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Mezzo secolo di patriotismo: Saggi storici

Chapter 3: INDICE.
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About This Book

The volume gathers historical essays that trace roughly fifty years of patriotic and political change, examining administrative reforms under Napoleonic rule, the collapse of that order, high-profile public trials and the repression that followed, and popular insurrections and urban uprisings during the revolutionary decade. It profiles key personalities, debates between moderates and radicals, secret societies, exile and legal processes, and the social forces shaping action. Throughout, the writer reflects on memory, forgiveness, and the duty to transmit past civic fervor to younger generations.

AL NOBILE CARLO D'ADDA SENATORE DEL REGNO.

Caro amico,

A te, che mi precedi negli anni, nell'autorità e nel sapere, dirigo questo mio volume, che vorrebbe richiamare i vecchi alle vigorose emozioni della loro giovinezza e radicare nei giovani il rispetto per le antiche operosità e pei patriotismi antichi.

Apparteniamo entrambi ad un'epoca, in cui la foga del vivere consuma e getta molto pasto all'oblìo. Auguriamoci che non consumi almeno più di quanto produce, e che dall'oblìo si salvi, dov'è possibile, il bene. Dimentichiamo pure il male, o piuttosto perdoniamolo. Il perdono è più virile dell'oblìo.

M'è accaduto più volte, scrivendo questo volume, di pensare alle rapide evoluzioni che possono compiere, sotto la pressura degli interessi, le amicizie politiche.

Noi siamo stati per mezzo secolo accaniti avversari di un Impero, al quale ci legano ora vincoli d'alleanza, che credo leali e che spero durevoli.

Ciò non mi ha impedito di evocare, come le abbiamo sentite, le impressioni di quel cinquantennio e di tradurle col linguaggio e colla logica di quegli anni. La storia, a parer mio, non si può scrivere che così. Giacchè i fatti perderebbero la metà dei loro veri e dei loro insegnamenti, se si volessero costringere alle stesse metamorfosi che possono subire, e sono libere di subire, le idee. Il rispetto per gli uni non turba l'adesione alle altre. Molto più che fra popoli intelligenti nessuna lotta politica dura mai oltre la scomparsa della causa giusta che la rendeva necessaria. E gli Italiani sono un popolo intelligente. Sanno lottare al bisogno; ma lottano, secondo i consigli del Vangelo, perchè il peccatore si converta, non perchè muoja.

In questi pensieri e in questi desiderj so di averti compagno; e ciò mi lascia sperare che se il mio povero libro avrà censori severi, non gli mancherà l'indulgenza del tuo giudizio. In ogni caso, lo scriverlo e lo stamparlo non mi sarà stato inutile; poichè mi avrà permesso di esprimerti pubblicamente, malgrado la tua fiera modestia, il molto bene che penso di te.

Sondrio, 8 marzo 1886.

Tuo aff.

R. Bonfadini.

INDICE.

I.

Francesco Melzi e il periodo italiano.
(pag. 1 a 56).

L'unità e la trinità del periodo. — Il Primo Console a Milano. — Le nuove idee. — I nuovi ordinamenti. — Il Comitato di Governo. — G. Battista Sommariva. — Corrotti e corruttori. — Carlo Porta e Francesco Melzi. — La Consulta di Lione. — Un'assemblea parlamentare operosa. — L'apogeo di Bonaparte. — Melzi e Talleyrand a Lione. — Una seduta solenne. — La Repubblica Italiana. — Gli antecedenti di Francesco Melzi. — Il contino a Parigi. — L'ingresso del Vice-Presidente. — Il governo di Melzi. — La lotta contro l'intrigo. — I generali francesi. — Alto sentire ed alto linguaggio. — L'Impero. — Eugenio Beauharnais. — Napoleone a Milano. — I delirj del dispotismo. — I consigli del duca di Lodi. — Un vero uomo di Stato.

II.

Giuseppe Prina e la fine dell'epoca Napoleonica.
(pag. 57 a 128).

Il metodo e la fatalità nella storia. — Il primo Regno d'Italia. — Splendori e violenze. — Le previdenze di Melzi. — Lo scroscio. — Il duca di Lodi e il principe Eugenio. — I partiti politici a Milano nel 1814. — Gli austriaci, i conservatori, gli italici. — Federico Confalonieri e l'avvocato Traversi. — Il programma del duca di Lodi. — Il conte Diego Guicciardi. — Le rimembranze austriache a Milano. — Il Guicciardi in Senato. — La seduta del 17 aprile. — La protesta dell'aristocrazia milanese. — Nel cortile del Senato. — Il conte Carlo Verri e i prodromi della rivoluzione. — La fine del Senato. — La piazza di S. Fedele e la casa del Prina. — Pellegrino Rossi ed Alessandro Manzoni. — L'eccidio del 20 aprile. — Giuseppe Prina e le sue qualità. — La plebe e l'aristocrazia. — Il generale Pino. — La condotta leale di Eugenio Beauharnais. — Un episodio ignoto e un documento inedito. — L'istinto della situazione. — I tumulti e le rivoluzioni.

III.

Confalonieri e i processi politici.
(pag. 129 a 196).

I rapporti fra l'individuo e la società. — Le pressioni dell'ambiente. — Un'epoca di repressione e di transizione. — Milano e l'Austria dopo la restaurazione. — Il quieto vivere. — Ancora il Manzoni. — Le società segrete e le polizie dei governi. — I delatori e le vittime. — La Prineide. — La cospirazione del 1821 e il conte Federico Confalonieri. — Una sfinge. — I Confalonieri dei secoli scorsi. — Le prime mosse del conte Federico. — Teresa Casati Confalonieri. — Il Confalonieri ed Eugenio Beauharnais. — Alle prese colla diplomazia europea. — L'imperatore Francesco d'Austria. — Il programma italiano di Federico Confalonieri. — Ugo Foscolo. — I viaggi e le iniziative. — Il Conciliatore e il conte Luigi Porro. — Illustri stranieri a Milano. — Il processo dei Federati. — Il principe Della Cisterna. — Giorgio Pallavicino e Gaetano Castillia. — Il barone Salvotti e la Commissione inquirente. — Il maresciallo Bubna. — Audace contegno del Gonfalonieri. — Suo arresto. — Un processo iniquo. — La fermezza di un imputato. — I Confalonieri a Vienna. — L'Imperatore e l'Imperatrice. — La grazia e la berlina. — Il colloquio col principe di Metternich. — Un uomo di Stato e un delegato di pubblica sicurezza. — I prigionieri dello Spielberg. — Le Memorie autografe di Federico Confalonieri. — La religione e l'amnistia. — Il Confalonieri in America. — A Parigi e a Vichy. — Ritorno di Confalonieri a Milano. — La generazione del 1821. — I funerali del conte.

IV.

Il quarantotto e le cinque giornate.

1.

LA PREPARAZIONE.
(pag. 197 a 257).

L'Europa del 1886. — Due caffè distrutti dal rinnovamento edilizio. — Il caffè della Peppina. — Gli adepti della Giovane Italia. — Giuseppe Mazzini. — La sua influenza, i suoi difetti, le sue virtù. — Il caffè della Cecchina. — L'aristocrazia liberale. — I profughi milanesi. — Cesare Correnti. — Carlo Cattaneo. — Il federalismo riformatore e la rivoluzione unitaria. — La metamorfosi di Carlo Cattaneo. — Il suo deplorabile opuscolo sull'Insurrezione di Milano. — Carlo Alberto e i profughi del 21. — Un re patriota. — I primi rintocchi della rivoluzione. — Gli scienziati a Milano. — Pellegrino Rossi al Conclave. — L'elezione del nuovo Pontefice. — La lama di coltello e la bottiglia di Champagne. — Le riforme e la popolarità di Pio IX. — Metternich e Radetzki. — Una città in entusiasmo. — Le dimostrazioni. — Gli scritti rivoluzionarj. — Il Comitato. — Gli studenti liceali. — I giovani d'oggi. — Il cardinale Gaisruck. — Il conte Bolza. — L'arcivescovo Romilli e il suo ingresso. — Le irritazioni dell'autorità militare. — La politica del principe di Metternich. — G. B. Nazzari e la Congregazione Centrale. — Il conte di Ficquelmont e Fanny Elssler. — L'astensione dal tabacco. — Le prime provocazioni e il conte di Neipperg. — La sera del 3 gennaio 1848. — L'assassinio per le vie. — Il conte Gabrio Casati al palazzo Marino. — Monsignore Opizzoni e il conte Vitaliano Borromeo. — Il partito conservatore e l'alta burocrazia. — Il Procuratore camerale Enrico Guicciardi. — Lo stato d'assedio. — L'inspirazione di una donna.

2.

LA RIVOLUZIONE.
(pag. 259 a 332).

I tre stadj di un movimento. — La preparazione materiale. — Carlo Alberto e Nino Bixio. — Il conte di Castagneto. — Carlo D'Adda a Torino. — La storia di un biglietto. — I preparativi a Milano. — La concordia degli animi. — Giuseppe Sandrini. — Le autorità governative dopo la rivoluzione di Vienna. — In casa di Cattaneo. — La politica del Municipio. — Il 18 marzo 1848. — Il primo sangue e il primo proclama. — Angelo Fava e Carlo Cattaneo. — La prima barricata. — Il sistema finanziario dell'epoca. — Uno per tutti e tutti per ciascuno. — Le campane a stormo. — La questione diplomatica. — Il conte Francesco Arese. — Enrico Martini ed Alessandro Manzoni. — La dichiarazione di guerra. — Gl'inviati milanesi nel Consiglio dei Ministri. — La questione politica e il programma municipale. — Le idee giuste e le idee ingiuste di Carlo Cattaneo. — Il Governo Provvisorio e il Comitato di Guerra. — La questione strategica. — Il discentramento e Luigi Torelli. — Ogni giornata ha il suo carattere. — Luciano Manara. — I combattenti borghesi. — Le sorprese e le incertezze del maresciallo Radetzki. — Le trattative per l'armistizio. — Il barone d'Ettinghausen e il conte Marco Greppi. — Una risposta di Vitaliano Borromeo. — L'opinione del ministro della guerra sull'armistizio. — La seconda trattativa. — Giuseppe Durini, Achille Mauri e Carlo Cattaneo. — L'opinione dei combattenti. — I no della storia. — Ciò che è vero e ciò che è giusto nella questione dell'armistizio. — Le cause della ritirata dell'esercito austriaco. — Orgogli e delusioni.

V.

Il decennio di resistenza.
(pag. 333 a 410).

Le tristezze del 1849. — I pensieri di Milano. — La resistenza. — Gli emigrati. — Il partito albertista. — Cesare Giulini ed Emilio Dandolo. — Carlo Tenca e il Crepuscolo. — Il partito d'azione. — Attilio De-Luigi e Carlo De-Cristoforis. Emilio Visconti-Venosta. — Nobili, borghesi, popolani. — Il vuoto intorno ai nemici. — I duelli. — Annetta Olivari e le bastonature. — Il Comitato Centrale repubblicano. — Il prestito di Mazzini. — La morte del Vandoni. — Il colpo di Stato in Francia. — Il Piemonte risorge. — I Comitati provinciali lombardi. — Antonio Lazzati a Mantova. — Morte eroica di Giuseppe Pezzotti. — Il processo di Mantova. — Antonio Lazzati e Luigi Castellazzo. — L'Impero in Francia e il conte di Cavour. — La decadenza del partito repubblicano. — Il 6 febbraio 1853. — Illusioni e trepidazioni. — I consigli della ragione. — I capi ed i gregarj. — Gli effetti del 6 febbraio. — L'indirizzo all'imperatore d'Austria. — La ricomposizione dei partiti. — Prevalenza della politica moderata in Milano. — La fine dell'influenza mazziniana. — La reazione militare. — Il Congresso di Parigi e la mutazione della politica austriaca in Lombardia. — L'Imperatore a Milano. — Il conte Archinto e Cesare Cantù. — I conservatori milanesi e il loro programma. — L'arciduca Massimiliano e i suoi consiglieri. — Il duca Lodovico Melzi. — Programmi e illusioni dell'arciduca. — Le inquietudini del conte di Cavour. — Il barone di Burger e il maresciallo Giulay. — La nascita dell'arciduca Rodolfo. — Massimiliano a Vienna. — I consigli del duca Melzi. — Le incertezze della situazione. — La virtù nazionale. — La morte del maresciallo Radetzki. — I funerali di Emilio Dandolo. — Gli entusiasmi cittadini. — Il coro della Norma. — L'emigrazione militare in Piemonte. — L'ingresso di Vittorio Emanuele e di Napoleone III chiude la storia municipale lombarda. — La nuova Italia e la morale dell'opera.