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Il busto d'oro : romanzo cover

Il busto d'oro : romanzo

Chapter 22: INDICE
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About This Book

La narrazione segue Evaristo Grinfieri, un giovane impiegato ambizioso nel mondo della finanza, che, respinto da un ricco banchiere sul finanziamento di una nuova impresa, concepisce il progetto disperato di procurarsi un milione con metodi rischiosi. Il contrasto tra la prudenza dell'anziano capitalista e l'audacia dei più giovani mette a fuoco diverse concezioni del denaro e del lavoro. Attraverso ritrovi d'affari e conversazioni sugli investimenti si delineano reti di amicizie, calcoli speculativi e abitudini consolidate. Il testo esplora la febbre della speculazione, le tentazioni morali e i momenti decisivi che possono trasformare carattere e destino.

CAPITOLO XX. Evviva gli sposi! — La domanda di un colloquio! — Hulda ed Evaristo

Sono trascorsi due mesi da quando più sopra narrammo.

***

Un salone grandioso con le pareti di velluto rosso, a frange d’oro enormi, listate di grossi cordami d’oro, con singolarissimi fiocchi pesanti, d’oro parimenti.

Il soffitto invece, tutto un giuoco di fiori, tutta una bizzaria mirabile di rose, di margherite, di mughetti, di viole, di glicine di edere, in volate capricciose, in ciocche ricchissime cadenti, in grappoli cascanti, in ventagli di lunghi raggi, in spalliere bizzarre facenti artistica invasione sul velluto rosso dalle liste, dai cordoni, dai fiocchi d’oro.

Cinque grandi lampadari elettrici, sfolgoravano dai prismi iridescenti già prima che fossero accesi.

Duecento, fra dame e cavalieri, aspettavano gli sposi ritornanti dalle cerimonie.

L’indugio non fu lungo. Dal fondo della sala si levò un gran mormorio confuso, picchiettato di piccoli gridi gentili, poi si fece un gran silenzio. Tutti erano percossi dalla solennità del momento.

A un tratto abbuiò, come se un lampo nero fosse passato su tutte quelle teste; poi un improvviso folgorio di luce, uno sprazzo strabiliante di elettricità fece succedere a quell’istante di notte, la luce del sole.

Il piedino della sposa, entrando aveva dato il passaggio alla corrente, e la luce fu.

Mary splendeva meravigliosa nella candida semplicità.

Il velo rialzato e fluttuante in sua balìa, metteva intorno alla testa della biondissima — di statura alta un poco, e nello incedere graziosa tanto — un’aureola vaporosa e un profumo celestiale.

Si poteva essere belle quanto Mary, ma non più modeste, ma non più angioli in sembianza umana.

Non aveva luccicore, non aveva costellamento alcuno di diamanti, nè alle orecchie, nè al collo.

Su quelle i biondissimi verginali capelli cadenti, erano l’ornamento più bello, su questo il fior d’arancio era il più ambito fermaglio.

Solo il fianco, solo il fianco sinuoso lievemente, era cinto da un doppio giro di diamanti, cadenti in due liste su la soffice gonna bianchissima...

Ad ogni mover di passo, agitando i cento diamanti, le saliva dal piede tutto un mutevole fiammeggiare di raggi che s’arrestavano alla cintura quasi non osando levarsi più in alto, dove una casta luce indescrivibile si partiva dagli occhi celesti della sposa specchianti un’anima celeste pure...

Evaristo, in abito nero, avanzava a lato della sposa, disinvolto, squisitamente superbo, ma pallidissimo.

Egli si sentiva d’intorno come una grande soddisfazione, come un omaggio principesco, ma di dentro il cuore gli ripeteva quella parola che aveva cominciato a dirgli dal primo giorno di amore con Mary.

In mezzo a quella festa, a quello sfarzo, accanto a una creatura angelica quale Mary, il cuore gli gridava: ladro!

***

Quando fra strette di mano e complimenti la coppia nuziale fu giunta a mezzo del salone una sorpresa colpì tutti, e colmò di meraviglia.

Le grandi pareti di velluto rosso a frange, a cordoni a fiocchi d’oro, si elevarono lentamente aggruppandosi, annichilendosi tra i fiori del soffitto, scomparendo, senza scomporli...

Tutt’intorno eran disposte le mense, in grandioso ferro di cavallo per duecento persone.

Trenta servi in livrea, irreprensibili, inappuntabili come statue...

Cominciò una musica dolcissima tutta di archi, e invano le dame e i cavalieri cercavano i suonatori. Quella melodia veniva un po’ dappertutto e d’ogni punto del vasto ambiente sembrava il sospirar melodioso.

Della dovizia della mensa, dello sfoggio di argenteria e di cristalli è proprio superfluo parlare...

Quando la musica cessò cominciarono le piccole conversazioni in quelle cento coppie, conversazioni che riunite e fuse in un solo concerto di voci, davano già per sè stesse una gaiezza ed una animazione insolita.

Comunque parlando, gli occhi di tutti difficilmente si staccavano dalla sposa.

Mary sentiva addosso tutti quegli sguardi, i quali, se avessero avuto la parola, avrebbero taciuto; sguardi di ammirazione, di passione, di invidia, d’odio sepolto in fondo al cuore, di desiderio, di rabbia e perfino di compassione.

A un certo punto del convito, poco prima dei brindisi, un servo presentò a Francis Webb una lettera, sopra una guantiera d’argento.

— Oggi veramente non si trattano affari — disse Webb aprendo la lettera. — Come! — fece poi sottovoce — una lettera di Evaristo, di mio genero? Ma se è qui a tavola!

La lettera diceva così:

«Signor Webb mio amatissimo suocero.

«Appena letta la presente lasciate la tavola per pochi minuti. Io vi seguirò. Debbo comunicarvi cosa che vi farà grandissimo piacere».

Webb si alzò e si allontanò.

Evaristo lo seguì.

Quando furono appartati e soli Evaristo disse:

— Signor Webb, abbia la bontà di entrare nell’ascensore.

Entrarono e discesero.

Nel cortile stava una vettura pronta.

— Favorisca salire in vettura.

— Ma perchè? Dove andiamo?

— A brevissimo tratto di qua. Meno di cinque minuti.

— Ma, che diamine di imbroglio è questo? Proprio oggi? Di che si tratta, parla.

— Pazienti pochi minuti.

La carrozza infatti poco appresso si fermò al palazzo della Nuova linea dell’Est.

Discesero nel grandioso vestibolo in fondo al quale era un’ampia scala di marmo.

— Mi segua — disse Evaristo con un tremito nella voce e affrettando il passo come spinto da una forza superiore.

Entrarono in un salotto elegantissimo.

— Segga — disse Evaristo, che restò in piedi avanti a Webb.

Evaristo ebbe un momento d’esitazione, poi parlò risoluto:

— Signor Webb, suocero mio, le dirò cosa che penerà a credere e che pur troppo è vera.

— Di che si tratta? Spiegati, perchè siamo attesi...

— Ebbene, la somma che vi fu involata, il milione preparato pei pagamenti d’Italia e Francia, l’ho rubato io!!

— Tu?!

— Io!!

Webb rimase immobile, con le mani in avanti e gli occhi sbarrati.

— Lei rammenta quando le chiesi i mezzi per la Nuova linea dell’Est?

— Sì, rammento...

— Rammenta che me li negò?

— Ebbene?

— Allora, io architettai il furto, che è riuscito. La nuova società è costituita; io che non ho figurato finora, io sono quello che lo possiede e la dirige... Gaspero!... son io!

— Ma come hai fatto tutto, se tu sei stato vittima con me?

— Questo è stato il mio segreto per rendermi superiore ad ogni sospetto. Oggi, giorno del mio matrimonio, io rendo a Francis Webb quello che, per dargli una lezione, gli ho preso. Favorisca di qua, signor Francis Webb.

Entrarono in grande studio arredato col massimo sfarzo.

— Oggi io regalo a mio suocero il busto in oro di sua figlia. Eccolo. Guardi come le somiglia. Costa duecento mila dollari... è l’equivalente del furto più gli interessi. Osservi il peso.

Toccò una molla e il busto d’oro ebbe una oscillazione come se sotto di esso, agisse una bilancia.

— È di più! — disse Webb.

— No, sono gli interessi.

— Tutto ciò mi sorprende... io non so che dirti.

— V’è di più. Signor Webb, tutto quanto vede è suo. Ella è il maggiore azionista della Nuova linea dell’Est... Mi accordi il suo perdono e mi prometta di non far sapere mai nulla a Mary.

— Hai troppo ingegno, troppa abilità, perchè non ti perdoni.... Ho avuto torto quel giorno a negarti poche migliaia di dollari, ho avuto torto... Vuol dire che adesso noi siamo i padroni del nuovo movimento.

— Noi!

Webb abbracciò commosso Evaristo..

— Lei dunque, non mi ritiene per un... per un ladro?...

— Ah, no! Ah, no! Tu sei un genio — Così dicendo lo abbracciò teneramente. — Ora torniamo subito a Mary, essa ci aspetta... abbiamo tardato abbastanza.

***

Alla fine del banchetto nuziale, quando si formarono pei vaghi conversari i diversi gruppi passando nelle sale attigue, e dopo che Isaia Wood ridendo, faceva ridere, con i denti da foca, avvenne un fatto semplice, ma curioso.

Il Conte Melisardo che era tra gli invitati andò a Webb che discorreva fra gli sposi, conducendo per presentare, non avendolo potuto fare prima, il figlio Fausto — l’antiquario — e la di lui fidanzata la signorina Concetta, già Hulda ed ora Concetta per sempre.

Quando nella presentazione venne la volta di Hulda e di Evaristo, questi inchinandola con elettissima galanteria le strinse la mano dicendo:

— Contessa, ben felice di fare la sua conoscenza. Il conte Fausto avrà in voi una moglie ideale.

***

Mentre per tutta New-York si parlava degli splendissimi sponsali di Evaristo e di Mary — un vecchio cieco che insegnava a rubare — il Padre di Guy Stein — diceva ai giovani che lo ascoltavano intenti:

— Ricordatevi sempre, che esistono dei galantuomini, più ladri di noi perciò state in guardia. La buon’anima di mio figlio Guy, non lo ha mai voluto credere...


INDICE

Capitolo I. — La negativa inattesa. — Due tipi opposti. — Hulda la bella. Pag. 3
Capitolo II. — L’amante amata. — La cameriera giudiziosa. — Il cognato Wood. 19
Capitolo III. — Ancora una bottiglia. — Sotto il fanale rosso. — La carrozza misteriosa. 35
Capitolo IV. — L’assalto alla vettura. — La signora misteriosa. — I pensieri di Bess. 63
Capitolo V. — L’angelica Mary. — L’ubbriacone impenitente. — Il segreto della prima donna. 92
Capitolo VI. — L’antiquario di Toledo. — L’idillio indimenticabile. — L’alba maledetta. 115
Capitolo VII. — Hulda e Guy Stein. — Un mutamento troppo rapido. — Ciò che dovrà seguire. 135
Capitolo VIII. — La consolazione di Bess. — Un giornale di nuovo genere. — La fine di un cavallo. 151
Capitolo IX. — Un’anima in pena. — L’orologio di Mary. — Un mistero dopo l’altro. 177
Capitolo X. — I dolcissimi baci. — La lettera per Bill Oward. — L’attesa del momento. 194
Capitolo XI. — Ciò che dice Hulda. — Ciò che pensa Guy Stein. — Ciò che pensa Francis Webb. — Ciò che aspetta Evaristo. 216
Capitolo XII. — Un pensiero a Gar. — La donnina Lucy. — Dove sono le chiavi. 226
Capitolo XIII. — La prima sorpresa. — Davanti alla cassa-forte. — Ciò che fa la polizia. 243
Capitolo XIV. — Le idee di Mary. — Nuove pagine d’amore. — Contrasto in famiglia. 253
Capitolo XV. — Le conseguenze di quanto sopra. — Evaristo alle durissime prove. — Ciò che almanaccò Guy Stein. 278
Capitolo XVI. — Il colloquio doloroso. — Il supremo consiglio. — Bill Oward in scena. 305
Capitolo XVII. — In prossimità delle nozze. — Il divisamento disperato. — Un miracolo del caso. 325
Capitolo XVIII. — D’un pensiero d’un accento. — L’antiquario di Toledo. — Cause ed effetti. 338
Capitolo XIX. — I sotterranei di Benvenuto Cellini. — Beneficenza — vanità — réclame. — Una visita del conte. 354
Capitolo XX. — Evviva gli sposi! — La domanda di un colloquio! — Hulda ed Evaristo. 368

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.

Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.