NOTE:
1. I primi due secoli della letteratura italiana. Milano. Vallardi, 1880, pag. 37.
2. I. La Lumia — Storie siciliane. Palermo 1882 v. I, p. 189.
3. M. Reitani Spatafora — Il Rogiero in Sicilia. Ancona 1698 pag. V.
4. Paradiso XVIII, 31-33.
5. Ringrazio il prof. Agostino Rossi e il prof. Paolo Savi-Lopez, che benevolmente mi sono stati cortesi di consigli e indicazioni.
6. V. App. bibliografica, N. 1.
7. Mon. Germ. hist. del Pertz, IX, 1849, pag. 240.
8. Lib. I vol. 1-2.
9. St. della lett. ital. Firenze, 1878, I. 66.
10. Se pure questi versi, che sono gli ultimi del poema, non sono un’aggiunta posteriore, perchè mancano nel codice più antico.
11. U. Ronca. — Cultura medioevale e poesia latina d’Italia nei secoli XI e XII. Roma, 1892, vol. I pag. 403-409, ove son notate un gran numero d’imitazioni classiche.
12. Ronca — Op. e loc. cit.
13. Pertz — Mon. Germ. hist. IX, 239.
14. Cfr. Orderico Vitale — Historiae Ecclesiasticae, lib. III in Duchesne — Historiae normannorum scriptores, pag. 479: «Rogerius de Alta-villa filius.... Atros Siculosque et alias gentes in Christum non credentes, quae praefatam insulam devastabant, armis invasit....».
15. Questa noncuranza e disprezzo ch’egli professa verso i Siciliani, Pugliesi, Napoletani e le altre popolazioni che abitavano il regno delle due Sicilie, ha fatto argomentare a vari critici, e con gran fondamento, ch’egli non sia pugliese, ma normanno di nascita. Il Tiraboschi (St. della lett. ital. Napoli, 1777, III, 269), il Napoli-Signorelli (Vicende della cultura delle due Sicilie, Napoli, 1784, p. 171), il Willmans (Mon. Germ. hist. IX, 239 sgg., e Archiv der Gesellschaft für ältere deutsche Geschichtskunde X, 87 sgg.), il Rajna (Romania, XXVI, 1897, pag. 35-36) e il Novati (L’influsso del pensiero latino sopra la civiltà italiana del medioevo. Milano, 1899, pag. 193-194) hanno sostenuto secondo la tradizione l’italianità di Guglielmo, mentre i Benedettini di Saint-Maur (Histoire littéraire de la France VIII, 488), l’Amari (Storia dei Musulm. di Sic. III, 22), il Gaspary (Storia della lett. ital. Torino, 1887, I, 24) e il Ronca (Op. cit. I, 372-373) sono stati propensi, sia assolutamente, sia dubitativamente, a crederlo normanno.
16. V. App. bibliografica. N. 2.
17. La Historia Sicula del Malaterra fu fin dai suoi tempi lodata da Orderico Vitale (V. Duchesne, Historiae Normannorum scriptores, p. 483); nel secolo XIV fu volgarizzata da Simone da Lentini perchè era in grammatica scrubulosa et grossa et mali si potia intendere. Questo volgarizzamento pubblicato dal Di Giovanni (Cronache siciliane dei secoli XIII, XIV e XV, Bologna, Romagnoli, 1865,) ometto ciò che si riferisce alle gesta dei Normanni in Puglia.
18. Nell’epistola al vescovo di Catania.
19. M. Fon-Giuliano. — Memorie paesane ossia Troina dai tempi antichi sin oggi, Catania, 1901, pag. 18-19, il quale riproduce il passo del Malaterra e ne dà la traduzione.
20. V. su questi versi una lettera inedita di Niccolò Palmeri, in data Termini, 25 agosto 1836, che si conserva ad Acireale nell’archivio privato Vigo. Lettera 329, vol. III dell’epistolario di Lionardo Vigo.
21. Dei quattro codici che della cronaca del Malaterra sono a noi pervenuti, in tre mancano i versi di cui abbiamo dato notizia; il che potrebbe far congetturare ch’essi siano un tardivo facimento; ma prescindendo dal fatto che essi si rinvengono in uno dei codici pervenutoci (Ventimilliano di Catania), che si trovavano nel manoscritto scomparso da cui il Surita trasse l’edizione principe, e che nel cod. della Nazionale di Palermo manca la parte della cronaca che contiene i versi, la quale però esisteva ai tempi del Caruso, che con tal ms. completò i versi mutili del Surita, non possiamo togliere i versi dalla cronaca del Malaterra, senza rompere la concatenazione logica della narrazione della quale sono parte integrante.
22. V. App. bibliografica, N. 3.
23. Delle notizie istoriche della città di Messina, Messina, 1668, pag. 27.
24. V. App. bibliografica. N. 4.
25. Su S. Brunone vedi. Mons. Domenico Taccone-Gallucci — Monografie di Storia calabra-ecclesiastica. Reggio Calabria, Tip. Morello, 1900. Cfr. Arch. stor. ital. 1902, pag. 111-116.
26. Pubblicato dal Tutini in appendice al Prospectus historiae ordinis carthusiani, Viterbo, 1680.
27. Capasso — Le fonti della storia delle provincie napolitane. Napoli, Margheri, 1902, pag. 89.
28. Noto ancora che alcuni versi latini si trovano in una «Carta in membrana de donariis factis Episcopo electo Trainensi a Comite Rogerio» del 1087 pubblicata da R. Starrabba — I diplomi della cattedrale di Messina, Palermo, 1876, fasc. 1. pag. 1-2, che un inno latino composto da un compagno di S. Brunone in occasione del battesimo di Ruggiero, figlio del conte Ruggiero, probabilmente quello composto dal monaco calabrese Maraldo, cui accennammo in addietro trovasi in un ms. della Bibl. comunale di Ferrara intitolato «Il Patriano Cartusiano overo vita di S. Brunone institutore dell’ordine cartusiano descritta dal R. P. D. N. N. Monaco Professo della Certosa di Ferrara l’anno 1711». Cfr. Indice dei mss. della civica biblioteca di Ferrara del can. G. Antonelli. Parte prima, Ferrara, 1884, pag. 269 e versi latini in onore di Roberto Guiscardo si leggono nell’Anonimi Vaticani Historia Sicula (ediz. del Muratori — Rer. Ital. Script. VIII, 754).
29. V. D’ancona — La leggenda d’Attila, flagellum dei in Italia in Studi di critica e storia letteraria, Bologna 1880 e Poemetti italiani, Bologna, 1889, p. 167 sgg. dello stesso.
30. Cfr. lib. II vv. 811 sgg. con La Tavola ritonda, ediz. Polidori, Bologna, Romagnoli, 1880, pag. 305 e 376-77.
31. Duchesne — Historiae Normannorum scriptores antiqui. pag. 65.
32. Lib. I, cap. X in Duchesne — Op. cit. pag. 220-21.
33. Scripta historica Islandorum, Copenhagen, 1835, vol. VI pag. 119-161 e Snorro Sturneson (scrittore islandese del XII-XIII secolo). Heimskringla or Chronicle of the Kings of Norway, versione inglese di Samuele Laing, London, 1844, t. III, pag. 1-6. V. pure un sunto della saga in Amari — St. dei Musulmani di Sic. II, 383-86.
34. Contributi alla storia dell’epopea e del romanzo medievale in Romania. XXVI, 1897, pag. 35.
35. lib. II cap. XXX.
36. lib. II cap. XXXIII.
37. In Pertz — Mon. Germ. hist. t. VI.
38. De rerum memorandarum l. III, c. 2. De astutia (Recentiores, Innominatus) in Opera omnia, Basilea, 1581, pag. 436. Interpretando il «non multis retro saeculis» per un trecento anni, possiamo arguire che il Petrarca, o meglio, la sua fonte, ponesse il fatto nel secolo XI, nel tempo, cioè, delle guerre arabo-normanne.
39. Speculum historiale, lib. XXVI, cap. 17.
40. Venezia, 1591, pag. 33.
41. Historia siciliana, Venetia, 1604, Parte prima, p. 168.
42. Rerum Hungaricarum, dec. II, l. 2.
43. In Pistorius — Scriptores, ed. dello Struvio, t. III, p. 97.
44. Venetia, 1563, pag. 147-148.
45. Scelta di curiosità letterarie, dispensa CLVIII, Bologna, 1878, pag. 154-5.
46. Aneddoto storico. Il tesoro di Luigi Marzacchi a pag. 118-124 della Lanterna di Messina. Giornale di scienze, lettere ed arti. Messina, Per Antonino D’Amico Arena, 1846.
47. Segn. I, II, 15 f. 79 V. Cfr. Graf — Roma nella memoria e nelle immaginazioni del medio evo, Torino, 1882, vol. I, pag. 168, da cui ho tratto parecchie notizie relative alla leggenda.
48. V. Graf — Roma ecc. pag. 167: «la leggenda in questa forma non apparteneva a Roma, ma fu tratta, come avvenne di altre parecchie, entro l’orbita delle leggende romane, dove si ampliò, si abbellì e si legò coi nomi illustri di Gerberto e di Vergilio».
49. V. Comparetti — Virgilio nel medio evo, 2ª ediz. Firenze, 1896, vol. II. pag. 86-88 e i Testi di leggende Virgiliane pubblicati in appendice allo stesso volume.
50. Graf — La leggenda d’un pontefice in Miti, Leggende e Superstizioni del Medio Evo, vol. II, pag. 24-26.
51. Edizione dell’Oesterley, cap. 107, pag. 438-9.
52. Id. pag. 667.
53. Pietro Berchorio — Reductorium morale, l. XIV, c. 72.
54. In Muratori — Rer. Ital. Script. t. I, parte II, p. 575.
55. V. la novella di Zobeide delle Mille e una notte, ediz. di Loiseleur (Panthéon littéraire) pag. 100.
56. Roma ecc. cit. vol. I pag. 176.
57. Roma nella memoria ecc. cit. pag. 168.
58. Il libro del secreto della creatura del saggio Belinus (che credesi Apollonio Tianeo). V. Steinschneider — Apollonius von Thyana (oder Balinas) bei den Arabern, Zeitschrift der Deutschen Morgenländischen Gesellschaft, vol. XLV (1891), pp. 439-46, rimastomi inaccessibile. Cfr. Graf — La leggenda di un pontefice cit. pag. 45 n. 26.
59. Un esempio l’abbiamo in Giovanni Villani e nel Platina. Il primo (Istorie fiorentine lib. IV, cap. 78) ci narra di seguito due leggende su Roberto Guiscardo; l’una sull’equivocazione del nome Gerusalemme (Per riscontri nell’antichità e nel medio evo v. Graf. — La leggenda di un pontefice cit. pagine 26-27); l’altra su di una strana avventura di Roberto, il quale, smarritosi in una selva, incontra un lebbroso che da lui è aiutato e soccorso fino a condurlo a casa propria e porlo nello stesso suo letto. Il lebbroso era poi Gesù Cristo, che gli appare in visione il dì seguente e dice di esserglisi mostrato in forma di lebbroso per provare la sua pietà. Il Platina nella vita di Leone IX, dopo averci dato la leggenda del ritrovamento del tesoro riferentesi al Guiscardo, ci riporta pure l’apparizione di Cristo, ma attribuita al papa di cui narra la vita.
60. «Insperatis rebus magnifice peractis affinibus cunctis eminebat, multisque divitiis locuples, incessanter fines suos dilatabat». Duchesne — Op. cit. pag. 584.
61. G. Paris — La Sicile dans la littérature française du moyen-âge in Nuove Effemeridi siciliane, serie III, vol. II, 1875, pag. 218 e in Romania, V, 1870, pag. 109. Per notizie bibliografiche su questi poemi rimando al Nyrop — Storia dell’epopea francese nel medioevo, trad. Gorra. Firenze, Carnesecchi, 1886, pag. 413 sgg.
62. G. Paris — Op. cit. p. 111.
63. Histoire littéraire de la France, t. XXII, pag. 534.
64. Storia della lett. ital. traduz. Zingarelli, I, 427. V. pure Gautier — Les Epopées françaises, Paris, Palmé et Welter, I, 215 n.
65. Pubblicato da Francisque Michel per il Roxburghe Club, Edimburgo, 1873.
66. Graf — Appunti per la storia del ciclo brettone in Giorn. st. d. lett. ital. V, 1885, pag. 90-91 e Artù nell’Etna in Miti, leggende e superstizioni del medio evo, II, 304 sgg.
67. Una leggenda prettamente normanna si trova nei poemi francesi di Americo di Narbona. V. Gaston Paris — Op. cit. in Nuove Effem. sic. 1875, pag. 218 «une hardie bravade attribuée par la Chronique de Normandie aux envoyés de Robert Guiscart à Constantinople et qui se retrouve dans les poèmes français d’Aimeri de Narbonne mise au compte des envoyés de colui-ci à Pavie, a réellement une origine scandinave, et faisait partie sans doute de l’épopée normanno-sicilienne oú s’étaient fondus, comme il arrive toujours, des éléments antérieurs».
68. «La fata Morgana est restée populaire dans l’île et a donné son nom au curieux mirage qu’on observe surtout a Messine. Nous avons sans doute ici une vieille legende celtique portée en Sicile pars les Normands». Gaston Paris — La Sicile dans la litt. française cit. pag. 112.
69. Pitré — Le tradizioni cavalleresche popolari in Sicilia pag. 268 in Usi, costumi, credenze e pregiudizi del popolo siciliano, Palermo, 1889. Vol. I.
70. E. Modigliani — Intorno alle origini dell’epopea d’Aspremont in Scritti vari di filologia in onore del prof. Monaci. Roma, 1901, pag. 574. Quali siano e che valore abbiano tali elementi il dott. Modigliani deve aver determinato nella sua dissertazione per laurea presentata alla Facoltà filologica dell’Università romana nel 1897 in cui studiò l’evoluzione italiana dell’epopea d’Aspremont.
71. Tale è l’opinione del prof. Ferdinando Gabotto (Notes sur quelques sources italiennes de l’épopée française au moyen-âge in Revue des langues romanes, X, 248).
72. Malaterra, lib. I. cap. XIX. V. pure Amari — St. dei Musulmani di Sicilia, III, 51-52.
73. c. XXVIII, v. 13-14.
74. V. la 4. ediz. della Divina Commedia riveduta da G. Vandelli, Milano, Hoepli, 1903, pag. 272. Anche il D’Ovidio (Studii sulla Divina Commedia, Palermo, R. Sandron, 1901, pag. 383) crede inopportuna l’interpretazione di coloro che pensano in questo luogo ai Saraceni debellati da Roberto Guiscardo.
75. Par. c. XVIII, vv. 37-48.
76. pag. 381-386. Riporto la parte più essenziale della conclusione a pag. 385. «Adunque Roberto è qui santo per avere strappato la Sicilia ai Saraceni; come vi sarebbe di certo per una ragione consimile anche il Cid Campeador, se della storia spagnuola Dante avesse saputo un po’ più che forse non seppe........ Comunque, quel che importa è che alla sua gloria di flagellatore dei Saraceni dovè il Guiscardo la sua gloria al cielo dantesco, non già a meriti di politica ecclesiastica......». Che Roberto abbia desiderato di conquistare la Sicilia ci mostra un’obbligazione pubblicata dal Baronio — Annali ecclesiastici, 1059, § 70. «Ego Robertus Dei gratia et Sancti Petri Dux Apuliae et Calabriae et utroque subveniente futurus Siciliae......», ma la conquista fu fatta dal fratello Ruggiero. V. Amari — St. dei Musulm. di Sic. III, 54-117.
77. Amari — Op. cit. pag. 117-133.
78. D’Ovidio — Op. cit. pag. 384.
79. «E fece grandi cose per la fede di Christo, e morì andando a Ierusalemm ad una isula che si chiama Ierusalem».
80. Istorie fiorentine, lib. IV, cap. 78.
81. Abbiamo già veduto nella Chronografia di Sigeberto di Gembloux che Roberto nel 1039, secondo la leggenda, trovavasi in Sicilia. Idealizzato poi in un’eroe che combatteva per la fede di Cristo, Roberto compare l’autore principale delle lotte che si agitavano nel Mezzogiorno d’Italia, e a lui, anzichè al conte Ruggiero viene attribuita nel medioevo la conquista della Sicilia. Così Guglielmo Gemmeticense, lib. VII, cap. XXX (in Duchesne — Op. cit. pag. 285) dice: «Robertus autem fratres suos..... virtute et sensu, ac sublimitate transcendit. Nam totam Apuliam, Calabriam, ac Siciliam sibi subiugavit», e Orderico Vitale, lib. V, cap. XLV (in Duchesne, pag. 567): «Rodbertus cognomento Guiscardus.... fines ditionis suae in Siciliam usque et Calabriam Bulguriamque dilatavit». Del conte Ruggiero, vero autore della conquista, non si fa una parola.
82. Troppo spinto mi sembra ad ogni modo Gaston Paris (Op. cit. in Nuove Eff. sic. 1875, pag. 218) che afferma quasi a priori l’esistenza di un’epopea normanno-siciliana «toute faite» sulle gesta meravigliose dei Normanni in Italia e Sicilia.
83. Studi sulla letteratura contemporanea. — Prima serie — Milano, G. Brigola, 1880, pag. 129 e segg.
84. Guglielmo Pugliese, lib. III, vv. 1479-80.
85. Le cronache italiane nel Medioevo. — Milano, Hoepli, 1884, pag. 166. — La 2. ediz. mi è stata inaccessibile.
86. Così nel Palermo liberato del Balli, il principale eroe del poema è Boemondo, uno dei principi normanni che prese parte alla prima crociata: nell’ultimo canto della Sicilia liberata del Vitali il papa stimola Ruggiero alla conquista di Terrasanta. Nel Ruggiero di L. Vigo havvi un guerriero, Rollone Grifeo, che ritorna dalla Palestina e nel c. II st. 12-13 sono raggruppati e collegati mirabilmente il ciclo carolingio, la prima crociata e la venuta dei Normanni in Sicilia, poichè è dalla Francia che partirono i guerrieri che sconfissero Agramante, che conquistarono il Santo Sepolcro e che tolsero la Sicilia al giogo musulmano. Nella novella Il Conte Ruggiero (V. App. bibliogr. N. 21) Ruggiero va in Palestina e corre molte avventure con Goffredo Buglione.
87. V. App. bibliografica N. 5. Per notizie biografiche vedi Mazzucchelli — Scritt. d’Italia v. II, parte I, pag. 188 e Mongitore — Bibl. sicula, II, 254-55. Il Palermo restaurato ms. della Bibl. Com. di Palermo, segn. Qq. E, 58 nel lib. II dice del Balli: «Fu costui molto bravo nella sua gioventù, e nello abbattersi con suoi nemici havea un rovescio così terribile, ch’era irreparabile, et una volta tagliò con un rovescio una gamba, onde per tal cosa ancor è restato il motto dei rovesci di Masi del Ballo». Una poesia inedita in vernacolo trovasi a c. 97-98 del Parnaso siciliano t. I, ms. della Com. di Palermo, segn. 2. Qq. D. 74.
88. Il poema era già compiuto nel settembre 1610, perchè in quest’anno l’autore ne mandò il ms. al Granduca di Toscana che lo fece esaminare da Ottavio Rinuccini, Iacopo Soldani e Francesco Venturi. Nel Palermo trionfante di V. di Giovanni (Palermo, 1599), c. XII st. 65 è citato il Balli che vuol partorire Heroico Poema. Adunque fin dal 1599 il Balli lavorava attorno al suo poema. Un sunto di questo fu già dato dal Di Giovanni — Della poesia epica in Sic. nei sec. XVI e XVII pag. 280-91 in Filol. e letter. sicil., Palermo, 1879, t. III.
89. Nel sec. XVII molti poemi presero a soggetto le gesta di Boemondo. V. Belloni — Gli epigoni della Ger. lib. cit. pag. 77.
90. Il nome è preso dal Fazello ed è il Belcamuer del Malaterra che è una delle tante lezioni del Kaid Ali-ibn-Ni’ma, soprannominato Ibn-Hawâsci, capo dei Musulmani di Sicilia nel 1061. V. Amari — St. dei Musulm. di Sic. III, 66, n. 6.
91. Può essere identificato col famoso Gioacchino da Celico di Calabria di spirito profetico dotato (Dante — Par. XII, 139-141). Avremmo in tal caso un anacronismo, perchè Gioacchino nacque nel 1130 e morì nel 1202 (V. Tocco — L’eresia nel medioevo pag. 261 sgg.) mentre la conquista di Palermo avvenne nel luglio 1071 (Malaterra e Fazello), o più probabilmente nel gennaio 1072 (Muratori e Amari).
92. Vedono prima una ruvida porta che porta un’iscrizione che ricorda il c. III dell’Inf., poi Cerbero, i lussuriosi, gli avari, gli eretici, la città di Dito, nobili castelli e da ultimo un gran mare ove sopra un drago con sette teste sedeva splendida e adorna bella donna e impudica (cfr. c. XXI, st. 170-171 con la puttana sciolta del Purg. XXXII, 132 sgg.).
93. Il fatto si deve riferire all’impresa dei Pisani contro Palermo del 20 settembre 1063, con evidente anacronismo. V. Chronica varia pisana in Rer. Ital. Script. VI, 167 e Amari, III. 103. La fonte è però Malaterra, lib. II, cap. XXXIV.
94. Cfr. c. XI st. 60 sgg. con. Ger. lib. c. XVI st. 1 sgg.; c. XI st. 76-77 con Ger. lib. c. IV st. 30-31.
95. c. XXII st. 18-19. V. Belloni — Il seicento, pag. 147-149.
96. Cfr. c. VI st. 33 sgg. con Ger. lib. c. VI st. 39 sgg.
97. Cfr. c. VI st. 116 sgg. con Orl. Fur. c. XVIII st. 151 sgg. L’episodio di Emirene e Dorichino che occupa i canti V, VII, VIII è in parte imitato dall’episodio di Cloridano e Medoro (Orl. Fur. c. XVIII, st. 172 sgg.), in parte da Fiordiligi e Brandimarte (Orl. Fur. c. XLIII, st. 183 sgg.). L’assalto finale a Palermo è imitato dalla presa di Troia narrata nel lib. II dell’Eneide.
98. Scarsissime notizie biografiche in Mongitore — Bibl. sicula — II, 299. Da un ms. della Bibl. com. di Palermo Giuseppe Calvino pubblicò una traduzione dell’Opusculum de rebus drepanitanis (Trapani, 1876). Il ms. del poema deve essere andato perduto. Nella Fardelliana di Trapani non c’è; il can. F. Mondello, bibliotecario di questa, crede che sia a Palermo, perchè quivi il P. morì e rimasero le sue carte, ma nelle pubbliche biblioteche non trovasi, chè diligentemente ne ho fatto ricerca.
99. Notizie biografiche in Vito Amico — Catanae illustratae. Pars quarta. Catanae, 1746, pag. 247-48. Da mandati di pagamento dell’Archivio comunale di Catania negli Atti diversi (Atti del senato) vol. 179 (1646-47) c. 226, 234, 260, 277 ecc. e vol. 180 (1647-48) c. 146 si rileva che fu segretario del senato di Catania. Da una provvisione viceregia data in Palermo, 4 luglio 1648 (Atti del senato, vol. 180, c. 92) risulta che fu fiscale dell’Università degli studi. V. Appendice bibliogr. N. 7.
100. V. App. bibl. N. 8 e Ferrara — Storia gener. di Sicilia. Palermo, 1833, VI, 291. Nell’Albira, tragedia del Morabito (Catania, 1684) dall’avviso dello stampatore risulta che il Roggiero Trionfante era di venti canti.
101. Bibl. sic. II, 230.
102. Cfr. Ger. lib. c. I, st. 54.
103. Catania, per Bonaventura la Rocca. 1669. In-8; pp. (XXII) — 224.
104. V. App. bibl. N. 9. Per notizie della sua vita v. Mongitore — II, 150. Un sunto del poema è dato dal Di Giovanni — Della poesia epica in Sicilia cit. pag. 291-302.
105. Cfr. lib. I, st. 54-95 con Aen. VII, 020-817; III, 6-38 con Aen. VI, 255 sgg.; VI, 98-107 con Aen. V, 719-745; VIII, 68-100 con Aen. IV. 182-249; XII, 7-15, 20-26, 27-32, 35-62 con Aen. VI. 187-211, 305-336, 384-416, 637-751; XV, 93-110, 112-149 con Aen. VIII, 102-183, 466-607; XVI, 38-54, 55-72. 77-109 con Aen. X. 308-404, 441-520, 755-908; XVII, 1-22 con Aen. XI, 1-98; XIX, 1-3, 6-12, 66-107 con Aen. XII, 1-9, 81-108, 176-382. Le ultime stanze del c. XX sono pure tradotte da Aen. XII, 938 sgg.
106. Cfr. Euripide — Fenicie, vv. 1095 sgg.
107. Metamorfosi, lib. III, vv. 418 sgg.
108. Id, lib. IV, vv. 55 sgg.
109. Vedi l’Argonauticon di Apollonio Rodio: la Medea di Euripide: Ovidio — Metam. VII. 9 sgg.; Euripide — Fenicie, vv. 657 sgg.
110. Cfr. lib. IX, st. 26-47 e lib. XIII con Odissea lib. IX.
111. Mongitore — Bibl. sicula 1. c.
112. V. Crescimbeni — Le vite degli Arcadi illustri, Roma, 1708. Parte I, pag. 157.
113. I cod. 376 e 377 della Palatina di Firenze, che contengono la traduzione lucreziana del Marchetti, tra le varie scritture che precedono il testo hanno una «Stanza tratta dal Poema il Roggero del sig... Spatafora», che è la 117 del libro X, la quale precisamente parla dal Marchetti e della sua traduzione. Cfr. Indici e cataloghi. IV. I codici Palatini ecc. Roma, 1888, vol. 1, pag. 570-71.
114. Non parlo, perchè probabilmente scomparso, del Vigintimilliades, poema in natalitiis Ioannis III marchionis Hieracis di Pietro Carrera di Militello, che doveva avere molti accenni alla conquista normanna se pure non trattava interamente di essa, essendo composto in lode della famiglia Geraci, che, come abbiamo visto nel poema del Morabito, vantava Serlone per capostipite. L’originale, secondo il Natale (Sulla storia de’ letterati ed altri uomini insigni di Militello, Napoli, 1837, pag. 38) conservavasi presso Agostino Donato dei Chierici minori regolari di Messina, e un altro esemplare trovavasi presso i marchesi Geraci, ma niuno dei due potè il Natale rinvenire.
115. Per notizie biografiche vedi le Notizie relative alla vita dell’autore a pag. 221-227 del vol. I della Sicilia liberata (per cui cfr. append. bibliog. N. 10) e Andrea Candiloro — Elogio dell’abate G. F. Vitale e Salvo celebre letterato siciliano ecc. Palermo. Per le stampe di Giordano, 1816. Diverse poesie sono edite nella Raccolta delle Rime degli Accademici Industriosi di Ganci — Palermo, 1796. Il cod. 2 Qq. D. 132 della Bibl. Com. di Palermo contiene molte produzioni poetiche del Vitale e tra l’altro un poema in vernacolo sulle disgrazie della sua famiglia interrotto al quinto canto, un dramma la Iavene Regina del Messico, il Tempio all’Enguina ecc. Lasciò inedito, forse perduto, un dramma intitolato Il Ruggero in Sicilia. Il Narbone (Bibliog. sicula sistem. IV, 166) dice che il Dott. Vincenzo Navarro da Ribera lasciò inedita una versione italiana della Sicilia liberata.
116. Prospetto della Storia letteraria di Sicilia nel sec. XVIII dell’ab. Domenico Scinà, III. 452.
117. La morte di Ugone di Circea è esemplata secondo il Malaterra — lib. III. cap. X.
118. Cfr. Reitani — Il Rogiero in Sicilia, lib. IV. st. 5-12.
119. V. c. XIV, st. 21-41; c. XVI, st. 80. Cfr. Rogiero in Sicilia, lib. IX, st. 27-47 e lib. XIII.
120. c. II, st. 73-83.
121. c. XXIX, st. 82-93.
122. c. I, st. 90-117.
123. c. XVI. st. 97. Cfr. con Aen. III, 571 sgg.: Balli — c. XXI, st. 1; Reitani — lib. II st. 40-41.
124. Op. e l. cit.
125. Tanto per dare un’idea dell’abbozzo inedito riporto il piano dei canti 3, 4, 6.
Canto 3. — Capo di Saracini scacciato da Palermo viene in per [sic] liberare gl’assediati di Solunto, s’accampano vicino i Normani — scaramuccie — Valoroso dell’esercito saracino entra furtivamente in Solunto, e racconta la presa di Palermo e che Meliato nelle sacoccie del Gigante entrato sollevò i Cristiani prigionieri.
Canto 4. — Melinto nel paviglione del Re racconta la burla fatta ad un Saracino quando entrò furtivamente in Palermo, i suoi amori con una Saracina. Qualche scaramuccia. Sagrifizio di Saracini. Risposta dell’Oraculo.
Soluntu allura cadirà scuntenti
Quannu li sacchi volanu pri l’aria
E di li stiddi chiovinu li genti.
Canto 6. — Succursu vinutu a li cristiani di li cavaleri Avventureri e loru avventuri — si finu (fincinu?) foddi pri vastuniari a Ruggieru ed all’autri. Melintu si parti di lu campu — avventuri. So amicu parti pri circarlu in tuttu lu campu.
Su Giovanni Meli vedi G. Pipitone Federico — Giovanni Meli. La vita. Le opere. Studio. Palermo, Sandron. 1838, che è l’ultimo lavoro d’importanza.
126. Cfr. A. Maurici L’indipendenza siciliana e la poesia patriottica dell’isola dal 1820 al 1848. Palermo. Reber. 1898. V. specialmente a pag. 73 e segg.
127. Per la vita e le opere dell’autore v. G. Grassi-Bertazzi — Lionardo Vigo e i suoi tempi. Catania, N. Giannotta, 1897 e specialmente per il Ruggiero il capitolo «Storia di due poemi» a pag. 316 e sgg.; per le fonti e correzioni del Vigo al Ruggiero v. R. Russo — Note critiche al Ruggiero di L. Vigo. Acireale, Tip. dell’Etna, 1899. V. pure il farraginoso lavoro di Michele Calì — La Sicilia nei canti di L. Vigo. Acireale, tip. Donzuso. 1881-85.
128. Il poema consta di 20 canti, con 20 componimenti lirici, più uno preliminare intitolato «alla Sicilia».
129. G. Grassi-Bertazzi — Vita intima. Lettere inedite di L. Vigo e di alcuni illustri suoi contemporanei. Catania, Giannotta, 1896, pag. 49.
130. Aveva già pubblicato il primo canto nel Giornale di scienze, lettere e arti di Palermo, 1834. Cf. App. bibliogr. n. 17. Il Narbone — Bibliogr. sicola. Palermo. 1855, vol. IV, pag. 124 cita quest’edizione «Il Ruggiero o sia la Fondazione della Monarchia siciliana. Palermo, 1830. In-8» e soggiunge «sono i primi VI canti dati per saggio di più lungo poema». Ma tale edizione deve essere esistita soltanto nella testa del buon padre gesuita, poichè il Vigo nel 1835 scriveva a Nicolò Palmeri, parlando del Ruggiero «ho verseggiato i primi due canti e in maggio darò il terzo». Grassi-Bertazzi — Vita intima cit. pag. 35. Sul primo canto pubblicato nel 1834 v. Lettera del cav. Salvatore Scuderi sulla prima stanza del Ruggiero. Catania. Per Pappalardo (Estr. dal Giornale del Gabinetto Lett. dell’Accad. Gioenia, 1834). In-8; pp. 14 e Lettera di Rafaele Alessi a L. Vigo sul di lui tentativo epico ecc. Catania. Dai fratelli Sciuto, 1835. In-8; pp. 15. Sono sconosciuti al Grassi-Bertazzi e al Russo.
131. Nel I. canto edito nel 1834 S. Giorgio appariva, secondo la tradizione, nella battaglia di Cerami. Nell’ediz. completa del 1865 l’apparizione avviene invece a Misilmeri ed è descritta coi medesimi versi. Cfr. st. 9 con c. XVII, st. 17; st. 10 con c. XVII. st. 57.
132. Tra le azioni accessorie del poema sono notevoli l’episodio di Odone e Sofia (cfr. c. II. st. 49 sgg. con Ger. lib. c. XII. st. 67 sgg., Reitani — lib. VII, st. 23 sgg., Vitali — c. XII, st. 78) di Arsete e Angelmaro, di Valdella e Rollone. Tra i personaggi del poema è Goffredo Malaterra che narra a Ruggiero e Roberto il fatto compassionevole di Adone e Caldora (cfr. per questo episodio c. III, st. 92 sgg. con Vitali — c. IX, st. 57 e Malaterra — lib. II, cap. XI).
133. L’Angiolo perduto chiama a raccolta i suoi sudditi
Mugghiando come fa mar per tempesta
Se da contrari venti è combattuto (c. IX, st. 1),
versi presi di peso a Dante (Inf. c. V, vv. 29-30). Cfr. pure Ruggiero — c. XIX, st. 50. Tra i demoni è un Asterotte, che ricorre pure nel Vitali e nel Morgante Maggiore del Pulci.
134. La descrizione della peste (v. Russo-Op. cit. pag. 20 e sgg.) è tratta dal Reitani — c. XIV, st. 43 sgg. dal Tucidide, lib. II e dal Lucrezio — lib. VI, vv. 1176-1220.
135. Il Tradimento attira Ugone di Girgea in agguati e lo fa uccidere da Benametto. L’episodio (c. IX. st. 57-65) è preso dal Vitali (c. I, st. 37-48).
136. Del Paradiso abbiamo una descrizione (c. XI. st. 7-21) in cui si riscontra qualche imitazione dantesca. Cfr. c. XI, st. 16-17 con Par. c. XV. vv. 19 sgg.
137. Cfr. Malaterra — lib. II, cap. XLVI; Balli — c. XVIII, st. 74 sgg.; Vitali — c. XXV, st. 41 sgg. Il P. immagina, seguendo il Malaterra, che i saraceni si cibino delle carni ancor palpitanti di Serlone. Tale pregiudizio degli antichi cronisti fu rimproverato al Vigo da molti dei suoi amici, ad es. dal Palmeri (v. Grassi-Bertazzi — Vita intima cit. pag. 59).
138. In essa Ruggiero ha la vita salvata da Evisando (c. XIV, st. 71). Piuttosto che il Vitali (c. VIII, st. 76 sgg.)come crede il Russo, (Op. cit. pag. 50) la fonte è Malaterra (lib. III, cap. XVI). Cfr. pure Castiglia — Lo scudo di Ruggiero, st. 30.
139. La fonte è in Malaterra, lib. II, cap. XXXIII.
140. Studi sulla letteratura contemporanea cit. pag. 119.
141. V. prefazione al Ruggiero.
142. Grassi-Bertazzi — Lionardo Vigo e i suoi tempi cit. p. 323.
143. Id. id.
144. Cfr. c. VII, st. 58; c. XIII, st. 32; c. XVI, st. 22.
145. Bibliogr. sicola, vol. IV, pag. 124.
146. Inutili sono state le mie ricerche per trovarlo nella Lucchesiana di Girgenti e nelle maggiori biblioteche siciliane.
147. Anche inutili sono state le mie ricerche a Scicli per rintracciare il ms. del poema.
148. Ringrazio la famiglia Vigo dei marchesi di Gallidoro, che benevolmente mi ha concesso di fare ricerche tra le carte di Lionardo Vigo.
149. «Quanto duolmi.... non poter venire ad abbracciarvi in Palermo e ad ammirare, non a giudicare, il vostro Roggiero.... anco dopo aver jeri udito in Sambuca un canto del poema sullo stesso argomento col consueto titolo però di Sicilia liberata, compiuto in dodici lunghi canti dal Notaro D. Antonino Manciaracina. Voi ben sapete che anch’io pensava di metter falce in tal messe, e pria che voi m’aveste scritto del vostro, io ne avev’anco esternato il divisamento nel Carme funebre per la Baronessa Lancia, ove parlando di Vitali dissi
Pur ei ci aperse un campo, una palestra
Ove, con lui pugnando, allori e palme,
Coglier si ponno quant’io già ne penso».
Sciacca. 22 Maggio 1832. (vol. II f. 58 dell’Epistolario del Vigo).
150. «Il Manciaracina è gelosissimo del suo lavoro. Gli ho fatto leggere i due periodi delle vostre lettere che lo riguardano: ho istanziato anch’io a viva voce per aver qualche canto del suo poema, onde mandarvelo, promettendogliene in cambio alcuno del vostro... A stento mi ha fatto udire il nono canto, in cui papa Bonifacio viene da Roma nel campo cristiano, che assedia Siracusa, a liberar Giordano, figlio di Ruggiero, in ira al padre; celebra quindi messa solenne; predice poscia in un profetico sermone la lunga serie de’ re che dovea a Ruggero succedere: vanno tutti a mensa, ove un certo vate Lanfranco canta sulla sua Lira un inno, tempestato di Fisica generale, e si chiude quel canto con l’apparecchio dell’armi e delle macchine, ond’espugnar Siracusa». Sciacca, 5 Marzo 1833 (Id. vol. II f. 97). V. pure Grassi-Bertazzi — Lionardo Vigo cit. pag. 322.
151. «Mi ero messo a ripulire il Poema “La Sicilia liberata„ del Manciaracina e ne ho rabberciato quattro canti, ma non si sono potuti spicciare tutti dodici, perchè manca chi scrive». Sambuca, 13 settembre 1855 (Id. vol. IX f. 184).
152. Nel Discorso sull’Epopea nazionale tenuto in Palermo il 27 Sett. 1835 (inedito). Note in fine. V. Russo — Op. cit. pag. 9.
153. Epistolario del Vigo, vol. IX, f. 190.
154. V. App. bibliografica, n. 12 e 13. Per altre opere cfr. Mira — Dizionario bibliografico, I, 199.
155. A. Maurici — Op. cit. pag. 93-98.
156. Prose e poesie scelte. Città di Castello, S. Lapi, 1886, pag. 82-94. Come elemento episodico la venuta dei Normanni in Sicilia è accennata nella Gerusalemme conquistata del Tasso (c. I, st. 66), nel Palermo Trionfante (Palermo, 1600, lib. XI, st. 38-39) di Vincenzo di Giovanni, nel Tancredi (Lecce, 1868, c. XI, st. 13-16) di Ascanio Grandi, nel c. V di un poema storico-bernesco in vernacolo di Salvatore Valenti — Chiaramonte (Li Glorii siculi, Girgenti, 1889) e in tanti altri poemi e drammi che è inutile ricordare.
157. V. App. bibliografica, n. 18.
158. Nicodemo episcopus panormitanus del dramma è evidentemente l’«Archiepiscopus... dejectus in paupere Ecclesia S. Cyriaci... timidus natione Graecus» del Malaterra (lib. II, cap. XLV); e le strane visioni di Belcamero sono da porsi a riscontro con le allucinazioni di Camuto nel Malaterra, lib. IV, cap. VI. Cfr. pure Vigo — c. VI, st. 62 sgg.; Vitali — c. XXVIII, st. 16 sgg. Nell’atto I è una personificazione della Sicilia che lamenta le sciagure passate, la quale ricorre pure nella Spada di Ruggiero di G. B. Castiglia e nel Ruggiero del Vigo (c. III, st. 74-83).
159. V. App. bibliografica, n. 23.
160. V. App. bibliografica, n. 23.
161. V. App. bibliografica, n. 24.
162. V. App. bibliografica, n. 21.
163. Non mi è stato possibile rintracciare l’originale francese, come pure il nome dell’autore che non è indicato nella traduzione italiana.
164. In Duchesne — Historiae normannorum scriptores, p. 484.
165. V. App. bibliografica, n. 25.
166. Abbiamo puro descrizioni del Purgatorio in Balli (c. XXII. st. 177-80) e del Paradiso in Balli (c. XIX, st. 72-88), in Reitani (lib. XI e XII) e in Vigo (c. XI, st. 7-21).
167. Che l’Etna fosse spiraglio infernale, era credenza comune nel medioevo.
168. Aen. lib. III, vv. 570-587.
169. Nel Vitali un eroe palleggia l’asta di Ulisse (c. XVI, st. 80). V. pure Vigo (c. XV, st. 33).
170. V. qui addietro la nota 2 a pag. 35. Ma nel Reitani il nome probabilmente sarà passato per via letteraria.
171. Rugg., c. III. st. 88-96.
172. Sicil. lib., c. IX, st. 51-62.
173. lib. II, cap. XI.
174. lib. III, cap. XVI.
175. Sicilia liberata, c. X, st. 76 sgg.
176. Ruggiero, c. XIV, st. 71-72.
177. Sicilia liberata, c. XXV, st. 15 sgg.; Ruggiero, c. XVII. st. 61.
178. Rogiero in Sicilia, lib. IV, st. 5-9.
179. lib. I, vv. 138 sgg.
180. V. le varie edizioni in Mira — Dizion. bibliografico, I, 345-6.
181. V. la prefazione all’ediz. del Muratori — Rer. Ital. Script. t. V.
182. G. Pitrè — Feste patronali in Sicilia. Palermo, 1900 (vol. XXI della Biblioteca delle tradizioni popolari siciliane), pag. XXIV.
183. Malaterra — lib. II, cap. XXXIII; Simone da Lentini (compendiatore del Malaterra) — La conquesta di Sicilia per manu di lu conti Rugeri in Cronache Siciliane dei secoli XIII, XIV e XV, pubblicate a cura del prof. V. Di Giovanni. Bologna, Romagnoli, 1865, pag 36; Anonymi Vaticani — Historia Sicula in Rer. Ital. Script. VIII, 762.
184. «Apparuit quidam eques splondidus in armis, equo albo insidens, album vexillum in summitate hastilis alligatum ferens, et desuper splendidam crucem, et quasi a nostra acie progrediens, ut nostros ad certamen promptiores redderet, fortissimo impetu hostes ut densiores erant, irrumpens. Quo visu nostri hilariores effecti Deum sanctumque Georgium ingeminando, et prae gaudio tantae visionis compuncti, lachrymas fundendo ipsum praecedentem promptissime sunt secuti». Malaterra, l. c.
185. Annali d’Italia, an. 1063.
186. Storia di Sicilia, v. XII, p. 186.
187. St. dei Musulm. di Sic., v. III, p. 99-100.
188. Somma della Storia di Sicilia, p. 131.
189. Una leggenda consimile trovasi nella saga di Aroldo il Severo. Aroldo vince con l’aiuto di Sant’Olaf che appare sopra un cavallo bianco e per voto fabbrica una chiesa a Costantinopoli. V. Amari — St. dei Mus. di Sic. I, 420. Un Sant’Ignazio che appare in aria sopra un cavallo bianco a Musulice, stratego di Sicilia nelle guerre arabo-bizantine leggesi in Nicetae Paphlagonii — Vita Sancti Ignatii in Labbe — Sacrosanta Concilia, t. VIII, p. 1247.
190. Riguardo la fortuna letteraria di quest’episodio troviamo anzitutto che nell’apocrifo Iubilatus Chorearum (V. App. bibl. n. 3) il nome del santo è posto accanto a quello della Madonna e di Ruggiero: «Lucem tricuspis a triplici hasta recognovit, Mariae, Georgij et Rogerij». Nel poema del Balli S. Giorgio è deputato da Dio a difesa dei principi normanni, fuga i demoni e compare in sogno a Ruggiero affinchè invii Roberto Guiscardo al papa per chiedere aiuti (c. III, st. 6-20); difende Boemondo dai colpi dei saraceni uno scudo di tempra immortale (c. VI, st. 6-20), scaccia i demoni e le sirene che volevano impedire il viaggio di Roberto a Roma (c. IX, st. 26-37). fuga Belcane (c. XVIII. st. 113) e compare in visione a Ruggiero nell’assalto definitivo di Palermo (c. XXIX, st. 1-6). Compare poi in forma di genio alato alla battaglia di Cerami nella Sicilia liberata del Vitali (c. XXII, st. 11) e nel Guarneri (V. App. bibl. n. 20), e a quella di Misilmeri nel poema del Vigo (c. XVII, st. 57). Il «Giorgio poema sacro et heroico del signor Matteo Donia Palermitano (In Palermo. Per Gio. Battista Maringo, MDC. In-4; pagg. (VIII)-59-(VIII))» svolge le solite avventure romanzesche del santo e non ha relazione con la leggenda normanna. Cfr. U. A. Amico — Matteo Donia in Nuove Effem. sicil. IX, 1880, p. 246 e Belloni — Gli epigoni della Ger. lib. cit. pag. 146.
191. Da relazioni di persone native di Cerami. Le notizie della leggenda, a mia conoscenza, sono inedite.
192. Pitrè — Feste patronali in Sicilia cit. pag. 309.
193. Dell’origine ed antichità di Cefalù città piacentissima di Sicilia. Notizie historiche. In Palermo. Per i Cirilli, 1636, p. 46-47.
194. L’Auria dice (Op. e loc. cit.) che ha ritrovato questa narrazione «in un libro di tutti i Privileggi della Chiesa Cefalutana concessoli da i Re e Imperatori fatti racorre in un volume d’ordine di Thomaso da Butera, Vescovo di Cefalù nell’an. 1329 compilato e scritto da Guglielmo da Mistretta, Maestro notaro della Corte Vescovale di Cefalù, nel qual volume nel principio vi è tutto il successo in lingua latina della venuta del Roggiero in Cefalù e la fondazione della Chiesa Vescovale». Questo ms. si può identificare con il Rollus rubeus del 1329 (che esisteva già nell’archivio del Duomo di Cefalù ed ora si trova nell’Archivio di stato di Palermo), ove si legge appunto la notizia della tempesta e del voto di Re Ruggiero nell’agosto del 1129. La narrazione fu però con forti argomenti dichiarata leggendaria da I. Carini — Brano di un codice cefalutano inedito del secolo XIV per la prima volta pubblicato. Palermo, 1871, pag. 19. V. pure G. Di Marzo — Delle belle arti in Sicilia. Palermo, 1838. vol. I, lib. II pag. 153 sgg.
195. Feste patronali in Sicilia cit. pag. 320 sgg.
196. Questa festa caratteristica è stata descritta da parecchi. V. Amabile Guastella — Canti popolari del Circondario di Modica. Modica, Sutri e Segagno, 1876, pag. CIV sgg.; Valentino De-Caro — Donnalucata per uno da Scicli — Bozzetto dal vero. Modica, 1878, pag. 10-20; Eduardo Morana — La festa delle milizie in Scicli in Nuove Effem. sicil. serie III, vol. X, 1880, pag. 270-281; G. Pitrè — Spettacoli e feste popolari siciliane. Palermo, 1881, pag. 35-62; Antonio Restori — Costumi siciliani. La Vergine delle Milizie di Scicli. Nella Farfalla, an. X, n. 23. Milano, 6 giugno 1886, pag. 180-182; Arturo Mormina — La Madonna delle Milizie (Leggenda siciliana) in Rivista delle tradizioni popolari italiane. Anno I. Roma, Forzani, 1893, pag. 40-43; A. D’Ancona — Origini del teatro italiano. Torino, Loescher, 1896, vol. II, pag. 200-201; Pitrè — Feste patronali cit. pag. 333-340.
197. Nella leggenda narrata dal Pirro (Sicilia sacra, I, 687) non si fa però alcuna menzione di Ruggiero e sembra che il fatto sia avvenuto in un periodo anteriore alla conquista normanna.
198. La festa della Madonna in Canicattì, provincia di Girgenti in Archivio delle tradizioni popolari. Palermo. 1889, vol. VIII, pag. 368.
199. V. pure Pirro — Sicilia sacra, I, 761.
200. Isagoge ad historiam sacram siculam. Panormi. MDCCVII pag. 230-231 e Vitae sanctorum siculorum. Panormi, 1657, II, 286. A pag. 131 di quest’ultima opera è registrato un miracolo compiuto dal beato Cremete in presenza del conte Ruggiero.
201. St. dei Musulmani di Sic. cit. pag. 128.
202. Della leggenda intorno alla Porta della Vittoria in Palermo l’Amari dice che abbiamo pure testimonianze della fine del secolo XV. Per notizie più diffuse v. Caietani. Opusculum ubi origines illustrium aedium ss. Deiparae Mariae in Sicilia ad promovendum illius cultum et pietatem explicantur. Panormi, apud Petrum de Isola, 1663.
203. Dell’uso di condurre in Messina a 15 agosto un camelo e d’una medaglia del Conte Rogiero, lettera contenuta nel cod. Qq. F. 22 della Bibl. com. di Palermo. In quest’occasione dicono gli storici del seicento che fosse battuta una medaglia con la Madonna sul dritto, e sul rovescio il conte Ruggiero sopra un cammello.
204. Feste patronali cit. pag. XXIV. Per notizie più diffuse v. Le feste di S. Rosalia in Palermo e della Assunta in Messina descritte dai viaggiatori italiani e stranieri per Maria Pitrè. Palermo, 1900, Parte II: n. XII.
205. Pitré — Op. e loc. cit. V. pure. G. Buonfiglio e Costanzo — Messina città nobilissima. Venezia, 1606, pag. 76.
206. Pitré — Op. cit. pag. 123.
207. Pirro — Sicilia sacra, p. 887.
208. V. Archivio storico siciliano, 1901, 475.
209. Pardi — Un comune della Sicilia e le sue relazioni con i dominatori dell’isola sino al sec. XVIII in Arch. st. sicil. 1901, pag. 34-35.
210. «L’Abate Pirro dice che Ruggiero nel anno 1061 assediò Troyna, e per la fortezza del Castello non la poteva prendere e compigiando con l’esercito vicino al monte detto Ambula li comparse Sant’Elia con spada fiammeggiante alli mani in atto di scacciari li Saracini della fortissima Città di Troina e seguitando con l’assedio con l’agiuto del S. Profeta animati li Cristiani in breve tempo lo espugnorno; e per dovuto ringratiamento al S. Profeta nel medesimo luogo dove fu l’apparitione fece fabricare un tempo con il Titulo di Sant’Elia...». Storia dei conventi capuccini di Messina di F. Antonino di Troina, ms. del sec. XVIII, f. 21-22. Trovasi presso i PP. Cappuccini di Troina. Debbo questa notizia al prof. Orazio Nerone Longo.
211. Francesco Bonanno — Memorie storiche della città di Troina. In Catania, 1789, pag. 34.
212. Un messo celeste splendidissimo che poi fu identificato con S. Iacopo apparve pure ai cristiani di Palermo durante l’assedio del 1072: vedi V. Di Giovanni — Palermo restaurato, lib. III, pag. 19 pubblicato nella Biblioteca storica e letteraria di Sicilia di G. Di Marzo. Palermo, 1872, vol. XIX.
213. Ciò ricorda il Vigo in una bella ottava del Ruggiero c. VIII, st. 87.
214. M. Foti Giuliano — Memorie paesane ossia Troina dai tempi antichi sin oggi. Catania, Giannotta. 1901, pag. 54.
215. Le prime due sono inedite e mi sono state raccontate da un troinese, il prof. Orazio Nerone Longo.
216. M. Foti Giuliano — Op. cit. pag. 7.
217. A questa categoria apparterrebbe puro lo stratagemma leggendario usato dai Castrogiovannesi per liberarsi dal conte Ruggiero. Rimando per la narrazione a V. Vetri — Leggenda sulla origine della voce Calascibetta in Sicilia nell’Archivio delle tradizioni popolari. Palermo, 1889, vol. VIII, pag. 361 e per l’illustrazione a G. Pitré — Di uno stratagemma leggendario di città assediate in Sicilia, pag. 4 in Atti della Reale Accademia di scienze lettere e belle arti di Palermo, vol. I, Palermo 1891.
218. Opere di L. Vigo, vol. II. Raccolta amplissima di canti popolari siciliani. Seconda ediz. Catania, tip. Galatola, 1870-74. V. n. 738 e 5150.
219. Vedi nell’archivio privato Vigo di Acireale la lettera n. 198, vol. X dell’epistolario di Lionardo Vigo. La data è 8 ottobre 1857.
220. Grassi Bertazzi — Vita intima cit. pag. 214.
221. Id. id. pag. 203.
222. pag. 244, n. 738. Il Pitré l’accolse pure nei Canti popolari siciliani, 2ª ediz. Palermo, 1899, pag. 127-128. Del resto molti canti accolti dal Vigo come popolari, erano composti da amici suoi di facile vena. V. Paolo Maura — Poesie in dialetto siciliano, con alcune di altri poeti mineoli, una prefazione di L. Capuana e un fac-simile. Milano, Brigola, 1879, pag. 135 sgg.
223. Raccolta amplissima ecc. pag. 679, n. 6150.
224. In questa statua del conte Ruggiero che, secondo l’Amico (Dizionario topografico continuato da Gioacchino Di Marzo, Palermo, 1859, vol. II. pag. 63), fu innalzata per ordine e spesa del Vescovo Bernardo Guasco nel 1584, abbiamo un documento d’arte rappresentativa sull’impresa dei Normanni in Sicilia. Riporto qualche altra notizia d’arte figurativa che ho raccolto. Un’incisione che corre comunemente a Scicli ci rappresenta la Madonna delle Milizie quando scende in aiuto dei Normanni e dall’iscrizione latine in calce si rileva che è stata fatta nel 1819 su di un quadro rimontante alla prima metà del settecento. L’Auria (Dell’origine et antichità di Cefalù. Palermo, 1656, pag. 47) ci dice di aver visto sulle mura della chiesa di S. Giorgio in Cefalù una pittura ricordante la favola che ci narra a proposito della fondazione del tempio, ossia S. Giorgio che salva Re Ruggiero da una tempesta. Qualcosa si può raccogliere pure dalle pitture dei carretti. Il Pitrè (Le tradizioni cavalleresche popolari in Sicilia in Usi costumi credenze e pregiudizi del popolo siciliano, vol. I. Palermo, 1889, pag. 124) ci dà notizia che all’Esposizione Industriale di Milano nel 1881 e precisamente all’«Industria casalinga e manifatture caratteristiche delle singole ragioni d’Italia, VIII gruppo, Sezione 50ª» fu presentato da Palermo un carrettu, nelle cui masciddara, ossia nelle spallette, erano dipinte quattro scene relative ai Normanni cioè: «Ruggiero il Normanno che distrugge i Saraceni; Ruggiero che riceve le chiavi di Palermo dal Senato palermitano; Ruggiero del palazzo dell’Arcivescovo; Coronazione di Ruggiero». Lo stesso Pitré (Costumi ed utensili in Usi, costumi ecc. cit. pag. 421) ci dà notizia che nell’opra (teatrino di marionette) di via Formai a Palermo, nel tiluni (sipario) era dipinta l’entrata del conte Ruggiero in Palermo. Negli Annali della città di Messina di C. D. Gallo. Messina, 1758, II, 3 è ricordata «un’antichissima pittura (che) vedesi su d’una Tavola in casa del Barone di Gio. Battista Porcio Nobile Messinese, ove si scorge il ritratto al naturale del Conte Ruggiero, il quale vestito all’uso di quei tempi con berrettone rosso, e svolte d’armellino sul Capo, con ammanto parimente rosso, e svolte di armellino su gli omeri, e con banda verde, che gli attraversa il petto, tiene la destra appoggiata su d’un ismisurato Spadone, e con la sinistra impugna una Lancia».
225. Leggende popolari siciliane in poesia raccolte ed annotate. Palermo, L. Pedone Lauriel, 1880, pag. 1-3.
226. Come complemento di queste scarse notizie intorno ai canti popolari sul conte Ruggiero ricordiamo la menzione che si ha nella leggenda religiosa «Santa Rosalia» (in Pitrè — Canti popolari siciliani, 2ª ediz. Palermo, Clausen, 1891, vol. II, pag. 300-301) del primo principe normanno con palese anacronismo:
Un jornu, a tempu d’u Conti Ruggeri
A la bedda citati di Palermu
Unni cc’eranu tanti Cavaleri,
Ca pri grannizza purtavanu l’ermu, ecc.
227. Così dal Guardione (Il dominio dei Borboni in Sicilia dal 1830 al 1861. Palermo. Reber, 1901, pag. 156-157) si ha che nel carnevale del 1835 il principe Leopoldo di casa Borbone «aveva scelto ad argomento d’una mascherata splendida e ricca la entrata del Normanno Ruggiero in Palermo; e fu molto applaudita, ricordando essa un antico fatto memorando nella storia siciliana». Non ho parlato del lu ruggeri o la ruggera, ballo curioso della provincia di Messina, perchè non ha alcuna attinenza con il conte Ruggiero, come vuole il Vigo (Raccolta amplissima ecc. pag. 69), e deriva da roggiu, perchè i ballerini vanno in giro come una ruota d’orologio (Pitré — Sonatori e balli in Usi, costumi, credenze e pregiudizi cit. I, 355). Di questo ballo si ha ricordo nel cod. 2 Qq. D. 132 della Bibl. com. di Palermo contenente Poesie siciliane ed italiane dell’ab. G. Fedele Vitale, nel c. V st. 85 di un poema vernacolo nelle disgrazie della propria famiglia.
228. Cause da noi esposte a pag. 41-43 del presente lavoro.