dal delitto
trasse il diritto, e dal misfatto il fato,
come scrisse il Carducci. Oggi in verità non appare che come documento della nobile allucinazione della sua mente. In essa è detto: «Quando la provvidenza suscita uomini come Cesare, Carlomagno, Napoleone, è per tracciare ai popoli la via da seguire, segnare con il suggello del loro genio un'êra novella, compiere in qualche anno il lavoro dei secoli. Felici i popoli che li comprendono e li seguono! Sventura a quelli che li misconoscono e li combattono!
Nè l'assassinio di Cesare, nè la prigionia di Sant'Elena hanno potuto distruggere per sempre due cause popolari, rovesciate da una lega, coperta sotto la maschera della libertà e così si avvera ogni giorno, dal 1815, la profezia del Prigioniero di Sant'Elena: quante lotte, e sangue, e anni non abbisogneranno, perchè il bene che io volevo fare all'umanità possa avverarsi!»
122. Stéfane-Pol, pag. 367.
123. Vedi Bonfadini, pag. 110. Allude a quando, per consiglio e preghiera della Regina Ortensia, si recò l'Arese in America ad incontrarvi l'amico, quivi deportato dopo il fatto di Boulogne. Avverta il lettore come queste parole: «fa quel che devi avvenga ecc.» furono abilmente sfruttate dal Cavour. Dopo il moto mazziniano in Milano del '53, l'Austria con imperdonabile errore coinvolse tutti i milanesi nella colpa di pochi e veniva così a fare il giuoco del Cavour; furono quindi confiscati i beni agli emigrati politici, fra cui all'Arese. Questi, dopo lunghi colloqui col Cavour, scriveva all'Imperatore fra l'altro: «Quanto agli effetti della disposizione austriaca, io li subirò da uomo provato alle sventure, e specialmente quando si ha la fortuna di inspirarsi al vostro esempio, dal quale ho appreso a sopportare con coraggio le vicende della sorte e «a fare ciò che si deve, avvenga quello che possa avvenire». Vedi Bonfadini, pagg. 132-133.
124. Hübner, I, pag. 47.
125. M. le Duc De Morny, nel libro citato di P. De Lano, La Cour de Napoléon.
126. Hübner, I. pagg. 34, 44. ecc. L'Hübner dà la cifra dei morti, 2700: ma la riconosce esagerata. Il Monitore, esagerando in altro senso, scrive 380 morti.
127. Espressione del Mazzini.
128. Mazzini, Scritti, Vol. X, Il colpo di Stato europeo, pag. 349.
129. V. Hugo, pag. 25.
130. 2 Decembre 1851. Vedi Hübner, Vol. I. Confronta, per quanto infame, il libro del poliziotto Griscelli (Griscelli e le sue memorie), recente versione, editore Loescher, 1909.
131. Omaggio al motto: L'empire c'est la paix.
132. Hübner, I, pag. 49.
133. Ib., I, pagg. 46, 47.
134. Ib., I, pag. 49.
135. Ib., I, pag. 46.
136. Hübner, I, pag. 51.
137. Ibidem, I, pag. 47.
138. «Ai dì nostri l'etichetta non si fa accettare, se non quando essa si perde nella notte dei tempi.» (Hübner, II, pag. 82.) Conforme a questo dell'Hübner è il giudizio del nostro Azeglio (Bonfadini, pag. 122): «Queste aquile e aquilotti, quelle Tuileries, questo Roi Jérôme, che torna a galla, non mi finiscono di piacere: e mi par di vedere che tutta l'Europa rizza le orecchie se mai scoprisse dei progressi di courir des aventures, un po' troppo grossi».
139. Machiavelli, Istorie fiorentine, dove parla di Corso Donati.
140. Cap. VI.
141. De Lano, L'Impératrice, pag. 206.
142. Enrico Conneau, medico, nato a Milano (1803-1877), amico sino alla devozione di Luigi Napoleone, con cui partecipò la prigionia, volontaria, ad Ham. Fautore della causa d'Italia. Coi nomignoli di Garibaldi, Bertani, era chiamato alle Tuileries. Vedi lettera riportata a pag. 106.
143. Chiala, III. Apparve prima nella Perseveranza di Milano, 24 agosto 1883. Il Cavour non comunicò tale colloquio che al La Marmora, all'Arese ed all'ambasciatore sardo a Parigi.
144. Il Congresso di Parigi nel 1856, susseguito alla guerra di Crimea. Vedi Bonfadini, Vita di Francesco Arese, pag. 269.
145. Il figlio dell'Hübner a questo punto così commenta (II, pag. 223): «In fondo egli si cura poco del Papa. Non ha egli detto all'ambasciatore inglese: è una cattiva politica tenere la guarnigione a Roma: ma se io la ritirassi, l'Austria si incaricherebbe lei dell'affare!»
146. Nato il 1819, morto il 1875.
147. Ferdinando II di Borbone sposò in prime nozze Maria Cristina di Savoia, da cui ebbe il principe ereditario, il re dal breve regno, Francesco II.
148. Maria Teresa di Lorena fu moglie di Carlo Alberto.
149. Il granduca Leopoldo col figlio lasciò Firenze per timore di un pronunciamento militare. Alle 4 pomeridiane del 27 aprile, scrive lo Stiavelli nell'interessante suo libro Antonio Guadagnoli e la Toscana dei suoi tempi, uscirono dal giardino di palazzo Boboli le berline del Granduca «e le teste si scoprirono ad un ultimo saluto senz'ombra di ironia o di canzonatura». Rifugiatosi presso l'Imperatore d'Austria, ebbe dalla battaglia di Solferino tronca la speranza di un pronto ritorno, come fu del 1849.
150. Di questo singolare tiranno, troppo noto e troppo mal noto, vedi R. De Cesare, La fine di un regno.
151. Il sospetto che quella ferita fosse stata cagione dell'atroce malattia che lo trasse precocemente alla tomba, non lo abbandonò mai. Avvelenata credeva la punta della baionetta di Agesilao Milano. Vedi R. De Cesare, La fine di un regno.
152. Appena avvenuto l'attentato di Agesilao Milano, disse all'incaricato d'affari di Sardegna: «Scrivete al nostro carissimo cugino che non è stato nulla e che sto bene».
153. Maria Sofia di Baviera, sorella di Elisabetta Imperatrice d'Austria, andò sposa a Francesco, duca di Calabria, poi re di Napoli. Di queste infelici nozze, vedi R. De Cesare, Roma e lo Stato del Papa.
154. Documento notevole sono queste ultime parole di Ferdinando Borbone: «Il Signore in questo momento mi dà la grazia di essere tranquillo e di non soffrire alcun dispiacere di distaccarmi dalle persone e dalle cose più amate. Lascio il Regno, le grandezze, onori, ricchezze, e non risento dispiacere alcuno. Ho cercato di compiere, per quanto ho potuto, i doveri di cristiano e di sovrano. Mi è stata offerta la corona d'Italia (allude ai Bandiera?), ma non ho voluto accettarla; se io l'avessi accettata, ora soffrirei il rimorso di avere lesi i diritti dei sovrani e specialmente poi, i diritti del Sommo Pontefice. Signore, vi ringrazio di avermi illuminato». (R. De Cesare, La fine di un regno, I, pag. 437.)
155. Francesco II salpò da Napoli per Gaeta la sera antecedente all'arrivo di Garibaldi.
156. Questo provvisoriamente: le nozze quasi imposte dell'amato cugino, Principe Napoleone con la figlia di Vittorio Emanuele (la seconda parte della lettera è tutta una faticosa perorazione affinchè il Re conceda la figlia giovanissima a questo epicureo, oramai quarantenne, tipo napoleonico singolare, schernitore acuto di uomini e cose, e ne fu schernito col brutto nomignolo di Plon-plon), e l'andata di lui in Toscana nel '59; e la tendenza di Napoleone III a ricopiare il Primo Impero; e la sua illusione di potere sempre cogliere due piccioni ad una fava, fanno pensare che fosse ne' suoi disegni futuri un regno napoleonico in Toscana. Ma l'incertezza è, in verità, il carattere più spiccato di questa federazione.
157. Luisa, principessa di Borbone-Artois (1819-1864), vedova di Carlo III, trucidato per giusta pena delle sue follie libertine, reggente pel figlio Roberto. Essa, con proclama del 9 giugno 1859, abbandonava Parma, riservando tutti i diritti del figlio che affidava «alla giustizia delle grandi potenze ed alla protezione di Dio». È noto come a Napoleone III stesse a cuore di non creare nuova materia di avversione, che già tanta ve n'era, nell'aristocrazia legittimista borbonica contro di lui.
158. Dato il concetto federale da cui moveva Napoleone III e che era nei suoi convincimenti, come vedremo dall'esame dell'opuscolo Napoleone III e l'Italia, e poi a Villafranca, la sostituzione della casa di Giovachino Murat a quella borbonica, non deve far meraviglia. Anche l'Ulloa ed altri napoletani propendevano, del resto, per tale mutamento, ed all'Imperatore doveva parere inoltre giusta vendetta del fucilato Murat.
159. Mazzini, Scritti, X, pag. 86.
160. Ib., Scritti, X, pag. 87.
Il Carducci, che fu avverso quanto altri mai a Napoleone III, e non eccessivamente tenero del conte di Cavour, scrisse: «Napoleone III non pensò certo a un regno d'Italia di cui coronarsi egli come Carlo Magno e il primo Napoleone: troppo erano diversi i tempi, se anche a lui benigni e opportuni: ma certo aveva vagheggiato un regno murattiano a Napoli e un bonapartiano in Etruria; e con molto rimpianto dovè scuoter via il bel sogno d'una confederazione italiana sotto la presidenza del pontefice. Camillo di Cavour non aveva ancora abbracciato tutta l'idea dell'unità come fece indi a poco; ma che che ne paresse ai democratici ed anche ad Alberto Mario, il conte non si voleva tra i piedi regni murattiani o bonaparteschi». (Alberto Mario, scrittore e giornalista.)
161. I. Artom, Il conte di Cavour in Parlamento, pag. XLVI.
162. Mazzini, Scritti, X, pagg. 309, 310.
163. Arturo Labriola, La Comune, pag. 23.
164. Carteggio Casati-Castagnetto, publicato a cura di Vittorio Ferrari.
165. «A questo punto (la richiesta di Nizza), nota sarcasticamente il figlio dell'Hübner (II, pag. 222), è lecito supporre che il ministro sardo abbia fatto una lieve smorfia. Teme il grido di dolore che eleveranno i suoi amici alla Camera, se egli abbandona al forastiere una provincia italiana. Egli esita, balbetta, batte un po' la campagna, ma non promette niente».
166. Vedi Chiala, IV, CCXVI (discorso del Cavour): «Se alle ostilità dei partiti (di Francia contro Napoleone) si aggiungesse, non dirò l'ostilità delle masse, ma anche soltanto la indifferenza di esse, l'Imperatore dei Francesi quantunque conservasse tutta la sua simpatia per noi, non potrebbe più tradurla in atto, perchè anche il suo potere ha certi limiti. Ora, signori, a mantenere le masse francesi favorevoli all'Italia, era necessaria la cessione della Savoia e di Nizza. A torto od a ragione, io non lo voglio discutere, le masse francesi credevano e credono che le provincie ora accennate appartengano legittimamente alla Francia». Cfr. anche D'Haussonville, M. de Cavour et la Crise italienne (Revue des Deux Monds, 15 settembre '62).
167. «Come Nizzardo voi avete ragione di serbarmi rancore per la mia perorazione in favore del trattato che io avevo firmato; ma oggi io posso dirvi di aver parlato contro la mia convinzione e per necessità.» Così il Cavour al generale A. Poerio che si doleva avere il Cavour detto che la contea di Nizza era da riguardarsi piuttosto come francese che come italiana. Chiala, IV, pag. CCXXII in nota.
168. Felice espressione, riferita da G. Visconti-Venosta (Ricordi di Gioventù, pag. 521) al fratello Emilio.
169. Vedi Federico Loliée, Les femmes du Second Empire, pag. 19. Virginia Oldoini, maritata al conte Francesco Verasis-Castiglione, primo scudiero di Vittorio Emanuele. Bellezza statuaria e famosa e non comune intelletto. Ammiratrice e devota al Cavour, amata da Napoleone III; una fra le più celebrate donne della corte del Secondo Impero, che di troppe e troppo celebrate bellezze sentì il malo effetto. Vedi Griscelli, Memorie.
170. G. Rothan, L'affaire du Luxembourg, Calman Levy, 1884. Vedi anche Lebey, op. cit., pag. 43.
171. Hübner, II, pag. 225. Vedi il capo ultimo di questo libro.
172. A. Labriola, La Comune, pag. 24. Vedi in fine al volume in nota il giudizio di questo scrittore su Napoleone III.
173. Conte Buol Schauenstein (1797-1865) ministro austriaco degli Esteri e presidente del Consiglio dal 1852. Temperamento orgoglioso, scontroso, si oppose nel '52 al riconoscimento del Secondo Impero. Alludendo a lui, l'Hübner saviamente scriveva (I, pag. 109): «L'alterigia è nella società una sciocca consigliera e in politica una pericolosa consigliera». Se la forza della sua alterigia, abilmente stimolata e calcolata dal Cavour, fosse stata minore, non è assurdo pensare che le cose avrebbero preso altra piega.
174. Vedi Mazzini, Scritti, X, pag. 314. «Si è tanto predicato: aspettate; non movete.... indugi, disciplina, prudenza, che le città addottrinate ad attendere tutto dagli altri, nulla dai propri sforzi, hanno apparentemente perduto ogni vigore di iniziativa».
175. «Cavour lasciando Plombières poteva felicitarsi dei risultati ottenuti; ma egli conosceva troppo bene Napoleone per lusingarsi di avere guadagnata la partita. Prevedeva le incertezze, le oscillazioni, ecc., contro cui [avrebbe] dovuto lottare prima di arrivare in porto.» Nota di A. Hübner alla lettera del Cavour (II, pag. 224).
176. Mazzini, Scritti, X, pag. 268.
177. Pierre De Lano, Le secret d'un empire, L'Empereur, pag. 129. Di questo passo, vedi più diffusa spiegazione per ciò che riguarda l'opera del ministro prussiano, nel capitolo ultimo di questo libro. Cfr. Pierre De La Gorge, Histoire du Second Empire, Vol. IV e V.
178. Mazzini, Scritti, X, pag. 84. «Voi spronato costretto dal loro sacrificio (dei republicani italiani) a balbettare qualche timido incerto lagno sulle condizioni d'Italia, avete rimpicciolito il grido potente che viene dai loro sepolcri, a sommessa e codarda preghiera».
179. Lettera del Cavour al marchese Emanuele D'Azeglio. (Chiala, III, XVI, XVII.) Come poi, dopo la pace di Villafranca, la politica inglese si mutasse favorevole all'Italia, vedi nel capitolo Villafranca.
180. Chiala, IV, pag. 219.
181. Ib., III, XCIX.
182. Th. Martin, Life of the Prince Consort, pag. 357. Buon esito ebbe, invece, il prestito interno; e il Cavour se ne compiace col suo solito, forte lepore con Emanuele D'Azeglio, ambasciatore del Re in Londra (7 marzo 1859): «Il nostro prestito (interno) ebbe il più bel successo dopo il rifiuto di tutti i grandi banchieri d'Europa ad occuparsi di tale cosa. È uno spettacolo commovente vedere la premura dei piccoli nostri capitalisti nel venire a portare le loro piccole economie al governo. Questo fatto accoppiato all'emigrazione crescente della gioventù lombarda che accorre sotto le nostre bandiere, deve provare, mi sembra, che il sentimento nazionale non è un'invenzione di quella testa pelata del conte di Cavour».
183. Il 1.º aprile del '59 il Mazzini, dopo aver detto che «l'opinione della Francia, tranne l'esercito, è avversa alla guerra», dopo avere ricordato le relazioni dei prefetti e dei capi di gendarmeria contrarie alla guerra, il silenzio di Parigi all'arrivo dei novelli sposi, il principe Napoleone e Clotilde, figlia di Vittorio Emanuele ecc., scrive: «la Francia repubblicana è risolutamente avversa ad una guerra che, trionfante, deve estendere l'imperialismo al di fuori; sfortunata, spargerebbe nuova vergogna sulle armi francesi e rinnovellerebbe forse le invasioni del 1814 e 1815». Vol. X, pag. 269.
184. Daniele Manin, sacrificando alle necessità l'idealità republicana, ebbe il concetto «dell'alleanza della monarchia e della rivoluzione» (espressione di Garibaldi, vedi il Risorgimento italiano, N. 1, art. 1.º); da cui il motto: Italia e Vittorio Emanuele, da cui la Società Nazionale Italiana, abilmente adoperata dal Cavour.
185. Hübner, II, pag. 79. Il titolo di conte è posteriore. L'Hübner ebbe da prima il titolo di barone. Del '48 fu mandato dal Metternich a Milano onde trovar modo di sedare, accordandosi col vicerè e col Radetzki, l'agitazione prodotta dalla politica di Pio IX. Fu sorpreso dalla Rivoluzione del marzo. Autore di una pregiata opera storica su Sisto V.
186. Hübner, II. pag. 262 e seguenti. «Durante tutto quest'anno (1857) l'Imperatore Napoleone non m'ha mai rivolta la parola, perchè egli non è abbastanza padrone di sè, nè abbastanza abituato al trono per sapere che è indegno di un sovrano tenere il broncio». (II, pag. 80.)
187. Hübner, II, pag. 270. Drouyn de Lhuys (1805-1881) uomo politico francese, più volte ministro degli Esteri. NB. Tutta questa narrazione è fedelmente riassunta dalle interessantissime memorie dell'Hübner.
188. Hübner, II, pag. 280. La fredda, ostile accoglienza che Parigi fece a Clotilde, novella sposa, figlia di Vittorio Emanuele, avrebbe «esasperato l'Imperatore». (Hübner, II, pag. 278.) «Noi non salutiamo la piccina perchè essa ci porta la guerra, avrebbero detto gli operai.» (II, pag. 277.)
189. Hübner, II, pag. 283.
190. Th. Martin, Life of the Prince Consort, IV, pag. 357. «Nel famoso discorso di Bordeaux Luigi Napoleone, presidente della Republica, aveva detto: L'empire c'est la paix. Rothschild voltò la frase: La paix est l'empire, ententez-fous? disse all'ultimo ballo di corte ad uno dei ministri. Ententez-fous? bas de paix, bas d'empire! Il generale De la Roux ebbe il coraggio di ripetere il motto all'Imperatore, che non rise.» (Hübner, II, pag. 273.)
191. Di questi passi, alcuni notissimi e ripetuti, vedi Chiala, III.
192. Mazzini, Scritti, X. pag. 87.
193. Chiala, III, pag. 10.
194. Cfr. Mazzini, «Il discorso regio può tradursi così: la monarchia piemontese ha in core l'Italia, ma la sua fiducia è riposta nelle alleanze ecc. La guerra non dipende da Torino, dipende da Parigi». X, pag. 199.
195. Massari, La vita di Vittorio Emanuele, cap. XLIX.
196. Massari, La vita di Vittorio Emanuele.
197. Lettera di Odo Russell a M. Corbett, Il Risorgimento Italiano, Anno I, fasc. 2.º, pag. 202.
198. La contraddizione è rilevata anche dal Mazzini: «Le piaghe d'Italia non possono sanarsi che lacerando i trattati. Voi non potevate dirlo senza snudare ad un tempo la spada, lo so: ma potevate, se le correzioni parigine non vi dettavano la frase, tacerne». (Il discorso regio, X, pag. 199, 15 gennaio '59.)
199. Conte Guido Melzi d'Eril: essi sono del padre suo, duca Giovanni.
200. Vedi R. Barbiera, Il salotto della Contessa Maffei e G. Visconti-Venosta, pag. 465.
201. Lodovico Mancini. Vedi il racconto minuto nel Barbiera, op. cit., e a pag. 473 dell'op. cit. di Giovanni Visconti-Venosta.
202. Vedi tutto il vol. X degli Scritti del Mazzini.
203. Vedi Mazzini, Scritti, X, XX. La formula plebiscitaria, provocata dopo Villafranca, fu, come è noto, ben altra. Nella lettera «al conte di Cavour» del giugno '58, v'è questo passo: «Voi non potete, senza stoltezza, credere in una serie di principi: noi ci accostiamo rapidamente a tempi, nei quali ogni monarchia sparirà. I vostri affetti devono essere concentrati sul regnante d'oggi. Or la potenza che vi dànno le forze che portate sul campo, e l'abitudine inveterata nei popoli di essere e mostrarsi grati anche a scapito della propria salute, vi assicurano che, serbando a quel re il vanto di aver contribuito con le armi a liberare il paese, voi gli serbavate, se non la corona, la presidenza almeno d'Italia», pag. 78.
204. Carteggio Casati-Castagnetto, pag. XLVII.
205. Mazzini, Scritti, X. pagg. 312. 313.
206. Mazzini, Scritti, X. pag. XVIII in nota; e pag. 205: «Vogliamo la guerra all'Austria, ma non vogliamo combatterla a fianco di un altro straniero che ha fondato, sui cadaveri dei nostri migliori, una usurpazione militare a pro della tirannide di Roma». Non è qui il luogo di rifare la storia della spedizione francese del '49 contro Roma. Richiamiamo tuttavia il passo a pag. 106, e ricordiamo che il Guizot (Memorie, VIII, pag. 403) ai primi accenni di rivoluzione in Roma fece nel gennaio del '48 allestire una spedizione di 5000 armati, pronta ad imbarcarsi per Civitavecchia; ed è noto che se fosse mancato l'intervento francese, sarebbe avvenuto l'intervento austriaco. Ciò è detto non a giustificazione ma a spiegazione.
207. Mazzini, Scritti, X, pag. 306.
208. De Cesare, Roma e lo Stato pontificio, II, pag. 55.
209. Mazzini, Scritti, X, pag. 282.
210. Hübner, II, pag. 221.
211. Chiala, VI, pag. 393.
212. Lettres de M. P. Mérimée à M. Panizzi, edite di Fagan Paris, Lévy, 1881. A questo letterato sono attribuite le lettere d'amore che la futura imperatrice di Francia dirigeva a Luigi Bonaparte.
213. Parole testualmente riferitemi dal dotto e nobile Pietro Galli, distributore nella Gambalunghiana di Rimini.
214. Chiala, III, in fine.
215. Vedi più dietro a pag. 70.
216. Vedi più dietro a pag. 107.
217. Mazzini, Scritti, X. pag. 232, Napoleone III e l'Italia, 15 febbraio.
218. Chiala, III, pag. 37.
219. Chiala, III, pag. 52.
220. Mazzini, Scritti, X, pag. 231.
221. Hübner, II, pag. 278.
222. Chiala, Lettera del Cavour alla contessa A. De Circourt, 22 luglio 1859.
223. «L'avventura italiana ebbe nel regno di Napoleone III l'aspetto amabile, ancorchè ingannevole, di una popolarità sincera, e tale anche oggidì è considerata: tanto è vero che l'umanità si affeziona a ciò che un giorno la sedusse, anche se essa poi ne fu ingannata». Così un autore francese. Pierre De Lano, L'Empereur, pag. 134.
224. Pierre De La Gorge, Histoire du Second Empire, II, pagina 448.
225. Chiala, III, XLI.
226. Chiala, III, pag. XLV. Il segreto della cessione della Savoia era trapelato, pare, anche per indiscrezione di Napoleone stesso. Vedi Chiala, III, XLIV in nota. «Cavour aveva acconsentito a pagare il servizio della Francia in natura, cioè con belle e buone provincie appartenenti da tempo immemorabile alla casa di Savoia, perchè non voleva essere costretto a pagare più caro ancora, cioè con una dipendenza troppo assoluta e un vassallaggio troppo completo, pur sapendo che un simile sacrificio gli sarebbe stato amaramente rimproverato». Così il conte D'Haussonville nel citato articolo del 15 settembre 1862 nella Revue des Deux Mondes.
227. Bonfadini, Vita di Francesco Arese, lettera del Cavour, pag. 165.
228. «La questione italiana ha raggiunto uno stadio in cui ogni speranza di poterla sopprimere, sopire per lungo tempo indugiare, sarebbe non solo immorale, ma follia.» Mazzini, X, pag. 255.
229. Chiala, III, pag. 57.
230. Chiala, III, pag. 28.
231. Ib., III, pag. 55.
232. Mes amitiés à La Marmora (Ottavio, intendente generale a Nizza) que j'aime beaucoup lors même que je m'irrite lors qu'il n'est pas aussi actif que je le voudrais. Chiala, III, pag. 33.
233. Chiala, III, pag. 23. Lettere al Boncompagni (8 febbraio '59) esitante nel preparare l'agonia senza dolori della casa di Lorena in Toscana: «Vi confesso schiettamente che sono un poco meno scrupoloso di voi ed ho una coscienza (nelle cose politiche) un poco più larga della vostra».
234. Mazzini, Scritti, X, pag. 85.
235. Giovanni Visconti-Venosta, op. cit., pagg. 457 e 458.
236. Mazzini, X, pag. 303.
237. Chiala, III, pag. 28.
238. Ib., III, pag. 42.
239. Hübner, II, pag. 373.
240. Taxile Delord, Histoire du Second Empire, II.
241. Garibaldi, Memorie.
242. Chiala, III, LXVI.
243. Mazzini, Scritti, X, pagg. 255 e 268 (15 marzo e 1 aprile '59).
244. Chiala, III, LXIV.
245. Chiala, III, pag. 49. Lettera del 21 marzo.
Per ciò poi che riguarda la Francia, crede o desidera di far credere ad E. D'Azeglio «che la rivoluzione si estenderà alla Francia, che sarà così governata da un sovrano spogliato del suo prestigio e ne seguirà una conflagrazione ben maggiore di quella che oggi si teme». È lo spettro della Rivoluzione; del quale mezzo così acuto uso farà Cavour di fronte a Napoleone. Parlando poi di questa lettera al Nigra, il De La Gorge (op. cit., II, pag. 422) ne fa maligna parafrasi, dicendo che Cavour scrisse al Nigra «affinchè arrivasse sino a Napoleone e con la sua astuzia, i suoi sotterfugi, le sue preghiere lo strappasse alle influenze degli amici della pace».
246. Lettera del 20 marzo. Chiala, op. cit., III, pag. 457.
247. Parole del conte Buol riferite da lord Malmesbury, 27 gennaio 1858. (Vedi Chiala, III.) Il Mazzini stesso (1º aprile, ved. Scritti, X, pag. 271) vi accenna: «Il Piemonte, se romperà guerra appoggiato dalle armi napoleoniche, susciterà a pro' dell'Austria una potente coalizione e finirà per subire le sorti dell'alleato; se romperà guerra solo, sarà disfatto», da ciò la deduzione «di appoggiarsi francamente, lealmente sulla Rivoluzione». Per questa terza via egli rinnova la sua inesauribile fede nella vittoria, benchè richiami a mente «l'inerzia più che probabile del mezzogiorno d'Italia».
248. Chiala, III, LXXVIII.
249. Ib.
250. «Si comprende — scrive il Grabinski, op. cit. pag. 159, — che l'Arese e i patriotti italiani non si preoccupassero guari dei pericoli della Francia; ma bisogna dar lode al sentimento publico in Francia che previde le gravi conseguenze della guerra del 1859 e non nascose punto la sua opposizione ai progetti di Napoleone III.»
251. Mazzini, Scritti, X, pag. 272.
252. Chiala, III, XCVI.
253. Vedi Chiala (III, XCV) il quale toglie dal citato libro del Martin, e dice «che questi ragguagli furono al Principe Consorte comunicati nel febbraio del '60 da eminente personaggio, in condizione di conoscerli con la più scrupolosa esattezza».
254. L'Arese fu dal '49 mandato a Parigi dal ministro Gioberti a sollecitare l'aiuto di Luigi Napoleone nelle guerre d'Italia. Dispaccio Arese del 9 e 21 febbraio 1849. Vedi Bonfadini, pag. 96. L'Hübner ricorda che non fu agevole anche allora distogliere il Presidente dall'intervenire nelle cose d'Italia contro l'Austria.
255. Chiala, III, XCV.
256. Hübner, II, pag. 368.
257. De La Gorge, Histoire du Second Empire, II, pag, 422.
258. Hübner, II, pag. 361.
259. Hübner, II, pagg. 367 e 368.
260. La principessa Matilde, figlia del re di Westfalia, sorella del principe Napoleone, cugina dell'Imperatore. Di questa dama vedi Federico Lolliée, Les femmes du Second Empire. Fu uno degli affetti giovanili di Napoleone III. Muliebremente caratteristica è la frase di lei: «Se io l'avessi sposato, mi sembra che gli avrei rotto la testa per sapere quello che c'era dentro».
261. Poi ministro al tempo della guerra tra Prussia ed Austria.
262. Hübner, II, pagg. 370 e 371.
263. Ib., II, pag. 271.
264. Chiala, III, CVIII.
265. Chiala, III, CVII.
266. Chiala, VIII, XCVII. Dispaccio di lord Cowley a lord Malmesbury.
267. G. Roberti, L'Italia nel carteggio della Regina Vittoria. Nel Risorgimento Italiano. Anno III, fascicolo 2.º, pag. 206.
268. De La Gorge, op. cit. III, cap. I.
269. Hübner, II, pag. 361.
270. Il Massari, op. cit., pag. 309, racconta questo efficace aneddoto. Giacomo Rothschild si recò dal Cavour dopo il colloquio con Napoleone per sapere se v'era pace o guerra. Cavour rispose: «Vi sono molte probabilità per la pace, e vi sono molte probabilità per la guerra». «Sempre astuto, signor Conte.» «Ecco, signor barone, io vi faccio una proposta: comperiamo dei titoli e giochiamo al rialzo; io poi darò le mie dimissioni. Avremo un rialzo di 3 franchi.» «Voi siete troppo modesto, signor conte, voi valete almeno 6 franchi.»
271. Chiala, VI, pagg. 376-380. Queste apprensioni del Cavour hanno il loro perfetto riscontro in Mazzini (X, pag. 273): «I governi irritati del nostro averli costretti ad agitarsi, a tremare, ad armarsi per nulla, s'adoprerebbero a frenarci come perturbatori perpetui senza intento determinato: i Popoli che ieri guardavano in noi come in Popolo iniziatore, imparerebbero a sprezzarci come chi minaccia e non osa. Tolga il cielo tanta vergogna. Un popolo che ottiene fama di codardo è spento per sempre».
272. Lettera di Villamarina al Cavour, 17 gennaio 1858, in N. Bianchi, Storia documentata, VII, pag. 391.
273. De La Gorge, II, pag. 347 e segg.
274. Op. cit., II, pag. 350. Vedi anche le Memorie di Claude, capo della Polizia sotto il Secondo Impero, I, pag. 357.
275. Chiala, VI, pag. 197.
276. De La Gorge, op. cit., II, pag. 353.
277. Pierre De Lano, L'Impératrice Eugénie, pag. 99.
278. Ib., pag. 100.
279. Ib., pag. 100.
280. Lettera all'Arese del 26 agosto '59. Vedi Bonfadini, pagina 186. Il Bonfadini vi aggiunge in nota: «L'augusta donna non prevedeva, sotto l'impressione dei suoi sdegni vivaci, che tre dipartimenti francesi, oltre il rimborso di sessanta milioni, avrebbe guadagnato l'Impero tenendo fede alle stipulazioni di Plombières»; e su questo punto dovrebbe cessare ogni discussione. Napoleone III o la Francia, avendo poi chiesto un pagamento, e questo essendo stato fatto, la partita si deve ritenere chiusa. Nei libri di ragioneria non esiste, in fatti, il capitolo riconoscenza. Se non che il supporre la guerra d'Italia fatta a questo scopo, è supporre cosa troppo semplice.
281. Pierre De Lano, La Cour de Napoléon, pag. 225.
282. Lettera al Principe Consorte di A. Thiers del 22 marzo: «L'Imperatore, non ha che un fine, che un'idea fissa: arrivare alla guerra, pur parlando di pace». Chiala, III, LXXVIII.
283. «L'Imperatore, non ostante avesse aderito al congresso, nel suo intimo, desiderava ardentemente la guerra.» Chiala, III, CX.
284. Dispaccio di lord Cowley a lord Malmesbury. Chiala, III. Vedi anche Kossuth, Souvenirs.
285. De La Gorge, op. cit., III, pag. 9.
286. Umiliare l'Austria; consolidare col prestigio della gloria militare il trono usurpato; cattivarsi la benevolenza dei republicani, sostenendo un'idea generosa; sostituire in Italia l'influsso imperiale a quello dell'Austria. Convincere anche di mendacio Vittore Hugo che aveva detto: «Voi non avete guadagnato che la battaglia di Satory» (campo di manovre dove la cavalleria aveva acclamato Imperatore il Presidente della Republica), e Mazzini, che aveva detto: «Voi amate bensì le uniformi di parata, corrusche d'oro, ma dubito che siate atto a condurre solo alcuni reggimenti». A questa velleità di duce supremo allude anche l'Hübner. Fu anche detto: La guerra d'Italia, per effetto di vincoli settari, si presentava come una cambiale non prorogabile: bisognava pagare, e la pagò in fretta, per liberarsi da questo impegno. Ma più forse che i vincoli settari, l'impegno di Plombières, che Cavour veramente agitò come una cambiale. Il programma di Napoleone I dei confini della Francia: il Reno e le Alpi. Il De Lano accerta esistere un ms. dell'Imperatore e col titolo: Perchè feci la guerra d'Italia.
287. L'Orsini, uccidendo Napoleone III, si riprometteva, insieme con la vendetta di Roma, la republica in Francia; dal quale mutamento sperava utilità per l'Italia. I dispareri col Mazzini, la impulsività del carattere, la tristezza dell'esiglio incitarono il trapasso dal pensiero all'opera. Fallita questa e vistosi perduto, volle o fu confortato a volere, che il suo sangue, consacrato alla causa d'Italia, non fosse sparso invano. Da ciò la lettera all'Imperatore.
«Vostra Maestà — diceva — si ricordi che gli Italiani, tra i quali era mio padre, versarono con gioia il loro sangue per Napoleone il Grande: si ricordi che gli furono fedeli sino alla sua caduta. Vostra Maestà non respinga la voce suprema d'un patriota sui gradini del patibolo: liberi la mia patria, e le benedizioni di 25 milioni di cittadini la seguiranno nella posterità».
Dopo l'attentato dell'Orsini l'Hübner voleva sapere se era vero che «l'Imperatore avesse l'imaginazione colpita» (Hübner, II, pag. 285); e al Cavour sono attribuite queste parole: «Per l'Imperatore, Mazzini è uno dei suoi più feroci nemici: gli spedisce ogni tre mesi degli assassini: una specie particolare di pazzia» (Chiala, III, CV). Il proposito di Napoleone di graziare l'Orsini è stato messo in dubbio; anzi, negato dal nobile Carlo di Rudio (Resto del Carlino, 4 ottobre 1908), il quale riferisce particolari interessanti, ma molto contestati e contestabili, sull'attentato. Ma della volontà di graziare l'Orsini non può cadere dubbio (vedi anche Hübner). Altre deduzioni si potrebbero fare se risultasse che la polizia austriaca sapeva in antecedenza dell'attentato (vedi Bonfadini, op. cit., pagg. 173-176 e Prefazione alle citate Memorie del Griscelli, Loescher, 1908). Avvenuta la pubblicazione delle lettere dell'Orsini nella Gazzetta Piemontese, scrive l'Hübner: «I giornali di Parigi non hanno osato riprodurre gli ultimi scritti dell'assassino, che l'organo del signor Cavour raccomanda come modello alla gioventù italiana». Specialmente perchè la provenienza dovrebbe significare qualche cosa, ristampo questi passi di lettera che da Parigi Amilcare Cipriani, non inferiore al Rudio per audacia rivoluzionaria, ma coscienza insospettata, scriveva il 17 settembre 1906 al signor Paolo Mastri e che fu edita nel Resto del Carlino (17 settembre 1908):
«.... la prima lettera che scrisse all'Imperatore, questi, profondamente impressionato e commosso, per tentare di salvarlo e servire in pari tempo la causa italiana per la quale l'Orsini si era sacrificato, per l'intermediario di Pietri, la fece recapitare a Jules Favre difensore dell'Orsini stesso, acciocchè la leggesse dinnanzi alle Assise, ciò che fu fatto.
«L'effetto fu strepitoso e, se Orsini non ebbe salva la vita, ebbe salvo l'onore.
«I ministri andiedero su tutte le furie, ed il conte Hübner, ambasciatore austriaco ne fu sbalordito, perchè intese che era un colpo diretto al cuore del suo governo.
«La seconda, quella ch'egli scrisse alla vigilia di morire, l'Imperatore l'inviò a Cavour, pregandolo di pubblicarla nella Gazzetta Ufficiale del Piemonte.
«Cavour, sorpreso, obiettò che un tale atto equivaleva ad un attacco diretto di entrambi contro l'Austria.
«Napoleone rispose si pubblicasse, e così fu fatto. Erano le prime ostilità.
«Quattro mesi dopo Cavour e Napoleone si trovarono a Plombières: l'Imperatore fu ben presto convinto che Orsini non era un delinquente, ma un apostolo che s'immolava per la sua patria, e non avendo potuto salvargli la vita, gli fece sapere in carcere: «che d'ora innanzi tutti i suoi pensieri erano oramai rivolti alla liberazione d'Italia.» Per questa complicata questione dell'Orsini si desiderano i promessi studi di Alessandro Luzio.
288. Chiala, III, pag. 187.
289. Carducci, Alberto Mario giornalista. Come abbia il Carducci avversato Napoleone, è troppo noto per qui farne parola.
290. Chiala, III, pag. 58.
291. Buol a Malmesbury, vedi Chiala, III, CVIII.
292. L'Italia nel carteggio della Regina Vittoria nel Risorgimento Italiano, Anno I, fascicolo 2.º, pag. 201.
293. Ma andassero lontani Poerio e gli altri condannati politici, fuori del mondo: non udisse più il Re parlare di loro. Invece udì parlare di loro. Erano sbarcati a Cadice e non era facile rimetterli in nave ancora. Imbarcateli a qualunque costo, aveva ordinato il Re. E ancora ripresero il mare. Ma li aveva uditi giunti in Irlanda, e poi a Londra, acclamati, compianti, onorati.
Sono proprio di quel tempestoso mese di marzo, quando dopo la nota del Monitore, il Cavour — secondo il Guerrazzi — aveva perso il sonno e tutto andava in isconquasso, queste interessanti istruzioni per Poerio e gli altri esuli napoletani a Londra:
Illuminare l'opinione pubblica inglese, evitando però, come fecero sinora con tanta prudenza, le dimostrazioni e gli atti che potrebbero farli confondere con la screditata emigrazione mazziniana. Cercare ogni modo per dimostrare che le due grandi cagioni dei nostri mali sono: l'influenza austriaca e la dominazione temporale del Papa: insistere su questo punto per rendersi favorevole l'opinione protestante. Fare adesione alla politica piemontese, senza però lasciar travedere che si subisca l'influenza venuta da Torino. Insistere perchè l'Inghilterra faccia prevalere nel Congresso (se Congresso vi sarà) il principio del non intervento dell'Austria, in modo preciso ed assoluto, nei paesi situati sulla sponda destra del Po.
294. Risorgimento Italiano, Anno I, fascicolo 2.º, pag. 206
295. Hübner, II, pagg. 362, ecc. e 393.
296. Chiala, III, CXI.
297. Hübner, II, pag. 370.
298. De La Gorge, op. cit., II, pag. 431.
299. Ib., II, pag. 428.
300. «Massimo parte domani: a Londra ed un po' anche a Parigi il suo viaggio è visto di buon occhio, perchè si spera servirsi di lui per rovesciare il conte Camillo, e surrogarlo a lui». Lettera del Massari al Panizzi, 15 aprile. Vedi la lettera di Massimo d'Azeglio al Cavour, datata da Londra proprio in quel 19 aprile. Venuto ad amichevoli colloqui con gli uomini di Stato inglesi e col Principe Alberto, si mostra tutt'altro che turbato o spiacente dell'accettato congresso. «Tutti vedranno che in quest'occasione il raziocinio ha vinto in te la tua naturale tendenza all'operare ardito». «Una grande discussione, della quale si farà gran pubblicità e gran commenti nella stampa, che metta in luce tutte le bricconerie usate contro gli italiani, non può ridondare che in sovrano nostro vantaggio». Perchè gli uomini di Stato inglesi sono avversi all'Italia? «Perchè suppongono gran progetti a Napoleone e credono che noi siamo suoi istrumenti». Poi osservando la diffidenza che in tutti ha inspirato Napoleone e come «non abbia disposto le cose in modo da trovarsi preparato ad ogni evento», scrive: I lo chërdia pi bulo: io lo credeva più accorto. Vedasi come tutto risponde a ciò che venimmo scrivendo. (Chiala, VI, pagg. 391-393.)
301. Chiala, III. pag. 85.
302. Pour moi Mazzini c'est un adversaire politique, dont nous avons pu anéantir le parti, mais avec qui nous ne pourrons jamais arriver à un accord. Souvenirs del Kossuth. Vedi in Chiala, III, CV.
303. Vedi Castelli, Ricordi, pag. 97.
NB. È del 19 aprile questa lettera del Cavour a G. Gorio (Chiala, VI. pag. 394): «Non si dia più verun fastidio per la pronta vendita dei buoi grassi. Salveremo le vacche, ma perderemo la causa italiana, che pareva prossima ad una soluzione favorevole. L'Imperatore è stato ingannato od è traditore. Ci ha fatto un danno irreparabile col costringerci al disarmo. Credo che potrò fra breve abbandonare il ministero che abborro per andare a stabilirmi a Leri in modo definitivo».
304. Hübner, II, pag. 69.
305. Ib., II, pag. 276.
306. Cioè: disarmo del Piemonte; esclusione del Piemonte; nessun mutamento territoriale.
307. Avvenuta l'intimazione dell'ultimatum, supremi sforzi tentò lord Malmesbury perchè il conte Buol aderisse all'ammissione degli Stati Italiani al congresso (dispaccio del 20 aprile, ore 1.43 pom.). Per mezzo del suo ambasciatore protestò il 22 aprile in nome di S. M. Britannica, aggiungendo che «se l'ultimatum avesse avuto effetto, l'Austria avrebbe perduto ogni titolo all'aiuto ed alla simpatia dell'Inghilterra».
Oramai era deciso: il conte Buol rispose all'ambasciatore inglese che «v'era un'opinione pubblica anche in Austria, con un Imperatore giovane e cavalleresco a cui la dignità e l'onore del suo paese erano sacri. Noi siamo stati sbeffeggiati, provocati, insultati per lungo tempo dalla Sardegna». Vedi Chiala, III. CXXXVII. Tentò il Walewski il mezzo supremo dell'intimidazione per mezzo di Massimo d'Azeglio, mandato in quei giorni a Parigi ed a Londra dal Cavour: «Per carità, consigliate, consigliate al vostro governo subito il disarmo. Se voi non disarmate, l'Austria vi attaccherà e vi schiaccerà senza fallo. Noi verremo in vostro soccorso, ma sarà troppo tardi. L'esercito piemontese avrà cessato d'esistere e il Piemonte servirà di campo di battaglia tra Francia ed Austria».
308. Vedi Nota precedente.
309. Hübner, II, pag. 395.
310. Chiala, III, CXXII.
311. Chiala, III, CXXII.
312. Ib., VI, pag. 395.
313. Vedi Castelli, Ricordi, pag. 97.
314. Vedi Loftus, Correspondence respecting the affairs of Italy, pag. 321.
315. Hübner, op. cit., II, pag. 406.
316. Hübner, op. cit., II, pagg. 292 e 293.
317. Bonfadini, Vita di Francesco Arese, pag. 382.
318. Voti favorevoli 110, contrari 24.
319. La lettera concludeva: «Ho l'onore di pregare Vostra Eccellenza di voler prendere il contenuto (della presente) in seria considerazione e di farmi sapere se il governo del Re acconsente o no a mettere, senza indugio, il suo esercito sul piede di pace e a licenziare i volontari italiani.
«Il latore della presente ha l'ordine di mettersi a vostra disposizione tre giorni per la risposta.
«Se allo spirare di questo termine non ricevesse risposta, ovvero essa non fosse completamente di nostra soddisfazione, la responsabilità delle gravi conseguenze che seguirebbero a questo rifiuto ricadrebbe tutta intera sul governo di Sua Maestà di Sardegna.
«Il mio Imperatore, dopo avere esaurito tutti i mezzi concilianti per procurare ai suoi popoli la garanzia della Pace, dovrà con suo grande rincrescimento ricorrere alla forza delle armi.
«Nella speranza, ecc., ecc., signé Buol».
320. Vedi Massari, Vita del conte di Cavour.
321. Op. cit., II, pag. 440. Vedi anche questo mio libro, pag. 178.
322. Morto da valoroso a Castelfidardo, 1860.
323. Breve risposta. Riassume le vicende del Congresso. Il Piemonte ha accettato le condizioni del Congresso, formulate dalle potenze d'Europa. Rifiuta di aderire al disarmo fuori di quelle condizioni. «Quali ne possano essere le conseguenze, la responsabilità ricadrà su chi ha armato per primo, su chi ha rifiutato le proposte dell'Inghilterra, su chi ora vi sostituisce un comando di minaccia. Signé: C. Cavour».