650.  Omnes tua moenia cum turris et pugnaculi sicuti modo repperitur. Egli enumera 381 torri, 46 castella, 6800 propugnacula, 15 porte. Forse era già stato Adriano I o qualche altro Papa a far comporre questa statistica, e può darsi che l’Anonimo di Einsiedeln l’abbia trascritta. Questi conta 383 torri, 7020 propugnacula, posternae 6 (ossiano porte), necessariae 106 (piccole postierle), fenestrae majores forinsecus 2066. La Graphia: 372 turres, castella 48, propugnacula 6900, 35 portae (il dato è preso da breviarî antichi, che ne pongono 37). Di poco queste cifre differiscono in tutte le redazioni dei Mirabilia, dei quali, nella Laurenziana e nella Magliabecchiana di Firenze io ho esaminato sei codici diversi (a).

(a) Per suggerimento dell’Autore abbiamo ommesso, nella traduzione di questa nota, un periodo che trovasi nell’originale. (N. del T.)

651.  Chronica, quae dicitur Graphia aureae urbis Romae, quae est liber valde authenticus, continens historias Romanor. antiquas: Galvan. Fiamma, Manipulus florum, c. 4 (Murat., XI, 540); nell’Ozanam (Docum. ined., p. 84), editore della Graphia. Da dopo di Ottone III il titolo Aurea Roma è frequente sui suggelli imperiali di piombo. Vedasi la Bolla dell’a. 1001, nel Murat., Ant., I, 385: all’intorno dell’imagine di Ottone è scritto: Aurea Roma; dal rovescio: Oddo imperator romanor.

652.  Ubi nunc ecclesia S. Johannis ad Janiculum. Secondo il Panciroli, era chiamata chiesa «di san Giovanni di Malva in Transtevere», altra volta «di san Giovanni in Mica Aurea»: per tale m’avvengo in essa nel secolo decimoquarto, ma nel secolo decimo non ne ho notizia.

653.  Come è noto, alcuni eruditi moderni spiegano, dall’antichissima tradizione di Saturno il nome e la fondazione di Roma, città Saturnia. Remus, oppure Romus, è nome semitico di Saturno (l’altissimo), e compare nelle forme siriache Ab-Ram, Abu-Rom, Baal-Ram. Vedi, alle voci relative, Giulio Braun, Storia naturale della tradizione, e consulta la sua scrittura «Roma», nei Paesi istorici, Stuttgard, 1867.

654.  I Mirabilia non contengono il racconto di questa tradizione, che in parte è nota a Galvano Fiamma. Mi è appena duopo di notare che la Historia Miscella incomincia: primus in Italia ut quibusdam placet regnavit Janus, deinde Saturnus etc. Nel secolo duodecimo erano venuti assai in voga i Cataloghi dei Re, de’ Consoli, degli Imperatori, principianti da Saturno e da altri nomi mitici. Una delle più notevoli fra queste genealogie è raccolta nel Cod. 257 di Monte Cassino, e principia: Saturnus Uranius imperator gentis troianae. Saturnus X Abraham nascitur... Ytaliam ubique peragravit... yserniam condidit. — Ma qui, a Priamo soltanto, succede Giano. Hic junyculam condidit. Quella tradizione passò in altre Descrizioni della Città; io la lessi sformata in un Cod. Magliab. (Schede 10-31, cart. 134-137) che fu compilato sulle tracce della Graphia e dei Mirabil., senza che contenga la favola di Noè. Perfino un monumento che trovavasi nel foro di Nerva aveva, nel medio evo, nome di arca di Noè.

655.  Il Lib. Imperial. di Giovanni Bonsignori (a. 1478, Magliab., XXIII, Cod. IX), trasporta la favola delle statue sonanti, dal Campidoglio al Panteon. — È noto che i Franchi facevano discendere sè stessi da Troja. Lo dice di già Fredegaro, cui Paolo Diacono (Gesta Ep. Mett., Mon. Germ., II, 264) si riferisce.

656.  

Caesar tantus eras, quantus et orbis;

Sed nunc in modico clauderis antro.

L’epitaffio di Enrico III (m. 1056) contiene, meravigliosa cosa, questo medesimo verso, colla sola variante: at nunc exigua clauderis urna. Il pensiero ne è eguale nell’inscrizione funeraria di Crescenzio, od in quella di un altro Crescenzio (a. 1028): hoc jacet in parvo magnus Crescentius antro. — La Bolla di Leone IX è nel Bullar. Vat. I, 25, col. 2: via quae vocatur Sepulcrum Julii Caesaris. Il Nibby (Roma nel 1838, p. 285) non sa di questa Bolla, e perciò riferisce a tempo troppo tardivo la favola. Il Lib. Imperialis la tesse assai ingenuamente, e dice: «la (l’urna) puosono in sur un’alta pietra che oggi si chiama la ghuglia di s. Pietro». I Toscani, osserva egli, dicono aghuglia, quindi ne derivò Julia. Il Signorili dice: la Guglia — in cujus summitate est vas aereum ubi sunt cineres corporis Octaviani: nel De Rossi, Le prime raccolte, p. 78. — Quando Sisto V fece trasportare in altro luogo l’obelisco, si trovò che la palla era di gesso e tutta ripiena: Fea, Sulle Rov., p. 345, in nota.

657.  La Graphia e i Mirabilia, che ebbero termine dopo la prima metà del secolo duodecimo, sono recensioni, concordanti quasi parola per parola, di una medesima Descrizione della Città, in quanto si tratta di monumenti. Le addizioni della Graphia sono forse attinte a qualche altra fonte, e riunite nel Codice fiorentino. L’Ozanam ha già dimostrato che la Graphia è più antica dei Mirabilia, quantunque, a causa dei frammenti aggiuntivi, egli ne abbia erroneamente riferito l’origine al tempo bizantino. Anche il Giesebrecht (Vol. I, sulla fine) ne ebbe trattato diffusamente.

658.  L’illustre Autore ci esibì a questo periodo una variante dal testo originale. (N. del T.)

659.  Mittarelli, n. 121, p. 273 (a. 1025) e n. 122: Regione prima, quae appellatur Orrea. Nel Privilegio dato da Giovanni X per Subiaco, addì 18 Gennaio 920 (nel Liverani, l. c., app.) è fatta menzione di un Oratorium S. Gemiliani cum suis pertinentiis positis in prima regione super Tiberim: e, più oltre: in prima regione in ripa graeca juxta marmoratam.

660.  Privileg. di Giovanni X succitato: in secunda reg. urbis juxta etc. IV coronator., e juxta formam claudiam, e portam majorem. Il Galletti, del Prim., n. 18 (a. 978) vi comprende santo Erasmo; il Marini, n. 102, p. 160 (a. 961), il convento S. Petri et Martini in regione secunda sub Aventino in loco qui dicitur Orrea: e questo non può essere che uno sproposito del notaio. Cod. Sessor. CCXVII, p. 83: terrae positae Regione 2 juxta decennias, e campus qui vocantur Decennias; ibid., p. 287: prata Decii — foris porta Metrobi.

661.  Galletti, Del prim., n. 8, p. 195 (a. 924): regio 3, juxta porta Majore; anche la regio 2 vi confinava. Ivi era situato san Teodoro; et inter affines ab uno latere forma claudia, et a sec. lat. ortu de Mercurio. Regione tertia non longe da Hierusalem (ibid., n. 9, p. 197, a. 929). Al tempo di Benedetto VI si parla di una Massa Juliana in regio 3 (Murat., Ant., V, 774 D). — Mittarelli, a. 84, p. 197, App. (a. 1011): Romae regione tertia, in locum qui vocatur S. Pastore, sive arcum Pietatis.

662.  Cod. Sessor. CCXVII, p. 165, n. 976: Rome regione quarta in locum qui appellatur Campum S. Agathe: unica notizia che io ne trovassi. Questa Regione era appellata Caballi Marmorei: Ortum cum Casalino in Regione Caballi Marmorei fere ante eccles. S. Agathae in Diaconia positum. Bolla di Celestino III, a. 1192, Bull. Vatican., I, 74.

663.  Questi luoghi sono specificati nel Marini, n. 28, p. 45 (a. 962): sita namque Roma regio quinta (a. 1008): Regione quinta juxta arco Marmoreo, presso alla via Lata. Galletti, Mscr. Vatican., 8048, p. 53.

664.  Regione Sexta ad S. Maria in Sinikeo, dove (a. 1019) si parla di una casa: documento dei S. Cyriacus et Nicolaus in Via Lata, nel Galletti, Mscr. Vatican. n. 8048. E, parimente, la stessa nominazione della VI Regione trovasi in atti di quella età. La chiesa di santa Maria in Sinikeo si nominava anche in Synodo o in Xenodochio, ed è la odierna di santa Maria in Trivio ossia dei Crociferi. — Il Jordan, Topografia della città di Roma nei tempi antichi, Berlino, 1871, Vol. II, 320, riporta un passo degli Acta S. Susannae, 2 Agosto, p. 632: Regione sexta juxta vicum Mamertini (al. Mamuri) ante forum Sallustii (a).

(a) L’Autore ci fornì una modificazione ed un’aggiunta a questa nota, insieme con una notevole variante nel luogo corrispondente del testo. (N. del T.)

665.  Galletti, del Primic., p. 232. (a. 1003): Reg. septima juxta campo de quondam Kaloleoni. Se poi in esso si registra (a pag. 375): S. Nicol. sub. col. Trajana in reg. nona in campo Kaloleon., dev’essere errore dello scrivano. Marini, n. 43 (a. 1025): Regione septim. in loco, qui vocatur Proba juxta Mon. S. Agathe sup. Sobora. Qui esisteva un pozzo antico chiamato Puteus de Proba. Anche nel Privilegio dato da Giovanni X per Subiaco si nomina ancor la Suburra; dunque la Regione VII dev’essersi estesa fino a quella III.

666.  Scorticare, da scortum, pelle svelta dal corpo. Ancora ai tempi di Cola era detta Regio V Pontis et Scortichiariorum. Qui oggi si riuniscono insieme la V, Ponte; la VI, Parione; la VIII, santo Eustachio. Il Galletti, Del prim., n. 26 (a. 1010), nota in reg. IX ad scorticlarios thermae Alex. ed eziandio: Ubi dicitur Agones (n. 27, a. 1011; n. 31, a. 1017). Chron. Farf., p. 421, 474, 649: infra therm. Alex. posit. Reg. VIII ad Scorticlarios, e Gall., n. 27, n. 28. Nel 1076, nella Reg. 9, si registra: S. Laurentii qui vocatur illicina (in Lucina): Galletti, n. 50.

667.  Rome regione duodecima in piscina publica, ubi dicitur Sco. Gregorio. Cod. Mscr. Vatican. 7931, p. 36: Diploma di Giovanni XVII per S. Cosma, in mica aurea (a. 1005). Da questo documento io argomento che nel medio evo le Regioni di Roma fossero dodici.

668.  Per viam communem, que est pergens ad viam pontificalem euntium ad b. Petrum Ap.: Galletti, Del prim., n. 31. Chron. Farf., p. 539 (a. 1017).

669.  Descrizione d’un Palazzo, che leggesi in un Codice del X o XI secolo nell’archivio della Basil. Vatican., nel Fatteschi, Serie de’ duchi di Spoleto, p. 349. Se ne discosta alquanto il frammento farfense, edito dal Mabillon, Annal. Ben., ad a. 814, e, dopo di lui, dal Muratori, Annal., ad a. 814. Io scopersi ancora un terzo frammento nel Cod. Vat. 3851. Nell’essenziale v’è concordia; si è all’oscuro per quanto al tempo.

670.  Il nome delle strada odierna, detta «le botteghe oscure», derivò dalle botteghe che s’erano cacciate nei portici bui del circo Flaminio: oggidì ancora offre un esempio di questa specie il teatro di Marcello adoperato da artefici.

671.  Nell’anno 1023, si sottoscrive Rodulpho, qui resedit ad Calcaria (Gall., Del prim., n. 34). — Reg. Farf. n. DCCCI, a. 1043: Crescentius vir magnificus calcararius. L’odierna chiesa di san Nicolò de’ Cesarini era appellata allora de Calcario in regione vineae Thedemarii. L’Ordo Rom. XII, 193 (Mabill., II), nel secolo duodecimo parla anche di una chiesa intitolata S. Laurentius in Calcario.

672.  Negli escavi eseguiti al Palatino, sotto la direzione di Pietro Rosa, trovaronsi (nell’anno 1869) alcune monete dell’imperatore Lotario; però è errore il volerne trarre la conchiusione che Carlo magno od i suoi successori abitassero ancora l’antica rocca dei Cesari allorquando venivano a Roma. Può darsi che tali monete ivi fossero state disperse da qualche Romano.

673.  Il luogo Septem viis aveva questo nome probabilmente dalle sette strade che anche oggi conducono all’arco di Costantino, al san Giovanni e Paolo, a Porta Capena, alla santa Balbina, alla porta di san Paolo, al Circo Massimo, al santo Bonaventura. La descrizione del Septizonium è nel Nardini, III, 207. Donatus, R. A., III, c. 13, p. 339, spiega il suo nome da sette serie di colonne, locchè è errore; e Flav. Blon. III, 56 pensa all’imagine del sole, la quale vi stava collocata in alto e guardava verso il Colosseo, come dichiarano anche la Graphia e i Mirabilia: Septisolium fuit templum Solis et Lunae (a).

(a) Qui fu introdotta un’aggiunta additataci dall’Autore. (N. del T.)

674.  Diploma dal san Gregorio, Mittarelli, I, App. 41, p. 97: Id est illud meum templum, quod Septem solia minor dicitur ub ab hac die vester sit potestati et voluntati pro tuitione turris vestre, que Septem solia major dicitur, ad destruendum et suptus deprimendum quantum vobis placuerit. Nec non et omnes cryptas quas habeo in porticu qui vocatur mωδρῶmρωγγ (... Hippodrom?) supra dicta septem solia — numero trigintas et octo — posita Rome reg. secunda prope septem viis, a quarto latere via publica juxta circum, qui ducit ad arcum triumphali vestri juris — dat. Ann. 1. Bened. VII, Ann. 8 Otton. Ind. 3 m. Julio d. 22.

675.  Sci Sergii ibi umbilicum Romae, dice l’Anon. Sotto di Pio IV la chiesa fu atterrata. Però, oggidì ancora v’ha una chiesa di questo titolo nella Regione de’ Monti, appartenente a’ frati ruteni. Martinelli, p. 399.

676.  Palatium Catiline, ubi est ecclesia s. Antonini; juxta quam est locus qui dicitur Infernus — ubi Marcus Curtius, ut liberaretur civitas, responso suorum armatus proiecit se, et clausa est terra: Graphia. San Silvestro si dice aver edificato la chiesa odierna, detta S. Maria libera nos a poenis inferni, che ebbe anche nome di S. Sylvestri in Lacu (sc. Curtii). Panciroli, Tesor. nascosti, p. 702, e Martinelli, p. 222.

677.  Ante privatam Mamertini templum Martis ubi nunc jacet simulacrum ejus: Graphia. Il celebre Marforio, chiamato simulacrum Martis ed anche Mamertini, vi stette colà fino al tempo di Sisto V; sembra che l’Anon. di Einsiedeln chiami quello stesso dio fluviale con nome di Tiberis. Il nome di Marforio, derivato dagli Archeologi da Forum Martis, che è sconosciuto in Roma, non ha trovato finora spiegazione sufficiente. Laddove io tentai di spiegarlo alla meglio, come si vede nel testo originale di questo Volume, ora invece ho abbandonato quella versione. Poichè ho trovato non solamente il nome Marifolle di uso presso agli Italiani, ma precisamente un Nardus Marfoli de contrata s. Adriani sepultus in s. Maria de Araceli, a. 1452 (Jacovacci, Familie Romane, Mscr. nella Vaticana), m’inclino piuttosto a credere, che quella celebre statua abbia preso la sua denominazione dal nome proprio di qualche Romano, abitatore di questa contrada, alla stessa guisa che (come si vedrà in seguito) il celebre Pasquino fu battezzato col nome proprio di un Romano (a).

(a) Nota modificata così dall’Autore. (N. del T.)

678.  L’opinione del Preller (Philolog., I, 1, p. 83), che nell’anno 850 Lodovico fosse coronato da Adriano I in Campidoglio, è fondata sopra una favola. Il Nibby (Roma nel 1838) la trasse dalla Cronica Casaurense (Murat., II, 778), che ebbe origine soltanto dopo la restaurazione del Senato in Campidoglio. D’altronde, esso non parla d’altro che di un trionfo: Romamque reversus Imperiali laurea pro triumpho a Dom. P. Adriano, et omni populo, et Senatu Rom. in Capitolio est coronatus. Nell’850 Lodovico II fu coronato da Leone IV, e soltanto nell’872 lo fu, una seconda volta, da Adriano II. Perciò il Preller cerca a torto in una favola «il primo simbolo di fede nel Campidoglio, come centro della potenza romana». Questa idea allora non esisteva; ruina era il Campidoglio; e Lodovico e il Papa avrebbero considerato come una bestemmia il pensiero che una coronazione avesse potuto avvenire colà, anzi che nella santa chiesa di Pietro.

679.  Cod. Sessor. CCXVII, p. 19: Teuzo abb. ven. Monas. S. Mariae Dei Gen. Virg. in Capitolio... a. 882. Così completo io il Platner (Descriz. della Città, III, I, 349), che afferma riscontrarsene prima menzione nell’anno 985. Monast. S. Mariae in Capitolio: Marini, n. 28, a. 955; n. 29, a. 962.

680.  Adriano quoddam de banneo neapolini: Cod. Sessor. CCXVII. p. 60, a. 938. Io vi riconosco il nome «magnanapoli», o propriamente «bagnanapoli», che pertanto deesi derivare da balneum, e non, come arbitrariamente accoglie il Becker (I, 382) da magnanimi Pauli, nè dal vado ad Neapolim del mago Virgilio. Mi resta ignoto come si abbia a spiegare la parola neapolini, che in alcuni istromenti trovo anche scritta Neapolis. Nel testamento di Giovanni Conti dei 3 Maggio 1226, è detto: mons balnei Neapolis. Il dottissimo signor Corvisieri mi fece un dì l’osservazione che uno dei Conti abitatori di quella contrada, appellato Neapoleo, ben avrebbe potuto imporre il suo nome al balneum, e quindi alla contrada. Però l’età remota, cui appartiene la denominazione balneum neapolini, la quale, già prima dell’anno 938 e probabilmente nel secolo anteriore, doveva essere in uso, mi fa dubitare dell’esattezza di quella osservazione. Nè il nome Napoleo, nè i Conti ho incontrato nelle carte di quel tempo(a).

(a) Per questa nota l’Autore ci fornì una notevole aggiunta. (N. del T.)

681.  I composti Kalo-Leo, Kalo-Petro, Kalo-Johannes sono assai frequenti in carte di questo tempo.

682.  Galletti, Del prim., p. 375 (a. 1026). Nell’anno 1162 la chiesa di san Nicolò fu espropriata della colonna di Trajano, la quale venne attribuita in ragione dell’Abbadessa di san Ciriaco, più tardi santa Maria in via Lata: ibid., p. 323.

683.  Marini, n. 28, 29: documenti tutti e due del secolo decimo, importanti per la topografia. Columpna majure marmorea in integra qui dicitur Antonio sculpita ut videtur esse per omnia cum eccl. s. Andree ad pedes et terra in circuitu tuo siculi undique a publice vie circumdata esse videatur infra hanc Civitatem Rom. constructa (n. 29). Nel n. 28 vi si aggiunge menzione della cella della colonna, cum cella sub se, e questa forse serviva da canova ai frati. Nel medio evo si appellava da Antonino la colonna, come lo fa di già l’Anonimo di Einsiedeln.

684.  Fea, Sulle rov., p. 350. Nella prima, sulla fine: Adrasto Procuratori Columnae Divi Marci ut ad voluptatem suam Hospitium sibi extruat. Quod ut habeat sui juris et ad heredes transmittat. Litterae Datae VIII Idus Aug. Romae Falcone et Claro Cos.

685.  Fu scoperta negli escavi del 1704. Pio VI la fece segare e adoperare in uso della biblioteca Vaticana. Il suo basamento esiste ancora nei giardini del Vaticano. Vignoli, de columna Imp. Antonini Pii, Roma 1705.

686.  Montem in integro qui apellatur Augusto cum eccl. s. Angeli in cacumine ipsius montis: Dipl. dell’a. 955 e dell’a. 962. Il Nibby (Roma del 1838) non ne ha conoscenza, e perciò reputa erroneamente, che del mausoleo di Augusto non si faccia più cenno prima del secolo duodecimo. In Pier Damiani (Vita S. Romualdi, c. 25), il concetto di Mons, in significato di sepolcro, vien riferito anche alla tomba di Adriano. La Graphia lo chiama ancora con nome di Templum; sa dire delle camere mortuarie interne e delle loro inscrizioni, e narra la leggenda della terra ammucchiatavi.

687.  Posterula antiqua, que olim cognominabatur S. Agathe, e Posterula a Pigna: nel Diploma suddetto, n. 29, p. 45, a. 962. Una terza Posterula de episcopo presso il Tevere rinvengo io nel Galletti, Del prim., n. 29 (A. 1012, Reg. Farf. 697): ivi, in vicinanza, ma di là dal ponte del Tevere, era posto il luogo (oscuro enigma) detto Captum Seccuta o Cantusecutu. Se S. Agatha de Posterula sia santa Maria dell’Orso non so dire: questa chiesa era pure chiamata in Posterula. Vedi il Bernardini, Descriz. di un nuovo ripartimento dei Rioni di Roma, 1744. Il nome Pigna (Pinea, pino) imposto oggidì al Rione IX, era attribuito, di già nel secolo decimo ad un luogo ivi situato (a).

(a) Nota modificata dall’Autore. (N. del T.)

688.  Posita Rome regione nona, ubi dicitur Agones. Reg. Farf. n. 690, Galletti, Del prim., n. 27, a. 1011. Terra et campus Agonis cum casis, hortis, et cryptis: Chron. Farf., p. 421. Il Becker, Man., I, 671, avrebbe potuto convincersi da questi documenti, che Navona derivò veramente da Agon. Ancora nel secolo decimoquinto gli Archeologi romani trasponevano erroneamente il Circus Flaminius nella Navona.

689.  Prima menzione di questa chiesa è fatta nel Lib. Pontif., Vita Hadriani I, n. 332.

690.  S. Maria juxta Thermas Alexandrinas: Galletti, Gabio, n. 17, dal Reg. Farf. 461, a. 998. Galletti, Del prim., n. 26, 27, 28.

691.  In Benedetto di Soratte, c. 33, trovo: infra civis Roma non longe ab aecclesia s. Apolenaris a templum Alexandrini. L’Anonimo di Einsiedeln distingue: a sinistra Sci Apollinaris, a destra Thermae Alexandrini et sci Eustachii.

692.  Così Simone Metafraste, nel Surius, VI, ad 1 Nov. p. 25 (dove è chiamato Placidas), e in Anast. Kircher, Historia Eustachio-Mariana, Roma 1665. Costantino e Silvestro, seguendo la leggenda, edificarono sul monte Guadagnolo in una bella postura la chiesa, oggidì visitata da gran numero di pellegrini, di santo Eustachio e di Maria. — Trajano compare ancora una volta nelle leggende del medio evo, in questo luogo presso al Panteon. I Mirabilia parlano dell’Arcus Pietatis nelle vicinanze di santa Maria Rotonda, ed ivi collocano la nota leggenda della vedova chiedente ascolto. Il Chron. Farf. dice: S. Eustachius in Platana, ed il Martinelli erra scrivendo in Platea.

693.  Vedansi questi sollazzevoli alberi geneologici nello Zazzera e nel Kircher: e quei giocatoli passarono nella storia.

694.  Galletti, Del prim., p. 259 (Dipl. a. 1026), e a p. 354, dove ei ricerca il luogo ad duos amantes (come è già appellato nella Vita S. Sylvestri), presso al Collegio Romano. La Graphia: in Camiliano, ubi nunc est s. Cyriacus fuit templum Veste. San Ciriaco è l’odierna santa Maria in Via Lata. L’arco di Camillo s’ergeva in vicinanza di santa Marta. Clemente VIII concesse al cardinale Salviati di farlo in pezzi per ritrarne la calce occorrente alla costruzione del suo palazzo. Martinelli, Primo Trofeo, p. 122 e Galletti, Del prim., p. 374.

695.  La tradizione è registrata nella Graphia. Nel Platner, Descriz. della Città, III, 3, p. 89, ne è data spiegazione indubbiamente esatta. Nell’Anon. Magliab., la manus carnea è già storpiata in carilli: et vulgariter manum carne; i. e. carrili, non habet epitaphium.

696.  Ad Concam Parrionis fuit templum Gnei Pompeji mire magnitudinis et pulchritudinis: Graphia. Il Bernardini spiega il nome con gran ricercatezza da Apparitores; io lo spiego da Parioni, derivati da Parietes, grandi muraglioni ruinati, come Arcioni derivano da Arcus, grandi archi crollati: e lo faccio senza alcuna peritanza sulla scorta di un Diploma dell’850 (Reg. Subl. p. 69, nel Galletti, Del prim., p. 187): terra sementaricia — in quo sunt parietina destructa que vocatur Parrioni: precisamente presso al san Sebastiano. Perciò la Regione Parione deve il suo nome alle ruine, vuoi del teatro di Pompeo, vuoi di un qualche grande monumento; infatti, che un vero monumento per tutto il medio evo si chiamasse così rilevasi anche dalla descrizione in versi della coronazione di Bonifacio VIII (nel Cancellieri, De possessu, p. 25), dov’è detto:

Turri relicta

De Campo, Judaea canens, quae caecula corde est,

Occurrit vesana Duci, Parione sub ipso

Il Campus è Campo di Fiore.

697.  Diploma di Ottone III per san Bonifacio: Nerini, p. 374, e Marini, n. 42 e 49.

698.  Vedi i detti Diplomi nel Marini. Al n. 49 è data la confermazione di Leone IX del 1049, e più chiaramente che non lo sia al n. 42. La Graphia nota: 1) il ponte Sisto con nome Antonini in arenula (l’Anon. Magliab.: alius ruptus tremulus, corrotto di in arenula; canicularius, corrotto di janiculensis et aurelius). 2) Pons Theodosii in Riparmea pons Valentiniani, che io reputo essere identico dell’altro. 3) Pons Senatorum S. Marie (meglio l’Anon. Magliab.: Senatorum et S. Mariae). 4) Fabricii in ponte Judaeorum (meglio l’Anon. Magliab.: P. Fabricius et Judeorum).

699.  Panciroli, p. 628, Martinelli, p. 180: il Martirol. Roman. ai 2 di Aprile. Del tempio di Vesta dapprima se ne fece uno di Ercole Vittorioso; adesso gli Archeologi lo hanno dedicato a Cibele; però questa Dea dovrà senza dubbio sloggiarne per dar luogo a qualche altra divinità, finchè anche questa ne sarà discacciata da una nuova rivoluzione archeologica.