430. Cfr. Plut. Cat. min. XLV, 2.
431. Dio — XXXIX, 22 e Plut. Cat. min. XLV, 1. Dione ha il torto di riferire tutti questi avvenimenti all’anno 56, cronologia che è chiaramente smentita da Plutarco.
432. Plut. Cat. min. XLV, 2.
433. Matscheg — Op. cit. p. 56.
434. Gli eventi, che sono soggetto del pres. e dei successivi paragrafi, accennati di volo — non se ne capisce il perchè — dagli studiosi delle relazioni di Roma con l’Egitto, sono narrati con una certa ampiezza dallo Champollion-Figeac (Op. cit. II, 299-317), il quale però, in gran parte per colpa dell’intrico delle fonti, riesce poco preciso. Cfr. piuttosto Drumann — Op. cit. II, 535 e segg. Duolmi non aver potuto vedere la monografia dello Stocchi — A Gabinio ed i suoi processi. Torino. Löscher. 1892.
435. Cfr. Cic. Pro C. Rab. post. passim. Cicerone (Op. cit. II) e Plutarco (Pomp. XLIX, 7), l’uno, a bella posta, l’altro, riferendo da un storiografo anteriore, insinuano che il viaggio di Aulete fu dovuto unicamente a brighe di Pompeo per aprirsi, con una spedizione egizia, nuove vie di ricchezze e di onori. Ciò è smentito dai contemporanei avvenimenti di Alessandria, ed è un’interpetrazione creata solo quale arma politica, dopo l’esperimento delle brighe dei Pompeiani. Del pari è da escludere tra le cause del malcontento dei sudditi di Aulete, il rifiuto del medesimo a reclamare Cipro ai Romani, in quanto che il prossimo incontro di Aulete con Catone a Rodi, (Plut. Cat. min. XXXV), ci avvisa che quell’isola apparteneva ancora al suo naturale possessore.
436. Dio — XXXIX, 12 e Liv. Ep. 105.
437. Plut. Cat. Min. XXXV.
438. Cic. Ad Fam. I, 7, 2-6.
439. Porphyrius — p. 723. ed. cit.
440. Dio — XXXIX, 13-14. Strabo — XVII, p. 796. Cfr. Cic. Pro Coelio, X. (ed. Lemaire). De harusp. responsis. XVI.
441. Cic. Pro Coelio X.
442. Dio — XXXIX, 14.
443. Ibid.
444. Cic. Ad Fam. I, 1 e Ad. Q. fr. II, 2.
445. Cic. Pro Coelio, X.
446. La cosa non è matematicamente sicura, ma in tale sospetto c’induce gravemente lo strano interessarsi di Celio, nell’anno della morte di Aulete alle condizioni dell’Egitto e la sua febbrile richiesta a Cicerone di consiglio sul da fare, (Ad Fam. VIII, 4). Come è noto, nessuno dei creditori aveva più potuto riscuotere la minima delle somme sborsate (Cic. Ad Fam. VII, 17).
447. Drumann — G. R. II, 376-80. Cfr. Cic. Ad. Q. fr. II, 13.
448. Quinctilianus — Instit. orat. XI, 1, 51 ed. Lemaire 1820-5. Svet. Clar. rhet. II. ed. Lemaire. 1828.
449. Cic. Pro Coelio — X e XXI.
450. Cic. Pro Coelio, X.
451. Ibid.
452. Ciò si rileva dal fatto che Celio continuò a rimanere a Roma (Cfr. Cic. Ad Q. fr. II, 13), il che sarebbe stato vietato dall’applicazione della condanna prescritta dalla legge Plauzia (Cfr. Rein — Das Criminalrecht der Römer 740-1884.), sotto il cui impero venne espletato il dibattimento.
453. Cic. Ad Fam. V, 12. Sul processo di Celio cfr. anche Rhein. Mus. II, 4, p. 598.
454. Dell’assenza di Aulete durante il 56, oltre a Cicerone (Ad. Fam. I, 1), ce ne avverte implicitamente Dione Cassio (XXXIX, 16).
455. La connivenza di Pompeo con Aulete è provata altresì dal fatto che questi aveva esibito una propria villa al principe egiziano, quale luogo di ritrovo coi creditori. (Cfr. Cic. — Pro C. Rab. Post. III).
456. Cic. Ad Fam. I, 1, 1 e segg. I, 2.
457. Dio — l. c. 15 e 16 Cic. — l. c.
458. Cfr. Cic. — Ad Fam. I, 2, n. 22 ed. Lemaire. 1827.
459. Cic. l. c.
460. Cfr. Cic. — Opere con trad. e ne I, col. 1056. Venezia. 1848.
461. «ante se oportere discessionem facere» (Cic. Ad Fam. I, 2). La frase è oscura, nè l’interpretazione, che io con altri ho esibito, è del tutto soddisfacente, dappoichè i tribuni avevano già da molto tempo il diritto di presenziare le sedute senatorie (Willems — Le sénat de la rép. rom. II, 162 e 202-3). Peggiore però sembrami quella del Gronovius: «se debere prius sententias rogare», (Cfr. Cic. — Op. Lettere. II, p. 117, n. 6 ed. Bentivoglio, Napoli. 1829), che confonde il «rogare sententias» col «discessionem facere», e urta due volte contro la grammatica.
462. Cic. Ad Fam. I, 2 e I, 4. Ad Quint. fr. II, 2. Cfr. Dio — XXXIX, 15. In questa giornata Cicerone ebbe forse a recitare l’orazione «de rege alexandrino», di cui noi possediamo soltanto brevi e slegati frammenti, i quali a nessun critico possono permettere la sicurezza dello Schmid (Op. cit. 11) nel riferirli all’anno della censura di Crasso (65 a. C.), che gli Scholia Bobbiensia ricordano solo come un’età già trapassata [«tentaverat Crassus». (Cfr. Ciceronis — Op. Vº, Pe IIª, p. 350 ed. Orelli)]. Nè più valida parmi l’argomentazione, che il Bandelin vuol trarre dal silenzio di Cicerone, il quale, per contro, nelle sue lettere accenna a parecchi suoi discorsi pro rege alexandrino, tenuti in quei giorni, o dal fatto, che allora si discuteva su chi doveva ricondurre il re, non sulla restituzione del re, la quale, era in ballo tanto quanto la questione precedente.
463. Drumann — G. R. V, 203 e segg.
464. Ibid. II, 109 e segg. Plutarco, a torto, ce lo ha tramandato come un Canidio.
465. Cic. Ad Fam. I, 4.
466. Ibid. 5 e Ad Q. fr. II, 3.
467. Dio — XXXIX, 16. Cfr. Plutarco — Pomp. XLIX, 6.
468. Timagenes Alexandrinus — Fragm., (in Müller — Fragm. hist. graec. p. 222), e Plut. Pomp. XLIX, 5-6.
469. Circa i sentimenti di C. Catone contro Lentulo, cfr. Fenestella (in Nonio Marcell. — De vera sign. serm. p. 385. Lipsia. 1826).
470. Ad Q. fr. II, 3 e Ad Fam. I, 5.
471. Dio — XXXIX, 16 e Plut. Pomp. XLIX, 5-7. Cfr. Dio — XXXIX, 9. Cic. Ad. Att. IV, 1. Pro Domo VII; X. App. B. C. II, 18.
472. Ad Q. fr. II, 6.
473. Cic. Ad Fam. I, 7, 2-6. È eloquente nei rispetti del carattere di Cicerone, il contrasto fra tali consigli e le accuse lanciate nello stesso anno contro Gabinio, (cfr. In Pis. XXI), colpevole di avere eseguito il piano, che l’oratore consigliava al suo amico della Cilicia.
474. App. Syr. 51. Diodoro — Bibliothecae historicae quae supersunt. XXXIX, 56 ed. Kiessling, e Prou. Parigi. Circa la nuova fase della questione egizia, cfr. Drumann — G. R. III, 49-59.
475. Plut. Anton. III, 1. Cic. Phil. II, 19, 48.
476. Cic. Pro Rab. Post. XI. Schol. Bobb. p. 271 e 356-7. (in Ciceronis — Opera ed. Orelli. Vª, Pe IIª).
477. Pro Domo sua, IX e XXI. Pro Rab. Post. VIII.
478. Dio — l. c. Cfr. Cic. Ad Att. IV, 10.
479. Flav. Ios. A. I. I, VI, 2 e De bello Iud. I, 8, 7.
480. Cfr. Val. Max. LIX, 1, 6.
481. Cfr. anche Liv. Ep. 105.
482. Porphyrius — p. 723, ed. cit.
483. Caes. B. C. III, 4 e 110, ed. Lemaire. Parisiis. 1820.
484. Ad Att. IV, 10, 1.
485. Cic. Ad Q. fr. II, 13; III, 2; In Pis. XXI.
486. Dio — XXXIX, 56-9.
487. Cic. Ad Q. fr. III, 1.
488. Sulla portata dell’accusa de repetundis, cfr. Rein — Op. cit. p. 604-5 e 343-6. La contemporanea accusa de ambitu (Cic. Ad Att. IV, 16; Ad Q. fr. III, 3) non può di certo, per la sua natura, riferirsi alla spedizione di Gabinio in Egitto. Piuttosto è da considerarsi come uno dei contemporanei mezzi di demolizione, praticato, per vendetta, dagli avversari.
489. Dio — l. c. 59-61.
490. Dio — l. c. 62. Cic. Ad Qu. fr. III, 1.
491. Cic. Ad Q. fr. III, 2.
492. Dio — l. c. 62.
493. Cfr. Rein — Op. cit. p. 563-4. Drumann — G. R. II, 52, 2; III, 54 e segg.
494. Cfr. invece Cic. Ad. Qu. fr. III, 4.
495. Dio — XXXIX, 63.
496. Cic. Ad Att. IV, 16 e Dio — l. c., 62.
497. Cic. Ad Q. fr. III, 4.
498. Id. Ad Att. IV, 16; Ad Q. fr. III, 4. Cfr. Ad Q. fr. III, 7, 9.
499. Circa la cronologia del processo, cfr. quella dell’immediatamente posteriore epistola ciceroniana Ad Q. fr. III, 4 (in Cic. — Scripta quae manserunt. Ep. ad Q. fr. l. c. ed. Klotz e Wesenberg. Lipsiae. 1873). Il §º dell’anteriore ep. ad Att. (VI, 16), che parla dell’assoluzione di Gabinio, è frammento di una lettera posteriore alla precedente.
500. Dio — XXXIX, 62.
501. Ibid., 63.
502. Cic. Ad Q. fr. III, 1.
503. Cic. Pro Rab. post. XII, 31. Val. Max. — IV, 2, 4. Quint. Instit. orat., XI, 1, 73. (Cfr. Cic. Ad Q. fr. III, 5; III, 9; II, 1, e Drumann — G. R. VI, 70-1). Circa la sua orazione pro Gabinio, cfr. Cic. — Varia (ed. Lemaire, p. 185).
504. Trattavasi, fra l’altro, dell’estorsione di 4000 sesterzi dalla provincia, che Gabinio aveva adoperato per la spedizione egizia. (Dio — XXXIX, 55).
505. Dio — XLVI, 8.
506. Sui pericoli, possibili a provenire dalla capacità personale di Archelao, cfr. Drumann — G. R. III, 50 — 1.
507. Cic. Pro Rab. post. VIII e XIV.
508. Dio — XXXIX, 64. Schol. Bobb. Pro Archia, p. 336 (ed. Orelli). App. (Syr. 51) lo dice erroneamente esiliato dal senato, cui elargisce un’indebita competenza, mentre nei B. C. II, 24 lo fa esiliare nel 52 a. C. Sulla pena dell’esilio nei reati de repetundis, cfr. Rein — Op. cit. 630.
509. Sallustio — Bellum Iugurtinum. XXXV, 10. Löscher. 1900.
510. Ciccotti — Il processo di Verre, p. 13.
511. Cfr. Dézobry — Rome au siècle d’Auguste, I, p. 261 e segg., 270 e segg. Paris. 1835.
512. Ibid. 19 «Lugent omnes provinciae», scriveva una volta, in cui gli tornava comodo, Cicerone, (In Verr. II, 3, 89) «queruntur omnes liberi populi, regni denique jam omnia de nostris cupiditatibus et iniuriis expostulant: locus intra oceanum jam nullus est neque tam longinquus, neque tam reconditus, quo non per haec tempora nostrorum hominum libido iniquitasque pervaserit».
513. Vi Cap. II, § 3º del pres. lav.
514. Sul pres. §. Cfr. Drumann — G. R. VI, 71-83.
515. Cfr. Drumann — G. R. VI, 71-2.
516. Cic. Pro Rab. post. II-III.
517. Roblon — Op. cit., p. 171 e segg.
518. Lo Schmid ne incolpa a torto (p. 13-4) un’inesistita insurrezione alessandrina, provocata dalla fiscalità del ministro.
519. Cic. Ib. VIII e XIV-XV. Cfr. Ad Fam. VII, 17.
520. Cfr. Cic. Op. cit. III, Ad Q. fr. III, 2 e III, 3.
521. Svet. (Claud. 16) lo dice a torto de maiestate.
522. Cic. Pro C. Rab. post. IV e passim.
523. Op. cit. III.
524. Op. cit. VIII.
525. Ibid. XI e segg.
526. Rein — Op. cit. 630. Drumann — G. R. III, 215. Cfr. Cic. Orationes. Ve 4º. «Excursus ad orat. pro Flacco, cap. 38» ed. Lemaire.
527. L’argomento della gratitudine pei servigi, resi da Postumo a M. Tullio nei giorni dell’esilio, (Ibid. XVII), non ha valore alcuno come motivo psicologico della difesa di Cicerone, dappoichè di null’altro può trattarsi se non di un prosaico imprestito, spoglio di qualsiasi attaccamento amichevole.
528. Era questa la valutazione del danaro, del cui risarcimento all’erario si rendeva responsabile l’imputato.
529. Cic. Ibid. IV-V.
530. Ibid. XIII.
531. Ibid. VI-VII.
532. Ibid. VIII.
533. Ibid. XI.
534. Ibid. XII-XIII.
535. Ibid. III.
536. Ibid. VIII-X.
537. Ibid. XI.
538. Laboulaye — Essais sur les lois criminelles des Romains, p. 216-27, 1845.
539. Cfr. Cic. Ad Fam. I, 1.
540. Rein — Op. cit. p. 626, nota.
541. Persino l’ostentazione della miseria del proprio cliente era pillola che Cicerone poteva solo dare a bere al primo venuto. Postumo era un uomo troppo astuto, come tutti i suoi compagni d’affari, per non ricorrere a simili espedienti. (Cfr. Schmid — Op. cit. 14).
542. Ad Fam. I, 1 e Ad. Q. fr. II, 2.
543. Il Guiraud (Op. cit. p. 47), naturalmente senza citare fonte alcuna, lo dichiara recisamente assolto.
544. XVI.
545. XV e segg.
546. Drumann — G. R. VI, 21 e segg. Matscheg — Op. cit. e segg.
547. Caes. B. C. III, 110. Val. Max. IV, 1, 15. [Annaei Senecae — Op. philosophica, II. Cons. ad Marciam. XIV ed. Lemaire. 1827. Cic. Ad Att. VI, 5.] Quali fossero le cause del loro viaggio in Egitto è ben difficile precisare. Tuttavia è probabile l’opinione del Drumann (G. R. II, 105), accettata dallo Schneiderwirth, (Op. cit. 46), che esso sia avvenuto allo scopo di richiedere aiuti contro i Parti. (Cfr. Drumann — G. R. II, 101 e segg.).
548. Caes. B. C. III, 108. Porph. (in Fragm. hist. graec. IV, 723). Dio — XLII, 25 e segg.
549. Cfr. Caes. B. C. III, 3, 4-5 e 103. App. B. C. II, 49 e 71. Dio — XLII, 12.
550. Drumann — G. R. III, 532-49. Matscheg — Op. cit. 345-63. Schneiderwirth — Op. cit. p. 46 e segg. Schmid — Op. cit. p. 16 e segg.