Questo era lo stato delle cose nell’Italia superiore, allorquando l’illustre Principe e Senatore di tutti i Romani abbandonò la scena della storia. Giunto nel bel fiore della sua potenza, Alberico morì in Roma nell’anno 954: ignoti sono il giorno e il mese della sua fine‍[420]. Fortuna gli concesse di non vedere co’ suoi occhi la patria cadere sotto un nuovo giogo d’Imperatori. Narra il Monaco di Soratte, che quand’ei sentì avvicinarsi il termine di sua vita, si affrettò di andare in san Pietro; ivi, innanzi alla Confessione dell’Apostolo, fece giurare la nobiltà di Roma che, morto Agapito II, si eleggerebbe per papa, Ottaviano figliuolo ed erede suo. Che ciò avvenisse non ci prende alcun dubbio; il chiaro intelletto di quell’uomo capiva che era impossibile di rendere durevole in Roma la separazione fra la podestà temporale ed il Papato. Ciò che il genio suo aveva saputo operare, non poteva avere continuazione dal mediocre ingegno del figliol suo, che di età era ancora un ragazzo; a questo pertanto egli assicurava la signoria, mentre induceva i Romani a concedere eziandio la corona pontificia a lui, che già aveva avviato allo stato sacerdotale. Così, almeno, poteva accogliere speranza di lasciare alla sua famiglia la podestà di Roma.

Se si rifletta che il reggimento di Alberico s’ebbe conservato ventidue anni, duranti i mutamenti di quattro pontificati; che resistette vittorioso alle pretese di dominio temporale che la Chiesa nutriva, ai torbidi interni di una nobiltà e di un popolo avvezzi all’anarchia, ed in pari tempo ai continui assalimenti di poderosi nemici esteriori; che finalmente quel reggimento non si estinse con lui dopo la sua morte, ei si conviene attribuire a questo «Senatore» uno dei luoghi primi fra i Principi d’allora, e senza dubbio il luogo primo fra i Romani del medio evo che non furono papi. Alberico è una gloria dell’Italia di quel tempo, chè gloria fu l’essere, e degnamente, uomo e romano. Meritò dalla sua età quel nome di grande che sembra gli fosse dato dai suoi nepoti, orgogliosi di aver avuto origine da lui‍[421]. La sua stirpe non si spense con esso, nè col celebre figliuol suo Ottaviano, ma si propagò per molti membri di sua famiglia, e, nel secolo undecimo, signoreggiò una seconda volta su Roma, conosciuta sotto il nome dei Conti di Tusculum.