125.  Pausaniæ Arcadica, seu liber VIII cap. 43.

126.  Virgil. Æneid. lib. XI vers. 246.

127.  Servius ad Virgil. Æneid. lib. VIII vers. 9.

128.  Strabo lib. VIII p. 360. Pausaniæ Messenica, sive lib. IV Cap. 31. Stephanus Bizantinus de Urbibus in verbo Thurii.

129.  Strabo lib. VIII pag. 386.

130.  Herodot. Histor. lib. 1 Cap. 145.

131.  Pausaniæ Arcadica, sive lib. VIII Cap. 15 in fine.

132.  Strabo lib. VIII pag. 387.

133.  Idem pag. 388.

134.  Pausaniæ Arcadica, sive lib. VIII cap. 25.

135.  Pausaniæ Achaica, sive lib VII cap. 6.

136.  Herodotus lib. I cap. 145.

137.  Millingen Considerations sur la numismatique de l’ancienne Italie. Rubi in Peucetia pag. 150.

138.  Pratilli Via Appia Cap. XIV pag. 528.

139.  Dionys Halicarnass. lib. I.

140.  Virgilius Eclog. X. vers. 31.

141.  Frontinus De coloniis cap. XIII.

142.  Pratilli Via Appia lib. IV cap. XIV.

143.  Tacitus Annalium I cap. 54.

144.  Svetonius in vita Tiberii Claudii Cæsaris cap. VI.

145.  Idem in vita Serv. Sulpic. Galbæ cap. VIII.

146.  Brissonius de Verbor. significat. verbo Augustalis.

147.  Muratorius Rerum Italicarum Scriptores Tom. IV pag. 47.

148.  Idem Tom. V pag. 77.

149.  Lupi Protospatæ Rerum in Regno Neapolitano gestarum ab anno 850 usque ad annum 1102 Breve Chronicon apud Muratorium dicto Tom. V pag. 45.

150.  Non si comprende in primo luogo con quali facoltà abbia potuto il Vescovo di Ruvo donare al Priore di Montepeloso una parte de’ beni della sua Chiesa. Molto meno s’intende il perchè volle esigere la scorta di un uomo a cavallo tutte le volte che si recava non solo a Bari, ma anche a Canosa. Per Bari essendo stato il Vescovo di Ruvo sempre suffraganeo dell’Arcivescovo di Bari, si può intendere il perchè esser poteva obbligato a fare questo viaggio. Ma per Canosa bisogna dire che vi siano stati allora tra le due città altri rapporti Ecclesiastici a noi ignoti.

151.  Alexandri Telesini Cœnobii Abbatis Historia lib. I cap. X et sequent. et signanter cap. XVIII et XIX apud Muratorium dicto Tom. V pag. 618 et 619.

152.  Virgilius Georg. lib. I vers. 266.

153.  Faber Basilius Thesaurus linguæ latinæ verbo Rubeus.

154.  Cotesto Alessandro fratello di Tancredi dev’essere quegli che l’Abate Telesino nel luogo innanzi trascritto, e nel capo XXXIII e seguenti del libro II della sua Storia lo chiama Alexander Comes.

155.  Romualdi Salernitani Chronicon apud Muratorium Rer. Ital. Scriptor. Tom. VII pag. 186.

156.  Falconis Beneventani Chronicon apud Muratorium dicto Tom. V pag. 109 et 115.

157.  Abbas Telesinus loco supra citato cap. XLI ad XLVI. Falco Beneventanus loco supra citato pag. 115.

158.  Romualdi Salernitani Chronicon loco supra citato pag. 196 lit. E.

159.  Hugonis Falcandi Historia Sicilia apud Muratorium dicto Tom. V pag. 262 et sequent.

160.  Romualdus Salernitanus loco supra citato pag. 209 lit. B.

161.  Richardi de S. Germano Chronicon apud Muratorium Rerum Ital. Script. Tom. VII pag. 977 lit. D.

162.  Ughellius Italia sacra Tom. VII Episcopus Rubensis.

163.  Constitutio Regni Magnæ Curiæ lib. I tit. 48, et Constitutio Post mortem Baronis lib. III tit. 25.

164.  Vi dev’essere quì un errore di nome in cui cadde l’amanuense che copiò e registrò l’originale Privilegio, giacchè il concessionario che quì è chiamato Rodulfus de Colna ne’ Registri posteriori che saranno più giù riportati è chiamato Arnulfus de Colant. Anzi è notabile che in una Lettera Regia scritta al Giustiziere della Terra di Bari nello stesso anno 1269 per taluni danni recati dagli uomini di Molfetta nel territorio di Ruvo si legge così. Ranulfi de Colant Domini Terræ Rubi. Regest. Caroli I anni 1269 lit. B fol. 187 a t.

165.  Regest. Caroli I anni 1269 Lit. J fol. I.

166.  La rimota antichità della Chiesa di Calentano la pruova anche una lapide che ivi vi è. Si vede ora questa incastrata in uno delle mura della Sacrestia; ma sono stato assicurato che stava prima nella scala dell’abitazione del Cappellano. Che non molti anni indietro uno de’ passati Cappellani la fece torre con poco accorgimento da quel sito, e situare nella detta Sacrestia, la di cui costruzione si mostra molto più antica dell’epoca segnata nella lapide suddetta nel modo che siegue

MCCCCXXXIII
HOC OPVS DEVOVIT FIERI
FRATER ANDREAS DE CVRNIMO
AD HONOREM
B. M. V. MATRIS DE CALENTANO
MAGISTER PALMIRI
FECIT

167.  Regest. Caroli I anni 1268 lit. A fol. 155 a t.

168.  Regest. Caroli I anni 1277 lit. F fol. 24 108, et 233 a t. Anni 1278 lit. B fol. 67 a t. Et anni 1279 lit. B fol. 42.

169.  Regestum Caroli I anni 1272 lit. A fol. 108 a t.

170.  Dicto Regest. fol. 21 a t.

171.  Regest. Caroli I anni 1276 et 1277 lit. A fol. 82.

172.  Regest. Caroli I anni 1274 lit. B fol. 320 a t.

173.  Vi dev’essere quì nel Registro per necessità o un errore di data nella Lettera del Re, o un errore nella indicazione del tempo assegnato alla esecuzione degli ordini da lui dati. Come mai i feudatarj chiamati al servizio militare avrebbero potuto trovarsi a S. Germano undici giorni prima del dì 25 Gennajo, data della lettera, colla quale veniva loro ciò ordinato?

174.  Regest. Caroli II ann. 1291 lit. A fol. 79 a t. et fol. 113.

175.  Fasciculus 86 fol. 55.

176.  Dal confronto di cotesti Registri viene a conoscersi l’epoca di quella informazione senza data de’ feudatarj e suffeudatarj della Terra di Bari di cui innanzi ho parlato. Costando dai Registri di Carlo II testè riportati che la città di Ruvo nell’anno 1291 era tuttavia posseduta dalla famiglia de Colant, e da quelli del Re Roberto che nell’anno 1310 Galeraimo de Juriaco aveva perduta quella città per contumacia, è conseguenza che la predetta informazione nella quale è riportato come Feudatario di Ruvo Roberto de Juriaco è dell’epoca del Re Carlo II. Cotesto Roberto nell’anno 1291 non era ancora Feudatario di Ruvo, e nell’anno 1310 aveva cessato di vivere, posto che il feudo di Ruvo era passato a Galeraimo che lo perde per la sua contumacia. Un registro dunque che parla del detto Roberto è del tempo intermedio, quando regnava ancora Carlo II.

177.  Non è nella lettera nominalmente indicato il feudatario di Ruvo a cui era stata diretta. Ma dalla data di essa dell’anno 1307 e dalle cose dette innanzi risulta che non poteva questi esser altri che Roberto, o Galeraimo de Juriaco.

178.  Il Capitolo del Re Carlo I quì trascritto è registrato con migliore ortografia al num. 83 de’ suoi Capitoli riportati nel Codice delle nostre antiche leggi. Pruova lo stesso gli abusi della prepotenza Baronale a cui fu nella necessità di apporre un freno.

179.  Regest. Caroli II anni 1306 et 1307 lit. B fol. 227.

180.  Ambrogio Calepino nel suo Vocabolario dice cosa è la giumella di cui quì si parla. Giumella sorta di misura, ed è tanto quanto cape nel concavo di ambe le mani per lo lungo accostate insieme quantum cavis manibus continetur.

181.  Ciò pruova che in ogni tempo si è continuato a mantenere in Ruvo quelle officine di vasi fittili che ci hanno dati tanti capi-lavori antichi di belle e capricciose forme.

182.  Vi è quì sicuramente un errore nel Registro perchè queste parole non s’intendono.

183.  Regest. Caroli II anni 1307 lit. B fol. 115.

184.  Fin dal tempo del Re Carlo I il Feudatario di Ruvo si querelò di quello di Terlizzi perchè contro ogni dritto stendeva le mani sul territorio di Ruvo e cercava usurparlo a danno suo e degli abitanti della città di Ruvo. Quindi scrisse il Re nel dì 14 dicembre 1269 una lettera molto energica al Giustiziere della Terra di Bari perchè si fosse conferito di persona sul luogo e con tutta diligenza e fedeltà avesse verificato l’esposto, e trovandolo vero, avesse imposto al Feudatario di Terlizzi sub certa pœna, e nel suo nome che non avesse più osato di stendere le mani sul territorio di Ruvo. Regest. Caroli I anni 1269 lit. D fol. 109 a t.

185.  Regest. Regis Roberti anni 1309 lit. H fol. 304 a t.

186.  Regest. Regis Roberti anni 1314 lit. C fol. 129.

187.  Tristano Caracciolo, Costanzo e Summonte citati da Giannone nel principio del libro XXIII della sua Storia Civile.

188.  Muratorius Rerum Italicarum Scriptores Tom. XII pag. 547.

189.  È facile il comprendere che nel Registro di cui sto parlando si volle minutamente riportare la storia delle discussioni seguite sulla dimanda di Margherita Pipina attese le circostanze delicatissime nelle quali la Regina si trovava in faccia al Pubblico. Si fece ciò per allontanare il sospetto che la Regina avesse voluto favorire la vedova di uno de’ rei principali della morte del Re Andrea, e per far vedere che si era resa alla stessa strettamente la giustizia dopo matura discussione.

190.  Regest. Joannæ I anni 1346 lit. C fol. 10.

191.  Muratorius Rerum Italicarum Scriptores Tom. XII pag. 610.

192.  Idem Tomo supra citato pag. 636 et 637.

193.  Giannone Storia civile etc. lib. XXIII cap. I con tutti gli altri Scrittori da lui citati.

194.  Polybii Histor. lib. V.

195.  Muratorius loco supra citato pag. 585.

196.  Muratorius ibidem pag. 680.

197.  Il Capitolo di Ruvo ha portata sempre la massima diligenza nella conservazione di quel pregevole edificio, e specialmente nel buono mantenimento de’ vasti tetti che lo cuoprono. Le ultime volte però che sono stato in Ruvo ho veduto non senza un positivo rancore che le riparazioni e gl’indispensabili nettamenti de’ tetti erano stati per più anni trascurati. Quindi le acque piovane avevano cominciato a penetrare nella Chiesa. Non potei contenermi dal mostrarne il mio malcontento. Sono stato però dopo assicurato dal Signor Primicerio D. Domenico Chieco di essersi già dato l’opportuno riparo a questo grave inconveniente che avrebbe potuto trarsi dietro conseguenze assai fastidiose. Debbo quindi augurarmi che il Capitolo suddetto nel tratto successivo saprà su questo articolo interessantissimo meritarsi quella stessa laude che gli sarà da me resa per le altre cose che in seguito anderò a dire.

198.  Muratorius loco supra citato pag. 652.

199.  Matteo Villani lib. I cap. 93. Lib. II cap. 24 41 e 65 e lib. III cap. 41. Costanzo lib. VI. Giannone Storia civile lib. XXIII cap. I.

200.  Fasciculus XI fol. 176 et 177.

201.  Regest. Regis Ladislai anni 1404 lit. B fol. 151.

202.  Scipione Mazzella Descrizione del Regno di Napoli lib. II sulla Famiglia Orsini.

203.  I privilegj quì enunciati non si trovano registrati ne’ Quinternioni. È chiaro però che la città di Ruvo con altri feudi di sopra riportati pervenne a Gabriele del Balzo Orsini dal Principato di Taranto, qual figliuolo secondogenito del Principe di Taranto a cui apparteneva come lasciò scritto Scipione Mazzella nel luogo innanzi citato alla pag. 158.

204.  Repertorio Primo de’ Regj Quinternioni di Terra di Lavoro, e Contado di Molise fol. 1. Repertorio Primo de’ Regj Quinternioni delle Provincie di Capitanata e Bari fol. 172.

205.  Quinternione III fol. 127 e 193 a t. Vedi anche i Repertorj innanzi citati.

206.  Detto Repertorio Primo de’ Quinternioni delle Provincie di Capitanata e Bari fol. 172.

207.  Literarum Partium XVIII anni 1478 ad 1479 Camera IX lit. A Scanzia I Num. 37 fol. 208 a t. ad 209.

208.  Tacitus Annalium lib. IV.

209.  Guicciardini Storia d’Italia lib. V. Cantalicii Consalvia lib. II. Pauli Jovii vita Consalvi lib. II. Giannone Storia Civile del Regno di Napoli lib. XXIX cap. IV.

210.  Non è forse ciò improbabile. Ne’ giornali pubblicati al tempo dell’Impero Francese mi ricordo di aver letto che dopo la famosa battaglia di Jena guadagnata da Napolione Buonaparte contro i Prussiani, i Francesi abbatterono la colonna di Rosbacch, trofeo della insigne vittoria ivi riportata da Federico il Grande Re di Prussia. Ma coll’aver tolta quella colonna fecero sì che non abbiano essi perduta quella giornata? Oscurarono forse con ciò la gloria militare di Federico che seppe guadagnarla?

211.  La città di Castellaneta non è vicina a Barletta; ma bensì alla distanza di ottanta miglia e più. È questa una circostanza da valutarsi nel fatto di cui si parla non bene riportato dal Guicciardini come più giù saremo a vederlo.

212.  Ruvo, non Rubos, non è stata mai una Terra; ma in tutti i tempi è stata sempre considerata come una città distante da Barletta sedici miglia e non già dodici.

213.  Guicciardini Storia d’Italia lib. V.

214.  Non è improbabile che quella parte della muraglia che Paolo Giovio dice di esser crollata sotto i colpi dell’artiglieria di Consalvo, sia stata quella che tredici anni dopo nell’anno 1516 fu dai Ruvestini riedificata dalle fondamenta e di miglior costruzione, come più giù saremo a vederlo.

215.  Pauli Jovii Vitæ Illustrium Virorum Vita Consalvi lib. II.

216.  Cantalicii Consalvia Lib. II. Raccolta de’ Scrittori Napolitani di Gravier Tom. VI.

217.  Tomo XIX della detta Raccolta di Gravier pag. 104 e 105.

218.  Tacitus Histor. lib. I.

219.  Mentre questo foglio stava per passare al torchio, il nostro giornale delle due Sicilie del dì 14 Febbrajo 1844 n. 34 sotto la rubrica di Spagna ha recato il seguente articolo dell’Heraldo (foglio Ministeriale). Si dice in esso che Consalvo di Cordova fece edificare il magnifico Monastero di S. Girolamo nella città di Granata, ove volle esser sepolto, con aver legato allo stesso la sua spada, il suo ritratto in tela e ’l suo busto. Si seguita a dire che cotesto Monastero rispettato dai Francesi nella invasione dell’anno 1810 per i tanti pregevoli monumenti di belle arti che vi erano, è rimasto ora devastato dalla guerra civile, e si soggiugne: Ma ciò ancora più imperdonabile è il furto della spada dell’Eroe ch’era nella Cappella principale con un quadro rappresentante il Gran Capitano che offre la sua spada al Papa e ne aspetta la benedizione. Se ne veggono ancora i modiglioni. Dopo tante profanazioni ne mancava una ultima. La tomba dell’eroe venne aperta ed i suoi avanzi derubati e sparsi qua e là; una delle sue mandibole con tre denti è per caso rimasta con qualche altro frammento. — Per aggiugnere un ultimo tratto a tale racconto, diremo che durante l’insurrezione che scoppiò nell’anno 1835, la spada di Consalvo di Cordova fu venduta per tre franchi. Dio mi guardi dal compiacermi di sì fatte vandaliche e detestabili profanazioni. Ma un avvenimento di tal fatta seguìto in un Paese che ben lo conosco, ed ove anzi si pecca di soverchio orgoglio nel vanto degli uomini di guerra prodi e famosi che ha prodotti, non può non farmi una forte impressione! Desidero intanto di tutto cuore che la Misericordia di Dio gli abbia perdonata la enorme ingiustizia, ed iniquità commessa a danno della nostra povera città.

220.  Quinternione VIII segnato col num. 19 fol. 140 a 143.

221.  Quinternione XXI fol. 212.

222.  Nello strumento di permuta tra il Vescovo e Clero di Ruvo e Giovanni de Mapono dell’anno 1392 riportato innanzi nel Capo VIII pag. 130 si dice che la casa data dal Vescovo e dal Clero era sita in loco Porte de Noha. Quale sia stata la Porta che portava questo nome lo spiega un pubblico strumento di proccura fatta dalla Università di Ruvo nel dì ultimo Novembre 1608 per gli atti del Notajo Decio Pincerna di Ruvo ove si legge così: Accessimus ad domos ipsius Universitatis a Porta de Noja juxta suos fines, ubi congregari solet dicta Universitas pro actis publicis peragendis. La casa della Università quì indicata stava appunto nel sito di questa porta come saremo or ora a vederlo. Cotesta proccura sta al foglio 121 del Protocollo di quell’anno del detto Notajo Pincerna. Conservatore della sua scheda quando io lo lessi era il fu Notajo D. Giuseppe Girasoli di Ruvo. Ignoro il di lui successore. Dai precitati due strumenti si può conchiudere che l’antico nome della porta suddetta era Porta di Noja.

223.  Pare che siasi con ciò ritenuta nelle forme Cristiane una costumanza delle antiche città Greche, le quali mettevano sulle loro porte la statua di Minerva. Dal che prese cotesta Dea anche il nome di Πολιάς o Πολιοχος urbis custos.

224.  L. 1 et L. 87 ff. De verbor. signif.

225.  L. ff. Ne quid in loco sacro.

226.  Tra i vasi fittili antichi trovati in Ruvo ve ne sono stati parecchi con figure a rilievo. Ne ha di essi acquistati il Real Museo. Io ne ho tre, e D. Salvatore Fenicia uno. So con sicurezza di esserne passati altri anche all’Estero. A cotesti vasi allude la parola sculpta.

227.  Rileva ciò la circostanza che molti convalescenti delle convicine città vanno a Ruvo di proposito per ristabilirsi attesa la somma bontà dell’aere che ivi si respira, e la ridente situazione della nostra città.

228.  Partium XXXIX Ann. 1522 a 1523, ora col num. 110 fol. 24 a t.

229.  Comune XLII 3. Anno 1523 lit. H n. 103.

230.  Fa veramente meraviglia come i Vicerè soffrivano e permettevano ai Baroni un linguaggio tanto orgoglioso che offendeva i dritti della Sovranità. Non erano i Baroni Signori degli uomini de’ loro feudi, ma erano anch’essi sudditi del Re come tutti gli altri. Cotesto titolo quindi di Signori peccava di soverchia baldanza.

231.  Registro delle Consulte della Regia Camera della Sommaria per gli anni 1600 e 1601 N. 101 fol. 54 a 63.

232.  Stefano de Stefano Ragion Pastorale Tom. I cap. II pag. 42.

233.  Si noti che nell’anno 1509 la città di Ruvo era posseduta da D. Isabella de Requesens moglie del detto Vicerè D. Raimondo di Cardona. Ecco perchè si dice quì la cità vostra de Rubo.

234.  Grande Archivio — Atti riguardanti la mezzana di Ruvo Camera Prima sotto i tetti Lettera D Scanzia V n. 23.

235.  Si parla quì della difesa comunale eretta nell’anno 1510 di cui innanzi si è parlato.

236.  Archivio della Regia Dogana di Foggia Tomo I delle Istruzioni Doganali fol. 113.

237.  De Dominicis Stato Politico ed Economico della Dogana di Puglia Part. I cap. V n. 22 pag. 217.

238.  Nel linguaggio Doganale le contravvenzioni di questa specie ai regolamenti del Tavoliere, le quali davano luogo ad un procedimento, si chiamavano disordini.

239.  Quando veniva a morire un feudatario colui che gli succedeva nel feudo era nell’obbligo di pagare al Real Tesoro la metà della rendita che lo stesso aveva data nell’anno della morte del suo predecessore. Cotesto pagamento si chiamava Relevium. Per liquidarsene l’importo il Tribunale della Regia Camera della Sommaria prendeva informazione della rendita ritratta da ciascuno de’ corpi, o dritti che componevano il feudo. Ecco come dalle informazioni de’ rilevj si veniva a conoscere quali questi erano.

240.  Questo fondo è ora di mia proprietà avendolo acquistato nell’anno 1808 dopo l’abolizione della feudalità unitamente ad un altro fondo adiacente denominato la Piantata di qualità burgense, di cui vi sarà in seguito la occasione di far menzione.

241.  Si noti che nello strumento dell’anno 1552 riportato innanzi alla detta pag. 201 Fabrizio Carafa Duca d’Andria e Conte di Ruvo s’incaricò di cotesto antico contratto, e quindi fece la seguente dichiarazione: Pro cujus nemoris herba et pascuo dicta Regia Curia annuatim pro servitio Regiæ Dohanæ Menæpecudum Apuliæ solvit eidem Excellenti Comiti annuos ducatos quincentum de carolenis argenti, in quo nemore non possunt intrare pecudes nisi in Vigilia Nativitatis Christi anni cujuslibet. Dal che viene a risultarne che de’ già detti annui ducati mille e cento convenuti nell’anno 1473 ducati cinquecento si pagavano per l’erba del Bosco di Ruvo ed altri seicento per quella delle murge di Ruvo e Minervino.

242.  Repertorio de’ Registri Comuni fol. 122.

243.  Per demanio de Rubo si deve quì intendere il demanio delle murge. Primo perchè gli Scrittori Doganali riportandosi alla convenzione dell’anno 1473 passata tra il Re Ferdinando I di Aragona e Pirro del Balzo dicono che il riposo per le pecore del Tavoliere fu accordato nel demanio delle murge. Secondo perchè il rimanente demanio di Ruvo è stato sempre un demanio comunale occupato dalle masserie di semina de’ cittadini, sul quale Pirro del Balzo non poteva avervi verun dritto, nè vendere l’erba di esso al Regio Tavoliere.

244.  Commun. XVIII ann. 1473 e 1474.

245.  Regest. Caroli II anni 1306 et 1307 fol. 222.

246.  L’espressioni quì adoperate sono molto pregne, e s’intende bene a che alludono. Mi dicevano i vecchi di Ruvo che più di un Abruzzese entrato in quel bosco valendosi del proprio dritto non si era trovato più nè vivo, nè morto. Gli antichi Duchi di Andria non sono stati coi Locati Abruzzesi così benigni e sofferenti come lo furono i Padroni di masserie Ruvestini da essi flagellati barbaramente.

247.  Stefano de Stefano Tom. I cap. XI n. 36.

248.  In quell’epoca le contribuzioni dovute allo Stato si pagavano per fuochi. Si numeravano le famiglie di ciascun Comune. Ogni famiglia formava un fuoco. Ogni fuoco aveva la imposta determinata, e dal numero de’ fuochi risultava la somma che pagar doveva il Comune. Quindi il prezzo della Giurisdizione della Portolania, e de’ Pesi e Misure fu caricato sulla somma che il Comune di Ruvo contribuiva allo Stato secondo il numero de’ fuochi.

249.  Partium XXXIV ora 4018 anni 1629 et 1630 fol. 247 a t.

250.  Regest. Partium XLIV anni 1607 ad 1608 Camera IX lit. Q Scanz. I n. 166 fol. 160 retro et 161.

251.  Atti per gli assegnatarj de’ Fiscali della città di Ruvo, etc.

252.  Fol. 216 detti atti.