310.  «Sentirà esistere in questa città una carcere, la quale vollero i maggiori nostri che fosse vendicatrice degli uomini malvagi e delle più aperte scelleratezze» c. 12.

311.  Juvenal. Sat. III:

Tante son le maniere onde si foggia

Per ceppi il ferro, da temer che manchi

Al vomere ed al sarchio ed alla marra.

312.  Vers. 312-314. Traduco:

Ben felici puoi dir gli avi, beata

Puoi appellar l’antica età, quand’era

Da’ suoi Re e dai Tribuni governata

Che un carcer sol bastava a Roma intera.

313.  

Così gli otto littor’ d’incude al pari

Me infelice martellino.

Atto I. Sc. I. 7.

314.  

Comanda a quei che meco ho qui condotti

Per essere al carnefice affidati

Che a me dalla città vengano al porto

Incontro; poi qua di ritorno, tienli

Ben custoditi.

Atto III. Sc. VI. 18.

315.  

«Io vo scrivendo come amor mi spira[316],

E pera io pur, se di mutarmi in Dio,

Senza di te, la volontà m’attira.»

316.  Dopo dell’Innamorato Pompejano, scrisse pur l’Allighieri in questo verso il medesimo concetto.