604. L'abbiamo citata più sopra.
605. De libris a Christiano detestandis. Romae, 1522.
606. De Nobilitate Christiana, libri III. Florentiae, 1552.
607. Apponendovi questa iscrizione: «Quoniam fuit homo vafer ac subdolus, diabolicarum cogitationum faber optimus, cacodaemonis auxiliator.» Vedi fra gli altri Ugo Foscolo, Prose letterarie, vol. II, pag. 452. Firenze, Le Monnier, 1850. Il Foscolo cita anch'egli molti di coloro che assalirono o difesero il Machiavelli.
608. Apostolo Zeno, Annotazioni al Fontanini, parte II, pag. 14; Ginguené, Histoire littéraire d'Italie, vol. VIII, pag. 72 (Paris, 1819); Nourrisson, Machiavel, pag. 5. Più tardi, volendo mostrare qualche indulgenza, la Commissione dell'Indice propose a Giuliano de' Ricci ed a Niccolò Machiavelli, nipoti del Segretario fiorentino, di apparecchiare un'edizione purgata delle Opere, levando non solo tutto ciò che poteva essere contrario alla Chiesa, ma anche il nome stesso dell'autore. Essi accettarono l'incarico, e nel 1573 presentarono il lavoro compiuto. Ma quando i cardinali incaricati di rivedere l'Indice, non contenti che il nome del Machiavelli fosse cancellato, volevano ancora che al suo ne fosse sostituito un altro, i nipoti ricusarono d'accettare una condizione così umiliante, e non se ne parlò più. Vedi Ginguené, op. cit., pag. 75 e segg.; Nourrisson, op. cit., pag. 7. Un volume contenente le Storie del Machiavelli (Firenze, 1551), che trovasi presso di me, è corretto dai due nipoti, i quali v'hanno cancellato il nome dell'autore e tutte le espressioni contrarie alla Chiesa romana. In fine poi la stessa mano, che ha segnato le cancellature e fatto le poche alterazioni, ha scritto le seguenti parole: «Questo libro è 194 carte, Historie di Niccolò Machiavelli, riviste prima da Niccolò Machiavelli e Giulia' de' Ricci, e poi dal teologo dell'Ill. Cardinal Alessandrino, per ordine de' superiori.»
609. Possevinus A., De N. Machiavelli etc. quibusdam scriptis: Romae, 1592. Fu poi dall'autore ristampato nella sua Bibliotheca selecta. Discorre del Machiavelli e de' suoi avversarî.
610. De religione et virtutibus Principis christiani adversus Machiavellum, libri II. Madrid, 1597.
611. Questa lettera, che fu riportata anche dal Cristio (capitolo XIII), trovasi nella edizione italiana dell'opera del Ribadeneira, e fu omessa nella latina. Vedi anche l'altra opera dello stesso autore: De simulatione virtutum fugienda.
612. Anche qui i titoli stessi delle opere dicono abbastanza: — De imperio virtutis, sive imperia pendere a veris virtutibus, non a simulatis, lib. II, adv. Machiavellum. Coloniae, 1594. — De robore bellico, diuturnis et amplis catholicorum regnis, lib. I, adversus Machiavellum. Coloniae, 1594. — De Italiae statu antiquo et novo, lib. IV, adversus Machiavellum. Coloniae, 1595. — De ruinis gentium ac regnorum, adversus impios politicos, lib. VIII. Coloniae, 1598.
613. Pubblicato in Alcalà, 1687.
614. Pubblicato in Roma, 1697.
615. Vedi Reiffemberg, Particularités inédites sur Charles V, in Mémoires de l'Académie royale de Bruxelles, vol. VIII. Vedi anche la prefazione del Leo alla sua traduzione tedesca delle lettere del Machiavelli, nella quale sono a questo proposito giuste osservazioni, specialmente a pag. VII e VIII.
616. Il Brosch (Geschichte von England, vol. VI, pag. 259. Gotha, Perthes, 1890), sostiene che la notizia pubblicata dal cardinal Polo (Epistolarium. Brixiae, 1774, I, 126 e 136) sia una favola da lui inventata per odio al Machiavelli ed a Tommaso Cromwell. Perchè fosse vera, sarebbe stato necessario, egli dice, che il Cromwell avesse conosciuto il Principe prima del 1532, anno in cui il libro fu la prima volta pubblicato, ed in cui il cardinal Polo venne in Italia, non tornando più in Inghilterra, durante tutto il regno di Enrico VIII. Il Cromwell avrebbe quindi dovuto avere un manoscritto dell'opera, il che è possibile, ma non è probabile. Ma lasciando da parte che il plagio del Nifo dimostra (e se ne hanno ancora altre prove), che il Principe, prima d'esser pubblicato, era già assai conosciuto in Italia, dove era stato il Cromwell, e lasciando da parte che la mala fede del cardinal Polo non si può quindi dir sicuramente provata, resta il fatto indubitabile, che la sua asserzione venne, senza discuterla, generalmente creduta, il che basta a provare quello che qui sopra diciamo.
617. Raymond Céleste. Louis Machon, apologiste de Machiavel et de la politique du cardinal Richelieu. Bordeaux, Gounouilhon, 1883.
618. Vedi gli articoli pubblicati dal signor Derôme, nella Rivista francese, Le Correspondant, dell'anno 1882. Nel terzo articolo, fascicolo del 10 luglio, pagina 157, l'autore dice: «Machiavel n'a vraiment regné qu'en France, où il a exercé une autorité en quelque sorte dynastique par Catherine des Médicis, par les Valois, par l'Hôpital, par les Guines, par le rôle qu'il a joué dans les guerres de religion, et à la Cour. Par l'action lente de ses doctrines sur les errements de notre diplomatie, il est plus Français qu'italien.... Sa glorie française est due à Catherine des Médicis.»
619. L'autografo di questo sunto è citato da coloro che nel 1782 fecero la grande edizione delle Opere del Machiavelli, ed una copia dello stesso era presso di chi fece l'edizione colla data d'Italia 1813, come è affermato nella prefazione, vol. I, pag. XLIII.
620. Gentillet, Discours sur les moyens de bien gouverner et maintenir en bonne paix un royaume.... contre N. Machiavel le Florentin: Lausanne, 1576. La traduzione tedesca, di cui comparve una seconda edizione nel 1583, fu intitolata Anti-Machiavellus; la traduzione latina: Commentariorum de regno et quovis principatu vite ac tranquille administrando, libri III, 1576. Nel 1577 ne fu fatta una traduzione inglese da Simon Patericke, la quale venne pubblicata nel 1602. La diversità dei titoli ha qualche volta indotto in errore, facendo credere che si tratti di opere diverse. Riportiamo qui alcuni periodi della lettera dedicatoria e del proemio al primo libro dell'edizione latina, nei quali si vede chiaramente il rancore del Gentillet contro il Machiavelli, ed in parte si vedono anche le origini di questo rancore. «Sathanam ut pestiferum illud inde usque ab Italia virus spargeret instrumentum in Galliis peridoneum nactum fuisse, Reginam Matrem (Catharinam Mediceam), quae Machiavelli civis sui scripta in tantum honorem et dignitatem adduxerit, ut nemo eo tempore in aula gallica isti Medeae acceptus esset quin Machiavellum italice, gallico legeret, teneret, edisceret, quin eius praecepta ut Apollinis oracula in mores et in negotia transferret.» Ed altrove: «Ab excessu Henrici II regis Galliam peregrinis arbitriis sive placitis ac praeceptis Machiavelli regi et agitari coeptam.... Neminem in Gallia adeo hospitem esse ut nesciat Machiavelli libros eo tempore a quindecim annis haud minus assidue aulicorum manibus teri suevisse, quam breviarium a sacrificis.» Vedi anche Christii, De Nicolao Machiavello, etc., che a pag. 33 riporta questi brani, ed altrove ne riporta molti altri simili.
E. Meyer in un suo lavoro, Machiavelli and Elisabethan Drama (Weimar E. Felber, 1897), trova, negli scrittori inglesi di quel tempo, ricordato il Machiavelli un gran numero di volte (395). Dal modo come è ricordato egli ne induce che quegli scrittori conobbero il Machiavelli solo indirettamente, per mezzo del libro del suo avversario Gentillet.
621. Il Bodino scrisse il suo De Repubblica in francese, e la tradusse poi nel 1584 in latino, facendovi alcune aggiunte. Si possono consultare l'edizione francese del 1593 e la latina del 1591. Scrisse anche un'opera intitolata: Methodus ad facilem historiarum cognitionem.
Secondo il Lerminier, il De republica è «le début de la science politique dans l'Europe moderne, ébauche d'une raison ferme, mais incertaine dans ses voies, qui flotte tour à tour entre les théories a priori et la méthode d'observation, entre la République de Platon et la Politique d'Aristote, où l'érudition étouffe souvent la pensée, où l'esprit de l'auteur, en voulant monter dans le monde des idées et des systèmes, s'abat presque toujours dans son vol impuissant sans méthode, sans lumière; mais cependant témoignage irrécusable de vigueur et de génie, monument du seizième siècle, etc.» Lerminier, Introduction général à l'histoire du droit. Bruxelles, 1836, pagine 29-30. Vedi ancora J. Bodin et son temps, tableau des théories politiques et des idées économiques au seizième siècle, par Henri Boudrillart. Paris, Guillaumin, 1853. Questo libro contiene un esame ed un sunto minutissimo delle opere del Bodino.
622. Vedi Aforismi Politici 28, 29 e 35, in Opere di T. Campanella, scelte, ordinate ed annotate da A. D'Ancona. Torino, Pomba. 1854, vol. II, pagine 16 e 17.
623. Barthélemy Saint-Hilaire, Politique d'Aristote, traduite en finançais. Paris, 1848.
624. Barthélemy Saint-Hilaire, op. cit., Préface, pagine CXXVI e segg.
625. Il volume annotato di mano di Cristina ha questo titolo: Le Prince de Nicolas Machiavel, secretaire et citoien de Florence, traduit et commenté par A. N. Amelot, sieur de la Houssaie. Amsterdam, Wetstein, 1683. In fine della lettera dedicatoria a Lorenzo dei Medici, trovasi segnata in manoscritto, forse di mano della stessa annotatrice, la data 1684. Il prof. Ernesto Monaci della Università di Roma, con una grande cortesia, di cui gli siamo riconoscentissimi, ci permise di valerci liberamente di questo volume, che egli possiede. Vedi Appendice, doc. XXIV.
626. L'Antimachiavel fu dal Voltaire pubblicato, senza nome d'autore, nel 1740, con la data: À la Haye, Van Duren, 1741. La Réfutation du Prince de Machiavel, di cui fu trovato il manoscritto originale, meno il secondo capitolo, che manca, fu pubblicata l'anno 1848, nel vol. VIII della grande edizione di tutte le Opere di Federigo il Grande, diretta dal professor Preuss, e stampata dalla Tipografia Reale di Berlino, per commissione del Governo prussiano.
627. Réfutation du Prince de Machiavel, chap. I, pag. 190 e seg., nel volume sopra citato.
628. «Vielmehr ist die ganze Arbeit des Prinzen, ein grosses Missverständniss.» Laonde egli, così continua il Mohl: «bekämpft nur ein selbstgeschaffenes Scheinbild.... Dass diese Arbeit also eine im Wesentlichen verfehlte und eine des künftigen grossen Staatsmannes, welcher sie schrieb, nicht würdig ist, unterliegt keinem Zweifel. Es ist nicht zu hart geurtheilt, wenn sie als eine Schülerarbeit über einen falsch aufgefassten Gegenstand bezeichnet wird.» Mohl, op. cit., pag. 553.
Assai più benigno è il giudizio del Trendelenburg, che tuttavia non conduce a conclusioni molto diverse. Egli fa un esame più particolareggiato dello scritto di Federigo, ma dimostra una minore conoscenza delle altre opere del Machiavelli. Oltre di che, discorrendo in occasione della festa in onore del gran Re, doveva sforzarsi d'essere più benevolo nel giudicarne il libro. Machiavell und Antimachiavell, Vortrag zum Gedächtniss Friederichs des Grossen, gehalten am 25 Januar 1855, in der königlichen Akademie der Wissenschaften, von Adolf Trendelenburg. Berlin, bei G. Bethge, 1855.
629. Mémoires de Mad. de Rémusat. Paris, Lévy, 1880. Tome I, pagine 335-38.
630. Tutto questo è confermato, quasi con le stesse parole, così nei Mémoires de Mad. de Rémusat, come in quelli del Principe di Metternich.
631. Mémoires de Mad. de Rémusat, loc. cit. Vi può essere qualche esagerazione nella forma; ma sono concetti che rispondono all'indole dell'uomo, ed a ciò che molti ne han detto.
632. «Je crois avoir lu quelque part que Napoléon faisait grand cas de Guicciardini; ce qui est certain, c'est qu'il admirait sincèrement Machiavel.» Così scrive il principe di Metternich. V. Mémoires, etc. (Paris, Plon, 1880), vol. I, pag. 281, in nota.
633. La nota qui sopra citata.
634. Metternich, Mémoires, etc., vol. I, pag. 289-92.
635. J. Lipsius, Liber adversus dialogistam, pag. 37, ediz. del 1594. Vedi anche dello stesso autore, Politicorum, lib. VI, nella prefazione.
636. «Gratias agamus Machiavello et huiusmodi scriptoribus, qui aperte et indissimulanter proferunt quid homines facere soleant, non quid debeant.» De augumentis scientiarum, lib. V, cap. II.
637. Boccalini, Ragguagli di Parnaso, Centuria I, ragguaglio 89.
638. De Legationibus, lib. IV, cap. IX.
639. «En feignant de donner des leçons aux rois, il en a donné des grandes aux peuples. Le Prince de Machiavel est le livre des républicains.» Ed in nota aggiunge: «Machiavel était un honnête homme et un bon citoyen; mais attaché à la maison des Médicis, il était forcé, dans l'oppression de sa patrie, de déguiser son amour pour la liberté. Le choix seul de son exécrable héros manifeste assez son intention secrète, et l'opposition des maximes de son livre du Prince à celles de ses Discours sur Tite-Live, et de son histoire de Florence, démontre que ce profond politique n'a eu jusqu'ici que des lecteurs superficiels ou corrompus.» Rousseau, Œuvres. Genève, 1782, volume I, pag. 272.
640. Del Principe e delle Lettere, lib. II, cap. IX.
641.
Io, quando il monumento
Vidi, ove posa il corpo di quel grande,
Che, temprando lo scettro ai regnatori,
Gli allôr ne sfronda, ed alle genti svela
Di che lacrime grondi e di che sangue, ecc.
642. Foscolo, Prose letterarie: Firenze, Le Monnier, 1850, vol. II, pag. 433.
643. A. Ridolfi, Pensieri intorno allo scopo di N. Machiavelli nel libro del Principe: Milano, 1810.
644. «Er wird, wie Machiavelli, dieser grosse italienische Staatsmann lehrt, das Wohl des Volkes heilig halten, aber dem Auslande gegenüber weder Milde noch Grausamkeit, weder Treue noch Wortbruch, weder Ehre noch Schande, sondern nur Einheit, Grösse und Unabhängigkeit des Vaterlandes kennen. Solch' ein Fürst aber wird alle Hindernisse besiegen, er wird gross, mächtig, unwiderstehlich sein. Wann wirst Du erscheinen, König der Zukunft?» etc., etc. Karl Bollmann, Vertheidigung des Machiavellismus, pagina 102: Quedlinburg, 1858.
645. Fr. Schlegel, Geschichte der alten und neuen Literatur, opera molte volte tradotta. Raumer, Über die geschichtliche Entwickelung der Begriffe von Recht, Staat und Politik. Leipzig, 1832, pag. 27.
646. Matter, Histoire des doctrines morales et politiques des trois derniers siècles. Paris et Genève, 1836. In tre volumi. Vol. I, pagg. 68-88.
647. A. Franck, Réformateurs et Publicistes de l'Europe, pag. 287 e seg.: Paris, M. Lévy, 1864.
648. Pasquale Stanislao Mancini, Prelezioni con un saggio sul Machiavelli, pag. 245-46: Napoli, Marghieri, 1873.
649. Mancini, op. cit., pag. 263.
650. Ibidem, pag. 311.
651. Ibidem, pag. 303.
652. Mancini, op. cit., pag. 317.
653. A. W. Rehberg, Das Buch vom Fürsten von Niccolò Machiavelli, übersetzt und mit Einleitung und Anmerkungen versehen: Hannover, 1810.
654. Histoire littéraire d'Italie. Paris, 1811-1823, vol. dieci; vol. VIII (1817), pag. 1-184.
655. Zur Kritik neuerer Geschichtsschreiber, pagg. 182-202. Leipzig und Berlin, 1824. Non citiamo qui la seconda edizione (Lipsia, Duncker, und Humblot, 1874), come abbiam fatto altrove, perchè dobbiamo ora esaminare lo scritto del Ranke nella forma in cui comparve la prima volta.
La parte che si riferisce al Machiavelli è del resto riprodotta integralmente nella 2ª edizione, salvo alcune aggiunte e modificazioni a proposito del Principe. Ma anche in esse rimane inalterato, come dice l'autore stesso, il concetto fondamentale, del quale solamente dobbiamo ora occuparci: «Auch in Bezug auf den Principe halte ich an den wesentlichen Momenten der ersten Auffassung fest,» pag. 159. — Il Baumgarten mi fece rimprovero di non essermi qui servito della 2ª edizione, che suppose non avessi allora vista; ma non tenne nessun conto della ragione che adducevo per valermi della 1ª edizione, quando esaminavo le diverse critiche nel tempo e nella forma in cui erano venute alla luce.
656. Qui il Ranke cita le parole del poeta Flaminio a Giulio II:
Dux opus est acris, populos qui cogat in unum:
Qui male concordes iungat ad arma manus.
Cita anche Polidoro Virgilio, che, venti anni dopo, scrivendo a Londra il suo libro De Prodigiis, e dedicandolo a Francesco Maria duca d'Urbino (1º agosto 1526), gli manifestava la speranza che da lui venisse il risorgimento d'Italia. E finalmente il Varchi, che scrisse più tardi. Questi, parlando dei Veneziani che volevano indebolire l'Italia per impadronirsene, aveva aggiunto: «E per vero dire mai le fatiche e gl'infortuni d'Italia non cesseranno in fino che essi (poichè sperare dai Pontefici un tale benefizio non si dee) o alcuno prudente e fortunato principe non ne prenda la signoria.» Storia Fiorentina, vol. I, pag. 117. Firenze, 1843.
657. Come abbiamo già osservato, nella seconda edizione insiste su di ciò anche più che nella prima.
658. Dicemmo altrove, che ciò fu riconosciuto anche dal Leo.
659. «Genug Alles zeigt dass diess Buch nicht allein Lorenzo'n dedicirt, sondern ganz und gar auf ihn berechnet ist.» Op. cit., pagina 199.
660. Ecco le parole, con cui conchiude il Ranke: «Uns lasst endlich gerecht sein. Er suchte die Heilung Italiens; doch der Zustand desselben schien ihm so verzweifelt, dass er kühn genug war, ihm Gift zu verschreiben.» Op. cit., pag. 202.
661. Questo difetto è nella seconda edizione assai attenuato.
662. «Das ist überkûhner Scharfsinn,» osservò anche il Mohl, Die Machiavelli-Literatur, pag. 580.
663. Abbiamo più sopra citato questo libro pubblicato a Berlino nel 1826.
664. Nella citata prefazione, a pag. VII, VIII e passim.
665. Qualche altro scrittore tedesco volle supporre che quest'ultimo capitolo fosse stato più tardi aggiunto al libro. Ma, come abbiam visto, ciò non è vero. Esso trovasi in tutte le più antiche copie del Principe finora conosciute, comprese quelle del Buonaccorsi, una delle quali fu fatta quando il libro era stato nuovamente composto dal Machiavelli.
666. Leo, op. cit., pag. VIII e seg.
667. Questo Saggio fu molte volte pubblicato nei Critical and historical Essays del Macaulay, e fu anche tradotto in più lingue.
668. Historische Schriften. Frankfurt a/M., Warrentrapp, 1833.
669. Vedi pag. 280 di questo volume, ed Appendice, doc. XXII.
670. Questa teoria il Gervinus la sostenne anche nella sua Introduzione alla Storia del secolo XIX, che menò tanto rumore al suo tempo. Vedi a questo proposito il lavoro critico pubblicato dal prof. K. Hillebrand, nei suoi Zeiten, Völker und Menschen, vol. II. Berlin, Oppenheim, 1875.
671. Gervinus, Historische Schriften, pag. 142.
672. Ibidem, pag. 155.
673. Gervinus, op. cit., pag. 159-60.
674. Milano, Pirola, 1840. Furono poi ristampate, insieme col Principe e i Discorsi, a Firenze, dal Le Monnier, nel 1857.
675. «Eine Erklärung ist möglich, aber nur auf eine einzige Weise. Machiavelli muss in seiner Zeit begriffen, und als ein Erzeugniss derselben betrachtet werden.» Mohl, op. cit., pag. 537.
676. «Von Anfang an ein Anachronismus war.» Op. cit., pag. 540.
677. «Er ist eine Warnung für alle Zeiten; ein betrübendes Beispiel einer vortrefflich angelegten, aber unvollkommen ausgebildeten Natur; ein mächtiges aber verstümmeltes Bruchstück eines grossen Mannes.» Mohl, op. cit., pag. 541.
678. Ricordiamo di nuovo, fra le opere recentemente pubblicate in Germania, quella del dott. Th. Mündt: Niccolò Machiavelli und das System der modernen Politik. Dritte neu bearbeitete Ausgabe: Berlin, Janke, 1867.
679. Zur Machiavelli-Frage von Emil Feuerlein, nell'Historische Zeitschrift, herausgegeben von H. von Sybel, anno X (1868), fascicolo I: München.
680. Feuerlein, op. cit., pag. 3-4.
681. «Eine Art Richtergewalt im alttestamentlichen Sinne.» Ibidem, pagina 7.
682. Feuerlein, op. cit., passim.
683. Napoli, Morano, 1870.
684. Il primo a richiamar l'attenzione sul valore di questa critica del Machiavelli fatta dal De Sanctis, fu il benemerito, gentile e dotto suo ammiratore, il prof. A. Gaspary, così dolorosamente rapito alla scienza ed agli amici. V. il suo articolo, Die neuesten Kritiker des Machiavelli, nella Rivista In neuen Reich, N. 39: Leipzig, Hirzel, 1894.
685. Geschichte Karls V, vol. I, pag. 327-32, e nell'Appendice, pagina 522-36: Stuttgart, Cotta, 1885.
686. Pag. 370, nota (2), di questo volume.
687. La traduzione delle Opere fu pubblicata in dodici volumi, a Parigi, Michaud, 1823-26. L'Histoire de Machiavel occupa metà del primo volume. 288 pagine.
688. Fra i molti lavori recentemente pubblicati, ricordiamo quello del signor Tréverret, che ha parlato a lungo del Machiavelli nel suo volume: L'Italie au XVI Siècle. Première série. Paris, Hachette, 1877. Infinito è poi il numero di opuscoli, articoli di Riviste, discorsi e lavori d'ogni sorta, più o meno lunghi. Noi li abbiamo citati quando ce ne siamo valsi, e così faremo in seguito. Del Machiavelli parla molto anche il prof. U. A. Canello, nella sua Storia della Letteratura italiana nel Secolo XVI. Milano, Vallanti, 1880.
Fra le nuove biografie, comparve prima quella del signor Carlo Gioda: Machiavelli e i suoi tempi. Firenze, Barbèra, 1871. Essa contiene principalmente una esposizione delle dottrine. Un anno dopo venne alla luce il lavoro del signor Gaspar Amico: La Vita di Niccolò Machiavelli, Commentari storico-critici. Firenze, Civelli, 1875. Più tardi il signor Francesco Nitti pubblicò il primo volume di un'altra biografia intitolata: Machiavelli nella vita e nelle opere, studiato da Francesco Nitti. Napoli, Detken e Rocholl, 1876. Questo volume narra la vita del Machiavelli fino al 1512, e non tratta ancora delle opere. Il secondo non venne mai alla luce, essendo l'autore immaturamente morto. L'avvocato Francesco Mordenti pubblicò un libro intitolato: Diario di Niccolò Machiavelli. Firenze, tipografia della Gazzetta d'Italia, 1880. È inteso principalmente a raccoglier notizie intorno alla vita. Di gran lunga superiore a tutti è senza dubbio il lavoro di O. Tommasini: La Vita e gli scritti di Niccolò Machiavelli nella loro relazione col Machiavellismo. Il primo volume fu pubblicato colla data: Roma, Torino, Firenze, 1883; il secondo, diviso in due parti, è stato pubblicato nel 1911.
È giusto qui riconoscere che quasi tutti questi scrittori si sono giovati non poco, come abbiamo fatto anche noi, della nuova edizione delle opere del Machiavelli, cominciata dai signori L. Passerini e Fanfani, nel 1873, a Firenze (tipografia Cenniniana), e continuata poi dai signori L. Passerini e G. Milanesi fino al sesto volume, pubblicato nel 1877, quando l'edizione rimase interrotta per la morte del Passerini. Essa contiene le Storie e le Legazioni, con molti documenti, massime lettere del governo di Firenze al Machiavelli, quando era in legazione. Come abbiam detto altrove, i documenti non hanno tutti lo stesso valore; ma, se alcuni sono veramente superflui, altri invece riescono utilissimi al biografo, sebbene la correzione della stampa lasci spesso non poco a desiderare. In questi ultimi anni non sono venuti alla luce, che io sappia, altri lavori di gran mole sul Machiavelli.
689. Carte del Machiavelli, cassetta IV, n. 57. Al n. 58, nella stessa cassetta, v'è un'altra lettera del Nasi al Machiavelli.
690. Questi è l'amico a cui il Machiavelli fece leggere il Principe, appena che l'ebbe scritto, e del quale parla nelle sue lettere a Francesco Vettori.
691. Carte del Machiavelli, cassetta IV, n. 113.
692. Qui pare che manchi trionfato.
693. Forse, proiettile.
694. Carte del Machiavelli, cassetta IV, n. 79.
695. Qui e in fine della lettera allude probabilmente alle mene dei nemici del Machiavelli, delle quali parlò ancora nella lettera del 28 dicembre 1508, pubblicata nelle Opere (P. M.), vol. I, pag. LXXIII-V. Ne abbiamo discorso a pag. 121 di questo volume.
696. Stile nuovo: 1509.
697. Carte del Machiavelli, cassetta IV, n. 80. L'Archivio di Stato in Firenze ha recentemente acquistato alcuni documenti, fra i quali è una lettera del Buonaccorsi al Machiavelli in Roma. Essa ha la data di Firenze, 5 febbraio 1506/7, e comincia: «Niccolò carissimo. Io vi ho scripto più volte, et la prima vostra doverrà dirne la ricevuta: così vi ho mandato per Michelagnolo scultore quelli danari della Δ (staffetta) in uno legatuzo, che sono quelli medesimi riscossi. Dixemi sarebbe costì domenica proxima et vi troverebbe, havendolo anche ad fare per sue faccende: non vi sarà grave anchora di questo dirne una parola.» — Il resto non ha importanza.
698. Stile nuovo: 1509. Il primo di quaresima fu quest'anno il 21 febbraio.
699. Archivio Fiorentino, Cl. XIII, dist. 2, n. 159, f. 82t-83. Autografo del Machiavelli.
700. Archivio Fiorentino, Cl. XIII, dist. 2, n. 159, f. 118t. Autografo del Machiavelli.
701. Archivio Fiorentino, Cl. XIII, dist. 2, n. 159, f. 160. Autografo del Machiavelli.
702. Archivio Fiorentino, Cl. X, dist. 3, n. 121, f. 88t. Autografo del Machiavelli.
703. Questa lettera, come abbiamo già detto a pag. 62, si pubblica solo perchè è quella più volte citata da noi, sulla quale si volle da altri fondare l'asserzione che don Michele non fosse spagnuolo, ma veneziano. Si trova nella filza di lettere autografe a Niccolò Machiavelli, che conservasi nell'archivio della signora Caterina Bargagli, nata contessa Placidi.
704. Anche questa lettera trovasi nella citata filza dell'archivio Bargagli. Nell'originale manca l'anno, che deve però essere il 1508, perchè don Michele dice che è a servizio della Repubblica da un anno e mezzo. Ed egli fu chiamato con deliberazione dei IX d'Ordinanza, il 27 febbraio 1506/7. «Dicti Domini deliberorno, etc. Michele Corigla spagnolo si conducessi per capitano di guardia del contado et distrecto di Firenze, con 30 balestrieri ad cavallo et 50 fanti per uno anno fermo et uno altro ad beneplacito.» Archivio Fiorentino, Cl. XIII, dist. 2, n. 70 (Deliberazioni dei IX d'Ordinanza), a c. 9t; di mano del Machiavelli.