Εις οιωνος αριστος αμυνεσθαι περι πατρης

Iliade, XII, 243.

Questo eccellente verso che sì bene ci spiega il coraggio di un eroe, e la ragione di un savio, ci prova chiaramente quanto Omero fosse, sotto ogni aspetto, superiore al suo secolo ed al suo paese.

515. Teofilatto. (l. VII, c. 3) Sulla testimonianza di questo fatto, che m'era sfuggito dalla memoria, il candido lettore scuserà e correggerà l'annotazione trentesimasesta del trentaquattresimo capitolo ove mi sono troppo affrettato a raccontare la rovina d'Azimo o Azimunto. Un altro secolo di valore e di patriottismo, non è pagato a troppo caro prezzo con una tal confessione.

516. Vedi l'obbrobriosa condotta di Commenziolo in Teofilatto, l. II, c. 10-15; l. VII, c. 13, 14; l. VIII, c. 2, 4.

517. Vedi le imprese di Prisco, l. VIII, c. 2, 3.

518. Si può tener dietro alle particolarità della guerra fra gli Avari, nel primo, secondo, sesto, settimo ed ottavo libro dell'Istoria dell'Imperatore Maurizio, scritta da Teofilatto Simocatta. Egli scriveva sotto il regno d'Eraclio, e non poteva quindi esser tentato ad adulare: ma la sua mancanza di discernimento lo rende diffuso nelle bagatelle, e conciso sui fatti più importanti.

519. Maurizio medesimo compose dodici libri sopra l'arte della guerra che esistono tuttora, e che furono pubblicati (Upsal, 1664) da Giovanni Schaeffer, in fine della Tattica d'Arriano (Fabrizio, Bibl. graeca l. IV, c. 8, t. III p. 278 che promette d'estendersi ancor più su quest'opera, allorchè gliene si presenterà una favorevole occasiono).

520. Vedi le particolarità degli ammutinamenti avvenuti sotto il regno di Maurizio in Teofilatto, l. III, c. 1-4; l. VI, c. 7, 8, 10; l. VII, c. 1; l. VIII, c. 6, etc.

521. Teofilatto e Teofane sembrano ignorare la cospirazione e la cupidità di Maurizio. Tali accuse così sfavorevoli alla memoria di quest'Imperatore, si ritrovano per la prima volta nella Cronaca di Pasquale (p. 379, 380), da cui Zonara le attinse (t. II, l. XIV, p. 77, 78). In quanto al riscatto dei dodicimila prigionieri, Cedreno (p. 399) ha seguito un altro calcolo.

522. Ne' suoi clamori contro Maurizio, il popolo di Costantinopoli lo infamò col nome di Marcionito o di Marcionista; eresia, dice Teofilatto (l. VIII, c. 9) μετα τινος μωρας ευλαβειας, ευηθης τε και καταγελασος. Era questo un vago rimprovero? oppure aveva Maurizio realmente ascoltato qualche oscuro predicante della Setta degli antichi gnostici?

523. La Chiesa di S. Autonomo (che non ho l'onore di conoscere) era situata alla distanza di centocinquanta stadj da Costantinopoli. (Teofilatto, l. VIII, c. 9) Gillio (De Bosphoro Thracio, l. III, c. II) parla del porto d'Eutropia in cui Maurizio ed i suoi figli furono assassinati, come di uno de' due porti di Calcedonia.

524. Gli abitanti di Costantinopoli andavano generalmente soggetti a' νοσοι αρθρητιδες; e Teofilatto fa sentire, che se le regole dell'Istoria glie lo permettessero, egli potrebbe assegnare la causa di tal malattia. Tuttavia simile digressione non sarebbe stata più fuori di luogo che le sue ricerche (l. VII, c. 16, 17) sulle periodiche inondazioni del Nilo, e le opinioni de' filosofi greci su questa materia.

525. Da questo generoso tentativo Cornelio ha preso l'idea di formare il tanto implicato intrigo della sua tragedia l'Eraclio, che non si riesce a ben intendere se non dopo averne veduta la rappresentazione più d'una volta (Cornelio di Voltaire, t. V, p. 300) e che, a quanto si assicura, ha messo in imbroglio l'istesso suo autore dopo alcuni anni d'intervallo (Anecdot. dramat., t. I, p. 422).

526. Teofilatto Simocatta (l. VIII, c. 7-12) la Cronaca di Pasquale (p. 379, 280) Teofane (Cronograph., p. 238-244) Zonara (t. II, l. XIV, p. 77-80) e Cedreno (p. 393-404) raccontano la ribellione di Foca, e la morte di Maurizio.

527. S. Gregorio, l. XI, epist. 38, indict. 6. Benignitatem vestrae pietatis ad imperiale fastigium pervenisse gaudemus. Laetentur coeli et exultet terra, et de vestris benignis actibus universae reipublicae populus, nunc usque vehementer afflictus hilarescat, etc. questa vile adulazione che s'attirò le invettive de' protestanti, vien giustamente criticata dal filosofo Bayle. (Dictionnaire critique, Gregoire I. note H, t. II, p. 597, 595.) Il Cardinale Baronio giustifica il Papa a spese del detronizzato Imperatore.

528. I ritratti di Foca furono distrutti; ma i suoi nemici ebbero l'avvertenza di sottrarre alle fiamme una copia di questa caricatura. (Cedreno, p. 404).

529. Il Ducange (Fam. byzant., p. 106, 107) somministra alcune particolarità sulla famiglia di Maurizio; Teodosio, suo primogenito, era stato coronato all'età di quattro anni e mezzo, e S. Gregorio ne' suoi complimenti sempre lo riunisce a suo Padre. Fra le sue figlie io son sorpreso di trovare accanto ai nomi cristiani d'Anastasia e di Teoctesta, il nome pagano di Cleopatra.

530. Teofilatto (l. VIII, c. 13, 14, 15) descrive alcune delle crudeltà di Foca. Giorgio di Pisidia, poeta d'Eraclio, lo chiama (Bell. Abaricum, p 46; Roma 1777) της τυραννιδος ο δυσκαθεκτος και βιοφθορος δρακων. L'ultimo epiteto è giusto; ma il corruttore della vita venne facilmente vinto.

531. Gli autori ed i loro copisti sono talmente dubbiosi fra i nomi di Prisco e di Crispo (Ducange Famil. Byzant., p. 111) che io fui tentato ad unire in una stessa persona il genero di Foca, e l'Eroe che trionfò cinque volte degli Avari.

532. Secondo Teofane, portava κιβωτια, e εικονα θεομητορος. Cedreno aggiunge un αχειροποιητον εικονα του κυριου; di cui Eraclio si servì come di bandiera nella prima spedizione di Persia. Vedi Giorgio Pisid. Acroas, 1, 140. Sembra che le manufatture prosperassero ma Foggini, editore romano, (p. 26) si trova imbrogliato nel determinare s'era un originale od una copia.

533. Si trovano varie particolarità sopra la Tirannia di Foca, e l'esaltamento al Trono d'Eraclio, nelle Cronache di Pasquale (p. 380-383), in Teofane (p. 242-250), in Niceforo (p. 3-7,) in Cedreno (p. 404-407,) in Zonara (t. II, l. XIV, p. 80-82).

534. Teofilatto, l. VIII, c. 15. La vita di Maurizio fu scritta l'anno 628 (l. VIII, c. 13) dall'ex Prefetto Teofilatto Simocatta, nato in Egitto. Fozio, che dà un lungo estratto di quest'opera, dolcemente critica l'affettazione e l'allegoria che dominano il suo stile. La prefazione consiste in un dialogo fra la Filosofia e l'Istoria; esse siedono sotto un platano, e l'Istoria suona la sua lira.

535. Christianis nec pactum esse, nec fidem, nec foedus.... Quod si ulla illis fides fuisset, regem suum non occidissent. (Eutichio, Annal., t. II, p. 211, vers. Pocock).

536. Per qualche secolo noi siamo qui obbligati di abbandonare gli autori contemporanei, e di abbassarci, se ciò può dirsi abbassarsi, dall'affettazione della retorica alla grossolana semplicità delle Cronache e de' Compendj. Le opere di Teofane (Cronograph. p. 244-279) e di Niceforo (p. 3-16) offrono la serie della guerra persiana, ma in un modo imperfetto. Quando dovrò riferire de' fatti che essi non accennano, citerò le particolari autorità. Il cortigiano Teofane, che si fece poi Monaco, nacque A. D. 748; e Niceforo, Patriarca di Costantinopoli, che morì A. D. 829, era un poco più giovane: tutti e due ebbero a soffrire per la causa delle immagini (Hankius, Descript. byzantinis, p. 200-246).

537. Gli storici di Persia furono essi stessi ingannati su questo punto; ma Teofane (p. 244) rimprovera a Cosroe questa superchieria e questa menzogna; ed Eutichio crede (Ann. t. II, p. 211) che il figlio di Maurizio, che potè sfuggire agli assassini, si sia fatto monaco sul monte Sinai, dove morì.

538. Eutichio attribuisce tutte le perdite dell'Impero al regno di Foca, e quest'errore salva la gloria d'Eraclio. Egli fa venire quel Generale non da Cartagine ma da Salonica, con una flotta carica di vegetali per Costantinopoli (Annal. t. II, p. 223, 224). Gli altri Cristiani dell'Oriente, Barebreo (ap. Asseman., Bibl. orient., t. III, p. 412, 413), Elmacin (Hist. Saracen. p. 13-16), Abulfaragio (Dynast., p. 98, 99) sono di più buona fede, e più esatti. Il Pagi indica i diversi anni della guerra persiana.

539. Sulla conquista di Gerusalemme, avvenimento tanto interessante per la Chiesa, vedi gli Annali d'Eutichio (t. II, p. 122-223) ed i lamenti del monaco Antioco (apud Baron., Annal. eccles., A. D. 614, n. 16, 26), centoventinove Omelie del quale tuttora sussistono, se pure si può dire che sussistano, mentre nessuno le legge.

540. Il Vescovo Leonzio, suo contemporaneo, scrisse la vita di questo degno prelato. Baronio (Ann. eccles. A. D. 610, n. 10) e Fleury (tom. VIII, p. 235, 242) hanno dato sufficienti notizie di quest'opera edificante.

541. L'errore di Baronio e di altri parecchi scrittori che ci hanno voluto far credere che le conquiste di Cosroe si fossero estese sino a Cartagine, in luogo di Calcedonia, si fondò sulla rassomiglianza dei greci vocaboli Καλχηδονα e Καρχηδονα che si leggono nei testi di Teofane, e che sono stati confusi ora dai copisti ed ora dai critici.

542. Gli Atti originali di sant'Anastasio sono stati pubblicati frammisti a quelli del settimo Concilio generale, da cui e Baronio (Annal. eccles., A. D. 614, 426, 627) e Butlero (Lives of the Saints, vol. 1, p. 242-248) hanno cavato i loro racconti. Questo santo martire abbandonò le bandiere del Re di Persia, sotto cui serviva ed entrò nelle romane legioni; a Gerusalemme vestì l'abito di frate, e fece oltraggio al culto dei Magi allora vigente in Cesarea, città della Palestina.

543. Abulfaragio, Dynast., p. 99; Elmacin, Hist. Sarac. p. 14.

544. D'Anville, Mem. de l'Acad. des Inscript. t. XXXII, p. 568-571

545. L'una di queste razze ha due gobbe e l'altra una sola. La prima si è propriamente il cammello; la seconda il dromedario. Il cammello è nativo del Turkestan o della Bactriana ed il dromedario non nasce che in Arabia ed in Affrica. (Buffon, Hist. nat., t. XI, p. 211); Aristotile (Hist. animal., t. I, l. II, c. I; t. II, p. 185).

546. Teofane, Cronograph., p. 268, e d'Herbelot, Bibl. Orient. p. 997. I Greci ci descrivono Dastagerda nel momento del suo declinamento, invece che i Persi ce la rappresentano nell'epoca del suo maggior splendore; ma i primi non parlano che con sincerità su quanto sono stati testimoni di veduta; ed i secondi non narrano che quanto loro è stato vagamente riferito.

547. Gli storici di Maometto, Abulfeda (in vita Mohammed, p. 92, 93) e Gagniero (Vita di Maometto, t. II, p. 247) vogliono che questa ambasciata avvenisse nell'anno settimo dell'Egira che principiò A. D. 628, l'11 maggio; ma la loro cronologia è sbagliata, mentre Cosroe morì nel mese di febbrajo dell'istesso anno (Pagi, Critica, t. II, p 779). Il conte di Boulainvilliers (Vita di Maometto, p. 327, 328) la sostiene nell'anno 615, poco dopo la conquista della Palestina. È però vero che Maometto non poteva essersi così presto avventurato ad un fatto di simil sorta.

548. Vedi il capitolo trentesimo dell'Alcorano intitolato i Greci. Il dotto ed insieme savio Sale che ha tradotto l'Alcorano in lingua inglese, (p. 330, 331) ci presenta sotto un eccellente aspetto queste congetture, questa predizione, o questa scommessa di Maometto; ma Boulainvilliers (p. 329-334) colle più cattive intenzioni fa tutti i sforzi per istabilire la verità di questa profezia, che secondo i suoi principj doveva imbarazzare i polemici scrittori del Cristianesimo.

549. Paolo Warnefrido, De gest. Longobard., l. IV, c. 38, 42; Muratori, Annali d'Italia, t. V, p. 307, etc.

550. La cronica di Pascal che soventi, mentre annoia con un indice sterile di nomi e di date, ci compensa con qualche pezzo di storia, dà una esattissima descrizione del tradimento degli Avari (p. 389, 390). Niceforo indica il numero dei prigionieri.

551. Qualche scritto originale, come l'aringa, o la lettera degli ambasciatori romani (p. 386-388) rendono interessante la cronica di Pascal, che deve essere stata dettata sotto il regno d'Eraclio e verisimilmente in Alessandria.

552. Niceforo che (p. 10, 11) coi nomi di αθεσμον, e di αθεμιτον, fa ogni sforzo por coprire d'ignominia questo matrimonio, si fa un vero piacere di narrare che i due figli sortiti da quell'incestuoso maritaggio portarono ambedue, per tutta la loro vita, l'impronto della collera divina, il primo nell'immobilità del collo, ed il secondo nella mancanza dell'udito.

553. Giorgio di Pisidia (Acroas. 1, 112-125, p. 5) nell'esporre le opinioni, dice che i pusillanimi suoi consiglieri non avevano cattive intenzioni. Avrebb'egli dunque voluto scusare un sì disdegnoso ed altiero avvertimento di Crispo? Επιθωπταζων ουκ εξον βασλει εφασκε κτααλίμανειν βασιλεία, και τοις ποῤῤω επιχωριαζειν δυναμεσιν.

554.

Ει τας επ’ ακρον ηρμενας ευεζιας

Εσφαλαμενας λεγουσιν ουκ απεικοτως

Κεισθω το λδίπον εν καικος τα Περσιδος

Αντίστροφκ δε, etc.

Georg. Pisid. Acroas. 1, 51, pag. 4.

Gli Orientali provano pur essi la più gran compiacenza di ricordare queste sì strane vicende; e mi rammento benissimo la storiella di Cosrou Parviz che molto non varia da quella dell'anello di Policrate di Samos.

555. Baronio ci fa con tutta gravità il racconto di questa scoperta; o per dir meglio di questo trasmutamento di molti barili di mele in un barile d'oro. (Annal. eccles.; A. D. 620, n. 3). Tuttavia l'imprestito fu arbitrario perchè fu riscosso col mezzo di soldati, i quali avevano avuto ordine di non lasciare al Patriarca d'Alessandria che due marchi d'oro. Niceforo due secoli dopo (p. 11) parla con gran rancore su questa contribuzione, dicendo che la chiesa di Costantinopoli se ne risentiva tutt'ora.

556. Teofilatto Simocatta l. VIII, c. 12. Questi è un fatto che non deve recar meraviglia, perchè, persino in tempo di pace, in meno di venti o venticinque anni i soldati d'un reggimento si trovano intieramente rinnovati.

557. Lasciò i coturni di color di porpora per calzar i neri che tinse poscia del sangue de' Persiani. (Giorgio di Pisidia, Acroas. 111, 118, 121, 122. Vedi le annotazioni di Foggini p. 35).

558. Giorgio di Pisidia (Acroas. II, 10, p. 8) ha determinato questo punto sì importante sulle porte della Siria e della Cilicia. Senofonte che era, dieci secoli prima, passato di là, ne fa la descrizione coll'ordinaria sua eleganza. Una gola, della larghezza di tre stadii, circondata da rupi alte e fatte a picco (πετραι ηλιβαται) da un lato, e dall'altro dal Mediterraneo; in ciascheduna delle sue estremità veniva chiusa da due grosse porte inaccessibili dalla parte di terra (παρελθειου ουκ ηκ βια) ma accessibili dalla parte del mare (Retr. des dix mille, l. 15, p. 35, 36 colla dissertazione geografica di Hutchinson, p. 6). Le due porte erano alla distanza di trentacinque parasanghe o leghe da Tarso (Ibid., l. I, p. 33, 341), e di otto o dieci da Antiochia, (si confronti l'Itinerario di Wesseling, p. 580, 581; l'Index geographique di Schultens, ad calcem vit. Saladen., p. 9, Voyage en Turquie et en Perse, di Otter. t. I, p. 78, 79).

559. Eraclio avrebbe potuto acconcissimamente scrivere al suo amico le parole modeste di Cicerone: «Castra habuimus ea ipsa quae contra Darium habuerat apud Issum Alexander, imperator, haud paulo melior quam tu aut ego» (Ad Atticum c. 20). Prosperando Alessandria o Scanderoon situato al di là della baja, rovinò Issus che ai tempi di Senofonte era florida e ricca città e che chiamasi anche Ajazza o Leiazza.

560. Foggini (Annotat. p. 31) dubita che i Persiani siano stati ingannati dalla Φαλανξ πεπληγμενη d'Eliano (Tactique c. 48) movimento spirale e complicato fatto dall'esercito. Egli osserva (pag. 28) che le militari descrizioni di Giorgio di Pisidia sono letteralmente copiate nella Tattica dell'Imperatore Leone.

561. La prima spedizione d'Eraclio trovasi descritta in tre acroaseis o canti di Giorgio di Pisidia che ne fu testimonio oculare (Acroas. II, 222). Il suo poema fu pubblicato in Roma nell'anno 1777; ma quanto sono lontani gli elogi vaghi e le declamazioni che vi si leggono, di corrispondere alle belle speranze che si erano messe in mente Pagi, d'Anville etc.

562. Teofane (p. 256) trasporta troppo prestamente Eraclio (κατα ταχος) in Armenia. Ambedue le spedizioni vengono confuse da Niceforo, che però indica la provincia di Lazica. Eutichio (Annal. t. II, p. 231) ne circoscrive il numero in cinquemila uomini, e li staziona a Trebisonda, il che ha tutta la probabilità.

563. Nel viaggio di Costantinopoli a Trebisonda, con vento favorevole, non si consumavano che quattro in cinque giorni; da Trebisonda ad Erzerom, cinque giorni; da Erzerom ad Erivan, dodici giorni, da Erivan finalmente in fino a Tauride dieci; vale a dire trentadue giorni, in tutto, di cammino. E tale si è l'itinerario che Tavernier (Voyages, t. I, p. 12-56) il quale avea piena cognizione di tutte le strade dell'Asia, ci ha indicato. Tornefort che viaggiava in compagnia di un Pacha consumò dieci in dodici giorni nel cammino da Trebisonda ad Erzerom (Voyage du Levant, t. III, Lettere XVIII); e Chardin (Voyages, t. I, p. 249-254) è molto più esatto nel determinare la questione, mentre la dà di cinquantatre parasanghe di cinque miglia l'una (ma di qual passo?) fra Erivan e Tauride.

564. La spedizione d'Eraclio in Persia è stata assaissimo illustrata dal Signore d'Anville (Mém. de L'Acad. des Inscriptions, t. XXVIII, p. 559-573). È ammirabile la dottrina del pari che l'ingegno dimostrati nell'indagare la posizione di Gandzaca, di Thebarma, di Dastagerda ec.; ma non fa veruna menzione della oscura campagna del 624.

565.

Et pontem indignatus Araxes.

Virgil. Eneide. VIII, 728.

L'Arasse è un fiume che corre con gran strepito, impeto e la massima rapidità, e non v'è modo di resistergli quando le nevi si sgelano: rovescia i più forti ed i più massicci ponti, e le rovine d'un gran numero d'archi che si mirano in vicinanza dell'antica città di Zulfa, sono una testimonianza irrefragabile del suo sdegno. (Voyages de Chardin, t. I, p. 252).

566. Chardin (t. I; p. 255-259) come gli Scrittori orientali (Herbelot, Bibl. orient., p. 834) attribuisce a Zobeide moglie del celebre Califfo Haroun-Alrashid, la fondazione di Tauride o Tebride; ma pare che abbia ad avere essa una data più antica, ed infatti li nomi di Gandzaca, Gazaca e Gaza significano che in essa stava rinchiuso il tesoro regio. Chardin in vece di seguire la comune opinione che dava ad essa un milione e centomila anime, le limita al solo numero di cinquecento cinquantamila.

567. Aprì l'Evangelio ed il primo passo, che il caso gli fece cadere sotto gli occhi, lo applicò al nome ed alla situazione dell'Albania. (Teofane, p. 258).

568. La landa di Mogan che si trova fra il Ciro e l'Arasse conta sessanta parasanche in lunghezza e venti in larghezza. (Olear., p. 1023, 1024). Offre molte acque e fertilissimi pascoli. (Hist. de Nader-Shah tradotta dal Signor Iones su di un manoscritto persiano part. II, p. 2, 3). Vedi i campi di Timur (Hist. scritta da Skerefeddin-Ali, l. V, c. 37; l. VI, c. 13), l'incoronazione di Nader-Shah (Hist. persane, p. 3-13) e la sua vita, del Signor Iones p. (64, 65).

569. D'Anville ha provato che sì Thebarma che Ormia vicino al lago Spauta, non sono che una sola ed identica città (Mem. de l'Acad. des Inscript., t. XXVIII, p. 564, 565). I Persiani la venerano persuasi essere nato in quella città Zoroastro (Schultens, Index géograph. p. 48): e il Signore d'Anquetil-Duperron (Mem. de l'Acad. des Inscript. t. XXXI p. 375) dà varj testi del loro Zendavesta, o del Zendavesta dei Persiani che sostengono questa tradizione.

570. Non posso trovare dove fosse situato Salbano, Taranto, territorio degli Unni, ec. del quale fa menzione Teofane (p. 260-262), e ciò che più si è, anco il Signor d'Anville non ha tentata la più piccola indagine in proposito. Eutichio (Annal. t. II, p. 231, 232) autore inetto, nomina Aspahan; e pare verisimile che Casbin sia la città di Sapore. Ispahan è situata a ventiquattro giorni di distanza da Tauride, e Casbin a metà cammino fra queste due città. (Voyages de Tavernier, t. I, p. 63-82).

571. Il Sarecs della larghezza di tre plethri circa, distante da Tarso venti parasanghe fu passato dall'esercito di Ciro. Il Pyramo o Malmistra d'uno stadio circa di larghezza scorreva cinque parasanghe più all'Oriente. (Senofonte, Anabas l. 1, p. 33, 34).

572. Con molta ragione Giorgio di Pisidia (Bell. Abaricum 246-265, p. 49) esalta il perseverante coraggio delle tre campagne (τρεις περιξρομους) contro i Persiani.

573. Petau (adnotation. ad Nicephorum, p. 26, 63, 64) segnala i nomi e le azioni di cinque Generali persiani che vennero l'un dopo l'altro spediti contro ad Eraclio.

574. Giorgio di Pisidia (Bell. Abar., 219) specifica il numero di otto miriadi. Questo poeta (50-88) dice chiaramente che il vecchio Cacano visse fino al tempo che regnò Eraclio, e che il di lui figlio, che fu anche il di lui successore, era nato da madre straniera. Tuttavia Foggini (Annotat. p. 57) ha altrimenti interpretato questo passo.

575. (Erodoto, l. IV, c. 131, 132). Il Re dei Sciti spedì a Dario un uccello, un ranocchio, un sorcio e cinque dardi. «Che a questi segni, dice Rousseau con molto sale, si sostituisca una lettera; e questa più sarà scritta in tuono minaccioso, porterà meno spavento: non sarà che una millanteria che si attirerà le risa di Dario» (Emila, t. III, p. 146). Io però sono molto in dubbio se il Senato ed il Popolo di Costantinopoli abbiano riso di quest'ambasciata del Cacano.

576. Un racconto specificato ed autentico dell'assedio e della liberazione di Costantinopoli si legge nella cronica di Paschal. Altri fatti vi furono aggiunti da Teofane (p. 264) e si può dedurne qualche barlume dell'esaltazione di mente di Giorgio di Pisidia, il quale ad oggetto di celebrare questo sì felice evento ha composto a bella posta un poema (De bell. Abar., p. 45, 54).

577. La potenza ed il dominio de' Cozari che furono conosciuti dai Greci, dagli Arabi e persino sotto il nome di Kosa, dai Cinesi, durò in tutto il settimo, l'ottavo ed il nono secolo. (De Guignes, Hist. des Huns, t. II, p. 11, p. 507-609).

578. L'unica figlia d'Eraclio e d'Eudossia sua prima moglie, Epifania od Eudossia nominata, nacque in Costantinopoli alli 7 di luglio, A. D. 611; ai 15 d'agosto fu portata al fonte battesimale, ed alli quattro d'ottobre dell'istesso anno gli fu posta la corona sulla testa nella Cappella di San Stefano del palazzo. Era dunque in età di circa quindici anni. A tal effetto venne spedita al Principe turco; ma strada facendo, ricevette la nuova che lo sposo destinatogli, era morto. (Ducange, Fam. byzant., p. 118).

579. Nell'Elmacino (Hist. Saracen., p. 13-16) si leggono fatti curiosi e verisimili; ma le sue computazioni aritmetiche sono troppo considerabili, perchè suppone 300,000 Romani riuniti ad Edessa, e 100,000 Persiani ammazzati nella battaglia di Ninive. La sottrazione tutt'al più d'uno zero da ogni uno di questi numeri basterebbe per dare a' calcoli di tal natura un'aria di ragionevolezza.

580. Ctesias (Vedi Diodoro Siculo, t. I, l. II, p. 115 edit. Wesselling) vuole che la circonferenza di Ninive fosse di Quattrocento ottanta stadii (forse soltanto trentadue miglia). Gionata parla di tre giornate di marcia: le centoventimila persone, di cui fa menzione il profeta e dice che non potevano distinguervi la mano destra dalla sinistra, farebbero supporre a settecentomila persone d'ogni età la popolazione di questa antica capitale (Goguet. Origine des Loix etc. t. III, part. I, p. 92, 93) che cessò d'esistere seicento anni prima di Gesù Cristo. Nel primo secolo dei Califfi arabi sussisteva tutt'ora il sobborgo occidentale, e gli storici ne parlano sotto al nome di Mosul.

581. Niebuhr (Voyage en Arabie etc. t. II, p. 286) senza avvedersene passò su Ninive, e prese un vecchio bastione di mattoni o di terra per una catena di colline. È fama che questo bastione avesse cento piedi d'altezza, che fosse fiancheggiato da mille e cinquecento torri, ciascheduna delle quali avesse duecento piedi d'altezza.

582. Rex regia arma fero, disse Romolo, all'epoca della prima consecrazione del Campidoglio... Bina postea, continua Tito Livio, I, 10, inter tot bella, opima parta sunt spolia, ed adeo rara ejus fortuna decoris. Che se si fossero accordate le opime spoglie al soldato semplice che avesse ucciso il Re, o il Generale nemico, siccome dice Varrone (apud Pomp. Festum, p. 306, edit. Dacier) un tal onore sarebbe stato o più facile o più comune.

583. I fatti, i luoghi, e le date che Teofane (p. 265-271) indica nel racconto che fa di quest'ultima spedizione d'Eraclio sono talmente esatti e veri, che bisogna di necessità che abbia tenuto dietro alle lettere originali dell'Imperatore, di cui la Cronica di Paschal ci ha conservato un curioso squarcio, (p. 398-402).

584. Sono da notarsi le espressioni di Teofane: Εισηλθε Χοσροης εις οικον γοωργου μηδαμινου μειναι, ου χωρηθεις εν τουτου θυρα ην ιδων εσχατον Ηρακλειος εθαμασε (p. 269). I giovani principi che danno segni d'avere inclinazione per lo stato militare, dovrebbero trascrivere e tradurre soventi passi di questa natura.

585. Nella lettera d'Eraclio (Chronic., Paschal, p. 398), e nella Storia di Teofane (p. 271), si legge l'autentica relazione della caduta di Cosroe come Re.

586. Al primo udir che si fece la morte di Cosroe a Costantinopoli, Giorgio di Pisidia (p. 97-105) pubblicò un Eracliade in due canti. Questo scrittore prete e poeta faceva feste perchè si fosse dannato il pubblico nemico (εμτεσον εν ταρταῤω, v. 56). Ma una vendetta così vile è indegna di un Re e di un conquistatore; ed altamente mi duole il trovare nella lettera d'Eraclio una sì fatta gioja, figlia d'una grossolana superstizione; Θεομαχος Χοσνκς επεσε και επτωμα τισθη εις τα καταχθονια...... εις το πορακατασβεσον, etc. Arrivò quasi a fare applausi al parricidio di Siroe, come ne avrebbe fatti ad un atto di pietà e di giustizia.

587. Eutichio (Ann., t. II, p. 251-256) che per altro dissimula il parricidio di Siroe; d'Herbelot (Bibl. orient. p. 789) ed Assemanni (Bibl. orient., t. III, p. 415-420), danno il più circostanziato ed esatto ragguaglio su quest'ultimo periodo dei Re sassaniani.

588. Nella cronaca di Paschal la lettera di Siroe sgraziatamente finisce pria che verun'affare fosse stato cominciato. Da ciò che Teofane e Niceforo riferiscono della esecuzione del trattato, possono indovinarsene gli articoli.

589. Il nojoso ritornello di Cornelio

Montrez Heraclius au peuple qui l'attend.

converrebbe assai più applicato a questa circostanza. Vedi il suo trionfo in Teofane (p. 272, 273) e Niceforo (p. 15, 16). Giorgio di Pisidia ci assicura della madre e del tenero affetto del figlio. (Bell. Abar. 255, etc. p. 49). La metafora del Sabbato adottata da Cristiani Bizantini, era veramente un poco troppo profana.

590. Vedi Baronio (Annal. eccles., A. D. 628. n.º 1-4), Eutichio (Annal., t. II, p. 240-248) Niceforo (Brev., p. 15). Era tutt'ora illesa e si vuole attribuire questa conservazione della Croce (dopo Dio) alla divozione della regina Sira.

591. Giorgio di Pisidia, Acroas. III, de Expedit. contra Persas, 415, etc.; ed Heracleid. Acroas. 1, 65-138. Taccio gli altri paralleli di minor autorità quali sono quei di Daniele, Timoteo, ec. Cosroe ed il Cacano dagli stessi rettori furono, siccome era ben giusto, posti fra loro a paragone con Baldassare, con Faraone, col vecchio serpente ec.

592. Questo è il numero che assegna Suidas (in Excerpt. Hist. byzant., p. 46). Ma è d'uopo invece delle parole la guerra d'Isauria, leggere la guerra di Persia; altrimenti questo passo in nessun modo concerne l'imperatore Eraclio.