È di poi venuta la miserabil novella dello inganno et tradimento de Colomnesi verso la persona di Nostro Signore, et della rapina et sacrilegio delle cose sacre, et rubamento di San Pietro, a quibus Gothi et Vandali abstinuerunt. Questo caso ha facto maravigliare ogn'homo et restare stupido di tanta sceleratezza et iniquità, perchè vi si vede acompagnate tante diaboliche intentione, che si debba presumere et tener per certo, che li lor tristi pensieri erono di non perdonare alla vita di Nostro Signore. Arrivato la nuova et narrato el caso alla Maestà del Re, restò stupefacto et attonito, et monstrò tanto risentirsene quanto meritava un tal caso; et subito entramo in Consiglio, dove si divisò tucto quello si dovessi fare....
Da Busansi. Die III octobris 1526.
.... Lunedì mattina, che fu el primo del presente, comparson le lettere, una de XX di messer Iacopo, contenente la causa della venuta di Langes, et un'altra del signor Datario con la miserabil nuova dello impudente tradimento dei signori Columnesi, el quale ha hauto in sè tucte le qualità si posson pensare per uno inganno scelerato, perchè sendo machinato con la perversa intentione di non perdonare alla vita di Nostro Signore, come si debba pensare, sendo accompagnato con la rapina delle robe di Palazzo et di tanti signori innocentissimi, con sacrilegio et rubamento delle cose sacre et con lo spoglio delle reliquie de martyri, si può dire che habbino adempiuto tucti e gradi di una nephanda et scelerata iniquità. Non replicherò quanto io restassi attonito et smarrito in su tal nova, per non saperlo exprimere; ma lecto le lettere, et trovandosi el Re levato da Ciambort et venuto la sera a Busansi, X leghe lontano da Bles, dove ero per ordine del Gran Cancelliere; et ha vendo a diciferare molte carte, et dubitando che qualche altro aviso non ne fussi dato al Re avanti al mio, presi partito, in mentre diciferavo et che spacciavo con la nuova del caso in Angliterra, mandare messer Lorentio Toscano, che è quel servitore di Nostro Signore, che sanno Vostre Signorie, alla Corte, in poste, per fare al Re noto tale iniquità et iniuria facta contro la persona di Nostro Signore et delle cose sacre. Et però sendo lui arrivato et trovato Sua Maestà a caccia, li expose per mia parte la perfidia et impietà del cardinale Columna et altri di casa sua, infame per tucti li seculi; et exaggerando et agravando efficacemente el caso, come si conveniva, mosse Sua Maestà grandemente, in su la prima expositione, come da lui Vostre Signorie per una sua potranno vedere. Di poi hiermattina arrivai qui a mezzo giorno, et trovai Sua Maestà mi expectava con desiderio; et intromesso da quella, li replicai di nuovo el contenuto della lettera, con quelle più impressive parole che potessi, per farli conoscere la iniquità del caso. Sua Maestà monstrò havere preso in lo animo suo grandissima perturbatione et maraviglia, et dixe: questo è un terribile et uno strano caso, che li Turchi in Ungheria non hanno facto altanto; e Colomnesi tanto nobil casa, sotto la fede et sotto una capitulatione facta pochi giorni avanti, hanno facto una tanta iniquità contro a un Papa et contro le cose sacre. Io vi prometto, che io non la posso soportare, et sono per riconoscere questa iniuria essere suta facta tanto contro di me, quanto contro la persona del Papa, perchè mi si apartiene vendicarla come confederato et come christiano, havendo offeso el Capo de Christiani, sotto la fede et le cose sacre; però andiamo in Consiglio et pensereno quello sia da fare per la sicurtà del Papa et della impresa di Lombardia, la quale dubito se non si provede presto, non vi segua qualche confusione o separatione de campi.
Io replicai che tucto quello si havessi a fare era necessario fare con prestezza et celerità; et subiungendo, dixi: Syre, el Papa fa noto a Vostra Maestà, che non è per uscire della sua voluntà, nè movere un passo senza el consenso di quella; et quanto Vostra Maestà voglia prendere el patrocinio suo et della sede apostolica, come son consueti li antiqui sua, li fo fede che Sua Beatitudine observerà et non observerà, secondo consiglierà la Maestà Vostra, la quale in su tale occasione non debba perdonare a cosa alchuna, per confermare la fede che tiene Sua Sanctità et tucta la Corte di Roma in la Maestà Vostra: quella, et per conoscere la Chiesa di Dio, per la invasione de Turchi, et per la heresi lutherana, et per la iniquità et perversa natura dell'Imperatore andare in ruina, non spera in altro defensore che la Casa di Francia; et però Sua Sanctità ha messo in mano a Vostra Maestà et la guerra et la pace: se vuol continuar la guerra, è necessario prenderla di sorte che si habbi a vincere, perchè noi possiamo vedere per li casi occorsi per man de Colomnesi, dove tenda l'Imperatore; quando anchora parerà a Vostra Maestà di venire a pace universale, come desidera Sua Sanctità, Vostra Maestà la tracti et concluda in quel modo li pare, perchè è tanta la fede ha el Papa in quella, che sa certo Vostra Maestà non volere altro che la conservatione della Chiesa et di Sua Sanctità et della libertà d'Italia; et perchè Sua Sanctità ha preso non minor travaglio et dispiacere della perdita d'Ungheria che della iniuria et ignominia factali da Colomnesi, si è desposta quando sia aprovato da Vostra Maestà, di venire in Francia et in Hispagna et Angliterra in persona, per suplicare a tucti li principi la unione de Christiani et la impresa contro l'infedeli. Sua Maestà et li altri del Consiglio udirno attentamente questo ragionamento, et epsa respose: questa ultima parte è da pensarla bene, perchè si metterebbe assai tempo ad far venire tanto viaggio Sua Sanctità, et forse poi verrebbe in vano; pur venendo l'homo suo che manda, potren tucto divisare; ma per hora pensiamo alla guerra, et che disordine non segua in Lombardia. Et mi domandorno: come credete voi che resti el campo, se le gente del Papa son sute revocate, che ordine et che commissione vi si è dato pel Papa? Io li dixi, che per quanto potevo comprehendere per le lettere del Datario, Sua Sanctità havea ordinato ch'el suo Locotenente con li altri condottieri della Chiesa si ritirassino a Piacentia, ma lasciassino una scelta de migliori in campo, che si nascondessino parte sotto le compagnie del signor Giovanni condottiere di Vostra Maestà, et parte sotto el Marchese di Saluzo, et parte sotto e Vinitiani, in modo che io credevo che lo exercito non si diminuirebbe tanto che facessi debolezza, et maxime hora che le gente di Cremona potevon ritornare in campo. Piacque a Sua Maestà questo disegno et ordine dato; et trovandoci in su tali ragionamenti, sopragiunse el Vinitiano da Bles, con un corri ero che havea portato la nuova dell'hauta di Cremona, che decte tanto conforto a Sua Maestà et a tucti li altri che fu maraviglia....
Die IIII Octobris M.D.XXVI.
Hiermattina ce n'andamo[658] a trovar Sua Maestà, la qual subito inteso lo arrivar nostro, ne venne fuor della camera dove messer Paulo,[659] factoli la prima reverentia, li presentò el Breve di Nostro Signore, et di poi, havendo prima excusato la tardità del suo comparire, respecto alla turbatione del mare grosso, che lo havea sopratenuto molti giorni, li expose ordinatamente la causa della sua venuta; et havendo prima narrato la iniquità et iniuria de Colomnesi et Don Ugo contro la persona di Sua Sanctità, contro la sede apostolica et contro le cose sacre di S. Pietro, et con grande efficacia exposto non solo el facto horrendo et nephando, sed etiam le arrogante parole et minaccie de delinquenti contro a Sua Beatitudine, et exaggerando el caso con molti particulari che non ci eran noti, entrò in excusare molto accomodatamente et con molte ragione el partito preso da Sua Sanctità, in haver consentito la tregua, monstrando la necessità haver indocto quella, per salvar la persona sua, et per fuggire el sacco di Roma, et levare l'arme di mano all'inimici; et fece con molti argumenti capace Sua Maestà, che questa suspensione d'arme di quattro mesi, non era per fare alteratione alchuna, nè dare impedimento, nè nocumento alla impresa, perchè quando Sua Maestà voglia continuare la guerra, come pensava volessi fare, che havea dato tal ordine et commissione nel campo, che questo caso non interromperebbe nessun disegno, perchè, se bene li capi si revocassino, vi restavono sotto el signor Giovanni tucti li sua fanti et molti altri cavalli et homini d'arme: et quando, nel continuar la guerra in nome di Sua Maestà et della Signoria di Venetia, quella si contenti che Sua Sanctità non observi la tregua, come cosa facta per forza et violentemente, che sarà contenta di observarla et non observarla secondo parerà a Sua Maestà, purchè li aiuti et favori di quella si monstrin di sorte presti et gagliardi che Sua Beatitudine si possa rendere sicura di non havere a star più a discretione dell'inimici; el che, quando quella vedrà et conoscerà Sua Maestà volerla vendicare, et riguadagnare l'honore della persona sua et della sede apostolica, Sua Sanctità sarà contenta al romper la tregua, et scoprirsi di nuovo, et impegnare sè medesima per non mancare del debito et honor suo. Ma quando Sua Maestà havessi in animo di aprovare la tregua per qualche suo commodo, et la trovassi utile per el comune proficto, lo haver Sua Sanctità facto la tregua senza participatione, li faceva men dishonore, che se la havessi saputa; et quando anchora Sua Maestà havessi l'animo inclinato alla pace universale, questo partito ne porgeva gran facilità, per possere intra questo tempo con più reposo et più agio praticarla.
.... Havendo Sua Maestà udito messer Paulo attentamente, li respose che alla Sanctità Sua non poteva esser imputata alchuna vergogna o dishonore del caso successo, perch'el tradimento usatoli lo excusava et defendeva, et che l'ingiuria si dovea ben vendicare, et che tucti li principi eron tenuti di aiutarlo et favorirlo, et che per quanto si expectava a Sua Maestà, non era per mancharli nè abandonarlo; et a questo non si obligava nè a poco nè a molto, nè li prometteva più uno particulare che un altro; ma li voleva ben promettere tucto quello che potrà fare, farlo di buona voglia; et in quanto alla tregua, che sapeva bene la prudentia et experientia di Sua Sanctità esser tale, che quello havea facto era suto pensato con buoni respecti et buone consideratione, et che poi la cosa era qui, Sua Maestà el primo dì che li fu noto el caso, havea facto de[li]beratione di continuar la guerra, et havea ordinato et provisto tucto quello che da Langes et da me li era suto narrato; el che pensava per hora dovessi bastare et alla sicurtà di Sua Beatitudine et alla continuatione della guerra in Lombardia; et quando quella voglia mover la guerra nel Reame, lo potrà consultare allo arrivar del signor Renzo, al quale ha dato commissione non esca della voluntà di Sua Sanctità; et tanto più li pareva ch'el Papa potessi rihavere l'animo et andar pensando di vendicarsi, quanto di poi la sua partita da Roma, Cremona si era guadagnata, et li campi di Lombardia fermi et rigiuntosi insieme; et Genova, andandovi gente per terra, come credeva, sperarsi anchora di guadagnarla. Dipoi l'armata d'Hispagna non essere ad ordine a mezzo novembre, come per una carovella mandata a posta, per spiare l'apparato di Cesare, havea nuovamente hauto notitia. A tucte queste apparentie di bene, et cagione da fare ripigliare vigore a Sua Sanctità, si aggiugneva che Sua Maestà dixe che come hieri havea hauto lettere d'Angliterra dal suo ambassatore, che quel Re Serenissimo si era forte perturbato et risentito del sinixtro accidente di Nostro Signore, et havea decto volerlo subvenire per hora di XXV o 30 mila D., et aiutarlo et favorirlo caldamente, el che, quando facessi, credeva che si ridurrebbe l'Imperatore a quello che sarà ragionevole....
Da Orliens. Die XVIII ..... M.D.XXVI.
.... Li dua disordini et incovenienti mi scrive Vostra Signoria esser sopragiunti, mi pare si possino facilmente reparare, perchè quanto expecta alla revocatione de Svizeri del canton di Berna, più giorni sono el Re ne havea hauto notitia, et subito ne scripse alli sua a Berna, che vi dovessino provedere, et ne fece quella diligentia ne ricorda Vostra Signoria, et parlandone hieri in Consiglio, tucti mi dissono, ch'era suto errore lasciare andare avanti el corriere, perchè ogni dì ne accadrà di questi casi, et che, secretamente o in viaggio o come si potessi, si vorria farli prendere et penderli o nasconderli in galea, perchè simili revocatione nascono da Lutherani in quel Cantone che è diviso, e quali non vorrebbono andassino per la difesa del Papa. Et però el Re ha facto scrivere che Sua Maestà li manda non per defendere el Papa, ma perchè l'Imperatore non si facci patron di Roma, et non doventi grande in modo possa insignorirsi di tucta Italia; et sotto questo colore andranno più volentieri che per aiutare el Papa, et maxime e' Lutherani che sono in quelle compagnie: et però ricorda che di costà si tenga el medesimo colore.
Toccante al caso del signor Giovanni,[662] io ho confortato et pregato el Re, che vogli mandarne Giovanni della Stufa expedito et satisfacto presto, perchè Vostra Signoria mi scrivea ch'el decto signor Giovanni si voleva partire di campo per esser crucciato col Papa, respecto alla differentia del Conte Guido,[663] perchè haria voluto, al partirsi di campo, tucta la compagnia de fanti havea el decto Conte Guido, et perchè anchora vorria dal Papa maggiore provisione che non li dà, era entrato in colera et desperatione, et si voleva partire, nè Sua Sanctità, trovandosi exhausta et senza danari, lo poteva contentare, nè maneggiarlo, per non haver tanta fede o auctorità sopra di lui, che potessi disporlo alle voglie sua, per la sua fiera et stemperata natura, et però non ci restare altri che Sua Maestà, che lo possi piegare o rattenere, per esserli gran servitore et molto deliberato a non uscire della voluntà di quella. Sua Maestà ha monstro conoscere benissimo la natura sua et la ha ripresa in modo che, quando pur si partissi, non credo si facessi imputatione a Nostro Signore, ma bene si faria perdita grande, per restar l'exercito nostro come una conigliera senza lui. Et veramente el Re lo tiene per tale quale è, et mirabilmente lo loda, et s'el signor Giovanni ha patientia ad sapere comportare la lungheza di costoro, è per trarne non solamente la pensione, sed etiam qualche Stato et recompensa del servitio suo. Ha ordinato Sua Maestà pagarli 3000 D. per hora, et di tempo in tempo le sua pensione; et Giovanni se ne torna expedito con li decti 3000, et credo el Signore doverrà contentarsi per hora di questo, et restare in campo, come li scrive el Re, che molto li pareria strana la sua partita, et se la fortuna non ha deliberato di ruinare Italia, et lui et li altri doverrien pensare di fare el debito loro, che non so se nasce da mal governo o dalla mala sorte nostra, che ogni dì ci surgon nuovi rampolli di scandali et disordini, et non pare che le cose si possino indirizare a buon camino, et che non ci sia intelligentia della mente l'un dell'altro, nè li capitani di mare sanno quello voglino fare quelli di terra, nè quelli di terra che debbino fare quelli di mare. Da ogni banda s'intende Genova non potere sostenersi, nè mancare da altro che dal non mandare a romper le strade per terra, nè per anchora s'intende farsi in campo alchuna resolutione, et così si consuma el tempo et li denari, et l'inimici che vivono di sogni, si fanno gloriosi per la nostra dapocaggine et per la confusione di noi medesimi.
El signor Giovanni domanda al Re dua cose per Giovanni Della Stufa, l'una la subventione de danari, la quale si è expedita come di sopra si dice; l'altra, che Sua Signoria vorrebe la condocta in sino alla somma di VI mila fanti della Lega; et perchè el Re molto confida nel suo valore et virtù, et si persuade, come è vero, che lui non facci mercantia del soldo, et che tenga l'intera quantità che li è pagata, però vuole che sia compiaciuto, pensando che, havendo una testa gagliarda, sotto di lui sia per fare ogni dì qualche factione fructuosa et honore vole, et a tal causa scrive et commette al signor Marchese di Saluzo et al proveditore Vinitiano, che oltre alli 4000 fanti ch'el Papa li paga, se liene dia insino alla somma di VI mila, a comune spese; et a me ha commisso io ne scriva el medesimo a Vostra Signoria, acciò s'intenda con li sopradecti di sorte che ne segua tale effecto, perchè molto iudica importare alla Lega el tener contento el signor Giovanni.
Et però io per sua parte fo noto a Vostra Signoria questa sua intentione, la qual credo, senza accrescimento di spesa a Nostro Signore, si possa mettere ad effecto col diminuire la compagnia del Conte Guido, non sendo necessario a tener a guardia delle terre di Piacentia et altri luoghi però molta gente, non sendo l'inimici tanti che possino uscire delle mura, non che assaltare altri. Et quando la Signoria vorrà concorrere a questa parte del suo accrescimento, che non è molto, si farà una testa da sostenere ogni gran piena, et saria pure necessario, andandone a tucti l'ultimo resto et l'ultima ruina di tucto el mondo, spendere el nostro et metter le arme in mano ad chi sappi et voglia defenderci, et ad chi le sappi adoperare, et lasciare le spetieltà et favori da canto, che è pur gran cosa rimettere lo Stato suo in soldati che faccino mercantia del soldo, et in gente che non sappin far quell'arte, et se li dia loro condocta, per far loro quello honore et non perchè sappin far l'arte....
Lettera di Guido Machiavelli a suo padre Niccolò. Firenze, 17 aprile 1527.[664]
Ihs
Honorando Padre, salute etc. Per dare risposta alla vostra dei ij d'aprile, per la quale intendiamo voi esser sano, che Idio ne sia laudato, et a lui piaccia mantenervi.
Non vi si scripse di Totto, per non l'avere ancora riscoso; ma intendiamo dal balio, non esser ancora guarito degli ochi; ma dice, va tutta via migliorando; sì che statene di buona voglia. El mulectino non s'è ancora mandato in Monte Pugliano, per non esser l'erbe ancora rimesse; ma comunche il tempo si ferma, vi si manderà a ugni modo.
Per lectera vostra a mona Marietta intendemo chome havete compero così bella catena alla Baccina, che non fa mai altro che pensare a questa bella catenuza, et pregare Idio per voi, et che vi faccia tornare presto.
A' lanziginec non vi pensiamo più, perchè ci avete promesso di volere esser con esso noi, se nulla fussi. Sì che mona Marietta non à più pensiero.
Vi priegiamo ci scriviate quando i nimici facessino pensiero di venire a' danni nostri, perchè habiamo ancora di molte cose in villa: vino et olio; benchè habiamo condocto quagiù dell'olio venti o venti tre barili; et èvi le lecta. Le qua' cose ci scrivesti, sapessimo dal Sagrino, se lui le voleva in casa, il che lui l'à acceptate. Ve ne priegamo, perchè a condurre tante bazice a Santo Cassiano, bisognia dua over tre dì di tempo.
Noi siamo tutti sani, et io mi sento benissimo, et comincierò questa Pasqua, quanto Baccio sia guarito, a sonare et cantare et fare contra punto a tre. Et se l'uno et l'altro istarà sano, spero tra un mese potere fare sanza lui: ch'a Dio piaccia. Della gramatica io entro oggi a' participii; et àmmi lecto ser Luca quasi il primo di Ovidio Metamorphoseos: el quale vi voglio, comunche voi siate tornato, dire tutto a mente. Mona Marietta si raccomanda a voi, et vi manda 2 camicie, 2 sciugatoi, 2 berrettini, 3 paia di calcetti, et 4 fazoletti. Et vi prega torniate presto, et noi tutti insieme. Christo vi guardi, et in prosperità vi mantenga.
Di Firenze, a' dì 17 d'aprile MDXXVII.
Vostro Guido Machiavelli, in Firenze.
Al suo honorando padre Niccolò
Machiaveglij in Furlì.
In Furlì.
Documenti relativi alle elezioni di Francesco Tarugi e di Donato Giannotti all'ufficio di primo segretario dei Dieci.
Prefati Domini [Decem] etc. deliberorno, et per lor solenne partito elessono a servire in cancelleria del magistrato loro per lor primo secretario, et in luogo di messer Francesco Tarugi da Montepulciano predefunto, messer Donato di Lionardo Giannotti, cittadino fiorentino, con provisione et salario di fiorini cento larghi d'oro in oro netti, per ciascuno anno; con questo, che detta provisione et salario s'intenda essere cominciata et cominci a' dì 23 di settembre proxime passato, el quale dì cominciò a servire in detto luogo. Et così seguiti etc.
Lorenzo di Phylippozo Gualterotti proveditore ec....
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Messer Francesco Tarugi[667] da Montepulciano condotto a servire in cancelleria del magistrato loro con provisione di fiorini 200 larghi d'oro in oro netti per ciascuno anno: fiorini 33 d'oro, lire 2. 6. 8 piccioli; sono per suo servito di mesi dua cominciati a' dì x di giugno passato, et finiti per tutto dì 9 d'agosto, el quale dì partì per a Montepulciano, dove morì fra dua giorni. In tutto, alla sopradetta ragione et per detto tempo come di sopra, fiorini 33 d'oro, lire 2. 6. 8 piccioli.
Messer Donato di Lionardo Giannotti, condotto da' prefati Signori X a servire in cancelleria del magistrato loro, in luogo del sopra detto messer Francesco, con provisione di fiorini cento larghi d'oro in oro netti per ciascuno anno: fiorini 21 d'oro, lire 2. 14. 5 piccioli; sono per suo servito alla sopradetta ragione, da' dì 23 di settembre passato, el quale dì fu condocto, a tutto dì 9 del presente. In tutto fiorini 21 d'oro, lire 2. 14. 5 piccioli.