CAPITOLO XXVII.

Ruine gigantesche della Couclia. — Ritorno a Limassol. — Amatunta. — Ruine. — Catacombe. — Osservazioni generali. — Viaggio ad Alessandria. — Sbarco.

All'indomani 27 aprile dopo aver visitate altre case sotterranee a non molta distanza da Jeroschipos, partii alla volta della Couclia, passando per Coloni, per Ascheïa, e per Dimi. Nel secondo di questi villaggi esistono gli avanzi ed alcune arcate di un acquedotto, che serviva alle fabbriche di zucchero del paese.

L'affittajuolo principale della Couclia, che mi aspettava, aveva fatto preparare un lauto pranzo. Lagnossi meco della sultana sua padrona; perchè non permetteva che si riparassero le fabbriche di questo vasto possedimento, che vanno in ruina. Egli paga venti borse all'anno.

Tra le ruine della Couclia trovansi alcune ale di muraglia affatto straordinaria, composta di due ordini di grandissime pietre che ne formano la base, e sopra un secondo ordine di doppie pietre che ne fanno tutta l'altezza e la spessezza. Quest'opera colossale pare inalzata da mani gigantesche: onde non dando fede a' miei occhi, volli piuttosto credere che questa massa altro non fosse che un'antica pasta pietrificata; ma invano il suo colore nerastro ed un principio di decomposizione mi rendevano probabile tale supposizione: invano si vorrebbe illudersi; sono queste vere pietre, e pietre di così enorme dimensione, che la nostra immaginazione rimane atterrita pensando agli sforzi che dovette costare il loro trasporto, e il loro collocamento. Sarebbe questo un avanzo dell'architettura Ciclopica....?[12] Si pretende che queste ruine, ed i mosaici di cui si parlò poc'anzi, appartenessero al palazzo d'Aphrodite. Presso a queste ruine colossali veggonsene alcune altre de' secoli di mezzo, con iscrizioni, bassi rilievi, e pitture a fresco. La moglie dell'affittajuolo della Couclia è molto bella benchè troppo pingue, e belle ugualmente sono le sue due fanti; ma tutte tre hanno il volto greco-rotondo. Fui assicurato che a Pafo, a Ktima, e nella vicina contrada il sesso è molto bello.

Il 28 partii alla volta di Limassol per la già fatta strada, ove arrivai il giorno susseguente. Non molto dopo mi recai a vedere le ruine d'Amatunta lontana una lega da Limassol.

Amatunta fu già una grande città fabbricata sopra diverse colline in riva al mare; ma tali ruine sono così consunte che non vi si trova alcun ragguardevole oggetto. Tra queste ruine richiamarono la mia attenzione, quelle d'un tempio, la di cui poca regolare architettura lo dimostra fabbricato nel decadimento delle belle arti. Sulla sommità d'un colle trovasi un frammento d'una colonna, e due vasi tagliati, o a dir meglio formati della stessa rupe di una colossale grandezza: uno è quasi affatto distrutto, l'altro abbastanza ben conservato. Questi due vasi giganteschi posti uno accanto all'altro dovevano essere destinati al medesimo oggetto. A traverso all'oscurità della tradizione, la costruzione di questi vasi sopra la sommità di un colle presso ad un monumento, e la figura d'un toro in rilievo scolpito egregiamente ne' quattro lati di ogni vaso, corrispondenti ai quattro punti cardinali mi fanno conghietturare che fossero destinati alle libazioni, o ai sacrificj di Adone.

Vi si trovano pure molti sepolcri cavati nella rupe, ed infinite iscrizioni scolpite sopra grandi pietre. L'ingresso delle catacombe o grotte sepolcrali all'O. d'Amatunta è così ingombrato di ruine che non è possibile d'entrarvi che per un'angusta apertura, trascinandosi col ventre a terra per lo spazio di alcune tese colla sola luce de' fanali che portansi seco. Un andito, una camera centrale, e tre altre camere sepolcrali compongono queste catacombe. Migliaja di pipistrelli risvegliati dalle nostre fiaccole, i letti sepolcrali cavati nella rupe ed aperti, l'estrema umidità, ed il silenzio della mia guida che sola era meco, mi ricordarono che questo era il soggiorno de' morti, e mi determinarono a tornar presto a godere della luce del giorno.

Il fiume d'Amatunta scorre a poca distanza all'O. della città; e pare che anticamente la attraversasse. Il mare si rompe contro le mura della città.

L'attento esame delle antichità dell'isola di Cipro mi conferma nella supposizione dell'esistenza di due diverse sovrane dette Aphrodite, ossia Veneri, in affatto diverse epoche, la prima anteriore all'epoca istorica sovrana delle catacombe o palazzi sotterranei dell'antica Pafo, di Jeroschipos, e della Couclia; l'altra posteriore, signora d'Idalia e di Citera, posseditrice del palazzo della regina, sulla montagna di Buffavento. I poeti contemporanei della seconda Venere per lusingare la sua vanità non la distinsero dalla prima: e quelli de' posteriori secoli ingannati dai loro scritti terminarono di confondere in buona fede la copia coll'originale, dando ad una sola Venere gli attributi di quella di Pafo, e di quella d'Idalia, e di Citera. La superstizione, la licenza, e l'interesse de' Ciprioti consacrarono tempj all'apoteosi di questa donna ne' luoghi dalla tradizione e dai poeti, soli storici di que' remotissimi tempi, indicati come soggiorno della Dea. Il porto di Pafo, o Baffa, posto nel lato occidentale dell'isola in faccia alla Grecia ed all'Arcipelago, tra l'antica Pafo ed il Jeroschipos, sarà stato il luogo dello sbarco de' pellegrini greci. Le offerte impiegate, non v'ha dubbio, nella costruzione del magnifico tempio, le di cui belle colonne trovansi in pezzi sul colle della nuova Pafo o Baffa in faccia al porto, avranno contribuito più che tutt'altro a rendere questa città doviziosa e grande, quale la dimostrano le immense sue ruine.

PROFILO D'UN ANTICO TEMPIO IN AMATUNTA.

Io non mi ricordo d'aver letta alcuna descrizione di quest'isola, e non so cosa ne pensassero altri viaggiatori; ma qualunque ne sia stata la loro opinione, io sono di parere che la Venere di Pafo sia diversa dalla Venere di Citera e d'Idalia[13].

Se quest'isola avesse un governo tutelare ed amico delle arti, è probabile che ricerche ben dirette darebbero assai più interessanti, e variati monumenti che Ercolano e Pompeia.

L'isola di Cipro in generale scarseggia di acqua; e mentre le montagne di Pafo e di Episcopi ne danno in abbondanza, le altre parti dell'isola non sono irrigate che da poveri ruscelli e torrenti, in tempo di estate quasi sempre asciutti.... Gli avanzi di antichi acquidotti che vedonsi qua e là sparsi in tutta l'isola ben dimostrano, che anticamente veniva irrigata in ogni lato; è certo che le montagne di Pafo potrebbero darne a tutta l'isola; ma come pensare a queste opere sotto il governo Turco?

Si vede pure che nella medesima epoca eranvi strade e ponti, che rendevano facili e deliziosi i viaggi nell'isola; ma tutto è adesso guasto e ruinato.

Quest'isola per tanti altri riguardi così accarezzata dalla natura è afflitta da due calamità: 1. da una quantità straordinaria di vipere o serpenti lunghi due in tre piedi, le di cui trafitture sono generalmente mortali; onde gli abitanti d'ogni classe od età anco i più poveri sono costretti di camminar sempre stivalati. Ho veduti più volte alcuni di questi serpenti la di cui abituale andatura è lentissima. 2. Dalle cavallette che riproduconsi ogni anno in prodigiosa quantità senza che si pensi al non difficile mezzo di distruggerle. Io mandai all'arcivescovo principe di Cipro una breve memoria su questo argomento, e n'ebbi il più grazioso ringraziamento.

Se la popolazione fosse portata al numero di cui l'isola è suscettibile; se una costituzione liberale assicurasse agli abitanti le proprietà, e la libertà del culto, non tarderebbe a diventare una delle più felici contrade del mondo: così la natura le fu liberale di clima temperato, di aere purissimo, di acque eccellenti, e di fertilissimi terreni. I raccolti del cotone, del vino, dei grani, che andrebbero crescendo in ragione della popolazione, dell'industria, della libertà e della sicurezza degli abitanti; le fabbriche di zucchero e di tabacco che vi si potrebbero ristabilire, i legnami d'opera che facilmente si moltiplicherebbero sulle alte montagne, lo scavo delle abbondanti miniere di rame, e fors'anche di più ricchi metalli che esistono nell'isola; la disposizione degli abitanti per un nuovo ordine di cose, che desse impulso all'industria nazionale: tutto contribuirebbe a far prosperare l'isola di Cipro.

Rispetto alla parte topografica può risguardarsi quest'isola come un segmento del circolo, che ha sessanta leghe di corda, e diciotto e mezzo di seno. Questa superficie dividesi in tre grandi parti: 1º la catena delle montagne di Pafo, o del monte Olimpo, le di cui più alte cime sono sempre coperte di neve; questa catena di prima formazione compone la parte meridionale dell'isola, dalle vicinanze di Pafo, ove trovansi le più elevate cime fin presso a Larnaca: 2º la grande campagna di Nicosia che traversa nel centro l'isola da levante a ponente: 3º la catena delle montagne vulcaniche al nord che stendonsi da Chiringa fino al Capo Sant'Andrea.

Dietro le mie osservazioni astronomiche fatte in diverse epoche a Limassol ebbi la latitudine settentrionale di 34° 36′ 30″, e la longitudine orientale di 30° 36′ 30″.

Per proseguire il mio viaggio alla Mecca approfittai della prima opportunità d'un brigantino greco che faceva il tragitto d'Alessandria; e noleggiai la camera per me, e piazze per i miei domestici. Si fece vela la notte del 9 al 10 maggio con vento in poppa, che durò fino alla notte dell'undici in cui ebbemo vento contrario; ma la mattina del 12 avevamo ancora buon vento. Scoprimmo avanti mezzogiorno un vascello da guerra che ci veniva sopra, nè si tardò a riconoscerlo per una fregata turca. Dopo le interrogazioni di pratica ci diede il buon viaggio, e poco dopo fummo in faccia al porto d'Alessandria dove entrammo felicemente a mezzodì del 12 maggio 1806.

All'indomani il secondo Scheih Ibrahim Baschà venne a trovarmi a bordo. Sbarcai subito e lo accompagnai a casa sua, e di là fui condotto in una casa che mi aveva fatto preparare.

Alla dogana non si vollero visitare nè i miei bauli nè le mie casse, e ricevetti tutte le dimostrazioni di rispetto, e quei riguardi che la costumatezza poteva ispirare a così buoni abitanti.

Fine del tomo secondo.


INDICE

DELLE MATERIE
CONTENUTE IN QUESTO SECONDO TOMO.

Cap. XV.
 
Descrizione di Marocco. — Santi. — Palazzo del sultano. — Giudei. — Giardini. — Corvi. — Leprosi. — Monte Atlante. — Brebi. — Collezione di alcuni vocaboli di quell'idioma Pag. 5
 
Cap. XVI.
 
Malattia d'Ali Bey. — Storia naturale. — Eclissi della luna. — Ritorno del Sultano. — Regalo di donne. — Annuncio del viaggio alla Mecca. — Visita di etichetta, e regalo del Sultano. — Tenda mandata dal medesimo. — Ali Bey parte da Marocco 25
 
Cap. XVII.
 
Casa regnante a Marocco. — Genealogia. — Scheriffi. — Tattica. — Entrate del Sultano. — Sue guardie. — Sue donne. — Partenza d'Ali Bey da Fez. — Viaggio ad Ouschda 49
 
Cap. XVIII.
 
Descrizione d'Ouschda. — Difficoltà per proseguire il viaggio. — Detenzione per ordine del Sultano. — Partenza da Ouschda. — Avventure del deserto. — Arrivo a Laraisck e sua descrizione — Partenza dall'impero di Marocco 71
 
Cap. XIX.
 
Dell'antica isola Atlantide. — Dell'esistenza di un mare Mediterraneo nel centro dell'Affrica 105
 
Cap. XX.
 
Viaggio per mare da Laraisch a Tripoli in Barbaria. — Inalzamento del mare. — Burrasca. — Si approda al banco di Kerkeni. — Descrizione delle isole dello stesso nome. — Arrivo al porto di Tripoli 136
 
Cap. XXI.
 
Sbarco. — Presentazione al Pascià. — Intrighi. — Descrizione di Tripoli. — Governo. — Corte. — Moschee. — Tribunali. — Caffè. — Viveri. — Giudei. — Commercio. — Misure, pesi, monete. — Clima. — Antichità. — Regno di Tripoli 151
 
Cap. XXII.
 
Congedo d'Ali Bey dal Pascià di Tripoli. — Partenza alla volta di Alessandria. — Errore del Capitano. — Arrivo sulle coste della Marea. — Isola Sapienza. — Continuazione della strada. — Mancanza di viveri. — Ritorno a Sapienza. — Modone 175
 
Cap. XXIII.
 
Porta Longa. — Bastimenti Europei. — Ipsilanty. — Continuazione del viaggio. — Burrasca. — Arrivo in Alessandria. — Uragano. — Spaventosa burrasca. — Arrivo a Cipro. — Pessimo stato del bastimento. — Sbarco a Limassol 195
 
Cap. XXIV.
 
Viaggio a Nicosia. — Descrizione di questa città. — Architettura. — Visite d'etichetta. — Arcivescovi, e Vescovi. — Tributi dei Greci. — Donne. — Ignoranza. — Chiese Turche. — Moschee 208
 
Cap. XXV.
 
Viaggio a Citera. — Ruine del palazzo della regina. — Osservazioni intorno alla loro origine. — Ritorno a Nicosia. — Viaggio ad Idalia. — Larnaca. — Ritorno a Limassol 230
 
Cap. XXVI.
 
Viaggio a Pafo. — La Couclia. — Bellezza delle donne Cipriote. — Jeroschipos Aphroditis, ossia giardino sacro a Venere. — Xtima. — Antica Pafos. — Nuova Pafos, ossia Baffa 250
 
Cap. XXVII.
 
Ruine gigantesche della Couclia. — Ritorno a Limassol. — Amatunta. — Ruine. — Catacombe. — Osservazioni generali. — Viaggio ad Alessandria. — Sbarco 266