| Libro Primo. |
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| Capitolo I. — Origine di Firenze | Pag. 1 |
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| Firenze, mercato di Fiesole, poi colonia romana. — Editto di Tiberio a favore dei Fiorentini. — Traccie d’edifizi romani in Firenze. — An. 405, 8 ottobre, giorno di Santa Reparata, un esercito di barbari sotto Radagasio è debellato da Stilicone nei monti di Fiesole. — An. 542, Totila re Goto assedia Firenze; la quale nè fu distrutta da Attila, nè riedificata da Carlo Magno. — Il Cristianesimo in Firenze fino dal IV secolo; antichi vescovi e antiche chiese. — Firenze, figlia di Roma; la razza etrusca si mantenne più in Fiesole. — Leggende intorno a Catilina e ad un re di Fiesole. — Vennero i Barbari e pigliarono residenza negli alti luoghi e nei castelli: gli antichi popoli abitavano le pianure. — Prime famiglie venute a stare in Firenze. — I Barbari poco numerosi nella Toscana, per la magrezza del suolo, e per essere meno percorsa dagli eserciti. — Verso l’anno 1010 i Fiesolani e i Fiorentini fanno un solo popolo con un solo stemma; è però falso che in quell’anno i Fiorentini pigliassero Fiesole. |
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| Capitolo II. — La contessa Matilde. — Ampliazione del contado. — Prime zuffe cittadine. — Lega tra le città di Toscana. [An. 1050-1215] | 8 |
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| La contessa Matilde. — Primo cerchio della città e nuova cinta di mura. — An. 1081, l’imperatore Arrigo IV assedia Firenze, poi è costretto levare il campo. — La contessa Matilde promuove le libertà comunali ed amplia a Firenze il contado: le milizie fiorentine combattevano sotto al comando della Contessa. — An. 1115; morte della Contessa Matilde: progredisce l’indipendenza della città, soccorso ai Pisani e storia delle colonne di porfido. — An. 1125, presa di Fiesole: an. 1135, castello di Montebuoni abbattuto e i Buondelmonti costretti farsi cittadini. — Altre guerre in Toscana dove interviene l’autorità dei Marchesi. — An. 1147, crociata in Terrasanta. — Cacciaguida. — Firenze e Pisa messe al bando dell’Impero. — Le città di Toscana esercitando l’indipendenza si preparano a possederla. — Firenze in guerra con gli Aretini e coi Senesi. — An. 1177, prime guerre civili in Firenze: gli Uberti. — Pace di Costanza, an. 1183. — Empoli divenuta censuaria dei Fiorentini: castelli espugnati, i Conti di Mangona e di Vernio ricevuti in accomandigia. — Il Barbarossa venuto in Toscana toglie a Firenze tutto il contado. — Arrigo suo figlio tiene l’an. 1187 corte in Fucecchio; poi, morto il padre l’an. 1190, crea Duca di Toscana Filippo suo fratello. Questi l’an. 1197, morto Arrigo, abbandona l’Italia, e fu l’ultimo in Toscana dei Duchi o Marchesi: Firenze racquista il suo Contado. — Prima Lega Toscana fermata in San Genesio alla presenza di due Legati di Celestino III. — Certaldo e Figline fanno dedizione al Comune di Firenze; Semifonte distrutto per lunga guerra con divieto di farlo risorgere. — Montelupo edificato all’incontro di Capraia che era in forza dei Conti Alberti; Montemurlo avuto in compra dai Conti Guidi; altri castelli abbattuti: tenevano in protezione Montepulciano e Montalcino, dal che lunghe guerre co’ Senesi. |
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| Capitolo III. — Governo di Firenze. — Guelfi e Ghibellini, Buondelmonti e Uberti. — Affrancazione dei contadini. — Guerre in Toscana. — Cacciata dei Guelfi. [An. 1215-1249.] | 22 |
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| Firenze retta da Consoli, dei quali varia il numero; antichi sono i Consoli delle Arti. — I Potestà non cominciano in Firenze subito dopo la pace di Costanza; dal 1218 in poi continua la serie dei Potestà sempre forestieri. — I Vescovi non ebbero in Firenze giurisdizione politica, e furono spesso col popolo. — Fondazione dell’Abbazia di Valombrosa. — 1215. Uccisione di Buondelmonte dei Buondelmonti: le nobili famiglie della città si dividono, e vi entrò il nome di Guelfi e di Ghibellini. — 1217. Cavalieri fiorentini alla Crociata; Buonaguisa della Pressa. — 1218. I Fiorentini fanno giurare alla Signoria del Comune tutto il Contado, e nel 1233 registrare i nomi degli abitatori, ciascuno secondo la sua condizione: abbattono molte castella di Nobili. — Continua la guerra con Siena. — Guerra contro Pisa. — 1229. Muore Accorso da Bagnolo glossatore. — Firenze cresceva molto in quest’anni per le arti e pei commerci: antichi dentro la città il Battistero di San Giovanni, e fuori il tempio di San Miniato. — Si popola il Sesto d’Oltrarno per nuove famiglie; edificazione di due ponti. — Sètta dei Paterini in Firenze, promossa da Federigo: battaglie contro essi in città, ricordate da due colonne. — Fondazione dell’Ordine dei Serviti. — I Ghibellini di Firenze rafforzati da cavalieri tedeschi, percuotono i Guelfi; questi, abbandonata la città, si spargono pei castelli e per le ville. — Torri dei Guelfi abbattute. — Espugnazione del castello di Capraia, dove molti Guelfi se erano rifuggiti; i quali trattati crudelmente dall’Imperatore sono da lui condotti in Puglia. |
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| Capitolo IV. — Prima vittoria del Popolo, e Governo degli Anziani. — Felicità dei Guelfi. [An. 1250-1254.] | 34 |
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| I Guelfi pigliano forza: il popolo si raduna in arme, elegge un Potestà nuovo e un Capitano del Popolo e dodici Anziani [20 ottobre 1250]. — Descrizione della gioventù in compagnie, sotto al comando del Capitano del Popolo. — Popolazione del contado divisa in leghe per la difesa del Comune. — Fondazione del Palazzo del Potestà. — Firenze si dichiara guelfa. — Nobili famiglie ghibelline mandate in bando fanno lega co’ Senesi. — Nuova moneta del fiorino d’oro. — Firenze si pone a capo della Parte guelfa; rinnalza e assicura questa nella città di Pistoia, soccorre i Perugini, combatte guerre fortunate contro Arezzo e Volterra e Pisa e Siena. — An. 1254, ch’ebbe nome d’anno vittorioso. |
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| Capitolo V. — Manfredi re di Napoli aiuta i Ghibellini. — Battaglia di Montaperti. [An. 1254-1260.] | 39 |
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| Moti dei Ghibellini, e bando dato alle maggiori di quelle famiglie. — Guerra con Pisa in servigio dei Lucchesi; virtù d’Aldobrandino degli Ottoboni. — Costumi dei Fiorentini. — Serraglio dei Leoni. — Guerra con Siena. — Il Carroccio. — Astuzia di Farinata degli Uberti; cavalieri tedeschi mandati da Manfredi. — Inganno tessuto da Farinata ai Fiorentini. — Consigli del Tegghiaio Aldobrandi e degli uomini prudenti; temerità d’alcuni degli Anziani. — Aiuti a Firenze di tutti i Guelfi di Toscana, a Siena delle città ghibelline. — I Fiorentini pongono il campo sul fiume dell’Arbia presso al castello di Montaperti. — Apparecchi dentro Siena, battaglia, tradimento di Bocca Abati, difesa del Carroccio. — Grande sconfitta dei Guelfi. |
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| Capitolo VI. — Firenze in mano ai Ghibellini. — Farinata degli Uberti vieta la distruzione della città. — Miseria dei Guelfi. — Discesa in Italia di Carlo d’Angiò, e morte del re Manfredi. [1260-1266.] | 51 |
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| I Ghibellini in Firenze. — Le famiglie Guelfe abbandonano la città. — Parlamento in Empoli, dove Farinata proibisce che Firenze sia disfatta. — La Toscana viene tutta nelle mani dei Ghibellini. — Famiglie guelfe rifugiate in Lucca, di dove poi sono costrette partirsi. — Miseria dei Guelfi, che si spargono per l’Italia e fuori. — Urbano IV chiama in Italia Carlo d’Angiò fratello di San Luigi re di Francia. — Battaglia di Benevento, morte di Manfredi. |
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| Capitolo VII. — Finale vittoria dei Guelfi. — Costituzione delle Arti. — Magistrato di Parte guelfa. — Governo della città dato al re Carlo per dieci anni. [An. 1266-1267.] | 56 |
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| I Guelfi levano il capo. — Due Frati Gaudenti vengono in Firenze a stare in luogo del Potestà. — Questi eleggono trentasei buoni uomini a riordinare la città. — Costituzione in collegi armati delle sette Arti maggiori e di cinque minori. — Insorgono molte potenti famiglie ghibelline, e con l’aiuto di cavalieri tedeschi combattono il popolo; ma tutti insieme sono costretti uscire dalla città, che rimase allora libera di sè stessa. — Signoria data al re Carlo per dieci anni. — Ingerenza in questi fatti del pontefice Clemente IV. — Costituzione della città: vendita dei beni dei Ghibellini: famiglia dei Mirabeau. — Creazione del magistrato di Parte guelfa. — Venuta in Firenze del re Carlo. |
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| Libro Secondo. |
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| Capitolo I. — Gregorio X in Firenze. — Pace del cardinale Latino. — Istituzione del Magistrato dei Priori. [An. 1268-1282] | 69 |
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| 1268. Corradino in Toscana. — Vendette contro ai Ghibellini. — An. 1273. Gregorio X in Firenze; pace da lui procurata tra le due parti, ma subito rotta; la città interdetta. — Per la prepotenza del re Carlo, Niccolò III consente al ritorno d’un luogotenente imperiale in San Miniato. — Discordie tra’ Guelfi. — 1280. Niccolò III manda il Cardinale Latino in Firenze: questi ferma una pace per la quale tornano i Ghibellini; i magistrati da mutarsi ogni due mesi: il Papa custode di quella pace. — Vespro siciliano. — Termine della Signoria di dieci anni concessa al re Carlo. — Abbassamento della Parte ghibellina. — 1282. Istituzione del Priorato. — Ordinamento delle Arti minori. |
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| Capitolo II. — Sconfitta dei Pisani alla Meloria. — Il conte Ugolino della Gherardesca. — Guerra contro ai Ghibellini d’Arezzo; vittoria di Campaldino, e buono stato della città di Firenze. [An. 1282-1292.] | 81 |
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| Sconfitta dei Pisani alla Meloria: il Conte Ugolino della Gherardesca. — Guerra contro ai Ghibellini di Arezzo. — Vantaggio ottenuto dagli Aretini alla Pieve del Toppo. Formazione dei due eserciti. — 11 giugno 1289, battaglia di Campaldino: grande rotta dei Ghibellini. — Mossa inutile verso Arezzo. — Feste in Firenze. |
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| Capitolo III. — Giano della Bella. — Ordini della giustizia contro i Grandi. — Istituzione del Gonfalonierato. [An. 1293-1295.] | 89 |
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| Felice stato della città. — Gli antichi Nobili e gli uomini del Contado. — 1293. Giano Della Bella. — Ordinamento della Giustizia e leggi successive contro ai Grandi. — Istituzione dell’ufficio di Gonfaloniere, sommo magistrato eletto a due mesi per la difesa dello Stato popolare e per l’esecuzione delle leggi contro ai Grandi. Aveva il comando delle milizie cittadine e di quelle che venivano somministrate dalle Leghe del Contado. — Pace con Pisa. — La città si divide per la esecuzione delle nuove leggi; avversi i giudici alle condanne. Il magistrato di Parte guelfa. I Grandi attizzano contro a Giano Della Bella l’odio del popolo; quegli va diretto al fine suo. — 1295. Corso Donati accusato di malefizio, viene assolto dal Potestà; questi, assalito dal popolo in furia, è tolto di ufizio. — Inquisizione contro a Giano per avere messo la terra a romore; Giano si parte ed è bandito. — Bonifazio VIII nemico a Giano: questi moriva esule in Francia. |
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| Capitolo IV. — Cerchi e Donati. — Bianchi e Neri. [An. 1295-1300.] | 103 |
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| Vendette di parte; il Pecora beccaio. — I Grandi e i Ghibellini chiamano in Arezzo un Capitano dell’Imperatore. Non fece alcun frutto, e i Guelfi viepiù si rinforzavano. — Comincia la edificazione di Santa Maria del Fiore, di Santa Croce, e del Palazzo della Signoria. — Vieri dei Cerchi e Corso Donati. — Le parti loro pigliano nome di Bianca e Nera. In questa, le nuove famiglie mercanti che dominavano la città col nome guelfo: la parte Bianca era meno astiosa contro ai Grandi e ai Ghibellini. — Zuffe in città tra le due parti. — 1300. Bonifazio VIII manda in Firenze paciere il Cardinale d’Acquasparta, che parve troppo amico ai Neri e dovè partirsi. — La Signoria bandisce i capi delle due parti: priorato di Dante. — Guido Cavalcanti. — Prevale in Toscana la parte dei Bianchi. |
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| Capitolo V. — Venuta in Firenze di Carlo di Valois. — Cacciata dei Bianchi. — Esilio di Dante. [An. 1301-1302.] | 113 |
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| Bonifazio VIII commette a Carlo di Valois venire in Firenze arbitro delle contese. — La Signoria manda ambasciatori al Papa, tra i quali era Dante. — Corso Donati e i Neri si accaparrano il favore del Papa e di Carlo. — Questi entra in Firenze con molti Francesi armati e con la promessa scritta da lui di non esercitarvi signoria nè giurisdizione. — Ma le violenze tosto cominciano eccitate dai Neri, essendo la Signoria inetta. — Corso Donati, rotto il bando, entra in Firenze con armati, esercita vendette contro a’ suoi nemici; ruberie, arsioni nella città e nel contado. — Il Cardinale d’Acquasparta torna in Firenze, ma i Neri essendosi opposti a ogni conciliazione, parte sdegnato. — Uccisioni tra parenti; morte del figlio di Corso Donati. — Per la denunzia d’una congiura, condanne in Firenze di morti e perdita degli averi e distruzioni delle case: esigli e bandi di rubello continuati anche dopo la partenza di Carlo di Valois: seicento persone bandite; Dante era tra esse. |
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| Capitolo VI. — Pace tentata dal cardinale Niccolò da Prato. — Incendio in Firenze. — Assalto dei fuorusciti. — Morte di Corso Donati. [1303-1308.] | 126 |
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| Prevalenza d’alcune famiglie nuovamente sorte col nome guelfo. — Discordie e zuffe, per cui la città è data in guardia ai Lucchesi. — Pacificazione generale cercata dal Cardinale Niccolò da Prato. — Tornano alcune famiglie di Bianchi. — Rovina del Ponte alla Carraia, con grande numero di morti, in occasione d’una festa. — Gelosie contro ai Bianchi tornati: si viene alle armi. — [10 giugno 1304] uno degli Abati appicca il fuoco nel primo cerchio, dov’erano le più antiche case dei Nobili. — Consumò l’incendio tutta quella parte della città: i Cavalcanti furono i più distrutti. — I Bianchi di fuori muovono mescolati co’ Ghibellini contro a Firenze: alcuni di loro [20 luglio], avendo fatto capo alla Lastra, entrano in città, ma sono ributtati e molti uccisi. — Roberto duca di Calabria viene capitano dei Fiorentini all’assedio di Pistoia. — 1306. Pistoia si arrende ai Fiorentini ed ai Lucchesi. — Istituzione dei Gonfalonieri di compagnie: nuovo ufficio di Esecutore degli Ordini di giustizia. — Il cardinale Napoleone degli Orsini tenta una impresa contro a Firenze. — Corso Donati, voltandosi ai Grandi e ai Ghibellini e ai Signori di fuori, viene condannato ed assalita e combattuta la casa sua; ma infine Corso, fuggendo, è ucciso [6 ottobre 1308]. |
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| Capitolo VII. — Arrigo VII. — Uguccione della Faggiuola. — Signoria del re Roberto. [An. 1309-1321.] | 142 |
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| Arrigo di Lussemburgo alzato all’Impero col favore di Clemente V, vuol farsi in Italia pacificatore: gli uomini più saggi confidano in lui. — Manda in Firenze suoi Legati, male accolti dai grandi Guelfi. — La Parte guelfa e la ghibellina per tutta Italia fanno apparecchi di guerra. — 1310. L’Imperatore scende in Italia. — 1311. Riceve in Milano la corona. — Firenze, capo e anima d’una Lega guelfa in Toscana, fomenta le ribellioni in Lombardia. — Due Legati imperiali vengono fino alla Lastra presso Firenze, ma qui assaliti da gente armata e svaligiati, passano in Casentino per la via dei monti: poi vanno a porre camera imperiale in Civitella, luogo del Vescovo di Arezzo, citando a ubbidienza Guelfi e Ghibellini. — L’Imperatore a Pisa. — In Firenze, uccisione di due capi della Parte guelfa. — Nuova legge contro ai Ghibellini. — 1312. Arrigo riceve la corona in San Giovanni Laterano, gran parte di Roma essendo in mano del re Roberto capo della Lega guelfa. — Arrigo, sforzata la via per la Toscana, pone a’ 19 di settembre il campo a San Salvi sotto alle mura di Firenze. — [31 ottobre]. È costretto levare il campo. — Si ferma due mesi in San Casciano, indi a Poggibonsi, e non senza combattimenti torna in Pisa a’ 9 di marzo 1313. — Firenze riceve un Vicario del re Roberto senza mutare il governo. — 24 agosto. Arrigo muore in Buonconvento. — Uguccione della Faggiuola diventa signore di Pisa e di Lucca e capo di molte forze ghibelline, contro alle quali il re Roberto e i Fiorentini radunano un grande esercito di Guelfi: sono sconfitti a Montecatini, 27 agosto 1315. — Divisioni in Firenze: Lando d’Agubbio Bargello. — 1316. Uguccione perde lo Stato. — Guerre sotto Genova e in Lombardia, condotte dal re Roberto. — Castruccio Castracani lucchese, tirando a sè molte forze ghibelline, comincia [1320] la guerra in Toscana, e viene a porsi nel giugno 1321 fin sotto Fucecchio. — Collegio di Dodici Buoni uomini aggiunto ai Priori. |
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| Capitolo VIII. — Dante; scrittori e artisti suoi contemporanei. [An. 1268-1322.] | 165 |
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| Notizie intorno alla vita e alle opere di Dante. — Giovanni Villani. — Primi poeti toscani. — Guittone d’Arezzo. — Guido Cavalcanti. — Cino da Pistoia. — Francesco da Barberino. — Fra Jacopone da Todi. — Buonagiunta da Lucca. — Francesco Stabili detto Cecco d’Ascoli, arso in Firenze nel 1327. — Scrittori di prosa: Brunetto Latini, Ricordano Malespini, Bono Giamboni; versioni dal latino. — Dino Compagni. — Fra Giordano da Rivalta, Domenico Cavalca, Bartolommeo da San Concordio, pisani. — Giovanni Pisano, scultore: antichi monumenti di quella città. — Giovanni Cimabue, maestro di Giotto. — Arnolfo di Lapo disegnò la chiesa di Santa Maria del Fiore e quella di Santa Croce ed il Palazzo della Signoria e la Torre. — In quelli stessi anni, le chiese del Carmine, di Santa Maria Novella, di San Marco, la Loggia d’Orsanmichele, il Campanile. — Istituzioni di carità cittadina: Compagnia della Misericordia, Bigallo, Spedale di Santa Maria Nuova cominciato da Folco, padre di Beatrice Portinari. — Terzo Cerchio della città. — Industrie, commerci, viaggi dei Fiorentini: perchè Bonifazio VIII dicesse che erano nel mondo il quinto elemento. |
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| Libro Terzo. |
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| Capitolo I. — Imprese e morte di Castruccio. — Interne riforme; i Magistrati tratti a sorte. [An. 1322-1328.] | 183 |
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| Primi fatti di Castruccio. — Viene fin sotto Prato il primo di luglio 1323; ma tosto poi levato il campo, si riduce a Serravalle. — I Fiorentini popolarmente volendo da Prato procedere oltre, i Nobili si oppongono: scisma nel campo, e indi in Firenze, dove gli sbanditi pretendono essere rimessi: tentano entrarvi per forza, ma il colpo fallisce; e tre dei grandi puniti. — Alcuni degli sbanditi ottengono il ritorno. — Fazione dei Serraglini; condanna dei Bordoni. — Riforma per cui la Signoria e i maggiori uffici sono tratti a sorte. — Istituzione dei Pennonieri per maggior guardia della città. — Nobili per grazia recati a popolo. — Fallimento degli Scali e Amieri. — I Fiorentini, dopo avere soccorso a Genova e in Lombardia la Parte guelfa, raccolgono intorno a sè aiuti delle città amiche, assoldano Francesi e Tedeschi, e vanno contro a Castruccio: questi con grandi forze ghibelline, soccorso da Azzo Visconti con seicento cavalieri, vince grande battaglia all’Altopascio, 23 settembre 1325. — Viene sotto Firenze, empiendo di devastazioni e di rovine tutto il piano e le colline circostanti, 1326. — Signoria data per dieci anni al Duca di Calabria. — 1327. Discesa in Italia di Lodovico il Bavaro. — Viene a Pisa con Castruccio, il quale creato Duca di Lucca, lo accompagna fino a Roma; poi torna in Toscana per la ricuperazione di Pistoia, dove erano entrati per sorpresa i Fiorentini. — Dopo lungo assedio riavuta Pistoia, Castruccio muore il 3 settembre 1328. — Novembre. Per la morte del Duca di Calabria, Firenze tornata in libertà, riordina il governo. — Condanna a morte di Cecco d’Ascoli. |
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| Capitolo II. — Il re Giovanni di Boemia scende in Italia. — Piena d’Arno. — Dedizione di Pistoia, ed altri acquisti. — Guerra con Mastino della Scala; fallita impresa di Lucca. [An. 1328-1342.] | 205 |
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| Carestia in Firenze, e pubblici provvedimenti. — Tedeschi al Cerruglio offrono Lucca in compra ai Fiorentini, poi la vendono a uno Spinola. — Guerra in Val di Nievole e in Val d’Arno. — Scende in Italia il re Giovanni di Boemia d’accordo col Papa. I Fiorentini lo combattono, fatta lega co’ Signori ghibellini di Lombardia: è vinto, e torna in Germania. — 1333. Inondazione grandissima in Firenze e nel contado: viene in Firenze la processione dei Flagellanti. — Fallimento dei Bardi e dei Peruzzi. — Dedizione di Pistoia, d’Arezzo, di Colle di Val d’Elsa. — Conti e Signori di castelli ricevuti in protezione o accomandigia dalla Repubblica. — Terre franche edificate, vassalli fatti sorgere a coloni liberi. — Lunga contesa con gli Ubaldini; la Repubblica di San Marino. — Guerra con Mastino della Scala. — Compra di Lucca, e fallita impresa contro a questa città. |
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| Capitolo III. — Il Duca d’Atene. [1342-1343.] | 221 |
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| I Grandi e il Popolo sempre in arme tra loro: congiure, condanne. — Stava il Governo nelle maggiori famiglie popolane, delle quali erano venti Commissari, preposti alla guerra contro Lucca e diffamati dopo il mal’esito della impresa. — Gualtieri di Brienne duca d’Atene eletto capitano generale. — Pratica intelligenze coi Grandi e col popolo minuto contro ai mezzani prepotenti. — Fa Parlamento, e viene eletto Signore per un anno, e quindi a vita, 8 settembre 1342: occupa il Palazzo e abolisce il Gonfalonierato. — Si aliena i Grandi, promuove la plebe minuta: sue violenze, rapine, corruttele. — Fa pace co’ Pisani e lega con Signori di Lombardia. — Tre congiure che insieme si uniscono contro lui. — 26 luglio 1343, tutta la città in arme, asserragliate le vie; d’Oltrarno si smuovono Grandi a cavallo e popolo armato in grande numero; tutti vanno contro al Palagio. — Assedio al Palagio: crudeli vendette popolari contro a’ ministri del Duca. Questi infine rinunzia il Governo e torna in Puglia. — Quattordici eletti a riformare lo Stato. |
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| Capitolo IV. — Cacciata dei Grandi. — Peste in Firenze. [An. 1343-1348.] | 237 |
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| Ribellione del distretto. — I Grandi messi a parte degli uffici. — La città divisa in Quartieri. — Il popolo minaccioso impone ritogliere ai Grandi gli uffici. — Sedizione d’Andrea Strozzi, 24 settembre 1343. — I Grandi si afforzano seguiti da molta plebe; ma tutti quelli della parte destra dell’Arno sono costretti venire a patti. — L’Oltrarno rimane in forza dei Grandi: assalto alle case dei Frescobaldi, poi a quelle dei Bardi, che infino sono espugnate e vanno a sacco. — Una radunata di malandrini rubatori, dalle milizie del Potestà è percossa e gastigata. — Nuova riforma: passa il Governo dal grasso popolo negli artefici. — Effetti della cacciata dei Grandi. — 1348. Peste in Firenze e sue conseguenze. |
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| Capitolo V. — Della città e stato di Firenze. — Entrate e spese del comune | 248 |
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| Morte di Giovanni Villani. — Contado e Distretto; Fortezze. — Popolazione; consumi. — Scuole. — Chiese e conventi, spedali. — Fondachi, numero dei panni, Arte della lana e Arte di Calimala, Cambiatori. — Signorie forestiere, giudici, ufiziali. — Ville intorno a Firenze. — Entrate e spese del Comune. |
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| Capitolo VI. — Guerra con l’Arcivescovo di Milano. — Trattato con l’imperatore Carlo IV. — Il Magistrato di Parte guelfa. — Albizzi e Ricci. [An. 1349-1358.] | 258 |
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| Recuperazione di Colle, di San Gemignano, di Prato: strage dei Guazzalotri: accordo con Pistoia, nella quale mettono guardia. — Potenza di Giovanni Visconti arcivescovo di Milano: rompe guerra ai Fiorentini ed entra nel Mugello. — Nuova condizione dei Ghibellini in Toscana. — Carlo IV, imperatore debole, tratta in segreto coi Fiorentini. — I Veneziani e il Papa s’accordano a fare scendere l’Imperatore in Italia. — Carlo IV, coronato in Monza, viene a Pisa. — 1355. Trattato pel quale i reggitori di Firenze sono fatti vicari imperiali: nè a lui nè all’Imperatrice è permesso di entrare nella città. — Carlo IV, coronato in Roma, torna in Allemagna. — Prevalenza negli uffici delle Arti minori e nelle città di nuovi uomini venuti di fuori: consorterie, sètte, scioperi degli artefici. — Il Magistrato di Parte guelfa. Come ivi dominassero gli ottimati. — Della esclusione dei Ghibellini si fa un’arme contro alla parte popolare; arbitrio tirannico di cui s’investe quel Magistrato; pronunziano senza forma di giudizio divieti di accettare ufficio, ai quali danno nome di ammonizioni. Di qui nasce la contesa tra gli Albizzi e i Ricci. |
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| Capitolo VII. — La Gran Compagnia. — Guerra co’ Pisani. — Seconda venuta di Carlo IV in Italia. — Il Magistrato di Parte guelfa: Ammonizioni. [An. 1358-1374.] | 291 |
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| Milizie straniere in Italia, la gran Compagnia. Questa volendo dalla Romagna passare in Toscana (1358), è rotta dai villani dell’Appennino. — I Fiorentini per lungo contrasto co’ Pisani si adoprano a richiamare i commerci a Talamone, e mettono in mare galee armate. — Volterra viene in signoria della Repubblica. — Guerra con Pisa [1362]. — Morte di Piero da Farnese, capitano dei Fiorentini: Pandolfo Malatesta sospettato. — I Pisani vengono fin sotto le mura di Firenze: poi avendo una compagnia inglese mutato bandiera, si fa pace [1364]. — Urbano V, e Carlo IV in Italia [1369]: potenza di Bernabò Visconti. — San Miniato viene in potestà della Repubblica. — Niccola Acciaiuoli Gran Siniscalco del regno di Napoli, sospettato in Firenze. — Leggi che rafforzano l’arbitrio del Magistrato di Parte guelfa. — Piero degli Albizzi. — I Ricci perdono lo Stato. |
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| Capitolo VIII. — Guerra con papa Gregorio XI. [An. 1375-1378.] | 318 |
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| Romagna recuperata al Patrimonio della Chiesa. — Mala contentezza dei Fiorentini e animosità contro essi dei Legati di Bologna: Giovanni Hawkwood condottiero inglese. — Guerra contro al Legato. — Quali leggi gravassero i cherici. Inquisizione. — Gli Otto della guerra. — Lega con Bernabò Visconti; fanno ribellare le terre della Chiesa. — Gregorio XI offre condizioni di pace, stornato dagli Otto. — Interdetto pronunziato in Avignone contro a Firenze ed ai Fiorentini in qualunque luogo dimoranti. — Eccidio di Cesena fatto da Inglesi e da Brettoni soldati della Chiesa. — Diligenza usata dagli Otto in quella guerra. — Gregorio XI torna a Roma. — Negoziati presto rotti. — La Repubblica fa riaprire le chiese in Firenze; confraternite, devozioni. — Santa Caterina da Siena e sue lettere a Gregorio XI. — Aperto dissidio tra gli Otto della Guerra e i Capitani di Parte guelfa. — Congresso a Sarzana per la pace. — Morte di Gregorio XI. — Firenze ottiene miti condizioni dal nuovo papa Urbano VI. |
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| Capitolo IX. — Lingua, Lettere ed Arti in Firenze. — Petrarca, Boccaccio. [An. 1322-1378.] | 341 |
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| Come si formassero la lingua e il popolo di Toscana. — In Italia il secolo che finiva nel 1300 fu quello dei grandi fatti e delle grandi cose. — Importanza durante quel secolo degli uomini dell’Italia media, che era la parte più latina: la poesia e le lettere nacquero ivi religiose e popolari; non si perderono in sottigliezze, ma seguitarono il comun senso della umanità. Crebbero e si fecero esemplari alla nazione per la finitezza della lingua e per la maggiore estensione del pensiero. — Ma su’ dialetti delle altre Provincie potevano poco, perchè la Toscana non era centro da cui potesse venire a diffondersi per tutta Italia un comun parlare. Quindi le incertezze e le contese che sono antiche quanto la lingua. — Dante: suo libro De Vulgari Eloquio. — La lingua illustre degli Italiani pareva sempre che fosse il latino. I libri toscani usciti dal popolo in tanto gran numero, poco erano conosciuti nel resto d’Italia. Scarsa l’azione del pulpito, della tribuna, del teatro. Quando si cominciò per tutta Italia a scrivere libri in lingua volgare, l’autorità del parlare dei toscani era venuta a ristringersi; parve da ultimo si perdesse troppo in facezie e in bassezze. — Ma la poesia ebbe una comune lingua. — Autorità somma esercitata in Italia dal Petrarca, e a lui rimasta per le sue liriche: nella vita fu egli italiano più che fiorentino. — Nel trecento abbassò il livello degli animi e parve non rimanessero che gl’ingegni. — Scrittori di prosa: Matteo Villani, frate Iacopo Passavanti. — Virtù e vizi dello scrivere del Boccaccio, che fu maestro sommo della lingua, ma la potenza di scrittore guastò pel concetto falso ch’egli ebbe dello stile, colpa dell’animo e dei tempi. — Santa Caterina da Siena ebbe doti di grande scrittore. — Altri autori di prose e poesie nella fine del trecento. — Studio pubblico in Firenze. — La Scultura progrediva più della Pittura. — Andrea Orcagna: edifizio d’Orsanmichele e Loggia sulla piazza dei Signori. |
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| Appendice di Documenti. |
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| I. Breve di Clemente IV, de’ 25 marzo 1266, al cardinale Ottaviano degli Ubaldini per l’assoluzione della città di Firenze e di alcuni cittadini dalle scomuniche incorse quando era sotto la dipendenza del re Manfredi | 373 |
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| II. Discorso intorno al Governo di Firenze dal 1280 al 1292; d’incerto autore | 378 |
| III. Istoria compendiata di San Gimignano | 389 |
| IV. PROTESTATIO FACTA PER SINDICOS COMUNIS FLORENTIE DOMINO KAROLO ROMANORUM REGI | 398 |
| CAPITULA CONCORDIE INTER DOMINUM KAROLUM ET COMUNE FLORENTIE | 399 |
| V. Matteo Villani; e il Ghibellinesimo in Firenze. | 404 |
| VI. Provvisione del 27 gennaio 1371 dall’Incarnazione | 415 |
| VII. Discorso d’autore incerto, scritto l’anno 1377 Del principio e di alcuni notabili del Priorato | 420 |
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| Nota intorno ai Malespini | 425 |
| Nota intorno al metodo della critica a proposito della Storia di Dino Compagni | 434 |
| Nota circa all’atto di promissione tra i Consoli di Firenze e gli uomini di Pogna | 441 |