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Note di un viaggio in Persia nel 1862

Chapter 30: NOTE:
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About This Book

La narrazione mescola resoconti di viaggio e annotazioni scientifiche raccolte durante una missione diplomatica con componenti militari e di ricerca. Attraversando il Mediterraneo, Costantinopoli, il Caucaso e le province persiane, registra itinerari, paesaggi, consuetudini locali e pratiche di viaggio; descrive geologia, fauna e flora locali, tecniche agricole e sistemi d'irrigazione, nonché osservazioni zoologiche e raccolte di esemplari. Alterna impressioni personali, notizie raccolte e rilievi naturalistici, e offre dettagli su stazioni postali, caravanserai, accoglienza e organizzazione della carovana, con uno stile che oscilla tra diario e rapporto scientifico.

ERRORI E CORREZIONI.

Devo riparare ad una ommissione a proposito delle ascensioni dell’Ararat. La cima di questa colossale montagna fu veramente raggiunta nell’agosto del 1850 da una spedizione russa avente a capo il colonnello (ora generale) Chodzko, e della quale facevano parte il sig. Moritz, direttore dell’osservatorio meteorologico di Tiflis, il sig. Chanikow che più tardi si rese tanto distinto pel suo viaggio nel Kurassan, con altri quattro uficiali e sessanta soldati. Il generale Chodzko rimase sulla cima del monte sei intieri giorni a fare osservazioni. Non mi è nota la cifra per esso trovata esprimerne l’altezza del grande Ararat. La quota del piccolo Ararat è a 12,805 piedi inglesi sul livello del mare.

Pag. linee   leggi
 
1 13 perduto perduta
6 18 disertare dissertare
9 7 Paffinus Puffinus
21 18 angitica augitica
29 4 trarformarsi trasformarsi
39 10 Alpigiano Alpignano
49 11 tutti tutt’
69 9 mezzo mezzi
92 3 infioravano indoravano
96 4 combe conche
101 23 Schach Schah
104 16 sinistra destra
104 17 destra sinistra
165   I. XI.
183 23 Cotyle Chelidon
188 12 Borè Bourée
213 6 amgdatoide amigdaloide
216 8 altre alte
227 18 officiali al servizio officiali europei al servizio
229 18 vari vani
237 17 asdirazione aspirazione
249 30 regolare regalare
255 15 l’Argali (Copra ægagrus) l’Argali, la Capra ægagrus
258 15 orrizzontali orizzontali
273 8 inguinato inquinato
278 18-19 applicarmi applicargli
293 22 ad orso a dorso
298 3 Vürth Würth
306 10 sud-est sud-ovest
316 10 specia specie
329 28 barò farò
348 17 isabelline isabellino
349 22-23 cespugliane cespugliose
353 18 rotundataæ rotundatæ
363 11 Cyclestoma Cyclostoma
363 15 Lymnoen Lymnæus
363 16 Engeli Enzeli
366 17 Pteroches Pterocles
369 22 orrizzonte orizonte
370 34 ingenta ingente
375 8 lavorata lavorate
379 1 lungò lungo
379 31 Kapische Kaspische
387 2 Klec Klee

NOTE:

1.  Spallanzani, Viaggio alle due Sicilie.

2.  Affatto recentemente il mio amico Doria, ritornando dalla Persia, trovavasi a bordo d’un grosso vapore del Llyod, quando, verso il capo Matapan, si videro d’un tratto gettati sul ponte del bastimento un gran numero di calamaj. Era uno stormo che, inseguito forse da qualche pesce vorace, si saettò fuori dell’aqua, e con tale impeto, che perfino sette individui caddero sul ponte del comando. Il marchese Doria ne raccolse parecchi esemplari, nei quali riconobbi una specie finora rarissima nelle collezioni: la Loligo (Ommastrephes) æquipoda di Rüppell.

3.  Per esempio, la barletta (Falco rufipes), il pett’azzurro (Cyanecula suecica), la gambetta (Tringa pugnax), il croccolone (Gallinago major), la marsaiola (Querquedula circia).

4.  Communicata alla regia academia delle scienze di Torino nella tornata del 3 maggio.

5.  Le mie escursioni zoologiche in Costantinopoli dovettero limitarsi alle visite de’ mercati, ove trovai portarsi allora in gran copia mitili esculenti, tonni, palamiti (Pelamis sarda), grossi caponi (Trigla, e specialmente Trigla lyra), acciughe e latterini. Questi ultimi (Atherina hepsetus), dagli abitanti europei del gran quartiere di Pera, sono chiamati eperians, per una certa rassomiglianza col vero eperian dell’Oceano (Osmerus eperianus), che è tutt’altra cosa. Vidi anche molti storioni, e fra questi trovai un esemplare di quella singolare anomalia dell’Accipenser stellatus, descritta da Brandt come una specie distinta, col nome di A. Ratzeburgi.

6.  Anthus rufogularis.

7.  Vedi anche Bulletin de l’Académie Imperiale de St. Petersbourg, tomo III, pag. 84.

8.  Il samovar è un vaso, per lo più in lamina d’ottone, con doppia parete, e così costruito che nel centro si pongono carboni accesi, alla periferia l’aqua da far bollire. È l’utensile di cucina più usato in tutta la Russia e in tutta la Persia: e converrebbe anche, per la commodità e per l’economia, ad ogni famiglia in Europa. In Russia se ne fanno anche di eleganti, pel servizio del tè nelle sale di società.

9.  V. Güldenstädt, Beschreibung der Kaukasischen Länder, Berlin, 1834.

10.  Eichwald, Reise in den Kaukasus, pag. 85.

11.  Vedi particolarmente Koch, Wanderungen in Oriente wahrend der Jahre 1843-44, vol. III.

12.  Un rublo equivale a poco meno di quattro franchi; un kopek a circa quattro centesimi; una dessatina a poco meno di 110 are.

13.  Sull’organizzazione dell’armata del Caucaso, e sulle operazioni della campagna del 1862, vedi una serie di interessantissimi articoli nell’Italia militare dal giugno all’agosto 1863. L’anonimo di quelli articoli è di una trasparenza cristallina.

14.  Mentre scrivo queste linee vengo a sapere che recentemente è stato addetto a questo istituto, collo speciale incarico delle osservazioni magnetiche, il sig. Radde, il celebre perlustratore dell’Amur.

15.  Su questa particolarità, e sulla struttura della cute nello Stellio, ho fatto apposita communicazione alla R. Academia delle scienze di Torino, nella seduta del 31 maggio 1863.

16.  Trovai qui per la prima volta nell’Asia questa specie esclusivamente rappresentata dalla sua varietà dalla testa nera, la quale perciò potrebbe esser considerata come una razza locale, asiatica, che manda soltanto i suoi avamposti nell’Europa meridionale.

17.  Eichwald (Reise in den Kaukasus) descrive tre specie di pesci del lago Guktscha, che egli denomina Salmo fario, Cyprinus cupoeta, Cypr. barbus. Le prime due corrispondono certamente a quelle da me raccolte: dell’ultima non mi riescì trovar esemplari, per quanta offrissi lauto compenso ai pescatori di Helenowko. La critica ittiologica era ancora molto bambina pochi anni addietro, e sarebbe ora assai difficile lo stabilire a quale delle specie descritte da Pallas e da Eichwald, sugli incertissimi caratteri del colore, si possa riferire la trota che io ho trovato costante nell’Asia occidentale. I suoi caratteri corrispondono perfettamente a quelli del Salar obtusirostris di Heckel, salve alcune variazioni nella forma del muso, che si rende meno ottuso coll’età.

18.  Clepsine orientalis. De F. affine alla complanata, ma di dimensioni sensibilmente maggiori, di corpo più molle, di color molto più verde.

Clepsine Leuckarii, De F. affine per le dimensioni, per le forme e per la consistenza del corpo alla Cl. bioculata, ma perfettamente distinta dagli occhi in numero di otto, e dal colorito. Il fondo generale del corpo è un bruno tabacco, con fitte marezzature giallo-ranciato, sporche ai lati, ed altre simili più rare nel mezzo del dorso.

19.  Così si chiamano i fanti regolari in Persia.

20.  Non è chi, visitando la cittadella di Erivan, sfugga al racconto di questo episodio della vita di Hussein Khan. Era nel paese una zitella armena, decantata per la sua bellezza, e fidanzata ad un giovane della sua religione. Il Sardar la fece rapire e trarre nel suo harem; ed ivi colmandola di affettuose premure e di ricchi doni, tentava ogni mezzo per vincerne l’animo restio. Una delle sue notti angosciose, la giovane prigioniera ode, a piè della rocca, fra il mormorio del Sanga, un canto noto e caro al suo cuore: e nel delirio amoroso si precipita dalla finestra, e rimane tramortita a piè delle mura nelle braccia del suo disperato amante. Le guardie accorrono, riconducono i due innamorati al cospetto di Hussein Khan, il quale, commosso da un ardente affetto che oramai disperava poter rivolgere a lui stesso, accordò ad entrambi immediata libertà.

21.  È generale credenza nel paese che Arkouri sia stato fabricato da Noè; il quale ivi avrebbe altresì piantata la prima vite.

22.  Vedi Reise nach dem Ararat, Stuttgart und Tübingen, 1848.

23.  La descrizione che di questa specie ho data nell’Archivio di zoologia (vol. III, fasc. 1.º), riguarda alla sola femmina, e deve perciò esser rifatta. Il maschio mi giunse più tardi con altri oggetti, in una cassa che io reputavo perduta.

L’Emberiza (Fringillaria) Cerrutii, sarà quindi così caratterizzata.

E. cœsiæ affinis, sed mento et annulo orbitali albis, torque griseo pectorali nullo, abdomine infimo crissoque cervinis.

Mas. Capite, colloque postico et laterali, cinereo plumbeis; collo antico pectore toto summoque abdomine fusco æruginosis; dorso brunneo rufo, lævissime fusco adumbrato.

Fœm. Capite, collo postico dorsoque supremo cinereo fuscis; pectore pallide æruginoso.

24.  Mehmendar vuol dire ricevitore degli ospiti, ed è sempre un personaggio di rango, delegato a questo ufficio dal governo persiano.

25.  Ferrasch vale quanto servo. Ogni forestiero di qualche rango ne deve avere intorno a sè un numero proporzionato al rango stesso.

26.  Il tomano che è la moneta d’oro della Persia, equivale a circa 12 fr., e si decompone in 10 grani, monete d’argento grossolanamente coniate, e rassomiglianti nella forma a piccoli lupini. Il grano si divide in due penabat, ed il penabat in dieci schahi.

27.  A tutti è noto come in certi casi sia difficile, a chi non dispone di un copioso corredo di materiali di confronto, la determinazione precisa di frammenti isolati di ossa. Quelli che si prestano ad una simile operazione tra i pezzi da noi raccolti nel monticello di Marend, spettano a ruminanti domestici. Di particolar interesse è un grosso frammento di mandibola co’ molari molto consumati, e che si distingue per la crescente larghezza della mandibola stessa, partendo dal margine alveolare, press’a poco come nei majali. In una mia breve memoria inserita nella Rivista contemporanea (Agosto 1863.), ho creduto poter riferire questo frammento ad una specie di cervo; ma poscia, uno de’ più esperti paleontologi dell’epoca nostra, il sig. Lartet, al quale io aveva communicato un modello di quel frammento, mi scrive che, a suo avviso, malgrado l’aspetto cerviforme da que’ molari preso per la consumazione, quel frammento deve riferirsi piuttosto ad un bue di piccola statura. Rimane sempre il carattere accennato della grossezza della mandibola, maggiore assai che nelle ordinarie razze domestiche del bue commune.

28.  Tepe vuol dire in turco monticello, promontorio, ed è quindi vocabolo assai generico; ma io me ne servirò per indicare esclusivamente quei monticelli che per la struttura e pel modo di formazione fanno causa commune con questo di Marend.

29.  Reise nach Persien und dem Lande der Kurden, Leipzig 1852, vol. II, pag. 133.

30.  Scherbeth è aqua raddolcita con sciroppo. Da questa parola viene senza dubio il nostro sorbetto.

31.  Trovai di nuovo questa specie nella bella collezione di rettili fatta dal mio compagno ed amico marchese Doria nella Persia meridionale.

32.  La parola Mirza premessa al nome indica un letterato, posta invece dopo il nome indica un principe del sangue.

33.  Qui, nel pieno di Udjan, come già prima a Marend, ho trovato la Pratincola Hemprichii di Ehrenberg. Questa specie, dall’Egitto, ove per la prima volta fu rinvenuta, si innoltra nell’Asia occidentale. Io l’ho riveduta più tardi a Pietroburgo, nella collezione fatta da Karelin nel paese de’ Kirgisi.

34.  Da una lettera di Bokara ho appreso che i tre viaggiatori italiani, sulla cui sorte, mentre io scrivo, si è in tanta angosciosa trepidazione, hanno avuto molto a soffrire nella Tartaria per le molestie di certe specie di zecche. Sarebbe mai la specie dell’Argas persicus estesa fin là?

35.  Un assai pregevole monografia anatomica su questa specie è quella del signor Heller, publicata nel Bullettino dell’Accademia di Vienna, 1858.

36.  Non abbiamo visto in Persia che rarissimi cani, e questi per lo più levrieri di somma bellezza, che si pagano perfino a prezzi superiori a quelli de’ più bei cavalli.

37.  Il prof. Lessona farà meglio conoscere questa specie così distinta pe’ suoi costumi da tutti gli altri oniscidi. Vive nelle steppe, in profonde gallerie: un individuo adulto si trova ad ogni buco, come di guardia: i giovani in sul far della sera vagano per la campagna, e si arrampicano sulle erbe. Attorno all’ingresso della galleria sono accumulati frammenti terrosi figurati, che io credo esser gli escrementi stessi dell’animaletto. Potemmo osservare diversi individui trascinanti pezzetti d’erba alla propria tana.

38.  Isidoro Géoffroy di S. Hilaire ne ha fatto una specie distinta, col nome di Spermophilus concolor.

39.  In queste acque ho pur trovato tre nuove specie di Irudinee.

Hæmopis incerta. De F. Parte superiore olivaceo-rossastra, con molti punti neri in due serie ai lati di una linea mediana alquanto più chiara: ventre dello stesso colore del dorso, ma più pallido, e senza macchie.

40.  Il farsach, misura itineraria in Persia, equivale a cinque chilometri e mezzo.

41.  Reise der K. preussischen Gesandschaft nach Persien. 1860-61, Lipsia due volumi in 8.º grandi.

Questa opera è senza contrasto una delle più importanti finora publicate sulla Persia, non soltanto per essere la più recente, ma eziandio per la ricchezza delle descrizioni, delle notizie storiche e statistiche, e la pompa del’erudizione linguistica.

42.  I Veneziani specialmente aveano avute relazioni diplomatiche colla Persia, spedite e ricevute ambasciate. Gli atti di queste ambasciate furono raccolti, per eccitamento del mio amico comm. Cristoforo Negri, dal signor Guglielmo Berchet, in un bel volume escito alla luce allora appunto che si stava rivedendo le bozze di questo capitolo.

43.  Alcuni scrivono Rena o Rhaena: ma già non vi sono due autori che scrivano nel medesimo modo i nomi de’ villaggi persiani.

44.  Die geognostischen und orographischen Verhältnisen des noerdlichen Persiens. Pietroburgo, 1853.

45.  V. Ritter. Asien., V, 561. Brugsch, Op. cit. I, 293.

46.  Un anno dopo venni a sapere che questo D. Küsten era morto di febri maligne in Rescht.

47.  A dare una più adequata idea del clima di queste provincie e specialmente del Mazanderan, aggiungerò che la coltivazione del cotone vi prospera tanto da esser divenuta uno de’ principali prodotti. Da alcune prove fatte risulta che la canna da zuccaro vi può vegetar perfettamente; e presso Sari crescono ancora oggi le palme.

48.  Il risultato delle educazioni fatte sinora in Italia con semente di Persia riescì in verità scoraggiante per la cattiva qualità de’ bozzoli ottenuti; ma bisogna riflettere che queste prove furono fatte sotto l’influenza del regime proibitivo, quindi con semente ottenuta di contrabando, confezionata da’ Persiani stessi, senza buone norme, e senza scelta di partite. I Persiani non vanno tanto scrupolosi nella qualità de’ bozzoli: ciò che loro importa è l’averne molti, di brutte o di belle razze non importa: e ve ne sono infatti delle une e delle altre. Alcune tavole scelte che io vidi dal sig. Hahnart non erano per certo inferiori in qualità all’antica e tanto apprezzata razza di Lombardia.

49.  Murd’ab vuol dire in persiano morta aqua.

50.  L’ammiraglio Smyth calcola la superficie dell’Adriatico in 2493, quella del mar Nero in 7525 miglia geografiche quadrate (di 15 al grado). Non conosco misure precise della superficie del Caspio; posso dire soltanto che Bergsträsser la giudica, come non v’ha dubio che sia, superiore alle 6000 miglia quadrate.

51.  Borszczow, Ueber die Natur des Aralo-Caspischen Flachlandes. Würzburger naturw. Zeitschift, 1. Band.

52.  Il signor de Baer, dal quale ricevo questa notizia, dice 9 braccia (Faden). Prendo questa parola come equivalente alla sagena russa, la quale corrisponde a 2m,134, e trascuro la frazione.

53.  Io aveva raccolto presso Baku da circa 4 litri di aqua da sottomettere in Torino all’indagine di alcuno dei nostri valenti chimici: ma i due bottiglioni suggellati che la contenevano mi furono involati sul battello a vapore da qualcuno che forse ha creduto di fare un buon bottino di aquavite. Quanta non sarà stata la doppiamente amara disillusione di questo voleur volé!

54.  Lo Sterletto del Caspio si distingue da quello del Danubio per il muso meno prolungato e la bocca più piccola.

55.  Minor: corpore compresso; tubulis nasalibus binis exertis supra maxillam. Squamis rhombeis.

D. 6 — 21. P. 15. A. 17. V: 12. Squamis ser. vert. 20. ser. longit. 48.

Questa piccola specie è communissima fra le alghe presso Baku, e si distingue pel corpo molto compresso, come nei Blennii, e per due tubi nasali prolungati, al di sopra della mascella superiore. Gli occhi, alquanto rivolti in alto, distano fra loro di mezzo diametro. La pinna ventrale arrotondata rimane col suo estremo lembo distante dall’apertura anale per uno spazio uguale alla metà della sua propria lunghezza.

Le misure e le proporzioni in un esemplare di medie dimensioni sono le seguenti:

Lunghezza totale del corpo 0m,06
Distanza dall’apice del muso al lembo dell’opercolo 0m,015
Altezza del corpo 0m,012

Colore verdastro sul dorso, più pallido sul ventre, con molte fascie di colore più scuro irregolari e verticali sui fianchi, onde il corpo risulta come zebrato.

56.  Il genere Scaphiodon, creato da Heckel nel 1843, comprende il Cyprinus capoeta di Güldenstaedt, che precedentemente avea servito al signor Valenciennes per la fondazione d’un genere apposito Capoeta. Secondo le buone leggi della nomenclatura il nome generico del professore parigino deve avere la preferenza, ed io non esito punto a sostituirlo a quello del compianto ittiologo viennese.

Questo genere è veramente caratteristico della fauna ittiologica dell’Asia occidentale, e comprende molte specie, il cui numero verrà forse ridotto quando se ne rifarà un’accurata critica. Veggasi l’importante opera di Heckel (Fische Syriens) e la più recente bella monografia del conte di Keyserling.

Una specie che è molto abondante nel lago Goktscha fu da me riferita sull’autorità di Eichwald a quella tipica di Güldenstaedt, ma il confronto diretto con esemplari di questa posteriormente avuti, mi rendono persuaso che la specie del lago Goktscha deve esserne affatto distinta.

Tra le specie del corpo grosso, arrotondato, questa viene in prima linea, tanto il corpo stesso è quasi cilindrico, mugiliforme. La larghezza del capo, presa tra i due opercoli sensibilmente rigonfi, è uguale all’altezza del corpo stesso: la lunghezza misura cinque volte ed un terzo quella dell’intiero corpo, ed è uguale all’altezza del corpo istesso, il diametro dell’occhio sta sei volte nella lunghezza del capo, e da un occhio all’altro corrono tre diametri e mezzo.

Un carattere proprio di questa specie consiste nel terzo raggio della dorsale che è gracile, liscio, con appena debolissimo indizio di seghettatura al suo lato posteriore.

Il colore è bronzato cupo sulle parti superiori, volgente alquanto all’argenteo sul ventre.

D. 3⁄9. A. 2⁄5. Squam. ser. 54 9⁄8.

Ritengo probabile che questa specie scenda anche al Caspio, ov’io però non l’ho veduta. Sicura è l’esistenza in questo mare delle due seguenti, che ebbi a trovare anche nell’Arasse a Djulfa, e delle quali alcuni individui facevano parte di un’interessante collezione di pesci di Erzerum, mandatami dall’amico Bosio, R. console d’Italia a Trebisonda.

57.  Tre individui di questa specie, provenienti dalle sorgenti dell’Arasse presso Erzerum, mi furono spediti dal predetto signor cav. Bosio. Non differiscono per nulla dal Chondrochilus regius di Heckel, se non pel carattere dei denti faringei 6 — 6 e non 7 — 6. Il che vuol dire semplicemente che questo carattere non può avere per sè solo quel valore che Heckel gli vorrebbe attribuire: e ciò conferma quanto ebbe a notare l’illustre mio amico profess. de Siebold nella sua veramente classica opera sui pesci dell’Europa centrale.

Annovero il Chondr. regium tra i pesci del Caspio, perchè abita uno de’ grandi fiumi che si versano in questo mare e perchè si può molto ragionevolmente supporre che a questa specie debbasi riferire il Cyprinus nasus registrato da Pallas e da Eichwald come un pesce caspico.

58.  Mentre io stava correggendo le bozze di questo capitolo, ripassando i numeri del Bullettino della imp. academia delle scienze di Pietroburgo, di fresco giunti in Torino, trovo in una nota del sig. de Baer l’interessante notizia che fra le specie recentemente raccolte nel Caspio dal signor luogotenente Ulski (ch’ebbi la fortuna di conoscere personalmente in Baku), trovasi pure l’Idotea entomon. Questa specie manca nel mar Nero, trovasi invece nel Baltico e nel mar Bianco, e, secondo le relazioni degli academici Brandt e Schrenk, si estende fin sulle sponde del Kamtschatka.

59.  Il Salmo (?) leucichihys e la Idotea entomon accennerebbero per verità ad una antica communicazione del gran mare interno europeo-asiatico col mar glaciale, ma una semplice communicazione indiretta per via de’ fiumi, poichè la prima specie è da ritenersi piuttosto fluviale che marina, e la seconda si trova pure in aqua dolce, nel lago Wenern in Svezia.

60.  V. Bulletin de la société géologique de France, tomo XXI, pag. 259.

61.  Il pud russo equivale all’incirca a 13 chilogrammi.

62.  Non è possibile separare, quanto al processo di loro formazione, questi così fisicamente diversi produtti che i chimici hanno per lo addietro compresi sotto la molto vaga denominazione di idrocarburi naturali: tutti derivano indubiamente da sostanze organiche.

Il Prof. Stoppani di Milano, in una dotta sua memoria publicata nel Politecnico (vol. XXIII.), ha cercato invece spiegarne l’origine per la diretta combinazione de’ loro elementi sotto l’influenza delle forze vulcaniche. Io non mi farò qui a discutere se l’associazione delle surgenti di gas infiammabile e di petrolio colle salze, e di queste co’ vulcani veri, sia intima e causale, più che fortuita. Mi pare che la cosa non sia per anco sufficientemente dimostrata, sebbene i fatti addotti dal prof. Stoppani siano di molto peso, e ricevano l’appoggio dell’incontestabile autorità del sig. Abich, il quale ha trovato nella disposizione de’ vulcani di fango e delle sorgenti bituminose della penisola di Apscheron uno stretto rapporto colle linee di dislocazione dovuta alle emersioni trachitiche (Mem. dell’Acad. Imp. di Pietroburgo, tomo VI, 1863).

A mio avviso vi sono qui due generi di fatti da separarsi assolutamente. Da una parte la formazione e condensazione locale de’ così detti idrocarburi, dall’altra il loro sprigionamento. Quest’ultimo si potrà concedere all’azione vulcanica od almeno plutonica; ma quando è così chiara l’origine del gas delle paludi e di quello delle miniere di litantrace, quando tutti i terreni d’onde scaturiscono emanazioni infiammabili s’appalesano così ricchi di sostanze organiche (come le marne terziarie d’Italia, la formazione aralo-caspica, e le stesse roccie per lo addietro considerate come azoiche de’ distretti del petrolio nell’America settentrionale) non è più necessario andar fantasticando in traccia di nuovi misteriosi agenti. Dovunque io mi sono imbattuto nella formazione della marna azzurra subapennina ho notato che dalle fratture fresche di questa roccia esala un distinto odore di nafta. È noto poi il fatto del gas infiammabile imprigionato nel sale decrepitante di Vieliczka, onde venne al pensiero del prof. Bianconi un’ipotesi certamente ingegnosa, se non in tutto sostenibile, sull’origine de’ così detti terreni ardenti.

63.  Koch. Vanderungen in Oriente. Vol. III, pag. 250.

64.  Non si può capire per quale strano abbaglio un viaggiatore di questo secolo, Gamba, abbia potuto scrivere che Derbend è a quattro verste dal mare!

65.  Dagli immensi canneti del gran delta del Volga si trae un profitto che potrà sembrare strano, ma che è bene sia conosciuto: la pannocchia, opportunamente battuta e spogliata dei semi, viene convertita in una specie di lana vegetale di cui si imbottiscono cuscini e materassi specialmente pei militari.

66.  I neonati hanno le gambe posteriori non più lunghe delle anteriori.

67.  Questa specie, trovata per la prima volta in Egitto da Ehrenberg, deve avere una grande estensione geografica verso oriente. Io l’ho vista rappresentata anche nella collezione fatta da Kareljn nelle steppe de’ Kirgisi.

68.  Ho qualche dubbio che questa specie da me descritta come nuove possa non esser altro che l’abito di nozze della O. penicillata, il quale però non è punto descritto dagli autori, e neppure nella recentissima opera di Jerdon gli uccelli delle Indie.

69.  Questa specie può figurare legittimamente nel quadro delle sospese. Io l’ho vista in Astrakan in una piccola ma assai interessante collezione di uccelli di quel territorio.

70.  Questa specie fu descritta contemporaneamente (1843) anche da Fraser (Proced. Zool. Soc.) col nome di Perdix Bonhami. Preferisco la denominazione di Brandt come quella che esprime un carattere così netto e deciso della specie, non mentovato da Fraser, e neppur rappresentato nelle figura che ne diede questo autore nella sua Zoologia typica.

71.  Giornale dell’I. R. Istituto Lombardo, tomo 6.º

72.  Nouv. Mém. de la Societé Imp. des Natur. de Moscou Tom. IX. pag. 423.

73.  Le seguenti specie di Ofidii, tutte recate dalle provincie meridionali della Persia dal marchese Doria, sono state determinate dall’illustre erpetologo professore Jan, e qui descritte colle stesse sue parole.

74.  Il Tetraogallus caucasicus si distingue dall’himalayanus pel sottocoda di color nero. Se a quella od a questa specie si debba riferire il Kepkederneh de’ Persiani, non potrei dire.

75.  Io ho raccolto dalla bocca di alcuni persiani il nome di Argali applicato anche al mufflone dell’Elburz, od Ovis Gmelini. Mi è mancato l’occasione di studiar bene i caratteri di questa specie, della quale non posseggo che un cranio regalatomi dal colonnello Andreini. A Khiva si chiama arkal (notisi l’analogia del nome con argali) un mufflone che il prof. Brandi considera come una specie particolare, ma che nella rassomiglianza coll’O. tragelophus parmi avere appunto uno de’ caratteri che Blyth assegna al suo O. Gmelini.

76.  Vedi Unger, Neuholland in Europa, Wien.

77.  Vedi particolarmente: Spiegel. Eran, das Land zwischen den Indus und Tigris, ecc. Berlin. 1863.

78.  Op. cit. vol. 1, pag. 331.

79.  Il touloup è un soprabito di pelli di montone camosciate, col pelo rivolto all’indentro. Ve n’ha che sono cuciti con qualche eleganza, anche a disegni o ricami.

80.  Si racconta che Giovanni il terribile, fatta costruire questa chiesa nel secolo decimosesto, tanto se ne compiacesse, che esaltando di lodi l’architetto, gli domandasse se mai fosse possibile inalzare più splendido monumento. L’architetto (era un italiano) avendo risposto che sentivasi egli medesimo capace di fare ancora qualche cosa di meglio, fu subito rimeritato dalla brutale gelosia del tiranno coll’aver strappati gli occhi, onde la novella chiesa restasse unica nel suo genere.

81.  Anche gli atti di splendidezza prendono in Russia enormi proporzioni. Eccone un altro esempio. In questi ultimi anni il signor Sidonow non legò in morte, ma diede lui vivente la somma di un millione di rubli (circa quattro millioni di franchi), per fondare una università in Siberia.

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici. Le correzioni indicate a pag. 397-98 sono state riportate nel testo.

Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.