Il tempio di Venere e di Roma, massimamente decaduto, appellavasi omai Templum Concordiae et Pietatis come gliene dà nome la Graphia; le sue colonne gigantesche di un sol pezzo di granito azzurro duravano ancora intatte da qualsiasi danno, ed offrivano una vista mirabile. Per la via Sacra, camminando sopra il selciato antico, e passando dall’arco dei «sette candelabri,» si andava al Foro, dove la piccola collina detta Velia aveva tuttavia una discesa assai profonda, perocchè il Foro non fosse coperto di cumulo tanto grande di ruine come oggidì è. Tutt’all’intorno, spettacolo di distruzione grandiosa, stavano templi, portici, basiliche; e il Romano, fatto uomo barbaro, moveva il piede in quel suo museo nazionale, attraversando ruderi innumerevoli di colonne, di architravi e di figure di marmo: la orrenda ruina, il deserto di cui s’era impadronita la leggenda, la mesta magnificenza dovevano ispirare nell’animo di lui sentimenti di commozione indicibile. Se un qualche antiquario romano, successore ignorante di Varrone, avrà accompagnato Ottone III in questa peregrinazione, quegli, con meravigliosa mescolanza di nomi veri e di nomi falsi, gli sarà venuto accennando i monumenti antichi. Gli avrà egli additato il Templum Fatale, l’arco di Giano presso a santa Martina, un Templum Refugii vicino a sant’Adriano, e con giusto nome gli avrà indicato il tempio della Concordia, presso a santo Sergio. Questo edificio celebre, dove un tempo Cicerone aveva tenuto le sue tonanti orazioni, fu, per qualche tratto di tempo, conservato in vita, mercè di una chiesa; indi andò in ruina: e quella l’Anonimo di Einsiedeln vide collocata frammezzo al tempio ed all’arco di Severo, che probabilmente le serviva di campanile. Oltre che a Sergio, dedicata era la chiesa anche a Bacco, un Santo il quale, sebbene stranamente emerga da quel luogo di antico paganesimo, non era straniero in Roma, dove, fra’ Santi, torniamo a trovare nomi di dei e di eroi: così è di quelli di santo Achilleo, di san Quirino, di san Dionisio, di santo Ippolito, di santo Ermete; così avveniva anche di santo Bacco‍[675].

L’Archeologo del secolo decimo, mostrandoci gli avanzi della basilica Julia o di uno dei santuarî di Vesta, ce gli avrebbe scambiati per il tempio del terribile Catilina, e lì presso ci avrebbe fatto vedere la chiesa di sant’Antonio, nel sito dove oggi s’eleva santa Maria Liberatrice, quella che salva dai tormenti dell’inferno. Ei ci avrebbe detto con gran serietà, che questo luogo diabolico, nomato Infernus, era il Lacus Curtius, entro la cui voragine, in antico, si era gettato il generoso Romano per salvare la patria; e ci avrebbe aggiunto, che ivi, in una caverna del Palatino chiusa con porte di bronzo, forse nel Lupercale antico, erasi appiattato un drago, che Silvestro aveva ucciso‍[676]. Presso alla carcere Mamertina, la Privata Mamertini del medio evo, ei ci avrebbe additato la statua del dio fluviale, celebre sotto nome di Marforio, che ivi rimase illesa per un corso di secoli; e ci avrebbe affermato che essa era un simulacro di Marte‍[677]. La via Sacra e la sua continuazione, Clivus Capitolinus o via dei Trionfatori, facendoci passare lungo i templi di Saturno e di Vespasiano, ci avrebbe condotto al Campidoglio, in mezzo a ruine innumerevoli della magnificenza antica. Chi potrebbe enunciare quello che fosse la vista grandiosa e tragica che esso allora offriva! Cassiodoro, per l’ultimo, aveva detto, il Campidoglio essere massima meraviglia di Roma, e rilevammo che nel secolo ottavo lo si notava come primo miracolo del mondo. Tuttavia, da tempo lungo, non udimmo più, neppure una fiata, ripetersi il suo nome: sparito era dalla storia di Roma, e soltanto la Graphia narra, che le sue mura mirabili erano composte di vetro e d’oro, ma non lo descrive‍[678]. Di già, intorno all’anno 882, si menziona il convento di santa Maria in Capitolio; però non si fa ancor motto della chiesa in Ara Coeli che ivi esiste, sebbene, probabilmente, a quell’età essa fosse omai edificata‍[679].

Profondo silenzio cela lo stato in cui fossero i Fora imperiali, ad eccezione di quello di Trajano; ma anche esso era a quest’ora ridotto a tanta ruina, che i documenti, i quali ne tengono discorso, parlano delle petrae che ivi si ammonticchiavano. Il nome della odierna via «Magnanapoli», che dal Quirinale conduce al Trajano, ebbe origine fin da quella età‍[680]. Dall’altro lato, era posto il Campus Caloleonis, oggidì storpiato nel nome di «Carleone», ch’era così appellato dal palazzo di un ottimate romano del tempo di Alberico‍[681]. Sopra ai ruderi delle biblioteche e delle basiliche Ulpie s’alzava ancora la magnifica colonna di Trajano, gigante che non aveva sofferto crollo. Vicino ad essa era la chiesa S. Nicolai sub columpnam Trajanam; costruita dei materiali del Foro, aveva certamente contribuito di assai alla sua ruina: essa apparteneva alla giurisdizione ecclesiastica dei santi Apostoli, e di questa basilica bene era proprietà eziandio la colonia Trajana‍[682].

Anche la sua bella gemella, la colonna di Marco Aurelio, ergevasi parimenti come s’erge oggidì. Nell’anno 955 Agapito II la confermava in proprietà del convento di san Silvestro in Capite, e, sette anni più tardi, Giovanni XII rinnovava il Diploma. «Noi confermiamo in integrum», vi è detto, «la grande colonna di marmo che da Antonino si appella, così come vedesi, con sue sculture, colla chiesa di santo Andrea che sta a’ suoi piedi, e col territorio che la attornia, in quel modo ch’essa d’ogni parte è circondata di via publica, in questa città di Roma»‍[683]. Se ne rileva, che pur sempre, dall’intorno esisteva una piazza sgombra, e che, vicino, vi si era edificata una piccola chiesa; il nano accanto al gigante. Siffatte cappelle erano botteghe di guardiani; dentro, i monaci vi facevano di sentinella, ed a loro andiamo debitori della conservazione di quelle illustri opere mirabili, dominatrici solitarie dei ruderi della storia, sulle quali, nell’azzurro del cielo, si disegnano le statue di san Pietro e di san Paolo: simboli della duplice signoria di Roma sul mondo, quei simulacri non potevano trovare luogo più acconcio delle colonne dei due Imperatori, i quali professarono una filosofia che per prima sgombrò le vie del Cristianesimo. I pellegrini avevano facilità di salire sulle colonne per loro interne scale a chiocciola, sì come oggidì ancora si suol fare, per godere di lassù la vista stupenda di Roma. Ai monaci poi avranno per ciò messo in mano qualche moneta; per lo meno, la inscrizione dell’anno 1119 (la quale può leggersi nel portico di santo Silvestro) nota, che i pellegrini presentavano di loro offerte la chiesa di santo Andrea presso la colonna di Marco Aurelio, donde il monastero costumava affittarle, come reddito considerevole. Desta grandissima meraviglia che cosa somigliante avvenisse anche nell’antichità. Infatti, tosto dopo dell’erezione della colonna, Adrasto, liberto dell’imperatore Settimio Severo, si era costruito, nell’anno 193, una casa in quelle vicinanze, per vegliarne a custodia, ossia per torne denaro a chi vi saliva sopra; ed invero in escavi dell’anno 1777 erano trovate in quelle località due inscrizioni in marmo, che Adrasto aveva fatto collocare nella sua casa di guardia; ed esse parlano di quell’usanza‍[684]. Anche la colonna che, in antico, Marco Aurelio e Lucio Vero avevano innalzato ad onore del loro padre Antonino Pio, era situata in prossimità dell’odierno monte Citorio. Aveva soltanto cinquanta piedi di altezza ed era di rosso granito; però non ne fa cenno l’Anonimo di Einsiedeln, nè la Graphia, nè i Mirabilia, perlochè, forse, nel secolo nono era di già crollata‍[685].

Nel secolo decimo il Campo di Marte, già appellato Campo Marzo, presentava il magnifico aspetto di una città di marmo caduta in rovina. Degli edifizî degli Antonini esistevano tuttavia grandi avanzi di basiliche o di templi, come oggidì ancora ce ne offre un saggio il frontone a colonne della Dogana: si pensi un po’ all’estensione che correva dal Panteon al mausoleo di Augusto, si pensi a quelle grandi ruine delle terme di Agrippa e di Alessandro, dello Stadium di Domiziano e dell’Odeum, che si seguivano tutte le une presso alle altre; si richiamino alla imaginazione gl’innumerevoli portici che attraversavano questo campo, venendo dalla via Lata, da porta Flaminia, dal ponte di Adriano; e si avrà innanzi alla mente la vista di una città meravigliosa smantellata, mezzo sepolta nel fango e nella polvere. Ivi, appiattati sotto le oscure volte dei ruderi, abitavano uomini meschini, che vi avevano posto covo, come altrettanti trogloditi; altri, avevano povere case posate sulle ruine, come tanti nidi di rondini. Allora, nell’antico Campo di Marte si piantavano cavoli e viti in mezzo a’ frammenti di edificî; strette viuzze si aprivano di qua e di là, e conducevano a chiese che, ruinate esse stesse, erano state costruite di rovine, e davano ai chiassuoli origine e nome. Tratto tratto dai ruderi s’alzava qualche oscura torre, rocca munita di un qualche Romano che si chiamava con nome di Console o di Giudice. Il mausoleo di Augusto non era peranco stato tramutato in fortezza; poichè era stato ricoperto di terriccio e piantato di alberi, la sua figura, simile a quella di un colle, gli acquistava nominazione di monte, e nel secolo decimo lo si appellava Mons Agustus, che in volgare si smozzò nel nome di Austa, ovvero di L’austa. Una bella tradizione narrava, che l’imperatore Ottaviano aveva fatto trasportare un corbello pieno di terra da ogni provincia dell’Impero, e che ivi l’aveva riversata, affine, quasi, di poter riposare nella terra di tutto il mondo, che dominato aveva. Ad imitazione di quel che s’era fatto nel sepolcro di Adriano, anche sulla cima del mausoleo di Augusto si era edificata una cappella all’arcangelo Michele: lo abbiamo scoperto da quegli stessi Diplomi di Agapito II e di Giovanni XII, che confermano anche questo sepolcro in proprietà del convento di san Silvestro‍[686]. Presso alla tomba era posta allora la chiesa di santa Maria o Martina in Augusta, che più tardi fu tramutata nell’ospitale di san Giacomo degli Incurabili: tutto all’intorno erano vigneti e campi pertinenti al detto monastero. La muraglia della Città, ruinosa e coperta di sterpi, si prolungava lungo l’odierna Ripetta fino al ponte di Adriano, ed era interrotta da due porte del fiume, quelle di sant’Agata e della Pigna‍[687]. L’odierna porta del Popolo era pur sempre chiamata Flaminia, come la appella la Graphia, ma altresì era omai detta S. Valentini, dalla chiesa che è posta fuori della porta. Dove sta oggi la bella piazza del Popolo era terreno coltivato a campo e a giardino, similmente di ciò che avveniva a quell’età del Mons Pinzi, sopra il quale esisteva una chiesa di san Felice. Massimamente, tutto il Campo di Marte era traversato di vigneti e di orti. Il magnifico Stadium di Domiziano giaceva in rovinaccio; l’Anonimo di Einsiedeln erroneamente lo chiama «Circus Flaminius dove è santa Agnese», e per tale lo appella dall’antica Regione di questo nome cui l’edificio apparteneva; però, nel secolo decimo chiamavasi, con linguaggio popolare, Agonis da Agon, ossia Circus Agonalis. Poichè dunque questo luogo si denominava in Agona, ne derivò la dizione ’n Agona, finalmente quella di Navona, onde è denotata oggidì la maggiore e bellissima delle piazze popolari di Roma‍[688].

Dei materiali del Circo, già ancora a’ tempi prima, erano state edificate parecchie chiese: da un lato, la Diaconia di santa Agnese in Agone, perocchè ivi la leggenda della Santa s’avesse composto la scena; dall’altro, la parrocchia di santo Apollinare, fondata probabilmente sui ruderi di un tempio d’Apollo, che era stato cacciato in bando dal suo santo omonimo, primo vescovo di Ravenna‍[689]. Similmente ad altri conventi e ad altre basiliche di Roma, che poco a poco s’erano impadroniti del suolo della Città e dei suoi monumenti, la chiesa di santo Eustachio aveva in questa Regione dei possedimenti; e financo la remota Farfa vi aveva proprietà di campi, di case, di giardini e di cripte dello Stadio caduto o delle prossime terme di Alessandro Severo. In vicinanza a questi distrutti bagni appartenevano alla Badia tre piccole chiese, quelle di santa Maria, di san Benedetto e di san Salvatore, a cagione delle quali aveva essa sostenuto continue controversie coi preti di santo Eustachio: e precisamente al documento di questa lite noi andiamo debitori della cognizione topografica della Regione in Agone, ossia in Scorticlariis[690]. Santa Maria farfense si dice essere l’odierna chiesa di san Luigi dei Francesi; la cappella di san Benedetto perì; san Salvatore conservò il nome ed il luogo, coll’addiettivo in Thermis. Qui dunque, accanto allo Stadium di Domiziano, stavano le terme di Nerone, ampliate da Alessandro Severo, e si stendevano da santo Eustachio fino a santo Apollinare‍[691]. Dei loro ruderi fu edificato il quartiere odierno, in cui s’accolgono il santo Eustachio, il palazzo Madama, quello Giustiniani, le Poste, il san Luigi: ed ancora in tempi più tardi ivi si trovavano avanzi magnifici di portici, di archi, di colonne, di ornati.

Voleva la tradizione che la chiesa di santo Eustachio, appellata in Platana (forse da un platano che fioriva colà), fosse stata edificata in un palazzo delle terme di Alessandro. La sua fondazione deve risalire ad un tempo assai remoto, perocchè ancor sotto di Gregorio I fosse una Diaconia. Formava, nel medio evo, il punto di mezzo di un quartiere; e di tal guisa diede nome alla Regione, ed altresì ad una celebre famiglia di nobili. Mirabile è la leggenda del Santo. Il suo nome pagano era quello di Placido; amico e generale di Trajano aveva vinto i Daci e gli Ebrei, ed era tornato a Roma in trionfo. Un dì, mentre era alla caccia, inseguiva egli un cervo fra Tivoli e Preneste; l’animale, fuggendogli davanti, si gettò sul monte Vulturello (presso a Guadagnolo), e Placido, che correva sulle sue orme, vide tutt’a un tratto sfolgorare fra le corna il volto del Cristo, che gli ordinava di tornare a Roma e di torvi battesimo. Placido assunse il nome cristiano di Eustachio, fe’ battezzare la moglie sua con quello di Trojana Teopista, e i figli appellò Agapito e Teopisto. Per volere celeste fu ridotto povero come Giobbe, ed allora emigrò nei deserti d’Egitto. Dei marinari gli rapirono la moglie; un leone ed un lupo gli portarono via i suoi figliuoli, ed egli si pose ad officî servili presso un signore egiziano. Frattanto, Trajano involto in guerre coi Persiani, mandò pel mondo, quant’era vasto, in cerca del suo eroe Placido, e, finalmente, due centurioni lo riconobbero alla cicatrice di una ferita, che un tempo aveva riportato in battaglia. Vestirono di abiti magnifici lui reluttante, e lo trassero a Roma, dove giunto, trovava che Adriano era succeduto sul trono dell’amico suo. Prese la capitananza della guerra contro ai Persiani; ritrovò per propizia ventura moglie e figliuoli, e, compiuta l’impresa, tornò a Roma coronato di allori. Decretavagli il Senato un arco trionfale, ma il segreto cristiano rifiutava di offrire a Giove il sacrificio della vittoria, e confessava arditamente la sua fede. Egli fu condannato coi suoi a morire; e, poichè i leoni dell’arena si accovacciavano nella polvere innanzi a loro, i martiri furono gettati entro ad un toro di bronzo arroventato; e quando il carnefice aperse la macchina affreddata, Eustachio, la sua donna e i suoi figliuoli trovaronsi morti, ma i loro corpi apparvero agli occhi di tutti belli e senza offesa. I cristiani diedero ad essi sepoltura nelle case del morto; molti Romani presero battesimo, e Adriano, amaramente pentito, bevve il veleno in Cuma‍[692].

Eustachio ha per Roma un altra ragione d’importanza, chè egli diventò l’eroe di una genealogia delle più stravaganti. Fin dal secolo duodecimo si compiacquero i Romani di far derivare la loro nobiltà dal tempo antico; i loro alberi genealogici germogliarono tutt’a un tratto sul Palatino, dal celebre lauro di Augusto, o crebbero nei giardini di Mecenate e di Pompeo, degli Scipioni e dei Massimi. Poichè fu detto che la famiglia dei Conti di Tusculum si fosse tramutata in quella dei Conti di sant’Eustachio, la si fece, con ardita fantasia, discendere da quell’Ottavio Mamilio di Tusculum, che era caduto nella battaglia combattuta presso il lago Regillo. Da quello si volle che derivassero gli Ottavî, e da Ottaviano imperatore si fe’ venire il senatore Agapito Ottavio, padre di Placido Eustachio. Alla famiglia stessa avrebbe appartenuto però anche Tertullo, padre di quel santo Placido che era stato scolare di Benedetto, e la loro casa, dicevasi, dai tempi di Mamilio in poi aveva pur sempre posseduto Tusculum, finchè Tertullo lo donava al convento di Subiaco. Naturalmente si volle che Tertullo fosse stato eziandio cugino di Giustiniano imperatore; e naturalmente dalla famiglia degli Ottavî si fecero discendere altresì il grande papa Gregorio e la stirpe Anicia. Per queste anella, dal favoleggiato Ottavio Mamilio derivarono non soltanto i Conti di Tusculum, ma eziandio i Pierleoni, i Conti di Segni, di Pola, di Valmontone, ed i Frangipani, che diedero origine a casa d’Austria‍[693].

Dall’altro lato del Panteon l’Anonimo di Einsiedeln trovava omai il convento di santa Maria nel Minervium, che vuol dire edificato nelle ruine del tempio antico di Minerva; ed ancora la Graphia registra: «Presso il Panteon è il tempio di Minerva Calcidia». Non lungi di là era eretto un arco trionfale che si attribuiva a Camillo, e perciò il luogo era anche denominato Camigliano. Ivi pure una via assai antica era chiamata «ai due amanti», donde, eziandio un convento esistente colà era detto di san Salvatore ad duos amantes[694]. Di fianco era situato l’Iseum, e nelle sue ruine duravano tuttavia i bellissimi gruppi del Nilo e del Tevere, che possono in oggi vedersi nel Vaticano: con bella ventura sfuggirono essi alla distruzione, parimente come fu del Marforio.

Facciamo nota anche di un altro arco trionfale che s’ergeva nel territorio di san Marco, e che nel medio evo è menzionato di frequente. Appellato era «della mano di carne», arcus manus carneae, e stava all’ingresso dell’odierna via detta «Macello de’ corvi», il cui nome, bene o male, fu considerato essere storpiatura di manus carnea. Probabilmente, si mirava colà l’imagine di una mano, segnacolo di una coorte, e la tradizione narrava che fosse quella la mano del carnefice, converso in pietra, che aveva martoriato la pia Lucina al tempo di Diocleziano‍[695].

Nulla sappiamo dello stato in cui si trovava il teatro di Pompeo, ma ancor lo si denota con nome di Theatrum oppure di Templum. Le sue ruine, come quelle di altri antichi edificî di questo quartiere, erano ancora così considerevolmente grandi, che tutto il sito all’intorno era, nel secolo decimo, chiamato «Parione», quel nome onde oggidì s’appella la Regione VI ivi posta: lo si contrassegnava altresì per via di una grande urna antica, che ivi istesso balzava all’occhio del popolo‍[696]. Del Circus Flaminius si fa ancora menzione fugace, e più tardi torna a galla, con nome di «aureo castello»: il teatro di Marcello porta ancora in alcuni documenti il suo nome antico, sebbene potesse darsi che il popolo omai lo chiamasse anche di Antonino: lungo i margini del fiume poi ci imbattiamo in luoghi a noi noti, nella Ripa Graeca, davanti a santa Maria in Cosmedin e nella Marmorata antica‍[697].

Un importante documento dell’anno 1018, dato per il vescovato di Porto (la cui giurisdizione si estendeva allora di là dell’isola Tiberina e del Transtevere) ci ha conservato i nomi di alcuni ponti del Tevere, come erano allora chiamati. Poichè quella carta delimita nei suoi confini la diocesi di Porto, la sua descrizione prende partenza «dal ponte rotto, donde l’acqua scorre, dalle mura della città transtiberina, da porta Settimiana, da porta san Pancrazio»; indi percorre la Campagna oltre il fiume Arrone, procede al mare di là dal faro, poi torna indietro «per lo mezzo del gran fiume, a Roma, al ponte rotto presso Marmorata, al ponte di santa Maria, al ponte degli Ebrei in mezzo del fiume, e, dirittamente in mezzo di questo, al predetto ponte rotto, che è il più prossimo alle chiese cattoliche di Transtevere, di santa Maria, di san Crisogono e di santa Cecilia, al convento di san Pancrazio e dei santi Cosma e Damiano». Quindi si rileva, che l’odierno ponte Sisto era allora un ponte abbattuto, avvegnachè da esso s’incominci la descrizione, e la si prosegua lungo il muro transtiberino per porta Settimiana: se ne ritrae che un secondo ponte ruinato esisteva presso alla Marmorata, la quale, visibile anche adesso sotto all’Aventino, era nel medio evo appellata col nome Probi oppure Theodosii in Riparmea (ripa marmorea): l’odierno ponte Rotto, il quale attualmente è sostenuto a catene, era chiamato allora di santa Maria, da una chiesa che ivi s’ergeva: finalmente, il ponte odierno «quattro Capi» (altra volta appellato Fabricii), si chiamava degli Ebrei, perocchè gli Israeliti fin d’allora vi abitassero in vicinanza‍[698].

Presso al ponte Palatino si elevano, l’un vicino all’altro, tre mirabili edificî di Roma; il cosiddetto tempio della Fortuna Virile, la elegante rotonda della così appellata Vesta, e la mutilata torre a ponte che si addimanda casa di Pilato, oppure di Crescenzio, ed anche di Cola di Rienzo. Il primo tempio, che è un pseudo periptero di stile jonio, ben conservato, di forma severa e leggiadra, deriva certo ancora da’ tempi della Republica. Questo santuario della Fortuna virile di Servio Tullo, come si credette esser bene appellarlo, era stato tramutato in chiesa, e tradizione suona che lo fosse di già sotto a Giovanni VIII: ivi dentro si adagiò più tardi Maria, cortigiana egiziana, una bella peccatrice, che nel deserto aveva fatto penitenza della sua vita licenziosa; e il tempio porta oggidì il suo nome, di santa Maria Egiziaca. Anche il grazioso tempio di Vesta, che vi è dirimpetto, e che, in età più tarda del medio evo, fu appellato tempio della Sibilla, si cambiò in chiesa; quando, non sappiamo: lo si chiama san Stefano delle Carrozze, oppure, da una sacra imagine, santa Maria del Sole‍[699]. Della cosiddetta Casa di Pilato ci occuperemo più tardi. Tutti e tre quei monumenti, aggruppati col ponte e colla santa Maria in Cosmedin, rendono il sito uno dei più vaghi di Roma.

Quest’è la nostra piccola «Grafia» della Città nel secolo decimo. Ne caviamo la conchiusione, che allora il Campo di Marte era coperto fittamente di edificî, che i colli Quirinale, Viminale, Esquilino continuavano ad essere abitati, e che vasti territorî lungo le mura della Città erano messi a cultura e a vigneti, come sono oggidì. Il Celio, dove durava per un corso di secoli una strada antica detta Caput Africae, ed il monte Aventino appaiono massimamente coperti di edificî e traversati di vie; abitato era il territorio circostante al Foro; la Suburra continuava ad esistere. Il quartiere più splendido era quello della Via Lata. Anche allora doveva essere assai densamente popolato il Transtevere; e Leone IV colla edificazione della città Leonina, del cosiddetto «Porticus di san Pietro», aveva fondato una nuova colonia cittadina nel borgo Vaticano.

FINE DEL VOLUME TERZO.

INDICE DEL TERZO VOLUME.

LIBRO QUINTO.
 
LA CITTÀ DI ROMA DURANTE L’ETÀ DEI CAROLINGI, FINO ALL’ANNO 900.
 
Capitolo primo. — § 1. Novello stato che la città di Roma tiene nel mondo. — Relazioni dell’Imperatore e del Papa con Roma. — Leone va un’altra volta a Carlo. — Ardulfo di Northumberland viene a Roma Facc. 3
 
§ 2. Pipino muore nell’anno 810. — Bernardo, re d’Italia. — Lodovico I è coronato in Aquisgrana, socio nell’Impero dei Romani. — Muore Carlo magno. — Valore di lui nella storia del mondo. — Mancanza di tradizioni locali di lui nella città di Roma 20
 
§ 3. Avvengono tumulti in Roma. — Bernardo è mandato a Roma per procedervi a inquisizione. — Leone III muore nell’anno 816. — Edificî di Leone in Roma. — Caratteri dell’architettura e dell’arte di quell’età. — Chiese titolari e conventi celebri di Roma in quell’epoca 28
 
§ 4. Stefano IV, papa. — Egli va a Lodovico. — Presto muore. — Elezione e ordinazione precipitosa di Pasquale I. — Il falso diploma di Lodovico 41
 
Capitolo secondo. — § 1. Lotario è fatto socio nell’Impero. — Ribellione e fine di Bernardo re. — Lotario diventa re d’Italia. — È coronato in Roma. — Vi pone tribunale imperiale di giustizia. — Lite del monastero di Farfa. — Supplizio violento di maggiorenti romani. — Pasquale evita il giudizio dell’Imperatore. — Muore 49
 
§ 2. Pasquale edifica le chiese di santa Cecilia in Transtevere, di santa Prassede sul monte Esquilino, di santa Maria in Domnica sul Celio 60
 
§ 3. Eugenio II è fatto papa. — Lotario viene a Roma. — Sua Costituzione dell’anno 824. — Eugenio muore nell’Agosto dell’827 69
 
§ 4. Valentino I, papa. — Gregorio IV, papa. — I Saraceni s’avanzano nel mar Mediterraneo. — Fondano loro dominazione in Sicilia. — Gregorio IV edifica Nuova Ostia. — Decadimento della monarchia di Carlo. — Muore Lodovico il Pio. — Lotario regna solo imperatore. — Divisione dell’Impero a Verdun nell’anno 843 80
 
§ 5. Fervore per il possedimento di reliquie. — Salme di Santi. — Loro traslazioni. — Caratteri dei pellegrinaggi di quell’età. — Gregorio IV riedifica la basilica di san Marco. — Restaura l’Aqua Sabbatina. — Costruisce la villa pontificia «del Dragone . — Muore nell’anno 844 90
 
Capitolo terzo. — § 1. Sergio II papa (844-847). — Re Lodovico viene a Roma. — Sua incoronazione; dissensi di lui col Pontefice e coi Romani. — Siconolfo viene a Roma. — I Saraceni assalgono e saccheggiano il san Pietro e il san Paolo. — Sergio II muore nell’anno 847 105
 
§ 2. Leone IV è fatto papa. — Incendio di Borgo. — Roma, Napoli, Amalfi e Gaeta fanno lega contro ai Saraceni. — Si vince in mare presso Ostia nell’anno 849. — Leone IV edifica la Civitas Leonina. — Sue mura e sue porte. — I distici collocati sulle porte maggiori 117
 
§ 3. Leone cinge Portus di mura, e ne affida il porto ad una colonia di Côrsi. — Edifica Leopoli in vicinanza a Centumcelle. — Civitavecchia. — Restaura Orta e Ameria. — Sue costruzioni di chiese in Roma. — Suoi doni votivi. — Ricchezza inesauribile del tesoro della Chiesa. — Frascati 129
 
§ 4. Lodovico II è coronato imperatore. — Il cardinale Anastasio è deposto. — Etelvolfo e Alfredo in Roma. — Daniele, maestro de’ militi, è sottoposto a inquisizione in Roma, innanzi al tribunale di Lodovico II. — Leone IV muore nell’anno 855. — Favola della papessa Giovanna 137
 
Capitolo quarto. — § 1. Benedetto III è eletto papa. — Nascono tumulti in Roma a causa dell’elezione pontificia. — Invasione del cardinale Anastasio. — Fermezza de’ Romani contro ai legati imperiali. — Benedetto III è ordinato papa il dì 29 del Settembre 855. — Lodovico II, solo imperatore. — Rapporti di amicizia fra Roma e Bisanzio 147
 
§ 2. Nicolò I è eletto papa. — Rende soggetto a sè l’Arcivescovo di Ravenna. — Scoppia lo scisma greco di Fozio. — Relazioni di Roma coi Bulgari. — Legati bulgari di re Bogori vengono a Roma. — Formoso va missionario in Bulgaria. — Roma tenta di farne una sua provincia ecclesiastica. — Costituzione data da Nicolò I ai Bulgari 153
 
§ 3. Si contende a cagione di Gualdrada. — Nicolò condanna il Sinodo di Metz, e depone Guntero di Colonia e Teutgaudo di Treviri. — Lodovico II con grande ira viene a Roma. — Le sue soldatesche commettono eccessi di violenza nella Città. — Arroganza degli Arcivescovi tedeschi; fermezza e trionfo del Papa 163
 
§ 4. Cure rivolte da Nicolò I alla città di Roma. — Restaura l’Aqua Tocia e la Trajana. — Fortifica nuovamente Ostia. — Pochi edificî e scarsi doni votivi di lui. — Condizioni delle scienze. — Editto scolastico di Lotario, dell’anno 825. — Decreti di Eugenio II e di Leone IV intorno alle scuole delle parrocchie. — Monaci greci a Roma. — Biblioteche. — Codici. — Monete 171
 
§ 5. Roma è immersa nella ignoranza. — I Romani sono superati dagli Arabi, dai Greci, dai Franchi e dai Tedeschi. — Soltanto il Papato ha suoi Cronisti. — Il Liber Pontificalis di Anastasio. — Sua origine e suoi caratteri. — Traduzioni di Anastasio dal greco. — Biografia di Gregorio magno, scritta da Giovanni Diacono 182
 
Capitolo quinto. — § 1. Principia la supremazia di Roma. — Lo Stato della Chiesa. — Decretali pseudo-Isidoriane. — Nicolò I muore nell’anno 867. — Adriano II è fatto papa. — Lamberto di Spoleto entra con violenza in Roma. — Nemici di Adriano dentro di Roma. — Delitti di Eleuterio e di Anastasio, e loro punizione 189
 
§ 2. Rinnovansi le controversie a cagione di Gualdrada. — Spergiuro di Lotario. — Umiliazioni ch’ei soffre in Roma. — Sua presta morte. — Lodovico imperatore, nell’Italia meridionale. — Concetto dell’Imperium in quell’età. — Lettera di Lodovico all’Imperatore di Bisanzio. — Smacco che l’Impero riceve a Benevento. — Lodovico viene a Roma. — È coronato una seconda volta. — I Romani proclamano che Adalgiso di Benevento è tiranno e nemico della Republica 199
 
§ 3. Giovanni VIII è fatto papa nell’anno 872. — Muore Lodovico II imperatore. — I figli di Lodovico di Germania e Carlo il Calvo si contendono il possedimento d’Italia. — Carlo il Calvo diventa imperatore nell’anno 875. — Decadimento dell’autorità imperatoria in Roma. — Carlo il Calvo è eletto re d’Italia. — Fazione tedesca in Roma. — Violenze della nobiltà. — Formoso di Porto è scomunicato 210
 
§ 4. I Saraceni danno il guasto alla Campagna. — Giovanni VIII scrive lettere di doglianza. — Lega dei Saraceni colle città marittime dell’Italia meridionale. — Splendida operosità di Giovanni VIII: arma una flotta, negozia coi Principi della bassa Italia, vince i Saraceni a Capo di Circe. — Condizioni dell’Italia meridionale. — Giovanni VIII edifica Giovannipoli in vicinanza al san Paolo 219
 
Capitolo sesto. — § 1. Relazioni difficili di Giovanni VIII con Lamberto e coll’Imperatore. — Il Papa conferma una seconda volta la dignità imperatoria di Carlo il Calvo. — Sinodi di Roma e di Ravenna nell’anno 877. — Decreti di Giovanni, riguardanti i patrimonî. — I beni della Camera pontificia. — Tentativi infruttuosi di resistenza alla feudalità. — Carlo il Calvo muore. — Trionfa la parte tedesca. — Comportamento minaccevole di Lamberto e dei fuorusciti. — Lamberto assale Roma e fa prigioniero il Papa. — Giovanni VIII fugge a Francia 231
 
§ 2. Giovanni al Sinodo di Troyes. — Bosone duca, diventa favorito suo. — Lo accompagna in Lombardia. — Falliscono i suoi progetti. — Genio diplomatico di Giovanni VIII. — Carlo il Grosso è fatto re d’Italia, ed è altresì coronato imperatore a Roma, nell’anno 881. — Giovanni VIII muore. — Audacia de’ suoi disegni. — Sua indole 242
 
§ 3. Marino I, papa. — Ripone nuovamente Formoso nel suo vescovato. — Rovescia Guido di Spoleto. — Adriano III, papa nell’anno 884. — Decreti a lui falsamente attribuiti. — Stefano V, papa. — Costume di saccheggiare le case patriarcali alla morte del Papa. — Lusso dei Vescovi. — Roma patisce di fame. — Carlo il Grosso è deposto. — Fine dell’Impero de’ Carolingi. — Missione incompiuta d’Italia. — Berengario e Guido combattono l’uno contro all’altro, per impadronirsi della corona. — Guido rinnovella l’Impero franco nell’anno 891. — Stefano V muore 251
 
Capitolo settimo. — § 1. Formoso, papa nel Settembre dell’891. — Fazione di Arnolfo e fazione di Guido. — Sergio è candidato avverso a Formoso. — Questi chiede ad Arnolfo che muova su Roma. — Calata di Arnolfo in Italia. — Guido muore, e Lamberto gli succede nell’Impero. — Arnolfo viene contro a Roma. — Prende d’assalto la Città. — È coronato imperatore nell’Aprile dell’anno 896. — I Romani gli prestano giuramento di fedeltà. — Suo sventurato ritorno. — Formoso muore nel Maggio dell’anno 896 263
 
§ 2. Torbidi in Roma. — Bonifacio VI, papa. — Stefano VI, papa. — Sinodo «del cadavere ; giudizio dei morti pronunciato sopra Formoso. — Cade la basilica Lateranense. — Ragioni del delitto atroce. — Il Libellus di Ausilio. — La Invectiva in Romam. — Fine orribile di papa Stefano VI 273
 
§ 3. Romano, papa. — Teodoro II, papa. — Questi dà sepoltura al cadavere di Formoso. — Morto Teodoro, Sergio tenta d’impadronirsi del Pontificato, ma è cacciato in bando. — Giovanni IX, papa nell’anno 898. — Ripone in onore la memoria di Formoso. — Decreto di lui concernente la consecrazione del Pontefice. — Sue cure per afforzare l’Impero di Lamberto. — Morte repentina di Lamberto. — Berengario, re d’Italia. — Calano in Italia gli Ungheri. — Sorge un pretendente in Lodovico di Provenza. — Giovanni IX muore nel Luglio dell’anno 900 281
 
LIBRO SESTO.
 
STORIA DELLA CITTÀ DI ROMA NEL SECOLO DECIMO.
 
Capitolo primo. — § 1. Trapasso al secolo decimo. — Benedetto IV corona Lodovico di Provenza a imperatore, nell’anno 901. — Gli ottimati più insigni di Roma a quell’età. — Leone V e Cristoforo, papi. — Sergio III è fatto papa. — Sue Bolle. — Riedifica la basilica Lateranense. — Anastasio III e Lando, papi 295
 
§ 2. Giovanni X. — Sua vita prima. — Ottiene la tiara per favore della romana Teodora. — Teofilatto marito di lei, console e senatore dei Romani. — Alberico, uomo di nuove fortune. — Relazioni di lui con Marozia. — Teodora e Marozia 305
 
§ 3. Guasti orribili dati dai Saraceni. — Distruzione di Farfa. — Subiaco. — I Saraceni s’appiattano a ruba in castella della Campagna. — Giovanni X offre a Berengario la corona imperiale. — Berengario entra in Roma, ed è coronato sul principio del Dicembre dell’anno 915 318
 
§ 4. S’imprende guerra contro a’ Saraceni. — Si combatte nella Sabina e nella Campagna. — Trattato di Giovanni X coi Principi dell’Italia inferiore. — I Saraceni sono disfatti sul Garigliano, nell’Agosto dell’anno 916. — Il Pontefice e Alberico tornano a Roma. — Cosa divenisse Alberico. — Berengario cade. — Conseguenze che ne avvengono in Roma. — Fine incerta di Alberico 328
 
§ 5. Cacciata di Rodolfo di Borgogna. — Intrighi donneschi per elevare Ugo al trono. — Giovanni X conchiude un trattato con lui. — Marozia sposa Guido di Tuscia. — Giovanni X è travagliato in Roma di gravi difficoltà. — Pietro, fratello di lui, è discacciato. — Rivolgimento in Roma. — Pietro è trucidato. — Caduta e morte di Giovanni X 340
 
Capitolo secondo. § 1. Leone VI e Stefano VII, papi. — Il figliuolo di Marozia sale alla cattedra pontificia con nome di Giovanni XI. — Ugo re. — Marozia gli offre mano di sposa a Roma. — Loro sponsali. — Il castel Sant’Angelo. — Rivoluzione in Roma. — Il giovine Alberico s’impadronisce del potere 347
 
§ 2. Natura del rivolgimento avvenuto in Roma. — Alberico, Princeps atque Senator omnium Romanorum. — Concetto di questo titolo. — Il Senato. — Le Senatrices. — Fondamenta su cui posava il potere di Alberico. — L’aristocrazia. — Condizioni della cittadinanza romana. — Milizia cittadina. — Ordini di giustizia al tempo di Alberico 357
 
§ 3. Temperanza d’animo di Alberico. — Ugo assedia Roma due volte. — Sposa sua figlia Alda ad Alberico. — Relazioni di questo con Bisanzio. — Leone VII, papa nell’anno 936. — Uno sguardo retrospettivo sull’importanza del monachismo benedettino. — Decadimento di esso. — Riformazione di Cluny. — Operosità di Alberico a quest’uopo. — Odone di Cluny viene a Roma. — Continua la storia di Farfa. — La provincia della Sabina 369
 
§ 4. Stefano VIII, papa nel 939. — Alberico reprime un moto di rivolta. — Marino II, papa nel 942. — Ugo assedia nuovamente Roma. — Caduta di lui per opera di Berengario d’Ivrea. — Lotario, re d’Italia. — Pace fra Ugo ed Alberico. — Agapito II, papa nel 946. — Lotario muore. — Berengario, re d’Italia nel 950. — Gli Italiani chiamano Ottone magno. — Colpa d’Italia a chiamarsi addosso la dominazione straniera. — Alberico respinge Ottone da Roma. — Berengario diventa vassallo di Ottone. — Alberico muore nell’anno 954 387
 
Capitolo terzo. — § 1. Ottaviano succede ad Alberto nella podestà. — È fatto papa nell’anno 955, con nome di Giovanni XII. — Suoi traviamenti giovanili. — Abbandona l’indirizzo politico del padre. — I Lombardi e Giovanni XII chiamano Ottone I. — Suo trattato col Papa e suo giuramento. — È coronato imperatore a Roma, addì 2 Febbraio 962. — Indole del novello Impero romano di nazione tedesca 401
 
§ 2. Privilegium di Ottone. — Giovanni e i Romani gli rendono omaggio. — Giovanni trovasi in condizioni irte di contrasti. — Cospira contro all’Imperatore. — Ricetta Adalberto in Roma. — Ottone torna a Roma; il Papa fugge. — L’Imperatore toglie ai Romani la libertà dell’elezione pontificia. — Sinodo tenuto nel mese di Novembre. — Giovanni XII è deposto. — Leone VIII. — Una rivolta dei Romani riesce a mal fine. — Ottone parte di Roma 411
 
§ 3. Giovanni XII torna a Roma. — Leone VIII fugge. — È deposto in un Concilio. — Giovanni toglie vendetta dei suoi nemici. — Muore nel Maggio dell’anno 964. — I Romani eleggono Benedetto V. — Ottone riconduce Leone VIII a Roma. — Benedetto V è deposto e cacciato in esilio. — Il Papato è tenuto sotto la soggezione degli Imperatori tedeschi. — Privilegium di Leone VIII 426
 
§ 4. Ottone torna in patria. — Leone VIII muore nella primavera dell’anno 965. — Giovanni XIII è fatto papa. — Famiglia di lui. — Egli si rende avversi i Romani. — E cacciato della Città. — Ottone muove contro a Roma. — Si accoglie nuovamente il Papa. — I ribelli sono puniti barbaramente. — Il Caballus Constantini. — Rimpianto a Roma caduta sotto ai Sassoni 434
 
Capitolo quarto. — § 1. Ottone II è coronato imperatore. — Liudprando va ambasciatore a Bisanzio. — Preneste, ossia Palestrina. — Questa celebre città è data a Stefania senatrice, nell’anno 970 447
 
§ 2. Teofania sposa Ottone II in Roma. — Benedetto VI, papa nel 973. — Muore Ottone il grande. — Commovimenti in Roma. — La famiglia dei Crescenzî. — I Caballi marmorei. — Soprannomi romani a questo tempo. — Crescenzio de Theodora. — Cade Benedetto VI. — Esaltamento di Ferruccio, con nome di Bonifacio VII. — Repente fuga di lui. — Oscura fine di Crescenzio 455
 
§ 3. Benedetto VII, papa nel 974. — Promuove la riforma di Cluny. — Restaura chiese e conventi. — Monastero dei santi Bonifacio e Alessio sull’Aventino. — Leggenda di sant’Alessio. — Spedizione di Ottone II in Italia. — Viene a Roma nella Pasqua dell’anno 981. — Sua sfortunata impresa nelle Calabrie. — Giovanni XIV è fatto papa. — Ottone II muore in Roma ai 7 Dicembre 983. — Sepolcro di lui in san Pietro 468
 
§ 4. Ferruccio torna a Roma. — Fine orribile di Giovanni XIV. — Bonifacio VII regge col terrore. — Caduta di lui. — Giovanni XV, papa nell’anno 985. — Crescenzio s’impadronisce della podestà di patrizio. — Teofania viene a Roma come reggente dell’Impero. — Suo atteggiamento imperatorio. — Rimette la Città a quiete. — Santo Adalberto in Roma 479
 
Capitolo quinto. — § 1. Decadimento massimo del Papato. — Invettiva dei Vescovi di Gallia contro a Roma. — Atteggiamento ostile dei Sinodi provinciali. — Oscurità delle condizioni di Roma. — Crescenzio si prende la podestà temporale. — Giovanni XV fugge. — I Romani lo accolgono nuovamente. — Muore nell’anno 996. — Ottone III eleva Gregorio V al pontificato. — Il primo Pontefice tedesco. — Il Papato è soggetto all’Impero germanico. — Ottone III è coronato imperatore, addì 21 di Maggio del 996 491
 
§ 2. Condanna dei ribelli Romani. — Crescenzio riceve grazia. — Adalberto è costretto ad abbandonar Roma. — Incontra, volonteroso, morte di martire. — Ottone III parte di Roma. — Sollevazione dei Romani. — Mirabile lotta della Città contro al Papato e all’Impero. — Crescenzio discaccia Gregorio V. — È scomunicato. — Mutazione di cose in Roma. — Crescenzio innalza alla sedia pontificia Filagato, con nome di Giovanni XVI 502
 
§ 3. Dominazione di Crescenzio in Roma. — Ottone muove contro la Città. — Sorte orrenda dell’Antipapa. — Crescenzio si difende in castel Sant’Angelo. — Narrazioni varie della sua fine. — Mons Malus, ossia Monte Mario. — Inscrizione funeraria di Crescenzio 514
 
Capitolo sesto. — § 1. Conseguenze della caduta di Crescenzio. — Suoi parenti nella Sabina. — Ugo, abate di Farfa. — Condizioni di questo monastero imperiale. — Lite notevole sostenuta dall’Abate contro ai preti di santo Eustachio in Roma 529
 
§ 2. Ordini giudiziarî in Roma. — I Judices palatini od ordinarii. — I Judices dativi. — Formula usata per la costituzione del giudice romano. — Formula usata nella concessione del diritto civile romano. — Giudici criminali. — Consoli e Comites, forniti di autorità giudiziaria nelle città di provincia 538
 
§ 3. Il Palatinato imperiale in Roma. — Guardia imperiale. — Conte Palatino. — Fisco imperiale. — Palatinato e Camera pontificî. — Imposte. — I redditi del Laterano si sono diminuiti. — Dispersione dei beni ecclesiastici. — Esenzioni dei Vescovi. — La Chiesa romana riconosce, intorno al 1000, i contratti di feudo 548
 
§ 4. Ottone III va in pellegrinaggio al monte Gargano. — Gregorio V muore nel Febbraio del 999. — Gerberto. — Santo Romualdo in Ravenna. — Gerberto è fatto papa, con nome di Silvestro II. — Idee fantastiche di Ottone III, in riferimento alla restaurazione dell’Impero romano. — Egli veste a foggia di Bisanzio. — Libro ceremoniale per la sua corte. — Il Patricius 559
 
§ 5. Cominciamento del pontificato di Silvestro II. — Una donazione di Ottone III. — Primo accenno delle crociate. — L’Ungheria diventa provincia della Chiesa romana. — Ottone III, nella sua dimora di monte Aventino. — Misticismo di lui. — Egli ritorna in Alemagna. — Viene nuovamente in Italia, nell’anno 1000. — Condizioni difficili di Silvestro II. — Basilica di santo Adalberto nell’isola Tiberina 573
 
§ 6. Tibur, ossia Tivoli. — Sollevazione di questa città. — Ottone III e il Papa la assediano, e le concedono perdono. — Rivoluzione in Roma. — Condizioni disperate di Ottone. — Discorso ch’ei rivolge ai Romani. — Fugge di Roma. — Ultimo anno di sua vita. — Muore, addì 23 di Gennaio 1002 586
 
Capitolo settimo. § 1. Barbarie del secolo decimo. — Superstizione. — Il clero romano manca di cultura. — Invettiva dei Vescovi di Gallia. — Risposta meravigliosa che ne ricevono da Roma. — Decadimento dei conventi e delle scuole di Roma. — La grammatica. — Vestigia di rappresentazioni teatrali. — La lingua volgare. — In Roma difetta qualsiasi ingegno letterario 601
 
§ 2. Ritorno lento delle scienze. — Gregorio V. — Genio di Silvestro II, straniero in Roma. — Boezio. — Storiografia italiana nel secolo decimo. — Benedetto di Soratte. — Il Libellus de Imperatoria potestate in urbe Roma. — I Cataloghi dei Papi. — La Vita di santo Adalberto 615
 
§ 3. Descrizioni della Città. — L’Anonimo di Einsiedeln. — Fecondità della tradizione e della leggenda in Roma. — Le statue sonanti del Campidoglio. — Tradizione dell’edificazione del Panteon. — La Graphia aureae urbis Romae. — La Memoria Julii Caesaris 625
 
§ 4. Le Regioni della Città nel secolo decimo. — Le vie. — Architettura di quel tempo. — Descrizione di un palazzo. — Numero grande di grandi ruine. — Roma saccheggiata dai Romani 640
 
§ 5. Una scorsa per la Roma del tempo di Ottone III. — Il Palatino. — Il Septizonium. — Il Foro. — Santi Sergio e Bacco. — L’Infernus. — Marforio. — Il Campidoglio. — Santa Maria in Capitolio. — Il Campus Caloleonis. — La colonna di Trajano. — La colonna di Marco Aurelio. — Il campo Marzo. — Il Mons Augustus. — La Navona. — Chiese farfensi. — Santo Eustachio in Platana. — Leggenda di santo Eustachio. — Santa Maria in Minervio. — Camigliano. — Arcus manus carneae. — Parione. — Ponti del Tevere. — I templi della Fortuna Virile e di Vesta. — Conchiusione 651