NOTE:
1. Gino Capponi, Storia della Repubblica di Firenze, vol. II, pag. 368. Firenze. Barbèra, 1875.
2. Ora sono sei, e l'edizione restò poi interrotta.
3. Prego il lettore di notar bene, che quando io riporto testualmente un brano d'autore o di documento qualunque, pongo le virgolette ad ogni verso; quando invece ne do un sunto assai simile all'originale, pongo le virgolette solo in principio ed in fine del brano.
4. Firenze, Successori Le Monnier, 1876.
5. Il primo volume venne in luce nel 1877 (Firenze, Successori Le Monnier); il secondo dovette poi esser diviso in due, che furono pubblicati nel 1881 e 1882.
6. Più tardi questa ricca biblioteca si cominciò a vendere ed una parte dei codici fu acquistata dal Museo Britannico. Nel giugno del 1910 tutto il rimanente della collezione fu messo all'asta, e qualche volume fu acquistato anche dall'Italia.
7. Villari, Storia di Girolamo Savonarola: Firenze, Successori Le Monnier, 1887, vol. I, pag. 287-8.
8. Paradiso, XVI, 66-68. Vedi anche tutti i versi 42-72.
9. Lettere familiari, lib. XI, lett. 16, ediz. Fracassetti.
10. Guicciardini, Opere inedite, pubblicate per cura dei conti Piero e Luigi Guicciardini, in Firenze, dal 1857 al 1866, in dieci volumi. Vedi nel vol. I (Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli) la Considerazione sul cap. XII dei Discorsi. Il Guicciardini, in questo luogo, chiama regno ciò che noi diciamo monarchia, e monarchia l'unione di più Comuni in una repubblica.
11. Opere inedite, vol. II, Storia di Firenze, pag. 8-9.
12. Questo argomento l'ho esaminato a lungo in un articolo (La Repubblica fiorentina al tempo di Dante Alighieri), pubblicato nella Nuova Antologia di Firenze, vol. XI, luglio 1869, pag. 443 e segg.; ripubblicato nel mio libro: I primi due secoli della storia di Firenze.
13. Novella XC, ediz. Le Monnier: Firenze, 1860-61.
14. Machiavelli, Storie, vol. II, lib. V, pag. 11. Per le opere di questo scrittore citiamo generalmente l'edizione colla data d'Italia, 1813.
15. Id., op. cit., lib. VII, pag. 184.
16. Burckhardt, Die Cultur der Renaissance in Italien: Basel, 1860. Di quest'opera importantissima fu fatta una seconda edizione (Berlin, 1878) con modificazioni ed aggiunte; ne è stata pubblicata anche un'assai fedele traduzione italiana in due volumi, dal prof. Valbusa, con alcune aggiunte e correzioni fatte dall'autore: La civiltà del secolo del rinascimento in Italia, ec.: Firenze, Sansoni, 1876. L'opera continuò e continua a ristamparsi in Germania.
17. Il Machiavelli dice invece: Mors acerba, fama perpetua, stabit vetus memoria facti. Storie, vol. II, lib. VII, pag. 203. La confessione dell'Olgiati trovasi nel Corio. Vedi anche Rosmini, Storia di Milano, vol. III, pag. 23; Gregorovius, Geschichte der Stadt Rom (zweite Auflage), vol. VII, pag. 241 e seg.; Cola Montano, Studî storici di Gerolamo Lorenzi: Milano, 1875.
18. Machiavelli, Storie, vol. I, lib. III, pag. 193.
19. Così affermano il Cavalcanti ed il Machiavelli, ai quali si attiene il marchese Gino Capponi, sebbene il Berti dell'Archivio fiorentino ed altri, appoggiandosi ad alcuni documenti dell'Archivio stesso, abbiano sostenuto che Giovanni de' Medici non fu favorevole alla legge. Questa, secondo il Machiavelli, fu poi anche da Cosimo, sempre per ottenere il favore del popolo, richiamata in vigore nel 1458. Io ho discusso a lungo la questione nell'Arch. Stor. It., Serie V, vol. I, pag. 185, e non ripeterò ora quello che ivi ho scritto. Aggiungerò solo che, nella prima pagina dei Ricordi di Matteo Palmieri (assai affezionato ai Medici), i quali trovatisi nell'Archivio fiorentino, si parla della istituzione del Catasto nel 1427, ed a carte 52 retro, se ne riparla, ricordando che il dì 11 gennaio 1457 (1458 s. n.) fu rimesso in vigore. Il Palmieri non dice nulla della parte presa dai Medici in favore della legge; ma egli, mediceo dichiarato, al pari del Machiavelli afferma che prima di essa non «mai si poson le gravezze secondo stima vera di sostanze,» e così coloro che ne avevano l'incarico, «aveano a porre, secondo loro discretione, a chi pareva loro, quella prestanza volevano.» Ci sembra che se davvero Cosimo fosse stato, come alcuni vogliono, contrario alla legge, il Palmieri non l'avrebbe così apertamente lodata.
20. Guicciardini, Storia di Firenze, pag. 6.
21. Voleva con ciò dire, che, per esser cittadini da bene, bastava avere il panno per farsi il lucco necessario a sedere negli ufficî.
22. Il Machiavelli, che nelle sue Storie fiorentine cerca spesso di scusare i Medici, attribuisce il fatto solo al gonfaloniere Bartolommeo Orlandini. Il Guicciardini, invece, che nella sua Storia fiorentina è giudice assai più imparziale dei Medici, attribuisce tutto a Cosimo.
23. Machiavelli, Storie, vol. II, pag. 148-52.
24. Vedi gli storici fiorentini del tempo, e le Cronache volterrane pubblicate dal Tabarrini nell'Archivio Stor. It., App., vol. III, pag. 317 e seg. Alla opinione generalmente accolta, e seguita anche da G. Capponi, si è recentemente opposto L. Frati (Il Sacco di Volterra nel 1472, ecc. nella Scelta di Curiosità letterarie: Bologna, Romagnoli, 1886). Non mi sembra però che sia riuscito a scagionare Lorenzo dall'accusa che i contemporanei gli fecero. Se il suo nome non si trova nel contratto degli appaltatori delle miniere, bisogna ricordarsi che l'accusa fatta a Lorenzo, era, come dice lo stesso Frati, di essere sottomano interessato nell'appalto.
25. Diari di Alamanno Rinuccini, pubblicati dall'Aiazzi: Firenze, 1840, pag. CX-XII. Nell'Archivio Stor. It., vol. I, pag. 315 e seg., si trovano pubblicate ed illustrate dal marchese G. Capponi le due Provvisioni, che istituirono il Consiglio dei Settanta.
26. Storia Fiorentina, cap. IX, pag. 91.
27. Il Romanin (Storia documentata di Venezia, vol. IV, lib. X, cap. 3) riporta, cavandola dal Sanuto, tutta questa relazione, di cui noi abbiamo dato un breve sunto.
28. Romanin, Op. cit., vol. IV, pag. 108.
29. Parole della sentenza nel Romanin.
30. Diari di Marin Sanuto, e Cronaca del Dolfin. Vedi i brani riportati dal Romanin, vol. IV, pag. 286 e seg.
31. Sotto il suo ritratto, nella Sala del Maggior Consiglio, fu messa questa iscrizione:
Post mare perdomitum, post urbes Marte subactas,
Florentem patriam longaevus pace reliqui.
32. La lettera trovasi negli Annali del Malipiero, ed è riportata anche dal Romanin, vol. IV, pag. 335-36.
33. Vedi il Viaggio di frate Pietro da Casola, milanese, pubblicato da G. Porro: Milano, Ripamonti, 1855. Il Romanin, vol. IV, pag. 494-95, ne riporta qualche brano.
34. Guicciardini, Storia fiorentina, pag. 70.
35. Per la storia di Roma, oltre le opere più antiche, vedi Gregorovius, Geschichte der Stadt Rom, vol. VII, e Reumont, Geschichte der Stadt Rom, vol. III, parte I e II. Recentemente il Dr. Pastor pubblicò la sua Geschichte der Päpste, ecc. (Freiburg i. B. 1891), che è stata già tradotta in francese ed in italiano, ed è un'opera di molto valore, scritta però con tendenza esclusivamente cattolica. Anche il Creighton, History of the Papacy (London, 1882-87), merita d'esser consultato.
36. Vedi il Codice Aragonese, pubblicato dal prof. F. Trinchera, già sopraintendente degli Archivi Napoletani, in tre volumi: Napoli, 1866-74.
37. Considerazioni sul libro del Principe, premesse dal prof. A. Zambelli al volume che contiene il Principe e i Discorsi di N. Machiavelli: Firenze, Le Monnier, 1857. Le osservazioni, a questo proposito fatte dal prof. Zambelli, vennero poi da moltissimi altri ripetute.
38. Per ciò che s'attiene al Petrarca come erudito, bisogna valersi principalmente delle sue lettere, pubblicate con pregevoli note dal Fracassetti: — Epistolae de rebus familiaribus et variae: Florentiae, typis Felicis Le Monnier, 1859-63, tre vol.; — Lettere Familiari e Varie (traduz. con note), cinque vol.: Firenze, Le Monnier, 1863-64; — Lettere Senili (traduzione con note), due vol.: Firenze, Successori Le Monnier, 1869-70. Oltre di ciò assai importanti sono le considerazioni che fa sul Petrarca Giorgio Voigt nella sua opera Die Wiederbelebung des classischen Alterthums, oder das erste Jahrhundert des Humanismus: Berlin, Reimer, 1859. Quest'opera (di cui una seconda edizione assai ampliata, in due vol., fu pubblicata nel 1888, e una traduzione italiana ne fu poi fatta dal professor Valbusa) e quella, molte volte pubblicata, tradotta anch'essa dal Valbusa, del Burckhardt, Die Cultur der Renaissance in Italien, sono della massima importanza per la storia dell'erudizione italiana. Meritano ancora di esser menzionate: A. Mézières, Pétrarque, Étude d'après des nouveaux documents: Paris, Didier, 1868, e Ludwig Geiger, Petrarca: Leipzig, Duncker und Humblot, 1874. Il prof. Mézières si vale molto delle lettere pubblicate dal Fracassetti, ma poco o punto dei pregevoli lavori del Voigt e del Burckhardt; l'opera del Geiger è invece una chiara sintesi di tutto ciò che fu scritto prima di lui, e venne pubblicata in occasione del Centenario celebrato in Arquà il 18 luglio 1874. Il De Sanctis, nel suo Saggio critico sul Petrarca (Napoli, 1869), si occupò del poeta italiano e non dell'erudito. Vedansi anche: Koerting, Petrarca's Leben und Werke (Leipzig, 1887); Bartoli, Storia della Letteratura Italiana, vol. VII (1884); Gaspary, Geschichte der Ital. Literatur, vol. I (1885); De Nolhac, Pétrarque et l'Humanisme: Paris, 1892.
39. Parad., XVII, 61-3; 68-9.
40. È noto che il Petrarca credette d'aver posseduto il libro De Gloria di Cicerone, e d'averlo poi perduto, imprestandolo al suo maestro, che per miseria lo avrebbe venduto, il che egli deplorò per tutta la vita. Il Voigt (Wiederbelebung, ecc., 1ª ediz., pag. 25-7) esprime il dubbio, che il Petrarca siasi ingannato. Il volume imprestato conteneva molti trattati; è possibile, quindi, dice il Voigt, che il titolo De Gloria fosse dato, come pur facevano i copisti, ad uno o più capitoli d'altra opera, per esempio delle Tusculane. Questa ipotesi del dotto scrittore si fonda sull'osservazione, che il Petrarca imprestò il suo codice in età assai giovane, quando conosceva pochissimo Cicerone, e che più tardi non fu mai in grado di dir niente di particolare su quell'opera: se fosse stata veramente posseduta dal Petrarca, conclude il Voigt, non era facile che egli non ne ricordasse nulla, e che, anche smarrita, andasse perduta per sempre. V. pure De Nolhac, Pétrarque et l'Humanisme, chap. IV, pag. 216-223.
41. Lettere Familiari, ediz. italiana. Vedi la nota alla lettera 5 del libro XI. Il Petrarca ricevette l'invito il dì 6 aprile 1351.
42. «Et ita cum quibusdam fui, ut ipsi quodammodo mecum essent,» dice egli stesso nella Lettera ad Posteros, nelle Fam. et Variae, edizione latina, vol. I, pag. 3.
43. Lettere Senili, lib. XVI, ep. 7, vol. II, pag. 505-07.
44. Opere, vol. I, proemio alle Storie, pag. CLV.
45. Epistola ad Posteros, in principio delle Familiares.
46. Lettere Familiari, lib. V, ep. 4.
47. Lettere Familiari, lib. V, ep. 5.
48. Lettere Familiari, lib. V, ep. 4.
49. Lettere Familiari, lib. V, ep. 3. Il Fracassetti dà a questa lettera la data del 23 novembre 1343.
50. Lettere Familiari, lib. VIII, ep. 1.
51. Il professore Mézières, nel cap. IV del suo libro sul Petrarca, racconta come il poeta cominciò nel 1330 ad amar Laura, che già nel 1325 aveva sposato Ugo De Sade, e morì nel 1348, lasciandogli più figli. Nel 1331 la passione del Petrarca era, secondo il Mézières, fortissima, e tale continuò fin dopo la morte di Laura. Il biografo francese poi, costretto a notare che il Petrarca, canonico di Lombez e arcidiacono di Parma, non si contentò di questo amore, ma nello stesso tempo amava altra donna, da cui ebbe nel 1337 un figlio, nel 1343 una figlia, osserva: «Ce n'est pas une des particularités les moins curieuses de son amour pour Laure, qu'au moment où il éprouvait pour elle une passion si vive, il fût capable de chercher ailleurs ces plaisirs des sens qu'elle lui refusait obstinément. C'est une histoire analogue à celle d'un grand écrivain de notre siècle, qui, au sortir du salon d'une femme célèbre, qu'il était réduit, malgré lui, à aimer platoniquement, se dedommageait dans des amours plus faciles des privations qu'il subissait auprès de sa maîtresse.» (Pag. 153). Ma sono queste particularités curieuses quelle che fanno giudicare gli uomini: ed il prof. Mézières, che voleva dimostrare la serietà e profondità della passione del Petrarca e del carattere di lui in ogni cosa, avrebbe forse fatto meglio a non alludere qui allo Chateaubriand, che di leggerezze e contradizioni n'ebbe non poche.
52. Lettere Senili, lib. XVI, ep. 1. Vedi anche Lettere Familiari, lib. V, ep. 3; lib. VII, ep. 13; lib. XIII, ep. 6; Epist. ad Posteros; e nell'edizione italiana delle Lettere Familiari, le due note alle lettere 1 e 12 del libro VIII.
53. Epistolae de rebus famil. et variae, vol. III, ep. 48, pag. 422-32. Questa epistola è indirizzata a Cola di Rienzo ed al popolo romano.
54. Lettere Familiari, lib. VII, ep. 13. Il Fracassetti ritiene che questa lettera sia stata scritta nel 1348.
55. Lettere Familiari, lib. VIII, ep. 1.
56. Lettere Familiari, lib. XIII, ep. 6.
57. Lettere Familiari, lib. XI, ep. 16.
58. Epistolae de rebus famil. et variae, vol. III, ep. 48, pag. 422-32.
59. Lettere Familiari, lib. XII, ep. 1, 24 febbraio 1350.
60. Epist. de rebus famil. et variae, lib. III, 7: «Monarchiam esse optimam relegendis, reparandisque viribus Italis, quas longus bellorum civilium sparsit furor. Haec ut ego novi, fateorque regiam manum nostris moribus necessariam,» etc. Fu scritta nel 1339, secondo il Fracassetti. Vedi la sua nota nell'edizione italiana.
61. Per la storia degli eruditi sono una fonte assai importante le Vite di uomini illustri del secolo XV, scritte da Vespasiano da Bisticci, pubblicate la prima volta dal Mai, poi dal prof. Adolfo Bartoli (Firenze, Barbèra, 1859). Ora n'è uscita, a cura di L. Frati, una nuova edizione, anche più compiuta, di cui il primo volume fu pubblicato nella Collezione dei Testi di lingua a Bologna sin dal 1892. Questo autore pregevole per le molte e sicure notizie che dà, vuole essere esaminato con giudizio, a cagione della sua eccessiva ingenuità, e mancanza di critica. Le sue lodi sono spesso sconfinate; poco c'è da fidarsi delle sue cifre, e generalmente non si occupa di date. La Storia della Letteratura italiana del Tiraboschi contiene una mèsse preziosa di fatti intorno agli eruditi. Il Voigt ed il Burckhardt, più volte citati, meritano d'essere a preferenza studiati. L'opera del Nisard, Les gladiateurs de la république des lettres aux XVme, XVIme et XVIIme siècles (Paris, Levy, 1810), nonostante il titolo bizzarro, ha notizie ed osservazioni di pregio. Una vasta miscellanea di notizie trovasi nelle Epistolae di Ambrogio Traversari, pubblicate dal Mehus con la biografia dell'autore; e utilissime sono anche, non per critica, ma per esattezza di fatti, le molte biografie scritte da Carlo de' Rosmini. Altri lavori più speciali citeremo dove occorra.
62. A questo proposito moltissime notizie si trovano raccolte nel volume, che il signor Alessandro Wesselofsky pose innanzi al Paradiso degli Alberti. Vedi Il Paradiso degli Alberti, ritrovi e ragionamenti del 1389, romanzo di Giovanni da Prato, a cura di Alessandro Wesselofsky: Bologna, Romagnoli, 1867. Questi ritrovi si facevano ora in casa di Coluccio Salutati, ed ora nel Paradiso, villa di Antonio degli Alberti, fuori della Porta San Niccolò.
63. Comento a una canzone di Francesco Petrarca, per Luigi Marsili: Bologna, Romagnoli, 1863. Il Wesselofsky è stato dei primi a notare che vi fu un periodo di transizione fra i Trecentisti e gli eruditi.
64. Detto anche Lino, Niccoluccio, Niccolino.
65. Il Voigt, pag. 115 (lª ediz.) pose anche Giannozzo Manetti fra coloro che frequentavano queste riunioni, ma fu un errore. Luigi Marsigli nacque verso il 1330, e morì il 21 agosto 1394 (Tiraboschi, vol. V, pag. 171: Firenze, Molini, Laudi e C., 1805-13); il Manetti nacque l'anno 1396 (Tiraboschi, vol. VI, pag. 773), ed appartenne ad una generazione posteriore. L'errore nacque da ciò, che dopo la morte del Marsigli, insegnarono in Santo Spirito Vangelista da Pisa e Girolamo da Napoli, presso i quali studiò il Manetti.
66. Il Voigt è stato il primo che abbia, sotto questo aspetto, richiamato l'attenzione sul Salutati. Una compiuta edizione delle sue epistole è stata recentemente iniziata dall'Istituto Storico Italiano per opera del prof. Novati.
67. Leonardo Aretino scriveva, che se egli sapeva il greco, se aveva approfondito lo studio del latino, lo doveva a Coluccio Salutati: «Nemo unquam parens in unico diligendo filio tam sedulus fuit quam ille in me.» E Coluccio parla di questa amicizia con gran delicatezza d'animo e nobilissimo linguaggio: «Continua et studiosa nobis consuetudo fuit, et cum de cunctis quae componerem iudex esset, et ego suarum rerum versa vice, nos mutuo sicut ferrum ferro acuitur, exacueramus; nec facile dixerim ex hoc dulce et honesto contubernio, uter nostrum plus profecerit. Uterque tamen eruditior evasit, fateri operteat mutuo nos fuisse vicissim discipulus et magister.» Questi due brani di lettere si trovano riportati nella Prefazione (pag. XI) premessa dal Moreni alla Invectiva Lini Colucci Salutati in Antonium Luscum Vincentiuum: Florentiae, 1826. Il Loschi o Lusco, come lo chiama P. Bracciolini, era dotto nel latino e nel diritto civile; fu cancelliere di Gio. Galeazzo; poi segretario a Roma, dai tempi di Gregorio XII fino ai tempi di Niccolò V. Avendo egli detto male di Firenze, Coluccio gli rispose colla sua Invectiva, nella quale si può vedere a quale esagerazione e gonfiezza arrivasse qualche volta lo stile degli eruditi. «Quaenam urbs, non in Italia solum, sed in universo terrarum orbe est moenibus tutior, superbior palatiis, templis ornatior, formosior aedificiis; quae porticu clarior, platea speciosior, viarum amplitudine laetior; quae populo maior, civibus gloriosior, inexhaustior divitiis, cultior agris; quae situ gratior, salubrior coelo, mundior caeno; quae puteis crebrior, aquis suavior?» ec. ec. E con questo stile continua per molte pagine. (Vedi pag. 125 e seg.). Secondo P. Bracciolini (vedi nota a pag. XXVII della Prefazione all'Invectiva) il Salutati aveva una collezione di 800 codici, numero che è veramente straordinario per quei tempi. Della liberalità con cui ne faceva copia a tutti, ecco come parla Leonardo Aretino: «Ut omittam quod pater communis erat omnium, et amator bonorum.... omnes in quibus conspiciebat lumen ingenii, non solum verbis incendebat ad virtutem, verum multo magis cum copiis, tum libris suis iuvabat, quos ille pleno copia cornu non magis usui suo quam ceterorum esse volebat.» (Vedi questo brano nella citata Prefazione, pag. XXVII). I libri del Salutati andarono poi dispersi, essendo stati venduti da' suoi figli (Ibid., pag. XXVII-VIII). Lo Shepherd, nella Vita di Poggio Bracciolini, dà varie notizie sul Salutati, alcune lettere e un elenco delle opere, molte delle quali son sempre inedite nelle biblioteche fiorentine. L'edizione delle Epistolae del Salutati fatta dal Mehus è assai poco corretta. Invece con grandissima cura è condotta quella del prof. Novati recentemente venuta alla luce tra le Fonti dall'Istituto Storico Italiano. V. anche Novati, La giovinezza di Coluccio Salutati: Torino, Loescher, 1888.
68. Dopo di Coluccio Salutati furono successivamente segretarî della Repubblica, Leonardo Bruni, Carlo Marsuppini, Poggio Bracciolini, Benedetto Accolti, Cristoforo Landino, Bartolommeo Scala, Marcello Virgilio Adriani (che fu primo segretario quando il Machiavelli era secondo), Donato Giannotti, ed altri non pochi.
69. Vespasiano nella Vita di Piero dei Pazzi.
70. Vespasiano, nella Vita di N. Niccoli, paragrafo VIII; Poggio Bracciolini nella Prefazione all'Invectiva del Salutati, citata più sopra, pag. XXVII. Altri portano i codici a poco più di 600.
71. Vedi Vespasiano, Vita di N. Niccoli; Mehus, Ambr. Camaldulensis Epist. Praefatio, pag. Xxxi, lxiii, lxxxii; Tiraboschi, vol. VI, pag. 125 e seg., e l'opera del Voigt, già citata. Cosimo de' Medici fece porre i libri in San Marco, l'anno 1444, nella stupenda sala costruita a sue spese dall'architetto Michelozzi, la quale fu restaurata ed ampliata dopo il terremoto seguito l'anno 1453. (P. Marchese, Scritti varii: Firenze, Le Monnier, 1885, pag. 135). Più tardi, cioè dopo la cacciata di Piero de' Medici, seguita nel 1494, i frati di San Marco comprarono i codici della libreria privata dei Medici, che vennero poi ricomprati dal cardinal Giovanni, che fu papa col nome di Leone X, ed alla sua morte il cardinal Giulio dei Medici, anch'egli poi eletto papa col nome di Clemente VII, esecutore della volontà di Leone, li riportò in Firenze, ordinando a Michelangelo la costruzione dell'edifizio, in cui dovevano essere collocati, nel chiostro di San Lorenzo. L'edifizio fu compiuto sotto Cosimo I, dopo la morte di Clemente VII, e così fu fondata la famosa libreria Laurenziana. Secondo il Padre Marchese, avendo Cosimo de' Medici pagato i debiti del Niccoli, ed avendo mescolati in San Marco codici suoi con quelli del morto amico, i figli e nipoti ritennero su di essi un certo diritto; e così quando riacquistarono dai frati i libri che erano stati di proprietà privata dei Medici, ve ne inclusero parecchi anche di quelli del Niccoli. Intorno alla storia di queste collezioni, notizie svariate si trovano in Vespasiano, Vita di N. Niccoli, e Vita di Cosimo de' Medici; Tiraboschi, vol. VI, pag. 128 e segg.; Poggio, Opp.: Basilea, 1538, pag. 270 e seg.; Meiius, Ambr. Camaldulensis Epist. Praefatio, pag. LXIII e seg., LXXVI e seg.; P. Marchese, Scritti varii, pag. 45 e seg. Parecchie notizie con nuovi documenti pubblicai io nella mia Storia di Girolamo Savonarola e de' suoi tempi. Una breve relazione, Della biblioteca Mediceo-Laurenziana di Firenze; Firenze, Tofani, 1872, fu pubblicata dal cav. Ferrucci bibliotecario e dal sig. Anziani vice-bibliotecario, che ne fu l'autore. Ma tutto ciò che risguarda la storia della privata Collezione dei Medici trovasi ampiamente narrato ed illustrato con nuovi ed importanti documenti dal prof. E. Piccolomini nell'Archivio Storico Italiano, tomo XIX, dispense 1, 2 e 3 del 1874, e tomo XX, 4ª dispensa del 1874. Questo medesimo lavoro fu poi stampato a parte col titolo: Intorno alle condizioni ed alle vicende della libreria Medicea privata, Ricerche di E. Piccolomini: Firenze, Cellini e C. 1875.
72. Vespasiano, Vita di P. Strozzi.
73. La deliberazione è del 1472. V. Prezziner, Storia del Pubblico Studio, ecc.: Firenze, 1812, volumi due. Quest'opera non ha però gran valore storico. Altre notizie sullo Studio trovansi sparse negli scritti degli eruditi, e si può consultare anche l'opera intitolata: Historia Academiae Pisanae, auctore Angelo Fabronio: Pisis, 1791-95, in tre volumi. Nel 1881 la R. Deputazione sugli Studi di Storia Patria in Firenze pubblicò gli Statuti dello Studio fiorentino, con un discorso del prof. C. Morelli, e altri documenti a cura del cav. A. Gherardi.
74. Petrarca, Lettere Senili, lib. III, lett. 6; lib. V, lett. 1; lib. VI, lett. 1-2.
75. Leon. Bruni, Rerum suo tempore in Italia gestarum, Commentarius, in Murat., Script., tomo XIX, pag. 920.
76. Tiraboschi, Storia della Letteratura italiana; Gibbon, Decline and Fall, ec.; Voigt, Die Wiederbelebung, ec.
77. Vedi il Voigt, il Gibbon, ed anche la mia Storia di G. Savonarola, vol. I, cap. IV.
78. G. Shepherd, Vita di Poggio Bracciolini, tradotta dall'inglese da T. Tonelli, con note ed aggiunte: Firenze, Ricci, 1825, volumi due. Vedi nel vol. I, pag. 65 e segg., la traduzione della lettera citata.
79. Poggii, Opera, edizione di Basilea, pag. 301-05.
80. L. Aretini, Epist., lib. IV, ep. 5.
81. Tiraboschi, Storia della Letteratura italiana, vol. VI, pag. 118; Rosmini, Vita e disciplina di Guarino, Veronese: Brescia, 1805-06.
82. Vedi Lettera al Niccoli in data 29 ottobre 1420, pubblicata nella traduzione dello Sheperd, vol. I, pag. 111, nota C.
83. Vespasiano, Vita di Poggio Bracciolini, § I.
84. Poggii, Opera, pag. 69.
85. Vedi la lettera nello Shepherd, vol. I, pag. 184-85.
86. «Verum nequaquam mirum videri debet, cum eius mater Arimini dudum in purgandis ventribus et intestinis sorde deluendis quaestum fecerit, maternae artis foetorem redolere. Haesit naribus filii sagacis materni exercitii attrectata putredo et continui stercoris foetens halitus.» Poggii, Opera, pag. 165.
87. «At stercorea corona ornabuntur foetentes crines priapei vati.» Poggii, Opera, pag. 167. Riesce impossibile riferire i più osceni brani delle Invettive di Poggio e delle Satire del Filelfo. Il Nisard (Les Gladiateurs, etc.) si provò a riportarne parecchi nelle appendici alle Vite del Filelfo e di Poggio, ma anch'egli fu costretto a fermarsi.
88. «Volui itaque eis ostendere id quod facerem non vitium esse corporis, sed animi virtutem.» Antid. in Pogium, pag. 177: Parisiis, 1529.
89. Rosmini, Vita di F. Filelfo, vol. I, doc. IX, pag. 125.
90. Platina, Vita Pii II.
91. Gasparo Veronese citato in Voigt, Die Wiederbelebung, etc., pag. 437.
92. Il Sannazzaro scrisse:
Dum patriam laudat, damnat dum Poggius hostem,
Nec malus est civis, nec bonus historicus.
93. Questa lettera è diretta a Flavio Biondo di Forlì e trovasi riportata anche in A. Bartoli, I due primi secoli della Letteratura italiana: Milano, Vallardi, 1880.
94. Una elegante edizione di questa Storia, colla traduzione di Donato Acciaioli, fu pubblicata in Firenze, 1856-60, in tre volumi in-8. Il signor Cirillo Monzani pubblicò un accurato Discorso sul Bruni nell'Archivio storico italiano, Nuova Serie, vol. V, parte I, pag. 29-59 e parte II, pag. 3-34. Vedi anche le considerazioni che fa sulle storie del Bracciolini e del Bruni il Gervinus nel suo lavoro, Florentinische Historiographie, pubblicato nel volume intitolato: Historische Schriften: Frankfurt a. M., 1883.