Madre de’[1212] Santi; immagine
Della città superna;
Del Sangue incorruttibile
Conservatrice eterna;
Tu che, da tanti secoli,[1213]
Soffri, combatti e preghi;[1214]
Che le tue tende spieghi
Dall’uno all’altro mar;t)
Campo di quei che sperano;[1215]
Chiesa del Dio vivente;
Dov’eri mai? qual angolo
Ti raccogliea nascente,
Quando il tuo Re, dai perfidi
Tratto a morir sul colle,
Imporporò le zolle
Del suo sublime altar?u)
E allor che dalle tenebre
La diva spoglia uscita,
Mise il potente anelito
Della seconda vita;
E quando, in man recandosi
Il prezzo del perdono,
Da questa polve al trono
Del Genitor salì;
Compagna del suo gemito,
Conscia de’ suoi misteri,
Tu,[1216] della sua vittoria
Figlia immortal, dov’eri?
In tuo terror sol vigile,
Sol nell’obblio secura,
Stavi in riposte mura,
Fino a quel sacro dì,
Quando su te lo Spirito
Rinnovator discese,
E l’inconsunta fiaccola
Nella tua destra accese;
Quando, segnal de’[1217] popoli,
Ti collocò sul monte,[1218]v)
E ne’ tuoi labbri il fonte
Della parola aprì.
Come la luce rapida
Piove di cosa in cosa,
E i color vari[1219] suscita[1220]
Dovunque si riposa;
Tal risonò moltiplice
La voce dello Spiro:
L’Arabo, il Parto, il Siro
In suo sermon l’udì.
Adorator degl’idoli,
Sparso per ogni lido,[1221]
Volgi lo sguardo a Solima,
Odi quel santo grido:
Stanca del vile ossequio,
La terra a LUI ritorni:
E voi che aprite i giorni
Di più felice età,
Spose che[1222] desta il subito
Balzar del pondo ascoso;[1223]
Voi già vicine a sciogliere
Il grembo doloroso;
Alla bugiarda pronuba
Non sollevate il canto:
Cresce serbato al Santo
Quel che nel sen vi sta.
Perchè, baciando i pargoli,
La schiava ancor sospira?
E il sen che nutre i liberi
Invidiando mira?
Non sa che al regno i miseri
Seco il Signor solleva?
Che a tutti i figli d’Eva
Nel suo dolor pensò?
Nova franchigia annunziano
I cieli, e genti nove;
Nove conquiste, e gloria
Vinta in più belle prove;
Nova, ai terrori immobile
E alle lusinghe infide,
Pace, che il mondo irride,
Ma che rapir non può.
O Spirto! supplichevoli
A’[1224] tuoi solenni altari;
Soli per selve inospite;
Vaghi in deserti mari;
Dall’Ande algenti al Libano,
D’Erina[1225] all’irta Haiti,
Sparsi per tutti i liti,
Uni per Te di cor,[1226]
Noi T’imploriam![1227] Placabile
Spirto discendi ancora,
A’[1228] tuoi cultor propizio,
Propizio a chi T’ignora;[1229]
Scendi e ricrea; rianima
I cor nel dubbio estinti;
E sia divina ai vinti
Mercede il vincitor.[1230]
Discendi Amor; negli animi
L’ire superbe attuta:
Dona i pensier[1231] che il memore
Ultimo dì non muta:
I doni tuoi benefica
Nutra la tua virtude;[1232]
Siccome il sol che schiude
Dal pigro germe il fior;
Che lento poi sull’umili[1233]
Erbe morrà non colto,
Nè sorgerà coi fulgidi
Color del lembo sciolto,
Se fuso a lui nell’etere
Non tornerà quel mite
Lume, dator di vite,
E infaticato altor.
Noi T’imploriam![1234] Ne’[1235] languidi
Pensier dell’infelice[1236]
Scendi piacevol alito,
Aura consolatrice:
Scendi bufera ai tumidi
Pensier del violento;
Vi spira uno sgomento
Che insegni la pietà.
Per Te sollevi il poveroz)
Al ciel, ch’è suo, le ciglia,[1237]
Volga i lamenti in giubilo,
Pensando a Cui somiglia:
Cui fu donato in copia,[1238]
Doni con volto amico,
Con quel tacer pudico,
Che accetto il don ti fa.
Spira de’[1239] nostri bamboli
Nell’ineffabil riso;
Spargi la casta porpora
Alle donzelle in viso;
Manda alle ascose vergini
Le pure gioie[1240] ascose;
Consacra delle spose
Il verecondo amor.
Tempra de’[1241] baldi giovani
Il confidente ingegno;
Reggi il viril proposito
Ad infallibil segno;
Adorna la canizie
Di liete voglie sante;
Brilla nel guardo errante
Di chi sperando muor.

[1212] dei

[1213] senza le virgole.

[1214] preghi,

[1215] sperano.

[1216] Tu

[1217] dei

[1218] monte;

[1219] varii

[1220] suscita,

[1221] lido;

[1222] Spose, cui

[1223] ascoso,

[1224] Ai

[1225] D’Ibernia

[1226] Ma d’un cor solo in Te,

[1227] t’imploriam!

[1228] Ai

[1229] t’ignora:

[1230] Il Vincitor mercè.

[1231] pensier,

[1232] virtude:

[1233] su le umili

[1234] t’imploriam!

[1235] Nei

[1236] infelice,

[1237] ciglia;

[1238] copia

[1239] dei

[1240] gioje

[1241] dei


IL NOME DI MARIA

Tacita un giorno a non so qual pendiceA)
Salia d’un fabbro nazaren la sposa;
Salia non vista alla[1242] magion felice
D’una pregnante annosa;
E detto salve a lei, che in reverenti
Accoglienze onorò l’inaspettata,
Dio lodando,[1243] sclamò: Tutte le genti
Mi chiameran beata.B)
Deh! con che scherno udito avria i lontani
Presagi allor l’età superba! Oh tardo
Nostro consiglio! oh degl’intenti[1244] umani
Antiveder bugiardo!
Noi testimoni che alla[1245] tua parola
Ubbidiente[1246] l’avvenir rispose,
Noi serbati all’amor,[1247] nati alla[1248] scola
Delle[1249] celesti cose,
Noi sappiamo, o Maria, ch’Ei solo attenne
L’alta promessa che da Te s’udìa,
Ei che in cor la ti pose: a noi solenne
È il nome tuo, Maria.
A noi Madre di Dio quel nome sona:[1250]
Salve beata![1251] che s’agguagli ad esso
Qual fu mai nome di mortal persona,
O che gli[1252] vegna appresso?
Salve beata![1253] in quale età scortese
Quel sì caro a ridir nome si tacque?
In qual dal padre il figlio non l’apprese?
Quai monti mai, quali acque
Non l’udiro invocar? La terra antica
Non porta sola i templi tuoi, ma quella
Che il Genovese divinò, nutrica
I tuoi cultori anch’ella.
In che lande selvagge, oltre quai mari
Di sì barbaro nome fior si coglie,
Che non conosca de’ tuoi miti altari
Le benedette soglie?
O Vergine, o Signora, o Tuttasanta,
Che bei nomi ti serba ogni loquela!
Più d’un popol superbo esser si vanta
In tua gentil tutela.
Te,[1254] quando sorge, e quando cade il die,
E quando il sole a mezzo corso il parte,
Saluta il bronzo[1255] che le turbe pie
Invita ad onorarte.
Nelle[1256] paure della[1257] veglia bruna,
Te noma il fanciulletto; a Te,[1258] tremante,
Quando ingrossa ruggendo la fortuna,
Ricorre il navigante.
La femminetta nel tuo sen regale
La sua spregiata lacrima[1259] depone,
E a Te[1260] beata, della[1261] sua immortale
Alma gli affanni espone;
A Te[1262] che i preghi ascolti e le querele,
Non come suole il mondo, nè degl’imi[1263]
E de’[1264] grandi il dolor col suo crudele
Discernimento estimi.
Tu pur, beata, un dì provasti il pianto;
Né il di verrà che d’oblianza[1265] il copra:
Anco ogni giorno se ne parla; e tanto
Secol vi corse sopra.
Anco ogni giorno se ne parla e plora
In mille parti; d’ogni tuo contento
Teco la terra si rallegra ancora,
Come di fresco evento.
Tanto d’ogni laudato esser la prima
Di Dio la Madre ancor quaggiù dovea;
Tanto piacque al Signor di porre in cima
Questa fanciulla ebrea.
O prole d’Israello, o nell’estremo[1266]
Caduta, o da sì lunga ira contrita,
Non è Costei che in onor tanto avemo,
Di vostra fede uscita?
Non è Davidde il ceppo suo? Con[1267] Lei
Era il pensier de’ vostri antiqui vati,[1268]
Quando annunziaro i verginal trofeiC)
Sopra[1269] l’inferno alzati.
Deh![1270] a Lei volgete finalmente i preghi,
Ch’Ella vi salvi, Ella che salva i suoi;
E non sia gente nè tribù che neghi
Lieta cantar con noi:
Salve, o degnata del secondo nome,
O Rosa, o Stella ai periglianti scampo;
Inclita come il sol, terribil come
Oste schierata in campo.D)

[1242] a la

[1243] lodando

[1244] de gl’intenti

[1245] a la

[1246] Obbediente

[1247] a l’amor

[1248] a la

[1249] De le

[1250] suona

[1251] beata:

[1252] li

[1253] beata:

[1254] Te

[1255] bronzo,

[1256] Ne le

[1257] de la

[1258] a Te

[1259] lagrima

[1260] te

[1261] de la

[1262] Te,

[1263] de gl’imi

[1264] dei

[1265] obblianza

[1266] ne l’estremo

[1267] con

[1268] Vati

[1269] Sovra

[1270] Nella prima stampa, invece delle due ultime strofe, ve n’è una sola; ch’è questa:

Deh! alfin nosco invocate il suo gran nome,
Salve, dicendo, o de gli afflitti scampo,
Inclita come il sol, terribil come
Oste schierata in campo.

STROFE PER UNA PRIMA COMUNIONE

PRIMA DELLA MESSA.

Sì, Tu scendi ancor dal cielo;
Sì, Tu vivi ancor tra noi;
Solo appar, non è, quel velo:
Tu l’hai detto; il credo, il so;
Come so che tutto puoi,
Che ami ognora i tuoi redenti,
Che s’addicono i portenti
A un amor che tutto può.

ALL’OFFERTORIO.

Chi dell’erbe lo stelo compose?
Chi ne trasse la spiga fiorita?
Chi nel tralcio fe’ scorrer la vita?
Chi v’ascose—dell’uve il tesor?
Tu, quel Grande, quel Santo, quel Bono,
Che or qual dono—il tuo dono riprendi;
Tu, che in cambio, qual cambio! ci rendi
Il tuo Corpo, il tuo Sangue, o Signor.
Anche i cor che T’offriamo son tuoi:
Ah! il tuo dono fu guasto da noi;
Ma quell’alta Bontà che li fea,
Li riceva quai sono, a mercè;
E vi spiri, col soffio che crea,
Quella fede che passa ogni velo,
Quella speme che more nel cielo,
Quell’amor che s’eterna con Te.

ALLA CONSACRAZIONE.

Ostia umìl, Sangue innocente;
Dio presente,—Dio nascoso;
Figlio d’Eva, eterno Re!
China il guardo, Iddio pietoso,
A una polve che Ti sente,
Che si perde innanzi a Te.

PRIMA DELLA COMUNIONE.

Questo terror divino,
Questo segreto ardor,
È che mi sei vicino,
È l’aura tua, Signor!
Sospir dell’alma mia,
Sposo, Signor, che fia
Nel tuo superno amplesso!
Quando di Te Tu stesso
Mi parlerai nel cor!

ALLA COMUNIONE.

Con che fidente affetto
Vengo al tuo santo trono,
M’atterro al tuo cospetto,
Mio Giudice, mio Re!
Con che ineffabil gaudio
Tremo dinanzi a Te!
Cenere e colpa io sono:
Ma vedi chi T’implora,
Chi vuole il tuo perdono,
Chi merita, Chi adora,
Chi rende grazie in me.

DOPO LA COMUNIONE.

Sei mio; con Te respiro:
Vivo di Te, gran Dio!
Confuso a Te col mio
Offro il tuo stesso amor.
Empi ogni mio desiro;
Parla, chè tutto intende;
Dona, chè tutto attende,
Quando T’alberga, un cor.

NOTE DEL MANZONI AGL’“INNI SACRI„.

Il Natale.

a) Parvulus enim natus est nobis, et Filius datus est nobis. Is. IX, 6.

b) Et fons de domo Domini egredietur, et irrigabit torrentem spinarum. Ioel. III, 18.

c) Filius meus es tu, ego hodie genui te. Psalm. II, 7.

d) Et tu, Bethlehem Ephrata, parvulus es in millibus Iuda: ex te mihi egredietur qui sit dominator in Israel, et egressus eius ab initio, a diebus æternitatis. Mich. V, 2.

e) Et pannis eum involvit, et reclinavit eum in præsepio. Luc. II, 7.

f) Et pastores erant in regione eadem vigilantes... Et ecce angelus Domini stetit iuxta illos, et claritas Dei circumfulsit illos... Et subito facta est cum angelo multitudo militiæ cælestis laudantium Deum, et dicentium: Gloria in altissimis Deo... Luc. II, 8, 9, 13, 14.

La Passione.

g) Et ascendet sicut virgultum coram eo, et sicut radix de terra sitienti... Despectum et novissimum vivorum, virum dolorum, et scientem infirmitatem; et quasi absconditus vultus eius... et nos putavimus eum quasi leprosum et percussum a Deo. Is. LIII, 2, 3, 4.

h) Posuit Dominus in eo iniquitatem omnium nostrum. Is. LIII, 6.

i) Peccavi, tradens sanguinem iustum. Matth. XXVII, 4.

j) Sanguis eius super nos et super filios nostros. Matth. XXVII, 25.

k) Omnes nos quasi oves erravimus. Is. LIII, 6.

La Risurrezione.

l) Qui suscitavit eum a mortuis. Paul. ad Galat. I, 1.

m) Et excitatus est tanquam dormiens Dominus, tanquam potens crapulatus a vino. Psalm. LXXVII, 65.

n) Et orietur vobis timentibus nomen meum Sol iustitiæ. Malach. IV, 2.

o) Et veniet Desideratus cunctis gentibus. Agg. II, 8.

p) Ab exitu sermonis, ut iterum ædificetur Ierusalem, usque ad Christum ducem, hebdomades septem, et hebdomades sexaginta duæ erunt.... Et post hebdomades sexaginta duas occidetur Christus, et non erit eius populus qui eum negaturus est. Dan. XI, 25, 26.

q) Vespere autem sabbati, quæ lucescit in prima sabbati, venit Maria Magdalene et altera Maria videre sepulchrum.—Et ecce terræmotus factus est magnus. Angelus enim Domini descendit de cœlo: et accedens revolvit lapidem, et sedebat super eum.—Erat autem aspectus eius sicut fulgur, et vestimentum eius sicut nix.—Præ timore autem eius exterriti sunt custodes, et facti sunt velut mortui.—Respondens autem angelus dixit mulieribus:...—Non est hic; surrexit enim. Matth. XXVIII, 1-6.

r) Christus Dominus surrexit. La Chiesa.

s) Regina cœli lætare, quia quem meruisti portare, resurrexit sicut dixit: ora pro nobis Deum. La Chiesa.

La Pentecoste.

t) Et dominabitur a mari usque ad mare. Ps. LXXI, 8.—[Cfr. nel Cinque maggio: «Scoppiò da Scilla al Tanai, Dall’uno all’altro mar».—Sch.]

u) Altare de terra facietis mihi. Exod. XX, 24.

v) Non potest civitas abscondi supra montem posita. Matth. V, 14.

z) Beati pauperes, quia vestrum est regnum Dei. Luc. VI, 20.

Il nome Di Maria.

A) Exurgens autem Maria in diebus illis abiit in montana... Et intravit in domum Zachariæ, et salutavit Elisabeth. Luc. I, 39, 40.

B) Ecce enim ex hoc beatam me dicent omnes generationes. Luc. I, 48.

C) Ecce virgo concipiet, et pariet Filium. Is. VII, 14.—Ipsa conteret caput tuum. Gen. III, 15.

D) Electa ut sol, terribilis ut castrorum acies ordinata. Cantic. VI, 9.


APPENDICE
IL PRIMO GETTO DEGL’«INNI SACRI»

IL NATALE.

Nel manoscritto (cfr. Opere Inedite o rare di A. M. pubblicate da R. Bonghi; vol. I, p. 173 ss.) v’è, in principio, la data: 13 luglio 1813: in fine, 29 settembre 1813, e tra molti sgorbi e svolazzi: Explicit infeliciter.

Tra le molte strofe rifatte e rifiutate, credo che metta conto di riferire solo le quattro che, nel primo getto, tenevan luogo delle due: L’Angel del cielo..... e E intorno a lui..... Eccole: