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Gli eretici d'Italia, vol. II cover

Gli eretici d'Italia, vol. II

Chapter 24: NOTE:
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About This Book

This work examines the historical context of heresy in Italy, focusing on the influence of key figures and events during the early modern period. It discusses the role of Pope Paul III and his attempts at reform within the Catholic Church, highlighting the tensions between Protestantism and Catholicism. The text explores the political maneuvers of the papacy, the challenges posed by the Reformation, and the responses from various church leaders. It also reflects on the broader implications of these religious conflicts for Italian society and governance, emphasizing the need for reform and the complexities of ecclesiastical authority.

NOTE:

1. Niceron, Mêm. tom. XXI, p. 115.

2. Spondano, Ann. ad 1543.

3. Vedi Consilium delectorum cardinalium et aliorum prælatorum de emendanda Ecclesia: S. D. N. D. Paulo III ipso jubente conscriptum et exibitum 1538. Nelle riforme proposte dicesi pure: Solent in scholis Colloquia Erasmi, in quibus multa sunt quæ rudes informant ad impietatem.

4. G. Contarini Epistolæ duæ ad Paulum III. Coloniæ 1538, p. 62.

5. Injustæ secessionis ab ecclesiæ romanæ sinu jam damnati... sectarii, lutherani præsertim... ad ovile Christi revocantur. Roma 1750.

6. Imago optimi sapientisque pontificis in gestis Pauli III expressa. Brescia 1743. Quel sozzo di Gregorio Leti, nella edizione del conclave di Giulio III, dice: «Al governo di Paolo III non fu altro apposto che il soverchio amore che portò al duca Pier Luigi, e dicesi che la morte sua fu causata dal grandissimo dispiacere ch'ebbe della crudel morte di detto Pier Luigi».

7. Oltre gli storici e i polemici, appare da questo sonetto satirico, che trovammo fra carte di quel tempo:

L'aquila altera, valorosa e magna
Minaccia al Gallo fiamma, sangue e guerra:
Al che concorso è il gran re d'Inghilterra,
Gran parte dell'Italia e tutta Spagna.
Fassi la gran dieta in Alemagna
Per porre il papa, i preti e i frati in terra.
Marco nelle sue terre genti serra
Perchè non fa per lui star in campagna.
Fansi leghe secrete, e pur si sanno:
E tal nol crede che n'udirà 'l duolo.
Al Turco il re di Persia dà il malanno.
E or tant'alto è dell'aquila il volo
Che, non potendo il Sol farle alcun danno,
Dominerà dall'uno all'altro polo.
Far cerca il papa nolo
Con molti, acciò 'l Concilio non si fia.
Marco sta in fantasia
Di dar soccorso al quasi arido giglio,
Che teme pur dell'aquila l'artiglio.

8. Relazioni degli ambasciatori veneti, pag. 318.

9. Per Paolo III, Alessandro Cesari detto il Grechetto fece una medaglia, vedendo la quale, Michelangelo dichiarò non esser possibile che l'arte andasse più innanzi. Sul rovescio aveva un Alessandro Magno, che s'inchina al sacerdote di Gerusalemme.

10. Or ora spiegheremo questo aggettivo.

11. Lettere, lib. II, c. 9.

12. Lettere, lib. IV, c. 71.

13. Bulceus, hist. Universitatis Parisiensis, t. VI. Anche più tardi l'insigne Melchior Cano cercava far proibire quel libro.

14. Il trigramma IHS, che si imprime sugli azimi sacrosanti, ha questa particolarità d'esser formata dalle lettere greche I, H e della latina S. Nelle monete di Giovanni Zemisce, che prima lo pose senza l'immagine imperiale, è segnato I C: in quelle di Giustiniano Rinotmeta IHS XC: in quelle di Romano IV, IhS XRS, già mescolatavi la S latina. L'immagine del Crocifisso fu aggiunta da papa Onorio III nel 1222.

Vedi Fr. Vettori, De vetustate et forma monogrammatis nominis Jesu. Roma 1747. Ratmayer, De oblatis quæ hostiæ vocari solent. Amsterdam 1757. Quaranta, Di un sileno in bronzo ecc. nel rendiconto della R. Accademia di Archeologia di Napoli, 1864, p. 191.

Non fu dunque invenzione di sant'Ignazio o de' Gesuiti: e già a' suoi tempi san Bernardino da Siena lo fece imprimer sopra tabelle, ed esporre alla venerazione; e il popolo vi pose tanto affetto, che per esso distruggeva le carte da giuoco. Le solite contrarietà incontrò questa nuova devozione; il santo fu tacciato d'eresia e di connivenza coi Fraticelli, allora diffusi; fu citato ai tribunali ecclesiastici, onde papa Martino V lo chiamò a Roma, ma compresane la santità, lodò quella devozione. Ripetute le accuse sotto Eugenio IV, n'ebbe nuove lodi.

San Bernardino introdusse anche di segnare con quel monogramma le case, onde preservarle dalla peste, ed è ricordata la solennità con cui lo fece porre sulla facciata di Santa Croce a Firenze nel 1437.

Di ciò si sovvenne taluno quando il cholera minacciava Modena nel 1836, e insinuò d'imitarlo. In fatti, con una premura pari allo spavento, tutte le case si videro segnate del devoto monogramma, e alcune lo perpetuarono in pietra. Venuti i sovvertimenti del 1859, volendosi in ogni modo denigrare le condizioni di quella pia città, si spacciò che quasi tutta essa apparteneva ai Gesuiti: così vero, che l'emblema di questi vedeasi su tante case!

15. On n'a qu'à publier hardiment tout ce qu'on voudra contre les Jésuites, on peut s'assurer qu'on en persuadera une infinité de gens. Bayle, in Lojola.

16. La teoria di san Tommaso, che deriva il potere pubblico dal popolo, cioè dal comune perfetto, fu sostenuta testè dal padre Ventura Del potere politico cristiano.

17. Si volle trovar molte somiglianze fra sant'Ignazio e Nicolò Paccanari. Questo conciapelli di Trento andò soldato a Roma, dove udita una predica, si diè tutto a vita penitente, e ritiratosi alla Madonna di Loreto, ivi stese regole pei compagni che Dio gli desse: opera che parve prodigiosa, essendo egli affatto illetterato. Presto trovò compagni, che si dissero della Fede di Gesù: ma formatasi allora la repubblica romana, e cominciata, come sempre, dalle persecuzioni (1798), furono chiusi in Castel Sant'Angelo, poi sbanditi. Il Paccanari, che intitolavasi «superior generale della società della Fede di Gesù», si rifuggì a Vienna, dove gli si unirono varj Gesuiti, essendo quell'Ordine considerato come un risorgimento della Compagnia di Gesù; passò quindi in Ungheria, assistito principalmente dall'arciduchessa Marianna d'Austria. All'elezione di Pio VII venne a Roma con essa, che gli comprò casa, ove introdusse l'educazione de' giovani coi metodi gesuitici; mentre altre s'aprivano a Padova, a Spoleto, nel Vallese, in Francia, in Germania. Dipinti come Gesuiti, furono espulsi dalla Francia: poi quando, nel 1814, Pio VII ripristinò la Compagnia di Gesù, ecclissavansi affatto i Paccanaristi, che parte entrarono in quella. Si crede che il Paccanari, insuperbito del prosperar del suo Ordine, nel quale appariva una scienza ed esemplarità che egli non aveva, finisse male, ma non si sa dove nè come.

18. Luigi Capponi, residente in Francia per la Toscana, nel 1551 scriveva al Pagni, segretario del duca: «Ragionasi di fare un patriarca del regno, sopra giurisdizione spirituale: ed è già più giorni, si è ordinato non venghino più espedizioni benefiziali da Rema». Négociations diplomatiques, vol. III, pag. 283.

19. L'affare odierno del Mortara, fanciullo ebreo venuto alla fede malgrado i genitori, ebbe un riscontro al tempo di Giulio III, nella qual occasione il già nominato Catarino scrisse De pueris Judo'orum sua sponte ad baptismum venientibus, etiam invitis parentibus recipiendis.

20. Lettere di principi a principi: da Salerno, 9 maggio 1555.

21. Nores, Guerra contro Paolo IV, lib. 1, pag. 6.

22. Nores, libro I, pag. 32. Pero Gelido, residente di Toscana a Venezia, il 1556 scrive a Cosimo I: «Non lascerò di scrivere, sebbene pare abbia del favoloso, essendo in bocca di persone segnalate, il gran disegno che il papa ha proposto al re di Francia. Dicono che sua beatitudine disegna fare un re de' Romani, che risegga in Roma; e coronato in quella città, dargli tutto lo Stato ecclesiastico; e questo re sia il cardinal Caraffa; fare un re di Napoli italiano, e un duca di Milano, pure italiano: a che il re (di Francia) concorse offerendo lasciar volontariamente tutto quello che ha o che pretende in Italia, purchè l'imperatore faccia il medesimo per amore o per forza. E che ai pontefici si assegni un'entrata di 50 o 60 mila scudi, con la quale mantenersi: aggiungendo non essere miglior modo per fare che Italia e tutta la repubblica cristiana stia pacifica e quieta» (Nell'Archivio Mediceo).

Questa era una delle chiaccole che spacciavansi nelle logge di Firenze e nelle botteghe di Venezia: ma da una parte pruova che continua fu ne' papi l'idea di questa indipendenza de' varj principi italiani: dall'altra, rivela ancor più ignoranza che malignità in chi di siffatte dicerie si vale come d'un serio concetto del papa.

23. Nores, Guerra di Paolo IV.

24. Al tempo di Paolo IV, il papa dalla Dataria riceveva per la sua Corte, scudi 6000 al mese. Oggi il papa riceve da essa altrettanto, ma all'anno, oltre annui scudi 4000 dal palazzo apostolico per la segreteria particolare: e 1000 per suo mantenimento, e 300 per l'addobbo e il vestiario domestico. Vi si aggiungono scudi 6000 sulle regalie del sale e tabacco, e 10 in 15 mila per tasse concistoriali. Questo costituisce la lista civile del papa. Quando i Francesi nel 1798 voleano indurre Pio VI a rinunziare alla sovranità temporale, gli offrivano 300,000 lire l'anno. Napoleone ne assegnò 100,000 il mese a Pio VII, che neppur esso le accettò, come non accettò l'offerta di due milioni di franchi di rendita e la sovranità di Avignone.

25. Négociations diplomatiques, vol. III, pag. 173.

26. L. XII. È saviissimo questo decreto che sta in Campidoglio: Si quis sive privatus, sive magistratum gerens de collocanda vivo pontifici statua mentionem facere ausit, legitimo s. p. q. r. decreto in perpetuum infamis, et publicorum munerum expers esto.

27. In quell'occasione pericolò della vita Serafino Cavalli di Brescia, pio e dotto domenicano, fatto inquisitore da Paolo IV. Gravemente ferito dai tumultuanti, a stento campò. Intervenne al Concilio Tridentino, fu maestro del suo Ordine, visitò le varie provincie, e morì in Ispagna il 1571.

28. Sul fregio di tutto il tempio corre la serie de' ritratti dei papi, e fra questi la papessa Giovanna. Il cardinal Baronio ne mosse rimostranza a papa Clemente VIII, che, per mezzo dell'arcivescovo Tarugi, ottenne dal granduca un ordine del 9 agosto 1600, che fossero modificati i lineamenti femminili, trasformandola in san Zaccaria. Quella serie di ritratti fu appuntata di varj errori di cronologia, emendati in quella che ora si va compiendo a Roma per fregio della basilica di San Paolo, a musaico.

29. Mal confuso da taluni con quello de' Gesuiti, e perciò occasione d'ingiurie contro qualche nome; come fece Guglielmo Libri contro l'insigne matematico Cavalieri, che egli avrebbe levato a cielo se si fosse accorto ch'era Gesuato non Gesuita. Così scrivesi la storia. Generale di quell'Ordine fu il milanese Paolo Morigia, che ne scrisse la Storia degli uomini illustri, e sono sessanta morti in odor di santità. A Milano, poc'anzi, col nome di Società del biscottino, era scopo a tutti i vituperj del bel mondo e alle benedizioni de' soffrenti un'accolta di pie persone, che visitavano gli ospedali, e portavano qualche chicca. Per la ragione stessa erano chiamati padri dell'acquavita i Gesuati, che ne fabbricavano e davano per ristoro a' malati.

30. Boverio, Ann. dei Cappuccini, all'anno 1539.

31. Graziani, De vita Commendonis.

32. Miscellanea di notizie di cose sanesi, esistente nella pubblica biblioteca comunale di Siena, di mano del padre Angiolo Maria Carapelli domenicano, nei primi del XVIII secolo, e contrassegnata A. V. 14 ac. 58. — Compagnia di San Domenico, al libro delle Deliberazioni del 1540, a fo. 5, faccia seconda.

33. Vita di Paolo IV, manoscritta.

34. Nel libro entrata e uscita del Camerlingo dell'Opera (della metropolitana di Siena) del 1540, a fol. 122, sotto il dì 28 gennajo notasi che «furono pagate lire 32 04 a frà Bernardino di Domenico Tommasini detto Ochino, e per lui fatte buone a Giovanni Battista, fattore dell'Opera».

35. Boverio, Ann. de' Cappuccini, tom. 1, p. 411.

36. Nel 1542, il senese Alessandro Piccolomini stampava in Venezia la Istituzione dell'uomo nobile, dove nel lib. I, c. 7 mette: «Se bene alcuni saranno che, per più liberamente servire a Dio, dal legame del matrimonio si guarderanno, non però da questa legge del giovare altrui sciolti saranno: anzi assai più degli altri legati fieno; appartenendosi loro, per mezzo dell'ammaestramento e delli esempj delle buone opere, continuamente cercare di giovare alla salute di questo e di quello: come fra gli altri fa oggi il sant'uomo frà Bernardino Ochino da Siena, molto in questo più prudente e savio che coloro non sono, i quali come nemici di tutti gli altri et amici sol di se istessi, vanno a viversi racchiusi ne' chiostri, e per le folte selve dispersi, pensandosi d'imitare in tal guisa Giovanni battezzatore, e non accorgendosi che egli continuamente di predicare e mostrare altrui la via del cielo non restava».

37. Puccio Antonio fiorentino, vescovo di Pistoja e cardinale.

38. Manoscritto nella biblioteca di Siena.

39. Il primo volume contiene cinquanta sermoni su varj soggetti, la giustificazione, il matrimonio spirituale, la confessione, le indulgenze, il purgatorio, il testamento, ecc. Il secondo tratta di Dio, e via via della Fede, Speranza, Carità.

40. Il Tolomei scriveva a frà Caterino Politi d'avere, in occasion di malattia, studiato i principj della religione cristiana, e conosciuto che «lo spirito apostolico, trapassato nella Chiesa di Cristo di mano in mano per continuanza di tempo senza scrittura, è uno de' saldi e ben fondati principj per insegnarci dirittamente la vera religione». Gli eretici, conoscendo come ciò ruini il loro edifizio, lo impugnano; ed egli aveva in animo di scrivere in proposito. Ma udito che nel sacrosanto Concilio erasi fatto un decreto che determinava questo punto della tradizione, lo pregava a farglielo conoscere, «ond'io possa pascer l'animo di un nuovo cibo spirituale e divino». Gli chiede anche qualche lavoro suo che «partorirà in me qualche frutto di più viva fede e di carità più ardente». Lettere di XIII uomini illustri, pag. 385.

41. È riferita nella Storia dei Teatini, di Giovanni Battista vescovo di Acerra.

42. La lettera dell'Ochino fu tradotta in francese e stampata senza indicazione di luogo, col titolo: Epistre aux magnifiques signeurs de Siene par B. Ochin du dit lieu, auxquels il rend raison de sa foy et doctrine. Avec une épistre à Mutio Justinopolitan, par laquel il rend aussi raison de son departement d'Italie, et du changement de son état, translatie de la langue italienne. Super omnia vincit veritas. 1544, in-8º.

43. Il Pazzi scrive che il Caterino, già vecchio, nella Minerva di Roma più volte era veduto piangere: e chiesto del perchè, rispondeva, dolergli d'avere scritto con tanta acrimonia contro alcuni padri: e suggeritogli che colla stessa mano che avea ferito potea medicare, taceva e piangeva.

44. Nei manuscritti della Compagnia de' Pastori a Ginevra, sotto il titolo Spectacles, professeurs, recteurs et ministres des églises étrangères qui sont dans la ville, leggesi a pag. 181: Eglise italienne. Cette église fut établie en 1542, octobre... Bernardin de Servas qui avait été religieux, préche à la chapelle du cardinal (d'Ostia) tous les dimanches. Certamente s'ha a leggere Bernardin de Senis.

45. «Apologi nelli quali si scoprono gli abusi, superstizioni, errori, idolatrie et empietà della sinagoga del papa, e specialmente de' suoi preti, monaci e frati, 1554». È l'Opera più rara dell'Ochino, e contiene il solo primo libro, mentre la traduzione tedesca ne ha cinque.

46. V'è apposta una nota che proibisce di lasciarla copiare. Anche senza di ciò, non l'avrei riprodotta, tanta n'è la bassezza. Credo alluda a questo un passo delle Legazioni di Averardo Serristori (Firenze 1853, pag. 88). «Certi predicatori a Zurigo hanno dato alle stampe un libello famoso contro Sua Santità, tassando i modi e costumi suoi e de' papisti: per il quale i cinque Cantoni cattolici si lamentano».

Crispino, librajo, scrittore e discepolo di Calvino, stampò L'Estat de l'Eglise avec les discours des temps depuis les apótres jusques au présent, 1581 in 8º piccolo; ove si trovano tutte queste diatribe contro papa Paolo III; fin ad asserire che manteneva 45,000 cinedi; ch'era astrologo, mago, indovino, ecc.

47. La seconda parte delle Prediche di messer Bernardino Ochino senese. Predica III.

48. Ib. Predica IV.

49. Succedeva a Giovanni Lasco polacco. La chiesa era dedicata a santa Cecilia, e v'era predicatore Michelangelo Florio fiorentino, poco accetto. Potrebb'essere dell'Ochino la Forma delle pubbliche orationi le quali si fanno nelle chiese de' pellegrini in Inghilterra, libretto rarissimo.

50. Vedi la pag. 134 Della Vita del cardinale Comendone, di monsignor Graziani, opera tanto reputata, che fu tradotta in francese, dal celebre Flechier.

Il Comendone molto operò in Polonia, e fe sbandirne gli eretici italiani. Di lui, mentre era vescovo di Zante, cioè verso il 1539, si ha un Discorso sulla Corte di Roma, che non crediamo stampato, dove ne annovera molti abusi, e suggerisce rimedj, per verità, poco concludenti. E prima non vuole si correggano col limitare la podestà papale, il che non può farsi per fatto umano. «Una certa sensualità (dice poi) ha prodotto nella Chiesa molti difetti, i quali continuandosi tuttavia nel medesimo stile, l'hanno condotta nel mal stato nel quale si trova, sì che non può fare l'officio suo. Al quale officio può in doppio modo mancare: nell'uno pubblicamente, intorno alla prudenza del governo; nell'altro cristianamente intorno all'obbligo che ha tutto l'ordine ecclesiastico. Il primo mancamento si commette volgendo la prudenza in astuzia, e torcendo la ragione a servizio delle passioni. Perchè i pontefici, essendo uomini, ed avendo innanzi tanti invecchiati esempj del favorire i parenti singolarmente, facil cosa è che, vinti essi ancora da questa carne, si lascino, dietro a quelli camminando, traviare. Senza che, ancor si pecca intorno al governo, non per malizia, ma per una spensierata negligenza, con la quale ad altro non si mira, se non a vivere lietamente, e come persona che abbia avuta un'eredità grande e non aspettata, parte permette che ne sia tolta per non entrar in contese, parte n'è prodigo, perchè non gli par donare il suo; anzi alcune volte gli par far guadagno, credendo di acquistar la grazia dei principi.

«Ma fermandosi alla parte essenziale e propria della Chiesa, diremo del secondo mancamento, il quale è intorno all'obbligo dell'ufficio sacerdotale. Questo è proceduto sì da' mezzi, con che si acquistano molte volte questi uffizj e dignità, e sì dai costumi, co' quali si vive oggi nella Corte. E prima, restando palesemente divisa l'utilità dell'entrata dall'ufficio ecclesiastico, e l'onore dalle fatiche, è nata e radicata in molti una perversa opinione che alla Chiesa non si convenga signoria. E non veggono che il Signore Iddio non diede altri giudici nè signori al popolo suo che i sacerdoti, e che dimostrò molto sdegno che dimandassino i re: benchè i figliuoli di Samuele, che allora reggevano, fossero divenuti ingiusti; altri sono che si scandalizzano che la Chiesa abbia rendite e ricchezze, dicendo che questa è una nuova usanza, introdotta dall'avarizia dei preti contro i costumi della primitiva e santa Chiesa. Intorno alla quale opinione, lasciando da parte il giudizio che, senza alcuna autorità, così temerariamente fanno, ho sempre, come nelle altre proposizioni, avuto grandissima meraviglia del molto ardire e della poca vergogna, che altri hanno, di affermare quello che non sanno; di che si ha il contrario, leggendosi sopra ciò il decreto di Urbano I, papa e martire, già 1300 e più anni fa, dove racconta il costume della primitiva Chiesa di vendere tutto quello che l'era dato, e dispensarlo a' poveri; e come poco poi fu mutato in meglio, ritenendo i beni, e dispensando le entrate; e questo costume egli comanda che s'osservi. Senza che, molto innanzi d'Urbano, si legge nei decreti di Pio I della consuetudine stessa della possessione de' beni stabili, e se ne tratta come di cosa antica; in modo che è manifesto che arriva fino a' tempi degli apostoli. Nondimeno per l'ignoranza, e forse per la malignità di alcuni, non si distingue dalla cosa in sè, all'abuso di quella. Anzi essendo cessata la dispensazione che diede Urbano, già è qualche numero d'anni che non sieno lasciati più alla Chiesa città o castella, nè poderi nè case; ma questo è proibito in alcuni luoghi per legge; come per esempio in Inghilterra, già molti e molti anni prima che levasse l'ubbidienza alla sede apostolica. E ormai in ogni provincia s'è perduta gran parte de' beni che la Chiesa possedeva, e l'ubbidienza ancora; e si è acceso, in persone poco convenienti a questa maniera di vita, un iniquo desiderio di beneficj, e insieme una gran volontà ne' principi temporali di poterne disporre; contro il decreto di Simplicio I, già 1084 anni, e di Gregorio VII nel concilio Lateranense e di Urbano II. Perchè essendo venuti i beni ecclesiastici nell'estimazione che sono i beni temporali, dall'una parte i principi li reputano per loro; i buoni, ingannati dalla credenza che hanno di persone, meglio che qui non si farebbe; i non buoni dal desiderio di avere, e da una certa comune rabbia di usurpare ogni giurisdizione. — Non dico che di questi beni non si fanno tutti quei contratti che si fanno de' beni temporali, e quelli che hanno i beneficj non vogliono ritenerli per altro che per beni proprj, non che facciano l'officio, e dispensino bene e dirittamente l'entrata; anzi che questa Corte serve per isfogamento a quelli, che, gonfj di superbia e di speranze, non potendo capire negli alvei delle loro patrie, a guisa di fiumi rompono in questa repubblica per potersi allargare, e occupar gradi e facoltà amplissime. Di modo che se questa città fosse veramente città, e non più certo una lunga coabitazione di forestieri, simile ad un mercato o ad una dieta, con un continuo flusso, senza congiunzione di parentadi, ne nascerebbero e seguirebbero le sedizioni e i tumulti che son nati e seguiti in tutte le repubbliche, le quali, con la facilità di comunicarsi ad ognuno, hanno, come un perpetuo vento, tenuto accesa l'ambizione. — Ma in questa, per la propria sua forma, non è dubbio ch'è giusta, utile e necessaria una comune partecipazione di tutta la Cristianità; la quale, ben usata, la conserva e accresce, e abusata l'indebolisce e ruina, anche perchè, oltre al resto, ci conduce quantità d'uomini indegni a cercar ordini, onori e ricchezze, l'uso delle quali, conseguite che sono, come di sopra si è detto, necessariamente riesce conforme alle arti e all'animo con cui sono state acquistate.»

Nel discorso medesimo egli tocca del paganizzamento d'allora. «Come innanzi la pestilenza si sente la mala disposizione dell'aere, e la putrefazione degli umori, così ora si scuopre una certa gentilità e nelle opinioni e ne' costumi, che ne dà verisimile indizio; considerando le tante memorie che si onorano, e si rifanno di coloro che furono piuttosto mostri che uomini scellerati. E si passa tanto avanti, che a' figliuoli che si battezzano, molto più volontieri mettono i nomi gentili, che i cristiani; e alcuni lascian quelli che hanno, e quasi sbattezzandosi, ne prendono de' nuovi e de' gentili. Alla quale gravità, non senza gran mistero del giudizio di Dio, si oppose, quando essa prima si scoperse, il pontefice di quei tempi Paolo II (anno 1471); perciocchè questi tali sono come i segni, pe' quali i nocchieri prevedono le future tempeste; e sono di più importanza che le dimostrazioni più espresse delle cose più gravi; perchè nelle cose piccole dove non si teme di esser puniti, non si mette studio di apparenza, e facilmente si vede la segreta inclinazione dell'uomo verso i vizj».

51. Telipoligamus. Quid vero mihi das consilii?

Ochinus. Ut plures uxores non ducas, sed Deum ores ut tibi continentem esse det.

Telipoligamus. Quid si nec donum mihi, nec ad se petendum fidem dabit?

Ochinus. Tum, si id feceris ad quod te Deus impellet, dummodo divinum esse instinctum exploratum habeas, non peceabis. Si quidem in obediendo Deo errari non potest.

B. Ochini senensis dialogi XXX in duos libros divisi.

52. Rescius, Vita Hosii, lib. III, cap. 6. L'Osio scrisse De hæresibus nostri temporis.

53. Il suddetto Graziani, nella vita del cardinale Comendone, ove molte cose pone intorno all'Ochino, dice al lib. I, cap. 9: Ochinus Polonia excessit, ac omnibus extorris ac profugus, cum in vili Moraviæ pago a vetere amico hospitio esset acceptus, ibi senio fessus, cum uxore ac duabus filiabus, filioque una peste interiit. Esso Graziani attribuisce il merito dell'Ochino piuttosto alla dizione che al fondo. Fuit vir non ineruditus, quamquam majori multo verborum quam rerum doctrina excultus, sed patrio sermone (nam latinas literas vix didicerat) in eo quod sciret adeo comptus, ornatusque et copiosus, ut mirum in modum captos specie ac nitore orationis teneret audientium animos. Nam hominum nostrorum plerique conciones, quæ, more antiquitus tradito, de divinis rebus in templis habentur, frequentant celebrantque, non tam quidem quo mentem præceptis cœlesti doctrina haustis instruant ad religionem, ad pietatem excitent, quam quod ducuntur orantis ingenio, et genere illo speciosæ et omnibus undique luminibus omnibus, undique floribus exornatæ atque expolitæ orationis delectantur. Cæterum inde nihilo meliores effecti, plane iidem abeunt, qui venerant. E prosegue descrivendo le arti della falsa eloquenza de' predicatori. Pag. 126.

54. Il Sandio, nella Biblioteca Antitrinitaria, dà la nota di tutte le opere dell'Ochino. Noi rammenteremo, oltre le suddette prediche in 3 volumi, a Zurigo 1555, e in-4º senza data, il Dialogo del Purgatorio, 1555; Sposizione sull'epistola ai Galati; Risposta alle false calunnie e impie bestemmie di F. A. Caterino, 1546; Prediche, novene. Laberinto del libero o ver servo arbitrio: prescienza, predestinazione e libertà divina, e del modo d'uscirne. Basilea s. a. tradotto anche in latino. A torto si disse che la traduzione latina de' suoi Trenta dialoghi fosse opera del celebre Castalion. I primi sette furono stampati a Venezia nel 1542-43: Dialoghi VII del reverendo padre frate Bernardino Ochino senese, generale de' frati Cappuccini: e trattano

  • 1. Del modo d'innamorarsi di Dio; fra la Duchessa e Bernardino.
  • 2. Del modo di diventar felice; fra la Duchessa di Camerino e Bernardino.
  • 3. In che modo la persona si debba reggere bene; Maestro e Discepolo.
  • 4. Dialogo del ladrone in croce; fra Uomo e Donna.
  • 5. Dialogo del convertirsi presto; fra Cristo e l'anima.
  • 6. Dialogo del peregrinaggio per andar in paradiso; fra Angelo Custode e l'anime purganti.
  • 7. Dialogo della divina professione; fra Uomo e Donna.

Vennero poi tutti pubblicati a Basilea nel 1563 da Pietro Perna. Nel XXVIII tratta quo pacto tractandi sunt hæretici, e stabilisce si deva punirli di morte.

55. Trovasi anonima nella Vaticana una nota di persone, che sarebbe convenuto mandar col cardinale Contarini nella legazione di Germania, il 1540. E sono il generale de' Conventuali, il maestro del Sacro Palazzo, il Cortese, Pietro Ortiz, il Flaminio, Pietro Martire. Del Cortese, oltre la scienza teologica si loda il bello scriver latino, pel quale pure si pregia il Flaminio, «buon poeta e buon oratore, ben dotto in greco, e per molti anni datosi alla scrittura sacra e dottori antiqui, ben stimato per il commento sopra alcuni salmi». L'Ortiz è vantato come versatissimo nelle quistioni, sebben eccessivo a segno che dapertutto vede eresie. L'anonimo dice non conoscere Pietro Martire, ma il Contarini, secondo riferisce il Flaminio, racconta miracoli della dottrina teologica di esso e della conoscenza del greco e latino, e qualcosa dell'ebraico; il che, soggiunge, è molto da considerare, perchè i Luterani fanno più conto delle lingue che d'altra cosa. Monumenta Vaticana CLXXXIV.

56. Florimondo Remond diresse al Vermiglio alcuni capitoli groteschi (Histoire de la naissance de l'hérésie, Parigi 1610, libro III, c. 5) ove, tra altro, dice che a Basilea e a Zurigo egli era tenuto per un mascherato agente del papa.

57. Manoscritto del 3 luglio 1555.

58. Fu questa lettera tradotta in latino dal Duno di Locarno, com'anche quella Del fuggire nella persecuzione, ove dissipava i dubbj di coloro che si faceano scrupolo del fuggire dal luogo ove Dio gli avea collocati. Sono inserite nei Loci Communes.

59. Toccammo nel vol. I, p. 409 e nota 25, delle affinità dogmatiche non solo, ma anche rituali della Chiesa Anglicana colla nostra. Qui basti accennare come il dottor Pusey, nell'immutabile suo Eirenikon che leva adesso tanto rumore, professa che, «fondandosi sulla base delle parole di Gesù Cristo, Questo è il mio corpo, questo è il mio sangue della nuova alleanza; chiunque mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna, la Chiesa anglicana crede che il corpo e il sangue di Gesù Cristo, creatore e redentore del mondo, Dio e uomo, indivisibilmente unito in una sola persona, sono dati, presi, mangiati, ricevuti dai fedeli nella Cena, sotto la forma visibile del pane e del vino, che per questa ragione chiamasi la comunione al corpo e al sangue di Cristo: essa crede che l'eucaristia non è il segno d'un corpo assente, e che i partecipanti ricevono, non una semplice figura, un'ombra, un segno del corpo di Cristo, ma proprio la realtà».

Il rev. Giorgio Bowier, in un discorso tenuto a Birmingam il 1866 alla riunione delle congregazioni cattoliche, mostrò come la sapientissima Inghilterra che imputa d'ignoranza Roma, avesse preso da questa e il calendario riformato, e le leggi intorno al matrimonio, copiando tutte le providenze stabilite dal Concilio di Trento per certificare le nozze.

60. Un costui discorso ai sollevati del Devonshire trovasi nella biblioteca del Corpus Christi College a Cambridge, colla nota, Hic sermo prius descriptus latine a Petro Martyre.

61. Fra altri: Diatribe de hominis justificatione, edita Oxoniæ in Anglia, anno 1550, adversus P. M. Vermelium, olim cartusianum in Italia, nunc apostatam in Anglia, acerrimum improborum dogmatum assertorem, sed imperitum et impudentem cum primis, per Ricardum Smythæum anglum. Lovanii 1550.

62. Nella casa del Capitolo della Chiesa del Cristo trovasi in varj scritti menzionato il Vergerio, e in uno si dice: Petrus Martyr Vermilius florentinus, magnus ille et re et nomine theologus, secundus post mortem Haynesii in hac 1 præbenda præbendarius, 1551, et regis Eduardi VI, 4; januarii 20. Cum aliquandiu publicæ theologiæ lectioni, ut cum summo Protestantium applausu, ita non sine summa pontificiorum indignatone incubuisset, dedit Eduardus VI hanc præbendam, ut susceptum munus majori cum alacritate obiret.

63. Ep. Zanchii, 13 luglio 1561.

64. At noster Martyr, tum primum loqui exorsus italico sermone ut a regina intelligi posset, rem totam ab oro usque ad mala explicavit, et vel invitos ad rem ipsam descendere coegit. Ep. ad Calvinum, 159.

65. 12 settembre. Loci communes, pag. 1137. Il cardinale Commendone scriveva al Borromeo: «Frà Martire ha di continuo adito aperto alla Regina, e sebbene non dubiti della buona mente di S. M., temo nondimeno ciò portare gran pregiudizio alla causa, sgomentando li Cattolici, e dando ardire agli eretici».

66. I Riformati apponeano ai Luterani che il corpo di Cristo non può trovarsi nell'eucaristia, poichè esso siede alla destra di Dio padre. Lutero e i suoi, per eluder l'objezione, dissero che il Redentore è presente dapertutto anche come uomo: opinione che poi venne sostenuta da Giovanni Brenz, e accettata nel simbolo luterano, nel libro della Concordia. L'opinione di questi Ubiquitarj legavasi con quella degli antichi Eutichiani, che diceano l'umanità, come la divinità di Cristo, trovarsi dapertutto, sin nell'inferno. La maggior parte dei Luterani sono ubiquitarj. Vedi Johan Brenz, nach gedruckten und ungedrukten Quellen, von J. Hartmann und K. Jager, 1841.

67. Locorum Communium Theologicorum; Tomi tres, Basilea 1580, 81, 83.

Ecco le Opere principali di Pietro Martire, oltre i commenti a molti libri sacri:

Una semplice dichiaratione sopra gli XII articoli della fede cristiana. Nella inclita città di Basilea, l'anno 1544. Tradotto in latino col titolo Symboli expositio.

Defensio doctrinæ veteris et aposlolicæ de s. Eucharistia. Zurigo 1551.

Dialogus de utraque in Christo natura, 1561.

Tractatio de sacramento Eucharistiæ, habita in celeberrima universitate Oxoniensi. Londra 1540, ristampata più volte.

De votis monasticis et cœlibatu sacerdotum.

Defensio sui contro R. Smithei duos libellos de cœlibatu sacerdotum, 1559.

Aristotelis etnicæ cum illis in sacra scriptura collatæ, 1555.

In librum Samuelis comment. Zurigo 1564.

In librum Judicum comment. Zurigo 1565.

Preces ex salmis Davidis desumptæ.

An Deus sit causa et author peccati.

An missa sit sacrificium.

Oratio de utilitate et dignitate sacri ministerii.

Oratio de morte et resurrectione Christi.

Adhortatio ad cænam Domini mysticam.

Epistolæ duæ ad ecclesias polonicas, J. C. evangelium amplexas, de negotio stancariano, et mediatore Dei et hominum J. C., an hic secundum humanam naturam dumtaxat, an secundum utramque mediator sit. Zurigo 1561.

Loci communes sacrarum literarum. Zurigo 1563: poi a Ginevra 1626, con premessa l'orazione funebre del Simler.

Precum ex psalmis libellus; postumo, come i seguenti.

De libero arbitrio. De prædestinatione. Zurigo 1587.

Epitome defensionis adversus Stephanum Gardinerum.

Confessio de cœna Domini exhibita senatui argentoratensi.

Sententia de præsentia corporis Christi in Eucharistia, proposita in colloquio Passiaco.

Epistolæ de causa Eucharistiæ, ad virum quemdam magni nominis.

Epistole partim theologicæ, partim familiares.

La biblioteca di Ginevra serba varj trattati di Pietro Martire, fra altri: «On demande si nous qui faisons profession de la religion reformée, avons bien fait de nous séparer de l'église romaine». Molte di queste opere furon tradotte in inglese ed in altre lingue.

68. Il Vergerio scriveva al duca Alberto il 12 dicembre 1562: Diem obiit suum D. Petrus Martyr italus, propter evangelium exul, vir doctissimus: vix fuit similis. Teodoro Beza gli fece quest'epitafio:

Tuscia me pepulit; Germania et Anglia fovit,
Martyr, quem extinctum nunc tegit Helvetia.
Dicere quæ si vera volent, re et nomine, dicent:
Hic fidus Christi, credite, Martyr erat.
Utque istæ taceant, satis hoc tua scripta loquuntur:
Plus satis hoc Italis exprobrat exilium.

69. Il dottor C. Schmidt, professore di teologia a Strasburgo, nella raccolta delle Vite e opere scelte dei padri e fondatori della Chiesa riformata, stampò quelle di Pietro Martire (Elberfeld 1858), e nella prefazione dice che esso è una delle più segnalate personalità del tempo della Riforma, avendo esteso la sua attività all'Italia, a Strasburgo, all'Inghilterra, a Zurigo, alla Francia, fin alla Polonia; e pochi aver operato tanto per la fondazione e il consolidamento della Chiesa riformata. Si valse di molte sue lettere, parte stampate, parte giacenti a Gota, a Zofingen, a Ginevra, e principalmente nella raccolta dr Simler a Zurigo.

70. A pag. 404 del vol. I portammo le congratulazioni, che di ciò gli faceva il Flaminio.

71. Giovanni Fabrizio da Coira scriveva al Bullinger il 21 marzo 1558, raccomandandogli caldamente il marchese: Rem aggressus est valde difficilem, et cujus simile exemplum apud nostros non extat, ut is scilicet in civem recipiatur, qui alibi quam apud nostros subsistere cogitur. Wen er sich hätte wöllen in Pündten (Bunden, Le tre leghe) niederlassen, väre es besser darzu z' reden. Altre lettere portano raccomandazioni per esso, e il suo viaggio in Valtellina, poi in Illiricum, ubi censet se uxorem suam inventurum.

72. Esiste il processo verbale di ciò nel Registre tenu par M. Jean Pirrault: compagnie des pasteurs à Génève.

73. Epitaffio del Caracciolo: