658. San Francesco Saverio avea gettato i primi semi del cristianesimo nel Giappone, il 1549; e prosperarono così, che nel 1587 già contavansi seicentomila battezzati, e Roma prevedeva non lontano il momento, che colla croce la civiltà nostra si costituirebbe nell'estremo Oriente. Quand'ecco un usurpatore scompiglia il paese; come avviene in Europa, le prime ire si avventano contro i cultori di Cristo: e il 5 febbrajo 1597, ventisei persone cadeano, primizie del cristianesimo di colà.

659. Il ministro Sella diceva in parlamento che «l'Italia intende convincer l'Europa che essa sa dare l'ospitalità al capo della Cristianità».

660. Già nel Discorso XX abbiamo addotto l'opinione di Cardwright. Napoleone Roussel a Parigi 1854 pubblicò in due volumi Les nations catholiques et les nations protestantes, comparées sous le triple rapport du bienêtre, des lumières et de la moralitè; tutto in esaltazione delle genti protestanti per raffaccio alle cattoliche, e specialmente dell'America del nord a quella del sud, della Scozia all'Irlanda, de' Cantoni svizzeri protestanti agli altri, della Prussia all'Austria. Egli si vale di cifre e d'autorità, e ogni lettore sagace comprende come con queste possa provarsi qualunque assunto. Dell'Italia parla nel vol. II, e si propone di non discorrerne prima del secolo XVI, perchè prima d'allora l'Italia non era affatto papale, nè i papi s'erano alleati ai re per gelosia de' popoli: argomento precisamente opposto a tutto quello che adducevano i novatori del XVI secolo. Aggiunge che il ridestarsi delle lettere e delle arti è dovuto ai profughi di Costantinopoli (nel paese dove già aveano fiorito Dante, Petrarca, Boccaccio, Giotto, Giovanni da Pisa!) sicchè il rinascimento fu pagano non cattolico, e la prova n'è che i papi lo soffocarono, e che proibirono di studiare il greco e l'ebraico!

A dipingere poi l'Italia di questi tre secoli, infila le declamazioni di Enrico Martin, del Sismondi, del Quinet, di lady Morgan, di Lamennais, di Didier, di Briffault, di Cambry, di Maltebrun, di giornalisti, di tutti quelli mai che compiansero l'ignoranza, la grossolanità nostra, la sudiceria di Bergamo e di Venezia, la corruttela di Firenze, la ciarlataneria di Napoli, l'accattonaggio universale, e «l'abjetta povertà di quella Roma dove s'inghiottirono le ricchezze di tutta Europa». Ognun vede come sarebbe facile opporvi altrettanti passi laudativi: ma l'autore, che nulla vi mette del suo, conchiude: «Vorreste voi abitare la Calabria? terreste per moglie una napoletana? vi venne mai in capo d'esercitar il vostro commercio a Venezia, la vostra penna a Roma? Confidereste il ben vostro, il vostro onore a questi frati mendicanti; a questi gesuiti, ai cardinali che siedono a' teatri fra donne galanti? (sic)... Al papato, al solo papato devesi l'onta dello stato attuale d'Italia: ella è così, perchè il cattolicismo non può far di meglio».

Si noti che l'autore scrive in Francia, paese cattolico: ma a libri siffatti non bisogna confutazione: basta a combatterli il più vulgare buon senso.

661. «Tutto quello che nello Stato si toglie alla sovranità di Dio, si aggiunge in fatto alla sovranità del carnefice». Chi lo dice? Louis Blanc.

662. Matteo XXII, 10.

663. Inferno XXIII.

664. Jesus conversus increpavit illos dicens: Nescitis cujus spiritus estis. Luca IX, 45.

665. Dei sumus adjutores. I Corint. III.

666. Non solum ille proditor est veritatis qui transgrediens veritatem palam pro veritate mendacium loquitur, sed etiam qui non libere veritatem pronuntiat. Decretum Gratiani, 2 pars.

667. Che Roma sia necessaria sede del pontefice tolse a dimostrare il padre Giuseppe Burroni, De romanitate primatus apostolici, seu de nexu indissolubili quo primatus sedi romanæ adhæret. Torino 1867.