524. Nel Proemio della Provvisione per l’Ordine dei Settanta si mettono innanzi le spese e i danni della peste, forse cercando attenuare quelle che aveva prodotto la guerra fatta per Lorenzo. In seguito aggiugne i danni maggiori essere «per il Monte, perchè non s’è renduto le paghe, nè valutosi senza gran danno del credito; per che è diminuito di pregio non rendendo, et però non se n’è molto contractato. Et è questo membro del Monte in tanto disordine, che se presto e saviamente non vi si provvede, nè dote nè paghe render si potranno.»
525. Rinuccini, pag. 135 e 137.
526. In Bruggia si trova che avesse perduto per cento mila ducati, e in altre Banche forse altri cento. — In quella città falliva pure una Compagnia col nome dei Da Rabatta e dei Cambi per avere servito di grande somma di danaro la duchessa Maria di Borgogna moglie dell’imperatore Massimiliano, che s’era morta, e il danaro non venne mai restituito. (Rinuccini, anno 1483.) Questa Compagnia non credo però che andasse per conto dei Medici. — Lorenzo accattava spesso danari anche dagli amici: avendogli i suoi cugini del ramo di Pier Francesco prestato nel 1478, sessantamila ducati, Lorenzo cedeva ad essi in pagamento la villa di Cafaggiolo colle possessioni che aveva in Mugello. Vendeva allo Sforza per quattromila ducati la casa che il padre di quello gli aveva donata in Milano. (Valori, Vita di Lorenzo. — Istorie di Gio. Cambi, in Deliz. Erud., tomo XXI in principio. — Guicciardini, Stor. Fior., cap. IX. — Lettera d’Antonio Pucci a Lorenzo, Fabroni, pag. 212.)
527. Ammirato, 1481. — Rinuccini, pag. 134. — Valori, Vit. Laur.
528. Lettera a Lorenzo dei Medici di Matteo Arcidiacono di Forlì. (Fabroni, pag. 226.)
529. Diari Romani di Iacopo Volterrano (Muratori, Rer. Ital. Script., tomo XXIII, cap. 147 e seg.)
530. Machiavelli, lib. VIII. — Ammirato, lib. XXV.
531. Sappiamo queste cose da una lettera di Lorenzo stesso, che scriveva in nome dei Dieci di guerra. Contiene, tra le altre, queste parole: «.... per essere la nostra religione in mancamento assai della sua reputazione per questi Governi tanto alieni dagli antichi e da quelli che si convengono a un pastore cristiano. Abbiamo grandissima speranza che questa santa opera si condurrà ad effetto, perchè Dio non abbandonerà la sua causa. E movendo la Sua Maestà Spagna e Ungheria, già la cosa arà sortito sufficiente effetto. Tieni confortata in questo la Sua Maestà, e ogni dì sollecita; e noi avvisa continuamente delle deliberazioni e pareri suoi, co’ quali desideriamo convenire in ogni cosa.» — Legazione manoscritta di Piero Capponi a Napoli; lettere dei 21 settembre e 14 ottobre 1482.
532. Vedi Archiv. Stor., Nuova Serie, vol. II.
533. Fabroni, Docum., pag. 227 e seg. — Vedi Raynaldo, anno 1482, pag. 25, 26, ediz. di Lucca. — Diari di Stefano Infessura (Muratori, Scrip. Rer. Ital., tomo III, col. 1153). — Nella Dieta che Pio II tenne a Mantova, i Potentati d’Italia s’erano obbligati di non appellarsi mai ad futurum Concilium, e lo stesso Ferrando aveva rinnovato la promessa a papa Sisto. (Atti ec. della Deputazione di storia patria, Modena, 1863, pag. 296.)
534. Legazione sopraccitata.
535. «Sua Beatitudine volentieri vorrebbe ogni accordo, ma e’ crede più ad altri che a sè; e il Conte (Girolamo Riario) credo che si muova per la sua mala natura, la quale è vendicativa,... e per tenere sempre il Papa in imprese e appiccato, perchè per questa via egli si mantiene in reputazione et poppa tutte le entrate della Chiesa. Il Papa ha gran desiderio di pace; e oggi a tutti noi Oratori ha confessato le pratiche tenute a Venezia ec.» Lettera a Lorenzo di Guid’Antonio Vespucci, ambasciatore a Roma, 23 ottobre 1483. (Fabroni, Docum., pag. 251.) — Vedi negli Annali del Malipiero i danni sofferti dai Veneziani per questa guerra, e le pratiche per la pace molto avanzate da Sisto IV, ma delle quali il Senato di Venezia poco si fidava.
536. Corio, Storia di Milano. — Guicciardini, Stor. Fior., cap. VII. — Quando vennero a Sisto IV gli Ambasciatori con la pace, il giorno che fu penultimo della sua vita, si doleva egli affannosamente delle inique condizioni, dicendo che i Veneziani, l’anno innanzi, a lui ne offrivano delle migliori. (Diario di Iacopo Volterrano in Muratori, Script. Rer. Ital., tomo XXIII, col. 199.)
537. Malavolti, Storia di Siena, lib. VI. — Lettere manoscritte di Lorenzo dei Medici alla Signoria di Siena.
538. Istorie di Gio. Cambi. — Machiavelli, lib. VIII.
539. Ammirato, Storie. — Lettere ai Dieci di Piero Capponi Commissario in Pisa per la guerra.
540. Circa l’elezione d’Innocenzio VIII sono da vedere le lettere scritte da Roma a Lorenzo e pubblicate dal Fabroni, pag. 256 e seg.
541. Lorenzo aveva consigliato al Re «d’avere gli occhi a tutto, e mostrare in alcuna cosa non intendere.» Anche scriveva: Dispiacemi sino all’anima che lo signor Duca (Alfonso) abbia questo nome di crudele, e falsamente le sia imposto; pure Sua Eccellenza tuttavia si sforzi toglierlo con ogni arte, che certo li metterà buon conto. Et così se le Gabelle si tollerano mal volentieri dalli popoli, levile via, et torni alli soliti pagamenti; che vale più avere un carlino con piacere e amore, che dieci con dispiacere e isdegno; che certamente, indurre usanza nuova ad ogni popolo pare forte.» (Fabroni, pag. 269.)
542. Guicciardini, Stor. di Fir., cap. VIII. — Machiavelli, lib. VIII. — Ammirato, lib. XXV. — Porzio, Congiura dei Baroni.
543. Legazione Modenese sopraccitata (pag. 285).
544. Il Re minacciava comparire a Roma con la lancia sulla coscia. (Legazione Modenese sopraccitata, anno 1490.)
545. Guicciardini, Stor. Fior., cap. VIII. — Machiavelli, lib. VIII. — Ammirato, lib. XXVI.
546. Fabroni, Docum., pag. 334 e altrove.
547. Ricordi di Lorenzo. (Fabroni, Docum., pag. 299 e seg.)
548. Le cerimonie per la promozione al Cardinalato di Giovanni de’ Medici, sono descritte lungamente nel Diario del Burcardo, all’anno 1492. Firenze, 1854; pag. 162-77.
549. Appendice, Nº XI. — (Vedi i Documenti pubblicati dal Fabroni.)
550. Guicciardini, Stor. Fior., cap. VIII. — Cambi. — Rinuccini.
551. Fabroni, Documenti, pag. 337.
552. Fra le Istruzioni al figlio adolescente che andava in Roma con gli Ambasciatori a papa Innocenzio ponea: «Nei tempi e luoghi dove concorreranno gli altri giovani degli Imbasciatori pòrtati gravemente e costumatamente e con umanità verso gli altri pari tuoi, guardandoti di non preceder loro, se fossino di più età di te; poichè per essere mio figliolo, non sei però altro che cittadino di Firenze, come sono ancor loro.» (Fabroni, Docum., pag. 264.) Ma nelle nozze a Milano di Giovanni Galeazzo con Isabella d’Aragona, Piero andava sempre del pari col Duca. (Idem, pag. 296.)
553. Discorso di Alessandro de’ Pazzi (Arch. Stor. Ital., tomo I, pag. 42), che riferisce parole della sua madre Bianca, sorella a Lorenzo.
554. Giovanni Cambi, ch’era figliolo del Gonfaloniere così avvilito, narra distesamente quel fatto: il Rinuccini vitupera il Gonfaloniere e accusa Lorenzo.
555. Alamanno Rinuccini (loc. cit.), e Guicciardini, cap. IX; il primo fu acerbo giudice di Lorenzo, il Guicciardini severo in quella Istoria Fiorentina ch’egli scriveva giovane appena di venticinque anni.
556. Oratore Modenese sopraccitato, anno 1489.
557. Fabroni, Docum., pag. 72-90.
558. Lettere manoscritte di Lorenzo de’ Medici alla Signoria di Siena: copia appresso di noi.
559. L’Oratore Modenese più volte citato, chiama lui vivo «bilancia d’Italia.»
560. Machiavelli, fine dell’Istoria. — Guicciardini, Storia di Firenze, cap. VIII e IX, e Istoria d’Italia, lib. I. — Rinuccini Alamanno, anno 1492. — Istoria di Giovanni Cambi. — Valori, Vita di Lorenzo de’ Medici. — Fabroni, Documenti. — Roscoe, Vita di Lorenzo, vers. ital., Pisa, 1799. — Ammirato, lib. XXV, XXVI. — Michele Bruto, ultimi quattro Libri dell’Istoria Fiorentina.
Mentre si stampava la Storia nostra, una Vita del Magnifico Lorenzo si pubblicava in Germania dall’insigne e a noi tutti caro Barone Alfredo di Reumont. È in due volumi, e vi si comprende l’intera istoria di quel tempo e la politica cercata dentro agli Archivi delle maggiori città d’Italia e quanto risguardi le arti e le lettere e i costumi. Di questa opera noi ci peritiamo a dare un giudizio per l’amicizia che da lunghi anni ci stringe all’autore e perchè in essa egli ci onorava molto al di là d’ogni ambizione nostra. Solamente, come Italiani, lo preghiamo a fare italiana egli medesimo una Storia dove noi possiamo tanto imparare. Scrive egli come un Italiano; e degli antichi fatti nostri e degli uomini ha una conoscenza tanto familiare che a noi è un miracolo. Finito il libro, gli venne a mano un Registro di Lettere di Lorenzo, che prima d’ora si credè perduto (Ved. Archiv. Stor. Ital., tomo XIX della Serie III). Di quelle lettere molte aveva prima lette in questo Archivio di Stato, e usate scrivendo: sono in numero grandissimo perchè il Registro comprende quindici anni della Vita di Lorenzo, che ne dettava o scriveva di sua mano fino a dieci e venti in un giorno. Pubblicarle tutte sarebbe cosa intempestiva, tanto vi abbondano, per esempio, le commendatizie, e i minuti affari, che senza fatica Lorenzo sapeva mandare di fronte. Ma tolte anche via le cose che a noi sono inutili, raccomandiamo una ben fatta pubblicazione delle Lettere di quest’uomo, che sempre saranno assai grande numero: l’uomo e i tempi ne sono degni, e in esse Lorenzo è grande esemplare, perchè niuno ebbe delle cose una intelligenza tanto vasta, nè le giudicò in modo sì netto e preciso; la quale ultima condizione basterebbe a rendere il suo scrivere elegantissimo, quando anche in lui non si fosse aggiunta la grande coltura. A queste potrebbero fare riscontro anche altre lettere scritte da uomini di quel tempo.
561. Filippo Villani nel Proemio.
562. Leonardi Aretini Dialog. I ad Petrum Histrium. Fu già stampato in Basilea, ed è manoscritto nella Laurenziana.
563. Orazione di Cristoforo Landino; Firenze, 1853.
564. Prefazione alla Sporta; Firenze, 1550.
565. Landino, Proemio al Commento sulla Divina Commedia.
566. Lettera stampata nel Propugnatore; Bologna, 1869.
567. Proemio al Commento sulle Canzoni.
568. Bernhardi, Dissertazione ec.; Berlino, 1868.
569. Commissioni di Rinaldo degli Albizzi, per il Comune di Firenze, volumi tre; 1867-73.
570. Documenti di storia italiana, copiati in Parigi da G. Molini, tomo I, in fine.
571. Cambi, Storia di Firenze, anno 1498; sta nelle Delizie ec. del P. Ildefonso.
572. Estratti del signor Rawdon Brown, tomo III, pag. 318.
573. Nel 1559 il Trattato di Castel Cambrese aveva finito le guerre d’Italia; ma in quell’anno stesso da piè delle Alpi si preparava il 1859: tre secoli tondi, e date che importano alla storia della lingua.
574. Varchi, Ercolano; Padova, 1744, in-4º; pag. 84 e seg., 357 e seg., 446 e seg., 508 e in molti luoghi.
575. Questa e le successive, sino a quella de’ 27 febbraio inclusive, vengono da un Libro di provvisioni e deliberazioni di due Balie create il 20 di gennaio e il 5 di febbraio di quell’anno; il qual Libro esiste nel predetto Archivio di Stato di Firenze.
576. Questa è anche trascritta nel Codice dell’Archivio dei Capitani di Parte altrove citato.
577. Manca della data, ma sta nel Registro tra una del 3 e un’altra del 13 marzo 1406 (stil. fior.).
578. Così nell’originale.
579. Spazio bianco nell’originale qui ed appresso dove saranno questi punti.
580. Così chiaramente l’originale.
581. Intendasi messer Iacopo, con cui egli parlava.