Altra lettera dei Dieci allo stesso. — 12 luglio 1502.
Antonio Thebaldutio, Commissariis[856] in castris. Die xii (iulii). — Noi haviamo diferito il rispondere alle vostre ultime de' 10, ad questa mattina, per essere stati tutto el giorno di hieri occupatissimi in cose di gravissima importanza, et pertinenti tucte alla salute nostra et confusione delli inimici. Et venendo a' particulari delle vostre lettere, intendiamo el disegno vostro dello alloggiare sopra li inimici, havendo le forze chieste più volte de' 3000 fanti, giudicando che quelli fussino necessitati o appiccarsi con voi al disavvantaggio, o ad ritirarsi in Arezo, il quale disegno vostro non ci potrebbe più piacere, nè ve ne potremo più commendare. Ma ad intelligentia vostra vi si fa intendere, come la Maestà del Re Cristianissimo ha preso questa difensione nostra sopra di sè, et ha deliberato questa volta, con honore et reputatione sua, levarci el nimico da dosso, et restituirci el perso. Et però, oltre ad coteste lance et alle 150 che si debbono questo giorno trovare presso ad Bologna, egli ha mosso Messere della Tramoio,[857] uno de' primi capitani del Regno, con dugento altre lance et 15 carra d'artiglieria, et con questi el Balì di Digiuno con 4000 Svizeri, le quali forze et aiuti fieno qua subito. Et perchè noi havemo ad concorrere alla maggiore parte di questa fanteria; et perchè oltre ad questo ci correrà addosso infinite spese di vectovaglie, provisioni et altre cose consuete, delle quali non si può manchare, havendosi ad servire de' capitani, ci pare da fare masseritia et restringersi da ogni banda. Et però verrete temporeggiando le cose di costà, come vi si scripse per l'ultima nostra, et el Signore franzese intracterrete o con questo adviso, quando e' vi paressi, monstrandoli la voglia del Re essere che si temporeggi infino che le sue forze venghino, o vero, se in questo modo vi paressi da alterarlo, piglierete qualche altro expediente come alla prudentia vostra occorrerà, per farlo quieto et patiente ad mantenersi, perchè, recando in somma el desiderio nostro, voi havete ad intractenervi et sanza spesa o con mancho che si può....
Altra lettera dei Dieci allo stesso. — 24 luglio 1502.
Antonio Thebaldutio, Commissariis in castris. Die 24 (iulii). — Anchora che per la nostra di hieri vi si scrivessi lo animo nostro circha ad quello ne haveva referito Lorenzo de' Medici della pratica tenuta fra Ubalt[859] et Vitellozo; nondimancho, veduto quanto ci scrivete per la vostra di hiarsera circha la medesima praticha, et quello che Ubalt ha disegnato dire ad Vitellozo et concludere seco, ci parve necessario di nuovo farvi intendere lo animo nostro, perchè questa resolutione d'Ubalt, facta ultimamente, ci pare poco discosto da quello ha referito Lorenzo. Nè veggiamo con che honore della Maestà del Re o utile nostro la si possa fermare così, sendovi incluse conditioni, che 'l cardinale Orsino debbe prima parlare ad quella Maestà; perchè per la parte del Re ogni conditione che si mette nell'appuntamento è con poco suo honore; et per la parte nostra non veggiamo che sicurtà ci rechi rimetterci al parlamento del cardinale Orsino, per essere uno de' capi delli adversarii nostri. Per tanto non ci consentirete per la parte vostra in alcun modo, se già, come hieri si dixe, non si levassino tucte le conditioni, et che subito le terre tucte si rimettessino nelle mani di cotesti capitani, sanza riservo di alcuna cosa, et che quelli ne havessino ad fare tucto quello ne disponessi la Maestà del Re, sanza mettervi alcuna conditione o interpositione di tempo, perchè ad questo modo venemo ad restare solo ad discretione di quella Maestà, il che ci sarebbe grato per essere sempre suti disposti riconoscere el bene et il male da quella. Pure, quando voi vedessi cotesti capitani vòlti ad alcuna cosa contro ad questo nostro disegno et opinioni, vedrete, sanza consentirvi, di non li alterare; ma li anderete temporeggiando prudentemente.
Piaceci bene sommamente questa ultima vostra conclusione et resolutione facta di uscire in campagna, perchè ci veggiamo più beni; el primo, che Vitellozo si perderà quella reputatione che li ha dato questo abboccamento; el secondo, che si salverà buona parte di questi grani di Val di Chiana, che ne vanno tucti in quello di Siena; l'altro, che voi viverete con più facilità, potendovi provedere da quelli castelli et terre, che sono pieni di vectovaglie; et oltra queste comodità che sono certe, potrebbe seguirne dal farsi innanzi molto honore et molto utile, che la occasione ne potrebbe arrecare per la reputatione che si adquisterebbe d'essere in compagnia....
Havendo[860] scripto fino qui, ci è suto referito di luogo che noi li prestiamo fede assai, come Perugia è in arme per esservisi achostato el duca Valentino colle sue genti, et volere entrare dentro, et li Perugini non lo volere acceptare; il che quando fussi vero, che lo crediamo in maggior parte, vi debba dare tanto più animo allo andare avanti, perchè tucto torna in preiudicio di Vitellozo, per essere una medesima cosa Giovan Paolo et lui, come sapete.
Lettera dei Dieci al Soderini, cui si partecipa la sua nomina a Gonfaloniere a vita. — 23 settembre 1502.
Petro Soderini, ad Arezzo, die quo supra (23 settembre). — E' fu sempre mai giudicato da tutti li huomini che sono chiamati prudenti, cosa utile et necessaria costituire un capo al governo di questa[862] Città, el quale potesse mantenere nelli ordini suoi le cose che ancora non ne fussino uscite, et quelle che ne fussino uscite ridurvele; la quale opinione è stata tanto favorita dalla industria di buoni,[863] da' tempi et da la fortuna della Città, che prima e' se ne fece pubblica deliberatione, et da poi, havendosi ad venire ad lo individuo della electione, come è piaciuto a Dio (che in vero sua opera la giudichiamo) è cascata la sorte sopra di te, di che noi tanto più ci rallegriamo, quanto elli è stato più secondo el desiderio nostro, conoscendo nelle qualità tue tutte quelle parti che in comuni si possono immaginare in uno huomo che habbi a tenere tanto segno quanto è questo. Ringratiamone adunche lo altissimo Dio et la gloriosa sancta Madre, le intercessioni[864] della quale non sono stati ad noi manco propitie in questo, che si sieno stati per qualunque altro tempo, in qualunque altro accidente che habbia auto questa Repubblica. Nè e' nostri preghi et supplicationi sono stati meno accepti che si richiegha, et a la fede nostra et alla clementia sua. Rallegriancene per tanto con tutti e' pretettori di questa Città,[865] con tutto questo popolo, et con epso teco, pregando l'altissimo Dio che ti sia in tanto favorevole, che la patria nostra non manchi di questo bene, et di quelle felicità che la spera con seguitare mediante le opere tue.
LETTERE DI AMICI AL MACHIAVELLI,
DURANTE LA SUA LEGAZIONE AL VALENTINO.
Niccolò mio carissimo. Anchora ch'io sappia che per le lettere del publicho siete bene raguagliato, et io stia contento a quelle, non posso però fare che a mia satisfactione non vi faccia dua versi. Il discorso vostro et il ritratto non potrebbe essere suto più aprovato, et conoscesi quello che senpre io in specie ho congniosciuto in voi, una necta, propria et sincera relatione, sopra che si può fare buono fondamento. E io in verità, discorrendola con Piero Soderini, ne paghai il debito tanto larghamente quanto dire vi potessi, dandovi questa loda particulare et peculiare. Pare che, essendo cotesto Signore vostro,[868] dovessi farsi più inanzi; et a chi ne ha iudicio, pare di aspectare lui, et che la ragione voglia vengha con qualche offerta et condictione honorevole. Il iudicio vostro è desiderato qui delle cose di costà, et il ritratto delle di Francia, et la speranza ne ha il Ducha. Perchè voi ne promettete scrivere le forze, et dipresente di cotesto Principe, et così quelle spera, et taliane et franzese, non accade dirne altro, sennone che quanto meglio s'intenderanno, tanto più facilmente et meglio qui ci potreno risolvere. Se nulla v'accade, sono così vostro come huomo habbiate in questa città, et bastivi, solo per le vostre bone qualità ed affectione havete. Raccomandomi a voi. Cristo vi guardi.
A dì xj d'ottobre 1502.
Niccolò Valori in Firenze.
Egregio v[iro] Niccolò Machiavelli,
Segretario degnissimo all'illustrissimo
ducha Valentino.
Nicholae, salve. Scribam ne an non scribam, nescio: si non, negligentia obest; si scripsero, vereor ne maledicus habear, et presertim in Marcellum et Riccium.[870] Marcellus tanquam rei, hoc est officii tui, neglector, onus scribendi reiecit. Riccius interim, qui usquequaque rimatur istiusmodi officia, ecce tibi heri sero, cum esset in Consilio LXXXta virorum, ambitiosulus iste vocat Marcellum, qui modico illo momento et puncto temporis a Palatio aberat. Surgit statim, descendit schalas, in Cancellarium se proripit, et minitabundus quodam modo clamitat: — Heus heus, scribite. — Blasius statim, quasi divinans quod evenit, ne Riccio dictante scriberet, fugam arripit. Solus remansi miser, suspiriaque ab imo pectore ducens, et anhelus, capio pinnam cadentem, conscribillo, veritus si verbum proferrem, ne mihi et eveniat hic quod in Gallia aiunt Perusgino evenisse; et quia Dominis nostris collega est, idcirco bolum devoro plus fellis quam mellis habens; ternas scribo, eo dictante, sive quaternas litteras. Homo iste, cum libro, eo unde venerat redit, legit, et quod recitat approbatur. Adeoque sive hac re, sive ob aliam, iam illum Domini deputarunt mittendum, longis itineribus in Galliam ad Gallorum regem. Vides igitur quo nos inducat animus iste tuus equitandi, evagandi, ac cursitandi tam avidus: tibi non aliis imputato, si quid adversi venerit.
Velim equidem quod nullus praeter te astaret essetque in Cancellaria mihi superior, quamvis tu omnia tentes et audeas quibus mihi vipera venenosissima insurgat, me petat, me frustatim necet, mihi pessimus et nequam et ambitiosus imperitet: sinemus vel nos aquam fluere. Blasius itidem, praeter id quod te ob talia odit, blatterat, maledictis insectatur, imprecatur ac diris agit, nihil dicit, nihil curat, flocci omnia faciens. Credo hercule isthic sis magno in honore constitutus, cui Dux ipse et aulici omnes faveant te, veluti prudentem laudibus prosequantur, circumstent, blandiantur; quod volupe est, quia te deamo; nolim tamen id negligas, propter quod munus istud paulo post amplius exequi nequeas. Et si nunc, mi Nicholae, ista obrepant ac serpant, non multo post palam fiant necesse est. Nosti hominum ingenia, nosti simulationes ac dissimulationes, simultates et odia, nosti denique quales sint, a quibus homo totus hoc tempore pendet. Tu itaque, cum prudens sis, illud age quo tibi et nobis prospicias, quo in commune consulas. Marcellum tuis litteris excites, cohorteris, urgeas, instes et ita flagites, ut velit aliquot dies, officio tuo fungens, onus dictandi litteras subire, non detrectare, connivere seu, ut facit, despicere. Murceam deam, postquam tu discessisti, is incolit arbitror, adeo Murcidus, idest nimis desidiosus et inactuosus, factus est.[871]
Uxor tua duos illos aureos accepit, opera Leonardi affinis et amantis tui.
Heri mane dum litteras proxime scriptas Petro Soterino recitarem, dumque ipse quampluries eas interlegendum mussitaret, inquit tandem: — Autographus hic scriptor multo quidem pollet ingenio, multo iudicio praeditus est, ac etiam non mediocri consilio. — Pro ad viso. Vale.
Ex Cancellaria. Die xiiij octobris 1502: raptim et cum strepitu.
Augustinus tuus, coadiutor.
Spectabili uiro Nicolao de Malclauellis,
Secretario et mandatario fiorentino honorando.
In Corte dell'Ill. Duca di Romagna.
Niccolò mio....[873] io non sono adirato, nè anchora fo iuditio dello animo vostro verso di me da queste favole,[874] perchè in facto non mi è se non briga, et io pure ho delle occupationi poi non ci sete, ma sì bene da infinite altre cose, che mi costringnerebbono, ricordandomene, ad non vi portare quella affectione che io fo, di che io non voglio mi sappiate grado, perchè, volendo non amarvi et non esser tutto vostro, non lo potrei fare, forzato, dico, sì dalla natura che mi constrigne ad farlo, benchè in facto sia da tenerne poco conto, non vi potendo io nuocere, et manco giovare. Et se io vedessi o havessi visto che voi fussi il medesimo che siete meco con tutti li altri amici vostri, non ne harei facto tale impressione in me medesimo; ma io veggo che io mi ho ad dolere della mi' cattiva fortuna et non buona electione, et non di voi, poichè io non truovo riscontro alcuno in quelli che io amo tanto quanto me medesimo, et che io ho scelti per mia patroni et signori; di che voi potete esser optimo iudice, prima da voi, dipoi da qualcun altro che vi è così noto come a me. Ma di questo non si parli più, che io non voglio se non quel che voi, et basti.
Le vostre lettere questa mattina ho mandate tutte ad posta et fidatamente. Expecto il velluto da Lorenzo, et da mona Marietta il farsetto, et subito havuto, vi manderò omni cosa; et se altro vi accade, scrivete.
Scrivendo, Lorenzo mi ha mandato il velluto, et così per il presente latore, che sarà Baccino, ve lo mando, et con epso il farsetto, che pure siate uno gaglioffo, poichè, ad posta di uno braccio di domasco, voi volete portare una cosa tutta uncta et stracciata: andate ad recere, che voi ci farete un bello honore.
Mona Marietta mi ha mandato per il suo fratello ad domandare quando tornerete, et dice che la non vuole scrivere, et fa mille pazìe, et duolsi che voi li promectessi di stare 8 dì et non più; sichè tornate in nome del Diavolo, che la matrice non si risentissi, chè saremo impacciati insieme con frate Lanciolino.
Io vi harei da dire circa «la electione[875] di Bernardo dei Ricci per in Francia molte cose più bella l'una che l'altra, et così molte favole del nostro ser Antonio da Colle,[876] che secretamente andò ad Siena con certi sua ghiribizzi che non è stato niente;» ma penso lo farò meglio ad bocca, et più sicuramente. «Il Riccio» anchora non è ito, et non so se si andrà, benchè habbi «havuto la commissione et ogni cosa, da danari in fuora;» et perchè dubitava «chi lo mandava, che la letera credentiale non si vincessi, per ire sicuramente lo indirizzava a lo Oratore, et voleva che lui lo presentassi al Re, et dipoi exequissi la commissione;» et in effecto «non portava nulla, ma era facto per farli sgallinare» un cento ducati, poichè «cotesta proda era presa, et simile quela di Milano. Non è ancora ito et non so se andrà,» perchè «li parenti de lo Imbasciatore si sono risentiti, parendo non passi sanza suo carico; et il vostro Lionardo non li vuole dare danari, se non si stantiano, il che non si vincerebbon mai, sendo» maxime «scoperta la cosa.»
Io vo omni dì 4 o 6 volte al nuovo Gonfaloniere, et è tutto nostro, et Monsignor suo fratello mi domandò hoggi, sendo seco, di voi, et mostra amarvi unice, et io anche feci seco lo officio dell'amico circa casi vostri: così li facessi voi di me, chè non desidererei più da voi.
Se non vi incresce, scrivete uno verso al Guidotto in mio favore, che poichè io ho lo stantiamento, mi cavi del generale.[877] Fatelo se vi pare, o se vi viene bene....
Florentie, die 18 octobris M D I J.
Bl. Bo.
Nicolao Maclauello, Secretario florentino
p[lurimu]m honorando.
Ad Imola.
Niccolò. Perchè hieri, quando riceve' la vostra, era festa, non potetti farvi fare l'uchettone;[879] ma stamani di buona hora andai ad trovar Lionardo Guidotti, et tolsi il panno, lasciandomene governare a lui come mi scrivesti; et tagliossi in su uno taglio che haveva, che a me pare bello; et intròvi dentro braccia 7 et 1⁄2 di panno, che, a quello potetti vedere, vi costerà la canna da 4 ducati et 1⁄2 in giù. Hollo facto tagliare a me, et del collare et altre cose ho facto quanto ne commectesti, et il meglio ho possuto....[880]
Habbiamo facto cercare delle Vite di Plutarco, et non se ne truova in Firenze da vendere. Habbiate patientia, chè bisogna scrivere ad Venetia; et a dirvi il vero voi siate lo 'nfracida ad chiedere tante cose.
Expecto habbiate scripto al Guidotto, et non tractatomi all'usato.
E' mi duole non vi havere servito in tutto, perchè mona Marietta vostra [ha] saputo di questo uchettone, et fa mille pazìe. Et se voi non havessi allogato la putta sua sì bene, come havete, starebbe di mala voglia; ma desiderrebbe intendere le circunstantie della dota; il donamento et altre cose è ad ordine, et tutte le cornachie di Sardigna verranno ad honorarla et accompagnarla honorevolmente.[881]
Io non so se io harò l'uchettone stasera, havendolo lo manderò; se non, per il primo non mancherà. Et voi mi adviserete della ricevuta del velluto, il prezo del quale Lorenzo non volse chiedere alla Marietta, ma dice lo metterà ad piè di un altro vostro conto havete seco. Et se quel cieco del Guidotto mi havessi voluto dare li mia danari, co' danari contanti si faceva ogni cosa meglio. Habbiate patientia, chè maggiore tocca ad havere ad me.
Io non ho che scrivervi niente di nuovo, et però habbiate patientia; et se nulla verrà, vi tracterò da amico.
Ser Antonio della Valle è in sullo impazare, et disputando lui et ser Andrea[882] di Romolo, a' dì passati, dello Sbaraglino, ser Andrea li adventò uno zocholo et ruppeli le rene, et il povero huomo porta uno bardellone adosso, non sapendo o potendo fasciarsi più comodamente, et non c'è rimedio se lo voglia levare da dosso. Vanno armati amendua, non so se voi m'intendete: ser Andrea di pesceduovi, et ser Antonio d'argomenti; et ciascuno di loro sta in su' sua. Credo che noi la comporreno, se si trova modo da racconciare le rene a ser Antonio.
Niccolò, io sono ad mal partito, perchè ser Antonio ha smarrito il suo caldanuzo, et fassi ad me, et vuole lo rifacci di danni et interessi: non so come me lo accordare, et vorrei pure contentarlo, però non mi mancherete del consiglio vostro.
Il presente latore, che sarà Iacopino, vi porta l'uchettone, et a me pare stia bene, et dinanzi è cucito, perchè ho visto portate così e' luchi: quando non vi piacci, fia poca fatica ad sdrucirlo. Et in effecto ho facto il meglio ho possuto: fate pure che la prima volta vi sia assettato adosso, che pigli buona forma....
Lionardo ha pagato il rimendo et la fattura dell'uchettone lire 5, et di tanto li siate debitore, et con me siate debitore qualche sgallinatura.[883]
Io non ho parlato di licentia, perchè voi non ve ne curate et io lo so. A me basta c.... il sangue per voi et per me, et che voi «sgaliniate.»
Niccolò, io vi ho ad dire ch'e' Collegi fanno mille pazìe del mio stantiamento,[884] et dicono che se non si revoca non faranno nulla, perchè non vogliono habbiamo dua salarii; sichè quando voi siate al termine dello havere guadagnato e' danari havesti, ordinate di non havere ad chiedere stantiamento, et anche non credo lo habbiate mai, per potere poi cancellare il debito dove appariranno li danari havete havuti.[885] Governatevene come vi parrà meglio....
Lorenzo di Giacomino mi dice che domattina manderà il vino et che vi ha servito da huomo da bene, et che avanti sia costì, vi costerà poco meno di 5 ducati; sichè voi ve n'andate in chiasso. Et di più mi ha pregato che, havendo cotesto Signore ad mectere le poste per di qua, che desidererebbe operassi con li amici vostri costì, che lui havessi la posta qui di Firenze. Et perchè voi sapete quanto io lo ami, ve lo raccomando quanto posso.
Florentie, die xxi octobris MDij.
Bl. Bo.
Nicolao Maclauello, Secretario florentino
suo plurimum honorando.
Ad Imola.
Carissimo tamquam frater. Noi habiamo dato per conto vostro a Biagio ducati 40, che meglio non s'è possuto fare per dua cagione: l'una per la scarsità et miseria in che ci troviamo; l'altra mi riserberò nella penna. Se io ho manchato di satisfarvi con i detti, Deus testis, ho sopperito et in publicho et in privato di fare cognioscere le opere vostre; quæ, nihilominus per se luceant, non è fuora di proposito scoprille, et in verità et con i Signori nuovi et Dieci ne ho satisfatto ad me medesimo. Et veramente queste due ultime lettere ci havete mandate v'è suto tanto nervo, et vi si mostra sì buono iudicio vostro, che le non potrebbano essere sute più aprovate; et in spetie ne parlai a lungho con Piero Soderini, che non iudicha si possa a nessuno modo rimuovervi di costì. Et io non manchai fargli intendere quello bisognava fare, et vedrete lo troverrete favorevolissimo alle domande vostre. Confortovi a pacientia, et fare come solete, che doverranno essere più cogniosciute le opere non sono sute qui. Et se io posso nulla per voi, poi non ho fratelli, fo pensiero non vi havere et non mi habbiate in altro luogho che di fratello. Et questa vi vaglia in luogho di contratto. Cristo vi guardi.
Non entro in nuove, perchè etiam non ne voglio da voi.
A dì 21 d'ottobre 1502.
Vostro N. V. in Palagio.
Prestantissimo Niccolò Machiauelli,
Segretario degnissimo.
In Imola.
Carissime tanquam frater. Io ho una vostra de' XX, che mi è suta carissima, come mi saranno sempre tutte le cose vostre. Et veramente i raguagli et discorsi vostri non potrebbano essere migliori, nè più approvati. Et volessi Idio che ogni huomo si governassi come voi, che si farebbe mancho errori. Noi qui, perchè le nuove dipendano di costà, non habiamo molto che dirvi. Mandamo ser Alexandro[888] a Roma, che doverrà essere cosa grata a cotesto Principe, et voi ve ne potrete honorare assai. Le gente comandate non si sono mandate alle frontiere, perchè non farebbono sennon male; ma potete bene dire a Sua Excellentia, s'è mandati più conestabili, de' migliori et da fare fatti al Borgho et negli altri luoghi. Et tutta volta si pensa fare qualche dimostratione che darà reputatione a Sua Excellentia, et sicurtà a noi. Circa a' casi miei particulari, Deus testis, che io v'amo et stimo più che fratello. Et perch'io so haresti voglia d'esserci a questa cerimonia del Gonfaloniere nuovo, ne farò pruova, ma non riuscirà, perchè lui etiam non se ne accorda molto. Bastavi in coscientia non s'è mancato secho di fare l'officio per voi, et satisfare alla verità. Et per la fede è fra noi, io in particulare ne ho parlato secho due volte a lungho, in modo credo che d'amicho vi sia diventato amicissimo. Quello desiderate in secondo luogho, non vi doverrebbe essere dinegato; ma questi nostri Collegii sono in modo attraversati, e non habbiamo mai possuto farne fare loro nessuno: non resteremo d'aiutarne, et voi et gli altri. Nè più per fretta, sennone sono senpre a' piaceri vostri. Cristo vi guardi.
A dì 23 d'ottobre 1502.
Niccolò Valori in Palagio.
IHS. Addì xxvij ottobre 1502.
Magnifice Vir, etc. Io ho la vostra de XXIII per la quale resto avisato a quanto vi trovate d'acchatto,[890] et il desiderîo avete di ricuperarlo, per soprire[891] a' vostri affari. All'entrata del futuro mese, o a pochi dì di quello, se ne risquoterà lo viijº, et rimanente dipoi subcessivo per e' tempi correranno. Et perchè desidero compiacervi, et soprire possiate a' comodi vostri, sono parato servirvi sino a detta somma di mio, non per ritragli di detto assegnamento, ma in presto. Accadendovi, avisate, et pagherogli a chi commetterete, quando così v'attagli. E per questo non acchade altro. Sono a' piaceri. Cristo vi guardi.
Delle nuove, accepto la deliberazione n'avete presa, et quella conmendo.
Iachopo Salviati, in Firenze.
Magnifico domino Niccolao de
Machiauellis, apud Ill. Ducem
Valentinensem.
A Imola.
Niccolò, anchora che voi siate savio et prudente, et che la mia sia presumptione ad volervi ricordare come habbiate ad scrivere, et di quelle cose maxime che a omni hora vedete in viso; tamen io vi dirò brevemente quello mi occorre, non obstante che qui io habbi facto il debito mio, in tutti quelli luoghi et con tutti quelli che vi havessimo volsuto dare carico. Et prima vi ho ad ricordare lo scrivere più spesso, perchè lo stare otto dì per volta ad venire quagiù vostre lettere, non passa con vostro honore, nè con molta satisfactione di chi vi mandò; et siatene stato ripreso da' Signori et dalli altri, perchè, sendo coteste cose della importantia sono, qui si desidera assai intendere spesso in che grado si truovino. Et non obstante che voi habbiate scripto largamente le genti che si truova cotesto Principe, et li aiuti in che li spera, et il prompto animo suo ad defendersi; et che voi habbiate benissimo dichiarato et le forze sua et quelle delli inimici, et messole avanti alli ochi, tamen voi fate «una conclusione troppo gagliarda» quando voi scrivete, che «li inimici non possono horamai nuocere molto a cotesto Signore;» et a me pare, nonchè di questo ne habbiate havuto carico che io sappia, che voi non ne possiate fare iudicio così resoluto, perchè costì ragionevolmente, et secondo havete scripto, non si debbano publicare li progressi delli inimici, et che forze si habbino così ad punto, da che ha ad nascere il iudicio vostro. «Et qui per diversi advisi si intende le cose de la lega essere gagliarde, et non si fa molto buono iudicio de le cose di cotesto Signore:» sì che come voi havete facto et prudentemente, discorso che havete particolarmente tutto quello ritrahete, «del iudicio rimetetevene a altri;».... et non me ne rispondete cosa alcuna.[893]
La lettera al Salviato si presentò, et lui ve ne risponde. Et scrivendomi voi che, riscotendo, vi mandi la berretta, non havendo riscosso, non credo la vogliate; volendola a omni modo, advisate che la comperrò del mio, et con più rispiarmo potrò. Le altre vostre a Niccolò et Albertaccio similmente si presentorono; et io di bocca feci lo officio da amico con Piero Soderini, leggendoli la vostra; perchè nell'ultimo, dove voi chiedete licentia o etc., lui rise; et io seguitai con dire che mi havate scripto, che se non eri provisto ve ne verresti, perchè havate inteso che qui non si stantiava se non alli electi per li Ottanta, et che voi non volavate consumarvi.[894] Ridendo mi rispose et dixe: — Elli ha ragione, ma li scrive troppo di rado, — et così finirono li nostri ragionamenti. Et io vi conforto ad non adormentarvi, perchè voi non ritrarresti mai il servito; governatevi hora come meglio vi pare....
Il signore Niccolò Valori mi ha facto fare dua lettere in nome vostro, una al signore Luigi Venturi, et l'altra al signore Giannozo, pregandoli vi provegga: et in effecto mi hanno promesso lo faranno. Io ci uso ogni extrema diligentia, et credo bucherare tanto, ve li manderò. Nec plura.
Florentie, die 28 octobris 1502.
Blasius.
Nicolao Maclavello, suo
plurimum honorando.
In Imola.
Niccolò mio. Perchè costà non venga huomo sanza mia lettere, vi fo questi pochi versi, havendovi scripto li oggi insieme con una del Gonfaloniere, il quale, poichè intrò in Palazo, pare si sia omni cosa cominciata ad indirizare: et di già ha dato principio di volere che le faccende si faccino ad buon'ora, perchè la mattina a 18 hore, et la sera a 3 omniuno sbuca.[896] Et questa sera ha fatto imbasciatore in Francia il vescovo de' Soderini suo fratello, con tanto favore che è stata cosa mirabile; et ha parlato, poi che fu facto alli Ottanta, et decto che, benchè habbi ad essere al Vescovo cosa grave, pure lui farà ultimum de potentia, che vi vadia, et di certo vi andrà, et con lui Alexandro Nasi. Èssi hoggi cominciato ad assettarli la audentia de' Dieci nel modo sapete; et la nostra Cancelleria per hora servirà a' Dieci, et la sala a noi: et questo vi basti.
Io vi ho scripto havere li 30 ducati,[897] nè volere mandarli sanza vostra commissione; sichè advisate, et tanto farò. Il capitano che pagò il fante ritenne li 30 soldi: faromeli dare se vorrà; se non, harò patentia, et di tutto harete buon conto.
La Lessandra[898] non è ita alla Marietta, perchè la non si parte di casa Piero del Nero, et lei non sapeva la casa; manderovela come prima potrà.
Io vi manderò la berretta di velluto, se voi non scrivete in contrario. Nec plura.
Florentiae, die iij novembris 1502.
Blasius.
Carlino Bonciani, quel bello, è stato morto, nè so da chi.
Giovanbatista Soderini si raccomanda a voi.
Nicolao Malclavello, suo
honorando.
Imola
Niccolò mio. Chi iudica le cose troppo presto, spesso si ha ad ridire, come di presente adviene a me. «Il nuovo Gonfaloniere comincia ad rassettare la Città dal volere scemare li salarii a' cancelieri,» et ha facto di havere in nota tutti li ordinari, et il salario loro, in modo che se questa cosa si desta, farà dua cattivi effecti: l'uno della diminutione, l'altro che non obterrà nessuno. Et io vi havevo scripto mirabilia, parendomi pure il principio buono: non errerò più, perchè mi governerò dì per dì, et anche mi parrà lungo tempo, et piutosto farò hora per hora. Voi medesimo conoscete l'importantia della cosa, et quello faccino di malo effecto simili rumori, però non ve ne scriverò altrimenti ad lungo. Io con ser Antonio Vespucci ho facto una diligentia, ma ad dire meglio, ho voluto fare, che mi pareva ci havessi ad giovare assai, et questo era, che in su la nota si mectessi il salario risquotavamo ad punto il mese,[900] ad ciò si vedessi dove battevano le centinaia, et che le non tornavano nulla: non credo si facci anche questo. Et così omni uno s'arrovescia, «et il Gonfaloniere» lo fa sanza saputa nostra: ma perchè io vi ho decto non volere iudicare più sì presto, di questo anchora fo il simile, per non mi havere ad ridire, perchè potrebbe essere che così come elli ha volsuto in nota et tavolaccini et cavallari et omni altro, volessi questo, per il medesimo effecto, cioè per vedere et sapere una volta quanti ministri habbi. Harei caro fussi ad questo fine, benchè il rumore sia in contrario, et parlisi di quello vi ho decto disopra. Stareno ad vedere, et pregherreno Dio ci aiuti.
El tempo della rafferma ne viene forte, et io non piglierò già cura per voi di andare ad dire dello albero et de' fructi, et della mula et della..., perchè non lo farò per me, et anco non satisfarei. Pensate a questo che importa.
Scrivendo ho ricevuto la vostra de' iij, et benchè io sia in faccende, et perciò, Niccolò mio, disperato, sendomi facto forza ad ire in Francia con questi oratori, che sono il vescovo de' Soderini et Alexandro, come vi scripsi, pure ho lasciato stare, o ad dire meglio, lascerò et farò quanto mi dite; et in Francia mi lascerò prima impiccare che andare. El drappo l'acconcerò in modo non si guasterà, et advertirò il cavallaro come advisate.
Dello accatto voi intendesti quello vi scripse il Salviato, et il medesimo mi ha confermato dipoi, dicendomi vi servirà di suo, ma non in su quello assegnamento, volendo, perchè non si può trarre la cosa dell'ordinario: et di quello ve ne havete ad rimborsare hora, lo dirò al Guidotto, et farò quello mi dirà.
Il velluto lo riebbi et andò ad casa.[901]
A Lorenzo ho dato ducati 29, et mi manderà il drappo, et scriverravi, secondo mi ha promesso, del costo et di omni altra cosa; sichè io me ne rimecto a lui.
Scrivendo, Lorenzo è stato ad me et mi dice che, per non havere in bottega raso nero, che sia cosa da servirvi, bisogna lo compri, et che per esser tardi et cattivo tempo, ad volere servirvi bene, bisogna differisca ad lunedì; et io che vorrei fussi contento et havessi honore, non me ne sono curato.
Li ambasciatori vanno via domani, et io credo mi sgabellerò al certo; et portano seco lettere di cambio di Xm scudi per la paga, etc. Et se l'amico fussi vivo, rinnegherebbe Dio, perchè Monsignore subito che acceptò, dixe era a cavallo, et sollicitò Alexandro, et così col nome di Dio andranno. Nè altro di presente mi accade.
La lettera alla Marietta mandai subito, et così manderò l'altra ad Andrea.
Florentiae, die iiiii novembris MDII.
Frater Blasius.
Nicolao Maclavello, suo
plurimum honorando.
Spectabilis vir, etc. Il Gonfalonieri stamani mi ha decto che non li pare ad verun modo che tu ti parta, per non li parer anchor tempo, et lasciare cotesto luogo vacuo di qualche segno di questa Città; per havervi ad mandare un altro, non sa chi si potessi essere più a proposito, respecto a molte cose. Però mi ha decto ch'io ti scriva così, et ti advertisca ad non partire; et se io lo fo volentieri, Dio lo sa, che mi truovo con le faccende mie, con le tue et con la lectione addosso. Et se tu harai ad seguire il Duca o non, andando ad Rimine, per la publica ti si dirà più appunto. Vale.
Ex Palatio Florentino, die VII novembris MDII.
Marcellus Virg.
Spectabili viro Nicolao Malchiavello,
Secretario et mandatario Florentino,
apud Ill.mum Ducem Romandiole,
tanquam fratri.
A Imola.
Niccolò honorando. Io vi scripsi hier sera per Carlo cavallaro et non vi pote' mandare quelli danari, che ne ho havuto dispiacere grandissimo per vostro amore, et così la berretta, la quale, benchè havessi nello scannello aconcia, non me ne ricordai. Questa mattina dipoi Lorenzo è stato ad me, et hammi portato li 29 ducati che io li havevo dati, et così per il presente cavallaro, che sarà un Caio, ve li mando, et con epsi la berretta, la quale vi costa uno ducato, che per essere colore vario non ho potuto fare meglio. Habbiate patientia.
[A Li]onardo ho dato la poliza, che risquota quelli 2 fiorini vi toccano hora dello accatto; et havendoli, li manderò ad madonna Marietta, o li farò scrivere a lui ad vostro conto, così li 30 soldi che ancora non li ho riscossi, ma sono in buon luogo; et volendo altro, advisate, che volentieri farò omni cosa.
Di quello vi scripsi dello scemare,[904] etc., non se n'è sentito altro; ma c'è chi dice che non è necessario farlo solamente de' salari, ma anchora delli huomini, Dio lasci seguire il meglio. Et io vi credo ne siate stucco, et che non vi habbi ad dare molta briga; et doverresti fare omni instantia di tornare, come havete facto infino ad qui....
Florentie, die XII novembris 1502.
Frater Blasius.