507. Nell'istoria degl'Insetti (molto più maravigliosa che le metamorfosi d'Ovidio) il baco da seta tiene un posto distinto. Il Bombice dell'Isola di Ceos, quale vien descritto da Plinio (Hist. Nat. XI, 26, 27 con le note de' dotti Gesuiti Arduino, e Brotier) può illustrarsi mediante una simile specie, che si trova nella China (Memoires sur les Chinois. Tom. II p. 575, 598): ma il nostro baco da seta, ugualmente che il gelso bianco, non eran noti a Teofrasto, nè a Plinio.
508. Georgic. II, 121. Serica quando venerint in usum planissime non scio; suspicor tamen in Julii Caesaris aevo, nam ante non invenio, dice Giusto Lipsio (Excursus I ad Tacit. Annal. II, 32). Vedi Dione Cassio (Lib. XLIII p. 358 Edit. Reimar.) e Pausania (Lib. VI p. 519), il primo che descriva, sebbene stranamente, l'insetto Chinese.
509. Tam longinquo orbe petitur, ut in publico matrona transluceat.... ut denudet foeminas vestis (Plin. VI, 20. XI, 21). Varrone, e Publio Siro avevano già scherzato sulla Toga vitrea, ventus textilis, et nebula linea (Horat. ermon I, 2, 101 con le note del Torrent e di Dacier).
510. Sopra la tessitura, i colori, i nomi e l'uso degli ornamenti di seta, di mezza seta e di lino dell'antichità vedansi le diffuse, profonde ed oscure ricerche del gran Salmasio (in Hist. August. p. 127,309, 310, 339, 341, 342, 344, 338, 391, 395, 513), che però non conosceva il più comune commercio di Digione, o di Leida.
511. Flavio Vopisco in Aurelian. c. 45 in Hist, Aug. p. 224 Vedi Salmas. ad Hist. Aug. p. 392 e Plinian. Exerc. in Solinum p. 694, 695. Gli Aneddoti di Procopio (c. 25) fissano in modo parziale ed imperfetto il prezzo della seta al tempo di Giustiniano.
512. Procopio de Aedif. l. III c. 1. Queste Pinne di mare si trovano vicino a Smirne, in Sicilia, in Corsica, ed in Minorca: e fu presentato al Pontefice Benedetto XIV un par di guanti di questa sorte di seta.
513. Procopio Persic. Lib. I c. 20. Lib. II c. 25 Gothic. l. IV c. 17. Menandro in Excerpt. Legat. p. 107. Isidoro de Charax (in Stathmis Parthicis p. 7, 8 ap. Hudson Geogr. minor. Tom. II) ha notato le strade, ed Ammiano Marcellino (Lib. XXIII c. 6 p. 400) ha enumerato le Province dell'Impero Panico e Persiano.
514. La cieca ammirazione de' Gesuiti confonde i differenti periodi della Storia Chinese. Questi vengono con maggiore critica distinti dal Guignes (Hist. des Huns Tom. I p. I nelle Tavole, Part. 2 nella Geografia; Mem. de l'Academ. des Inscript. Tom. XXXII, XXXVI, XLII, XLIII) che scuopre il successivo progresso della verità degli annali e della estensione della Monarchia, fino all'Era Cristiana. Egli con occhio curioso ha cercato le connessioni della nazion Chinese con le Occidentali: ma queste son tenui, casuali, ed oscure; nè avrebbero i Romani mai sospettato, che i Seri, o Chinesi possedessero un Impero non inferiore al loro.
515. Si possono investigare le strade dalla China alla Persia ed all'Indostan nelle relazioni di Hackluyt, e Thevenot, degli ambasciatori di Sharokh, d'Antonio Ienkinson, del P. Greuber ec. Vedi anche i viaggi d'Hanmay Vol. I p. 345, 357. Ultimamente si è tentata una comunicazione per mezzo del Tibet dagl'Inglesi Sovrani di Bengala.
516. Intorno alla Navigazione Chinese fino a Malacca ed Achin, e forse fino a Ceylan, vedi Renaudot (sopra i due viaggiatori maomettani p. 8, 11, 13, 17, 141, 157), Dampier (Vol. II pag. 136), l'Istoria filosofica delle due Indie (Tom. I p. 98), e l'Istoria generale de' viaggi (Tom. VI p. 201).
517. La cognizione o piuttosto l'ignoranza di Strabone, di Plinio, di Tolomeo, d'Arriano, di Marciano ec. rispetto alle regioni orientali del Capo Comorin è dottamente illustrata dal Danville (Antiquité Geographique de l'Inde, specialmente a p. 161, 198). Si è migliorata la nostra Geografia dell'Indie per mezzo del commercio e della conquista: e si è schiarita dall'eccellenti Carte e Memorie del Maggior Rennel. S'egli estende la sfera delle sue ricerche con la medesima critica, sagacità e cognizione, succederà e forse sarà preferibile al primo fra' moderni Geografi.
518. La Taprobana di Plinio (VI 24), di Solino (c. 53), di Salmasio (Plinian. Exercit. pag. 781, 782), e della maggior parte degli Antichi, i quali spesso confondono le Isole di Ceylan e di Sumatra, viene più chiaramente descritta da Cosimo Indicopleuste. Pure anche il Topografo Cristiano ne ha esagerato le dimensioni. Le notizie, che dà sul commercio Indiano e Chinese, son rare e curiose (l. II p. 138 L. XI 337, 338. Edit. Montfaucon).
519. Vedi Procopio (Persic. L. II c. 20). Cosimo somministra interessanti notizie intorno al porto, ed all'iscrizione d'Aduli (Topograph. Christ. l. II p. 138, 140, 143) ed al commercio degli Assumiti lungo le coste affricane della Barberia o Zingi (p. 138, 139) fino a Taprobana (Lib. XI p. 339).
520. Vedi le missioni Cristiane all'Indie presso Cosimo (L. III p. 178, 179 L. XI p. 337), e si consulti Asseman. (Bibliothec. Orient. Tom. IV p. 413, 548).
521. L'invenzione, la manifattura, e l'uso generale della seta nella China si può vedere presso il Duhalde (Description generale de la Chine Tom. II p. 165, 205, 223). La Provincia di Chekian è la più rinomata, sì per la quantità, che per la qualità di essa.
522. Procopio (L. VIII Gothic. IV c. 17), Teofane Bizantin. (ap. Phot. Cod. LXXXIV p. 38), Zonara (T. II l. XIV p. 69). Il Pagi, (Tom. II p. 602) pone all'anno 552 questo memorabil trasporto. Menandro (in Excerpt. Leg. p. 107) riferisce l'ammirazione de' Sogdoiti: e Teofilatto Simocatta (L. VII c. 9) oscuramente presenta i due regni rivali nella China, Paese della seta.
523. Cosimo, soprannominato Indicopleuste, o sia il Navigatore Indiano, fece il suo viaggio verso l'anno 522; e fra gli anni 535 e 547 compose in Alessandria la Topografia Cristiana (Montfaucon Praef. c. 1), nella quale confuta la empia opinione, che la terra sia un globo: e Fozio aveva letto quest'Opera (Cod. XXXVI p. 9, 10) che dimostra i pregiudizi d'un Monaco, uniti alla cognizione d'un Mercante: la parte più valutabile di essa fu pubblicata in francese ed in greco da Melchisedec Thevenot (Rélations curieuses P. 1) e dipoi tutta insieme in una splendida Edizione dal P. Montfaucon (Nova collectio Patrum. Paris, 1707 2 Vol. in fol. Tom. II p. 113, 346). Ma l'Editore, ch'era Teologo, arrossirebbe di non avere scoperto in Cosimo la eresia Nestoriana, che si è svelata dal La Croze (Christianisme des Indes Tom. I p. 40, 56).
524. Evagrio (L. III c. 39, 40) è minuto e grato, ma si irrita contro Zosimo, perchè calunnia il gran Costantino. L'umanità d'Anastasio fu diligente ed artificiosa nel raccogliere tutte le circostanze e le memorie di quella tassa: i Padri per pagarla venivano talvolta costretti a prostituire le loro figlie (Zosimo Histor. L. II c. 38 p. 165, 166 Lipsiae 1784). Timoteo di Gaza prese un avvenimento di questa specie per soggetto d'una tragedia (Suida Tom. III p. 475) che contribuì a fare abolire il tributo (Cedrono p. 35). Felice esempio (se è vero) dell'utilità del Teatro.
525. Vedi Giosuè Stilite nella Biblioteca Orient. dell'Assemanno (Tom. I p. 268). Di questa tassa di Capitazione fa leggiermente menzione la Cronica d'Edessa.
526. Procopio stabilisce questa somma (Anecd. c. 19) sulla relazione de' Tesorieri medesimi. Tiberio aveva vicies ter millies: ma il suo Impero era assai diverso da quello d'Anastasio.
527. Evagrio (L. IV c. 30) nella seguente generazione era moderato e bene istruito: e Zonara (Lib. XIV c. 61) nel XII secolo aveva letto attentamente, e pensato senza prevenzione: pure i loro colori son quasi così neri come quegli degli Aneddoti.
528. Procopio (Anecd. c. 30) riferisce le oziose congetture di quel tempo. La morte di Giustiniano, dice l'Istorico segreto, manifesterà la sua ricchezza, o povertà.
529. Vedi Corippo De Laudib. Justini Aug. L. II 260 ec. 304 ec.
Plurima sunt vivo nimium neglecta parenti,
Unde tot exhaustus contraxit debita Fiscus.
Si portarono da robuste braccia nell'Ippodromo delle centinaia di libbre d'oro; Debita genitoris persolvit, cauta recepit.
530. Gli Aneddoti (c. 11, 14, 18, 20, 30) somministrano molti fatti, e più querele.
531. Un centinaio ne fu rimesso a Scitopoli, Capitale della seconda Palestina, e dodici al rimanente della Provincia. L'Alemanno (p. 59) produce onestamente questo fatto rilevato da una vita manoscritta di S. Saba composta da Cirillo di lui discepolo, ch'era nella Libreria Vaticana, e poi fu pubblicata dal Cotelerio.
532. Gio. Malala (Tom. II p. 232) parla della mancanza del pane, e Zonara (L. XIV pag. 63) de' tubi di piombo, che Giustiniano, o i suoi Ministri tolsero dagli acquedotti.
533. Per un Aureo, ch'era la sesta parte d'un oncia di oro, invece di 210 folli, o sia once di rame, ne diede solamente 180. Una sproporzione del valore della moneta sotto il prezzo comune, doveva tosto produrre una scarsità nella moneta bassa. In Inghilterra dodici soldi in moneta di rame non si venderebbero più di sette soldi (Smith Ricerche sulla ricchezza delle Nazioni Vol. I p. 49). Quanto alla moneta d'oro di Giustiniano. Vedi Evagrio L. IV c. 30.
534. Il giuramento è concepito ne' termini più formidabili (Novell. VIII Tit. 3). I trasgressori usano contro di se medesimi queste imprecazioni; quidquid habent telorum armamentaria Coeli, a partecipare l'infamia di Giuda, la lebbra di Giezi, il tremor di Caino ec. oltre tutte le pene temporali.
535. Luciano (in Toxare c. 22, 23 Tom. II p. 530) riferisce un simile o anche più generoso atto d'amicizia d'Eudamida di Corinto; e tal istoria ha prodotto un'ingegnosa, ma debole commedia di Fontanelle.
536. Gio. Malala Tom. II p. 101, 102, 103.
537. Anatolio, uno di questi, perì in occasione d'un terremoto... senza dubbio per giusto giudizio di Dio! I lamenti e clamori del Popolo presso Agatia (L. V p. 146, 147) fanno quasi eco agli Aneddoti. L'aliena pecunia reddenda di Corippo (L. II, 381 ec.) non è molt'onorevole per la memoria di Giustiniano.
538. Vedi l'istoria ed il carattere di Giovanni di Cappadocia in Procopio (Persic. L. I c. 24, 25. L. II c. 30. Vandal. L. I c. 13. Anecd. c. 2, 17, 22). La concordanza della Istoria con gli Aneddoti è una mortal ferita per la riputazione del Prefetto.
539. Ου γαρ αλλα ουδεν ες γραμματιστους φοιτων εμαθεν οτι μη γραμματιστα, και ταυτα κακα κακαως γραψαι... Niente altro imparò andando alla scuola che a scriver le lettere, e queste assai malamente; espressione molto forte.
540. La cronologia di Procopio è incerta ed oscura; ma coll'aiuto del Pagi ho potuto distinguere, che Giovanni fu fatto Prefetto del Pretorio d'Oriente nell'anno 530, che fu deposto nel gennaio del 532, restituito prima del giugno 533, bandito nel 541 e richiamato fra 'l giugno 548 ed il primo d'aprile 549. L'Alemanno (p. 96, 97) dà la lista de' dieci suoi successori: serie ben rapida in una porzione d'un solo regno.
541. Quest'incendio s'accenna da Luciano (in Hippia c. 2) e da Galeno (L. III de Temperamentis Tom. I p. 81 Edit. Basil.) nel secondo secolo. Mille anni dopo viene positivamente affermato da Zonara (L. IX p. 424) sull'autorità di Dione Cassio, da Tzetze (Chiliad. II, 119 ec. ), da Eustazio (ad Iliad. Ep. 338) e dallo Scoliaste di Luciano. Vedi Fabricio (Bibl. Graec. L. III c. 22 Tom. II p. 551, 552) a cui son più o meno debitore di queste citazioni.
542. Zonara (L. XIV p. 55) afferma il fatto senz'addurne alcuna prova.
543. Tzetze descrive l'artifizio di questi specchi ustorj, che egli aveva letto, probabilmente con occhi non istruiti, in un Trattato matematico d'Antemio. Questo Trattato, περὶ παραδοξων μηχανηματων (delle macchine mirabili) si è ultimamente pubblicato, tradotto, ed illustrato da M. Dupuys, erudito e matematico (Memoires de l'Academie des Inscriptions Tom. LXII p. 392, 451).
544. Nell'assedio di Siracusa dal silenzio di Polibio, di Plutarco e di Livio e nell'assedio di Costantinopoli da quello di Marcellino, e di tutti i contemporanei del VI secolo.
545. Senz'alcuna previa cognizione di Tzetze o d'Antemio l'immortal Buffon immaginò, ed eseguì una serie di specchi ustorj, co' quali potè infiammar delle tavole alla distanza di 200 piedi (Supplement a l'Hist. nat. Tom. I p. 330, 483. Edit. 4). Quali miracoli non avrebbe fatto il suo genio pel pubblico servizio a spese Reali, e col forte Sole di Costantinopoli o di Siracusa?
546. Gio. Malala (Tom. II p. 120, 124) racconta il fatto: ma sembra, che confonda i nomi o le persone di Proclo e di Marino.
547. Agatia Lib. V pag. 140, 152. Il merito di Antemio come Architetto vien sommamente innalzato da Procopio (de Aedif. Lib. I cap. 1), e da Paolo Silenziario (p. 1, 134 ec.).
548. Vedi Procopio (De Aedif. L. I c. 1, 2 L. II c. 3). Ei riferisce una coincidenza di sogni, che suppone qualche frode in Giustiniano, o nel suo Architetto: ambidue videro in una visione l'istesso piano per fermare un'inondazione a Dara: fu rivelata all'Imperatore una cava di pietre vicina a Gerusalemme (L. V c. 6); e fu destinato un angelo alla perpetua custodia di S. Sofia (Anonym. de antiq. C. P. L. IV p. 70).
549. Nella folla di Scrittori antichi e moderni, che hanno celebrato l'edifizio di S. Sofia, io distinguerò e seguirò: 1. Quattro Spettatori ed Istorici originali di esso, cioè Procopio (De Aedif. l. I c. 1), Agatia (L. V p. 152), Paolo Silenziario (in un Poema di 1026 Esametri ad calcem Annae Comnen. Alexiad.) ed Evagrio (L. IV c. 31): 2. Due leggende Greche più recenti, Giorgio Codino (De Orig. CP. p. 64, 74), e lo Scrittore anonimo del Banduri (Imp. Orient. Tom. I l. IV p. 65, 80): 3. Il grande Antiquario Bizantino Du-Cange (Comment. ad Paul. Silent. p. 525, 598 e CP. Christi L. III pag. 4, 78): 4. Due Viaggiatori Francesi, cioè Pietro Gillio (De Topograph. CP. L. II c. 3, 4) nel secolo XVI, e Grelot (Voyage de CP. p. 95, 164. Paris 1680 in 4). Quest'ultimo ha pubblicato anche le piante, i prospetti e le vedute interne di S. Sofia; ed i suoi disegni, quantunque di minor dimensione, sembrano più corretti di quelli del Du-Cange. Io ho adottato e ridotto le misure del Grelot; ma siccome nessun Cristiano può presentemente salir sulla cupola, l'altezza n'è presa da Evagrio paragonato con Gillio, con Greaves, e col Geografo Orientale.
550. Il tempio di Salomone era circondato da Cortili, Portici ec. ma la pura fabbrica della Casa di Dio (se calcoliamo il cubito Egiziano o Ebreo a ragione di 22 pollici) non era più di 55 piedi alta, 36-2/3 larga, 110 lunga: Piccola Chiesa Parrochiale, dice Prideaux (Connection Vol. I p. 144 fol.): ma pochi Santuari potrebbero valutarsi quattro o cinque milioni di lire sterline.
551. Paolo Silenziario in oscuro e poetico stile descrive la varie pietre e marmi, che s'impiegarono nell'edifizio di S. Sofia (P. II p. 129, 133 ec.), vale a dire, 1. Il Caristio pallido con vene di ferro: 2. il Frigio di due sorti ambedue color di rosa, uno con ombreggiature bianche, l'altro purpuree con fiori d'argento: 3. il Porfido d'Egitto con piccole stelle: 4. Il marmo verde di Laconia: 5. il Cario del monte Jassi con vene obblique bianche e rosse: 6. il Lidio pallido con un fiore rosso: 7. L'Affricano o Mauritano d'un color d'oro, o di zafferano: 8. il Celtico nero con vene bianche: 9. il Bosforico bianco con punte nere. Oltre il Proconnesio, che formava il pavimento, il Tessalo, il Molossio ec. che son coloriti meno distintamente.
552. I sei libri degli Edifizi di Procopio son distribuiti in tal modo: il primo si limita a Costantinopoli: il secondo include la Mesopotamia, e la Siria: il terzo l'Armenia, ed il Ponto Eussino: il quarto l'Europa: il quinto l'Asia minore, e la Palestina: il sesto l'Egitto e l'Affrica. L'Italia è omessa dall'Imperatore, o dall'Istorico, che pubblicò questa opera d'adulazione avanti l'epoca dell'intera conquista di essa (an. 555).
553. Giustiniano diede una volta quarantacinque centinaia d'oro (180,000 lire Sterline) per la riparazione d'Antiochia dopo il terremoto (Gio. Malala Tom. II pag. 146, 149).
554. Quanto all'Ereo, Palazzo di Teodora. Vedi Gillio (De Bosphoro Thrac. l. III c. 11.), l'Alemanno (Not. ad Anecd. p. 80, 81 che cita vari Epigrammi dell'Antologia), ed il Du-Cange (CP. Christ. L. IV c. 13 p. 175, 176).
555. Si paragonino fra loro i diversi linguaggi dell'adulazione e della malevolenza negli Edifizi (L. I c. 11), e negli Aneddoti (c. 8, 15). Gli oggetti spogliati del belletto, o nettati dal fango compariscono i medesimi.
556. Procopio L. VIII, 29. Era questa Balena probabilmente forestiera o vagante, mentre il Mediterraneo non suole nutrirne. Balenae quoque in nostra maria penetrant (Plin. Hist. Nat. IX, 2). Fra il cerchio polare, ed il tropico, gli animali cetacei dell'Oceano crescono fino alla lunghezza di 50, di 80 e di 100 piedi (Hist. des Voyages Tom. XV p. 289; Zoologia Britannica di Pennant Vol. III p. 35).
557. Montesquieu (Observat. sur la Grand. et la Decad. des Romains c. 20 Tom. III p. 503) osserva, che l'Impero di Giustiniano, come la Francia nel tempo delle incursioni de' Normanni, non fu mai tanto debole, come quando si fortificò ogni villaggio.
558. Procopio afferma (l. IV c. 6), che il Danubio fu arrestato dalle rovine del Ponte. Se l'Architetto Apollodoro ci avesse lasciato una descrizione della sua opera, si sarebbero dalla genuina di lui pittura corrette le favolose maraviglie di Dione Cassio (L. XVIII pag. 129). Il Ponte di Traiano era composto di venti o ventidue pilastri di pietra con archi di legno: il fiume è poco profondo, la corrente non rapida, e l'intero spazio fra le due rive non è maggiore di 443 tese (Reimar ad Dion. coll'autorità del Marsigli) o di 515 (Danville Geogr. anc. Tom. I p. 305).
559. Vale a dire sopra le due Dacie Mediterranea e Ripense, sopra la Dardania, la Prevalitana, la Mesia seconda, e la Macedonia seconda. Vedi Giustiniano, che parla (Novell. XI) delle sue Fortezze di là del Danubio, e degli homines semper bellicis sudoribus inhaerentes.
560. Vedi Danville (Memoires de l'Acad. ec. Tom. XXXI p. 289, 290), Rycaut (Stato presente dell'Impero Turco pag. 97, 316), Marsigli (Stato milit. dell'Imp. Ottomano p. 150). Il Sangiacco di Giustendil è uno de' venti sottoposti al Beglerbeg di Romelia; ed il suo distretto mantiene 48 Zaim e 588 Timariotti.
561. Queste fortificazioni possono assomigliarsi ai castelli della Mingrelia (Chardin Voyag. en Perse Tom. I p. 60, 131), pittura ben naturale.
562. La Valle di Tempe è situata lungo il fiume Penco, fra i colli d'Ossa e d'Olimpo; essa è lunga soltanto cinque miglia, ed in alcuni luoghi non e più larga di 120 piedi. Le sue verdeggianti bellezze sono elegantemente descritte da Plinio (Hist. Nat. l. IV, 15), e più diffusamente da Eliano (Hist. var. L. III c. 1).
563. Zenofonte Hellenic. lib. III c. 2. Dopo una lunga e tediosa conversazione co' declamatori Bizantini, quanto è piacevole la verità, la semplicità e l'eleganza d'un Attico Scrittore!
564. Della lunga muraglia vedasi Evagrio (L. IV c. 38). Tutto quest'articolo è tratto dal quarto libro degli Edifizi, eccettuato Anchialo (L. III c. 7).
565. Vedi sopra Vol. I. Nel corso di quest'Istoria ho qualche volta rammentato, e molto più spesso trascurato le precipitose incursioni degl'Isauri, che non ebbero alcuna conseguenza.
566. Trebellio Pollione (in Hist. Aug. p. 107) che visse al tempo di Diocleziano o di Costantino. Vedi anche Pancirolo ad Notit. Imper. Orient. c. 115, 141; Cod. Theodos. Lib. IX Tit. 35 Leg. 37; con una copiosa e ben corredata annotazione del Gotofredo (Tom. III p. 250, 257).
567. Vedi la piena ed ampia descrizione delle loro scorrerie presso Filostorgio (Hist. Eccl. L. XI c. 8) con l'erudite dissertazioni del Gotofredo.
568. Cod. Giustin. L. IX Tit. 12 Leg. 10. Son rigorose le pene stabilite contro di essi, cioè una multa di cento libbre d'oro, la degradazione, e fino la morte. La pubblica sicurezza potè somministrare un pretesto per dissiparli: ma Zenone in seguito volle piuttosto trar profitto dal valore e dal servizio degl'Isauri.
569. La guerra Isaurica, ed il trionfo d'Anastasio si narrano brevemente ed oscuramente da Giovanni Malala (T. II p. 106, 107), da Evagrio (L. III c. 35), da Teofane (p. 118, 120) e dalla Cronica di Marcellino.
570. Fortes ea regios (dice Giustiniano) viros habet, nec in ullo differt ab Isauria, quantunque Procopio (Persic. l. 1 c. 18) noti un'essenzial differenza nel militare loro carattere: ne' più antichi tempi però i Licaonj ed i Pisidj avevan difeso la lor libertà contro il gran Re (Senofonte Anabas. l. III c. 2). Giustiniano si serve d'una falsa e ridicola erudizione dell'antico Impero de' Pisidj e di Licaone, il quale dopo aver visitato Roma (lungo tempo avanti Enea) diede il nome e la popolazione alla Licaonia (Nov. 24, 25, 27, 30).
571. Vedi Procopio Persic. l. 1 c. 19. L'Altare della concordia nazionale, dove si facevano gli annui sacrifizi e giuramenti, che Diocleziano aveva eretto nell'Isola d'Elefantina, fu demolito da Giustiniano con minor politica che zelo.
572. Procopio de Aedif. l. III c. 7 Hist. l. VIII c. 3, 4. Questi Goti senz'ambizione avevan ricusato di seguitar le bandiere di Teodorico. Fino al secolo XV e XVI se ne può rintracciare il nome e la nazione fra Caffa, e lo Stretto di Azof (Danville Memoir. de l'Acad. Tom. XXX p. 240). Essi meritarono bene la curiosità del Busbechio (pag. 321, 326): ma sembra, che siano svaniti nelle relazioni più recenti delle missioni del Levante (Tom. I), e presso Tott, Peyssonel ec.
573. Per la geografia e la struttura di questa frontiera dell'Armenia, vedi le Guerre Persiane, e gli Edifizi di Procopio (l. II c. 4, 7. l. III c. 2, 7).
574. Questo Paese vien descritto da Tournefort (Voyage au Levant Tom. III Lettr. XVII, XVIII). Quell'abile Botanico ben presto scuoprì la pianta, che infetta il mele (Plin. XXI, 44, 45). Egli osserva, che i soldati di Lucullo con ragione restaron sorpresi al freddo, che vi trovarono, mentre anche nella pianura d'Erzerum alle volte cade la neve nel mese di giugno, e di rado termina la raccolta prima del Settembre. I Colli dell'Armenia sono sotto il grado 40 di latitudine: ma nella montuosa regione, dove io abito (la Svizzera), si sa bene, che una salita di alcune ore trasporta il viaggiatore dal clima della Linguadocca in quello della Norvegia: e si ammette come regola generale, che sotto la linea equinoziale un'elevazione di 2400 tese equivale al freddo del cerchio polare (Remond Observat. sur les Voyages de Coxe dans la Suisse Tom. II p. 104).
575. Può rintracciarsi l'identità, o prossimità de' Calibi e dei Caldei presso Strabone (L. XII pag. 825, 826), Cellario (Geogr. Antiq. Tom. II p. 202, 204) e Freret (Mem. de l'Acad. Tom. IV p. 594). Senofonte, nel suo Romanzo (Cyropaed. l. III), introduce quegli stessi Barbari, contro i quali avea combattuto nella sua ritirata (Anabas. l. IV).
576. Procopio Persic. lib. I cap, 15 de Aedif. lib. III cap. 6.
577. Ni Taurus obstet in nostra maria venturus (Pompon. Mela III, 8). Plinio, Poeta non meno che Naturalista, personifica il fiume, ed il monte, e ne descrive il combattimento. Vedasi nell'eccellente Trattato del Danville il corso del Tigri, e dell'Eufrate.
578. Procopio (Persic. l. II c. 12) racconta la storia col tuono mezzo scettico e mezzo superstizioso d'Erodoto. Questa promessa non si trova nella primitiva menzogna d'Eusebio, ma cominciò almeno dall'anno 400: ed una terza favola, cioè la Veronica, ben presto insorse sulle altre due (Evagrio lib. IV c. 27). Siccome Edessa è stata presa, il Tillemont dovè negar la promessa (Mem. Eccl. Tom. I p. 362, 383, 617).
579. Questi si compravano da' mercanti d'Aduli, che commerciavano nell'India (Cosma Topogr. Christ. L. XI p. 339). Pure nella stima delle pietre preziose il primo era lo smeraldo Scitico, il Battriano aveva il secondo luogo, e l'Etiopico solamente il terzo (Theophrast. d'Hill, p. 61 ec. 92). La produzione, le cave ec. degli smeraldi sono involte nella oscurità: ed è dubbioso, se noi abbiamo alcuna delle dodici specie di essi note agli Antichi (Goguet Orig. des Leix ec. Part. II Lib. 2 cap. 2 art. 3). In questa guerra gli Unni guadagnarono, o almeno Peroze perdè la più preziosa perla del Mondo, di cui Procopio racconta una ridicolosa favola.
580. Gl'Indo-Sciti continuarono a regnare dal tempo d'Augusto (Dionys. Perieget. 1088 col commentario d'Eustazio presso Hudson Geogr. minor. Tom. IV) fino a quello di Giustino il Vecchio (Cosma Topograph. Christ. Lib. XI p. 338, 339). Nel secondo secolo essi eran padroni di Larice, o di Guzerat.
581. Vedi le avventure di Firuz, e Peroze, e le loro conseguenze presso Procopio (Persic. l. 1 c. 3, 6) che può confrontarsi co' frammenti dell'Istoria Orientale (d'Herbelot Bibliot. Orient. p. 351 e Texeira Istoria di Persia tradotta o compendiata da Stewens l. I c. 32 p. 132, 138). La Cronologia è ben determinata dall'Assemanno (Bibliot. Orient. Tom. III p. 396, 427).
582. La descrizione della Guerra Persiana sotto i regni di Anastasio e di Giustino può trarsi da Procopio (Persic. l. I c. 7, 8, 9), da Teofane (In Chronograph. pag. 124, 127), da Evagrio (L III c. 37), a Marcellino (in Chron. p. 47), e da Giosuè Stilita (ap. Asseman. Tom. I p. 272, 281).
583. Procopio fa un'ampia e corretta descrizione di Dara (Persic. l. I c. 10. l. II c. 13 de Aedif. l. II c. 1, 2, 3. l. III c. 5). Se ne veda la situazione presso il Danville (l'Euphrate et le Tigre p. 53, 54, 55) quantunque sembra, ch'egli raddoppi la distanza fra Dara e Nisibi.
584. Per la Città, ed il passo di Derbend vedasi d'Herbelot (Bibliot. Orient. p. 157, 291, 807), Petit de la Croix (Hist. de Gengiscan. l. IV c. 9), Istoria Genealogica de' Tartari (Tom. I p. 120), Oleario (Voyage en Perse p. 1039, 1042) e Cornelio le Bruyn (Viaggi Tom. I p. 146, 147). Può confrontarsi il prospetto di questo con la pianta d'Oleario, il quale crede che le mura siano di crostacei e di sabbia induriti dal tempo.
585. Procopio con qualche confusione le chiama sempre Caspie (Persic. l. 1 c. 10). Questo passo presentemente si appella Tatar-topa, Porte Tartare (Danville Geogr. anc. Tom. II p. 119, 120).
586. L'immaginario riparo di Gog e Magog, che fu seriamente investigato e creduto da un Califfo del IX secolo, sembra che sia derivato dalle porte del Monte Caucaso, e da un'incerta notizia della muraglia della China (Geogr. Nubiens. p. 267, 270: Memoires de l'Academie Tom. XXXI p. 210, 219).
587. Vedi un'erudita Dissertazione di Baier de muro Caucaseo in Comment. Acad. Petropolit. anno 1726 Tom. I p. 425, 463: ma le manca una carta o pianta. Quando il Czar Pietro I s'impadronì di Derbend l'anno 1722 la misura del muro fu trovata essere di Orgigie o braccia russe 3285 ciascheduna delle quali contiene sette piedi Inglesi, e perciò della lunghezza in tutto di poco più di quattro miglia.
588. Vedi le Fortificazioni ed i trattati di Cosroe o Nushirwan presso Procopio (Persic. l. I c. 16, 22 l. II), e di Herbelot (p. 682).
589. La vita d'Isocrate s'estende dall'Olimpiade 86. 1. fino alla 110. 3. (dall'anno 436 al 338 avanti Gesù Cristo). Vedi Dionys. Halicarn. Tom. II p. 149, 150 Edit. Hudson. Plutarco (o l'Anonimo) in Vit. X Orator. pag. 1538, 1543 Edit. II Steph. Phot. Cod. CCLIX p. 1453.
590. Sono copiosamente descritte, quantunque in concise parole, le scuole d'Atene nella Fortuna Attica di Meursio (c. VIII p. 59, 73 nel Tom. I Opp.). Quanto allo stato ed alle arti di quella città, vedi il primo libro di Pausania, ed un piccolo trattato di Dicearco (nel secondo Tomo dei Geografi di Hudson), che scrisse verso l'Olimpiade CXVII. (Dissert. di Dodwell. sez. 4).
591. Diogen. Laert. De vit. Philosopher. L. V segm. 37 p. 389.
592. Vedi il testamento d'Epicuro presso Diogene Laerzio L. X segm. 16, 20 pag. 611, 612. Una sola Epistola (ad Familiar. XIII, 1) scuopre l'ingiustizia dell'Areopago, la fedeltà degli Epicurei, la destra urbanità di Cicerone, e la mescolanza di disprezzo e di stima, con cui i Senatori Romani riguardavano la Filosofia ed i Filosofi della Grecia.
593. Damascius in vit. Isidori ap. Photium Cod. CCXLIII. p. 1054.
594. Vedi Luciano (in Eunech. Tom. II. pag. 350-359 Ediz. Reitz), Filostrato (in Vit. Sophist. l. II c. 2), e Dione Cassio, o Zifilino (l. LXXI p. 1195) insieme co' loro Editori Du Soul, Oleario, e Reimar, e soprattutto Salmasio (ad Hist. Aug. p. 72). Un giudizioso Filosofo (Smith Ricchezza delle nazioni Vol. II. p. 340-374) preferisce le libere contribuzioni degli studenti ad uno stipendio fisso pel Professore.
595. Brucker Hist. Crit. Philos. Tom. II p. 310 ec.
596. Si fissa la nascita d'Epicuro all'anno 342 prima di Cristo, (Bayle) nell'Olimpiade CIX. 3, ed egli aprì la sua scuola in Atene nell'Olimp. CXVIII 3 cioè 306 anni avanti la medesima Era. Quella Legge intollerante (secondo Ateneo l. XIII p. 610, Diogene Laerzio, L. V: S. 38. p. 290 e Giulio Polluce IX 5) fu fatta nel medesimo o nel seguente anno (Sigon. Opp. T. V. p. 62. Menag. ad Diogen. Laert. p. 204. Corsini Fasti Attic. T. IV p. 67, 68) e fu soggetto al medesimo esilio anche Teofrasto Capo de' Peripatetici, e discepolo d'Aristotele.
597. Questa non è un'Era immaginaria: i Pagani contavano le lor calamità dal regno del loro Eroe. Proclo, di cui la nascita è segnata dal suo Oroscopo (l'an. 412 il dì 8 di Febbrajo a Costantinopoli), morì 124 anni απο Ιουλιανου βασιλεως (dopo l'Imperator Giuliano) l'anno 485 (Marin. in vit. Procli c. 36).
598. La vita di Proclo, composta da Marino, fu pubblicata dal Fabricio (Hamburg, 1700, et ad calcem Bibliot. Latin. Lond. 1703). Vedi Suida (Tom. III p. 185, 186), Fabric. (Bibliot. Graec. t. V c. 26 p. 449, 552), e Brucker (Hist. Crit. Philos. Tom. II. 319-326).
599. La vita d'Isidoro fu fatta da Damascio (ap. Photium Cod. CCXLII p. 1028, 1076). Vedi l'ultimo secolo de' Filosofi Pagani presso Brucker (Tom. II. p. 341-351).
600. Fa menzione della soppressione delle scuole d'Atene Giovanni Malala (Tom. II p. 187) ed una Cronica anonima nella Libreria Vaticana (ap. Aleman. p. 106).
601. Agatia (l. III p. 69, 70, 71) riferisce questa curiosa storia. Cosroe montò sul trono l'anno 531, e fece la sua prima pace co' Romani al principio dell'anno 533 epoca ben conciliabile con la giovin sua fama, e con la vecchia età d'Isidoro (Asseman. Bibliot. Orient. Tom. III p. 404 Pagi Tom. II p. 543, 550).
602. Cassiodoro Var. Epist. VI, I Giornandes c. 57 p. 696. Edit. Grot. Quod summum bonum primumque in mundo decus edicitur.
603. Vedi i regolamenti di Giustiniano (novell. CV) con la data del 5 luglio a Costantinopoli, indrizzati a Strategico, Tesoriere dell'Impero.
604. Procopio in Anecdot. c. 26 Aleman. pag. 106. Nel XVIII anno dopo il Consolato di Basilio, secondo il computo di Marcellino, di Vittore, di Mario ec. fu composta la Istoria segreta, ed agli occhi di Procopio il Consolato era già totalmente abolito.
605. Da Leone il Filosofo (Nov. XCIV an. 886, 911). Vedi Pagi (Dissert. Hypatic. p. 325, 362) e Du-Cange (Gloss. Graec. p. 1635, 1636). Erasi avvilito fino il titolo: Consulatus Codicilli... vilescunt, dice il medesimo Imperatore.
606. Secondo Giulio Affricano ec. il Mondo fu creato nel primo giorno di settembre 5508 anni, tre mesi, e venticinque giorni avanti la nascita di Cristo (Vedi Pezron Antiquité des tems defendue p. 20, 28) e quest'Era si è usata da' Greci, da' Cristiani orientali, ed anche da' Russi fino al regno di Pietro I. Tal periodo per quanto sia arbitrario, è però chiaro e comodo. De' 7296 anni, che si suppongono passati dopo la creazione, ne troveremo 3000 d'ignoranza, e d'oscurità; 2000 favolosi o dubbiosi, 1000 d'istoria antica, principiando dall'Impero Persiano, e dalle Repubbliche di Roma e d'Atene, 1000 dalla caduta del Romano Impero in Occidente fino alla scoperta dell'America, ed i rimanenti 296 formeranno quasi tre secoli dello stato moderno d'Europa, e del Genere umano. Io sceglierei piuttosto questa cronologia, che stimo assai preferibile al nostro doppio e intricato metodo di contare per l'indietro, e per l'avanti gli anni prima e dopo l'Era Cristiana.
607. L'Era del Mondo ha prevalso in Oriente dopo il VI Concilio Generale (an. 681). In Occidente l'Era Cristiana fu inventata primieramente nel VI secolo: si propagò nell'VIII per l'autorità e gli scritti del Venerabile Beda; ma non fu che pel secolo X che l'uso di essa divenne legale e comune. Vedi L'Art de verifier les dates, Dissert. Prelim. p. III, XII Dictionaire diplomat. Tom. I p. 329, 337. Opere d'una laboriosa società di Monaci Benedettini.
608. Procopio riferisce tutta la serie della guerra Vandalica in un'elegante e regolar descrizione (L. I c. 1, 25. L. II c. 1, 13): ed io sarei ben felice, se potessi seguitar sempre le tracce d'una tal guida. Per l'intera e diligente lettura, che ho fatto del Testo Greco, ho diritto di pronunciare, che uno non può ciecamente fidarsi delle Traduzioni Latina e Francese di Grozio, e di Cousin. Eppure il Presidente Cousin spesso è stato lodato, ed Ugone Grozio fu il primo letterato d'un secolo erudito.
609. Vedi Ruinart Hist. Persecut. Vandal. c. XII p. 589. La sua miglior prova è tratta dalla vita di S. Fulgenzio composta da uno de' suoi discepoli, trascritta in gran parte negli Annali del Baronio, e stampata in varie gran collezioni (Catalog. Bibliot. Bunaviaenae Tom. I Vol. II p. 1258).
610. Per qual proprietà dello spirito o del corpo? Per la velocità, per la bellezza, o per il valore? In qual idioma i Vandali leggevan Omero? Parlava egli lingua Germanica? I Latini ne avevan quattro traduzioni (Fabricio Tom. I L. II c. 3 p. 297): pure malgrado le lodi di Seneca (Consol. c. 26) sembra, che fossero più felici nell'imitare, che nel tradurre i Poeti Greci. Ma il nome d'Achille poteva essere famoso e comune anche fra gl'ignoranti Barbari.
611. Un anno? che assurda esagerazione! La conquista dell'Affrica può dirsi, che principiasse il dì 14 settembre dell'anno 533 ed è celebrata da Giustiniano nella Prefazione delle sue Istituzioni, che furon pubblicate il dì 21 di novembre del medesimo anno. Tal computo, compresovi il viaggio ed il ritorno, potrebbe veramente applicarsi al nostro Impero dell'Indie.
612. Ωρμητο δε ο βελισαριος εκ Γερμανιας, Θρακωντε και Ιελλυριων μεταξυ κειται (Belisario veniva di Germania, che giace fra' Traci, e gl'Illirici) Procopio Vandalic. L. I. c. 11. L'Alemanno, ch'era un Italiano, potè facilmente confutare (not. ad Anecdot. p. 5) la Germanica vanità del Gifanio, e del Velserio, che bramavano d'attribuire alla loro Patria quest'eroe: ma la sua Germania, Metropoli della Tracia, io non l'ho potuta trovare in alcun catalogo Civile o Ecclesiastico delle Province e città.
613. Le prime due Campagne Persiane di Belisario sono bene e copiosamente descritte dal suo Segretario (Persic. L. I c. 12, 18).
614. Vedi la nascita, ed il carattere d'Antonina negli Aneddoti c. 1 ed ivi le note dell'Alemanno p. 3.
615. Vedi la Prefazione di Procopio. I nemici degli arcieri potevan citare le accuse di Diomede (Iliad. V, 385 etc.) e quel permittere vulnera ventis, di Lucano (VIII, 384); ma i Romani non potevano sprezzar le frecce de' Parti; e nell'assedio di Troia, Tindaro, Paride, e Teucro ferirono que' superbi guerrieri, che gl'insultavano come femminelle o fanciulli.
616. Νευρην μεν μαζώ πελασεν, τοξω δε σιδηρον (Iliad. Δ 123) «Accostò il nervo al petto, e il ferro all'arco». Quanto è precisa, quanto è bella l'intiera pittura! Io vedo le attitudini dell'arciero; sento lo scocco dell'arco: Λινξε βιος, νευρη δε μεγ’ ιαχεν, αλτο δ’ οιστος. «Stridè l'arco, il nervo fece grande strepito, e volò via la saetta».
617. Sembra, che il testo assegni alle navi maggiori 50,000 medimni, o 3,000 tonnellate (giacchè il medimno pesava 160 libbre Romane, o 120 di sedici once l'una). Io gli ho dato un'interpretazione più ragionevole, supponendo, che lo stile Attico di Procopio indichi il modio legittimo e popolare, ch'era una sesta parte del medesimo (Hooper Misure antiche p. 152 ec.). Un errore contrario, e ben più strano si è insinuato in un'Orazione di Dinarco (contra Demosthenem ap. Reiske Orat. Graec. Tom. IV p. II p. 34). Riducendo il numero delle navi da 500 a 50, e traducendo μεδιμνοι per mine, o libbre, il Cousin ha generosamente accordato 500 tonnellate a tutta la flotta Imperiale! doveva mai neppur cadergli ciò nella mente?
618. Ho letto, che un Legislatore Greco stabilì una pena doppia per i delitti commessi nello stato d'ubbriachezza; ma sembra che si convenga, che questa fu piuttosto una pena politica che morale.
619. O anche in tre, poichè la prima sera si fermarono alla vicina Isola di Tenedo: il secondo giorno navigarono fino a Lesbo; il terzo fino al Promontorio d'Eubea, e nel quarto giunsero ad Argo (Odiss. L. 130, 133. Wood Saggio sopra Omero p. 40, 46). Un pirata navigò dall'Ellesponto sino al porto di Sparta in tre giorni (Senofonte Hellenic. l. II c. 1).
620. Caucana, vicino a Camarina, è distante almeno 50 miglia (350 o 400 Stadi) da Siracusa (Claver. Sicil. antiq. p. 191).
621. Procopio Gothic. l. I c. 3. Tibi tollit hinnitum apta quadrigis equa, ne' pascoli Siciliani di Grosfo (Horat. Carm. II, 16) Acragas.... magnanimum quondam generator equorum (Virgil. Aeneid. III, 704). I Cavalli di Ierone, di cui Pindaro fece le vittorie immortali, furon nutriti in questo Paese.
622. Il Caput vada di Procopio (dove Giustiniano in seguito fondò una Città, De Aedif. L. VI c. 6) è il Promontorio d'Ammone presso Strabone, il Brachodes di Tolomeo, ed il Capaudia de' moderni, vale a dire una lunga e stretta lingua di terra, che sporge in mare (Shaw Viag. p. 111).
623. Un Centurione di Marc'Antonio espresse, quantunque in un modo più virile, il medesimo contraggenio al mare, ed alle battaglie navali (Plutarc. in Antonio p. 1730 Edit. Henr. Steph.).
624. Sullette è forse la Turris Annibalis, antica fabbrica, presentemente grande quanto la Torre di Londra. La marcia di Belisario a Leptis, Adrumeto ec. viene illustrata dalla campagna di Cesare (Hirtius de Bello Afric. con l'analisi di Guichardt) e da' viaggi di Shaw (p. 105-113) nel medesimo Paese.
625. Παραδεισος καλλισος απαντων ων ημεις ισμεν. (Paradiso più bello di tutti quelli che conosciamo). I Paradisi, nome ed usanza presa dalla Persia, posson rappresentarsi per mezzo de' Giardini Reali d'Ispahan (Viag. d'Olear. p. 774.) Vedasi ne' romanzi Greci il più perfetto modello di essi (Longus Pastoral. l. IV p. 99-101; Achilles Tatius l. I p. 22 ec. )
626. Nelle vicinanze di Cartagine il mare, la terra, ed i fiumi son quasi tanto mutati quanto le opere umane. L'istmo, o collo della Città ora è confuso col continente: il porto è una secca pianura: ed il lago o stagno non è più che un pantano con sei o sette piedi d'acqua nel canale di mezzo: Vedi Danville (Geograph. anc. Tom. III pag. 82.), Shaw (viagg. p. 77, 84), Marmol. (Description de l'Afrique T. II. p. 465) e Tuano (LVIII 12 Tom. III p. 334).
627. Da Delfi ricevè il nome di Delphicum tanto in Greco quanto in Latino un tripode: e per una facile analogia fu estesa in Roma, in Costantinopoli, ed in Cartagine la stessa denominazione al luogo, dove si facevano i Banchetti reali (Procop. Vandal. lib. I. c. 21: Du-Cange Gloss. Graec. p. 277 v. Δελφικον, ad Alexiad. p. 412).
628. Queste orazioni esprimono sempre i sentimenti di quei tempi, ne' quali son fatte, ed alle volte quelli degli attori. Io ho estratto questi sentimenti, ed ho tralasciata la declamazione.
629. Le reliquie di S. Agostino da' Vescovi Affricani furon trasportate al loro esilio di Sardegna (an. 500), e nell'VIII secolo fu creduto che Liutprando Re de' Longobardi le trasferisse (an. 721) da Sardegna a Pavia. Nell'anno 1695 i Frati Agostiniani di quella Città trovarono una volta di mattoni, un'urna di marmo, una cassa d'argento, delle involture di seta, delle ossa, del sangue ec., e forse un'Iscrizione d'Agostino in caratteri Gotici. Ma quest'utile scoperta è stata contrastata dalla ragione, e dalla gelosia (Baronio Annal. an. 725 n. 2, 9. Tillemont Mem. Eccles. Tom. XIII p. 944. Montfaucon Diar. Ital. p. 26, 30, Muratori Antiq. Ital. med. aevi Tom. V Dissert. LVIII p. 9, che ne aveva composto un Trattato a parte, prima che si facesse il Decreto del Vescovo di Pavia, e del Pontefice Benedetto XIII).
630. Τα της πολιτειας προσιμια (le prime terre dell'Impero) dice Procopio de Aedif. L. VI c. 7 Ceuta, che è stata poi disfigurata da' Portoghesi, fiorì, sotto il regno più prospera degli Arabi, nell'agricoltura, e nelle manifatture, decorata di nobili edifizi e di Palazzi (V. L'Afrique de Marmol T. II p. 236).
631. Vedi il secondo e il terzo preambolo a' Digesti, o alle Pandette, promulgate il 16 decembre dell'anno 533. Giustiniano, o piuttosto Belisario, avevan acquistato un giusto diritto a' titoli di Vandalico, ed Affricano; quello di Gotico era prematuro; ed il Francico falso ed offensivo d'una gran Nazione.
632. Vedi gli atti originali presso il Baronio (Aq. 535 n. 21, 54). L'Imperatore applaudisce alla sua clemenza verso gli Eretici cum sufficiat eis vivere.
633. Dupin (Geograph. Sacra Africana p. LIX ad Optat. Milev.) nota e compiange l'Episcopal decadenza. Nel tempo più prospero della Chiesa egli vi aveva contato 690 Vescovati: ma per quanto piccole fossero le Diocesi, non è probabile, che vi esistessero tutti nel medesimo tempo.
634. Le leggi Affricane di Giustiniano sono illustrate dal suo Germano Biografo (Cod. Lib. I Tit. 27 Novell. 36, 37, 131 Vit. Justinian. p. 349-377).
635. Il monte Papua si pone dal Danville (Tom. III p. 92 e Tabul. Imp. Rom. Occident.) presso Ippone Regio, ed il mare: tal situazione però mal s'accorda con le lunghe ricerche fattene al di là d'Ippone, e con le parole di Procopio (L. II c. 4). Εν τοις Νουμιδιαρς εσχατοις (negli estremi della Numidia).
636. Shaw (Viagg. p. 220) descrive con somma accuratezza i costumi de' Bedwini, e de' Kabili, gli ultimi de' quali secondo il loro linguaggio, sono i residui de' Mori: pure quanto son mutati questi moderni selvaggi, quanto si sono inciviliti! Fra loro sono abbondanti le provvisioni, ed il pane è comune.
637. Da Procopio si chiama Lira: l'Arpa sarebbe forse stata più nazionale. Gl'istromenti di musica si distinguono da Venanzio Fortunato in tal modo: Romanusque Lyra tibi plaudat, Barbarus harpa.
638. Erodoto elegantemente descrive gli strani effetti della afflizione in un altro schiavo Reale, cioè in Psammetico Re d'Egitto, che pianse alle minori, e tacque alle maggiori sue calamità (L. III c. 14). Belisario potea studiar la sua parte nell'incontro di Paolo Emilio e di Perseo: ma è probabile, che non avesse mai letto nè Livio nè Plutarco: ed è certo, che la sua generosità non avea bisogno d'alcun modello.
639. Dopo che il titolo d'Imperatore ebbe perduto l'antico suo senso militare, e gli auspizj Romani furono aboliti dal Cristianesimo (Vedi la Bleterie, Mem. de l'Acad. Tom. XXI p. 302, 332) poteva con minore incoerenza accordarsi un Trionfo ad un Generale privato.
640. Se pure l'Ecclesiaste è veramente un'opera di Salomone, non già, come il Poema di Prior, una pia e morale composizione fatta ne' tempi più moderni in suo nome, ed in occasione del suo pentimento. Quest'ultima è l'opinione dell'erudito, e franco Grozio (Opp. Theolog. T. I p. 258): ed in vero l'Ecclesiaste, ed i Proverbi dimostrano un'estensione di pensare, e d'esperienza, maggiore di quella che sembri poter esser propria d'un Giudeo o d'un Re.
641. Nel Belisario di Marmontel s'incontrano, cenano, e conversano insieme il Re col Conquistatore dell'Affrica, senza rammentarsi l'uno dell'altro. Egli è senza dubbio un difetto di quel romanzo il supporre, che avesser perduto gli occhi o la memoria non solamente l'Eroe, ma anche tutti quelli, che l'avevano sì ben conosciuto.
642. Shaw p. 59. Siccome però Procopio (L. II c. 13) parla d'un Popolo del monte Atlante come già distinto per la bianchezza del corpo, ed il giallo color de' capelli, questo fenomeno (che si vede similmente nelle Andi del Perù, Buffon Tom. III p. 504) può naturalmente attribuirsi alla elevazione del suolo, ed alla temperatura dell'aria.
643. Il Geografo di Ravenna (L. III c. XI p. 129, 130, 131. Paris 1688) descrive la Mauritania Gaditana (opposta a Cadice) ubi Gens Vandalorum, a Belisario devicta in Africa, fugit, et numquam comparuit.
644. Un solo avea protestato, e Genserico rimandò, senza una risposta formale, i Vandali di Germania: ma quelli di Affrica derisero la sua prudenza, ed affettarono di sprezzare la povertà delle loro foreste (Procopio Vandal. lib. I c. 22).
645. Tollio descrive per bocca del grand'Elettore (nel 1687) il segreto regno, e lo spirito ribelle de' Vandali del Brandemburgo, che potevan contare cinque o seimila soldati, che, si erano procurati de' cannoni ec. (Itinerar. Hungar. p. 42 ap. Dubos Hist. de la Monarchie Francoise Tom. I p. 182, 183). Si può con ragione dubitare della veracità non già dell'Elettore, ma di Tollio medesimo.
646. Procopio (lib. I c. 22) n'era totalmente all'oscuro: ουδε μνημη τιστουδε ονομα ες εμε σωξεται (Non se ne conserva presso di me nè alcuna memoria nè il nome). Sotto il regno di Dagoberto (an. 630) le Tribù Slave de' Sorbi, e de' Venedi già confinavano con la Turingia (Mascou Istor. de' Germani XV, 3, 4, 5).
647. Sallustio rappresenta i Mori come un residuo dell'armata d'Èrcole (de Bello Iugurt. c. 21) e Procopio (Vandal. l. II c. 10) come la posterità de Cananei, che fuggirono dal ladro λησης Giosuè. Ei cita due colonne con un'Iscrizione Fenicia. Io ammetto le colonne, dubito dell'Iscrizione, e rigetto la discendenza.
648. Virgilio (Georgic. III, 339), e Pomponio Mela (I, 8) descrivono la vita errante de' Pastori Affricani simile a quella degli Arabi, e de' Tartari: e Shaw (p. 222) è il migliore commentatore sì del Poeta che del Geografo.
649. I doni consueti, che loro si facevano, erano uno scettro, una corona o berretta, una veste bianca, una tunica e delle scarpe con figure, il tutto adornato d'oro, e d'argento: nè questi preziosi metalli erano lor meno accolti in forma di moneta (Procop. Vandal. L. I c. 25).
650. Vedi il Governo d'Affrica, ed i fatti militari di Salomone presso Procopio (Vandal. L. II c. 10, 11, 12, 13, 19, 20). Ei fu richiamato, e mandatovi di nuovo: e l'ultima sua vittoria porta la data dell'anno XIII di Giustiniano (an. 539). Un accidente l'aveva reso eunuco nella sua puerizia (L. I c. 11), ma gli altri Generali Romani erano ampiamente forniti di barbe, πωγονος επιπλαμενοι (Lib. II cap. 8).
651. Questa naturale antipatia de' cavalli contro i cammelli si asserisce dagli Antichi (Xenoph. Cyropaed. l. VI p. 438 l. VIII p. 483, 492 Edit. Hutchinson: Polyaen. Stratagem. VII, 6 Plin. Hist. Nat. VIII, 26 Aelian. de Nat. animal. I. III c. 7): ma vien contraddetta dalla quotidiana esperienza, e derisa dagli Orientali, che ne sono i migliori giudici (Voyage d'Olearius p. 553).
652. Procopio è il primo, che descriva il monte Aurasio (Vandal. l. II c. 13 de Aedif. l. VI c. 7). Ei si può confrontare con Leone Affricano (Dell'Affrica P V presso Ramusio Tom. I fol. 77 rect.), con Marmol (Tom. II p. 430) e con Shaw (p. 56, 59).
653. Isidoro Chron. p. 722 Edit. Grot. Mariana Hist. Hispan. l. V c. 8 p. 173. Secondo Isidoro però l'assedio di Ceuta, e la morte di Teude seguì l'anno dell'Era Ispanica 586, di Cristo 548, e la piazza non fu difesa da' Vandali, ma da' Romani.
654. Procopio Vandal. l. I c. 24.
655. Vedi la Cronica originale d'Isidoro, ed i libri V e VI dell'Istoria di Spagna del Mariana. I Romani furono finalmente cacciati da Suintila Re de' Visigoti (l'anno 621, 626) dopo che si furon questi riuniti alla Chiesa Cattolica.
656. Vedi il matrimonio, e il destino d'Amalafrida in Procopio (Vandal. l. I c. 8, 9); ed in Cassiodoro (Var. IX, 1) la richiesta del reale di lei fratello. Si confronti parimente la Cronica di Vittore Tunnunense.
657. Lilibeo fu fabbricato da' Cartaginesi nell'Olimpiade XCV. 4 e nella prima guerra Punica la forte situazione e l'eccellente suo porto rese quel luogo un oggetto importante per ambedue le nazioni.
658. Si paragonino fra loro i differenti passi di Procopio (Vandal L. II c. 5 e Gothic. l. 1 c. 3).
659. Intorno al regno e carattere d'Amalasunta vedi Procopio (Gothic. l. I c. 2, 3, 4: ed Anecdot. c. 16 con le note dell'Alemanno): Cassiodoro (Var. VIII, IX, X et XI, 1): e Giornandes (de Reb. Getic. c. 56 et de successione Regnor presso il Muratori Tom. I p. 241).
660. Il matrimonio di Teodorico con Audefleda, sorella di Clodoveo, si può collocare nell'anno 495 subito dopo la conquista d'Italia (Buat Hist. des Peuples Tom. IX p. 213). Le nozze d'Eutarico e d'Amalasunta si celebrarono l'anno 515 (Cassiodoro in Chron. p. 453).
661. Alla morte di Teodorico si descrive da Procopio Atalarico, suo nipote, come un fanciullo di circa otto anni οκτω γεγονως ετη. Cassiodoro coll'autorità e con la ragione ve ne aggiunge due; Infantulum adhuc vix decennem.
662. Questo lago dalle vicine Città d'Etruria chiamavasi o Vulsiniensis (ora di Bolsena) o Tarquiniensis. Esso è circondato da bianchi scogli, ed abbondante di pesce, e di salvaggiume. Plinio il Giovane (Epist. II, 96) celebra due selvose isole, che galleggiavano sulle acque. Se questa è una favola, quanto eran creduli gli Antichi! Se poi è un fatto vero, quanto son trascurati i Moderni! Pure dal tempo di Plinio in qua le isole possono essersi fissate per mezzo di nuove e successive aggregazioni.
663. Procopio però (Anecdot. c. 16) abbatte la sua propria testimonianza, confessando che nella sua Storia pubblica non avea detto la verità. Vedi le lettere scritte dalla Regina Gundelina all'Imperatrice Teodora (Var. X, 20, 21, 23 e si osservi una parola sospetta, de illa persona ec.) con l'elaborato Commercio di Buat (Tom. X p. 177, 185).
664. Intorno alla conquista di Sicilia si confronti la narrazione di Procopio con le doglianze di Totila ( Gothic. l. I c. 5. l. III c. 16). La Regina de' Goti aveva ultimamente sollevato quell'ingrata isola (Var. IX, 10, 11).
665. Descrivesi l'antica grandezza e splendore de' cinque quartieri di Siracusa da Cicerone (Act. II in verrem L. IV c. 52, 53), da Strabone (L. VI p. 415), e dal Dorville (Sicula Tom. II p. 174, 202). La nuova città, restaurata da Augusto, si ristrinse verso l'isola.
666. Procopio (Vandalic. l. II c. 14, 15) riferisce così chiaramente il ritorno di Belisario in Sicilia (p. 146 Edit. Hoeschelii), che restò attonito allo strano sbaglio, ed a' rimproveri d'un erudito Critico (Oeuvres de la Mothe le Vayer Tom. VIII p. 162, 163).
667. L'antica Alba fu distrutta nella prima età di Roma. Nel medesimo luogo, o almeno nelle vicinanze di quella, successivamente s'alzarono, 1. la villa di Pompeo ec. 2. un campo delle Coorti Pretoriane: 3. la moderna città Episcopale d'Albano (Procopio Goth. l. II c. 4. Cluver. Ital. ant. Tom. II. p. 914).
668. Si produceva un oracolo sibillino, che diceva Africa capta, mundus cum nato peribit; sentenza di portentosa ambiguità (Gothic. l. I c. 7), che fu pubblicata in caratteri ignoti da Opsopeo, editore di Oracoli. Il P. Maltret ha promesso di farvi un commentario: ma tutte le sue promesse sono state vane ed infruttuose.
669. Procopio nella sua Cronologia, imitando in qualche modo Tucidide, comincia dalla primavera gli anni di Giustiniano, e della guerra Gotica: e la prima sua epoca corrisponde al primo d'aprile 535 non 536 secondo gli Annali del Baronio (Pagi Crit. Tom. II p. 555 seguitato dal Muratori, e dagli Editori del Sigonio). Pure in alcuni passi non sappiamo conciliare le date di Procopio con lui medesimo, e con la Cronica di Marcellino.