Remissionem peccatorum,
Credo etiam, certusque cano, intrepidusque repono
Unius haud aliis quam Christi sanguine sacris
Placatum semel, afflictis mortalibus ipsum
Condonasse Deum peccatum quidquid ubique est,
Christigenas ut nulla usquam fortuna moretur
Durior, aut trepidas tortura piacula mentes
Usque adeo adscribi magnum est in pignora summi
Chara patris, Christi auspiciis, nil tale merentes
Carnis resurrectionem.
Quin fateor ventura olim nova secula, quando
His vetus indomitis ardescet in ignibus orbis
Cunctorum in pœnas et tristia fata malorum.
Tum vero sanctorum hominum clarissima moles
Carnis in æthereum mutabitur altera sortem,
Cognatæque illis terrenæ ab origine labes
Seu functi repetant vitam, seu forte supersint,
Cunctarum omnipotens rerum quid non queat auctor.
263. Del Castalion savojardo, l'opera principale è la traduzione latina e francese della santa scrittura. Calvino l'ebbe amico, poi l'ingiuriò per le sue idee sulla predestinazione, e per aver disapprovato la punizione degli eretici.
264. Il De Porta reca questa lettera per tutta lode del Mainardi, veridicum et liberalem.
265. Abbiamo questo curioso decreto:
«Per ordine del reverendissimo Federico Corner vescovo di Bergamo, e dei reverendi Aurelio Odasio de' predicatori, inquisitore della città e distretto di Bergamo, s'intimi ai magnifici cavalieri Gerolamo e M. Antonio fratelli del N. S. Antonio di Grumello, e alla M. signora Medea loro madre, che, tre giorni dopo fatta questa intimazione, sotto pena di scomunica e di cinquecento zecchini da togliere a chi di loro disobbedisca, e applicarsi alla fabbrica del Sant'Uffizio, debbano licenziare dalle case loro il sig. Ercole Salis, che da alquanti giorni dimora nella loro casa; e ciò per urgenti ragioni ecc.
Bergamo, dal palazzo vescovile, 18 aprile 1572».
266. Fra altro erasi stampato Mestrezat Sur la communion de Jésus Christ dans la Sainte-Cène, tradotto da Vincenzo Parravicini di Como.
267. È nell'archivio arcivescovile di Milano una lettera del curato di Morbegno, Pietro Carati, del 3 ottobre 1571 al cardinale Borromeo, dove gli dice che, «mentre vi sta un predicator luterano per li fuorusciti forestieri, che pur son pochi», egli è da dodici anni parroco di Morbegno, e vi si tenne sempre: ma ora teme non poter più durarvi, attesa la gran carestia che domina, per la quale non ha abbastanza onde vivere e soccorrere i tanti poveri che vengono alla sua porta. Pertanto lo supplica d'ottenergli di cavar dallo Stato alquante some di formento senza pagar le tratte.
268. Nel 1584 Gregorio XIII raccomandava caldissimamente ai Cantoni cattolici le cose di Valtellina. Accepimus conari catholicæ ecclesiæ hostes Sondrii hæreticorum scholas et collegia constituere, jamque hac de causa legatos misisse. Obsistite, rogamus, tanto studio quantum virtus pollicetur, quantumque Christi causa exposcit: nihil audebunt, vobis invitis, moliri; vos vero ad eam laudem, quam in valle Mesolcina retulistis, hanc quoque maximam adjicietis. Tota denique Valle Tellina, Clavenna, cœterisque locis quibus potestis, catholicæ religionis catholicorumque hominum causam suscipite, etc. 28 aprile: e di nuovo ai 29 novembre. Ap. Theiner.
269. Vedasi la costui lettera 21 aprile 1550, e Gosselino, Vita del Gonzaga, f. 62.
Di Milano, 24 maggio 1584.
«In materia dei negozj Grigioni scrivo assai pienamente al signor cardinale Savello. La lettera al solito le viene aperta, per informazione di lei; ma oltre ad essa, vi sono alcuni particolari, ch'ella avrà qui allegati per poscritto, pur nella medesima materia, ed ora gliene dirò d'un altro moto più secreto di tutti, il quale sebbene è stato conferito meco da questo governatore confidentemente e con ogni secretezza, niente di meno ho giudicato bene scriverlo a vossignoria solamente, acciocchè ella lo faccia sapere a nostro signore, e non ad altri, come per avviso. Sappia adunque che i popoli cattolici di Valtellina, afflitti ed oppressi nelle cose della religione cattolica dal governo e dominio de' signori Grigioni, l'anno passato fecero ricorso a' ministri regj qui in Milano per esser ajutati ad uscir di tanti travagli, e per poter vivere cattolicamente, come si conviene, senza gl'impedimenti che hanno sentito e sentono negli ajuti spirituali. E per far questo non dimandavano se non il soccorso di quattrocento fanti per pochi giorni, li quali dicono esser abbastanza per levarsi in un tratto da quella ubbidienza, e serrare i passi a' Grigioni che volessero passar di qua de' monti: mostrando aver modo assai facile per mantenersi poi colla gente della Valle. Scrissero questi ministri al re; ed egli ora ha risposto che si dia loro l'ajuto che dimandano, ed ogni altro per ajutarli nelle cose della religione cattolica in quei paesi dove ci sia questo interesse. Fuori di questo rispetto, non si moverebbe per modo alcuno. Ora avutasi questa risposta, i ministri suddetti hanno soprasseduto fin adesso per veder l'esito del negozio della Lega, il quale ora che è svanito, vedo che andranno pensando se lor possa riuscire questo: il che quando fosse, ho speranza in Dio che in pochi anni si farà tanto frutto in quella valle e paesi tutti di qua da' monti, che si smorberà quasi quella peste eretica. Ma quando anco non riuscisse, vedranno i Grigioni da questa commozione che in ogni modo que' popoli non potranno durare in quello stato; e stando in continuo dubbio di trattati simili, per non darne loro più occasione, si risolveranno alla fine di permetter loro la libertà che dimandano. Nel qual caso ultimo che, risentitisi i popoli suddetti, con le armi in mano, se pure questa libertà per la quale si moverebbono, non seguisse, e le cose fossero in rumore e rivolta, V. S. sappia che l'ambasciatore di Francia, che è negli Svizzeri, ha sopraintendenza di tutti i negozj del suo re ne' paesi de' Grigioni, e con esso ho fatto diversi ufficj per l'ajuto spirituale di detti popoli sudditi; ed egli mi si ha mostrato animatissimo di ajutar le cose cattoliche, e specialmente il loro giusto desiderio. E però crederei in quel caso, con l'opera di detto ambasciatore che entrerebbe come mezzano fra i signori ed i sudditi, ed anco con l'intrinsechezza ch'io ho con li Cantoni cattolici degli Svizzeri, che si farebbero intendere per la protezione di essi sudditi, con procurare la libertà suddetta, e trattare e conchiudere fra loro la concordia, anco con molto vantaggio per la religione cattolica. Quando all'incontro la cosa riesca con pace e quiete, mi dà l'animo di ottener dal re che si contentasse di restituire quei paesi a' Grigioni, con condizioni molto gagliarde per la fede nostra; poichè egli ha dato risoluzione a' suoi ministri di non volersi ingerire in simil negozio, se non quanto che tocca alla religione cattolica. In questa materia io non m'impaccio in modo alcuno, e mi riguardo tanto maggiormente dal non cercarne altro, quanto che penso che ora vi si attenderà, ed io non tengo per ajutare quei popoli altra via che la spirituale. Di qua fo fare generali e particolari orazioni a Dio signor nostro, acciocchè se n'abbia buon successo, a gloria del suo santo nome; ma non si palesa perciò la qualità del negozio. Così desidero che V. S. faccia costì, raccomandandolo molto ai religiosi e ad altri, e facendolo anco raccomandare da' predicatori, ma copertamente.
«Io poi coll'occasione che ho da far qualche frutto ne' paesi degli Svizzeri, come della visita di Locarno, che n'è bisognoso molto, e mi se ne fa istanza, ed in altri luoghi anco di là da' monti, come della consecrazione della nuova chiesa de' Cappuccini del colonnello Lussi, sì per mantenere vivo il buon desiderio di detti popoli sudditi, e sì per mantenere l'opinione che hanno avuto fin ora di me, ch'io vada, come in effetto vo, solamente per il loro bene spirituale, come anco per esser più vicino e presto a ogni rumore che succedesse di armi, anderò trattenendomi in quei contorni, dove avrò anco occasione di trattar col suddetto ambasciatore di Francia presenzialmente, acciocchè si ottenga questa libertà cattolica in quelle valli, o per la via già indirizzata con lui, per la quale si farà anco ogni diligenza opportuna, massimamente che il nuncio di nostro signore in Francia mi avvisa che il re gliene manderebbe commissione, per l'istanza ch'egli ne ha fatto, di commissione di sua santità; ovvero non essendo successo quest'ultimo negozio, ed essendo già suscitati i tumulti, si rimedii per via d'accordo, come ho già detto».
271. Sprecher Pallas, lib. VI, p. 177. Bucellini, Rhætia Christ. Nell'archivio diplomatico di Firenze, carteggio di Milano, trovai lettera del cav. Modesti, che ai 9 luglio 1590 scriveva in cifra:
«Queste parole mi fecero ricordare di quel che, già sei anni sono, quando io venni qua, intervenne ad un infelice gentiluomo mercante milanese, al quale fu dato carico e denari secretamente, senza passar mai per scrittura, acciocchè assoldasse tanta gente che bastasse a impadronirsi della Valtellina; e non avendo potuto avere effetto il trattato, i Grigioni saltarono su a dolersi, e questo pover uomo, dopo lunghi sbattimenti fu mandato in galera. E mi ricordo che vidi una mattina sua moglie con alcuni suoi piccoli figliuoli gettarsi ai piedi del duca di Terranova, governatore di Milano, e domandare per sè e per li minori misericordia, e che s. e. la ributtò quasi con il piede, e le disse che non era stata poca la mercede che al marito egli avea fatto, poichè non l'avea fatto morire: ed è più chiaro che non è il solo che da lui fu eletto a quella impresa e per quello effetto datogli denaro».
E il 27 marzo 1591, raccomanda alla granduchessa «una figliolina di Rinaldo Tettone, banchiere di questa città, che pe' suoi negozj andò a traverso, e fu necessitato assentarsi, e lasciò la moglie qui con alquanti piccoli figliuoli. In questa sua tenera età balla tutti i balli, suona onestamente di liuto e di clavicordo singularmente, canta di musica, e intavola ella medesima i madrigali, e scrive ragionevolmente».
272. Disput. Tiran., pag. 75.
273. Ripamonti, Hist. Mediol.; Ballarino, Felici successi de' Cattolici in Valtellina.
«Papa Gregorio III, mosso da compassione e zelo, coll'interposizione del cardinal san Carlo, nell'anno 1581 persuaso a Carlo di Terranova di sorprendere la Valtellina, e per verità seguiva se in quel mentre non moriva il detto cardinale». Manuscritto nell'archivio vescovile di Como.
274. Wir Gemeiner Dreyen Pünden ecc.
«Noi delle eccelse tre Leghe commissarj e consoli, congregati a Davos, d'ordine e comando de' nostri signori e superiori delle Comunità, facciam noto che sono comparsi avanti il nostro consiglio li nostri cari confederati reverendi signori Giorgio Latzino e l'ecc. signor don Andrea Ruinelli, li quali ci hanno proposto qualmente, già molti anni sono, nella riformazione della nostra chiesa fu da noi nelle pubbliche Diete ordinato a tutti li predicanti del nostro dominio e giurisdizione di Valtellina e contado di Chiavenna, quaranta scudi; de' quali sinora bisognavano contentarsi. Ma stante la presente continua carestia, ci supplicano, in compenso della loro fatica e fedel servitù di accrescergli il loro annuo salario, per poter più agiatamente campare.
«Avendo dunque considerata e ponderata detta causa, affinchè il servizio non sia impedito, e che li ministri siano tanto meno gravati di spese e vitto quotidiano,
«Ordiniamo e comandiamo che a tutti i predicatori di Valtellina e contado di Chiavenna (benchè ne fosse uno o più per Comune) sia per il loro annuo stipendio pagato senz'altra condizione scudi cinquanta, sino ad altro ordine de' superiori;
«Comandando perciò a tutti i nostri officiali di Valtellina e contado di Chiavenna presenti e futuri, che paghino a tutti li predicanti di dette nostre provincie il sopranominato salario di cinquanta scudi, o dei beni di chiesa o delle Comunità, ad arbitrio e beneplacito de' superiori, sotto pena della disgrazia a qualunque a questo nostro ordine, contrafarà.
«In fede di ciò abbiamo la presente nostra sentenza in più copie pubblicata e suggellata col sigillo delle Dieci Dritture.
«Datum Davos, li 22 ottobre 1588.
Paolo Bül
Notajo in Davos.
275. Vedi De Porta, vol. II. Anche l'arciprete Schenardi di Morbegno, in uno scritto latino sul propagare la fede cattolica nella Rezia, suggeriva che, quando i ministri eretici, ogni ottava del Corpus Domini, venivano a celebrare i loro conciliaboli, nel ritorno fossero côlti in imboscata a Bocca d'Adda, e mandati a Roma.
Al 23 giugno del 1568, il residente del granduca di Toscana a Milano scrive a questo:
«Ha da sapere V. E. che in Oltolina et altre terre de' Grigioni era un predicante luterano scelleratissimo, che già fu frate mendicante dell'ordine de' Minori. Il quale per le sue male qualità fu condannato al fuoco, sendosi egli ritirato a predicare ne' Luterani. Il quale era avvisata sua santità che incognito veniva in questo Stato, e in tutta Lombardia a fare diversi mali ufficj, per il che ella ha procurato, per quello che intendo, che si facesse ogni esatta diligenza, come s'è fatto dall'Inquisitore per porlo prigione, sendo egli stato condotto ai confini di questo Stato, e dicono li nostri, dieci passi nella giurisdizione dello Stato, dove è stato preso. Il che inteso da' Grigioni, che pretendono la captura si è fatta sopra la loro giurisdizione, dopo alcune diligenze che dicono aver fatte con S. E. e l'Inquisitore, non vedendo seguir la liberazione di detto frate, si ha avviso ch'hanno fatto porre prigioni molti frati che si trovano in un monastero d'Oltolina, sotto il loro dominio, pubblicando che il medesimo che patirà il detto suo predicatore, lo faranno patire a loro, et oltra di ciò hanno protestato in iscritto a' confini e con li Svizzeri loro confederati, d'ogni danno che perciò potesse seguire».
Questo raccolgo dall'Archivio diplomatico di Firenze: dal quale ho pure un aneddoto intorno al famoso santuario di Einsidlen, appartenente ai Grigioni. Gedeone Strucker, il 27 settembre 1614, così scriveva al granduca:
«Essendo io partito li 24 di settembre di Santa Maria d'Hermitte (Einsiedelen), due giorni appresso havendo un bredicatore bredicato secundo il solito, è stato un burghese di Zurichio presente, mentre che il ditto bredicatore attendeva alla sua bredicatione, quel Zurichese dette una mentida con alta voce. Subito fu il preso dela guardia et fatto brigione, et il popolo se dubitorno ch'el saria truncato la testa, o per il mancho fenduta la lingua, ma la giustitia è statto misericordioso, et hanno sentenziato che alla dominica prossimo dele 28 di settember egli debeno menar alla hora della bredica sopra il pergamo, et redire la mentita data, et ch'el habia parlato falsamente, come un tristo mentitor, et dimandar perdono al bredicatore et alla giustizia et a tutti cattolici auditori quali sono stati presente. Quando fa bel tempo, se bredica sopra una bela campagnia, avante una capela, et circondato con la guardia, et compagnato nel tempio della dita guardia, et recompagniato con torggie, et singulare reputatione, circa lontano dal tempio una buona tyrata d'argebuso». Arch. dipl. di Firenze.
276. Quando il Fuentes minacciava i confini nel 1606, Ercole Salis ambasciadore presso la signoria veneta, eccitava questa a sostener i Grigioni nell'impedire questa pericolosa congiunzione di Stati. Il doge rispose, dolendosi delle molestie tante recate dal Fuentes, e che il senato riposava nella prudenza de' Valtellinesi, «volendo credere che in quel paese dove si lascia che ognuno viva nella vocazione che Dio lo ispira, non debbano li pretesti di religione far quegli effetti che il Fuentes desidera». Il senato, allora in subuglio per l'interdetto, decretò ai Grigioni tremila ducati il mese.
277. Vedi il patto stipulato nel 1587, rinnovato nel 1604, fra i Cantoni svizzeri e Filippo II per assicurare la religione cattolica nelle terre già comasche, ap. Lunig, Cod. dipl. ital. I, p. I, sect. 2.
278. L'arciprete Rosca lasciò scritto: «Li principali della comunità di Sondrio erano la maggior parte eretici. Triasso, Ponchiera, Piazza, Colda, Cagnoletti, Arquino, Riatti, Marzi, Gualzi, Colombera, Sandrini, Pradella, Triangia, Ligari, Majoni, Bassola erano tutti cattolici. Sondrio, Ronchi, Gualtieri, Aschieri, Prati, Mossini e Moroni sono misti, e però si servono di due ministri, i quali tendono in Sondrio e nella contrada de' Mossini». I Marlianici erano i principali calvinisti.
279. Il sig. C. J. Kind (Die Reformation in den Bistümern Chur und Como) mi imputa di aver detto ma non provato che il re d'Inghilterra desse denari per sostenere gli eretici in Valtellina. Oltre esser la cosa verisimile, leggo nella lettera di Pietro Paolo Vergerio, 8 marzo 1551, al Gualterio: «Dite al Bullingero che l'ambasciadore del serenissimo re d'Inghilterra, che è in Augusta, mi ha scritto di sapere che sua maestà mi vuol dare qualche ajuto onde io possa continuare a far la guerra al diavolo».
Delle cose di Valtellina si occupa spesso il carteggio fra il cardinale Borghese, ministro di Stato a Roma, e il Bentivoglio nunzio a Parigi. Nominatamente il 20 luglio 1618 quegli ripeteva come bisognasse esortar i Cantoni cattolici e la Francia a proteggere i vescovi di Sion e di Coira, confinanti coll'Italia e molto molestati: e massime dacchè i Grigioni aveano eretto un loro collegio a Sondrio, «il che è cosa pestifera non solamente a quella valle, ma all'altre vicine del bergamasco e bresciano, e per conseguenza all'Italia».
280. Scrisse la vita del Rusca Giambattista Bajacca. Frà Riccardo da Rusconera di Locarno ne stampò il martirio nel 1620 ad Ingolstad; qualificata per libro infame dal De Porta, il quale non ha contumelie bastanti contro il Rusca, e reca certi versi di uno di Norimberga, ove è messo a fascio con Ravaillac, Ridicovio, Girard, Clement, Lopez ed altri
quos secta, propago
Cocyti, cœlo perfricta fronte sacravit
Martyres, heu reguum cultris qui viscera ledunt, etc.
Ne fece un poema (il Parlamento, Como, Arcione, 1610) Cesare Grassi comasco, che in un altro rozzo poema (Il popolo pentito ib. Frova 1639) descrive i mali del suo tempo.
281. Così un libro intitolato «Vera narratione del massacro fatto dai papisti rebelli nella maggior parte della Valtellina, messa in luce per la necessaria informatione et ammonitione a tutti i Stati liberi, e per esemplo a tutti i veri cristiani di perseverare nella pura professione del santo evangelio. Beati coloro che sono perseguitati per cagione di giustizia, perciocchè di essi è il regno de' cieli».
282. De Porta II, 483.
283. «Fu fatta una congiura da' predicanti et Grigioni, la quale s'esibisce separatamente alla M. V., nella quale fu risoluto d'ammazzare il clero et nobili della valle... col giorno et hora ne' quali doveva il tutto essere eseguito».
284. Che i banditi Grigioni avessero intelligenze anche col governator di Milano non ne lasciano dubbio i carteggi dei granduchi di Toscana, dove sono divisate tutte le pratiche dei Planta, del Zambra, di Cristoforo Carcano e del prevosto della Scala, che a Milano era centro e anima di tutti quei maneggi. Un Beroldinger, che in Isvizzera facea gli affari de' granduchi, scriveva il 17 dicembre 1619:
«Nelli Grisoni le cose sono ancora irresolute, però con più avantaggio delli Luterani che de' Cattolici. Tuttavia si tratta una sollevazione per servizio delli Cattolici, e potendosi quella effettuare, portaria non poco giovamento alla nostra fede. Tuttavia le pratiche per la parte de' Veneziani sono tanto grandi, che ci priva della speranza di qualche buon fine. Con tuttociò dovemo sperare ch'Iddio non abbandonerà li suoi».
E nel carteggio di Milano, riferendosi le informazioni avute, si trova al 3 giugno 1620:
«In Svizzera sempre si è mandato soldati alla sfilata, essendone partiti di qua fin ad ora 900, e sebbene questo negozio sia trattato con grandissima segretezza, si scoprì in ogni modo che tutto si fa per ajutar certi banditi grigioni i quali, risoluti di tornar ne' loro paesi, tentano ogni strada perchè li riesca. E tanto che hanno determinato, per un lungo cammino che fanno, di entrare nell'Egnadina Alta e poi nella Val Tellina, per impadronirsi di quella valle, che, quando li sortisca, sarà di grandissimo utile a' Spagnuoli, che senza apparire a niuno, otterranno il loro intento d'esser padroni della Val Tellina, che per la qualità del sito e pel transito comodissimo nel Tirolo, sarebbe cosa di grandissima conseguenza».
Al 24. «A ogni punto si aspetta di sentire quel che haveranno fatto i Banditi grigioni ne' loro paesi, sentendosi che alli 25 si haveva a dar dentro, e che tutti i soldati mandati di qua per questo effetto erano lesti per muoversi dove gli fussi stato comandato...»
Al 30 giugno, negli avvisi di Svizzera c'è: «Sono passati a questi giorni alquanti carichi di denari, che da Milano mandano in Germania, sebbene i banditi hanno pubblicato che devono servire contro a' Grigioni».
Al 1 luglio. «In Grigioni si doveano effettuare i tentativi de' banditi il giorno di san Giovanni, ma perchè le genti del serenissimo Leopoldo (l'arciduca?) non potettero esser all'ordine per quel tempo, per questo si è differita l'esecuzione tutto il mese di giugno passato. E mi ha detto il signor duca di Feria che adesso aspetta avviso del seguito a ogni punto, e spera che s'abbia a sentire qualche bel colpo per l'estirpazione degli eretici di questi paesi. Mi soggiunse che, avendo fatta istanza al papa per semplice consiglio, come si dovesse incamminar il negozio, che non ha mai potuto haver risposta, e se ne dolse gagliardamente».
Al 8 luglio. «I maneggi trattati dai banditi grigioni per entrare nell'Engaddina bassa non sono riusciti, per essere stati scoperti, et avvertiti i lor nemici... Non si resta però di fare ogni diligenza per ajutar quelle pratiche. Jersera incassarono cento colli di polvere, archibusi et moschetti, si dice per mandarli in quei paesi».
285. De Burgo, p. 9: cioè da 50,000 franchi.
286. Lavizzari, p. 159.
287. Sprecher, Hist. motuum ecc.
288. De Burgo, 64.
289. «Che fu il 19 luglio 1620, giorno veramente fausto, et per tanta felicità degno d'essere annoverato tra gli più celebri dell'anno con solenni processioni» Ballarini, Felici Progressi etc, p. 10.
«Como tanti Macabei confidati nel divino ajuto assalirono gli eretici... La qual impresa quanto sia stata accetta a Dio l'ha testificato con diversi miracoli ecc.». Relazione manuscritta.
«Il che successe con tanta facilità et felicità, che ben si vide la mano di Dio assistente ad opera tanto santa; poichè in tutta la valle non si mossero più di cento persone, sebbene ci fu il consenso di tutti gli altri, et nondimeno ammazzarono tanto numero di heretici et ufficiali Grigioni». Supplica al re cattolico.
«Di Teglio il fatto glorioso sgombra l'oscurità dell'eresia, abbellisce il cristianesimo, empie di gioja il mio cuore e d'altri fedeli, e tutte le lingue si debbono snodare per celebrarlo d'opera sì sublime ed alta, conveniente alla sublimità ed altezza ove siede». Il Rusco o descrizione del contado ecc.
L'Alberti però nelle Antichità di Bormio dice Fortissimum consilium quod vos ad salutaria arma capienda compulit, et Grisonum hereticorurn jugum excutere suasit faveat exercituum Deus pietati et fortitudini vestræ. Gregorio XV, breve del 9 marzo 1623. Ed il Quadrio, Della Rezia Cisalpina, Diss. IV. «Parve che il cielo stesso dichiarar si volesse a favore del loro disegno, poichè, dove tutta la notte caduta era abbondevole pioggia.. si mostrò il cielo all'apparir dell'alba terso affatto d'ogni nube e sereno». Esso Quadrio vorrebbe contro il vero insinuare che si aveva riguardo alle donne come cose mobili per natura: che a Teglio otto donne e tre fanciulli rimasero per accidente sacrificati, ecc.: ma non era egualmente un assassinio e su queste e su gli uomini? che «da' prudenti fu lodata la rivolta, non già il modo».
Al fine del vol. III degli Atti e monumenti della Chiesa Gallicana, 1631, in-fol. è inserita una Storia delle stragi di Valtellina di Abbot arcivescovo di Cantorbery, ma non è che la traduzione dell'opuscolo tedesco di Gaspare Waser, illustre teologo zuricano, riprodotto nella Biblioteca dell'Höttinger, e tradotto subito in italiano, in francese, in inglese. Egli dà a minuto le particolarità della strage, e per esso tutti gli uccisi sono martiri, de' quali racconta il coraggio, la costanza, i detti pietosi, alla guisa de' martirologi. Va con esagerazione opposta il libro Kelchkrieg, koder urzer und wahrhaftiger Bericht des Kelchkriegs so ron den calvinischen Pundtneren, und Zwinglischen, Zürcheren und Berneren in Veltlin vollbracht worden, 1620. Altorf: e l'anno stesso a Milano in italiano.
Una relazione contemporanea che ho trovata nell'Archivio generale di Firenze, dice tra le altre cose: «Nel mentre che si sono assicurati li posti et passi, li soldati paesani et massime li contadini sono andati alla caccia dei fuggiti heretici, et havendo trovata la maggior parte, gli hanno ammazzati tutti, specialmente d'una villa chiamata de Mossini sopra Sondrio, lavandosi le mani nel sangue loro, et hanno preso molti predicanti, alcuni de' quali tengono vivi per cavare da essi la verità della macchinazione et trattato di ammazzare li cattolici, et estirpare la fede Cattolica, poi li tratteranno come meritano.
«Il numero de' morti heretici sarà da 500, ma non può dirsi preciso perchè se n'ammazzano ogni giorno, trovati nelle caverne. Altri sono fuggiti oltre a monti, altri nel Venetiano.
«Non si lascia di dire che, tra li morti di Tirano vi era uno grisone come gigante, che giaceva in terra con moltissime ferite, et perchè doppo quattr'hore et più parve che movesse il capo, un figlioletto cattolico de cinque anni andò a dargli con una mazzetta sopra il capo dicendo, Quel traditore lùtero non vuole anco morire.
«Già s'è accettato il calendario gregoriano et introdotte le feste alla romana, et per stabilire meglio la fede cattolica s'addimandano predicatori, massime capuccini, amatissimi, a' quali si faranno due monasteri almeno, cessata la furia de' presenti moti, sperandosi nella misericordia divina che aggiusterà la causa sua, et nella pietà della maestà cattolica, che accetterà nella protettione sua quei popoli devotissimi suoi, et membri si può dire del Stato di Milano come diocesani di Como».
Tra i libri proibiti figura il Memoriale alla santità di nostro signore papa Gregorio XV, il clero e cattolici di Valtellina, come pure la Vera narratione del massacro degli Evangelici fatto dai Papisti ribelli nella maggior parte della Valtellina.
290. Informazione de' Bormiesi nel 1636.
291. 4 agosto. «S'intende che un nervo di Grigioni eretici con la scorta di ducento Olandesi, di quelli licenziati dalla Repubblica Veneta, siano entrati in Valtellina dalla parte di Chiavenna... nel medesimo tempo si ebbe nuova che da' Grigioni eretici erano state affondate due barche piene di soldati cattolici, de' quali nessuno s'era salvato. All'arrivo di questi avvisi si turbò assaissimo il signor duca di Feria, vedendo che si correva pericolo di perder l'acquistato; e trovandosi impegnato a difendere la Valtellina, gli dispiaceva che si aveva a venire a maggior cimento. Però dicono che si dolse gagliardamente con monsignor proposto della Scala, dicendogli che gli avea figurati i successi facilissimi e senza pericolo nessuno di accender fuoco in Italia, e che ora apparisce il contrario, sentendosi che tutte quelle montagne sono in moto, con fermo proposito di voler ricuperare il perduto.
Poco lontano dal forte di Fuentes furono fatti prigioni tre predicanti, i quali sono stati condotti a Milano, e si trovano in custodia del Sant'Offizio. Fra questi vi è una monaca vicentina, che già 15 anni sono fuggì di Vicenza» (Carteggio di Milano, nell'Archivio generale di Firenze).
292. Allora fu pubblicata un'altra delle pasquinate che dicemmo desunte da testi scritturali.
293. Rimasero da cinquecento arciducali: con loro cadde il beato Fedele da Sygmaringa cappuccino, che il Lavizzari dice odiatissimo prefetto di quelle missioni, e che è il protomartire della congregazione di Propaganda. Vedi Istoria delle missioni de' frati minori Cappuccini della provincia di Brescia nella Rezia dal 1621 al 1693, pel P. F. Clemente da Brescia. Trento, Pavone 1702.
294. Gli aggravj di questi sono espressi nel Recueil vrai et sincère de partie des mechancetez atroces et cruelles tirannies commises en la Valtelline après le massacre, et demeurées impunisse, ensemble les transgressions des statuts, loix criminelles et civils, voire mesmes des ordonnances et constitutions faites à Tiran depuis le dit temps jusqu'à l'an 1626. Vedi la Valtelline, schediasma. Véritable et solide résponce aux calomnies, et raisons desquelles les resbelles de la Valtelline, vrais et naturels sujets des Grisons, pallient et desguisent leurs exécrables forfaits, voulans par une entreprise imprudente et abominable persuader aux rois et potentats de prendre les armes pour leur défence et protection. Abbiamo nello stesso senso: «Antidoto contro le calunnie de' Cappuccini, composto per li fedeli confessori della verità nelle leghe de' Grigioni. — Informatione reale delle false apparizioni e miracoli della madonna di Tirano, di san Carlo Borromeo, e del beato Alviggi».
295. Quella donna, fatturata in un braccio di panno rosso, stette due mesi fitta nel letto senza mangiare nè bere altro che qualche stilla d'acqua infusale per un dente mancante. Eppure la vedevano affacciarsi alla finestra; ma come tosto s'accorgeva di essere veduta, tornava al letto, ove immobile giaceva. Tardi guarì, non obstanti i debiti exorcismi.
296. Alberti, Antichità Bormiesi, manuscritto.
297. Gentis inquietæ, et volentis inquietare cœteros. Hist. Patria, p. 127.
298. Nel 1790 erano dieci famiglie di protestanti in Tirano, due in Bianzone, due in Teglio, una a Castione Inferiore, una a Cajolo, sessantacinque nel contado di Chiavenna. Giacomo Picenino, ministro protestante a Coira, stampò l'Apologia della Riforma. Contro di essa il padre maestro Gotti, professore di teologia a Bologna, scrisse La vera Chiesa di Cristo, 3 volumi in-4º, che gli meritò la porpora.
299. Fin a quest'ora appartennero alla diocesi di Como, siccome pure la maggior parte del Canton Ticino. Adesso però vuolsi sottrarneli, confiscaronsi i beni che colà aveva il vescovo di Como, e vorrebbesi incorporare le comunità di Poschiavo e Brusio alla diocesi di Coira: al Canton Ticino mettere un vescovo proprio.
300. De fide, lib. II, c. 16.
301. Per quante buone ragioni e religiose e civili e umane il pontefice respingesse la pace di Westfalia, l'ha dimostrato testè il dottor Döllinger, Kirche und Kirchen, cap. 2. Si noti poi come un fatto generale che il protestare contro di essa non valea toglierle efficacia, nè impacciarne l'attuazione.
302. Ariosto. Si sa che il primo ospedale vi fu fondato da cittadini di Amalfi, donde nacquero gli Ordini religiosi militari. Nel 1355 Sofia di Filippo Arcangeli fiorentina istituì l'ospedale del monte Sion, con chiesa, casa, chiostri. Alessandro III e Urbano III fecero riporre sopra l'altare del santo sepolcro la iscrizione, che n'era stata tolta, præpotens Genuensium præsidium. Roberto di Napoli e Sancia spesero milioni per collocare monaci presso il santo sepolcro e il presepio. La cupola del santo sepolcro fu eretta, poi più volte rinnovata per cura d'Italiani, e ultimamente nel 1720 per zelo del padre Antonio da Cuna toscano, che n'ebbe licenza dal gransignore a patto che facesse restituire cencinquanta Musulmani, fatti schiavi da potenze cattoliche; il che egli adempì. Giovanna di Napoli ricomprò il sepolcro di Maria Vergine in val di Giosafat. L'altare di bronzo, meraviglia dell'arte, che sta sul calvario, fu dono di Ferdinando De Medici nel 1588, e opera di frà Domenico Fortisiano del convento di San Marco. Carlo Guarmani livornese scoperse testè Santa Maria Latina, antica Chiesa degli Amalfitani, sepolta sotto le rovine.
Leibniz nel 1673 essendo a Roma, scrisse un poema dedicato ad Alexandrum VIII ut christianos ad bellum sacrum hortetur, dove proponeva la spedizione d'Egitto, e vuolsi che di là ne traesse l'idea Bonaparte.
Avendo noi ripetuto che Lutero dissuadeva dalla guerra contro i Musulmani, giustizia vuole che accenniamo come Melantone vi esortava Carlo V, e soggiungeva: «Per cominciar la guerra turca, bisogna ch'e' passi in Egitto con una flotta ben fornita, onde forzar le armate turche ad abbandonare l'Europa. È serbato al nostro secolo di veder questa eroica impresa, che, a parer mio, è divinamente preparata e che sarà il segnale della decadenza dell'impero turco». Corpus reformatorum, edizione di Bretschneider, t. VII, 683.
303. Federico Morin, nel Dictionnaire de phylosophie et de théologie scholastique, ch'è il più ampio ed erudito e insieme vigoroso trattato di questa scienza, mostra, oserei dire esagera gl'immensi meriti de' filosofi del medioevo, e asserisce che la Riforma, anzichè essere una riazione della libertà, repressa in quelli, contro l'autorità cui si fosse data troppa prevalenza sopra i diritti della coscienza, fu invece il disastro della libertà razionale, surrogandovi il fatalismo razionale. E lo prova da ciò, che la Riforma imputava gli scolastici di sottomettere la teologia alla loro scienza, cioè di seguir piuttosto i barlumi della ragione che la voce infallibile della fede: e negava all'uomo il libero arbitrio, sostenuto invece apertamente dalla teologia.
304. Il Lagomarsino, commentando le lettere del Pogiano (vol. IV, p. 335) dice: Fuit illa hominum ætate cum multorum ingens in Italia græcarum literarum studium, tum egregia in italis hominibus græca interpretandi facultas.
305. Qui quidem tali ingenio præditi, barbari certe non sunt. Non enim quos a nobis montium excelsitas aut latitudo æquorum disjunxit, sed qua cum veræ religionis cultu non peragravit humanitas et artium amor ingenuarum, ea certa et sola est barbaries. Sadoceti, Phædr., pag. 561.
306. Ch. Villers, Essai sur l'espritt e l'influence de la Réforme. Parigi 1806.
307. «Un principio più ampio e assoluto venne espresso dal Machiavelli; il quale però non sembra averne misurata appieno la grandezza, l'universalità, l'efficacia, poichè ne fece uso in modo scarso e ristretto. Il qual pronunziato si è che, a volere che una setta o una repubblica viva lungamente, è necessario ritirarla spesso verso il suo principio. Il che torna a dire che l'ideale progresso verso l'unità e la perfezione finale è un regresso verso l'unità e perfezione primitiva. Tal è la formola cristiana, che è la sola vera. Noi dobbiamo pertanto risalire verso il medioevo, per ciò che spetta all'idea, perchè il medioevo, ch'è essenzialmente ideale, è il principio, onde mosse la civiltà moderna.... Il medioevo fu barbaro e cristiano. La barbarie, che deriva dal predominio del senso, è per se stessa un elemento negativo, e consiste nel difetto di coltura civile. Di costa a questo difetto, ai mali, alle tenebre, alle calamità, che ne nascevano, pullulavano nella età media i germogli di una civiltà meravigliosa, essenzialmente cristiana, e avvalorata dalle sane reliquie dell'antica umanità e gentilezza. Ma questa pianta era giovine, e i suoi fiori erano chiusi, o cominciavano appena a sbocciare: la stagione era piena e ricca di speranze, propizia alla coltura, lieta di frutti primaticci e tenerelli, che promettevano un maturo e abbondante ricolto.... Il progresso moderno dee essere l'esplicazione della civiltà potenziale, contenuta negl'istituti del medioevo.... Non vi ha alcun rischio, svolgendo i semi positivi e cristiani dell'età trascorsa, di dar nel barbaro; perchè in tanto allora il mondo era barbaro in quanto i preziosi germi non erano esplicati. La barbarie di quella età era tutta gentilesca; tramandata ai popoli cristiani, parte dal politeismo greco-latino, parte e assai più, dalla fiera superstizione dei popoli boreali.... Ma la società ecclesiastica, che vegliava fra le ruine colla sua mirabile struttura, e colla forte unità, spense a poco a poco la violenza e l'anarchia feudale, coltivando, svolgendo i rudimenti civili di autorità governatrice e di libertà nazionale; i quali ridotti quasi a nulla, pur non erano morti, e sopravvivevano nei sovrani, e nei Comuni. Oggi non è più duopo provare che i papi e i vescovi del medioevo, cioè la monarchia e l'aristocrazia elettiva della Chiesa, creavano i popoli ed i re; e con essi le nazioni moderne: la cui vita e il fiore dipendono dall'amichevole concordia del potere e della libertà, delle nazioni e dei principi».
Gioberti, Introd. allo studio della filosofia. Conciliarlo col riferito più sopra non è impresa che ci torremmo.
308. Il Sismondi nel famoso cap. 127 della storia delle Repubbliche italiane avea detto che «la Chiesa sostituì lo studio de' Casisti a quello della filosofia morale». Il Manzoni rispondeagli che le dottrine de' Casisti non vanno attribuite alla Chiesa, la quale non si fa mallevadrice dell'opinione di privati, nè pretende che alcun de' suoi figli non possa errare: i Casisti fondaronsi su ragionamenti e autorità umana, piuttosto che sulla Scrittura o la tradizione: e appunto quelli che, nella Chiesa, si elevarono contro le loro asserzioni, vi opposero la Scrittura e la tradizione.
Il medesimo Sismondi al famoso predicatore americano Channing scriveva qui: Ceux qui croient que la moralité ne consiste qu'en quelques préceptes vite épuisès, me semblent des observateurs bien superficiels. Plus au contraire on l'etudie, plus on voit le champ s'elargir. Ou peut s'en convaincre en lisant les milliers de livres ecrits sur des cas de conscience dans l'Église catholique. Le secret du confessional, la necessité d'accorder enfin l'absolution et de maintenir le pouvoir sacerdotal, ont certainement fait dévier les casuistes, et créer avec leur aide ce qu'on a appelé la moral jésuitique: toutefois des grands progrés ont été faits par eux dans cette noble science, et nous leurs devons peut-étre plus qu'à la Bible elle-méme l'etablissement du système de moralité chrètienne.
309. Gerusalemme Conquistata XX, 77.
310. «Fatti che basta rammentare per sentirsi raccapricciar d'orrore (sic) ed empir l'animo d'indignazione». Così lo Zobi, il quale commisera la Toscana che stava allora «sotto il ferreo scettro della casa Medici, che oppresse Firenze pel corso di 205 anni».
311. Galileo la sua scoperta di saturno tricorporeo velò sotto quest'anagramma: Altissimum planetam tergeminum observans.
312. Hist. de l'astronomie moderne.
313. Mécanique analytique, p. 207. Nella prima parte della Statica Lagrangia rivela i meriti meccanici del Galilei. Anche Arago diminuisce il merito delle scoperte celesti di Galileo, e dice che poche ore poteano bastare alle osservazioni ch'esso fece nel 1610 e 1611.
314. Si ha una lettera di Martino Hasdale a Galileo, che gli riferisce come Keplero si lagnava non avesse neppur mentovato il Bruno nel suo Nunzio sidereo. Op. di Galileo, c. VIII, p. 59. Esso Keplero parlò del Bruno in una lettera al dottor Brenger, il quale gli rispondeva: «Tu scrivi di Giordano Bruno, abbruciato colle fascine (prunis tostus). Il fatto è certo? e in qual tempo e perchè finì così? Ho compassion di lui» (J. Kepleri opera, ed. di Frisch., vol. II, p. 592). Il Keplero rispondeva sapere dal Walcher che fu arso in Roma, e sopportò con costanza il supplizio, pur asserendo che tutte le religioni son vane, e che Dio s'immedesima col mondo, col circolo, col punto. E il Brenger, uom positivo, a stupirsi della insania del Bruno, il quale, se non credeva esistere alcun Dio vindice della colpa, poteva impunemente simulare, e così sottrarsi alla morte.
Questi indizj sarebbero da aggiungere a quanto dicemmo sulla morte del Bruno, oltre quelli recati dal professore Berti in una vita di esso, di cui una parte stampò dopo quel nostro discorso.
Esso Bruno fu infervorato del sistema di Copernico, cui salutava come un nuovo Colombo che sorpassa i confini, e abbatte le muraglie fantastiche, e sprigiona la ragione umana da altri ceppi inventati dalla filosofia plebea. Eppure, sebbene processato, non troviamo che al Bruno si facesse colpa di tale opinione.
315. Annal. Bojorum. Lipsia 1710, pag. 262.
316. Chi rinfaccia sempre il lusso dei nunzj apostolici, voglia non dimenticare questo Nicolò da Cusa, nunzio di quattro papi, fatto cardinale da Nicolò V. Allorchè nel 1451 andava nunzio in Germania, fu incontrato da magnati in gran pompa, ma ipse super mulum suum cum exiguo romano comitatu humiliter insidens, cruce argentea a domino apostolico sibi data, cum suo stipite deargentato semper præcedente, ad ecclesiam processionaliter deductus, ibidem devote fuit susceptus... ab omni munere manus suas servavit: quod tamen terræ magnates et alii divites copiose offerebant, esculentis et poculentis, sine quibus vita præsens transigi non potest, tamen exceptis... Vedasi Clemens, Giordano Bruno et Nicola von Cusa, 1847.
317. Varj Italiani pretesero alla priorità nell'insegnare il sistema di Copernico. Tommaso Cornelio, che nel secolo XVII scriveva Problemata physica, dice che Gerolamo Tagliavia calabrese molto avea pensato sopra questo sistema e scritto alcune cose, che dopo la sua morte vennero in mano di Copernico. Migliori titoli potrebbe addurre Domenico Maria Novara ferrarese, morto il 1514 in Bologna, dove essendo professore d'astronomia, ebbe scolaro e compagno delle osservazioni Copernico. Ciò attesta Giorgio Gioachimo Retico, compagno e amico del Copernico (Narrat. de Copernico etc.), il quale soggiunge che questo ancor giovane spiegò astronomia in Roma, e v'ebbe moltissimi uditori, anche ragguardevoli.
318. È ristampata fra le opere di Galileo a Firenze, tom. V, 1854: «Da questi fondamenti e dalle dichiarazioni loro si manifesta l'opinione pitagorica e la copernicana essere tanto probabile, che forse non è altrettanto la comune di Tolomeo; perchè da quella se ne deduce un chiarissimo sistema ed una maravigliosa costituzione del mondo, molto più fondata in ragione ed in esperienza, che non si cava dalla comune, e si vede chiaramente che si può salvare; di modo tale che non occorre ormai più dubitare che ripugni all'autorità della sacra scrittura, nè alla verificazione delle proposizioni teologiche; ma anzi con ogni facilità non solo i fenomeni e le apparenze di tutti i corpi, ma scopre anco molte ragioni naturali, che per altra strada difficilmente si possono intendere».
319. Altri scrisse contro il moto della terra, fra cui
Accarisi, Terræ quies, solisque motus demonstratus (Era qualificatore della santa Inquisizione) Roma 1637.
Grandamico, Nova demonstratio immobilitatis terræ. Flexiæ 1645.
Dubois, Liber de veritate et auctoritate s. scripturæ in naturalibus contra Christophorum Wittichium. Trajecti 1654. Contro di questo fu scritta Demonstratio mathematica ineptiarum J. Durandi in oppugnanda hypothesi Copernici et Cartesii de mobilitate terræ. Roma 1656.
Anche nel 1806, un Domenico Pino milanese stampava a Milano L'incredibilità del moto della terra, opuscolo ove compendia quanto disse in tre tomi dell'Esame del newtoniano sistema intorno al moto della terra. Non si sgomenta delle opinioni contrarie, giacchè anche la teoria dei vortici di Cartesio fu per un pezzo abbracciata e promossa comunemente. Naturalmente è condotto a parlare del processo di Galileo. A sostener la sua tesi si vale della scienza, e non solo dell'autorità.
Quando il dottor Cullen fu elevato arcivescovo di Dublino, un giornale asserì che esso avea pubblicato un libro sostenendo il sistema tolomaico, e ribattendo il copernicano, e con esso tutti gli acquisti della scienza moderna: così esigere la Chiesa cattolica. Il fatto era falsissimo, ma come tante altre falsità continuò e continua ad essere ripetuto: e qualvolta si vuole screditar la Chiesa cattolica come nemica del sapere, si cita l'arcivescovo Cullen e il suo libro che nessuno ha veduto: e pur dianzi ne parlava con orrore il Times, come si parla e riparla della tortura di Galileo.
320. Anche l'illustre Cremonini era avverso a Galileo; onde Daniele Antonini friulano scriveva a questo: «Possibile che si trovino al mondo uomini così goffi, e quel ch'è peggio, che sian quelli stimati saputi? che cosa si potrebbe fare al mondo per farli confessare la verità, se il fargliela vedere con gli occhi proprj non basta? Da una parte me ne rido, dall'altra mi vien collera, e voglia quasi di dire come quel buon religioso, che, se io fossi messer Domenedio, non sopporterei che vivesse tal razza d'uomini irragionevoli. Ma credo che messer Domenedio lasci costoro acciò servano per buffoni della madre natura».
Noi diciamo per espiazione a qualche velleità d'ambizione.
321. Dialoghi, IV giornata. Surrogava l'esperienza anche all'analisi, come fece cercando la quadratura della cicloide. Costruiva delle cicloidi con foglie che poi pesava accuratamente, e così trovò che l'area di quella curva è eguale a tre volte l'area del circolo descrivente. Si sa quanto attorno a quel problema s'affaticarono, cominciando dal cardinal di Cusa, e finchè l'analisi infinitesimale lo risolse con facilità.
322. Vedasi specialmente Philarete Chasles.
323. Arduini, La primogenita di Galileo, Firenze 1864. Egli scrive pure che il levar a cielo il poema del Tasso «non è che un pregiudizio della scuola de' Gesuiti e Gesuitisti, finora interessati e privilegiati maestri di lettere d'Italia» (p. 233) e che si servivano di quel poema sulle crociate per assodar la loro dottrina cattolica.
È notevole che l'aver censurato il Tasso fu apposto come gran colpa alla scuola di noi altri Lombardi, che allora eravamo chiamati romantici, e dappoi clericali.
324. Viri Galilæi, quid statis aspicientes in cœlum? fu il testo preso da un predicatore a Firenze. Un'altra applicazione felice di testo trovo in una lettera del Pignoria, 26 settembre 1610: «Le do nuova come in Germania il Keplero ha osservato anch'esso i quattro pianeti nuovi, e che vedendoli esclamò, come già Giuliano apostata, Galilee vicisti».
Guglielmo Libri, che denigra a tutta possa l'operar della Chiesa in quest'affare, non tace che, quando il domenicano Caccini declamò contro Galileo, il Maruffi generale di quell'Ordine ne scrisse scuse a Galileo, dolendosi di dover essere partecipe a qualunque bestialità facessero trenta o quarantamila frati. In Inghilterra, nella patria de' grandi pensatori e non cattolica, e molti anni più tardi, quando Newton insegnò il metodo delle flussioni, v'ebbe dottori che dal pulpito metteano in avviso contro codesti «novatori, gente perduta che cadeano nelle chimere», ed esortavano ad evitare il loro commercio, «pernicioso per lo spirito e per la fede». Saverien, Dictionnaire des mathématiques, tom. I.
325. L'autenticità della Bibbia e delle singole sue parti è dogmaticamente stabilita dal Concilio di Trento, dichiarando anatema chi non riceve il sacro testo e le sue parti, prout in Ecclesia catholica legi consueverunt, et in veteri vulgata latina editione habentur. Eppure i più savj interpreti tengono che scientificamente possa discutersi di certi versetti e incisi, e anche correggerli; come, a tacer altro, si fece nell'edizione clementina. Vedi una dissertazione del padre Vercelloni, Sulla autenticità delle singole parti della Bibbia Vulgata.
326. Breitschwerth, Vita e influenza di Keplero secondo nuove fonti originali. Stuttgard 1851. Il Capitoul di Tolosa ordinò a Margherita Melaure, verso il 1690, di vestirsi da uomo, benchè ella dicesse d'esser ermafrodito. Saviard conobbe ch'era una malattia, la guarì, ma ci volle un decreto del re per permetterle di vestir da donna qual era.
327. «Noi Roberto cardinale Bellarmino, rilevato avendo come il signor Galileo è stato calunniato, e come imputato gli fu d'aver fatto un'abjura in nostre mani, e d'esser stato condannato a salutar penitenza; dietro ricerca fattacene, affermiamo, conformemente alla verità, che il predetto signor Galileo non ha fatto abjura di sorta alcuna, nè in nostre mani nè in quelle d'altre persone, per quanto è a nostra conoscenza, nè a Roma nè altrove, d'alcuna delle sue opinioni e dottrine; ch'ei non è stato assoggettato a veruna salutare penitenza di qualsivoglia specie; che solamente gli si è partecipata la dichiarazione del nostro santo Padre, pubblicata dalla Congregazione dell'Indice, cioè come la dottrina attribuita a Copernico, che la terra si muova intorno al sole, e che il sole occupi il centro del mondo senza muoversi dall'oriente all'occidente, è contraria alla sacra Scrittura, e che in conseguenza non è permesso difenderla nè sostenerla. In fede di che abbiamo scritta e sottoscritta la presente di nostra propria mano, questo giorno 26 maggio 1616. Roberto, cardinale Bellarmino».
Non è inutile ricordare che del Bellarmino stesso l'opera De romano pontifice fu messa all'Indice, poi levatane. La Chiesa non considerò mai come infallibili i decreti delle Congregazioni.
328. Dilecte fili, nobilis vir, salutem et apostolicam benedictionem. Tributorum vi et legionum robore formidolosam esse Etrusci principatus potentiam, Italia quidem omnis fatetur: at etenim remotissimæ etiam nationes felicem vocant nobilitatem tuam ob subditorum gloriam ac Florentinorum ingenia. Illi enim novos mundos animo complexi, et oceani arcana patefacientes potuerunt quartam terrarum partem relinquere nominis sui monumentum. Nuper autem dilectus filius Galilæus æthereas plagas ingressus ignota sidera illuminavit, et planetarum penetralia reclusit. Quare, dum beneficum Jovis astrum micabit in cœlo quatuor assectis comitatum, comitem ævi sui laudem Galilæi trahet. Nos tantum virum, cujus fama in cœlo lucet et terras peragrat, jamdiu paterna charitate complectimur. Novimus eum in eo non modo literarum gloriam, sed etiam pietatis studium; iisque artibus pollet, quibus pontificia voluntas facile demeretur. Nunc autem, cum illum in urbem pontificatus nostri gratulatus reduxerit, peramanter ipsum complexi sumus, atque jucunde identidem audivimus florentinæ eloquentiæ decora doctis disputationibus augentem. Nunc autem non patimur eum sine amplo pontificiæ charitatis commeatu in patriam redire quo illum nobilitatis tuæ beneficentia revocat. Exploratum est quibus præmii magni duces remunerentur admiranda ejus ingenii reperta, qui Medicei nominis gloriam inter sidera collocavit. Quinimo non pauci ob id dictitant, se minime mirari tam uberem in ista civitate virtutum esse proventum, ubi eas dominantium magnanimitas tam eximiis beneficiis alit. Tum ut scias quam charus pontificiæ menti ille sit, honorificum hoc ei dare voluimus virtutis et pietatis testimonium. Porro autem significamus solatia nostra fore omnia beneficia, quibus eum ornans nobilitas tua paternam munificentiam non modo imitabitur, sed etiam augebit.
329. Galilée, par le docteur Perchappe, 1865.
Les fondateurs de l'astronomie; par Joseph Bertrand.
La lettera di Galileo al padre Ranieri, dove racconta per disteso il suo processo, e che dal Tiraboschi fu data come autentica, era stata inventata dal duca Gaetano per prendersi gabbo di esso Tiraboschi. Quando Roma fu invasa dai Francesi, nel 1809, nulla fu più pressante agli spogliatori che di metter la mano sul processo di Galileo. Fu portato a Parigi, e quando nel 1814 Pio VII recuperò gli archivj delle sacre Congregazioni, questo non fu reso, dicendo era bruciato, poi che era smarrito in quell'oceano di carte. Solo Gregorio XVI potè riaverlo; e Pio IX lo consegnò a monsignor Marini che tanto erasi adoprato al suo ricupero; indi reduce da Gaeta, nel 1850 lo donò agli Archivj Vaticani, e fu poi pubblicato da esso monsignor Marini col titolo Galileo e l'Inquisizione (Roma 1850): dov'è compreso anche il processo del 1615.
330. Lettera 27 febbrajo 1633. Leviamo queste frasi dalle Lettere inedite di uomini illustri, stampate dal Fabroni, vol. II, p. 272 e seg.
331. Era facile rispondere che, se è onnipotente, potè anche far la terra che gira attorno al sole. Esponendogli io gli argomenti che i geologi danno sull'antichità della terra, Carlo Troya mi rispondeva che Dio come creò piante vecchie, così potè creare e le ossa fossili, e gli strati sovvertiti, e le roccie metamorfosate, ecc.
332. La sentenza fu letta a velo levato nell'aula del Sant'Uffizio; invitativi i professori di matematica e fisica.
333. Il Bernini, nella Storia delle eresie, fa star Galileo prigione cinque anni; Pontéconlant dice che, anche nelle carceri dell'Inquisizione, sostenne la rotazion della terra; Brewster, che fu tenuto prigioniere un anno: Montucla riporta altri che dicono essergli stati cavati gli occhi ecc. Il professore Trouessart (Quelques mots sur le procès et la condamnation de Galilée nella Revue de l'Instruction publique, 1860) che è forse il più diligente ponderatore, in Francia, delle opere del Galilei, e nemico violento delle cose ecclesiastiche, conchiude: Galilée ne fut donc pas soumis à la torture physique. C'est à l'idée, non à l'homme qu'on en voulait. Ces pauvres inquisiteurs, qu'on nous represente comme des monstres, étaient, il faut oser le dire, d'aussi braves gens que vous et moi, c'étaient, pour la plupart, des amis, des admirateurs de l'illustre accusé. Ils furent pour lui bons et cléments, bien plus que ne le permettait la redoutable loi inquisitoriale qu'ils avaient à appliquer. Galilée était un relaps: sa mauvaise intention, je parle en style d'inquisiteur, était évidente... et ils eurent à craindre bien plus, dans ce procès, d'étre accusés d'avoir peché par trop d'indulgence que par trop de rigueur. Les inquisiteurs valaient mieux que l'inquisition, et c'est là encore une moralité consolante, que nous esperons avoir fait sortir de ce procès.
Della tortura si trova bensì cenno nel processo. Et ei dicto quod dicat veritatem, alias devenietur ad torturam, respondit... Io non tengo nè ho tenuto questa opinione del Copernico dopo che mi fu intimato con precetto ch'io dovessi lasciarla. Del resto son qui nelle loro mani, facciano quello che lor piace.
Et cum nihil aliud posset haberi, remissus fuit ad locum suum.
Ciò prova talmente non essergli stata inflitta, che lo stesso Arduini conchiude: «Dunque Galileo ebbe la tortura morale, la più dolorosa delle torture, quella ove egli è tanto grande ai nostri occhi; e chi gliela inflisse riman condannato per sempre».
Oltre i conosciuti, apparvero, nel 1865 e 66, eccellenti articoli di Adolfo Valson nella Revue d'économie chrétienne sul movimento scientifico e intellettuale nel secolo XVII; e nella Revue des sciences ecclesiastiques altri dell'abate Bonix, il quale mostra che il decreto del Sant'Uffizio non ottenne mai le formalità necessarie per trasformarla in atto pontificale.
Nel Dublin Review viene esaminata la condanna di Galileo in relazione alle Congregazioni Romane, e l'autore prova che la decisione fu resa in parte come decreto disciplinare, in parte come dottrinale d'una congregazione, il che non porta mai l'infallibilità: il papa non ha proferito. Del resto l'autore sostiene che la Congregazione non fallò, giacchè l'ipotesi di Galileo era inverisimile, secondo le cognizioni d'allora, e poichè pareva intaccare i testi scritturali, era prudente e quasi necessario non abbandonare il senso tradizionale di questi per una teoria poco provata. L'importanza stava nel serbare il principio della interpretazione del testo sacro, ben più prezioso che non la verità scientifica. E la Chiesa, che non s'arrogò men di definire le verità fisiche, non fece che vegliar all'esattezze delle interpretazioni teologiche presentate da Galileo.
334. Lettera di Geri Bocchinieri del 16 aprile 1633.
335. Non è inutile al soggetto il riferire qui la formola d'una sentenza, tolta dal Sacro Arsenale di esso Masini (Bologna 1665), che dà una specie di sillabo delle eresie allora più consuete.
— Forma di sentenza e abjurazione contra un eretico formale non relasso e penitente.
Noi frà N., Inquisitore ecc. ecc.
Noi N., Vicario ecc.
Essendo che tu N. N. fosti denunziato in questo Sant'Officio di N.
Che ti fossi dato a comporre alcuni libri sopra la sacra scrittura, e specialmente sopra la divina Apocalissi, quali si pretendeva fossero molti empj e cattivi; e ripreso non avessi voluto desistere da così diabolica, operazione:
Che avessi ereticalmente trattato della materia del digiuno ecclesiastico; e, essendoti per difesa della santa fede cattolica argomentato contra, avessi allegata l'autorità degli eretici, che di ciò hanno scritto sinistramente, e per ischerno:
Che avessi detto, la Chiesa da cinquecento anni in qua esser corrotta, mostrando di non credere l'autorità del sommo pontefice, e della santa Chiesa cattolica e apostolica romana, con dire che credevi in Cristo e nelle Scritture, e che niuno poteva astringerti a creder quello che crede la suddetta santa Chiesa romana:
Che essendoti da persona pia e zelante, con vivi argomenti dimostrato che la detta santa Chiesa cattolica romana è la vera Chiesa, avessi parlato in contrario, approvando l'empie e sacrileghe sètte di Giovanni Us, di Martino Lutero e di Calvino:
Che avessi detto d'aver fatto venir di fuori una gran quantità di libri per notabil somma di denari, dando, col tuo modo di dire, ad intendere che fossero libri cattivi ed ereticali:
Fosti perciò d'ordine nostro carcerato in questo Santo Officio, e fattati la perquisizione de' libri e scritture, furono appresso di te ritrovati molti e molti libri eretici di Calvino e Calvinisti, e anco Luterani, stampati, con un libro scritto a mano, appunto sopra la divina Apocalissi, e altri fogli e quinternetti contenenti atrocissime eresie e orrendissime bestemmie contro la santa fede cattolica.
E successivamente furono contro di te pigliate altre informazioni, per le quali rimanesti di più indiciato,
Che avessi detto ad alcune persone, quali recitavano l'officio della Beatissima Vergine, non sapendo esse il latino, che non giova il dirlo, mentre non intendevano quello che leggevano; adducendo sopra ciò alcuni, benchè inetti esempj, e quella volgata autorità, legere et non intelligere, negligere est:
Che avessi dissuaso il frequentare la confessione sacramentale, con dire che bastava confessarsi una volta sola, e non peccare mai più; e che il confessarsi spesso, e poi tornar a peccare, era un burlare Dio:
Che avessi detto che il digiuno solito osservarsi dai Cattolici non è altrimenti comandato da Dio, ma che è cosa della Chiesa, e che nostro signor Iddio non guarda se si mangia un poco più o un poco meno:
Che, ragionandosi della divozione de' santi del cielo, e delle orazioni che si debbono loro fare, avessi detto che, quando facciamo orazione, dobbiamo pregare Dio e non i santi:
Che avessi detto che, se tu avessi comprata una certa villa, forse avresti ordinato d'essere sepolto in detta villa, come facevano gli antichi, aggiungendo altre parole per le quali mostravi di credere sinistramente intorno alla sepoltura ecclesiastica:
Che avessi biasimato l'andar spesso ad ascoltar la messa, con dire ad una persona, la quale ciò piamente faceva, che vanno a messa quelli che hanno buon tempo, e che detta persona doveva aver buon tempo:
Che avessi detto che la Chiesa fa delle cose assai, e che li frati e preti vanno sempre assottigliando, e fanno per guadagnare e tirare a loro:
Che avessi parimenti biasimato l'andar co' piedi scalzi a visitar la chiesa d'un tal santo del paradiso, con dire che la misericordia di Dio è quella che ci può salvare, non certe cose pinzocchere; aggiungendo molte altre parole con le quali mostravi di credere sinistramente intorno alla venerazione e invocazione de' santi:
Che avessi più volte, senza alcun legittimo impedimento, e con pericolo di grave scandalo tralasciato d'andar a sentir messa ne' giorni di festa, scusandoti con dire che non eri vestito come volevi.
Sopra le quali cose avanti di noi più volte col tuo giuramento esaminato, avendo già riconosciuto in giudicio tutti i libri eretici e perniciosi trovati appresso di te, col libro e fogli scritti a mano, dopo molte scuse, negazioni e tergiversazioni confessasti d'aver creduto tutti gli errori ed eresie da te espresse in detto libro e fogli scritti di tua mano, e altre eresie contenute ne' suddetti libri eretici di Calvino, Calvinisti e Luterani. Ed in particolare,
Che l'empia e diabolica sètta calvinista sia la vera Chiesa di Cristo dallo Spirito Santo figurata nella sacra Apocalissi per quella donna che apparve in cielo vestita di sole e coronata di stelle, e che in detta perversa e sacrilega sètta si trovi la vera dottrina evangelica e la salute eterna:
Che la sacrosanta, cattolica e apostolica romana Chiesa sia la sinagoga di Satanasso, e la meretrice babilonica, madre di fornicazioni e abominazioni, e Sodoma spiritualmente, quanto alla dottrina che tiene e insegna:
Che la suddetta santa Chiesa romana non sia dotata dell'autorità delle chiavi, non creda che si trovi Iddio non sappia, che cosa sia spirito d'intelligenza, non abbia inteso bene le parole di Cristo circa l'autorità concessagli, nè ammetta dispute nè ragioni; ma col ferro distrugga i suoi nemici a torto e crudelmente, e perseguitati empiamente i martiri del Signore, intendendo per martiri gli empj e scellerati eretici, giustamente da lei fatti morire per conto di religione, e appunto come meretrice spogli altrui delle facoltà, e riduca li principi e il mondo in misera servitù: