Poi apresso, Mcciiij anni, i Fiorentini fecero di nuovo il castello di Montelupo per dispetto e contradio del castello di Capraia, il quale li è possto diriupetto. E in questo anno a' Fiorentini, per trattato di conti Guidi, i Pistoiesi tolsero a' Fiorentini il castello di Monte Murlo, con ciò sia cosa che 'l terziere di Pistoia, cioè porta Guida, era libera giurizione[346] di conti Guidi, e la terra di Monte Rappoli e tutto Greti, col castello d'Enpoli vecchio e di Puntormo.

Mccvij.º

Otto quarto di Sansongna inperò anni viiij. Questi fue incoronato da Inocentio papa terzo nella chiesa di san Petro. E nel suo primo anno elli mandò un legato con xij abati dell'ordine di Cestella nella terra Albingese, a predicare la fede di Cristo alli eretici;[347] ay quali s'angiunse di Sspangna e Didacho vescovo si smosse e menò in sua conpangnia il santissimo huomo frate Domenico, per li eretici convertire.[348] Il quale Domenico fue capo mastro dell'Ordine di frati predicatory.

In questo anno i principi d'Ytalia elessero inperadore Federigo filgluolo dello 'nperadore Arrigo; il quale re di Cicilia mosse del rengno, e venne per mare ad Roma, onde dal Papa e da' Romani honorevolemente fu receputo: e quivi fece convengna e ordinatione co lloro, e partisi di Roma e andò nella Mangna, e fece battalgla contra Otto di Sansongna inperadore e di lui ebbe vittoria.

E in questo anno, Mccvij anni, esendo podesstade di Firenze messer Gualfredotto da Milano, a dí xxj di giungno i Fiorentini puosero asedio al castello di Monte Alto di Siena. Onde i Sanesi uscirono fuori per fare la difensione; fecero battalgla, dove molta gente fue morta: e' Fiorentini ebbero la vittoria sopra i Sanesi, e xijc. di prigioni ne menaro presi in Firenze. E tralli conti Guidi e Pistolesi si cominciò grande guerra; onde i Pistolesi li privarono dell'onore e del censo[349] ch'elli aveano della città di Pistoia.

Poi, nel Mccviij, i Fiorentini andaro, del mese di maggio, ad oste sopra la città di Siena, e tutta la guastaro infino alle mura; e poi disfecero Rugongnano, uno nobile castello.

Item nel Mccviiij i Fiorentini conperarono il castello di Monte Murlo libre vm.; e' Fiorentini andaro ad osste sopra Siena e tutta la guastaro, e disfecero Rapolana loro castello. Era podestà messer Gianni Giudice di Papa.

In questo tenpo, nel Mccx, si convertio alla fede di Cristo lxxm. huomini.

E nel Mille ccxv, del mese di novembre, nella chiesa di Laterano, la madre di Federigo inperadore chiamata Gostanzia, per papa Innocenzio fu celebrato un Concilio universale[350] in soccorso della Santa Terra d'oltremare, e per buono e universale stato della Chiesa; intra lla quale sollenitade e Concilio fue tra vescovi ed arcivescovi e patriarci e sancti abati e nobili prelati mccxv. Nel quale Concilio molti buoni e sancti ordinamenti;[351] e fue consecrata la chiesa di santa Maria Trasstevere. In questo Concilio il decto Papa dannò il libello che ll'abate Jovacchino avea facto contra il mastro Pietro Lonbardo. Item dannò Amerigo[352] Carnontese colla sua dottrina, secondo che dice la dicretale che conincia: Dannamus etc. Il quale Amerigo disse che lle forme ke ssono nella mente di Dio, a cchui similitudine tutte l'altre cose sono fatte, ed erano in principio e sono create.[353] Ma beato Angustino dice ke nella mente di Dio nonn à nulla mutazione, ma ttutta cosa etternale e che giamai non si muta. Disse ancora beato Agostino che Ddio è fine di tutte le cose, perciò ke in Dio tutte le cose si riposano sanza nullo mutamento e infine tutte permarranno in lui, sicome cosa ke non si può dividere né mutare. E ancora dicea il decto Amerigo erronico, che Ddio est essenzia di tutte le creature e ll'essere di tutte le cose; e item disse ke tutti quelli che ssono in cantate niuno peccato sarà inputato. Onde, sotto cotale spezie di pietade, i seguagi del decto Amerigo ongni sozza cosa liberamente faceano in ongni bruttura di pecchato. E ancora allegava ke sse ll'uomo e lla femina nonn avesse' peccato, cioè c'avesse peccato pur l'uno e non l'altro, le genti non sarebbono perdute, e dicea che sarebbe stata generatione: e secondo che montiplicano[354] li angeli sarebbero gl'uomini montiplicati: e che dopo la sua surexione, l'uomo e la femina sarà pur uno sensu. I quali tutte queste cose si truovano errori, secondo ch'appare nel libro intitolato Perphiseo, e à nome il libro d'Amerigo. Il quale Amerigo fu arso a Parigi con tutti i suoi seguaci e libri.

In questo tenpo Innocentio papa, per soccorso della Terra Sancta, intendendo di mettere pace tra' Genovesi e' Pisani e Lonbardy, si mosse, e non poteo finire e morio a Perugia, ed ivi fue soppellito nella chiesa di Sancto Laurentio. Ma i Perugini distrynssero sí forte i cardinali, che da ivi a j[355] giorni fecero Papa.

Anni Mccviiij.

Onnorio quarto, nato di Roma, sedette papa anni x, mesi viij, dí xxiij; vacò dí j. Questi fue eletto papa in Perugia; il quale apo Sa' Lorenzo fuor le mura il conte Altissiodorense,[356] ch'avea nome Pietro, coronò inperadore di Costantinopoli. Elli rinnovò la chiesa di Sancta Sanctorum. Elli confermò l'Ordine di predicatori[357] nel primo anno del suo pontificato, procacciandolo frate Domenico nato di Sspagna, il quale fu trovatore dello sancto Ordine; sopra al quale era stato molto duro papa Innocentio a confermare. Ma elli vide una visione ke lli parea che lla chiesa di sancto Johanni di Laterano cadesse, se non fosse che parca ke questo frate Domenico, che cominciò l'Ordine di frati predicatori, la sostenesse; e perciò si puose in chuore di confermallo, senno' che lla morte gli sopravenne, siché non poteo. Ed in questo tenpo fue beato sancto Francesscho, capo dell'Ordine di frati minori, filglolo di.... nato di.... E lli Romani passaro oltremare, e per forza presero la città di Damiata; e' Saracini che v'erano dentro tutti fuoro messi alle spade: e questo nel Mille ccxiij anni; ed alla decta cittade istette l'assedio[358] ij anni e vij mesi e xxj die.

Item Mccx anni si fece la pace tra' Fiorentini e li Sanesi, ch'era bastata la guerra anni v. Allora era consolo messer Catalano della Tosa.

Ed in questo medesimo anno fue coronato Otto di Sansongna e unto e consecrato re della Mangna e re di Romani, ed era vacato lo 'nperio anni xiij. E in questo medesimo anno, il detto Otto inperadore si rubellò dalla Chiesa, e per l'Aposstolico fue disspossto e maladetto e scomunicato. Ed in questa medesimo anno il predecto Otto fece battalgla collo re di Francia nel reame di Francia, e fue sconfitto e morto elli e tutta la sua gente maladetti e scomunicati. E la battalgla fue in Fiandra al Ponte a Bovine.

Poi, nel Mccx ani, morio il grande e valente huomo messer lo conte Guido vecchio di conti Guidi, huomo savio e dengno di molte lode.

Item Mccxv anni, esendo podestade messer Currado Orlandi, nella terra di Canpi apresso a Florenzia vj milgla, si fece chavaliere messer Mazzingo Tegrimi de' Mazinghi; ed invitòvi tutta la buona gente di Firenze. Ed essendo li chavalieri[359] a tavola, uno giucolare di corte venne e llevò uno talgliere fornito dinanzi a messer Uberto dell'Infangati, il qual era in conpangnia di messer Bondelmonte di Bondelmonti; donde fortemente si cruccioe. E messer Oddo Arrighi de' Fifanti, huomo valoroso, villanamente riprese messer Uberto predecto; onde messer Uberto lo smentio per la gola, e messer Oddo Arrighi li gittò nel viso uno talgliere fornito di carne: onde tutta la corte ne fue travalglata. Quando fuorono levate le tavole, e messer Bondelmonte diede d'uno coltello a messer Oddo Arrighi per lo braccio, e villanamente il fedio. Tornati ongnuomo a sua magione, messer Oddo Arrighi fece consilglo di suoi amici e parenti, infra lli quali fuorono Conti da Gangalandi, Uberti, Lanberti e Amidei; e per loro fue consilglato che di queste cose fosse pace, e messer Bondelmonte tolglesse per molgle la filgluola di messer Lanbertuccio di Capo di ponte, delli Amidei, la quale era filgluola della sorore di messer Oddo Arrighi. Fatto il trattato e la concordia, e l'altro giorno apresso si dovea fare il matrimonio; e madonna Gualdrada molgle di messer Forese di Donati sacretamente mandò per messer Bondelmonte e disse: — Chavaliere vitiperato,[360] ch'ài tolto molgle per paura dell'Ubarti e di Fifanti; lascia quella ch'ai presa e prendi questa, e sarai senpre inorato[361] chavaliere.[362] — Tantosto elli ebbe asentito a questa opera fare, sanza alkuno consilglo. Quando venne l'altro giorno, al mattino per tenpo, giovedí die x di febraio, e la gente dall'una parte e d'altra fue raunata, venne messer Bondelmonte e passò per Porte Sancte Marie, e andò a giurare la donna di Donati, e quella delli Amidei lasciò stare, sotto questo vituperio chen inteso avete. Vedendo messer Oddarighi questa cosa, fu molto cruccioso; e fece uno consilglo, nella chiesa di santa Maria sopra Porta, con tutti li suoi amici e parenti, e quivi fortemente si lamentò della vergongnia che lli era stato fatto per messer Bondelmonte. Si che fue consilglato per certi huomini ch'a llui fosse dato d'uno basstone, e altri dissero k'elli fosse fedito nella faccia: infra lli quali rispose messer Mosscha di Lanberti e disse: — Se ttu il batti o ffiedi, pensa prima di fare la fossa dove tue ricoveri; ma dalli tale che ssi paia che cosa fatta cappa à. — Avenne che tra lloro fue diliberato che lla vendetta fosse fatta in quello loco dove la gente era raunata a fare il giuramento del matrimonio. Siche lla mattina della Passqua di Risorexio, appiè di Marzo, in capo del Ponte Vecchio, messer Bondelmonte, cavalcando a palafreno in giubba[363] di sendado e in mantello con una ghirlanda in testa, messer Ischiatta delli Uberti li corse adosso e dielli d'una mazza in sulla tessta e miselo a terra del cavallo, e tantosto messer Oddarighi con un coltello li seghò le vene, e lasciarlo morto. E questa possta fue fatta in casa gli Amidei. Allora lo romore fue grande; e fue messo in una bara, e la molgle istava nella bara e tenea il capo in grenbo fortemente piangendo;[364] e per tutta Firenze in questo modo il portarono.

In quello giorno si cominciò la struzione di Firenze, che inprimamente si levò nuovo vocabile, cioè Parte guelfa e Parte ghibellina. Poi dissero i Guelfi: — Appellianci parte di Chiesa; — e Ghibellina[365] s'apellarono parte d'Inperio, avengnadio ch'e' Ghibellini fossero plubici paterini. Per loro[366] fu trovato lo 'nquisitore della resia. Onde per tutti i Cristiani è sparta questa malattia. E iijm. d'huomini e piú ne sono morti, ké ll'uno pilgla l'una parte e l'altro l'altra. Durando la guerra lunghissimi[367] tenpi, i Bondelmonti e li Uberti fecero pace; e messer Rinieri Zingani di Bondelmonti diede per molgle la filgluola a messer Neri Piccolino fratello di messer Farina: ciò fue nel Mccxxxviiij anni. La quale donna fue molto valente donna e molto savia e bella.

Or avenne che lli Uberti, Lanberti, Caponsacchi e Amidei, Conti da Gangalandi, Bogolesi e Fifanti andarono a Canpi in servigio di Bertaldi; da' Bondelmonti e loro seguagi guelfi traditamente di subito fuorono assaliti e sconfitti e morti; e messer Iacopo dello Schiatta Uberti per Simone Donati vi fue morto, e messer Oddarighi di Fifanti con altri assai gentili huomini; ed a messer Guido de' Galli fu mozzo il naso con tutto il labro, e fessa la boccha da ciascuno lato insino alli orecchi. E questo trattato fue di Bondelmonti, credendo avere preso messer Farinata e messer Neri Piccolino e messer lo Schiatta Uberti. Ritornati i Ghibellini in Firenze sconfitti, la guerra cittadina fue coninciata, le fortezze di torri e di palagi tutto giorno conbatteano di manganelli e di trabocchi, dove molta gente peria. Allora messer Neri Piccolino rimandò al padre la molgle dicendo: — Io non volglo generare filgluoli di gente traditore. — Tornata la donna a casa Bondelmonti, messer Rinieri Zingare suo padre, contra sua volontade, al conte Pannocchino di conti Pannochiesschi la rimaritoe. E quando la donna fue a casa del suo marito, e volendo prendere gioia di lei per debito modo, e lla donna piangendo li chiese mercede e disse: — Gentile huomo, io ti priego per cortesia che ttu non mi debbie apressare né fare villania, sapiendo che tu se' ingannato, k'io non sono né posso essere tua molgle, anzi sono molgle del piú savio e milglore chavaliere della provincia d'Italia, cioè messer Neri Piccolino delli Uberti di Firenze. — Quando il conte Pannocchino udío questa cosa, come gentile e cortese huomo, non prese di lei alkuno sollazzo; ma presa a dimandare com'era la cagione, e poi amorosamente la prese a confortare e consilglando, si lle fece nobili e grandi donamenti, e si lle diede quella conpagnia ch'a llei si convenia. E fecesi suora rinchiusa del munistero di Monticelli Vecchio. Poi rimase la guerra di Bondelmonti colli Uberti e colli Fifanti con molta travalgla, sicome legendo iscritto troverete, ke ll'una parte è Guelfa traditori e l'altra sono Ghibellini paterini.

In questo anno Mccxv papa Inocenzio fece a Rroma concilio di tutti i cherici d'Italia.

Anno Domini Mccxx.

Federigo secondo, nato della Mangna, del gentile lingnaggio della casa di Soave, filgluolo dello 'nperadore Arrigo quinto e della 'nperadrice[368] Gostanzia filia del re Ruggieri, reina di Cicilia e di Pulgla e di Calavra, fue incoronato a Roma, la die di sancta Cicilia, inperadore.[369] Inperò anni xxxiij, e fue coronato da Onnorio papa iiijº nella chiesa di san Pietro, lo benaventuroso giorno di santa Cicilia. Questi rimase pupillo in guardia della Chiesa sicome sua tutrice, e infino nella sua giovanezza coninciò ad essere huomo di grande valore. Or avenne ch'elli cadde in disscordia con papa Onnorio, donde sopra lui fece forti processi e scomunicollo e tutti i suoi baroni asolvette del saramento della fedaltade ch'alla sua maestà inperiale aveano giurato. Donde naquero diverse tribulationi e scandali tra llui e la Chiesa, sicome qui apresso udirete.

In questo anno Mccxxj la città di Damiata rivenne a mano di Saracini; e papa Onnorio predecto morio, e fue sepulto nella chiesa di santa Maria Maggiore di Roma.

Elgl'è vero ke questo Federigo secondo fue huomo mirabile e di grande intendimento: elli conobbe ed ebbe in sé tutte le grandi bontadi ch'omo del mondo dovesse avere. Quando elli fue allo 'ncoronare si vi fue tutte l'anbascerie del mondo, Cristiani[370] ed ispezialmente di Fiorentini molta nobilissima:[371] donde li Pisani ne portarono grande invidia, usando contra i Fiorentini oltraggiose parole e fatti. Onde i Fiorentini conbattero co lloro, e fedirlli e ucciserli con grande danno e disonore di Pisani. Allora si coninciò la guerra tra Pisa e Firenze.

Mccxxij anni. Esendo podesstà di Firenze messer Ugho Grigorii di Roma, grande guerra si coninciò tra li Pisani e li Fiorentini; e a dí xx di lulglo i Fiorentini andarono ad oste sopra il terreno di Pisani; e' Pisani, volendo risistere contra li Fiorentini, usciro[372] di Pisa, popolo e chavalieri, e fecero battalgla grandissima e perdero; e' Fiorentini ebero la vittoria sopra di loro, nel piano di Morici al castello del Bosso; dove fue grande mortalità, e xvc. di prigioni Pisani ne fuoro menati presi in Firenze.

Nel Mccxxv[373] anni i Fiorentini asediarono Fighini e l'Ancisa e poi l'ebbero e disfecerlo; ma poi rifecero l'Ancisa. E in questo anno valse lo staio del grano soldi xvij.

Anni Domini Mccxxvj.

Grigorio nono, nato di Campangna, huomo di gentile linguaggio, sedette papa anni xiiij, dí x; vacò dí xx. Questi era inprima cardinale vescovo d'Osstia, ed era il piú drudo e caro amico che llo 'nperadore Federigo avesse in corte; ed avea nome messer Ugolino. E fue eletto papa a dí vij di marzo apo Settesolglo.[374] Questi fue poi il magiore nimico dello 'nperadore k'elli avesse nel mondo. Elli canonizzò la beata sancta Helisabet, filia del re d'Ungaria. La quale un giorno, essendo pulzella delle piú belle del mondo e delle piú amaestrate in iscritura, si era piena di tanta limosina e caritade ke nulla cosa si lassciava a dare per Dio; ed ispendea e donava per suo amore tutti suoi vestiri e gioielli, e tutto il pane levava delle mense e dava a' poveri, ricevendone molte vergongne dal padre e da la madre e dalle sue cameriere. Or avenne un giorno che llo re d'Ungaria suo padre fece una grande festa, dove convitò molti baroni e chavalieri, per maritare Ysabetta sua filia al filgluolo dell'Antigrado della Mangna. E quella stando alle finestre della camera, e vide molta quantità di poveri ch'aspettavano la limosina, celatamente fece torre per suo comandamento tutto il pane della casa e fece[375] dare per Dio a' poveri; e finalmente vi ne canparo[376] v poveri ke nonn ebero limosina. E Llisabetta si mosse, e tolse il pane ch'ella dovea desinare colle sue cameriere, e portavalo in grenbo per dare a' poveri; si ch'all'uscire della camera, il Re co molti baroni le si fece incontro per farle vergongna, fecesi mostrare quello c'avea con seco. La faccia le coninciò ad arossare ed a inpiersi di paura e di vergongna, e mostrali il grenbo; e questo pane fu diventato tutto rose bianche e vermilgle: ed era per la passqua della Nattività di Cristo all'uscita di dicenbre. Donde tutta la corte e 'l reame si n'enpieo, e quivi fue la maggiore fessta del mondo; e tutte[377] le tavole si trovaro piene di rose e di fiori e di pane biancho, e tuttavia crescea.

Questo Gregorio papa confermò tucto ciò k'avea facto papa Innorio suo anticessoro; e tolse per sentenzia l'antigrado di Toringia allo 'nperadore Federigo. E volendo elli celebrare Concilio ad Roma, ed essendo per mare e per terra per lo 'nperadore istrette le vie e' passi, venendo due cardinali d'oltremonte a corte, ciò fue messer Oddo e messer Iacobo vescovo di Penestrino, con molti cherici e plelati[378] di sancta Kiesa al Concilio in soccorso della Chiesa, da' Pisani per comandamento dello 'nperadore, a Monte Argentaio, fuorono presi e tursati in mare.

Questo Papa fece fare a frate Ramondo, suo penetenziere e capellano, dell'Ordine di predicatori, di tutti i velumi de' Dicretali fece fare un libro; e comandò ke per tutti i maestri fosse usato e insengnato.

Questi, avendo grande briga collo 'nperadore, era quasi in Roma assediato: e lo 'nperadore avea già preso[379] per forza tutto il patrimonio di San Pietro e quello della Kiesa, e tutti i grandi di Roma erano corrupti per pecunia, e da neuno potea essere atato né consilglato; si tolse le capita delgli apostoly santi, e portando queste sante orlique a processione dal Laterano infino a San Piero, per la qual cosa rappellò a ssé li animi delli omini di Roma, e grande pianto di pietade, tutti gran parte si sengnarono di croce contra lo 'nperadore. Per la qual cosa lo 'nperadore udendo e vedendo ciò, maravilglossi forte, che ssi vedea rivolta la gente contra sé, e credeasi intrare in Roma e fare tutte le sue volontadi; per questa paura si ritornò indietro.

Questo papa canoninzò il beato Domenico di Spangna, maestro e capo dell'Ordine sancto di frati predicatori, il qual era stato soppellito in Lonbardia nella città di Bolongna, concorrente gli anni Domini Mccxxiijº; essendo passati xviij anni da quello giorno al die della confermagione dell'Ordine, e anni viij dalla sua morte.

Mccxxviij anni, alla singnoria di messer Andrea Iacopi de Perugia i Fiorentini andarono, popolo e chavalieri col carroccio, sopra la città di Pistoia, e le borgora infino alle mura, intorno intorno, tutto guasstaro; e disfecero Monte Fiore, una bella torre, e lo castello di Carmingnano. Poi vennero alle comandamenta di Fiorentini, e fecero pace.

Mccxxviiij anni i Sanesi ruppero pace alli Fiorentini, e per dispetto di Fiorentini guasstaro il castello di Monte Pulciano ch'era racomandato di Fiorentini; e questo fue del mese d'agosto. Poi del mese di settenbre, per fare la vendetta, i Fiorentini cavalcarono popolo e chavalieri nelle terre di Sanesi, sopra il castello d'Asciano e tutto il contado[380] di Siena da quella parte guastarono.

Nel Mccxxx i Sanesi ruppero pace a' Fiorentini. E fu trovato nella cossta del Ppoggio di Montissci, nel contado di Firenze, uno bangno freddo d'una sancta acqua, la quale gueria tutte infermitadi; ed eziandio somilglante fu trovato un altro bangno freddo santissimo, ch'è nella cossta di Monte Morello, sopra lo rivaggio di Tersolla. E ciascuno di questi bangni per lo Comune di Firenze fu dotato di c. braccia di terreno intorno intorno.

E in questo anno, era podestà messer Otto da Bandello, die xxj di giungno,[381] i Fiorentini andaro ad oste sopra la città di Siena, col carroccio e collo stendale ispiegato; e guastando tutto dintorno il contado di Siena infino alle porte, chavalcaro innanzi infino alla roccha di Radicofano ed a San Guilicho e lo Bangno a Petriuolo; e disfecero xxij castella, e talglaro il grandisimo pino da Monte Cilglese e la torre colli serralgli ed istecchati del borgo, infino alle mura. E' Sanesi uscendo fuori per difende', la battalgla fue grande; i Fiorentini gli sconfissero. E le donne vi vennero a conbattere, e Alberto conte di Mangone alla porta puose lo schudo. La mortalitade fu grande, e la terra fu quasi tutta presa; e sed e' non fossero stati misericorduosi,[382] tutta la poteano distruggere a ffuoco ed a ferro. Li prigioni, che nne menaro presi in Firenze, fuorono mcccxxxv huomini; e molte donne belle di Siena fuorono prese, e per forza menate in Firenze per drude di coloro che ll'aveano guadangnate.

Nel Mccxxxij anni i Sanesi, per disspetto di Fiorentini, disfecero il caste[llo] di Monte Pulciano. E tantosto i Fioren[ti]ni cavalcaro sopra Siena, popolo e chavalieri, e tutta la guasstarono; e poi puosero l'assedio a Quercia Grossa, a iiij milgla presso a Siena, e per forza di battalgla la presero; e tutti gl'uomini ke v'erano dentro ne menarono in Firenze in prigione. E fue del mese di settenbre battalglato fortemente con vij difici.

In questo anno s'aprese il fuoco in casa di Caponsacchi, tra lli Spadari; e quivi arse tutta la ruga, e xxij tra omini femine e fanciulli.

Nel Mccxxxiij anni, alla singnoria di messer Torello da Strata, die xviij di maggio, i Fiorentini andaro ad osste sopra li Sanesi, ed asediarono la città di Siena dalle tre parti; e xxij[383] vi gittarono dentro,[384] e per piú onta di loro, v asini vi fuorono manganeggiati; e intorno intorno fue guassta. E liiij die vi stette l'osste.

Ancora l'altro venente apresso di quello, Mccxxxiiij anni, i Fiorentini ritornaro ad oste sopra la città di Siena, e tutto il suo contado infino alle mura guasstarono; e liij die vi dimorarono, e disfecero Assciano ed Arcaleccho e xlv castella; e questo fue a dí ij di giungno. Era podestà di Firenze messer Gianni Giudice di Roma.

In questo anno, la notte della passqua di Natale[385] arse[386] tutto il Borgo di Piazza, oltrarno, dall'uno capo all'altro.

Apresso, l'altro anno, Mccxxxv anni, alla singnoria di messer Conpangnone Poltroni, i Fiorentini e' Sanesi, di lunga guerra ch'aveano fatto, fecero grandissima pace, per patto e condizione che lli Sanesi dovessino rifare Monte Pulciano, e' Fiorentini rifacessero Montalcino; le quali due castella i Sanesi aveano disfatto, per cagione che ss'erano racomandate a' Fiorentini per la mala singnoria ch'e' Sanesi usavano loro. E somilglante aveano facto il conte Unberto e el conte Rosso colgli altri suoi consorti conti di Marema, i quali aveano lxiiij castella, ed era loro Grosseto e Massa e Corneto e Soana, tutte cittadi, ed ancora Monte Falcone, Castello Guidi, Malglano, Montalcino e Monte[387] Pulciano e....[388] E questi conte[389] Rosso e conte Unberto e le loro castella, sicome racomandati del Comune e popolo di Firenze, ongn'anno, la vigilia di sancto Iohanni Bactista, nobili e orrevoli ceri ufereano per omaggio. E lo detto conte Unberto mandava la cerbia vestita di scharlatto: e facea osste e cavalcata, quanto facea bisongno per li Fiorentini.

Nel decto tenpo anno Mccxxxvj, del mese di febraio, mastro Giordano, frate dell'Ordine di predicatori, huomo laudabile per vita e per senno, si mise in porto e passò oltremare a predicare li Saracini e là morio.

In questo tenpo Federigo inperadore, sengnato di croce, passò oltremare: e quando ritornò, ciò fue Mccxxxvij anni, isconfisse la città di Melana, popolo e chavalieri di gran quantità, a Corte Nuova.

In questo anno si fece in Firenze il ponte Rubaconte; e la prima pietra che si fondò si fue quela di messer Rubaconte della Torre di Melano ch'era podestade in Firenze. Ed uno grande fuoco s'aprese in Firenze, nella torre della Volpe; onde tutta Terma arse.

Ed apresso,[390] Mccxxxviij ani, esendo morta una donna in casa gl'Orciolini, e raunate le donne, cadde il palcho dov'era 'raunate, e xxvj donne vi morirono.

Apresso, nel Mccxxxviiij anni, venerdí, die 7[391] intrante giungno, ischuroe[392] il sole nell'ora della nona, e stette ischurato piú d'una ora e una mezza a cielo stellato; poi si rifece die chiaro.

Anni Domini Mccxxxviiijº.

Celestino quarto, nato della città di Melana, sedette papa die xvijº; vacò la Chiesa xx mesi e die xiiijº. Questo Papa, essendo huomo di sancta vita, era vescovo di Sabina, ed era molto vecchio si di tenpo com'era di senno. Fatto fue papa, tostamente si morio, e fue sepulto nella chiesa di san Pietro.

In questo anno, il primo venerdí di giungno, schuroe il sole nell'ora della nona, e basstò per gran pezza.

In questo anno la gente de' Tartari, avendo presi quasi tutti i reami di Levante e sottopostilisi crudelmente, dividendosi in due parti, entrarono per forza in Ungaria ed in Polloni. Ruberto duca di Colmanno, fratello del re d'Ungaria[393] e 'l duca Isslezie Arrigo,[394] in Pollonia ed in Paonia, huomini e femine, grandi e piccioli, crudelmente uccisero e misero alle spade; e quasi tutti questi ij reami rimasero diserti[395] di gienti, e quelli tanti che schanparo d'inopia fame morivano,[396] e ancora l'uno mangiava l'altro per fame.

In questo tenpo, in Borgongna inperiale, i monti de' paesi l'uno dall'atro per tremuoti si partirono, onde molte castella e casali profondarono; e piú di vm. persone afogaro.

Mccxl anni.

In questo tenpo, esendo don Ferrante re di Spangna, nella città di Tolletta avea uno giudeo ch'avea nome Iosep; cavando una sua vingna, trovò j grande lapida cavata dentro e di fuori tutta salda, sanza nulla fessura; la quale facendo manifessto al popolo della città, presente loro la ruppe, e dentro vi trovò uno bellissimo[397] libro ch'avea quasi i folgli grossi come tavole, ed era iscritto di tre maniere lettere, cioè in lingua[398] ebrea e greca e latino: e potea avere tanta lettera quanto si mette in uno saltero compiuto di cl. salmi: il quale libro si crede che fosse fatto per Noè che fece l'arca del diluvio. La letteratura ebrea brevemente parlava da Adamo infino ad Anticristo; l'altra partita dicea delle propietadi degl'uomini, exprimendo di catuno mondo e menbro; l'altra partita dicea il principio del terzo mondo, e come il Filgluolo di Dio nasscerà d'una pulzella sancta vergine ch'averà nome Maria, il quale patirà passione e morte per salvare l'umana generazione del peccato d'Adamo[399] e d'Eva. Tantosto che questo libro fue aperto e lletto, Iosep giudeo, con tutta la sua familgla e co molti altri giuderi, si battezaro e tornaro alla fede cristiana. E nell'assi di fuori di questo libro si era scritto come questo libro si dovea trovare al tenpo di don Ferrante re di Castello. E somilglante troverai iscritto al tenpo di Costantino sexto, il quale fu ciecho dalla madre.

In questo anno lo 'nperadore Federigo secondo asediò Faenza, una nobile città di Romangna, che s'era da llui rubellata; e vij mesi continui vi stette l'asedio; e poi perché nonn aveano sale, si ss'arenderono a patti.

In questo anno era podestà di Firenze messer Castellano da Cafferi, huomo sapio e pieno di giustizia. E al suo tenpo il borgo a San Ginegio fa possto e rifatto nel piano di Saminiato.

E in questo anno Arrigho filgluolo dello 'nperadore Federigo, esendo eletto re della Mangna per la Chiesa di Roma, contra il suo padre si rubelloe, e molta guerra li facea; onde lo 'nperadore si llo prese, e per forza d'asspre carcere in Pulgla il fece dolorosamente morire.

Anni Domini Mccxlj.

Innocenzio iiijº, nato di Genova, gentile huomo nato della casa di conti de Llavangna, sedette papa anni xj, die xij; vachò la Chiesa die lij. Quessti rienpieo tutte le sedie di cardinali, che lunghissimi tenpi erano state vote, del numero di lj cardinali; facendo di loro elezioni di diverse parti del mondo.

Quessti, dopo molto trattamento ch'era fatto di fare pace tra llui e lo 'nperadore Federigo, il qual era aversario e caduto in contumacia[400] per sentenzia de la Chiesa, coll'aiuto e navilio di Genovesi, celatamente per paura dello 'nperadore n'andò in Francia, e quivi celebroe Concilio generale nella città di Leone sovra Rodano; nel quale Concilio per sententia appostolicale plubicato fue nimico della Chiesa, e sentenzia sopra lui fue data di maladizione scomunicale, e privato fue e disspossto di ttuti honori e ufici inperiali.[401] E llo 'nperadore,[402] vedendo questa sentenzia, si ll'[403] appelloe a Ddio; e prochacciò di fare eleggere a' baroni della Mangna, a chu' s'apartiene la lezione, di fare chiamare re della Mangna l'antigrado di Toringia; il quale per morte fu privato e non venne alla dingnitade: poi fece chiamare lo conte di Laudi; ed ancora eletto, tantosto morio.

Quessto Papa, alla città di Leone predecto, chalonizzoe santo Emundo confessore, vescovo di Conturbiera d'Inghilterra. Po' si partio da Lleone e venne a Perugia; e quivi callonizzò il beato santo Pietro martire, nato di Verona, dell'Ordine di frati predicatori; il quale, esendo filgluolo d'uno eretico ed ereticha, e dalli eretici fu fatto uccidere; ed Uccherino[404] e..... l'uccisero tra Chommo e Milano, perch'elli predicava contra la loro setta. Ancora calonizzò[405] ad Ascesi san Stanilao martire, vescovo, il quale da Malagio principe fu morto.

Item in questo tenpo plubicamente si manofesstò la grande bontade di frate Ugho, cardinale dell'Ordine di predicatori, huomo mirabile di scienza e di boutade, il quale tutta la Bibbia disspuose e dichiarò a sano intendimento.

Poi nel Mccxlvij anni,[406] alla singnoria di messer Iacopo di Rota, la notte di sancta Maria Candelloria, di febraio, la Parte guelfa di Firenze, per forza, da' Ghibellini ch'aveano la forza dello 'nperadore Federigo, fuori della Città fuorono cacciati. E questo fue la prima fiata che Parte guelfa o ghibellina uscisse fuori di Firenze. Ed allora i Ghibellini dissfecero torri e palazzi e tutte fortezze ch'e' Guelfi aveano, ed altre cose fecero assai laide e biasimevoli, di sforzare donne e pulzelle, di grande vergongnia.

Nel Ccxlviij anni fue disfatto il Borgo a Sanginegio, die primo iulii, per li.... Ed essendo lo 'nperadore. Federigo con grandissimo exercito di popolo e di cavalieri, avea asediata la città di Parma di Lonbardia, dov'era il Legato chardinale della Chiesa di Roma; e sí stretto era l'asediamento che nulla persona vi potea intrare né uscire: ed apresso [a][407] Parma avea facto una cittade nuova, la quale puose nome Vittoria, per contrario di Parmigiani; e lungo tenpo era bastato l'assedio, sí che quasi tutti moriano di fame. Avenne ch'uno giorno, die martedí primo di febraio, lo 'nperadore con certa quantitade di suoi baroni andò a chaccia di falconi: i Parmigiani col Legato, popolo e chavalieri, uscirono fuori di Parma e fedirono al canpo dello 'nperadore, e quivi tutta la sua gente fu morta e sconfitta; e la corona con tutta la camera ed arnesi dello 'nperadore[408] vi si perdeo, e molto tesoro similglante.

Nel Mccxlviiij anni, die xxvij del mese di marzo, Lodovicho re di Francia....[409]

Mcclxxxv.

Onnorio, nato di Savelli gentilissimi cittadini di Roma, sedette papa anni ij e dí xxj; vachò la Chiesa mesi x, dí xiiij. Questi fue avarissimo come cane.

Nel tenpo di costui il conte Guido di Montefeltro, il quale avea occupata Romangna sicome camera della Chiesa di Roma, per chui molto sangue si sparse. Il quale conte Guido fue huomo savio e di grande valore.

In questo anno Guilglelmino vescovo d'Arezzo, nato della casa delli Ubertini di Firenze, huomo franco e maestro di guerra, a sua masnada[410] fece torre un castello di Sanesi, il quale si chiama il Poggio a Sancta Cicilia; e 'l filgluolo, k'avea nome Monaco e Simone Pazzo di Pazzi di Valdarno, ne fece capitano, con alquanti[411] ghibellini usciti di Siena. E tennero i' castello, contra i Sanesi e Fiorentini e di tutta Toscana, mesi xiiij e dí xviij, conducendosi a mangiare i topi e rodere i chuoi di tavolacci; e richolglieano la rugiada per sete ch'aveano, e finalmente il loro pisscio medesimo beveano.[412] Finalmente la notte di venerdie sancto, non potendo piú sostenere il castello, abandonaro il castello e fugirono fuori, venendo una grande piova, e canparo. Sapiendo ke nel decto anno fue sí gran caro che quasi tutta la gente moria di fame.

In questo anno Mcclxxxvj Redolfo re della Mangna eletto inperadore fece suo vicari in Toscana messer Prizzivalli del Fiessco di Gienova, per raquistare le sue ragioni sicome vicario d'inperio. Elli comandò a' Fiorentini ed alli altri Toscani ke giurassero le comandamente dello 'nperio; i quali, non esendo ubbedito, condannò i Fiorentini e li altri ke non ubidiano in clm. marchi d'argento. E poi n'andò e fece suo capo inn Arezzo, e diede bando alle decte terre d'avere e di persone; e poi si ritornò nella Mangna.

Mcclxxxvij.

Del mese di giungno Guilglelmino vescovo d'Arezzo, chon Ubertini e Pazzi di Valdarno e con Bonconte filgluolo del conte Guido di Montefeltro, chon Uberti e Lanberti ed altri sbanditi di Firenze, di notte tenpora, entraro del mese di giungno inn Arezzo, e cacciaro fuori tutti i Guelfi. E pocho stante Prizzivalli vicario dello 'nperio della Mangna tornò inn Arezzo, e quivi aunò gran quantitade di chavalieri a soldo, e facea, guerra in Firenze ed algli altri Toscani ke Parte guelfa reggea.

In questo anno e nel decto mese di iunio Carlo Martello e Ruberto conte d'Artese fecero una grande armata di galee per passare in Cicilia, e di ciò fecero capitano d'alquante il nobile chavaliere messer Renaldo Avelli di Pulgla, per passare in Cicilia. Onde don Giacomo re di Cecilia per possedimento, filgluolo del re Piero d'Aragona, sentendo la sua venuta, e che non prendesse terra, con sua gente per forza il fece levare dell'isola con dalmagio di lui. Avenne ke 'l die di san Giovanni proximo vinente, Carlo Martello si mosse del porto di Napoli per passare in Cicilia, dov'era capitano il conte Guido di Monforte, el filgluolo del conte di Fiandra, el conte di Brennai,[413] ed amiralglo messer Aringhino da Mmare,[414] nato di Genova, il quale avea lx galee bene fornite; e in quelo dí medesimo, apresso[415] a Nnapoli a vj milgla, intopparsi coll'armata del re Giacomo, dov'era amiralglo messer Rugieri di Loria di Calavra, huomo benaventurato; e quivi fecero una dura ed asspra battalgla. Finalmente Carlo Martello, filgluolo del re Carlo secondo, fu preso aprigione co' sotii, e fu sconfitto; dove molta nobile gente fu morta e presa. E decti capitani vi fuoro presi: salvo ke messer Aringhino da Mare si partio, e non volle conbattere, sano e salvo con tutte le sue galee.

Mcclxxxvij.

Niccholao, nato d'Asscholi, sedette papa anni iiij. mesi iij, dí viij; vachò la Kiesa anni ij e dí j. Questi, essendo frate minore e loro maestro, fu facto cardinale; e poi il die di Chattera Sancti Petri fu facto papa.

Nel decto tenpo i Fiorentini andaro ad oste[416] sopra la città d'Arezzo, e fecero di loro sforzo xlvjº. di chavalieri: ed ebero alle comandamenta Laterino e xliij castella delli Aretini, e la città guastarono infino alle mura. Onde i Sanesi, partendosi dell'oste de' Fiorentini e tornando a casa, guastaro[417] il castello di Lucignano. Tegrimo de' Conti da Porciano, podestà d'Arezzo, uscio fuori, popolo e chavalieri, d'Arezzo, e fecero battalgla alla Pieve al Toppo; e quivi fuorono i Sane' isconfitti dalli Aretini, lo die di sancto Iohanni di giungno. E questo si crede che avenisse per cagione ch'e' Sanesi, la vigilia del beato Giovanni, mangiaro comunemente la carne; e per opera manifesta nuovi sengnali si videro, ché in quello giorno nel canpo loro si levò sí grandissimo vento che non lassciò padilglone né trabaccha che della terra non divellesse, e infino al cielo le portò tutte spezzando.

Ed allora era podestà di Firenze messer Antoniolo da Forceracha[418] da Llodi[419] per vj mesi. Ed allora era priore[420] Vanni Ugolini, Alberto Attaviani, Baldovino Rinucci, Lapo Guilglelmi, Fantino dalla Lastra e Passa Finiguerra.

In questa battalgla fu morto il prudentissimo huomo Rinuccio di Pepo di Conti di Maremma[421] e Lano sanese.[422]

In questo tenpo il conte Ugolino, esendo singnore di Pisa, per la mala singnoria ch'elli usava, a furore di popolo, colla forza dell'Arcivescovo delli Ubaldini, con grande remore gridando: Muoia, muoia! fu preso e messo in prigione, e v tra filgluoli e ij nepoti fecero di fame morire in prigione. E allora Nino Iovane singnore filgluolo......[423] cacciare fuor di Pisa colli Vissconti e colli Upizzinghi e con tutti gli altri guelfi di Pisa.

In questo tenpo, del mese di novenbre,[424] Carlo Martello fu tratto fuori di prigione, per fattura e procaccio d'Aduardo nobile re d'Inghilterra suo cugino, promettendo a domi Afuso[425] filgluolo del re d'Aragona di fare ke Carlo filgluolo di Filippo di Francia finirebbe il reame d'Aragona, per consentimento del Papa; e se cciò non facesse, promise a ivi[426] a tre anni ke Carlo tornerebbe alla prigione. Onde per questa cosa fare fermamente, si lli diede tre filgluoli[427] di Carlo per istadichi e XXXm. di marchi di sterlini e l. chavalieri di magiori e di piú nobili di tutta Proenza.

In questo tenpo Guido conte di Montefeltro,[428] esendo riconciliato colla Chiesa e andato a' confini in Piamente, e dati ij suoi filgluoli per istadichi al Papa, sanza parola si partio da' confini e venne in Pisa; e fatto fue del tucto singnore. Allora il Papa iscomunicò lui e 'l Comune di Pisa, e per sentenzia il piuvichò filgluolo di perdizione e nimico della Kiesa. Allora tantosto Guido conte di Montefeltro comandò ke mai al conte Ugolino ed a' suoi filgluoli e nepoti fosse dato mangiare; e cosí morirono d'inopia fame[429] tutti e cinque, ciò fue il conte Ugolino, Uguiccione, Brigata, Anselmuccio e Guelfo; e quivi si trovò che ll'uno mangiò de le carni all'altro; e finalmente fu loro dinegato il sacerdoto[430] per confessare i loro peccati, e tutti e v in una mattina fuero tratti morti di prigione. Questo conte Ugolino fue huomo di cosí fatta maniera ch'elli facea morire il popolo di Pisa di fame; ed al suo tenpo avendo grande abondanza di formento, fu sí crudele che vij libre facea conperare lo staio del grano in Pisa: poi finalmente per fame morio con tutta sua familgla.

In questo anno i' Firenze si fece la loggia d'Orto Sa' Michele ornatamente in x[431] pilastri, tutta dipinta.

Mcclxxxviijº anni, del mese di maggio, alla singnoria di messer Antonio[432] da Forceracha, i Fiorentini colla loro amistade di Tosschana andarono ad osste sopra la città d'Arezzo, arso per fuoco il borgo di Leona; e poi si puose ad asedio al castello di Laterino ed ebberlo a patti. Poi andarono e puosero il canpo al Vescovado vecchio lungo le mura d'Arezzo, e tutto il suo contado guastaro intorno intorno. I Sanesi esendo in questa osste in conpangnia di Fiorentini, quando l'osste tornava, partirsi da' Fiorentini per guasstare il castello di Lucingnano delli Aretini. E ll'Aretini,[433] sentendo ch'e' Fiorentini erano partiti, andarono adosso a' Sanesi e fecero battalgla alla Pieve al Toppo.

Mcclxxxviiij.

Del mese di magio, Tebaldo soldano di Banbillonia con grandissimo exercito di gente puose assedio alla città di Tripuli, e per forza la prese con tutta la gente cristiana, k'erano tra grandi e piccioli piú xxxm., tutta a fferro fuoro morti.

Nel decto tenpo il principe Carlo secondo venne a corte, ed innorevolemente dall'Apostolico e da' suoi frati cardinali fu receputo; e llo giorno della Pentacosta proxima venente il decto papa Niccolao il coronò re di Pulgla e di Cecilia, salvo ke 'n Cicilia no' salío elli.

Mcclxxxviiij anni.

In questo anno, Guido conte di Conti Guidi, esendo podesstà della città d'Arezo, e regevasi per li Ghibellini, e in Firenze era podesstade messer Ugolino Rosso di Parma, i Fiorentini ke reggea in Parte guelfa, con Lucchesi, Pistolesi, Pratesi e Saminiatesi,[434] e altra gente assai di loro amistade, andaro ad osste sopra la città d'Arezzo, a dí xv di magio, con xvm. pedoni e ijm. chavalieri; e passaro Monte al Pruno, e fuorono a Bibiena nel piano di Certomondo, loco decto Canpaldino. Usciro fuori gli Aretini per difendere lo guassto, e quivi fecero battalgla, lo die di sancto Barnaba, xj di giungno; e gli Aretini, popolo e chavalieri, da' Fiorentini fuorono sconfitti e morti assai, e presi ne fuoro viiijc.. Nella parte di Fiorentini fuorono morti ij nobili chavalieri, ciò fue messer Guilglelmo Bernardi, balio di messer Amerigo di Nerbona, ch'era capitano generale dell'oste di Fiorentini; e 'l decto messer Amerigo fue nel volto fedito, e messer Bindo Baschiera de la Tosa fue morto. Dalla parte delli Aretini fuorono morti molti nobilissimi e gentili valenti huomini, e quasi il fiore di tutta la milglore gente di Toscana d'arme; ciò fue messer Guilglelmino delli Ubertini vescovo d'Arezzo, e messer Guilglelmino Pazzo di Pazzi di Valdarno, Neri Piccolino e Federigo di messer Farinata e Lapo di messer Marito, tutti e tre delli Uberti, e Ciante de' Fifanti, Loccio da Toscanella e Guiderello d'Allexandro,[435] il conte Buatto da Montedolglo e 'l conte Bonconte da Montefeltro, Francessco da Sinigalgla e Lancialotto Pulglese, messer Uffredi Uffredi di Siena e Armaleo da Montenero, Dante delli Abati e Corbizzo da Pelago, con altri assai gentili huomini, i quali per c. anni inanzi in Toscana non s'arebono a uno tenpo trovati. Elli erano viijc. chavalieri e xijm. pedoni, e fecero xij paladini tra lloro, e piú galglardamente conbattero che giamai facesse' paladini in Francia: xxvc. e piú fuoro li morti. E Guido conte Novello, esendo in s'uno poggio con uno drappello di ccc. chavalieri, tantosto che lla battalgla fosse coninciata, dovea fedire sopra i Fiorentini: elli sicome vile e codardo tantosto si partio e andò sua via. Incontanente i Fiorentini disfecero[436] Bibiena e tutte le castella dintorno e cavalcaro inverso Arezzo, e puosero il canpo al Vescovado vecchio, ed asediaro la terra e conbatterla co molti difici, gittandovi asini e pietre. E' Pistoiesi vi battero la moneta, e ben si sarebbe auta la terra, se non fosse che si partiro dall'asedio; e lij die vi stette l'osste. Ed allora era in Toscanella papa Niccolao d'Asscholi: sentio la novella per contrario, credendo ch'e' Fiorentini fossero sconfitti; chiuse le mani al cielo, con allegra faccia dicendo al Collegio di cardinali: — Dingnum e giusstum est. — E però faciendo manofessto che lli Aretini, inanzi a questa sconfitta, del mese di marzo, per forza presero il borgo di Fighini, e gonbattero l'Ancisa, e arsero le porte, e poi vennero infino a San Donato in Collina, ardendo e guastando il contado[437] di Fiorentini, e quando fuoro al decto San Donato talglarono uno ramo dell'olmo della chiesa, avengna che caro costasse loro. Sconfitti, morti e presi gli Aretini, frate Guittone, chavaliere dell'Ordine di Bengodenti, al Comune di Firenze iscrisse una lettera, la quale disse in questo modo....[438]

Anni Mcclxxxx.

Alla singnoria di messer Rosso Gabriello d'Agobbio, del mese di giungno, i Fiorentini andaro ad osste sopra la città d'Arezzo, e puosero il canpo allato alle mura al Vescovado vecchio, e intorno intorno tutta la città guasstaro; poi si puosero ad asedio al castello d'Anghiari, e iij mesi e xviij die vi stette l'asedio,[439] e poi l'ebbero a patti, e disfecerlo del mese di settenbre.

In questo anno, del mese di maggio, nel sexto d'Oltrarno s'aprese il fuoco in casa Pegolotti, ed arsevi messer Neri Pegolotti e uno suo filgluolo e xj persone.

Poi del mese di settenbre die xij, esendo podestà di Firenze messer Guido da Ponente[440] di Ravenna, i Fiorentini andare ad osste sopra la città di Pisa e guastarla insino alle mura; e poi andarono colla forza del Genovese a Porto Pisano, e disfecero il porto e lle torri e tutta la contrada di Levornia, e tutto il fornimento del porto ne recaro, ke fue pregiato piú xxxm. di fiorini d'auri; e per lo grande[441] di Guido conte di Montefeltro ch'era podestà di Pisa, si tenne la terra che non fue presa da' Fiorentini.

Nel Mcclxxxxj anno, del mese di maggio, i Fiorentini co lloro isforzo andaro ad osste sopra la città di Pisa, e guasstarla tutta intorno dalle tre latora, ad una saettata a piè delle mura; ed abattero San Sevino e 'l Ponte ad Era e tutte le loro castella. Poi la notte della Natività di nostro Singnore, Nerino Tezzoni, castellano del Ponte ad Era per li Fiorentini, perdeo il castello, e la persona con tutta la sua gente dentro da' Pisani fuorono presi e morti.[442]

In questo anno, del mese d'aprile die xx, Tebaldo soldano di Banbillonia con oste di cento cinquanta milia chavalieri venne sopra la città d'Acri, ispeziale camera e magione di Cristiani e della sancta Kiesa di Roma, e per forza di fuoco e di ferro la detta cittade prese e distrusse; e piú di lxxm. cristiani vi fuorono morti. E xliiij giorni continuamente si lla notte come 'l die fue conbattuta, isperando tuttafiata porto di salute, infino a tanto che non videro morto il famosissimo e nobile huomo messer Guilglelmo di Belgiuoco, maestro del Tenpio, nato della gentil casa di Brabant, il quale fu morto d'una saetta avelenata da un turchio. Tanto che fu morto, la gente fue tutta isbigottita; e allora il santisimo huomo messer lo patriarca di Gerusalem, con una parte delli scanpati fediti, si ricolse in sulla nave sua, ch'erano da xxij a xxiijc. di persone; e navicando fugendo, pocho dimorò che lla nave profondò, ed elli e tutta[443] afochò. Un'altra partita di genti, dove[444] pulzelle e fanciulli in quantitade di xm. persone, si richiuso' nel cerchiovito del tenpio;[445] finalmente da' Saracini fuoro messi a fuoco ed a ferro. Un'altra partita[446] di giovani huomini fuorono presi e menati in servaggio, e tutto giorno fatto loro arare la terra come buoi. In questa perdita d'Acri la conpangnia di Peruzzi di Firenze guadangnaro grandissimo tesoro, che fue loro acomandato, e giamai non richessto.

In questo anno Redolfo re della Mangna, non pervenendo alla benedizione inperiale, ch'era eletto re di Romani, morio.

E in questo ano, del mese di marzo, morí il conte Guido Novello e messer Rinieri della Fagiuola e messer Ubaldino dalla Pila delli Ubaldini.

Mcclxxxxij anni.

In questo anno papa Niccolao d'Asscoli morio a Rroma, e 'n Vaticano nella chiesa di sancto Pietro fu sepulto.

In questo anno si fece la pace tra' Fiorentini e li Aretini coll'Intarlati, e' Fiorentini rendero loro i prigioni ch'erano presi. Poi i Fiorentini rendero pace a' Volterrani, e dentro in Volterra per li Fiorentini fu facto uno chassero a nostro ridotto.

Poi del mese di gennaio asediamo e disfacemo il chastello d'Anpinana, ch'era del conte Guido Novello.

E del mese di settenbre[447] la beata Vergine Maria d'Orto Sa' Michele coninciò a fare grandisime maravilgle etc.

In questo anno i principi della Mangna concordevolemente elessero[448] re della Mangna Adolfo conte di Nasso, ma no venne a la benedizione inperiale.

In questo anno uno nobile cittadino popolaro ch'avea nome Giano della Bella, avendo una difirenza co messer Berto di Frescobaldi, volendoli acupare sue ragioni per forza, il decto messer Berto, nella chiesa di san Piero Scheraggio, puose la mano in sul naso a Giano della Bella, e disse che 'l glie mozzerebbe. E molte altre forze e violenze [tutto][449] giorno li Grandi faceano contra li popolani. Per la quale cagione il decto Giano fue a certi grandi e possenti popolani di Firenze, e fecero congregatione e ordine di levare, e levaro popolo incontra li Grandi: e co llui fue Duccio e Cione Magalotti, Coso Mancini, Lapo Talenti, messer Donato Alberti, messer Albizzo Corbinelli, messer Boninsengna Becchenugi, Baldo Ruffoli, Giova Algloni, Rosso Bacherelli e tutti li altri grandi e nobili popolani; e fecero popolo sotto questa forma: in conpangnia di Priori acrebero uno Gonfaloniere di giustizia, e mmmm pedoni fecero a seguitare questo Gonfalone, tutti ad una insengna, il canpo bianco e la croce vermilgla; e molti forti e duri ordinamenti sopra li Grandi. E le prime case che fuoro disfatte per questo popolo si fuoro quelle di Galli, per cagione che Sengna di Galli uccise in Francia ij fratelli di Vanni Ugolini etc.

In questo anno si perdeo, della terra ch'era rimasa a' Cristiani, parte del Cipri, Suri e Castello Pellegrino.

Mcclxxxxiij anni.

Del mese di maggio si fece la pace tra' Fiorentini e' Pisani.

E del mese d'ottobre, quelli della terra di Prato, tenendo a contrario di Fiorentini uno sbandito e condanato del Comune e popolo di Firenze, amichevolemente a' Pratesi da' Fiorentini fue richesto. Per cagione ch'e' Pratesi non rimandaro il detto sbandito, da' Fiorentini fuoro condannati nelle mura o in diecemilia libre,[450] e dal terzo die inanzi,[451] se non avessero pagata la condanagione, infino a diece die, ciascuno die fossero m libre piú; siché finalmente, vedendo i Pratesi che ll'oste v'andava, pagaro libre xjm. di danari contanti.

In questo anno, esendo insieme il re Carlo e lo re d'Ungaria, e andavano a corte di Roma, quando fuoro a Perugia, die xiij di lulglo, il re Carlo fece pilglare il conte dall'Acerra, per certa malivolglenza che lli portava sacretamente, ed apuoseli ch'elli era soddomito, ed uno palo li fece ficcare per la natura disotto, ed ispicciolli per la bocca, e come uno pollo il fece arostire.

In questo anno il re di Castello, colla forza di messer Aduardo re d'Inghilterra, del mese d'aprile, fece battalgla con tre re Saracini, e fue lo re di Granata, e lo re di Morroccho e lo re Arpino, e tutti e tre fuoro sconfitti, e morti piú di ccl. milglaia di Saracini; e xlij nobili e maggiori baroni di tutta quella gente pagana mandaro prigioni alla Chiesa di Roma, e io li vidi. E menaro co lloro uno piccinacho morto ed uno vivo e uno asino vergato.

In questo anno e mese i Viniziani e Genovesi con cxxij galee tra lloro fecero battalgla si mortale, che ciaschuna parte l'uno dall'altro fue sconfitto e con grande danno: di pocha gente schanpata ciascuno tornò a casa.

In questo anno di settenbre Tebaldo soldano di Babillonia da uno cristiano rinegato, nato della casa di Rossi di Firenze, fu morto, e tantosto quelli ch'uccise si fece soldano e tenne l'uficio.

In questo anno Filippo secondo, lo piú bello huomo del mondo,[452] re di Francia, prese guerra co messer Aduardo re d'Inghilterra, il quale era il piú leale principe e la milglore lancia del mondo; onde per questa guerra nacque grandissime battalgle e mortalitate[453] tra Guascongnesi e Normandi e Francesschi[454] ne fuoro privati delle persone e dell'avere.

Mcclxxxxiiij anni.

In questo anno, d'agosto, morio il sancto huomo messer Latino cardinale delli Orsini vescovo d'Osstia, il quale diede e fece pace in Firenze tra Guelfi e Ghibellini.

In questo tenpo i Sanesi levarono guerra incontra la terra di Montepulciano, per cagione k'elli s'erano racomandati al popolo di Firenze. Allora i Fiorentini fece' nobile e grande anbasceria e mandalla al Comune d'Arezzo, pregando per loro amore che non si dovessono tramettere del fatto di Montepulciano. Allora i Sanesi isdengnando, a furore gridaro: — Muoiano, muoiano[455] i Fiorentini; — vitiperosamente rinproverando loro la dolorosa isconfitta da Montaperti, gittando loro le pietre e lapidandolgli.

In questo anno, lo die di kalendi novenbre, Neri Schelmi fue condannato per lo popolo di Firenze nell'avere e nella persona, e tutti li suoi beni in cittade ed in contado fuoro guassti.

In questo anno, die xvij d'ottobre, il conte Guelfo di Pisa fue sconfitto a Villa di Chiesa e perdeo tutta la Sardingna, ed ebbe iij fedite, e fue preso da' Sardi.

Item a' dí xxiij di gennaio, esendo podestà di Firenze messer Giovanni del Luncino da Como, in domenica, fece condanagione per cagione che messer Corso Donati[456] fedito messer Simone Galastrone Donati suo cugino, ed anche avea morto uno suo fante medesimo: e messer Corso apuose a messer Simone ch'elli avea morto il fante, e nonn era veritade. Per la qual cosa la predecta Podestade, secondo le prove de' testimoni, condannò messer Corso in libre mm, e v anni fu privato che non potesse[457] avere singnoria d'alchuna terra; e messer Simone Galastrone condannò nell'avere e nella persona, e tutti li suoi beni fossero disfatti. Allora si levò il popolo a furore, gridando: — Muoia, muoia la Podestade —, ed arsero la porta del Palagio e presero la Podestade e tutta la sua familgla, e tutti li arnesi del Palagio e della Podestade fuoro rubati. Per la qual cosa di questa opera nacque molta zenzania nella Cittade.

In questo tenpo avea guerra la casa di Mozzi e quella di Bardi di Firenze tra lloro; si fece la pace, e' Mozzi diedero a' Bardi per questa pace mm fiorini d'oro, ciò fuoro a coloro che ricevettero le fedite da' Mozzi a' dí xxviiij di genaio.

In questo tenpo messer Gian di Celona venne in Toscana per vicario dello 'nperio, avengna che poco vi stasse.

In questo tenpo, nel Garbo, in una schuola di gramatica, si trovò morto uno garzone giovane di xv anni, il quale avendo riotta con Giano della Bella, fu plubicato per tutta la cittade che 'l detto Giano l'avea facto uccidere: onde poco tenpo dimorò che 'l detto Giano da tutti i grandi popolari, per trattato di Grandi, fu tradito. A' dí xviij di febraio nell'avere e nella persona fue condannato, e co llui fue il fratello e 'l filgluolo, e da' gonfalone di popolo fue disfatto. Era allora priore Lippo del Velluto, Bachino tavernaio, Gheri Paganetti, Bartolo Orlandini, messer Andrea da Cerreto, Lotto Milglore, Gherardo Lupicini gonfaloniere. Di questo Giano della Bella si puote con veritade dire, ch'elli fosse diritto padre del popolo di Firenze, e llo piú leale huomo che giamai fosse a popolo: salvo che tutte le sue vendette facea sotto la singnoria del popolo etc.