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Venti anni dopo

Chapter 95: INDICE
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About This Book

A band of once-famous companions, now older, reunites amid political turmoil at court and in the streets, where shifting factions and an embattled ministry provoke conspiracies, arrests, and daring rescues. The plot alternates between brisk episodes of action—duels, clandestine meetings, prison breaks, and military encounters—and quieter reflections on loyalty, aging, and honor. Personal rivalries and steadfast friendships are tested by ambition and upheaval, while schemes of power and vengeance drive the characters into risky gambits that produce both reconciliations and bittersweet consequences.

CONCLUSIONE.

I due amici, trasferitisi alla loro abitazione, trovarono una lettera di Athos che fissava loro l’appuntamento al Gran Carlomagno per la mattina seguente.

Ambedue si coricarono a buon’ora, ma non dormirono. Non si giunge già alla meta di tutte le nostre brame, senza che la meta una volta toccata influisca a discacciare il sonno, almeno per la prima notte.

All’indomani all’ora stabilita si recarono da Athos. Trovarono il conte ed Aramis vestiti da viaggio.

«Veh! disse Porthos, dunque si parte tutti? anch’io ho fatto il mio fardello.

«Eh sì, rispose Aramis, a Parigi nulla vi è da far più tosto che non v’ha più Fronda. Madama di Longueville mi ha invitato a andar a passare alcuni giorni in Normandia, ed intanto che si battezzi il suo figliuolo mi ha incaricato di andare a farle apparecchiare la casa a Rouen. Vo ad eseguire questa incombenza; di poi, se non v’è niente di nuovo, tornerò a seppellirmi nel convento di Noisy-le-Sec.

«Ed io, fece Athos, me ne vo da capo a Bragelonne. Lo sapete pure, caro d’Artagnan, oramai non son altro che un bravo e buon campagnuolo; Raolo non ha altro patrimonio che il mio; poveretto! e di questo bisogna ch’io abbia cura, poichè in certo modo sono soltanto un prestanome.

«E di Raolo, che ne fate?

«Ve lo lascio, amico mio. Va a farsi la guerra in Fiandra, voi lo condurrete: temo che il soggiorno di Blois sia pernicioso alla giovane sua testa. Guidatelo, ed insegnategli ad esser prode e leale come voi.

«Io dunque, disse d’Artagnan, non vi avrò più meco, Athos, ma almeno avrò quella cara testina bionda; e sebbene sia solamente un fanciullo, siccome in lui rivive intera l’anima vostra, crederò sempre di avervi vicino, ad accompagnarmi e a sostenermi».

I quattro amici si abbracciarono con le lacrime agli occhi, e si separarono senza sapere se mai si rivedrebbero.

D’Artagnan tornò in via Tiquetonne, con Porthos sempre pensoso e intento a ricercare chi fosse colui ch’egli aveva ucciso. Arrivati davanti all’albergo del Granchio, videro pronte le carrozze del barone, e Mousqueton in sella.

«A voi, d’Artagnan, disse Porthos, lasciate via la spada, e venite meco a Pierrefonds, a Bracieux o a du Vallon: invecchieremo insieme favellando dei nostri camerati.

«No, disse d’Artagnan, sta per aprirsi la campagna, ed io voglio esservi; spero di guadagnarci qualche cosa!

«E che sperate di diventare?

«Capperi! maresciallo di Francia.

«Ah ah! fece Porthos guardando d’Artagnan, alle di cui guasconate non aveva mai potuto interamente avvezzarsi.

«Venite con me, Porthos, soggiunse d’Artagnan, vi farò duca.

«No no, Mouston non vuol più guerreggiare; e poi è stata preparata un’entratura solenne in casa mia, che farà crepar d’astio tutti i miei vicini.

«A ciò non ho che rispondere, riprese il capitano che conosceva la vanità del nuovo barone. Sicchè, amico, a rivederci.

«A rivederci, caro capitano. Sapete che quando vorrete venire a trovarmi sarete sempre gradito nella mia baronia.

«Sì, al ritorno dalla campagna.

«Le carrozze del signor barone sono all’ordine» avvertì Mousqueton.

E i due antichi colleghi si separarono dopo essersi stretta la mano. D’Artagnan restò sul portone, seguitando con occhio malinconico Porthos che si allontanava.

Ma dopo venti passi questi si fermò di botto, si picchiò la fronte e retrocedè dicendo:

«Mi rammento!

«Che cosa? domandò d’Artagnan.

«Del mendico che ho ammazzato.

«Davvero! e chi è?

«Quel furfante di Bonacieux».

E Porthos contentissimo di aver la mente libera raggiunse Mouston, e seco disparve dal canto della strada.

D’Artagnan stette un istante immobile e a riflettere; poscia volgendosi vide la bella Maddalena, che dolente delle nuove grandezze di lui rimaneva su la soglia senza muoversi.

«Maddalena, le disse il Guascone, datemi l’appartamento dei primo piano; sono costretto a figurare ora che sono capitano delle guardie. Ma tenetemi sempre a disposizione la camera del quinto piano, chè non si sa quel che possa succedere».

FINE.


INDICE

I. La larva di Richielieu Pag. 5
II. Ronda notturna 14
III. Due antichi nemici 21
IV. La regina Anna sui quarantasei anni 34
V. Guascone e Italiano 43
VI. D’Artagnan sui quarant’anni 47
VII. D’Artagnan è nell’imbarazzo, e lo viene a soccorrere un antico conoscente 53
VIII. Influenze diverse che può avere una mezza doppia sopra un bidello e sopra un piccolo cantore 60
IX. Come d’Artagnan cercando ben lontano Aramis, si accorse ch’era in groppa dietro a Planchet 67
X. L’Abate d’Herblay 74
XI. I due volponi 79
XII. Il signor Porthos Du Vallon de Bracieux di Pierrefonds 88
XIII. Come d’Artagnan, nel ritrovare Porthos, si accorgesse che non sempre le ricchezze formano la felicità 93
XIV. Ove si dimostra qualmente se Porthos era scontento del proprio stato, Mousqueton però era soddisfattissimo del suo 101
XV. Due teste da angioli 106
XVI. Il castello di Bragelonne 114
XVII. Diplomazia di Athos 121
XVIII. Il signor di Beaufort 130
XIX. Ricreazioni del duca di Beaufort nella torre di Vincennes 136
XX. Entra in funzioni Grimaud 145
XXI. Ciò che contenevasi ne’ pasticci del successore di maestro Marteau 156
XXII. Un’avventura di Maria Pichon 165
XXIII. L’abate Scarron 176
XXIV. San Dionigi 190
XXV. Uno dei quaranta mezzi di fuga del sig. di Beaufort 198
XXVI. D’Artagnan giunge opportuno 207
XXVII. La strada maestra 215
XXVIII. L’incontro 221
XXIX. Il buon uomo Broussel 229
XXX. Quattro antichi amici si dispongono a rivedersi 235
XXXI. La Piazza Reale 243
XXXII. La barca dell’Oise 247
XXXIII. Scaramuccia 255
XXXIV. Il supposto monaco 261
XXXV. Colloquio segreto 270
XXXVI. Grimaud parla 275
XXXVII. Alla vigilia della battaglia 281
XXXVIII. Un pranzo del tempo addietro 291
XXXIX. Lettera di Carlo I 299
XL. Lettera di Cromvello 304
XLI. Mazzarino ed Enrichetta 311
XLII. Come gl’infelici confondono talvolta il caso con la Provvidenza 316
XLIII. Zio e nepote 323
XLIV. Paternità 327
XLV. Un’altra regina che chiede soccorso 334
XLVI. Ove si prova che il primo impulso è sempre il migliore 344
XLVII. Il Te Deum della vittoria di Lens 351
XLVIII. Il mendico di Sant’Eustachio 367
XLIX. La torre di Saint-Jacques-la-Boucherie 376
L. La sommossa 381
LI. La sommossa diventa ribellione 388
LII. Con le disgrazie viene la memoria 398
LIII. Abboccamento 404
LIV. Fuga 410
LV. La carrozza del Coadjutore 420
LVI. Come a vendere della paglia, d’Artagnan e Porthos guadagnassero, uno duecentodiciannove luigi e l’altro duecentoquindici 432
LVII. Vengono notizie d’Athos e d’Aramis 440
LVIII. Lo Scozzese spergiuro alla fè Un danajo vendette il suo re 449
LIX. Il vendicatore 457
LX. Oliviero Cromvello 464
LXI. I gentiluomini 469
LXII. Gesù Signore! 474
LXIII. In cui si prova qualmente nelle più scabrose situazioni i cuori grandi non perdono mai il coraggio, nè gli stomachi buoni l’appetito 481
LXIV. Salve alla decaduta Maestà 487
LXV. D’Artagnan trova un progetto 495
LXVI. La partita a zecchinetta 506
LXVII. Londra 512
LXVIII. Il processo 518
LXIX. Whitehall 527
LXX. Gli operaj 535
LXXI. Remember 542
LXXII. L’immascherato 548
LXXIII. La casa di Cromvello 556
LXXIV. Conversazione 563
LXXV. La filuca. Il Lampo 572
LXXVI. Il vino di Porto Porto 582
LXXVII. Fatality 595
LXXVIII. Nel quale Mousqueton, stato in procinto d’essere arrostito, andò a rischio di esser mangiato 601
LXXIX. Ritorno 609
LXXX. Gli ambasciadori 617
LXXXI. I tre luogotenenti del generalissimo 624
LXXXII. Combattimento di Charenton 636
LXXXIII. La strada della Piccardia 645
LXXXIV. La riconoscenza della regina Anna 652
LXXXV. Regia autorità di Mazzarino 657
LXXXVI. Precauzioni 661
LXXXVII. La mente e il braccio 666
LXXXVIII. Il braccio e la mente 674
LXXXIX. Le carceri perpetue del signor di Mazzarino 680
XC. Conferenze 686
XCI. Ove si comincia a credere che alla fine Porthos sarà barone e d’Artagnan capitano 691
XCII. Qualmente con una penna e una minaccia si fa meglio e più presto che con la spada e lo zelo 698
XCIII. Nel quale si prova come talvolta sia ai re più difficile lo rientrare nella capitale del loro reame, che lo uscirne 711
Conclusione 721

NOTE:

1.  È noto che Mazzarino, non avendo ricevuto alcuno degli ordini che vietano il matrimonio, aveva sposata la regina Anna. (Vedansi le memorie di Laporte e quelle della principessa Palatina).

2.  Madama di Motteville.

3.  Ciò non ostante il regio procuratore Omer Talon lo chiamava sempre signor Particelle, seguendo l’abitudine dell’epoca d’infrancesare i nomi forestieri.

4.  Questa mane si è alzato un vento di Fronda, e credo che vada fischiando contro a Mazzarino.

5.  Vedasi Luigi XIV e il suo secolo, congiura di Chalais.

6.  Dimmi su, Laboissière, non istò bene da uomo? Affè, voi cavalcate meglio che quanti siamo. Ella sta fra le alabarde, nel reggimento delle guardie, alla guisa di un cadetto.

7.  Beaufort, di eccelsa fama, che seppe vettovagliar Parigi, deve sempre sguajnare la spada ma non dir mai la sua opinione. — Se vuol servire la Francia non si accosti alla tribuna: si mandi addietro la sua eloquenza, e il brando suo cavi dal fodero. — Ei brilla e tuona in battaglia, ed ivi ognuno giustamente lo teme; ma all’udirlo ragionare ognuno lo prenderebbe per istupido. — Gastone è men di lui nell’imbarazzo quando abbia da pronunziar un’arringa. Ah! perchè a Beaufort manca la lingua? Ah! perchè a Gastone manca il braccio?

8.  Qui l’Autore intende riportarsi al suo romanzo I Tre Moschettieri, di cui il presente romanzo è soltanto un seguito. (Il T.)

9.  Poire d’angoise. Era una sbarra perfezionata; aveva la forma di una pera, si cacciava dentro alla bocca, e mediante una molla si dilatava in guisa da distendere le mascelle nella maggior larghezza possibile.

10.  Fu per equivoco creduto dalle due fuggiasche che l’uomo coricato fosse un prete; si riscontra il contrario dal seguito del racconto.

11.  Io pensava che il destino dopo tante ingiuste sventure, giustamente v’incoronò di gloria, onori e splendori; ma ch’eravate più felice essendo in passato.... non dirò io innamorata.... ma la rima vuol però così.

12.  Io pensava che il povero amore, il qual vi presta sempre le sue armi, è sbandito dalla vostra corte senza gli strali e la faretra; e di che poss’io prevalermi, o Maria, passando presso di voi, se tanto maltrattate quei che sì bene vi servirono?

13.  Io pensava, noi poeti pensiamo con bizzarrìa, a ciò che fareste nell’umore in cui vi trovate, se quivi in questo momento vedeste venire il duca di Buckingham; e qual dei due sarebbe in disgrazia, o il duca o il padre Vincenzo (Padre Vincenzo era il confessore della regina).

14.  In Inglese: venite.

15.  I nostri leggitori sanno certamente che Pan Pane (nume mitologico) e Paon pavone (uccello) hanno la stessa pronunzia; quindi l’equivoco, che ha un significato in francese, ma non in italiano.

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.

Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.