350.  Altro e piú grave strafalcione. Il testo di M. P. (p. 392) è «in basilica Lateranensi, quae Constantiana vocabatur, celebratum est Concilium generale» ec.

351.  Manca furono fatti o altro simile complemento. Il P. (loc. cit) dice «multa utilia statuta fuerunt promulgata».

352.  Americo di Bena. V. Tocco, L'Eresia nel Medio Evo, lib. II, cap. 2.

353.  Il P. (loc. cit.): «Qui Almaricus asserit, ideas quae sunt in mente divina creare et creari».

354.  Cosí il testo, e anche appresso.

355.  Prima avea scritto «tre», poi cancellò e pare correggesse «j».

356.  Anche il P. (pag. 398) ha «Petrum Altisiodorensem comitem», il quale è Pietro di Courtenai conte d'Auxerre.

357.  Qui è nell'originale un «el p» che omettiamo, sebbene non cancellato. Pare che il compilatore cominciasse a scrivere el primo.

358.  Il testo ha «assedi».

359.  Il testo ha «cavali», per mancanza del segno d'abbreviatura.

360.  Cosí il testo.

361.  Cosí, invece di onorato.

362.  Il testo «havaliere».

363.  Il testo pare che legga «gibba».

364.  Il testo pare che legga «piangento».

365.  Intendi, e la Parte ghibellina; se pure non voleva scrivere Ghibellini.

366.  Intendi, per cagion loro, o anche, contro di loro.

367.  Il testo ha «lunghissi».

368.  Il testo ha «'nperadice».

369.  Da «fue incoronato» fin qui fu aggiunto dal compilatore tra rigo e rigo, erroneamente forse parendogli di aver omesso questo particolare, che è subito dopo.

370.  Cosí il testo.

371.  Sottinteso ambasceria.

372.  Il testo, per errore di scrittura, ha uscriro.

373.  Prima avea scritto «xxiij», poi corresse «xxv».

374.  Il Settizonio, presso il Palatino.

375.  Il testo ha, per errore di scrittura, «fede».

376.  Intendi, ve ne restarono.

377.  Il testo ha «tutta».

378.  Cosí il testo.

379.  Il testo ha «presa».

380.  Il testo legge «conto».

381.  Prima era scritto «lulglo», poi fu cancellato e corretto «giungno».

382.  Cosí il testo.

383.  Cosí il testo, e pare debba intendersi a xxij di maggio.

384.  Cosí, con evidente difetto di qualche parola. Il Villani (cap. x del libro VI) scrive che «vi gittaro dentro pietre assai».

385.  Aveva scritto «risorexio», ma subito cassò e scrisse di seguito «natale».

386.  Il testo ha, per errore di scrittura, «arte».

387.  Il testo ha «Molte», e anche sopra aveva «Molte Falcone» e corresse, e qui no.

388.  Spazio bianco, capace di altre due righe di scrittura.

389.  Prima avea scritto: «E questo conte tratta...», poi corresse «questo» in «questi», e cassò l'ultima parola ammezzata.

390.  Qui avea scritto e poi cassò «l'altro anno».

391.  Avea prima scritto «iij».

392.  Il testo, per errore di scrittura, ha «iscurore».

393.  Cosí il testo. M. P. (pag. 399) ha «frater regis Ungariae dux Colomannus».

394.  Cosí il testo. M. P. ha «dux Blesiae Henricus». V. anche Villani, VI, 28.

395.  Il testo ha «diserte».

396.  Cosí il testo. Ved. anche appresso, a p. 250.

397.  Il testo ha «bellimo», per mancanza dell'abbreviatura.

398.  Il testo ha «linga».

399.  Il testo ha «Amo», per mancanza dell'abbreviatura.

400.  Il testo: «contucia».

401.  Il testo: «inperiale».

402.  Il testo: «llo peradore».

403.  Cosí, e forse è error di scrittura invece di ss'.

404.  Pietro Balsamo, soprannominato Carino, fu l'assassino di Pietro da Verona; poi si penti, entrò nell'Ordine domenicano, ed è qualche volta chiamato Beatus Acerinus. Suoi compagni furono Stefano Confaloniero e Manfredo Clitoro. V. Lea, History of the Inquisition, II, 214.

405.  Il testo, per errore di scrittura: «colonizzò».

406.  Ripetuto dalla stessa mano in margine «Mccxlvij».

407.  Si aggiunge quest'a, che forse dimenticò di aggiungere l'autore, dopo avere cancellato «alla»; volendo dapprima scrivere alla città di.

408.  Anche qui il testo ha «dello peradore».

409.  Qui è interrotto il senso; c'è un segno di richiamo che non ha corrispondenza, e poi una lacuna di 35 anni circa, della quale abbiamo parlato piú volte. Seguono in fine della pagina questi due paragrafi, aggiunti da un'altra mano, posteriore di almeno un secolo:

«Papa Adriano quinto, nato di que' del Fiesco da Genova 1276, stete papa die 39; vacò la Chiesa 28 dí».

«Papa Inocenzio sexto fu eletto, che fu da Portogallo». V. vol. I di quest'opera, pag. 43, nota 1.

410.  Il testo ha, per error di scrittura, «masinada».

411.  Il testo: «alqualti».

412.  Qui è lasciato bianco uno spazio di tre righe.

413.  Conte di Brienne.

414.  Arrigo de' Mari.

415.  Il testo: «apresse».

416.  Il testo ha «ose».

417.  Il testo ha «guastare».

418.  Antonio de Fixiraga da Lodi.

419.  Prima avea scritto «di Bresscia», poi cassò e scrisse sopra «dallodí».

420.  Cosí il testo, invece di erano priori; come addietro, piú volte, era consolo invece di erano consoli.

421.  Il testo ha «Marena».

422.  Qui è lo stacco di un verso.

423.  Spazio bianco nell'originale. Questi è Nino giudice di Gallura, figliuolo d'una sorella del conte Ugolino.

424.  Il testo ha «novebre».

425.  Cosí, per Alfonso.

426.  Nel testo si legge «aniui».

427.  Il testo: «filgluolo».

428.  Qui e appresso: «Moltefeltro».

429.  Cosí. Ved. anche addietro, a pag. 243.

430.  Cosí il testo.

431.  Noto che dopo il «X» è lasciato un piccolo spazio bianco, come per aggiungervi altre cifre.

432.  Il testo ha «Anonio».

433.  Il testo: «Aretino».

434.  Il testo ha «Samiatesi».

435.  Il testo ha «Alexandra».

436.  Il testo: «disícero».

437.  Il testo ha «cotado».

438.  Cosí rimane, in fine di pagina.

439.  Il testo ha «adio».

440.  Cosí, e anche appresso altre volte, per da Polenta.

441.  Qui manca un sostantivo: sforzo, valore, ardire o altro consimile. Il Cod. Gaddiano salta qui il fosso e legge; «e per lo conte Guido da Montefeltro ch'era podestà di Pisa» ec.

442.  Una mano piú recente ha qui aggiunto in margine: «Anno 1291 dí 18 di magio».

443.  Supplisci la gente

444.  Sottintendi erano.

445.  Cosí ci pare da correggere. Il testo ha «tenpo».

446.  Il testo, per errore di scrittura, ha «partina».

447.  «settebre» ha il testo, qui e appresso altre volte.

448.  «elexessero» ha il testo.

449.  Supplito, per la rottura della carta nell'originale.

450.  Intendi, ad avere atterrate le mura, o a pagare diecimila lire.

451.  «inazi» ha il testo.

452.  Il testo ha «mono», e si corregge perché poco appresso ha «mon lo».

453.  Il testo: «mortalite».

454.  Sottintendi molti.

455.  «maiano» ha questa seconda volta il testo.

456.  Supplisci avea.

457.  Il testo ha «posse.»

458.  Prima avea scritto «die xj», poi cancellò e corresse «mesi xxx».

459.  Il testo, forse per errore di scrittura, ha «crette».

460.  Cosí, o per incanto, o per error di scrittura, invece di inganno.

461.  Avea dapprima scritto «castello», ma subito cassò e riscrisse «rocca».

462.  Il testo ha «cristinitade».

463.  Per canonizzò.

464.  Ritorna a papa Bonifazio.

465.  Per esalto.

466.  Il testo ha «anbendue».

467.  Cioè Vicenza.

468.  Intendi, Giacomo.

469.  Cosí il testo. Il cod. Gaddiano scrive «s'acusarono.»

470.  Il testo ha «Cicila».

471.  Forse doveva dire e vennero. Il Gaddiano omette «vennero», e legge «molta cavalleria e popolo per difendere» ec.

472.  Il testo ha «Lonbordia».

473.  Cosí il testo, e forse doveva dire cominciò. Il Gaddiano corregge senz'altro.

474.  Cosí il testo, e appresso un'altra volta.

475.  Cioè, in obbrobrio.

476.  Il testo ha «Ighilesi».

477.  Brie.

478.  Anversa.

479.  Il testo ha «piato», e certo è errore di lettura del ms. a cui l'autore attingeva. Anche il Gaddiano corregge in parentado.

480.  Blasco Alagona. V. Amari, Vespri, cap. XV.

481.  Il testo: «Abruogio».

482.  Il testo ha, per errore di scrittura, «malisscho».

483.  Qui ha termine la compilazione originale. Un'altra mano, che forse è la medesima che scrisse la data «Anno 1291» ec. (ved. addietro, a pag. 254, nota 2), aggiunse: «Mccciij. Benedetto xjº figluolo di Guliano, nato di Trevigi della Marcha Trivigiana, sedete papa mesi otto die xv. Questi fu confermato papa a dí 22 d'otobre. Di llui si può dire: vita honesta. Fu de l'Ordine de' frati predicatori. Elli confermò tutto ciò che papa Bonifazio avea fatto e ricomunichò lo re Filipo di Francia; e mandò in Firenze, per riconciliare e fare pace tra Bianchi e Neri, il cardinale Nicholao da Prato vescovo di Ostia etc.». Le parole «vescovo di Ostia» furono poi cassate dalla stessa mano.

Segue infine: «1316 (corretto da 1416). Giovanni xxijº»; aggiunta che pare della stessa mano che scrisse addietro (ved. a pag. 246, nota 4): «Papa Adriano quinto» ec.