kaiserzeit (Hist. Zeitschrift, XLII (1879), p. 45 e 53).

964.  Cairnes, The slave power, p. 67.

965.  Schulten A., Die röm. Grundherrschaften (Zeitschr. für Social und Wirthschaftsgesch., III (1895), pp. 357, 362 sgg.) — Mommsen, Decret des Commodus, etc. (Hermes, XV), pp. 392 sgg. — Boissier G., L’Afrique Romaine. Paris, 1895, p. 165.

966.  Jung J., op. cit., pp. 74 sgg. — Zachariae von Lingenthal K., Geschichte d. Griechisch-Römischen Rechts. Berlin, 1877, p. 227 con le autorità ivi citate.

967.  R. R., I, 7.

968.  Zachariae von Lingenthal, op. cit., p. 240 con le autorità ivi citate.

969.  Op. cit., pp. 243 sgg.

970.  Laenger O., Sklaverei in Europa während d. letzten Jahrhunderte des Mittelalters. Bautzen, 1891, pp. 5 sgg. con le opere e le autorità ivi citate.

971.  Laenger, op. cit., p. 22.

972.  Laenger, op. cit., p. 19, 25.

973.  Laenger, op. cit., pp. 20, 26, 27 sg. 30.