Che il sacrosanto Concilio di Trento rappresentante la santa Chiesa romana, per aver egli proibito i libri d'autori eretici, sia il dragone descritto nella detta sacra Apocalissi, che con la coda tirava a terra la terza parte delle stelle; e che i Padri congregati in detto Concilio per lo spazio di ventidue anni non abbino fatto altro che offendere la Divina Maestà, e che il detto santo Concilio a guisa del suddetto dragone abbia proferito bestemmie contro Dio e contro Cristo, e ingannata la Chiesa, come il dragone ingannò Eva nell'orto:
Che li suddetti empj e scellerati eretici siano stati istrumenti della fede, a Dio grati e profetati, e dallo Spirito Santo onorevolmente figurati in più luoghi della divina scrittura da te espressi distintamente nel processo:
Che Iddio abbia ripudiata la santa Chiesa romana come meretrice, e datala in concubina a Satanasso, condannando l'uno e l'altro al fuoco eterno:
Che tutti quelli che seguitano la dottrina della Chiesa romana siano veramente eretici.
Che niun cristiano possa essere astretto dalla Chiesa romana a creder quello che detta Chiesa romana crede e insegna:
Che la Chiesa sia corrotta, e che però l'orazione, la quale Cristo disse aver fatta per Pietro apostolo che non venisse meno la sua fede, sia adempita in Calvino, Lutero e altri eretici; li quali pareva a te avessero per mezzo della loro dottrina superata e gittata a terra la Chiesa romana:
Che sia bestemmia orrenda il dire che la sacra scrittura prenda autorità dalla Chiesa:
Che il papa non sia capo della Chiesa, ma anticristo, rettor di tenebre, e capo del diavolo, anzi il diavolo istesso, e non li convengano in modo alcuno i titoli di santissimo e beatissimo:
Che i romani pontefici distruggano quello che Iddio ha fatto, e voltino la grazia in servitù, e la cristiana libertà in perdizione, e leghino gli uomini non solo nel corpo, ma anco nell'anima, e sottopongano il cielo alla terra, e facciano peggio che il diavolo:
Che, se fosse vera la dottrina del romano pontefice in materia di religione, la passione e morte di Cristo sarebbe stata più dannosa del peccato di Adamo: e che esso romano pontefice con la sua dottrina cagioni che qualsivoglia legge, ancorchè stolta e pazza, in paragone della legge cristiana paja sapienza:
Che i Cattolici, e particolarmente i papi, nel far morire gli eretici siano peggiori del diavolo, successori di Cain, imitatori di Giuda traditore e di Pietro negante, Giudaici venditori del sangue giusto, e persecutori della parola di Dio:
Che il papa sia imitatore contrario di Cristo nel negozio della sacra messa:
Che sia atto d'idolatria il riverire il papa e i cardinali:
Che i Cattolici della sacrosanta Chiesa romana siano anticristiani.
Che i sacramenti della Chiesa di Cristo siano solamente due, cioè il Battesimo e la Cena, e non contengano nè conferiscano la grazia; ma siano solamente segni di essa:
Che nel santissimo sacramento dell'eucaristia non si contenga altrimenti il vero corpo e sangue di nostro signor Gesù Cristo, ma che detto sacramento sia solamente un segno del corpo e sangue di Cristo, e una memoria della sua passione e morte; e che in questa forma sia stato instituito da Cristo; e che ciò avevi creduto per un tempo, e dopo, mutato proposito, avevi tenuto
Che in detto santissimo sacramento, fuori dell'atto del riceverlo, non vi sia altrimenti il corpo e il sangue di nostro Signore, e perciò sia atto d'idolatria l'adorarlo e portarlo in processione:
Che proferite le parole della consacrazione resti anco la sostanza del pane e la sostanza del vino con la sostanza del corpo e del sangue di Nostro Signore:
Che la Chiesa romana abbia errato nell'articolo della transustanziazione:
Che nell'ostia consacrata si trovi solamente il corpo senza il sangue, e nel calice consacrato solamente il sangue senza il corpo di Cristo:
Che sia necessario alla salute nostra che tutti ricevino il detto sacramento sotto l'una e l'altra specie:
Che la sacra messa non sia vero, proprio e propiziatorio sacrificio instituito da Cristo nella Chiesa, e che non giovi niente, anzi sia un incantesimo, e uno spirito d'abominazione, e non debba celebrarsi con vesti d'oro; e che i riti e cerimonie, quali usa la Chiesa nel celebrarla, siano soverchie, e che non sia ben fatto celebrarla in onor de' santi:
Che i santi in cielo non veggano le cose nostre, e che perciò sia cosa vana e soverchia l'invocarli:
Che il culto delle sacre immagini sia specie d'idolatria, e che però esse sacre immagini non debbano venerarsi:
Che dopo questa vita presente non vi sia purgatorio, ma solamente il paradiso e l'inferno:
Che la confessione sacramentale di tutti i peccati mortali avanti al sacerdote non sia necessaria:
Che rimessa la colpa, venga anco rimessa tutta la pena, e che perciò la soddisfazione per li peccati sia vana:
Che i penitenti vengano a soddisfare per i suoi peccati solamente per la confidenza che hanno nella passione e morte di Cristo:
Che le nostre soddisfazioni oscurino e diminuiscano il merito della passione di Cristo:
Che la vera penitenza sia il non peccar più:
Che i sacerdoti non abbiano autorità di rimettere i peccati:
Che gli ordini o instituti monastici siano cattivi, e in essi non si trovi salute: e che li preti e frati eziandio quanto allo stato che professano siano peggiori de' Turchi; e che s'inganni colui che si fa frate per salvarsi:
Che l'officio della santa Inquisizione sia cattivo, e instituito per distruggere il Verbo eterno:
Che tutte le tradizioni, le quali tiene e crede la santa Madre Chiesa romana, non si debbano credere, ma solamente quello che si contiene espressamente nella scrittura sacra:
Che tutte le cerimonie e riti che usa la detta santa Chiesa romana nell'amministrare i santi sacramenti, e in tutte l'altre occorrenze ecclesiastiche siano scioccherie da fanciulli:
Che l'opre buone non siano meritorie nella vita eterna;
Che la sola fede basti a giustificarci:
Che sia lecito a ciascuno il tenere e leggere la sacra scrittura in lingua volgare; e ciò non si possa proibire senza carico di coscienza; e che tal proibizione sia contra Dio e la sua deità:
Che le indulgenze nella Chiesa di Dio siano nulle; e in particolare, che i giubilei, le stazioni, gli anni santi, le medaglie, le corone e i grani benedetti siano cose di gioco, e vane:
Che i vescovi creati dal pontefice romano non siano veri e legittimi vescovi, ma una finzione umana:
Che lo stato conjugale sia megliore di quello de' continenti e vedovi;
Che tutte le censure ecclesiastiche siano vane:
Che il digiuno solito osservarsi nella Chiesa cattolica non sia cosa comandata da Dio, nè vi sia obbligo alcuno di osservarlo ne' modi e tempi ordinati dalla suddetta santa Chiesa romana:
Che l'uomo per il peccato di Adamo abbia perso il libero arbitrio, e che tutta la nostra giustificazione venga da Dio senza alcuna nostra operazione: e qualunque opera buona che noi facciamo venga solamente da virtù divina, senza alcun concorso del libero nostro arbitrio; e che l'uomo pecchi necessariamente:
Che sia lecito a' religiosi, sacerdoti e chierici costituiti negli ordini sacri prender moglie a suo volere:
Che i matrimonj occulti siano validi, ancorchè non vi siano testimonj nè il parroco, come comanda il sacro Concilio di Trento, e che in ciò basti il giuramento delle parti:
Che ogni luogo sia buono per sepellirvi i morti, e che non giovi niente, anzi sia mala cosa sepellirli in Chiesa e in altro luogo sacro, e fare le altre cerimonie solite farsi dai Cattolici:
Che i pellegrinaggi ai luoghi santi, il far i voti e adempirli, gli ornamenti delle chiese e degli altari, la venerazione delle reliquie de' santi, l'osservanza delle feste fuorchè delle domeniche, Natale, Pasqua, Ascensione e Pentecoste, siano cose erronee, e da non farne conto:
Che i miracoli fatti dai santi del Signore nella Chiesa cattolica e apostolica romana siano invenzioni umane, e alle volte anco diaboliche:
Che i sacri dottori scolastici della suddetta Chiesa romana siano stati falsi dottori, e piuttosto umani che evangelici, e anzi filosofi che imitatori di Cristo, e che in materia di religione abbiano scritto per compiacere al loro capo, cioè al papa:
Che il recitare l'officio della sacratissima Vergine Maria madre di Dio, e nostra signora, e altre orazioni latinamente, se non s'intende quello si dice non giovi:
Che alla custodia di ciascun uomo e donna, infino dalla natività, non sia deputato da Dio un angelo, ma che un solo venga posto alla custodia d'una provincia; e che il credere che ognuno abbia un angelo custode sia un imitar l'idolatria degli antichi pagani.
Oltre a ciò confessasti che con animo e mente ereticale avevi ne' suddetti tuoi scritti asserito la maggior parte delle suddette eresie, e sforzatoti, come in detti scritti chiaramente si vede, di confermarle e corroborarle con autorità e figure della sacra scrittura, e specialmente della divina Apocalissi, con mescolarvi esecrande bestemmie, acerbissime ingiurie, asprissime e per avventura non mai più sentite calunnie contra la santa fede cattolica. E che molti anni sono ti furono lasciati i suddetti libri eretici rinchiusi dentro una cassetta da una persona oltramontana, con dirti che erano scritture de' suoi conti; e che venutoti voglia di vedere cosa ciò fosse, avevi aperta la suddetta cassetta, e visto ch'erano libri eretici gli avevi letti con gusto e aderito ai loro errori, e poscia datoti a scrivere contro la suddetta santa fede cattolica; e che eri perseverato nelle eresie sino a dieci giorni dopo la tua carcerazione nel Sant'Officio: negando d'aver imparato da altri le suddette eresie, nè insegnatele ex professo ad alcuna persona, nè meno aver in esse alcun complice nella città, ovvero luogo di N. nè altrove, e dicendo d'esser pentito, d'aver tenuto e creduto le suddette eresie ed errori, e di credere al presente tutto quello che tiene e crede la detta santa cattolica e apostolica romana Chiesa:
E avendo noi data piena informazione di questa tua causa e de' meriti di essa alla sacra Congregazione della santa e universale Inquisizione romana, d'ordine espresso della santità del N. S. per aver da te l'intera verità, dopo averti assegnato il termine a far le tue difese, nel quale niuna cosa adducesti a tua discolpa, ti esponessimo, senza però alcun pregiudizio delle cose da te confessate, e contro di te dedotte nel processo al rigoroso e anco repetito esamine, dal quale non essendo risultata alcun'altra cosa di nuovo, similmente d'ordine espresso di sua beatitudine siamo venuti contro di te all'infrascritta diffinitiva sentenza.
Invocato il santissimo nome di nostro signore Gesù Cristo, della gloriosissima madre sempre vergine Maria, e di san Pietro martire nostro protettore, avendo avanti di noi li sacrosanti evangelj, acciò dal volto di Dio proceda il nostro giudicio, e gli occhi nostri veggano l'equità; — nella causa e cause vertenti tra il signor N. fiscale di questo Sant'Officio da una parte e te N. suddetto, reo, indiciato, processato, convinto e confesso, come di sopra dall'altra parte; — per questa nostra diffinitiva sentenza, qual, sedendo pro tribunali, proferiamo in questi scritti, in questo luogo ed ora da noi eletti; — diciamo, pronunziamo, sentenziamo e dichiariamo che tu N. suddetto, per le cose da te confessate e contro di te provate, come di sopra, sei stato eretico, e conseguentemente sei incorso in tutte le censure e pene che sono dai sacri canoni e altre costituzioni generali e particolari contro simili delinquenti imposte e promulgate. Ma perchè hai detto d'esser pentito de' suddetti tuoi errori ed eresie, e di credere al presente, e voler credere fino alla morte tutto quello che tiene e crede la detta santa madre Chiesa cattolica e apostolica romana, e del tuo grave eccesso dimandato misericordia e perdono, saremo contenti assolverti dalla scomunica maggiore, nella quale per le suddette eresie ed errori sei incorso, e riceverti nel grembo della detta santa Madre Chiesa, purchè prima con cuor sincero e fede non finta, vestito dell'abito di penitenza, ornato del segno della santa croce quale dovrai portare per l'avvenire sopra gli altri tuoi vestimenti, abjuri, maledici e detesti pubblicamente, avanti di noi, li suddetti errori, eresie e sètte, e generalmente ogni e qualunque altro errore, eresia e sètta che contraddica alla detta santa Madre Chiesa cattolica, come per questa nostra diffinitiva sentenza ti comandiamo che facci nel modo e forma che da noi ti sarà data.
E acciocchè questi tuoi gravi errori non ti restino senza il dovuto castigo, e sii più cauto nell'avvenire ed esempio agli altri che si astengano da simili eccessi.
Ti condanniamo a tutte le pene degli eretici, contenute ed espresse ne' suddetti sacri canoni e costituzioni pontificie, e a dover perpetuamente, senza alcuna speranza di grazia, esser immurato nel Sant'Officio, dove abbi a piangere la grave offesa da te fatta al sommo creatore Iddio e all'unico redentor nostro Gesù Cristo e alla diletta sua sposa detta, santa, cattolica e apostolica romana Chiesa, madre e maestra di tutte le altre Chiese, fuori del cui grembo non può alcuno trovare la vera e sempiterna salute, e al santissimo pontefice romano sommo e supremo capo e sposo visibile di lei.
Ordinando che a maggior detestazione delle suddette tue empietà ed edificazione di tutti i Cattolici, i libri e scritti eretici da te tenuti siano abbruciati in pubblico.
E acciocchè dal benignissimo e clementissimo Dio Padre delle misericordie ottenghi più facilmente la remissione e il perdono de' suddetti tuoi errori ed eresie, per penitenze salutari t'imponiamo,
Che per tutto il rimanente della vita tua digiuni ogni primo venerdì di ciascun mese semplicemente, e tutti i venerdì di marzo, e anco il venerdì santo, in pane ed acqua:
Che per il detto tempo reciti una volta la settimana i sette salmi penitenziali, con le litanie e preci seguenti, e appresso la corona della beatissima sempre vergine Maria, e ogni domenica cinque volte il Pater noster e l'Ave Maria, e una volta il Credo, inginocchiato avanti qualche sacra immagine. E finalmente
Che durante la vita tua, come di sopra, confessi sacramentalmente quattro volte l'anno i tuoi peccati al sacerdote che da noi ti sarà deputato, e di sua licenza ti comunichi nelle quattro principali solennità, cioè nella Natività e Resurrezione di nostro signore Gesù Cristo, della sacra Pentecoste e di tutti li Santi,
Riservando alla detta sacra Congregazione del Sant'Officio di Roma l'autorità di mitigare e rimettere, o condonare in tutto o in parte le dette pene e penitenze.
E così diciamo, pronunziamo, sentenziamo, dichiariamo, condanniamo, ordiniamo, penitenziamo e riferiamo in questo e ogni altro miglior modo e forma che di ragione potemo e dovemo. —
Nella Revue des questions historiques, v livraison, dopo il mio lavoro fu pubblicato un articolo notevolissimo del signor Enrico de l'Epinois sopra Galileo, dove si valse di tutti gli autori antecedenti, e del processo originale comunicatogli a Roma. Arriva alle medesime conclusioni nostre per altra via; il che tanto più le conferma. «Il decreto dichiarò falsam una dottrina astronomica, che in fatto non lo era: la dichiarò contraria alla Scrittura, e non l'era: s'è dunque ingannato; tutti il concedono, ma lo stato delle cognizioni d'allora non permetteva d'ammettere la nuova teoria del movimento della terra, che non fu mai discussa avanti al tribunale come dottrina scientifica, bensì come contraria al senso tradizionale delle sacre scritture. Per ciò al principio del XVII secolo il tribunale la condanna: nel secolo XIX il tribunale stesso l'adotterebbe, senza perciò modificare i principj sui quali appoggiavasi la sentenza. Fra le due epoche è cangiato non un principio teologico, ma un fatto scientifico, cioè che la teoria di Copernico oggi non è un'improbabilità scientifica, ma una verità constatata dalla scienza. Il decreto del 1616 fu un semplice provedimento di prudenza, perchè non ne soffrisse la verità cattolica: ne in perniciem catholicæ veritatis serpat. Questo è il motivo: e a tal riguardo è notevole la differenza fra le espressioni de' consultori e quelle del decreto della Congregazione. I consultori decretano insensata, assurda, eretica quell'opinione: la Congregazione ommette tutti quegli epiteti, e si limita a dichiararla falsa e contraria alla Scrittura. Nella stessa censura de' consultori, la prima opinione è condannata senza riserva; la seconda, cioè l'immobilità del sole, è detta solo erronea. Dunque anche dal lato scientifico il tribunale è men colpevole che non si dica. Secondo Galileo, il sole non aveva alcun movimento locale: oggi è dimostrato il contrario: e l'immobilità del sole è proposizione assurda in cosmografia. Che conchiuderne, se non che la dottrina del moto della terra era ben lontana dall'essere scientificamente stabilita? e come rimproverare, non ad una commissione scientifica, ma ad un tribunale ecclesiastico, di non averla immediatamente adottata, modificando l'interpretazione secolare d'un testo della sacra scrittura?» (pag. 100)
Ivi sono moltiplicate le prove del rispetto e della benevolenza de' Romani e dei papi verso Galileo, e dell'assurdità della tortura inflittagli, sulla quale l'ostilissimo Libri non sa addurre altra prova se non che «essa era talmente abituale, che non si prese neppure la fatica d'accennarla». Il qual Libri adduce pure che i manuscritti di Galileo furono saccheggiati e dispersi dai famigli del Sant'Offizio, e la più parte perì, e che poco mancò non si gettasse in una fogna il cadavere di lui. È noto che il granduca Leopoldo II fe fare l'edizione delle opere di Galileo, i cui manuscritti conservava nella preziosissima sua Biblioteca Palatina.
Dall'esame del processo stesso risulta che fu una precauzione per lo meno inutile quella di monsignor Marini di non pubblicarlo integralmente. Ivi sono testualmente queste parole di Galileo: «Per maggior conformazione del non aver nè tenuta nè tener per vera la dannata opinion mia della mobilità della terra e stabilità del sole, se mi sarà conceduta, sì come io desidero, abilità e tempo di poterne fare più chiara dimostrazione, io sono accinto a farla; e l'occasione v'è opportunissima, attesochè nel libro già pubblicato sono concordi gl'interlocutori di doversi, dopo certo tempo, trovar ancor insieme per discorrere sopra diversi problemi naturali separati, della materia nei loro congressi trattata. Con tale occasione dunque dovendo io soggiungere una o due altre giornate, prometto di ripigliar gli argomenti già recati a favore della detta opinione, falsa o dannata, e confutarli in quel più efficace modo che da Dio benedetto mi verrà somministrato».
E altrove: «Già molto tempo avanti la determinazione della sacra Congregazione dell'Indice, e prima che mi fosse fatto quel precetto, io stavo indifferente, ed avevo le due opinioni di Tolomeo e di Copernico per disputabili, perchè e l'una e l'altra poteva esser vera in natura. Ma dopo la determinazione sopradetta, assicurato della prudenza de' superiori, cessò in me ogni ambiguità, e tenni, siccome tengo ancora, per verissima ed indubitata l'opinione di Tolomeo, cioè la stabilità della terra e la mobilità del sole».
Qui soggiungerò che sta nell'Archivio di Firenze una cronaca del Settimanni, dove quasi giorno per giorno son notati gli avvenimenti. Il cronista è avversissimo agli ecclesiastici: pure non fa cenno di brutali trattamenti a Galileo. Scrive: «A dì X febbrajo 1632 (stile toscano) giovedì giunse in Roma G. Galilei, celebre astronomo fiorentino, chiamato dalla Congregazione del Sant'Uffizio, e fu arrestato nel palazzo del serenissimo granduca, situato alla Trinità de' Monti, dove abitava l'ambasciadore fiorentino. — Dicembre 1633. Il dottissimo matematico G. Galilei, dopo essere stato circa mesi 5 a disposizione del Sant'Uffizio di Roma, arrestato nel palazzo dell'ambasciadore fiorentino, ed aver abjurato l'opinione di Copernico circa il sistema del mondo, e di poi per ordine del medesimo Sant'Uffizio essere stato circa altri mesi cinque insieme nell'abitazione di monsignor arcivescovo Piccolomini, essendogli stata data libertà di star in campagna, ritirossi alla sua villa di Bellosguardo».
Nel carteggio de' cardinali, in esso Archivio, filza LXXXII, sono lettere del cardinale Federico Borromeo e del cardinale Orsino, che promettono al granduca ogni appoggio al Galilei quando era citato a Roma.
336. Pour ruiner un malheureux, spécialement un talent supérieur... deux ou trois acharnès suffisent a l'œuvre... Dans le procés de Galilée, le mouvement de la terre n'était point en jeu; mais seulement le mouvement de l'envie. Phil. Chasles, Galileo Galilei, prefazione. Ripudiando le vulgari dicerie, egli ne imputa l'invidia de' letterati nemici, e la tepidezza degli amici.
Quelle aménité! Ce mond social est si délicat! Le pape punit à regret; le grandduc voudrait sauver le philosophe: Niccolini s'y emploie: Bali Cioli le porte dans son cœur. Partout convenence, bonne grâce, révérences attendries, obéissance acceptée: une régularité accomplie. De justice et d'équité pas un mot. On ne le jette pas en prison, ce qui serait trop féroce. Son agréable ennemi Firenzuola vient le voir, lui sourit, l'interroge, le plaint, l'allaite d'espérances... Les dernières annèes du grand astronome se passérent dans cette ville solitaire. Aucun geólier ne le surveillat, et cette pénitence enfantine aigrissait l'ennuie de la retraite, jointe à de vives souffrances physiques. Le sentiment de sa faiblesse intime, de ses détours inutiles ét de ses inutiles concessions devait y ajouter bien de l'amertume; et le peu du fruit qu'il recueillait de sa longue humilité, devait le lui faire regretter cruellement... Tout savant qui voulait plaire et arriver aux honneurs le couvrait d'injures dans un gros livre dedié aux puissances: on disait et on imprimait tout ce qu'on voulait contre lui: lui ne pouvait rien imprimer ni rien répondre à qui que ce fût... Les Grassi, les Caccini, les Firenzuola se frottaient les mains en achevant cet assassinat à coups d'épingles et à coups de matelas. O personnes dislingués! o mœurs adoucies! ce que vous avez de pire c'est que vous avilissez et dégradez vos victimes... Mais, grand homme, pourquoi vous laissez-vous dégrader? On peut comparer ces doux assassinat qui a duré huit ans, et n'a fini qu'avec sa vie, au meurtre du malheureux Prina, dont les bourgeois d'une autre ville italienne se defirent en 1814 à coups de parapluie lentement, doucement, hommes civilisés qui détestaient ce bruit, opéraient comme les envieux de Galilée, avec componction, sagesse et convenence.
Il protestante Federico De Rougemont (L'homme et le singe, ou le matérialisme moderne. Neuchatel 1865) esclama: On nous parle beaucoup d'un Galilée emprisonné il y a plusieurs siècles par l'Inquisition romaine, et l'on oublie que, l'autre jour, pour ainsi dire, les republicains de 1793 interdisaient à 25 milions de Français le culte de la religion chrétienne.
337. La Polissena, che fu poi Maria Celeste, morì il 5 aprile 1634. Io trassi un racconto pietoso dalle lettere di lei, che comparvero saviamente scelte nell'edizione dell'Alberi, poi indiscretamente nell'opera dell'Arduini.
338. Guglielmo Libri, che ai dì nostri rinnovellò ed inasprì tutte le vulgarità in proposito del processo di Galileo, fa del Cavalieri uno de' peggiori nemici di questo e suo plagiario. Or bene, Galileo ne parla sempre con affetto e riverenza: e il 26 luglio scrive: «Godo da otto giorni la dolcissima conversazione del molto reverendo padre Bonaventura Cavalieri, alter Archimedes». E al 16 agosto: «Il padre matematico di Bologna è veramente un ingegno mirabile». E il 18 ottobre: «Sento gran consolazione della soddisfazione ch'ella (frà Micanzio) mostra della contratta corrispondenza d'affetto col padre matematico di Bologna».
Or come il Libri s'ingannò o perchè ingannò?
Il Cavalieri era frate gesuato, e il Libri lo scambiò per padre gesuita: inde iræ.
339. La lettera è nel tom. IX, p. 196 delle Opere di Galileo Galilei, edite a Firenze.
340. Si fa tanto caso dello Sta sol contra Gabaon. Ma anche nelle ipotesi più accettate, il sole si muove con tutti gli altri soli, forse in quella gran nebulosa che si chiama la via lattea. Quando il sole si fermasse, si fermerebbero i pianeti e i satelliti del suo sistema; quindi la terra e la luna. Ciò non toglierebbe quelle incongruenze che gli astronomi riconoscono nel miracolo di fermarsi soltanto la luna e la terra?
341. Lo racconta ella stessa in lettera ch'è fra le inedite del Fabbroni.
342. L'abate Henry ha pubblicato a Parigi, il 1865, Les protestants revenus à la foi catholique avec l'exposé des motifs qui les ont déterminés; e la prima serie comprende le conversioni in Francia, la seconda quelle in Germania e Svizzera, la terza gl'Israeliti. Credemmo bene aggiungervi alcunchè per quelle in Italia, dove menzioneremo Alberto Bury, che abjurato in Venezia il calvinismo, stampò colà nel 1576 Methodus facilis veram Ecclesiam lumine rationis inveniendi, proposita a quodam calvinista seu reformato, in gremio sanctæ Ecclesiæ cath. ap. rom. reducto. Anche monsignor Rœss vescovo di Strasburgo, stampa ora Les convertis de la Reforme, d'après leur vie et leurs écrits; vera controversia in azione.
343. Vedi la nota 2 del nostro Discorso IIL. Dalle devastazioni di quella guerra i papi poterono salvare la biblioteca palatina di Eidelberga, che fu trasportata a Roma, e fu poi restituita nel 1815. Lo Scioppio, che conosciamo, accusò Leone Alazio, di cui pure abbiam fatto cenno, d'avere distratto i migliori libri di quella raccolta, ma egli se ne scolpò.
Il marchese Francesco Nerli, ambasciadore del duca di Mantova a Roma, scriveva al duca:
«Languivano le antiche glorie nella Corte di Roma, non senza discapito della nostra santa religione negli ultimi periodi del vivere d'Innocenzo X, avendo non solo la più infetta Germania e le rabbiose lingue di tutti gli eretici, ma le bocche profane d'empj cristiani, vomitato ignominiosi improperj contro la sacrosanta maestà papale: o che li ministri del defunto pontefice, o che l'avara natura dei più cospicui nella Casa Pamfilia, fosse bastevol materia ad eccitar da ogni parte contumaci clamori. Con queste obbrobriose memorie caduto infermo per alcuni mesi, l'odiato pontefice terminò con l'idropica sete di respirare l'aure vitali».
344. Bayle alla voce Chigi. Il libro suo sopra accennato è Judicium theologicum super quæstionem an pax qualem desiderant Protestantes sit secundum se illicita..... opera ac studio Ernesti De Eusebiis civis romani.
345. Della costui politica, di cui tanto ebbe a soffrir l'Italia, così rideva Pasquino:
Guerra a Cesare muove e propon pace,
Pronto sempre egualmente a pace e guerra
Quel ch'è sì glorioso in guerra e in pace,
Arbitro della pace e della guerra.
Guerra, dic'egli, io porto, e porto pace,
Ciò che vuol scelga il mondo, o pace o guerra:
Giust'è la guerra a dir non vuol la pace,
Bell'è la pace a dir non vuol la guerra.
Fin di mia guerra è il non voler la guerra:
Voler la guerra è il fin dell'altrui pace,
O facciam pace in pace o guerra in guerra.
Che gran re! che gran guerra! e che gran pace!
Manda la pace a principiar la guerra,
Manda la guerra ad esibir la pace.
Et tout le partit Protestant
Du Saint-Père en vain très-content.
Le chevalier de Sillery
En parlant de ce pape-cy
Souhaitait pour la paix publique
Qu'il se fast rendu catholique.
La Fontaine, Œuvres postumes, p. 171.
347. Opere del Galilei, vol. I, p. 231.
348. «Il vero ideale, intuitivo e rivelato, è di sua natura assiomatico, e si riduce a corpo di scienza, deducendo e non inducendo, sintetizzando e non analizzando, e procedendo in somma per modo affatto diverso dalle scienze naturali e dalla filosofia secondaria: l'analisi può solo venire appresso, e se vuol precedere, non può giovare altrimenti che a guisa di semplice apparecchio. La sintesi primitiva costituisce in religione la fede cattolica, e in filosofia la fede razionale verso l'Idea: ella è la cognizione del vero, contemplato nelle analogie o in se stesso, per mezzo del verbo jeratico. Quando l'animo del fanciullo cattolico, formato e disposto dalla doppia instituzione del catechismo e della Grazia, della Chiesa e di Dio, giunge a quel grado di cognizione che gli permette di dire sentitamente e con pieno arbitrio, Io so e credo; egli acquista la doppia fede dell'uomo e del cristiano. La sufficiente notizia del vero intelligibile e sovrintelligibile, ch'egli ha ricevuta dalla parola educatrice, rende intima la sua persuasione e l'ossequio ragionevole. Avendo apprese dal magistero ecclesiastico le verità razionali e i dogmi arcani della religione, egli ammette quelle in virtù della propria evidenza, e guidato dalla luce che diffondono, crede all'autorità della favella rivelatrice che l'esprime e l'accompagna, crede ai misteri incomprensibili per la guarentigia autorevole degl'insegnatori. Così, l'uomo, che per la grazia del primo rito era già abitualmente cristiano, riesce tale in atto, piglia libero possesso dell'Idea perfetta, ed entra con essa alla cittadinanza spirituale conferitagli nel celeste regno. Niuno può determinare l'istante preciso e il modo speciale di questa operazione in ciascun individuo; giacchè la verità assoluta e moltiforme del cristianesimo può influire nello spirito per mille diverse guise; e l'impressione divina che accompagna ed accresce l'efficacia di quella, può ottemprarsi in varj modi all'indole speciale del fanciullo e alle condizioni in cui è collocato. Ma ciò che è manifesto si è che la fede cristiana e la fede razionale nel fanciullo bene instituito non vengono mai precedute dall'analisi, dal dubbio, dall'esame, e che il metodo cartesiano e protestante ripugna del pari alla religione e alla natura. Nei due casi si annulla la fede collo scetticismo, a fine di poterla rifare coll'esame: si rinunzia al possesso di un dono così prezioso ricevuto dall'educazione, o s'incorre nel grave rischio di non poterlo ricoverare, come colui che trovandosi aver fra mano un gran tesoro necessario alla sua vita, eleggesse di scagliarlo in mare per avere il diletto di ripescarlo, faticando e nuotando con pericolo di annegarsi. E veramente la fede, che è l'innocenza dello spirito, è come quella dei costumi assai più facile a conservare, purchè si adoperi la debita vigilanza, che a racquistare, quando si è perduta. La fede è la vita delle anime, le quali, a guisa dei corpi, non posson destarsi dal sonno mortale, o risorgere senza miracolo». Gioberti, Introduzione allo studio della filosofia.
349. Nel Catechismo stampato a Basilea il 1561, si legge:
Ministro. Sebben l'esser nostro è infinitamente lontano dall'esser di Dio, non può darsi che l'uomo non sia. Anzi è cosa sì chiara, che più nota non può trovarsi, e mostra d'esser in tutto privo di giudizio chi non crede essere. Però ti prego, illuminato mio, che tu mi dica s'egli ti par essere o no.
Illuminato. Mi par essere: ma per questo non so certo che io sia: imperocchè in parermi d'essere, forse m'inganno.
Ministro. È impossibile che a chi non è gli paja d'essere: però, poi ch'ei ti par essere, bisogna dire che tu sia.
Illuminato. Così è vero.
350. Méditation III, alla fine.
351. Vedasi qui sopra a pag. 276.
352. Quæst. II, nei Libri Fisionomici. Ne parlammo a lungo a pag. 63 e seg.
353. Opera, tom. II, part. I, pag. 277.
354. Le Catholique, Parigi 1826, tom. II, pag. 198, 199 e altrove.
355. Vedi il nostro vol. II, p. 334, Pur testè, lo spirito di Lamennais, evocato colla magia moderna, diceva; «Quando in Italia si bruciarono Arnaldo da Brescia, Giordano Bruno, Tommaso Campanella (quasi fossero contemporanei) si spensero le ultime voci che protestavano in nome della verità contro il fanatismo che uccideva Cristo. Voi dovete resuscitarle quelle sante voci». Annali dello spiritismo in Italia, vol. I, p. 663.
356. Troviamo pure all'Indice:
357. Così lo storico Zazzera. Fra i libri proibiti d'allora compajono Giovanni Orsino, Scienze ermetiche; e Magica, seu mirabilium historiarum de spectris et apparitionibus spirituum; item de magicis et diabolicis incantationibus.
358. Estratto da copia nell'Archivio de' Frari.
359. Vita del cavaliere Borri, p. 354. Forse è opera del Leti, come l'Ambasciata di Romolo ai Romani, libro rarissimo stampato a Brusselles il 1671, e mal attribuito al Borri, del quale vi va unito il processo. Questo fu riprodotto nella Amœnitates litærariæ, tom. V, p. 149, e nella Historia d'Italia del Brusoni (Torino 1680, da pag. 724 a 732) «perchè veramente di nessun altro eresiarca si leggono tante e sì stravaganti follie nelle materie di fede».
Sul Borro altre notizie si hanno nell'Archivio di Firenze, Strozziane, filza CCXLIV; e filza LXXIX del tomo XI Segretaria Vecchia, coll'abjura di esso.
360. De ortu et progressu chemiæ. Nella Magliabecchiana, mss., classe XXIV, 65 è un'invettiva contro il Borro.
361. «Lo spirito moderno si mostrò molto severo verso il cenobitismo. Abbiamo dimenticato che nella vita comune l'anima dell'uomo gustò le maggiori gioje: cessammo il cantico Quant'è bello e giocondo l'abitar insieme i fratelli. Ma quando l'individualismo moderno avrà portato gli ultimi suoi frutti, quando l'umanità, impicciolita, attristata, fatta impotente, tornerà alle grandi istituzioni, alle forti discipline; quando la meschina nostra società borghese, dirò meglio, il nostro mondo di pigmei sarà stato respinto a frustate dalla parte eroica e idealista dell'umanità, allora la vita comune ripiglierà tutto il suo valore. Una quantità di cose grandi, come la scienza, si sistemeranno sotto forme monastiche con eredità non di sangue: l'importanza che il nostro secolo attribuisce alla famiglia diminuirà (!); l'egoismo, legge essenziale della società civile, non basterà alle grandi anime: tutti accorrendo dai punti più diversi, si alleeranno contro la vulgarità: si troverà senso alle parole di Gesù e alle idee del medioevo sulla povertà: si comprenderà che il posseder qualche cosa potè esser considerato come una degradazione, e che i fondatori della vita monastica abbiano disputato secoli per sapere se Cristo possedette almeno «le cose che si consumano per l'uso». Le sottigliezze francescane torneranno grandi problemi sociali. Lo splendido ideale, delineato dall'autore degli Atti apostolici sarà iscritto come una rivelazione profetica all'entrar del paradiso dell'umanità». Renan, Les Apôtres, p. 132-133.
362. Vedasi un manuscritto nella Magliabecchiana, classe VIII.
Le visioni del beato Amedeo, grosso volume di ducenquindici carte che si conserva manuscritto nella stessa Magliabecchiana, asserisce che gli errori saranno vinti da coloro che aderiranno al sommo pastore, quorum potior pars reperietur in urbe Florentina, tamquam capite religionis, non auctoritate qua Roma potestatis caput est, sed adhesione. Nulla nam civitas ita rebus Christi adherebit sicut illa. Conservabitur et illa de qua tibi alias dixi pro liberatione ab alienis totius Italiæ.
363. Gran mistico fu il poeta spagnuolo Luigi Ponce de Leon, che stette nelle prigioni del Sant'Uffizio dal 1572 al 76, e morì nel 91.
364. Mss. de Spalatin. Lettres de Luthère à Melanton, 5 août.
365. Bernino, Storia delle eresie, Secolo XVII, c. 9.
Molti de' libri proibiti allora riguardano la mistica. Tale il Tesoro mistico scoperto all'anima desiderosa d'orazione continua... dato in luce da un sacerdote genovese (proibito il 1605). — Passi dell'anima per il cammino di pura fede, di Giovanni Paolo Rocchi (proibito il 1687). — Petrucci Pier Matteo, Lettere e trattati spirituali e mistici. — I mistici enigmi disvelati. — La contemplazione mistica acquistata. — Il nulla delle creature, il tutto di Dio (condannati il 1686). — Alfabeto litterale, fantasmatico, mistico, acquisito, contemplativo, col quale resta formata risposta circolare ad una religiosa pusillanime nel dibattimento della contemplazione mistica acquisita (proibito il 1687).
Lotto spirituale per le povere anime del purgatorio (proibito il 1703).
Dialogo della bellezza, e arte di ben servirsi delle finestre dell'anima (proibito il 1732).
Di Michele Cicogna, molti libri di devozione, come, Ambrosia Celeste, o soave cibo dell'anima contemplativa. — Fontana del divino amore. — Cristo Gesù appassionato. — Fiamme d'amor divino dell'anima desiderosa di far il bene.
Di Falconi Giovanni, Alfabeto per saper leggere in Cristo. — Lettera ad una figliuola spirituale, nella quale s'insegna il più puro e perfetto spirito dell'orazione.
366. Nella Magliabecchiana sta di Pandolfo Ricasoli una «Interpretazione de' salmi ebraici» che son cinque salmi, scritti cominciando dal fine, e sotto a ciascun versetto la traduzione italiana, poi il commento, diretto ad una religiosa, alla quale il Signore «spira e dona tal volontà e spirito e forza d'imparare con gran facilità e con perseveranza la sacra lingua hebraica per servirsene a contemplar li divinissimi misteri, e non per insegnare nè predicare».
Alla Magliabecchiana stessa esiste di Celso Cittadini l'Esposizione del pater noster, offerta a don Cosmo de' Medici il 1602, la prima volta che andava a Siena (Manuscritti, Classe XXXV, n. 19). Nella prefazione dice aver già esposto l'Ave Maria e la canzone del Petrarca alla Vergine, dedicandola alla granduchessa.
Ivi pure trovo cenno d'una solennissima missione, che nel 1714 fece il padre Segneri (juniore) sulla piazza di Santa Croce; il quale fu ricevuto colle accoglienze che altri secoli serbano ai principi o ai ciarlatani; e alle sue prediche assistevano gran popolo, la miglior nobiltà e il granduca.
367. «Perchè così vollero i suoi CARNEFICI», dice il Passerini nella Genealogia e storia della famiglia Ricasoli (Firenze 1861). Il suo processo leggesi nel codice 1695 della biblioteca Riccardiana. Quando la Faustina corrompea quelle povere fanciulle, altre monache videro sudar sangue un Ecce Homo in Santa Lucia in via San Gallo.
368. Il supplizio de' quietisti è distesamente narrato dal Mongitore.
369. Ein grosser Liebhaber der wahren Religion und Gottseligkeit. Luteri epp. 401.
370. In un itinerario manuscritto d'un anonimo milanese, citato dall'Argelati, p. 1721, e che è del 1515 leggesi: «Da Milano a Boffalora, a Novara, a Vercelle, Santo Germano, Ciliano. Chivasso è terra murata e grande come Abiategrasso. Turino è città grande come Pavia, ed è metropoli del Pe di Monti, et ci è il senato del duca di Savoja, et ci è uno studio ma poco bono, et ha uno castellucio non troppo forte».
371. Hist. des variations, lib. XI.
372. Cum omnes aliæ sectæ immanitate blasphemiarum in Deum audientibus horrorem inducant, hæc magnam habet speciem pietatis, eo quod coram hominibus juste vivant, et bene omnia de Deo credant, et omnes articulos qui in symbolo continentur observent; solummodo romanam ecclesiam blasphemant et clerum. Claudio di Seysel arcivescovo di Torino, dichiarò irreprovevole la loro vita: locchè a Bossuet pare una nuova seduzione del demonio.
373. Vedi la nota 21 del nostro Discorso XXXVIII.
374. Mansi, Concil. Collectio, T. XXII, p. 492.
375. Præsertim tibi auctoritate mandantes quatenus hæreticos valdenses et omnes, qui in taurinensi diœcesi zizaniam seminant falsitatis, et fidem catholicam alicujus erroris seu pravitatis doctrina impugnant, a toto taurinensi episcopatu imperiali auctoritate expellas: licentiam enim, auctoritatem omnimodam et plenam tibi conferimus potestatem, ut, per tuæ studium sollicitudinis, taurinensis episcopatus area ventiletur, et omnis gravitas quæ fidei catholicæ contradicit, pœnitus expurgetur. Gioffredo, Storia delle Alpi Marittime al 1209.
376. Chron. Corradi Uspergensis al 1212.
377. Rorengo, Memorie storiche della introduzione delle eresie nelle valli di Lucerna, marchesato di Saluzzo, ecc. Torino 1649.
378. La vita del Cambiano fu scritta dal teologo Carlo Marco Arnaud di Lagnasco. Il Cambiano col Pavoni fu beatificato nel 1856.
379. Lettera data da Ginevra il 17 dicembre 1403: e prosegue esponendo alcune superstizioni di questa città, dove festeggiavasi sant'Oriente; e di Losanna ove i campagnuoli veneravano (dic'egli) il Sole, ogni mattina dirigendogli voti e preghiere.
380. Il processo esiste nell'archivio arcivescovile di Torino, Protocollo 19, fol. XLVI.
381. Semeria, Storia della chiesa di Torino, lib. I, pag. 678.
382. Monum. Hisioriæ patriæ: Scriptores, vol. IV, pag. 1445 e seg.
383. Claudii Seisselli, archiep. taurinensis, adversus errores et sectam Valdensium disputationes. Parigi 1520, pag. 55, 56.
384. Pierre Gilles, Hist. eccles. des églises vaudoises.
385. Lib. I, pag. 23 al 1536, pag. 35, 36 al 1544 ecc.
386. Ciò sostiene anche il protestante J. J. Herzog (De origine et pristino statu Waldensium secundum antiquissima eorum scripta cum libris catholicorum ejusdem ævi collata, Alla 1849), il quale analizzò tutti i manuscritti valdesi delle biblioteche di Ginevra, Lione, Parigi, Cambridge, Dublino. Egli stesso pubblicò a Alla, nel 1853, Die romanischen Waldenser, ihre vorrefermatorichen Zustände und Lehren, ihre Reformation im sechszehenten Jahrhundert, und die Rückwirkungen derselben, nach ihren eignen Schriften dargestellt. Tuttochè protestante, vuol provare che le credenze dei Valdesi modificaronsi assai, via via allontanandosi dalla Chiesa cattolica, e accogliendo le opinioni degli Ussiti.
Anche A. W. Dieckhoff (Die Waldenser in Mittelalter, zwei historische Untersuchungen. Gottinga 1851) tende a provare che i varj scritti, i quali si sogliono riferire ai cominciamenti dei Valdesi, sono mera imitazione degli Ussiti. Questi scritti sarebbero: L'Anticristo, Aiço es la causa del nostro despartiment de la Glesia romana, colla data del 1120; e la Nobla Leizon, del 1100. Ad ogni modo sarebbero troppo posteriori all'età apostolica, cui taluno farebbe risalire quelle credenze: ma la buona critica non riconosce tanta antichità alla prima d'esse opere, dove è citato Agostino Trionfo, che morì nel 1328, e forse non è che traduzione di un lavoro de' Fratelli Boemi, portante il titolo stesso. La Nobla Leizon non può collocarsi che alla fine del XII secolo.
Vedi Charvaz, Ricerche storiche sulla origine dei Valdesi, e carattere delle primitive loro dottrine. Parigi 1836.
È strano che frà Paolo Sarpi, al principio della sua Storia del Concilio di Trento, dopo detto che tutto il mondo era all'obbedienza della Chiesa romana, soggiunge: «Solo in una piccola parte, cioè in quel tratto di monti che congiungono le Alpi con li Pirenei, vi erano alcune reliquie degli antichi Valdesi, ovvero Albigesi. Nelle quali però era tanta semplicità e ignoranza delle buone lettere, che non erano atti a comunicar la loro dottrina ad altre persone, oltrechè erano posti in così sinistro concetto di empietà e oscenità appresso i vicini, che non vi era pericolo che la contagione potesse passare in altri».
387. Ann. evangelii rennovati. Decad. 2, an. 1530. Vedi anche Ruchat, Histoire de la reformation en Suisse, vol. VII.
388. Beza, Hist. des églises reformées, tom. I, p. 36. Perrin, Histoire des Vaudois, pag. 161.
389. Gilles, Hist. générale des Eglises vaudoises, c. X.
390. Boverio, Annales M. Capuccinorum ad 1555.
391. Giovanna de Jussie savojarda, monaca francescana in Santa Chiara di Ginevra, visti i disordini della Riforma, ricoverossi ad Annecy, ed ivi stampò nel 1535 Le Levain du Calvinisme, narrandone i sacrilegj e i mali.
392. È edito dallo Zaccaria, Iter literarium per Italiam, parte II, op. XIII.
393. Questi descrisse minutamente le circostanze di quella guerra in lettere ai ministri di Ginevra, e sono date dal Léger, tom. II, pag. 687-96.
394. Il Boldù, ambasciatore veneto, racconta che, essendo per partire coll'esercito sotto Hesdin in Fiandra, Emanuel Filiberto uscì sulla bruna con un solo servo, e chi lo vide credeva andasse da qualche amica a congedarsi. Invece andò al monastero di San Paolo, vi vegliò tutta la notte, la mattina si confessò e comunicò, e raccomandatosi a Dio, tornò a' suoi doveri di generale.
395. Al 13 giugno 1560 san Carlo scriveva a monsignor di Collegno, ministro del duca di Savoja, che il papa avea «depositati ventimila scudi in mano del signor Tommaso de' Marini a Milano, che hanno da servire per defensione de li Cantoni cattolici contro gli altri Cantoni eretici che volessero offendere li detti Cattolici: e da questi ventimila scudi Sua altezza (il duca) ne caverà questa comodità, che, stando li Cantoni luterani impediti nella guerra contro i cattolici, non potranno andar in soccorso di Ginevra, quando S. A. anderà ad assaltarla. Oltre di ciò, Sua santità offerisce che, quando il signor duca anderà adosso a Ginevra, l'ajuterà d'altri ventimila scudi in contanti in tre mesi. E di più manderà la sua cancelleria, pagata a sue spese, quale abbi a servire S. A. mentre durerà questa impresa di Ginevra. Sua santità per mantenimento di questa guerra, quando avesse a durare più di quel che speriamo, si contenterà di concedere qualche decime, ed ancora la crociata, se bisognerà. Sua santità fa ricordare a S. A., che non è al proposito di dar nome a questa guerra che sia contra Luterani, ma solamente contra suoi ribelli, per ricuperar quella città ch'è sua. Pure in questo se ne rimette al buon giudizio di S. A.». Archivj del Regno.
È alle stampe l'istruzione che la Corte di Roma dava al padre Corona il 28 luglio 1621, mandandolo alla Corte di Torino e di Francia, specialmente per indurre ad un'impresa sopra Ginevra, città che, non avendo territorio o dignità propria, nè merito guerresco o scientifico, non ha ragione d'esistere indipendente; mentre è una sentina di mali per l'Italia: e dovrebbe appartenere al duca di Savoja, salvo jure episcopatus. Il duca aveva intenzione di occuparla, ma ne l'impedì la guerra, che esaurì i suoi mezzi. Ora sarebbe propizio il momento, ma bisognerebbe far capo dell'impresa il papa, acciocchè non si accusasse l'ambizione del duca di Savoja. A questo però conviene rivolgersi prima, e se nicchiasse, andare al re di Francia; indotto il quale, certo il duca non esiterebbe. Al re bisogna mostrare quanto il papa desideri il riacquisto di Sedan, della Rochelle, di Oranges ecc., e sopratutto di Ginevra: non potersi dire ch'esso re osteggi di buona fede gli Ugonotti se poi protegge Ginevra, ch'è la loro Roma: il tempo essere a proposito, mentre Svizzeri e Grigioni sono occupati per la Valtellina: nè si può temere dell'Inghilterra o dei Bernesi: Friburgo vedrebbe volentieri la vicina Ginevra restituita ai Cattolici: tanto più l'arciduca Alberto per l'Alsazia e il Tirolo: l'imperatore godrebbe degl'incrementi d'un vicario dell'impero: i principi italiani non v'hanno interesse, e il re di Spagna si sovverrà di quanto Filippo II fece per servire a tal uopo il duca di Savoja. Anche i Bernesi vedrebbero Ginevra più volontieri nelle mani di questo che non del re di Francia, il quale potrebbero essi temere se ne valesse per metter la briglia alla Svizzera e alla Savoja.
396. Il cardinale d'Este, da Parigi scrive al cardinale Borromeo a Roma, aprile 1562: «Il signor duca di Savoja ha mandato qua a fare una onorata ed amorevole offerta a questa maestà, presentandogli a questa occorrenza diecimila fanti italiani e seicento cavalli, e la sua persona medesima se sarà bisogno, con voler pagare la terza parte per sei mesi alle sue spese: la quale offerta è stata molto cara a questi signori, e gli n'hanno un grande obbligo». Manuscritto nella Bibliot. di Parma.
Beza (nel Réveille-matin des Français. Introduction, p. 12), oppone a Carlo IX la tolleranza di Emanuele Filiberto. Vous pourriez imiter l'exemple de monseigneur de Savoie, tout aussi catholique que vous, et qui entretient les pasteurs et ministres de notre réligion aux dépens des trop gras révenus des trois baillages de Thonon, Gex et Ternier, où il ne souffre nullement d'être dit une seule méchante petite messe basse: étant au reste si bien obéi d'eux, qu'il n'a nuls de ses sujets desquels il se puisse mieux assurer que de ceux-ci et de ceux de val d'Angrogne, auxquels il donne presque une semblable liberté.
Pure nel 1568 l'avvocato generale della Savoja significò ai pastori protestanti il divieto di combattere o riprendere ne' loro sermoni la religione romana, attestando che l'eresia sarebbe bentosto estirpata (Clapared et Noeff, Hist. du pays de Gex). L'Ordine de' santi Maurizio e Lazzaro fu istituito o riordinato per proteggere la religione cattolica, e Gregorio XIII nel 1575 lo arricchiva de' beni ecclesiastici de' baliaggi occupati dai Protestanti, soggiungendo che «quando gli abitanti di que' paesi venissero alla luce del vero, i loro vescovi stabilirebbero bastanti parrocchie, prendendo all'uopo sui beni ceduti ai cavalieri di san Maurizio e Lazzaro una rendita di cinquanta ducati per cura».
397. Carteggio Mediceo nell'Archivio diplomatico di Firenze.
398. Hamon, Vie de saint-François de Sales, 1854.
A san Francesco di Sales re Carlalberto fece erigere una statua nella basilica vaticana, opera di Adamo Tadolini, che costò lire trentamila. Carlalberto fece istanza presso Gregorio XVI acciocchè riconoscesse il culto che da immemorabile si prestava al beato Umberto, al beato Bonifacio arcivescovo di Cantorbery, alla beata Lodovica, tutti de' conti di Savoja; aggiunti a questi la venerabile Clotilde moglie di re Carlo Emanuele IV, e il beato Amedeo IX e la beata Margherita terziaria domenicana. Se ne fece una relazione dalla sacra Congregazione de' riti, tale che Gregorio XVI esclamò: «Ma questa è una casa di santi».
Nel 1631 fu pubblicata a Ciamberì un'Apologia per la serenissima Casa di Savoja contro le scandalose invettive intitolate Première et seconde savoysienne. Toglie essa a negare che i duchi di Savoja abbiano usurpato terre alla Francia o all'Impero, nè recato gravi offese alla Chiesa, asserendo che «la santa sede e la Chiesa non hanno mai avuto figli più obbedienti dei Reali di Savoja, che i sovrani pontefici in riconoscenza del loro zelo, onorarono dei più grandi elogi».
Della costante devozione di Casa di Savoja, così movea lamento la Revue des Deux Mondes il novembre 1866: Il n'est pas de race royale plus constamment soumise. Sa devotion portée jusqu'aux minuties du cloître, lui donne un physionomie à part, où les traits de l'ascète et du moine se mêlent souvent à ceux du politique et du guerrier... Ils se font volontiers moines, évéques, cardinaux et papes. Rome les canonise; elle ne sait rien refuser à ces saints; et tandis qu'elle ne laisse aucun pouvoir étranger prendre pied sur le sol italien, elle se montre conciliante envers celui-ci, elle en vient avec lui aux accomodements et aux concordats.
399. Una sua memoria al Mansfeld è stampata nell'Archivium unito-protestanticum del 1628, e illustrata da B. Erdmannsdörfer, Herzog C. Emmanuel von Savoyen und die deutsche Kaiserwal von 1619. Lipsia 1862.
400. Capefigue (Hist. de la refor. et de la Ligue, tom. VI, p. 310) reca questa lettera, tolta dalla Biblioteca Imperiale.
401. Vedi la nota 21 del Discorso XXXIX.
Del resto è noto che, quando Enrico III, reduce o profugo dalla Polonia, passò dalla Savoja, gli si chiesero, in ricompensa d'una colezione, le città di Pinerolo e di Savigliano, ed egli la consentì al duca: il quale poco dopo, vedendo Enrico III impigliato nella guerra civile, invase il marchesato di Saluzzo, protestando glielo renderebbe, ma intanto deponendo tutti gli uffiziali di Francia, e facendo battere una medaglia con un centauro che calpesta una corona, e il motto opportune, per indicare che avea saputo cogliere il tempo. Altri luoghi della Provenza occupò dopo ucciso Enrico III, talchè Enrico IV per frenarlo occupò la Savoja, e fe battere una medaglia con un Ercole che prostrava il centauro, e col motto opportunius. Questi fatti sono ricordati nella Première et seconde savoisienne, libercoli pubblicati quando Enrico IV obbligò il duca di Savoja a cedergli il marchesato di Saluzzo. Solo Clemente VIII riuscì a calmare Enrico, che da tutti i politici, e massime dal cardinale d'Ossat, era consigliato a ritenersi la Savoja e tutto il Piemonte, per punire l'infido duca, e serbarsi aperto il passo all'Italia: ed Enrico, più generoso che prudente, restituì ogni cosa a Carlo Emanuele.
402. Muston.
403. Vedi Bayle in Chigi., e qui sopra a pag. 314.
404. Di quel tempo rechiamo le seguenti note, somministrateci da monsignor Bernardi.
«Faccio fede, et attesto io sottoscritto Lorenzo Bernardi, podestà di Bubbiana (Bibiana) hauer il giorno, e festa di san Lorenzo hor scorso, che fu li dieci d'agosto dell'anno hora scorso, proceduto alla visita e recognitione de' cadaueri vccisi dalli ribelli Religionarj, venuti la mattina d'esso giorno nel presente luogo, et hauerne ritrouato il seguente numero tutti del presente luogo. Et primo il nob. M. Matteo Barbero, huomo di conditione, carico di otto figliuoli, d'età d'anni cinquantacinque, Maria Bonauda d'età d'anni ottanta circa, donna pouera et miserabile mendica, Andriano et Anna figliuoli del fu Marcellino Sebraro d'età d'anni, cioè detto Andriano di quattordici, e detta Anna di tredici, lauoratore di campagna, Cattarina et Maria figliuole di Giovanni Domenico Porta, d'età d'anni, cioè detta Cattarina di sedici, et detta Maria di venti, miserabili, e d'honorate qualità, Antonio Buffo servo di Gerolamo Cocho, d'età d'anni quindici circa, miserabile, Catterino e Giouannina giugali de' Borghi, d'età d'anni venti circa caduno, lauoratori di campagna, Gabrielle Alloa, d'età d'anni quaranta circa, carico di due figliuoli piccoli, lauoratore di campagna, Andrea Chiaberto, d'età d'anni venticinque, lauoratore di campagna, Giouanna Bertotta, d'età d'anni settanta circa, mendica, Giacomo Antonio figliuolo di Bartolomeo Barone, d'età d'anni quattordici, lauoratore di campagna, Madalena figliuola di Bernardo Richa e moglie di Giouanni Pietro Sebraro, gravida a punto di partorire, d'età d'anni venti, di campagna, Giouanni Francesco Smoriglio, chierico della Motta, qual faceua sua douzena in questo luogo per la scuola, d'età d'anni quindici circa, d'onorate qualità, Madalena e Lorenzo madre e figliuolo de' Veroni, d'età d'anni, cioè detta Madalena di sessanta, e detto Lorenzo di quindici circa, persone pouere e di trauaglio, che in tutto sono cadaueri diecisette, come dal detto atto di visita, et informationi di recognitione di quelli appare, de' quali mi offerisco farne fede ad ogni richiesta. In fede del che ho fatto la presente, et mi sono manualmente sottoscritto. Bubbiana, li otto genaro dell'anno mille seicento sessantaquattro.
Bernardi, podestà».
«Faccio fede io sottoscritto Lorenzo Bernardi nodaro, et podestà di Bubbiana, siccome alla venuta che hanno fatto li ribelli religionarj della valle di Luserna nel presente luogo, il giorno et festa di san Lorenzo hor scorsa, che fu li dieci d'agosto, sono entrati nelle seguenti chiese e case de' particolari, e quelle saccheggiate come segue: E primo sendo entrati nel conuento e chiesa de' RR. padri Missionarj del presente luogo hanno rotto la porta, esportato la piscide, calice, messo a pezzi l'imagine della Madonna, e tutte le paramente, cioè pianete, mantili et altre, come dalle informationi da noi tolte a pieno risulta. Più nella chiesa de' Disciplinanti del presente luogo, rotto le sedie, esportate le vesti di essi, et le paramente del sacerdote, et altare, come anche il calice e diverse altre cose come da dette informationi appare. Più hanno saccheggiato la casa del signor Pietro Moreno, come dalle informationi transmesse all'eccellentissimo signor marchese di Pianezza si vede. Più la casa del signor capitano Tommaso Barbero, la casa di Andrea Bonino, la casa di madonna Simonda Moresca vedoua, la casa di M. Andrea Buffa, la casa di Bartolomeo Castella, la casa di Francesco Bonino, la casa di Giacomo Antonio Orcello, la casa del signor luogotenente Giovanni Geraudo, la casa di Matteo Borgo, la casa di M. Francesco Falco, la casa di Marcellino Paolo, et la casa di M. Matteo Barbero, hauendo rotte le porte, e condotti via caualli, bestiami bouini, aperto i coffani, et esportate moltissime lingierie, denari et effetti, come parimente resulta dalle suddette informationi, et a noi infrascritto podestà dopo hauerli ributtati dalla mia porta, quali con colpi di massa metteuano a basso, hanno rotto le porte d'una mia cassina poco discosta dal presente luogo, e mi hanno preso vna caualla di prezzo di doppie sei, come ne consta da informatione ricevuta dal detto signor Pietro Morello nodaro et compodestà del presente luogo. In fede mi sono manualmente sottoscritto. Dat. in Bubbiana, li 13 genaro 1664.
Bernardi, podestà».
405. Vedi Bernardi, Ospizio de' Catecumeni in Pinerolo. Pinerolo 1864.
406. Oltre i già citati, notiamo:
Rorengo, Memorie historiche della introdutione delle heresie.
Autentic detail of the Valdenses in Piemont and other countries, with abridged translations of L'histoire des Vaudois par Bresse, and La rentrée glorieuse d'Henri Armand; with the ancient Valdesian catechism; to which is subjoined original letters, written during a residence among the Vaudois of Piemont and Wurtemberg in 1825. Londra.
Gilly, Narrative of an excursion to the mountains of Piemont in the year 1825, and researches among the Vaudois or Waldenses protestants, inhabitants of the Cottien alpes. With maps. Ivi 1820.
Jones, the history of the Christian Church, including the very interesting acount of the Waldenses and Albigenses. 2 vol.
Lowthec's, Brief observations on the present state of the Waldenses. 1825.
Acland, A brief sketch of the history and present situation of the Vaudois. 1826.
Allix, Some remarks upon the ecclesiastical history of the ancient churches of Piedmont.
Peyrun, Notice sur l'état actuel des églises vaudoises. Parigi, 1822, li sostiene coevi del cristianesimo.
A. Muston, Hist. des Vaudois des vallées du Piémont. 1834.
L'Israel des Alpes, ou les martyrs vaudois li fa oriundi da Leone, che nel IV secolo si separò da papa Silvestro, quando questi accettò beni temporali da Costantino.
407. L'Eco delle valli, La Buona novella, Le serate valdesi, ecc. Ne riparliamo nel Discorso LVI.
408. Sul modo come opera la Grazia si conoscono sette principali sistemi; quello de' Tomisti; quello del Molina; quello de' Congruisti; del Tommassino; degli Agostiniani; del padre Berti; dei cardinali De Noris e Tournely, seguìto dal Liguori.
I Tomisti oltre la Grazia sufficiente, che all'uomo dà il poter fare il bene, ammettono la Grazia per sè efficace, la quale dà il farlo effettivamente: e considerano questa necessaria ad ogni opera buona, sia nello stato di natura innocente, sia di corrotta; la predeterminazione fisica ad ogni opera buona essendo indispensabile ad ogni atto della creatura, giacchè Dio è causa prima e primo motore degli atti delle volontà create.
Il padre Molina non ammette Grazia per sè efficace, giacchè questa toglierebbe la libertà dell'uomo; ma vuol che, ogni Grazia attuale provenendo da Dio, sufficientemente conferisca alla nostra volontà la forza d'operare attualmente, coll'arbitrio di valersene o no; valendosene la rende efficace; se no quella rimane inefficace.
I Congruisti ripongono l'efficacia della Grazia nella congruità delle circostanze in cui essa vien data alla persona che deve operare: poste le tali circostanze, Dio prevede che l'attrattiva della sua Grazia farà effetto sull'anima di quella persona, la quale se ne lascerà vincere e farà il bene: se no, non opererà.
Il padre Tommassino pone l'efficacia della Grazia nel concorso di molti ajuti estrinseci e intrinseci, coi quali essa circonda la volontà dell'uomo, in modo di determinarne il consenso moralmente, non fisicamente.
Gli Agostiniani dicono che, nello stato d'innocenza, la Grazia fu versatile, determinandosi dal consenso dell'uomo; ma nello stato di natura decaduta è necessaria la Grazia per sè efficace, acciocchè l'uomo possa far il bene, attesa la debolezza venuta dal peccato originale. L'efficacia della Grazia consiste nella dilettazione assolutamente vincitrice, per la quale non fisicamente, ma moralmente la volontà è determinata.