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Niccolò Machiavelli e i suoi tempi, vol. I cover

Niccolò Machiavelli e i suoi tempi, vol. I

Chapter 105: 5[965]
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About This Book

L'autore ricostruisce la vita e l'opera del celebre pensatore rinascimentale collocandole nel contesto politico e culturale del suo tempo. Analizza le contraddizioni fra esaltazione della libertà e consigli pratici per il potere, valuta criticamente i singoli scritti e confronta interpretazioni contrapposte sulla moralità e il patriottismo dell'autore. Basandosi su documenti d'archivio e sulle ricerche più recenti, l'opera cerca di chiarire fraintendimenti, offrendo una biografia documentata che alterna considerazioni storiche, analisi delle dottrine politiche e discussione delle controversie critiche.

Nicolao Maclavello, Secretario florentino

apud Summum Pontificem,

[tan]quam fratri honorando.[963]

4[964]

Niccolò honorando. Io ho paura di non diventare con li amici un poco transcurato come voi. Dicovi questo, perchè mi pare un anno che io non vi scripsi, et solo è accaduto per infingardaggine, ad chiamarla per il nome suo. Dua dì fa riceve' la vostra, credo de' 26, con la alligata a Francesco, quale si mandò fidatamente. Et io, per respondervi al quesito, credo possiate domandare danari al publico securamente, perchè «de li ambasciadori facti non verrà nessuno, nè vi si pensa più per hora.» Et però credo la cosa sia per durare anchora qualche dì, non si mutando vento: et voi non lo dovete havere per male, perchè le faccende non vi assassinano. Dicovi bene questo, che le due vostre de' 25 et 26 giunsono ad tempo, perchè «digià Iacopo Ciachi diceva: si [v]ole farlo tornare, poichè non vi fa niente: con alttre parole de le sua, quali furono ribattute da Bernardo Nasi vostro amico.» Sì che scrivete più spesso, se vi pare. Al Soderino lessi quanto mi scrivete. Credo vi riscriverrà di nuovo, et voi farete quanto vi parrà.

Ad Napoli andranno li dua ambasciatori, cioè messer Francesco Gualterotti et Iacopo Salviati: et sarà bella legatione, et per la qualità delle persone, et per la compagnia de' giovani si dice andranno con loro: che tutto sarà ad proposito, perchè questo Catholico Re, che dua dì fa era a Savona, viene con tanta pompa di abriglamenti et di ogni altra cosa, che chi vi andrà bene ad ordine, li bisognerà ad volervi comparire. Consalvo a' dì 27 fu a Livorno, che andava incontro al suo Re, et dal Commissario nostro di decto luogo fu visitato et presentato, in modo se n'andò satisfactissimo, con dire che Italia riceverà molti beni per la venuta del suo Re, et che Firenze ne harà la parte sua; excusandosi delle cose di Pisa con dire che quelli tempi ricercavono così, ma che per l'advenire farà in modo che la Città conoscerà che ne fa capitale. Fu a Piombino, dove erano ambasciatori pisani; et non obstante lo pregassino ad ire in Pisa, absolute lo recusò. Le cose di Genova al continuo sono peggiorate per li gentili homini, quali tutti sono fuora; et di già hanno tolto tutte le terre teneva messer Gianluigi nella Riviera di Levante, o buona parte di esse. «Et il Re tiene da chi vince, a lo usato suo.» Questa mattina, per advisi privati da Lione, de' 23 dì, s'intendeva esservi stato lo homo di Ays che veniva di Corte, con commissione del Re ad Ciamonte, che déssi a Nostro Signore, per la impresa di Bologna, quelle tante lance vorrà. Così andrà l'impresa avanti a ogni modo, po' che costì si va di buone gambe. Qui non è altro di nuovo; et io non so che mi vi dire di più, se non che la brigata vostra sta bene, et li danari della Δ sono in quel medesimo legato, chè non seppi la venuta di Giuliano Lapi. Credo domani adoperarne uno ducato, che ne lo riporrò fra pochi dì, che ne ho preso sicurtà in sulle parole vostre. Nec plura.

Florentie, die xxx 7bris, hora 4 noctis 1506.

Quem nosti B.

Respondete della ricevuta almeno.

Nicolao Maclavello, Secretario florentino

[apud] Pontificem, suo maxime

honorando.

Alla Corte.

5[965]

Niccolò honorando. Io non ho dato a Piero del Nero quelli danari, et la causa fu, perchè io sono sì bene agio, che non pote' valermi d'uno fiorino per rimectervi quello ne haveo cavato. Et poichè non volete gnene dia, non lo farò; anzi per il primo cavallaro che verrà ad Castracharo, li manderò al Ruffino, con ordine ne segua l'ordine vostro. Nè di questo accade parlarne più.

Questi Signori Dieci, in sulla domanda vostra di qualche danaio, dixono: — Elli è ben ragione, noi lo faremo ad ogni modo. — Et stamani mi dixe el Gonfaloniere, che voi gnene scrivevi per quella li decti; et che hoggi li parlassi, et così farò. Et credo, senza manco per il primo, mandarvi qualche provisione. Et statene sopra di me, che il chiedere non mancherà.

A Giovambatista Soderini leggerò quel capitulo, come feci l'altro; ma voi vi volete scusare sempre, o con la trascuraggine o con le faccende; et questo non basta alli amici, perchè vogliono essere riconosciuti per tali; et io sono in modo fracido ad fare scuse per voi, che se vo' fussi mie padre, harei più d'una volta decto: — Vadi ad recere. — Scrivete una volta se voi desti la lettera d'Alexandro a San Giorgio, o se mai lo rivedesti poi dal primo adviso me ne desti. Se voi sapessi quanto v'è amico, ne terresti altro conto. Ma voi siate un carellone, et chi vi vuole vi trassini col bastone.

Io non voglio mancare di dirvi, benchè lo potessi differire alla tornata, che, per chi vi fu presente et più d'uno, che «Alamanno[966] sendo a Bibona, ad tavola con Ridolfo, dove v'erano anchora molti giovani, parlando di voi, dixe: — Io non commissi mai nulla a cotesto ribaldo, poi che io sono de' Dieci, — »[967] seguitando el parlare in questa sententia o meglio. Notate questo, se voi non fussi bene «chiaro de lo animo suo ad facto.» Et ingegnatevi di esserci avanti le raferme.[968] Potre' vi scrivere molte altre cose, sed coram copiosius.

Questa mattina ci sono suti advisi in questi Uguccioni, della morte dell'Arciduca, in 4 dì, di riscaldato et rafreddato: cosa veramente di grandissimo momento, perchè si tiene per certo, et ad quest'hora ne è l'adviso costì. Non si stima però che habbi tale nuova ad fare ritornare indrieto el Re d'Aragona, che per li ultimi advisi s'aspettava a Genova, perchè quelli baroni di Castiglia hanno el suo figliolino nelle mani, et vorranno governarlo ad loro modo, come feciono Fiaminghi del padre; nè anche si fiderebbono di lui, per essersi una volta inimicati, etc. Et però, vedendo Sua Maestà la cosa incerta, et sendo horamai vicino ad Napoli, che è suo certo, et da non lo stimare manco che la Castiglia, si fa iudicio verrà avanti: che Dio lo voglia per il bene d'Italia. Se pure tornassi indrieto, ci sarà pure questo bene, che li ha seco Consalvo, et non lo doverrà ragionevolmente volere più nel Regnio. È iudicata questa cosa molto ad proposito del Christianissimo, et il contrario de' Vinitiani, che non potranno più usare la maschera dello Imperatore, nè lui passare in Italia, et li dua Re sopradecti, sanza respecto, procedere all'acquisto di quello tengono di loro. Perchè mancando questo sospetto al Christianissimo della passata del Re de' Romani, mancheranno quelli respecti che lo facevano tanto intractenerli; et il Papa anchora doverà più liberamente et più animosamente cercare il suo. Sono cose che bisogna, ad non volere ingannarsi, rimectersene al successo.

Per lettere di Francia de' 25, s'intende il medesimo che scrivete voi, della larga et honorevole concessione facta al Papa delle gente; et di più una caldeza oltr'ad misura del legato in favore di Sua Santità. Ma la condotta di Giampaulo è dispiaciutali fino alla anima. Perchè, nel parlare, Sua Signoria dixe: — El Papa ci dovea adiutare castigare quello mecciante, che ci fece, etc. Ma avanti che 'l giuoco resti, noi ci varreno ad ogni modo: indugi quanto può, che non la camperà. — Dànno al Papa 550 lance, et di più messer Mercurio greco, con cento cavalli leggieri, 8 cannoni grossi et più altri pezi d'artiglierie, et Ciaimonte per capo. Et hanno ordinato che il conte Lodovico della Mirandola sia tracto di Stato, et messovi el conte Giovanfrancesco.

El Re d'Inghilterra non ha volsuto publicare el mariaggio di madama Margherita, perchè pare che il Duca di Savoia perissi di mal franzese, et che lei ne patissi: et in su questo sospecto sta sospeso. Di che Franzesi hanno pensato valersi, con tenere pratica di darli la damisella d'Angolème, «non per concludere, ma per tenerlo sospeso», et farlo ire ratenuto nello adiutare l'Arciduca contro ad Ghelleri.[969]

El Christianissimo è partito da Bles, et viene verso Borges; et non passando l'Imperatore, si tornerà indrieto con animo resoluto venire ad primavera in Italia. Quivi non era anchora adviso della morte dell'Arciduca. Et di più hanno ordinato di guadagnarsi el Duca di Savoia per più respecti. Le vostre lettere mandai ad bottega di Piero del Nero. Adio.

Florentie, die 6 octobris 1506.

Quem nosti B.

Non rispondete dello adviso vi do di quello ragionamento «facto a Bibona.»

Nicolao Maclavello, Secretario

florentino apud Pontificem...

suo observ.

Alla Corte.

DOCUMENTO XXXIX.[970] (Pag. 506-507)

Relazione del Machiavelli sulla istituzione della nuova Milizia.

Voi mi havete richiesto che io vi scriva el fondamento di questa Ordinanza, e dove la si truovi: farollo; et ad maggiore vostra cognitione, mi farò un poco da alto, et voi harete patienza ad leggierla.

Io lascierò stare indreto el disputare se li era bene o no ordinare lo Stato vostro alle armi; perchè ognuno sa che chi dice Imperio, Regno, Principato, Repubblica; chi dice huomini che comandono, cominciandosi dal primo grado et descendendo infino al padrone d'uno brigantino, dice iustitia et armi. Voi della iustitia ne havete non molta, et dell'armi non punto; et el modo ad rihavere l'uno et l'altro è solo ordinarsi all'armi per deliberatione publica, et con buono ordine, et mantenerlo. Nè v'ingannino cento cotanti anni che voi sete vissuti altrimenti et mantenutivi; perchè se voi considerrete bene questi tempi et quelli, vedrete essere impossibile potere preservare la vostra libertà in quel medesimo modo. Ma perchè questa è materia chiara, et quando pure la si havessi addisputare, bisognerebbe entrare per altra via, la lascierò stare indreto. Et presupponendo che la sententia sia data, et che sia bene armarsi, volendo ordinare lo Stato di Firenze alle armi, era necessario examinare come questa militia si avessi ad introdurre. Et considerando lo Stato vostro, si truova diviso in Città, contado et distrecto; sì che bisognava cominciare questa militia in uno di questi luoghi, o in dua, o in tutti ad tre ad un tracto. Et perchè le cose grandi hanno bisogno d'essere menate adagio, non si poteva in nessuno modo, nè in dua, nè in tucti ad tre e' sopraddecti luoghi, sanza confusione et sanza pericolo, introdurla: bisognava pertanto eleggierne uno. Nè piacque di tòrre la Città, perchè chi considera uno exercito, ad dividerlo grossamente, lo truova composto di huomini che comandano et che ubbidiscono, et di huomini che militano ad piè et che militano ad cavallo; et havendo ad introdurre forma di exercito in una provincia inconsueta all'armi, bisognava, come tutte l'altre discipline, cominciarsi da la parte più facile; et sanza dubbio egli è più facile introdurre militia ad piè che ad cavallo, et è più facile imparare ad ubbidire che ad comandare. Et perchè la vostra Città et voi havete ad essere quelli che militiate ad cavallo et comandiate, non si poteva cominciare da voi, per essere questa parte più difficile; ma bisognava cominciare da chi ha ad ubbidire et militare ad piè, et questo è el contado vostro. Nè parse pigliare el distrecto, anchora che in quello si possa introdurre militia ad piè, perchè non sarebbe suto securo partito per la Città vostra, maxime in quelli luoghi del distrecto dove sieno nidi grossi, dove una provincia possa far testa; perchè li humori di Toschana sono tali, che come uno conoscessi potere vivere sopra di sè, non vorrebbe più padrone, trovandosi maxime lui armato, et il padrone disarmato: et però questo distrecto bisogna, o non l'ordinare mai all'armi, o indugiarsi ad hora che l'armi del contado vostro habbino preso piè, et sieno stimate. Quelli luoghi distrectuali che sono da non li armare, sono dove sono nidi grossi, come Arezo, Borgo ad San Sipolcro, Cortona, Volterra, Pistoia, Colle, Sangimigniano: li altri dove sono più castella simili, come la Romagna, Lunigiana, etc., non importono molto, perchè non riconoscono altro padrone che Firenze, nè hanno particulare superiore, come interviene nel contado vostro; perchè el Casentino, Valdarno di sotto et di sopra, Mugiello, etc., ancora che sieno pieni di uomini, tamen non hanno dove fare testa, se non ad Firenze; nè più castella possono convenire ad fare una impresa. Et però si è cominciata questa Ordinanza nel contado, dove, volendola ordinare, bisognava darle ordine et modo, cioè segni sotto chi e' militassino, armi con che si havessino ad armare; terminare chi havessi ad militare sotto ciascuno segno, et dare loro capi che li exercitassino.

Quanto alle armi, quelle che sono date loro sono note. Quanto a' segni, è parso che le siano bandiere tucte con un segno medesimo del Lione, ad ciò che tucti li huomini vostri sieno affectionati di una medesima cosa, et non habbino altro per obiecto che 'l segno publico, et per questo ne diventino partigiani: sonsi distinti e' capi ad ciò che ciascuno riconosca la sua: sonsi numerate, perchè la Città ne possa tener conto, et comandarle più facilmente. Era necessario dare ad queste bandiere termine di paese; et ad questo bisognava, o terminare el paese vostro di nuovo, o pigliare de' termini suoi antiqui; et perchè e' si truova diviso in Capitaneati, Vicariati, Potesterie, Comuni et Populi, parve, volendo andare con uno di questi ordini, da terminare queste bandiere con le Potesterie, sendo li altri termini o troppi larghi, o troppi strecti. Et però si è dato ad ogni Potesteria una bandiera; et ad dua, tre, 4, et cinque bandiere si è dato uno conestabole che li struischa, secondo la commodità del ragunarli, et secondo la moltitudine delli uomini descripti sotto tali bandiere; tanto che trenta bandiere che voi havete, sono in governo d'undici connestaboli; et li luoghi dove le sono messe, sono Mugiello, Firenzuola, Casentino, Valdarno di sopra et di sotto, Pescia et Lunigiana. Pareva bene, anchora non si sia facto, scrivere sotto ogni bandiera, cioè in ogni Potesteria, più huomini si poteva, perchè, come dixe messer Hercole in uno suo scripto, questo ordine vi ha ad servire sempre in reputatione, et qualche volta in fatto; nè può servirvi in reputatione poco numero di huomini; nè etiam, in facto, del poco numero di huomini, quando pure bisognassi, si può trarre lo assai, ma sì bene dello assai el poco. Nè impedisce cosa alcuna el tenere ordinati ne' paesi assai huomini, non li obbligando ad fare più che 12 o 16 monstre lo anno, et dando loro libera licentia d'andare dove vogliono ad fare e' facti loro. Et però el tenerne ordinati assai è più prudentia, con animo di non havere poi adoperare, nè levare da casa chi ha honesta cagione di starvi, o chi si conoscessi inutile. Et così alla reputatione ti giova el numero grande, al facto el numero minore e buono; perchè sempre si potrà farne nuova scielta et meglio, havendogli visti più volte in viso, che non li havendo visti.

Voi dunque vi trovate scripti ne' sopra scripti luoghi, et sotto 30 bandiere et undici connestaboli, più che cinquemila huomini; havetene facto mostra in Firenze di 1200;[971] et sono procedute le cose, sendo nuove, assai ordinatamente; ma le non possono stare più così, perchè e' bisogna, o che la 'mpresa ruini, o che la facci disordine; perchè, sanza dare loro capo et guida, non si può reggiere contro alli inimici che la ha. El capo che bisogna dare loro, è fare una leggie che ne dispongha, et uno Magistrato che l'observi; et in questa leggie bisogna provvedere ad questo, che li scripti stieno bene ordinati, che non possino nuocere, et che si remunerino. Ad tenerli ordinati, bisogna che questo magistrato habbi autorità di punirli, et facultà da farlo, et che la leggie lo necessiti ad fare tucto quello che è in substantia della cosa, et che, stralasciandola, le facessi danno; et però bisogna costringerlo ad tenerne armati un numero, almeno ad tenere le bandiere et e' connestaboli, ad provvedere all'armi, ad far fare loro le mostre et vicitarli, ad rivederne ogni anno cento, et cancellare in certi dì et in certo tempo, et rimetterli, ad mescolarvi qualche cosa di religione per farli più ubbidienti. Quanto ad ordinare che non possino nuocere, si ha ad considerare che possono nuocere in dua modi: o fra loro, o contro alla Città. Se fra loro, possono ferirsi l'uno l'altro particularmente, o fare ragunate per fare male, come soglono. Nel primo caso si vuole duplicare loro la pena, et maxime quelli che ferissino in su le mostre; ma ferendo altrove, si potrebbe observare le leggie vechie. Quando e' facessino ragunate in comuni, bisognerebbe fare ogni viva et grande demostrazione contro ad chi ne fussi capo, et uno exemplo basta uno pezo nella memoria delli huomini. Contro alla Città costoro possono fare male in questi modi: o con ribellarsi et adherirsi con uno forestiero, o essere male adoperati da uno magistrato o da una persona privata. Quanto ad lo adherirsi ad uno forestiero, li huomini ordinati nelli luoghi sopraddecti non lo possono fare, et non se ne debbe dubitare. Quanto allo essere male operati da uno magistrato, è necessario ordinare le cose in modo che conoschino più superiori. Et considerando in che articulo loro hanno ad riconoscere el superiore, mi pare che li habbino ad riconoscere chi li tenga ad casa ordinati, chi li comandi nella guerra, et chi li remuneri. Et perchè e' sarebbe periculoso che riconoscessino tucte queste autorità in uno solo superiore, sarebbe bene che questo Magistrato nuovo li tenessi ordinati ad casa; e' Dieci dipoi li comandassino nella guerra; et e' Signori, Collegi, Dieci et nuovo Magistrato li premiassi e remunerassi: et così verrebbono sempre ad havere in confuso el loro superiore, et riconoscere un pubblico et non un privato. Et perchè una moltitudine sanza capo non fecie mai male, o, se pure lo fa, è facile ad reprimerla, bisogna havere advertenza alli capi ad chi si dànno le bandiere in governo continuamente, che non piglino più autorità con loro si conviene; la quale possono pigliare in più modi, o per stare continuamente al governo di quelle, o per havere con loro interesse. Et però bisogna provedere, che nessuno natìo delli luoghi dove è una bandiera, o che vi habbi casa o possessione, la possa governare; ma si tolga gente di Casentino per il Mugiello, et per Casentino gente del Mugiello. Et perchè l'autorità con el tempo si piglia, è bene fare ogni anno le permute de' connestaboli, et dare loro nuovi governi, et dare loro divieto qualche anno da quelli governi primi; et quando tutte queste cose sieno bene ordinate et meglio observate, non è da dubitare. Quanto al premiarli, non è necessario ora pensarci; ma basterebbe solo darne autorità, come di sopra si dice, et dipoi venire a' premi di mano in mano, secondo e' meriti loro.

Questo ordine bene ordinato nel contado, de necessità conviene che entri ad poco ad poco nella Città, et sarà facilissima cosa ad introdurlo. Et vi advedrete anchora a' vostri dì, che differentia è havere de' vostri cittadini soldati per electione et non per corruptione, come havete al presente; perchè se alcuno non ha voluto ubbidire al padre, allevatosi su per li bordelli, diverrà soldato; ma uscendo dalle squole honeste et dalle buone educationi, potranno honorare sè et la patria loro; et il tucto sta nel cominciare addare reputatione ad questo exercito, il che conviene si faccia di necessità, fermando bene questi ordini nel contado, et che sono cominciati.[972]

INDICE DEL PRIMO VOLUME

Dedica Pag. vii
Avvertenza ix
Avvertenza premessa alla seconda edizione xi
Prefazione alla prima edizione xiii
 
INTRODUZIONE
 
I. Il Rinascimento 1
II. I principali Stati italiani 27
  1. Milano ivi
  2. Firenze 37
  3. Venezia 48
  4. Roma 59
  5. Napoli 73
III. Letteratura 82
  1. Il Petrarca e l'Erudizione ivi
  2. Gli eruditi in Firenze 94
  3. Gli eruditi in Roma 123
  4. Milano e Francesco Filelfo 148
  5. Gli eruditi a Napoli 153
  6. I minori Stati italiani 156
  7. L'Accademia Platonica 165
  8. Risorgimento della letteratura italiana 183
IV. Condizioni politiche dell'Italia alla fine del secolo XV 229
  1. Elezione di papa Alessandro VI ivi
  2. Venuta di Carlo VIII in Italia 239
  3. I Borgia 258
  4. Il Savonarola e la Repubblica fiorentina 276
 
 
LIBRO PRIMO
 
Dalla nascita di Niccolò Machiavelli alla sua destituzione dall'ufficio di segretario dei Dieci
(1469-1512)
 
Cap.   Pag.
 
I Nascita e primi studî di Niccolò Machiavelli. — Viene eletto segretario dei Dieci (1469-1498) 293
II Niccolò Machiavelli comincia ad esercitare l'ufficio di segretario dei Dieci. — Sua legazione a Forlì. — Condanna a morte di Paolo Vitelli. — Discorso sopra le cose di Pisa (1498-1499) 313
III Luigi XII in Italia. — Disfatta e prigionia del Moro. — Niccolò Machiavelli al campo di Pisa. — Prima legazione in Francia (1499-1500) 335
IV Tumulti in Pistoia, dove è inviato il Machiavelli. — Il Valentino in Toscana; Condotta da lui stipulata coi Fiorentini. — Nuovo esercito francese in Italia. — Nuovi tumulti in Pistoia, e nuova gita del Machiavelli colà. — Continua la guerra di Pisa. — Ribellione d'Arezzo e della Val di Chiana. — Il Machiavelli e il vescovo Soderini inviati presso il Valentino in Urbino. — I Francesi vengono in aiuto per sedare i disordini d'Arezzo. — Del modo di trattare i popoli della Val di Chiana ribellati. — Creazione del Gonfaloniere a vita (1501-1502) 356
V Legazione al duca Valentino in Romagna. — Ciò che nel medesimo tempo fa il Papa in Roma. — Il Machiavelli compone la Descrizione dei fatti di Romagna (1502-1503) 379
VI Necessità di nuove imposte. — Discorso sulla provvisione del danaro. — Provvedimenti contro i Borgia. — Guerra di Pisa. — Nuovi misfatti del Papa. — Prevalenza degli Spagnuoli nel Reame. — Morte di Alessandro VI. — Elezione di Pio III e di Giulio II (1503) 424
VII I Fiorentini si dimostrano avversi ai Veneziani. — Legazione a Roma. — Gli Spagnuoli trionfano nel Reame. — Seconda legazione in Francia. — Si ripiglia la guerra di Pisa. — Vani tentativi per deviare l'Arno. — Decennale Primo. — Uno scritto perduto (1503-1504) 448
VIII Tristi condizioni dell'Umbria. — Legazione a Perugia. — Nuova Legazione a Siena. — Rotta dell'Alviano. — I Fiorentini assaltano Pisa e sono respinti. — Legazione presso Giulio II. — Istituzione della milizia fiorentina (1505-1507) 478
 
APPENDICE DI DOCUMENTI
 
Doc.
 
I Lettera di Piero Alamanni a Piero de' Medici, nella quale si discorre della prossima venuta dei Francesi in Italia, e di ciò che a questo proposito diceva Lodovico il Moro. — 30 e 31 marzo 1494 519
II Lettera di Alessandro Bracci, ambasciatore fiorentino in Roma, ai Dieci, relativa all'uccisione del Duca di Gandia. — 17 giugno 1497 525
III Traduzione assai libera, fatta dal Machiavelli, d'un brano dell'Historia persecutionis vandalicae di Vittore Vitense 527
IV Lettera che non ha firma, nè indirizzo, nè data; trascritta dal Machiavelli, ma non sua; accenna ad affari di famiglia 531
V Lettera del professore Enea Piccolomini intorno a due scritti del professore Triantafillis, nei quali si sostiene che N. Machiavelli conosceva la lingua greca 533
VI Lettere di Biagio Buonaccorsi a Niccolò Machiavelli in Forlì. — Luglio 1499 536
VII Lettera dei Dieci di Balìa a Paolo Vitelli, per esortarlo all'espugnazione di Pisa. — 15 agosto 1499 542
VIII Lettera dei Dieci ai Commissarî fiorentini, presso il capitano Paolo Vitelli. — 20 agosto 1499 543
IX Altra lettera dei Dieci ai Commissarî fiorentini, presso Paolo Vitelli. — 25 agosto 1499 546
X Lettera di Paolo Vitelli a Messer Cerbone. — 28 settembre 1499 547
XI Lettere approvate nel Consiglio dei Dieci sulle pratiche dei Veneziani, per rimettere Piero de' Medici in Firenze, coll'aiuto di Paolo Vitelli 548
XII Lettera, senza firma e senza indirizzo, che discorre della cattura di P. Vitelli 551
XIII Lettera di Biagio Buonaccorsi a Niccolò Machiavelli in Francia. — 23 agosto 1500 555
XIIIbis Due lettere di Agostino Vespucci di Terranova, scritte da Roma nel luglio e agosto 1501, al Machiavelli. Ragguagliano di fatti seguìti in Roma 557
*XIV Lettera dei Dieci al Vicario di Scarperia. — 7 maggio 1502[973] 563
*XV Lettera dei Dieci al Commissario Giacomini Tebalducci. — 1º luglio 1502 564
*XVI Altra lettera dei Dieci allo stesso. — 12 luglio 1502 566
*XVII Altra lettera dei Dieci allo stesso. — 24 luglio 1502 567
*XVIII Lettera dei Dieci al Soderini, cui si partecipa la sua nomina a Gonfaloniere a vita. — 23 settembre 1502 569
XIX Lettere di amici al Machiavelli, durante la sua legazione al Valentino 570
  1. Lettera di Niccolò Valori. — 11 ottobre 1502 ivi
  2. Lettera di Agostino Vespucci da Terranova. — 14 ottobre 1502 571
  3. Lettera di Biagio Buonaccorsi. — 18 ottobre 1502 573
  4. Lettera dello stesso. — 21 ottobre 1502 575
  5. Lettera di Niccolò Valori. — 21 ottobre 1502 578
  6. Lettera dello stesso. — 23 ottobre 1502 579
  7. Lettera di Iacopo Salviati. — 27 ottobre 1502 580
  8. Lettera di Biagio Buonaccorsi. — 28 ottobre 1502 581
  9. Lettera dello stesso. — 3 novembre 1502 583
  10. Lettera dello stesso. — 5 novembre 1502 584
  11. Lettera di Marcello Virgilio Adriani. — 7 novembre 1502 586
  12. Lettera di Biagio Buonaccorsi. — 12 novembre 1502 587
  13. Lettera dello stesso. — 15 novembre 1502 588
  14. Lettera dello stesso. — 18 novembre 1502 590
  15. Lettera dello stesso. — 21 dicembre 1502 592
  16. Lettera dello stesso. — 9 gennaio 1503 593
*XX Lettera dei Dieci al Commissario di Borgo a S. Sepolcro. — 14 maggio 1503 594
*XXI Lettera dei Dieci ai Commissarî nel Campo presso Pisa. — 27 maggio 1503 596
*XXII Lettera dei Dieci ai Commissarî nel Campo presso Pisa. — 14 giugno 1503 599
XXIII Lettera in cui Beltrando Costabili, ambasciatore ferrarese in Roma, al Duca di Ferrara, narra la morte di Troccio. — 11 giugno 1503 600
XXIV Lettera dei Dieci al Commissario in Castrocaro. — 5 ottobre 1503 602
XXV Due lettere di Biagio Buonaccorsi al Machiavelli in Roma. — 15 e 17 novembre 1503 604
*XXVI Lettera dello stesso. — 4 dicembre 1503 607
*XXVII Lettera dei Dieci ad Antonio Giacomini. — 20 agosto 1504 609
*XXVIII Lettera dei Dieci al Commissario T. Tosinghi. — 28 settembre 1504 610
*XXIX Lettera dei Dieci allo stesso. — 30 settembre 1504 612
*XXX Lettera dei Dieci allo stesso. — 3 ottobre 1504 614
*XXXI Lettera dei Dieci a Giovan Paolo Baglioni. — 9 dicembre 1504 616
*XXXII Lettera dei Dieci al Capitano di Livorno. — 10 gennaio 1504 (1505) 617
*XXXIII Lettera dei Dieci a P. A. Carnesecchi, Commissario in Maremma. — 6 giugno 1505 618
*XXXIV Lettera dei Dieci al governatore Ercole Bentivoglio. — 28 giugno 1505 620
*XXXV Lettera dei Dieci a P. A. Carnesecchi, Commissario in Maremma. — 30 luglio 1505 622
*XXXVI Lettera dei Dieci al Commissario Antonio Giacomini. — 16 agosto 1505 624
XXXVII Lettera del Commissario Antonio Tebalducci Giacomini ai Dieci, scritta in Bibbiena il 17 agosto 1505 626
XXXVIII Lettere di B. Buonaccorsi al Machiavelli in legazione presso Giulio II 629
*XXXIX Relazione del Machiavelli sulla istituzione della nuova Milizia 637