In questo mezo, Guido Guerra da Bagno, assa' nominato di sopra, et cupido di nove mutatione in Romagna, non li bastando di quello havea fatto sæpius in Cesena, che etiam contra l'arzivescovo nostro di Ravenna volsse mostrar il poter suo, benchè male li advenisse. Et un zorno dimandoe alchune zente al sig. Pandolfo di Rimano, nostro soldato, non dicendo quello voleva far; et venne a un loco di la jurisditione di ditto arzivescovo, nel territorio de Ravena, chiamato Castel Nuovo, et quello prese et aquistoe, perchè era senza custodia. Et inteso ditto arcivescovo, che tunc se ritrovava ai soi castelli, questo, scrisse ad Andrea Zancani, podestà et capetanio de Ravenna, dolendossi non tanto de Guido Guerra, che lo cognosceva suo nimico, ma di la zente dil signor di Rimano; et etiam si dolse a la Signoria nostra, la qual hebbe molto a mal che, con le zente nostro medeme, fosse seguito tal inconvenienti. Et scrisse al signor de Rimano che si dolevano molto di questo, et facesse provisione fosse reso ditto castello, et dimostrar a Guido Guerra havia facto assa' dispiacer a la Signoria a far questo. Et zonte ditte lettere a Rimano, el signor deliberoe monstrar la fideltà havia, et mandò a chiamar ditto Guido Guerra venisse a parlar. Et zonto ivi in castello, li fo ditto come era presone de la Signoria. Et esso Guido disse: Non so haver facto cossa alcuna contra di Soa Serenità, et al manco habbi questa gratia che li parli. Ma, indubitante Senatu, senza dir altro, a dì 13 Novembrio fo strangolato, et cussì finite la sua vita dolorosamente, et messe fine a tanti mali, quanti havia commesso. Era tamen valentissimo homo et di gran cuor, et favorizava le cosse franzese; unde, questa morte non solum a la Signoria nostra, ma etiam al summo Pontifice..., per le molestie deva a Ravena, terra di la Chiesia, come di questo di sopra ho assa' scritto. Et morto che 'l fu, madona di Forlì, fo moglie dil conte Hieronimo, femina quasi virago, crudelissima et di gran animo, mandoe alcuni fanti a questo Castel Nuovo, et vi mandoe Achiles, capetanio di le soe zente ivi, et tolse ditto castello. Et benchè la Signoria scrivesse fusse renduto, per esser cossa del territorio di Ravena, et lei diceva esser di Forlì; unde fo necessario scriver al signor di Rimano vi mandasse alchune zente, et a Bernardo Contarini, provedador de Stratioti, era con 850 stratioti a Ravena, che statim andar dovesse a recuperar ditto castello, et far sì ch'el si havesse; et scritto a Andrea Zancani, podestà de Ravena, facesse ogni provisione. Et statim questo receuto, Bernardo Contarini, licet non fusse ancora ben risanato dil mal acutissimo havia habudo, pur disposto di metter la vita per questa Republica, a dì 28 Novembrio partì con stratioti et fanterie di Ravena, et con lui vi era Jacomo da Veniexia, Jacomo da Tarsia et Antonio di Fabri, capi di fantarie. Et la sera, a hore 24, arivono a Mendula, loco dil signor di Rimano, ordinato per lozamento lhoro. Et non havendo quelli facto alchuna preparation per espugnar Castello Nuovo, tutta quella notte nostri steteno in exercitio, in far far scale et far preparar 4 spingardele; et fo facto 30 scale. Et a dì 25 a l'alba, montoe ditto provedador a cavallo con li stratioti, et aviate le fanterie avanti, a hore 17 si presentò atorno ditto Castello Nuovo, et dismontoe a piedi, e con tutti li stratioti, per esser mal loco su quel monte a cavallo; et mandò el suo trombeta con Jacomazo, capetanio di le fantarie preditto, el qual fusse a parlamento con el castellano, e notificharli era venuto ivi per haver ditto castello o per amor o per forza; prometandoli che, si aspettasseno la bataia, tutti sariano tagliati a pezi, et le sue robbe messe a saco. Li quali risposeno, volentier parleriano col suo Provedador. El qual, visto esser richiesto, andoe e si presentoe a l'incontro di la porta. Et el castellan disse, come ditto castello era tolto e tenuto per la Chiesia, et che facesseno venir el governador di Cesena, che li comandasse che desse el castello, che lo daria volentieri. Et per el Provedador li fo risposto, che tal parole non era a proposito; et che se intendeva bene, Achiles capetanio di le zente de madona de Forlì havea preso ditto castello, et quello si teniva ad instantia de madona; et che li deva termine do hore li dovesse consignar le chiave, altramente lo daria a sacomano. Et li dimandò el castellano li desse termene tutto doman, per poter mandar a Cesena, et per intender el parer dil governador. Et visto el Provedador le artilarie non esser zonte, ita che li huomeni non potevano dar la bataia, fo contento darli tutto ozi termine. Si tolse una chiesia a presso le mure, et lì fece alozar el capetanio et tutta la fantaria, et lì volleva metter le artilarie. Et esso Provedador scrisse a la Signoria, come la mattina li volleva dar la bataia, non si rendendo. Et cussì Stratioti alozoe a uno loco se chiama el Monte dil Vescovo, circondato da molte neve. Et a dì 28 Novembrio, in lo borgo di Mendula, le nostre fantarie fonno a le man tra loro; et fo amazato uno de' provisionati de Antonio di Fabri; et questo per cridar: Favri! Favri! e Tarsia! Tarsia! El Provedador, adunata la matina la fantaria, fece far una crida, pena de la forcha, che niuno chiamasse altro che: Marco! Et poi a dì 30 ditto, da matina, a hore 13 de notte, fo compito de far uno poco de riparo, dove erano alozati a l'incontro di la porta dil castello. Et a questa hora andò el Provedador, con tutti li capi de Stratioti, a piedi, un poco di arzer a canto le mure dil castello, et stavano coperti da bombarde. Et la caxon andoe avanti zorno, fo perchè le bombarde et archibusi bateva tutta la strada dove nostri haveano ad andar. Et messo le poste, el Provedador con li stratioti et Antonio di Fabri da una banda, et il resto da l'altra, et havendo promesso aspetar fino la matina, et come fo levato el sol, mandoe ditto Provedador missier Zorzi Paleologo et Nicolò da Nona, capi de Stratioti, con Antonio di Fabri, contestabelle, a notifichar che li daria la battaia, sì come li haveva promesso. Et questi apresentadi fonno salutati di molti sassi, et, nel levar dil sol, fo deserato una bombarda e le spingarde tutte a le difese. Mettendosi in hordene nostri per darli la bataia, li contadini, che erano dentro, fece segnal soprastesse, dicendo volleva dar la terra, la qual era per loro guardata, con condition fusseno salvi l'haver et le persone, et che daria ogni aiuto per haver etiam la rocha et la torre. El Provedador mandoe ditto Zorzi et Nicolò da Nona et Antonio Fabri con 50 fanti dentro la terra, i qualli gridò: Marco! Marco! Quelli di la rocha et di la torre comenzono a trar a li ditti di fora et di dentro; et Bernardo provedador, considerato el poco numero di zente vi era dentro, in tutto numero 25, et per nome di la Madona de Forlì, et 50 contadini, volse intrar im persona in la terra con stratioti e fanti numero 100, con la bandiera de San Marco protetor nostro; et quella fece metter sopra la torre con molte alegrezze. Et quelli contadini subito si poseno a li piedi, dicendo volevano morir per San Marco. Poi el Provedador fece adunar gran numero di fassine, et tutti con li... andono versso ditta rocha, mostrando voler brusarla. Et quelli di la terra li salutono con sassi. Et stando in questa scaramuza, quelli di la rocha dimandoe pacti di darsi, salvo l'haver et le persone. Et el Provedador fo contento. Et aperta la porta di la rocha, introno nostri dentro, et fo a parlamento con quei di la torre, la qual era inexpugnabelle, havendo vittuarie: et li persuase volesse render, altramente li daria la bataia, et li faria segar vivi. Et steno per un quarto d'ora a risponder. Et poi uno si fece a una fenestra grande, li saria vergogna renderse; et che, per suo honor, a ciò Madona non li facesse apichar, dovesseno nostri trar tutte le artilarie. Cussì fo trato do colpi de bombarda, et a la terza l'andò in pezzi. Et cussì, dimandato si rendesseno, fonno contenti, et veneno tutti zoso, excepto do, li quali pregò di gratia el Provedador li desse quelle spingarde de Madona. Et cussì le donò, et andono via. Et el Provedador messe do caporali con 25 compagni de Antonio di Fabri, et ne la rocha et torre lassoe ditto capetanio con fanti 100, al qual consignoe le chiave, et comandò le dovesse custodir a instantia di la Signoria nostra, per far quello comanderà. Et adunato contadini, raccomandoe a ditto contestabile, et feze far una cria, a son de tromba, che sotto pena di la forca niuno, provisionato o fante, posto in ditta custodia, non ardisca torre alchuna cossa, riservato pane et vino per suo viver; et se a li contadini niuno li fazesse oltrazo, se venghi a doler a Ravena, li sarà fatto rason. Et a hore 15 se partì ditto Provedador con li stratioti, et venne ad alozar quella sera a Mendula, et scrisse a la Signoria quello havia fatto, et el sito dil Castello Nuovo, el qual è posto sopra un monte distante da Cesena mia 8, et di la terra Romea mia 3, dall'altro canto, versso Forlì, mia 6, et al passo de Fiorenza mia 3, et è la chiave de tutti i castelli fo de Guido Guerra, et tutti li altri castelli, che è circonstanti, sì come de la Chiesia, come di l'arzivescovo di Ravena, che sono sotto a questi monti. Conclusive, è sito molto excellente, e degno, e si tenia con pochissima spesa. Et poi el zorno sequente, lo primo Dezembrio, esso Bernardo Contarini con questa vittoria ritornoe in Ravena, con li stratioti et fanterie.
Domente queste cosse in Italia intravengono, la Majestà dil Re et Raina di Spagna, essendo sollicitati da Francesco Capello, cavalier, et Marin Zorzi, dotor, oratori di la Signoria nostra, etiam da li do oratori dil duca de Milan, che dovesse romper guerra in Franza, a ciò per questo el Re lassasse l'impresa de Italia, et convegnisse ritornar in Franza a difender el suo regno, el qual pur da' monti in qua se ritrovava, sì come ho scritto di sopra; unde el Re et Raina di Spagna, ordinato grande exercito per tutti i suoi regni, mandoe assa' zente a la volta de Perpignan, capetanio zeneral uno castigliano, chiamaro Enriques de Gusman. Et etiam el Re ditto se partì di Burgos, come più avanti difusamente sarà scritto. Et più volte a Venetia fo divulgato, che 'l Re de Spagna havia rotto; tamen la verità non se intendeva, perchè non vegniva lettere da li oratori de Spagna, ni, da 4... in qua, di lhoro se havia inteso alchuna cossa. Et a dì 4 di Dezembrio, per lettere di Roma di... Zorzi, cavalier, orator nostro, date a dì 30 Novembre, s'intese come don Gracilasso de la Vega, orator yspano a Roma, havia notifichato a la Santità di Nostro Signor, Alexandro Sexto Pontifice, che havia habudo lettere dil Re suo, per la via de Sicilia, et capitate a Napoli, come era rotto su quel de Franza, et fatto per Spagnoli gran danni vicino a Perpignan; et cussì etiam certificoe ditto orator nostro. El qual expedite subito lettere a la Signoria de questo, et quasi certificoe esser la verità, licet prima avanti più volte fusse stà divulgato questo romper, et niuna fermeza poi si havea. Et ancora domino Lorenzo Soares de Figarola, horator yspano a la Signoria nostra, andoe in questa matina in colegio, notifichando che 'l suo Re et Raina dil certo havia rotto in la Franza, et che lui di questo havia lettere. El qual romper fo principiato a dì XV Octubrio, sì come per una lettera data a esso ambassador di Spagna, la qual sarà qui sotto scritta, chiaro il tutto si vede. Tamen, da' nostri oratori in Spagna non era lettere, che molto ognuno se meravigliava; et questo perchè la Signoria havia expedito diese corrieri, et niuno era ritornato. Tamen, et per lettere da Roma, et per parole de questo orator, nostri crete dil romper, et con desiderio aspettavano lettere de li oratori nostri.
Così finisce nel nostro manoscritto la cronaca. Seguono alcune pagine, le quali evidentemente appartengono al primo libro, raccontando gli avvenimenti degli ultimi mesi del 1494.
A dì 29 (Ottobre 1494) el campo aragonese essendo a Castrocaro, et le fantarie si partiva per zornata, et per li tempi cattivi erano morti et morivano assa' cavalli, et stevano mal de vittuarie, quelli de Castrocaro non li volse lassar intrar in la terra, ma ben li dava di fuora le vituarie.
In Cesena li citadini erano in diverse openione, ........., per dubito di campi; vedeva prosperar el Re di Franza, stevano con guardie, provedevano de marteletti et ripari, mandava fuora di la città le persone inutile.
Et uno Marti, el campo ditto aragonese se levò da Castrocaro et vene a Bertonoro, territorio de Cesena, mia 5 distante di Cesena, et el Duca de Calavria ordinò fusse vendute le sue biave si ritrovava in Cesena, et il consejo di Cesena per questo terminò non darli vittuarie.
El campo franzese in questo zorno, parte di lhoro, zoè Italiani et Franzesi, se partino da Mordano et andono a Codigniola, Lugo et Bagnacavallo et Traversara, per restaurarse lhoro et li cavalli; un'altra parte andò verso Faenza; et molti ammalati se partiva de campo, altri per non haver danari. Homeni d'arme italiani et franzesi se portava mal, volendo esser superiori.
A dì 30, el sig. de Faenza si offerse, per non haver danno, de darli vituarie, et passò per tre zorni; morivano assa' cavalli etiam de questo campo per li desasij portati; et se partì de campo alcuni cavalli lizieri di la guardia dil sig. Lodovico, et andò a trovar esso signor fatto Ducha de Milan.
In questo zorno, venne uno trombeta de Franzesi a Ravena al Podestà, con lettere de mons. de Obegnì suo capetanio, per le qual dimandava, essendo el suo Re in amicitia con la Signoria, li volesse mandar vituarie nel suo campo. A la qual lettera Andrea da Leze, podestà, li rescrisse, excusandosse etc., et che se quelli di Ravena volevano portar vituarie, era contentissimo. Et subito mandò ditta lettera a la Signoria, a ciò comandasse quello li piaceva facesseno ditti cittadini di Ravena.
El campo franzese, benchè havesse quella offerta dal sig. de Faenza, non li bastono; ma andò a Granarolo, luntan de Faenza mia 5, li messe atorno molte artilarie, et la notte li tolse l'aqua di le fosse; quelli dentro si rese, volevano andar a Solarolo. Quello seguirà sarà scritto.
El campo aragonese venuto sotto Cesena, quelli di la terra non li lassono intrar niuno dentro; et, a dì 29 Ottubrio, el Duca de Calavria con il conte de Petigliano volseno intrar. Quelli cittadini non li volseno lassar intrar, nè li volevano dar vittuarie; pur in quella sera et ozi li deteno un poco di pan, et si partì di questo campo. El fio dil magnifico Joanne Bentivoj passò per Ravena, et ritornò a Bologna; et cussì per zornata molti altri condutieri, capi di squadra et homeni d'arme se partivano, e in bona parte comenzava questo campo a disciolversi. Et è da saper che, benchè questa levata di sotto Faenza di sora descrissi, pur voglio notar quanti infortunij venne a questo misero campo a uno tempo. El qual, essendo sotto Faenza, non potendo più haver vittuarie da' Faventini, si levò di notte con pioza et scurità, et passò el fiume dil Roncho a guazo per andar a Castrocaro; et in nel passar, ditto fiume se ingrossò per le pioze, nel qual se anegò assa' persone, et maxime ragazzi con li cavali, et perseno assa' cariazi, et, per li tempi cativissimi, cavali apena vuodi poteva caminar. Et poi per li villani di la Val di Lamon, havendo notitia di questo, detono in le coaze, et ricolse assa' eariazi et cavali, sì che hebeno gran danno.
A dì 1 Novembrio, havendo habuto Franzesi Granarolo, loco di Faenza, messe in la terra in guardia Jacomo Albanese, contestabele, et nella rocca intrò mons. Juliano, franzese, et volevano andar a Solarolo et Russi, ma li antiani de Faenza veneno in campo per adatar le cosse; ma Franzesi volevano la rocca di Faenza in sua potestà, et Faventini non volevano; et cossì steteno in queste pratiche.
El campo Aragonese totaliter se disciolse, et in questo zorno el Duca de Calavria se partì et andò verso Santo Arcanzolo, loco di la Chiesia, et quelli di la terra non lo volseno accettar ne la terra, ma li promesse di darli vittuarie stagando di fuora. Et cussì el povero Duca convenne far. El Duca d'Urbin etiam andò a caxa sua a Ugubio; el signor de Pexaro ritornò a Pexaro; Zuam Jacomo de Traulzi et el conte de Petigliano seguiteno el Duca de Calavria; et rimase solum X squadre dil Papa con Alvise Becheto in Cesena, et in quella sera intrò in la terra con volontà di cittadini, alozono sotto li portici. Ma poi, a dì 2 da matina, el populo se messono in arme, et con rumor li cazono fuora; le qual squadre partite, se aviono verso Roma.
A dì 2, la Domenega de notte, el Governador de Cesena, per nome dil Papa, tolse dentro di la muraja el conte de Petigliano et el Marchese de Peschara con 700 fanti: et l'altra notte seguente, che fo a dì 3, ditti soldati veneno fuora de ditta muraja, andono per la terra, et amazò alcuni, facendo danno assà'.
Ma, il zorno seguente, li cittadini chiamono Guido Guerra dentro, el qual è uno valentissimo partesano, el qual alcuni castelli ivi vicino domina, chiamati Giazolo etc. Or, intrato in la terra questo Guido Guerra, perchè li cittadini tenivano le chiave di le porte, fo a le man con el conte di Petigliano, et si portò molto strenuamente, et di sua mano ne amazò alcuni, et fo morti zerca 40 di quelli dil conte, et Guido Guerra prese ditto conte, et tennelo per ore cinque prexon nel palazo de li Signori, aspettando soccorso de Franzesi, el qual non venne sì presto; ma soprazonse soccorso al ditto Conte, per modo che li fo forzo a Guido Guerra ussir con li soi di la terra, el qual era intrato con zerca 50 cavali lizieri et alcuni fanti. Questo era acordato col Re de Franza, havia 40 homeni d'arme, 50 cavali lizieri et 200 fanti; et se li cittadini lo havesseno seguitato, come era l'ordine, sine dubio saria seguito gran scandalo; ma niun de li cittadini si mosseno, per non descompiacer al Pontifice. Et continuamente el governador metteva zente in la terra da driedo per la porta dil castello; le qual zente era mandate per el Duca de Calavria, era a Santo Arcanzolo. Ma, ussito, Guido Guerra andò verso il campo franzese, et trovò mia 3 lontan di Cesena, a..... loco di Bertenoro, el sig. Fracasso di San Severino, che con 500 cavalli lizieri et alcuni fanti veniva in suo ajuto; et visto esser venuto tardi, ambi ritornorono indriedo. Ma partito Guido Guerra de Cesena, el Conte de Petigliano tolse le chiave di la terra da man de li cittadini, et quella custodiva, et za era intrato squadre X et 1000 fanti. Et è da saper che 4 caxe di quelli cittadini fonno messe a sacco, et ne restò molti feriti in la baruffa soprascritta.
A dì 3. El campo franzese in questa mattina si levò per andar a Villafranca, passò vicino a li confini di Ravena, et havendo noticia i nemici haver condutto bestiame su quel di Ravena la sera, a dì 4, da matina, corseno in la villa de.... et altre ville, hanno tolto bestiame et fatto qualche danno. Et subito, inteso questo, el pretor de Ravena, era pur Andrea di Leze soprannominato, el qual dil tutto el seguito di questi campi teniva benissimo advisato la Signoria, et benissimo si portò, mandò tre di quelli cittadini nel ditto campo; i qualli fonno Zuan Filippo, collateral, Piero Grasso, cavalier, et Stefano Dolzigno, con lettere directive al conte di Cajazo et mons. di Obegnì, dolendosi di tal movesta. Et zonti, referita la loro commissione, quelli dimostrò haver molto molesto, excusandosi non esser di mente soa, ma che l'aveano fatto forsi per disaio de viver, promettendo restituir. Et poi disseno, essendo cosse da viver era da soportar. Et pur mons. di Obegnì preditto, montato a cavalo, fè provisione; ricuperando quello poteno, che non era consumato, et restituite. Et, a dì 6, poi relaxò li vilani che haveano prexoni; pur volevano vittuarie da Ravena; et el podestà comandò a tutti dovesseno redur el suo dentro la terra, a ciò fusseno più securi.
Intesa la nuova de Cesena, parte de ditto exercito se levò et passò il ponte dil Ronco per andar alozar a Folimpuovolo et Bertonoro, per esser vicini a Cesena.
A dì 4. In questo zorno el sig. di Faenza rimase d'acordo con Franzesi et Milan, che Granarolo romagnisse in le man de Franzesi, el resto al Signor. El qual ha ducati X milia a l'anno, è ubligato tenir 80 homeni d'arme, et 20 balestrieri, si obbliga dar alozamenti al campo ogni volta li farà bisogno, et li dè per caution et ostaso 4 cittadini di Faenza, de li primi de la Valle di Lamon.
A dì 6 li capi franzesi feceno consiglio nel loro campo, el Duca di Calavria essendo in Cesena. El conte de Petigliano, partito di Santo Arcanzolo, in questo zorno entrò in Cesena con squadre X, et poi ne venne di le altre, ita che era con squadre 30; et el Duca de Urbin e Signor di Pesaro rimaseno a Santo Arcanzolo, et poi andono a loro stantie per aproximarse l'inverno. Et esso Duca, con li soi cavalieri, alozò in le caxe di cittadini, et mandò fuora di la terra molte zente inutele, le qual se reduseno su quel de Cervia; et fece fortificar la terra et condur gran quantità di formento. Ne la qual citade el so exercito fo alquanto restaurato, havendo patiti tanti incomodi, et questa terra era molto grassa, abondante de ogni cossa; ma poco vi stete, che convenne andar verso Roma, come dirò più avanti. Et è da saper, licet non habi scritto, che Fiorentini revocò le so zente, le qual tornono a Pisa et Fiorenza.
In questo zorno zonse a Ravenna Jaba, locotenente dil Marchexe di Salucie, con uno mastro Francesco, phisico, con cavali 50, come orator de mons. de Obegnì, con lettere di credenza. Diceva haver provisto a la restitution dil danno fatto su quel territorio, et che dovendo dimorar de lì, tanto havesse risposta dal Re, che come amici li volesseno farli parte de vittuarie, secondo la possibilità dil paese, de strami et biave da cavali sopra tutto, per li soi danari; et che, non dagando, saria difficil cossa, essendo cussì vicini, tenir Franzesi non facesse qualche danno. Unde el podestà de Ravena li honorò assai, et feceli uno conveniente presente per carezarli, et rispose saria con li cittadini et li risponderia, et che de feni et biave ne faria parte, per la bona amicitia dil Re con la ill.ma Signoria soa. Et poi, per voler far el pretio, ditti oratori disseno che fusse mandati do di Ravena con loro dal suo Signor; et cussì, a dì 7 da matina, ritornono in campo. Et zonti, mons. di Obegnì disse non bisognava più, perchè si voleano levar, et che manderia do de li soi a ringratiar a Ravena. Et in ditto zorno ditto capetanio et Fracasso fè impicar do Italiani et do Franzesi, per el desordene fece su el territorio de Ravena; tamen è da creder fusse per altro.
A dì 8 el podestà de Ravena mandò do cittadini in campo, a star a le spalle de quelli Signori, a ciò non facesseno danno su ditto Ravenese: et questo fo molto a proposito.
A dì 9 el campo franzese si levò, et andò ad alozar a San Martin, mia do lontan da Forlì, 4 da Bertonoro et 9 da Cesena. Et li Italiani alozò verso el confin de Ravena, come promesse de far mons. de Obegnì; et la note avanti el Duca de Calavria fece brusar tutti li strami se ritrovavano sotto Bertonoro; et etiam el grano, era in magazen al porto Cesenatico di esso Duca, fece condur a Rimano et lì discargar in uno navilio.
A dì X Novembrio da mattina, Franzesi andono in campo a Bertonoro, terra di la Chiesia, et quello comenzò a bombardar. La terra, per esser situada in montagna, se difese virilmente; et mandono a dir che mai si pensasse che per volontà si rendesseno, ma che andasse col campo a Cesena, et ex nunc erano contenti et promettevano de far quello faranno Cesena, ch'era mia 5 distante. Ma prima tolseno termene 3 zorni; et vedendo Franzesi non poter haverla, ne volseno andar a Cesena; ma, habuto precepto regio, si andono Franzesi a conzonzer col campo dil Re, che si apropinquava a Fiorenza. Et, sopravenendo l'inverno, Italiani andono a le stantie in Milanese, et el conte de Cajazo tornò a Milan. Et questo non voglio restar de scriver, che questo anno fo lo inverno bonissimo, non piogie, venti, nè fredi secondo il consueto, adeo tutti se meravigliava, et dicevano era volontà di Dio el prosperar de questo Re, et che li cieli lo volevano adjutar, et che le prophetie venivano vere. Ma ad altro seguitamo el scriver.
Colonnesi essendo potenti su le arme, in questo mezo dannizava molto Roma; erano a Frascato con squadre 35 et fanti 4000; eravi ancora el cardinal Ascanio, vice-cancellier, el cardinal Savello et el cardinal Colonna. Unde el Pontifice, havendo molto a mal che questi dannizasse et facesse tal danni, non potendo resister con forze, a dì 7 Ottubrio fece far uno proclama che, termene sie zorni, tutti dovesse venir a Roma a soa obedientia, sì seculari come ecclesiastici che ivi dintorno se ritrovava, sotto pena di rebellion et privation di le facoltà loro, officij et beneficij di la Chiesia Romana; et, venendo, li fusse perdonato; aliter excomunicati fusse etiam etc. Era con questi, ditti di sopra, Hieronimo de Totavilla, che fo figlio dil cardinal Roan, che fu ricchissimo cardinal, et morite del 1483. Or per questo tal proclama niun si mosse, imo feceno più danno a Roma che prima.
Et a dì 15 el Pontifice in Roma fè ruinar 4 palazzi bellissimi do dil Sig. Prospero et Fabricio Colonna, uno vicino di uno Colonnese, et uno altro di Hieronimo di Totavilla; et molto si dubitava, vedendo el Re de Franza che veniva di longo, et etiam che la fortuna era contraria a re Alphonso, et che Fiorentini volea voltar.
L'armada dil Re di Franza, che era a Zenoa, essendo instruttissima sì de zente quam de artelarie, et molti Franzesi vi era; sollicitandola dovesse ussir el cardinal San Piero in Vincula, per andar verso Pisa, a ciò Fiorentini voltasse, come feceno; et a dì 16 Octubrio partì de Zenoa una nave, chiamata Salvaza, de botte 3000, et do barze, per andar a le Specie, ch'è verso Pisa, terra grossa et una cittadella molto forte; su le qual nave era fanti 2000, artelarie et farine assa'. Et poi, in quel zorno medemo, ussite l'armada granda, zoè nave grosse 3, galie 27, galeaze 1, galioni 6 et barze 5: in tutto vele 42, con fanti et provisionati zerca 4000, et cavali 700. Et San Piero in Vincula restò a Zenoa. Capetanio mons. di Mompensier, che za avanti el Re era venuto di qua da' monti. Et ditta armada zonse in Porto Venere de' Zenoesi, ch'è castello forte, con la terra a presso la marina, dove è bonissimo porto; et poi andò verso Roma, et intrò parte nel Tevere, et messe zente in Hostia, non ostante l'armada aragonese, era ancora potente sul mar. Poi ditta armada ritornò a Zenoa a disarmar, et poco fu operato.
Di sopra scrissi come el Re andò a Casal, a visitation di la marchesana di Monferà, che fo a dì 7 Ottubrio, se partì di Aste. Hor, zonto a Casal, honorifice fo ricevuto. Stato alquanto in piacer et consolation, a dì 10 se partì, et venne a disnar a Chozo; fece poi la via per boschi, et venne cazando fino a Mortara, ch'è dil Duca de Milan, mia 7 luntan da Vegevane, dove dormite quella note; dove volse fusse serato le porte dil castello la note per sua securtà, che prima non si serava ni de dì ni de notte. La soa guardia steva armada, come ho scritto de sopra. Za el sig. Ludovico con soa moglie era venuto a Vegevane, a far preparar per la venuta dil Re, et cussì l'ambassador venetiano venne a...., poi a Vegevane.
In questo mezzo el sig. Ludovico fè far uno ponte su Po, per mezo Piasenza, per passar Franzesi et cavalcar in Parmesana; el qual non fo adoperato.
A dì 2 Ottubrio el Re intrò in Vegevane, li andò contra el sig. Ludovico con li ambassadori, et fo molto honorato. Vegevane ha uno palazzo bellissimo dil sig. Ludovico, zoè dil Duca de Milan, mia 20 da Milan, et per esso sig. Ludovico adornato, per esser in sito bellissimo et ameno, comodo a ogni piacer et cazasone, dove è fatto una forteza; et, el più dil tempo, ditto sig. Ludovico sta in questo loco, el qual è il forzo fabricato di novo. Or, zonto il Re, li volse le chiave di le porte, le qual li fo apresentade; et visto una porta serata, volse etiam di quella le chiave; la qual porta non si adoperava. Et la notte mandò a torno, dapoi fatto serar il castello, a veder si le porte erano serate. Vedendo la Signoria che le cosse andava da vero, in questi zorni scrisse a Zorzi Pisani, ambassador, dovesse dir al sig. Ludovico facesse tornar el Re indriedo, a ciò non seguisse danno et ruina in Italia. Et cussì ditto ambassador expose al sig. Ludovico. El qual rispose: Non posso; vedete che vuol fino le chiave di le forteze. Et esso Re partite a dì ditto da Vegevane, et non vuolse andar a Milan per non perder tempo, ma a dretura con le sue zente, in compagnia dil sig. Ludovico, se ne venne a Pavia, terra de Milan, et intrò a dì 14. Tutte le strade di la città erano coperte di panni; li chierici et cittadini li venne contra, et con grandissima pompa li fu preparato per la Soa Majestà in castello, dove vi si ritrovava amalato el duca Zuan Galiazo de Milan. Et avanti el Re intrasse in castello, dimandò le chiave de quello, le qual ge fu date. Et intrato, messe custodia de li soi a le porte, et in una parte alozò lui, in l'altra era il Duca amalato, come ho ditto. Et la notte medema andò a visitar madona Bona, era lì in castello, madre dil Duca de Savoja, chiamato Ludovico secondo, che fo fiolo di Amedeo et padre di Amedeo 3.º, el qual del 1462 a Lion morite, havendo regnato anni 31. Questo ebbe 3 figliole: una fo maridata a Ludovico re de Franza, di la qual è nassuto questo Carlo re; l'altra fo questa madona Bona, nel duca Galeazo de Milan, padre de questo Duca; et la terza in Guielmo marchexe de Monferà, di la qual non vi naque niuno. Et have uno figlio, come ho ditto, chiamato Amedeo, el qual have per moglie la sorella dil prefato Re de Franza, et have do figlioli: Philiberto et Carlo, et regnò 13 anni. Et Philiberto, da poi la morte dil padre, dominò, et, morto giovineto, successe Carlo suo fratello, che adhuc domina. Adoncha questa madona Bona è sorella di la madre dil Re, et per conseguente el Duca de Milan vien ad esser suo zerman cosino, et sono di una etade; et poi ditta madona Bona partì di Pavia et andò a Milan.
A dì 15 el Re andò a visitar el Duca, el qual era in letto amalato; et andato dentro el Re, li usò parole acomodate. Et lui rispose: Christianissimo Re, molto mi doglio di esser in termene de non haver potuto venir a honorar la Majestà Vostra, come era el mio debito et voler, et merito di la Celsitudine Vostra, et presentarvi el mio stato. Et non havendo da darvi se non città, le qual tutte era de Soa Majestà, et za per avanti offerte, per il sangue et benivolentia era tra loro; ma che solum li restava a far uno presente di la più cara cossa che havea, che era il so fiul primo genito. Et cussì quello presentò in dono a Soa Majestà, et ge lo dette in brazo; el qual era de anni cinque. Et el Re lo tolse et abrazò et basò, recevendolo per fiul, rengratiando el Duca de tal offerta. Et tolto combiato, se partì et andò a la sua stantia. Quivi col Duca era madona Isabella, moglie di esso Duca et fia dil re Alphonso. Questa, considerando che questo Re andava a la destrution de suo padre, mai si volse venir a tocarli le man nè venirli davanti. Imo, exhortata dal sig. Ludovico et sig. Galeazo di San Severino, che dovesse venir a tocar la man al Re, rispose mai vi vegniria. Et tolse uno cortello in man, et disse: Prima mi amazerò mi medesima, che mai vadi a la sua presentia de chi va a la ruina dil Re mio padre. Era qui in Pavia Lorenzo Spinelli, che feva le facende a Lion di Lorenzo de Medici, et praticava acordo col Re et Fiorentini.
A dì 16 el Re andò a disnar a la Zertosa di Pavia, ch'è uno monasterio de Zertosini de li belli che sia in Italia.
A dì 17 si partì con lo suo exercito et el sig. Ludovico, che lo seguitava per honorarlo fino fuora el territorio de Milan, et venne a Castel San Zuane, mia 12 lontan da Pavia.
A dì 18, a hore 22, el Re intrò in Piasenza, terra grossa pur dil Duca de Milan, et intrò con pioza. Li fo fatto grande honor da' Piasentini; alozò in palazo, et la matina volse andar aldir messa a San Sisto, dove è una capella regia, dove ha dil corpo de Santa Barbara, che fo di nacione franzese, et è monaci di l'ordine di la Congregatione de Santa Justina. Questo Re havia con la sua persona prima lanze 600, che son cavali 3600, balestrieri 200, arzieri 400 et 200 zentilhomeni in guardia soa; in tutto 7800 cavali: le qual zente el forzo se aviò a la volta de Parmesana. Seguiva el campo molte donne meretrice franzesi; et oltra di questo assa' persone inutile. Havea carete de artilarie n.º 40, menate con sè de Franza, et passavolanti che butavano balote di ferro di....... l'una, fabri, marangoni, maestri di bombarde, inzegneri et altre arte assa'; Sguizari, gran numero: conclusive, tutto era preparato a dover haver vittoria. Era ivi di molte generatione, come ho ditto di sopra. Et el Re cavalcava con gran pompa, et a le volte si faceva menar a una careta, tirata da corsieri bellissimi et di gran precio; et è torniato de molti, ch'è la sua guardia. Non cavalcava la domenega, per devotione. Veste di negro; et quelli di la sua corte porta uno signal a questo modo: zoè C A, che vuol dir Carlo re et Anna rezina sua moglie. Li suoi stendardi erano tre zii (gigli) in campo azuro, con la corona granda di sopra; et, ut plurimum, di zendà bianco. Fo ditto alcuni erano con lettere: Voluntas Dei; et altri: Missus a Deo. Havia molti chariazi per le arme, et mons. di Samallo et mons. di Beucher erano li principali a presso la soa persona, ut conseieri a questa impresa; etiam Filippo mons. di Savoja. Et havia uno so cuxin, chiamato mons. de Lignì, el qual dormiva con lui. Franzesi sono zente molto superba, fortissimi et gaiardi; nel combatter non perdona la vita, ma trano a la gorza (gorge, gola); portano gran pantoffe in piedi et molto, in questo tempo, large; et le sue stafe di le selle de li cavali sono longissime; portano li stivali di sopra le schiniere, et cappelli grandi in testa; habiti curti con manege large; sono condoti a luxuria, et manzano et bevono voluntiera: conclusive, sono zente assa' disordinata. Seguite fino qui a Pavia l'ambassador dil Re de Spagna, nominato di sopra; et el Re li dete licentia, et si partì, et tornò a Zenoa, demum in Spagna, dolendose molto di questo Re.
Venne uno ambassador di la Raina di Napoli, che fo moglie di Re Ferdinando, sorella dil Re di Spagna, in Piasenza dal Re preditto, insieme con uno fra Zuane de Monlion, di l'ordine di San Francesco di l'Observantia, di natione franzese, el qual fo causa et mediator de pacificar le cosse con questo Re et il Re de Spagna, quando li rese el conta' di Rossiglione. Questi, a dì primo Octubrio partino di Roma, et a dì 17 zonse a Piasenza, et fonno a parlamento con el Re, per voler conzar le cosse con Re Alphonxo; ma non poteno.
El Pontefice, vedendo el Re seguitava di venir di longo, deliberò de interponerse, per veder si poteva conzar le cosse, et che 'l non venisse più avanti; et volse mandar legato el cardinal Monreal, suo nepote. Ma el Re non volse parlarli, per causa lui fo quello incoronò el re Alphonso, come è scritto de sopra.
A dì 19 Octubrio l'ambassador di la Signoria andò a parlar al Re; era il sig. Lodovico. Expose et lexe la lettera dil conte Bernardin de Frangipani et dil retor de Raspurch, zerca a le cosse di Turchi. Et el Re ringratiò la Signoria, et disse: Provederemo ben tutto.
In questo mezo che 'l Re dimorava a Piasenza, dove vi stete zorni 6, et aspettava do ambassadori lucchesi, et è da saper che za era venuto da Soa Majestà Lorenzin de Medici, el qual era confinato mia 3 da Fiorenza, et appropinquandose el Re in Italia ruppe li confini, et andò dal Re dicendo: Sacra Majestà, io, per honorar li toi ambassadori et alozarli in caxa, son stà da' Fiorentini mandato in exilio; unde al presente son venuto a inchinarmi a Toa Christianissima Majestà, facendoli bon animo la vengi; et si da' Fiorentini non haverà quella il passo, li offerisco di sopra, per la via di mio cugnado, sig. di Piombino, el qual è dedito a Toa Majestà. Et il Re lo vete volentiera, et molto lo carezò, et tenelo a presso de sè molto stimato.
Ma el Duca de Milan, da poi partito el Re, comenzò a pezorar di la egritudine havea, et, di hora in hora, di questo el sig. Lodovico era advisato. Hor, come piaque a Dio, esso Duca a dì 21 Octubrio, de Marti, a hore 8 di notte, in castello morite: la qual morte soto sora a tutti fo gran meraviglia, et si judicò fusse stà tossicato. Lassò el fiul Francesco, primogenito, di anni 5 et unico; et do figliole, una di anni 3, l'altra de mexi 9 in X; et la moglie graveda: la qual poi parturite una figlia.
Questo Duca era de età de anni 27; però che, amazato el padre da Andrea de Lampugnano, milanese, el zorno de San Stefano, in chiesia de San Stefano a Milan, del 1476, essendo di anni 9, comenzò a dominar sotto il governo di la madre, et di uno Cecho di Calavria, primo del Consejo secreto dil padre; el qual, ne l'anno 1479, chiamò al governo di quel Stado el Sig. Ludovico, barba paterno, et fradello dil duca Galeazo morto. El qual da esso Cecho prima fo mandato in exilio, ma ritornato a Milan Ludovico, et preso el governo di quel Stado di man di madona Bona, madre di esso Duca, fino questo zorno sempre ha governato, reto et ministrato; et fece taiar la testa a ditto Cecho nel 1480, 19 Ottubrio, ne la piaza de Milan, oponendoli havea fatto contra el Stado.
Adoncha, questo Duca regnò al modo ditto di sopra, sotto questo governo, anni 17; era Duca, tamen Ludovico disponeva. Ma inteso el sig. Ludovico, era col Re a Piasenza, in quel zorno medemo, in hore pochissime, tal nuova, senza andar altrove, chavalcò di longo a Milan, ch'era mia 40 de lì lontano; et lì a Milan era madona Bona, quando suo fiul morì. Et zonto che 'l fu, che fo molto veloce, in questa sera medema de dì 21 Octubrio, fece dar danari a tutti li soi provisionati, et deliberò di farsi lui Duca; et cussì si fece, come dirò.
A dì 22, la matina, za era divulgato per tutto Milan la morte dil Duca, et venuta dil sig. Ludovico in castello; et tra loro molto mormoravano quello havesse a seguir, o se 'l faria lui sig. Ludovico, o pur volesse levar el putino, fio dil Duca, a cui de jure aspettava el Ducato. Hor ditto sig. Ludovico a bona hora mandò per tutti li zentilhomeni primarii di la terra, li qual venisseno in rocca a parlarli; et cussì veneno zerca 200. I qualli venuti, li usò queste parole: Citadini miei, havendo piaciuto a l'eterno Iddio de privarne di la Excelentia dil Duca nostro et mio nepote, essendo io stato sempre quello che ho governato questo Stado, difeso da molti, et augumentado ne l'esser che vedete, che tutto el mondo lo aprecia, et, chi non l'havesse custodito, saria sta dilaniato, come fo al tempo dil duca Philippo Maria Anglo, mio avo materno, che, morto che 'l fu, parte dil suo Stado da soi vicini fo dilaniato e tolto; et a hora, benchè vi sia rimasto uno fiul dil Duca, che a pena è fuora di fasse, parmi per il meglio, con el nome de Christo et voler vostro, prender questo dominio et governo per ben vostro; et che voleva correr et cavalcar la terra. Unde quelli citadini, essendo dove erano, non potendo far nè dir altro, risposeno esser contentissimi, et desideravano che Soa Excelentia havesse tal dominio, perchè si potea dir, da poi la morte dil duca Galeazo non haveano habuto altro Duca che lui. Et queste parole et molte altre risposeno Galeazo Visconte, ch'è di le prime case de Milan; però che in Milan sono do caxade principale: Visconti, el qual cognome hanno li Duchi di Milan, et Traulzi, che sono gelfi. Et cussì a hore 17, la qual hora esso sig. Ludovico volse elezer et cernir per optima dal suo maistro Ambrosio Astrologo, et fo di Mercore, 22 Octubrio, montò a cavallo, vestito d'oro, con la spada portata davanti per Galeazo Visconte, vestito etiam de pano d'oro, cridando: Duca! Duca! Moro! Moro! Andò prima a Santo Ambrosio, protetor de Milan, dove giace el suo corpo; poi cavalcò per la terra. El populo era admirato; niun non dimostrava letitia, se non li soi di la corte; et, ritornato in castelo, fo trato colpi di bombarde, sonate le campane, et fece serar le botege di la città.
L'ambassador di la Signoria...... da Piasenza etiam lui ritornò a Milan, ma non potè venir sì presto; et a Marignan, mia 10 lontan di Milan, intese el correr di la terra havia fatto el Duca; et subito spazò a la Signoria, la qual nova venne prestissima. Et la sera medema che si fece Duca, zonto l'ambassador a Milan, ditto signor, al presente Duca, venne in persona da l'ambassador, con el qual conferite insieme; dicendo era certissimo, la Signoria haveria grandissimo piacer di tal sua creatione, offerendose etc. Et poi, el zorno driedo, mandò el conte Zuan Boromeo et Piero di Galera, sei consejeri, per ditto ambassador, et lo menò in rocca dal Duca, el qual era stato a Santa Maria di le Gratie, vestito con uno mantello da coroto, longo insino a terra; et qui l'ambassador si dolse di la morte dil Duca.
A dì 22 ditto, la notte fo conduto in Milan el corpo dil Duca, et portato al Domo con 300 torze, con tutti preti et frati de Milan, fo posto in mezo a presso l'altar grando sopra uno soler, vestito damaschin bianco fodrà de varo, con un zupon d'oro, con la bareta ducal di panno d'oro, con uno revoltin de varo; in la man destra uno baston inarzentado, in la sinistra una spada, et li speroni roversi in piedi. Et poi che fo tenuto tre zorni sopra la terra, fo lì in domo sepulto, a presso li soi progenitori Duchi, i quali sono tutti in casse coverte d'oro lì a l'altar grando; et sopra di la cassa del deposito fo trovato tal epigramma.
Dux pater ense perit, rapuit me dira veneni
Sorbitio, qua dux tertius arte cadit.
Debuerat natus Ligurum succedere sceptro;
Comprimat exardens hoc Jovis ira nefas.
Aliud in eodem sepulchro:
Dux Ligurum pater, hic ferro, natusque veneno:
Morsque reum sequitur primum, mox fata secundum.
Et el Duca mandò 4 consejeri per la duchessa et fiul, erano a Pavia, et condurli a Milan; li quali fonno el conte Zuan Rusca, Gaspar Visconte, Branda da Castiglion et Battista Sfondrà. Et a dì 25 ditto zonse a Milan, et fo messa ditta duchessa ad habitar in la rocca, in una stanza contigua a quella di madona Bona, et lì stetene con gran coroto; et da quelli vi andono, era gran oscurità a veder.
A dì 23, col Duca preditto, l'ambassador de Ferrara et quello do Bologna, et Antonio Maria di San Severino, el qual lo fece a la guarda di la soa persona, con 60 balestrieri armati a cavallo, et le menò con lui quando tornò dal Re; et la matina seguente ditto Duca venne a visitar a caxa l'ambassador di la Signoria. Et con Soa Excellentia ditto ambassador, nomine Dominij, se allegrò sumamente; et el Duca scrisse a la Signoria dil successo et creation sua, sottoscrivendo: Ludovicus Maria Sforcia Vicecomes Dux etc.; et confermò l'ambassador era a Venetia, stato za anni 4, chiamato Thadio de Vicomercà, el qual al tempo di la liga, fatta con il Pontifice et Duca de Milan,...... fo dal Prencipe fatto cavalier et vestito d'oro, donatoli le insegne de San Marco nel petto. Et è da saper che ditto ambassador dil Duca, or andato in Collegio vestito con panni lugubri, presentò le ditte lettere, et offerse el Duca suo a questa Signoria.
Ancora esso sig. Duca, sì al re de Franza, quam a Roma al Pontifice, et ad altri potentati de Italia mandò a notificar la soa creatione; et in questo zorno expedite uno suo secretario, chiamato Maffio de Pirogno, con cavalli 12, al serenissimo Maximiliano re di Romani electo imperador, el qual era in Fiandra. Et è da saper che ditto Re di Romani ha per moglie madona Bianca, sorella che fo del Duca de Milan nuovamente defunto, et nezza di esso signor Ludovico, al presente Duca. La qual con grandissima pompa de Milan, in questo anno, fu mandata a marito, et datoli dote di ducati 300 millia; et zonta a Yspruch da Sigismondo d'Austria, olim Archiduca, el qual poco avanti, per esser in decrepita età dette el Stato suo et renonciò al prefato Maximilian suo nepote et figlio de l'Imperator suo fratello, et si tolse una vita quieta, et ha provisione. Questo ha una bellissima moglie et giovane, figlia di uno di Duchi de Saxonia, la qual con gran jubilo ricevette questa, che doveva esser imperatrice. Et pur alquanto quivi dimorò, perchè molti di Baroni di Elemagna non volevano esso Massimiliano per niun mondo sposasse tal donna, dicendo non era conveniente uno Imperator tolesse la fia di uno Duca suo subdito, però che Milan è Camera de Imperio. Queste noze adoncha fo concluse, subito morto el padre Federigo terzo Imperator, el qual del 1493, a dì 19 Avosto, expirò. Unde et tamdem ditto Maximilian vuolse torla per moglie; et cussì ivi venuto, in questo medemo anno 1494, di quaresima, habuto licentia dal Pontifice di consumar in quel tempo el matrimonio, ch'è zorni che la Chiesia non vuol che si sposi alcuna donna, pur in una città chiamata Ala, mia 5 di là de Ispruch, sposò questa madona Bianca; et volendo ritornar in Fiandra, lei volse sempre seguitarlo, et cussì va seguitando, et è carissima moglie.
| Avvertimento | pag. 3 |
| Dedica di tutta l'opera al doge Agostino Barbarigo | 15 |
| Libro I. Principi di Carlo VIII. Apparecchi della spedizione | 19 |
| Morte di Ferdinando re di Napoli. Incoronazione di Alfonso II | 34 |
| Alessandro VI | 41 |
| Exemplum Brevis Apostolici | 45 |
| Copia di una lettera scritta per il Gran Turco a papa Alexandro VI | 46 |
| Carlo VIII a Lione | 47 |
| Questo è il numero di l'armada di re Alphonso | 51 |
| Maneggi dei principi italiani | 52 |
| Venezia | 60 |
| Zente mandate sul Polesene, a Ravenna e a Cervia | 61 |
| Politica di Alessandro VI | 63 |
| El successo di l'armada dil re Alphonso | 65 |
| Seguito di l'armada di Zenoa | 66 |
| Successo di cose seguide in Romagna per li do campi erano dil mexe di Avosto 1494 | ivi |
| Partita dil Re di Franza da Lion per fino a Susa di qua da monti | 70 |
| Successo di cose seguite in li campi di Romagna dil mese di Settembrio 1494 | 71 |
| Seguito di l'armada aragonese a Rapallo | 83 |
| El viazo dil Re di Franza da Susa fino in Aste, et quello fece in Aste | 85 |
| Quello fece re Alphonso in Reame | 91 |
| Successo di quello seguiteno li campi in Romagna di Ottubrio et Novembrio 1494 | 92 |
| Segue lo stesso argomento | 664 |
| Cose di Roma | 669 |
| Carlo VIII a Casale, a Vigevano ed a Pavia | 671 |
| Carlo VIII e Gian Galeazzo | ivi |
| Carlo VIII a Piacenza. Morte di Gian Galeazzo. Gli sottentra Lodovico il Moro | 672 |
| Epigramma sepulchro Ducis Mediolani affixum | 676 |
| Aliud in eodem sepulchro | ivi |
| Questo è uno editto fatto a Milano adi 28 Ottubrio 1494 per el Duca nuovo | 98 |
| Carlo VIII a Pontremoli | 100 |
| Comitiva che si trova a Pontremolo con la Maestà del Cristianissimo Re di Franza, videlicet sua corte per servicio et custodia de sua regal corona | 102 |
| Queste sono zente d'arme deputate per mandar su l'armada di Zenoa con Monsig. Duca di Orliens dil mexe di Avosto | ivi |
| Cavalli de Franzesi passati per lo Novarese guidati dal conte Borella | 103 |
| Questi altri è passati per lo Alexandrino guidati da Scaramuzza Visconte | ivi |
| Questi sono li nomi de molti capitanij et Gran Maestri venuti col Re in Italia, i quali tutti è stà nominati per lettere in diversi tempi | ivi |
| Carlo VIII e Piero de' Medici | 107 |
| Carlo VIII in Lucca | 109 |
| Carlo VIII in Pisa | 111 |
| Quello seguite a Roma in questo mezzo | 115 |
| Partenza dell'armata francese da Genova | 670 |
| Come l'armada dil Re di Franza andò nel Tevere a Hostia et ritornò a disarmar | 116 |
| Cose seguite a Milano da poi la tornata dil Duca dil mexe di Novembrio 1494 | ivi |
| Epistola Caroli Barbavarae Mediolanensis ad Bernardinum Figinum Veneciis commorantem | 117 |
| Quello faceva re Alphonso in questo tempo | 120 |
| A Venetia quello seguite | 121 |
| Dedica del secondo libro ad Antonio Grimani | 129 |
| Libro II. Firenze | 131 |
| Questo è il modo de l'intrar dil Re di Franza in Fiorenza a dì 17 Novembrio | 133 |
| Protesta Regis Franciae ad Alexandrum pontificem etc. | ivi |
| Quello seguite in Fiorenza mentre el Re vi stette et in Toscana | 138 |
| Successo a Fiorenza da poi la partita dil Re | 142 |
| XX accoppiatori creati per un anno | ivi |
| X Conservatori di la libertà | 143 |
| 8 di guardia di balia | ivi |
| Intrata dil Re di Franza in Siena adi do Dezembrio 1494 | 144 |
| De l'intrata dil Re di Franza in Viterbo et successo fin l'intrar in Roma | 147 |
| A Roma quello fece Alexandro pontifice in questo tempo | 118 |
| Exemplum brevis SS. Domini nostri ad Ill. et Exc. D. Ducem Mediolani | 150 |
| Responsum ducis Mediolani Pontifici maximo | 151 |
| Partita dil Re di Franza da Viterbo et quello seguite fino a l'intrar in Roma | 153 |
| Seguito et rumore accaduto in Fiorenza et di loro governo | 157 |
| Cose accadute in Venetia in questo tempo et dil Gran Turco | 158 |
| Come el Pontifice mandò el duca de Calavria fuor di Roma, et quello fece | 160 |
| Intrata dil Re di Franza in Roma adi 31 Dezembrio 1494 et quello fece in Roma | 163 |
| Cardinali romani, anno 1494 | 168 |
| Provvisione fatte per re Alphonso nel reame in questo tempo | 172 |
| Dil re Maximiliano alcuna cosa notanda, et di la sua Dieta | 175 |
| Electores Imperii | 177 |
| A Venetia quello si faceva et anche a Milano | 178 |
| Come el Pontifice si accordò con el Re de Franza | 183 |
| Come re Alphonso renonciò la corona a so fiol don Ferando et si partì di Napoli; et quello ivi seguite | 192 |
| Di la partita dil Re di Franza, et come prosperò in Reame | 195 |
| Cose seguite in diverse parte de Italia in questo tempo | 198 |
| Successo dil Re di Franza fino a l'intrar in Napoli | 204 |
| Di l'aquisto di San Zermano per Franzesi | 215 |
| Di la venuta di quattro ambassadori dil Re di Romani a Venetia | 217 |
| Copia di una lettera scritta al signor Soldam per el rezimento de Nycosia | 223 |
| Dil felice prosperar dil Re di Franza in Reame et fuga di Ferandino | 225 |
| De l'intrata dil Re di Franza in Napoli, che fo a dì 22 Fevrer 1494 | 230 |
| Quello seguite in Napoli da poi l'intrata dil Re di Franza | 241 |
| Cose seguite in Venetia et in diverse parte in questo tempo mezo | 250 |
| Come el Re de Franza habuto Castelnovo comenzò a bombardar Castel dil Uovo et quello fece a Napoli | 258 |
| Cose seguite a Venetia et a Milano et Fiorenza fino al concluder de la liga et in questo mexe de Marzo 1495 | 268 |
| Quello seguite a Roma in questo tempo | 277 |
| Exemplum brevis Sanctissimi Domini nostri ad Illustr. Principem et Senatum Venetum | 280 |
| Responsio Venetorum | 281 |
| Conclusione di la liga fatta a Venetia, et el modo che la fu conclusa | 283 |
| Provisione fatte a Venetia et cosse seguide in varii luogi fin al publicar di la liga | 288 |
| Dedica del libro III a Gerolamo Zorzi | 297 |
| Libro III. Solenne processione per la publicazione della lega | 299 |
| Questa è la publicatione di la liga | 305 |
| Quello acadete a Venetia, Roma, Napoli, Milan et altre parte dil mexe (di Aprile) 1495 | 307 |
| Segue lo stesso argomento (Maggio 1495) | 318 |
| Ordine et cerimonie usate a Milano in la investitura dil Duca a dì 26 Mazo 1495 | 353 |
| Come el Re de Franza se partì di Napoli | 356 |
| Come el Pontifice se partì di Roma per la venuta dil Re de Franza et andò a Orvieto | 356 |
| Quello seguite a Venetia in questo tempo | 358 |
| Intrata dil Re di Franza in Roma, de ritorno, et quello fece, et come poi si partì | 364 |
| Avvenimenti del Giugno 1495 | 365 |
| Partita dil Pontifice et Cardinali da Orvieto et come andò a Perosa | 367 |
| Quello successe in diversi luogi | 369 |
| Carlo VIII in Viterbo | 380 |
| Come el Duca de Orliens tolse Novara al Duca de Milan | 382 |
| Relazione di Sebastiano Badoer, stato ambasciatore a Milano | 385 |
| Qui saranno notati li Franzesi di conditione che restono in Reame | 391 |
| Come el Re de Franza de ritorno intrò in Siena | 392 |
| Consigli di mons. d'Argenton a Carlo VIII | 395 |
| Relatione de Piero Bembo soracomito al Capetanio zeneral de quello fece in Cicilia | 416 |
| Come el Re de Franza partito di Siena andò a Pisa et Lucca, et quello fece | 421 |
| Carlo VIII a Pietrasanta e a Sarzana | 437 |
| Avvenimenti del Luglio 1495 | 439 |
| Ordene di l'exercito di la Illustrissima Signoria et colonnelli partiti a dì primo Luio | 447 |
| Qui comenzano baruffe seguite in campo con Franzesi venivano zoso di monti | 449 |
| Exemplum literarum d. Coradoli Stangae prothonotarii ad Illustrissimum Dominum ducem Mediolani | 457 |
| Questi sono li primi eletti di la Signoria di Fiorenza per novo modo | 463 |
| Copia de una lettera (di Bernardo Contarini, 5 Luglio 1495) | 466 |
| Digresso di l'auctore, come stava Italia in questo tempo et li potentati | 469 |
| Dedica del libro IV a Melchiorre Trevisan | 471 |
| Libro IV. La battaglia di Fornovo | 473 |
| Exemplum literarum Ducis Mediolani | 484 |
| Come el Re de Franza col so exercito se partì con gran fuga di le giare dil Taro | 486 |
| Dil ritorno di re Ferando di Aragona in Napoli, et fu accettato di cittadini | 501 |
| Exemplum litterarum Rev. D. Vice cancellarij S. R. E. Cardinalis Ascanii ad Illustrissimum Dominum Ducem Mediolani | 502 |
| Exemplum litterarum D. Jacobi de Capua ad Ill. et Rev. Dominum Vicecancellarium | 503 |
| Novità di Cesena | 504 |
| Seguito dil Re de Franza | 506 |
| Cosse seguite nel campo di Novara | 508 |
| Summario de Franzesi presi da Stratioti nel campo di Novara in questi tempi | 510 |
| Come l'exercito di la Signoria andò poi a campo a Novara in aiuto dil Duca de Milan | 511 |
| Questo è l'ordene per lo levarsi da Vespola e andar a conjungersi con l'altro campo verso Novara, fato a dì 18 Luio 1495 | 515 |
| Ordine de le factione hanno a fare partitamente li marascalchi dil campo | 516 |
| Exemplum cuiusdam literae Alexandri Benedicti veronensis, physici, in castris | ivi |
| Lista de le terre rendute a la Majestà dil re don Ferando di Aragona, da poi esser intrato in Napoli | 519 |
| Remuneratione fatte a molti benemeriti di la Signoria per le operationi fatte al Taro | 524 |
| Seguito ne li campi di Novara fino a dì primo Avosto 1495 | 528 |
| Quello seguite a Napoli et in Reame fin a dì primo Avosto | 530 |
| Exemplum literarum Ferdinandi regis | 531 |
| Exemplum literarum Regis praedicti | 533 |
| Copia di una lettera scripta a mons. di Mompensier per el cardinal S. Dyonise, di la rota | 534 |
| Copia de un'altra lettera de uno franzese, che nara al suo modo la rotta | 535 |
| Modo et hordine di le investiture date a Vormes per il Re di Romani | 538 |
| Novitade di Cesena | 540 |
| Epigramma de anchoneta ac reliquiis acceptis a Gallis | 544 |
| Cosse seguite in campo di Novara, dil mexe di Avosto, succincte descritte | 547 |
| Basilio dalla Scuola abbandona i francesi e si unisce ai veneziani | 557 |
| Zente da cavallo et a piedi si ritrovava in Verzei | 558 |
| Successo seguito a Napoli et in Reame in questo mexe di Avosto 1495 | 572 |
| Exemplum litterarum regis Ferdinandi, Regis Siciliae | ivi |
| Questa è una lettera del sig. Fabricio Collona, di quello era successo | 574 |
| A Roma cosse seguite | 578 |
| Copia di una lettera dil Re de Franza al Pontifice | 579 |
| Copia di una lettera dil Re di Franza a Monaldo di Guerra suo capetanio in Hostia | 582 |
| Exemplum brevis Sanctissimi Domini nostri ad Florentinos | 584 |
| Exemplum litterarum Regis Ferdinandi ad Florentinos | 587 |
| Exemplum litterarum regis Ferdinandi ad summum Pontificem | 588 |
| Seguito di cosse de Napoli et Reame, dil mese di Settembrio 1495 | 591 |
| Novitade acadute in Perosa | 597 |
| Exemplum litterarum Perusiensium | ivi |
| Successo di Pisani con Fiorentini | 598 |
| Come fu amazato domino Jacomo da Savona a Forlì | 600 |
| Dedica del libro V a Marco Sanuto | 603 |
| Libro V. Exemplum brevis sanctissimi D. Nostri ad Januenses | 605 |
| Zente franzese lassate a la custodia dil Reame di Napoli quando se partì el re de Franza | 606 |
| Zente Italiane | ivi |
| Maneggi nella seconda metà di Settembre | ivi |
| Peticione fece li sigg. ambassadori franzesi in nome dil christianissimo Re de Franza.... in campo sotto Novara | 615 |
| Responsione dil Ducha de Milan | 616 |
| Altre responsione dil Ducha preditto | 618 |
| Seguitano i maneggi negli ultimi di Settembre e primi d'Ottobre | 619 |
| Copia de una lettera de domino Francesco Bernardin Visconte al Ducha de Milan, di la conclusion di la paxe | 626 |
| Conclusa la pace tra Francia e Milano, Venezia ritira le sue truppe | 627 |
| Seguito a Napoli et in Reame dil mese di Octubrio fino a la fine di Novembrio | 630 |
| Exemplum litterarum Antonii Grimani... ad oratorem nostrum venetum in Curia romana | 635 |
| Exemplum litterarum regis Ferdinandi ad suos oratores Venetiis existentes | 637 |
| Exemplum litterarum regis Ferdinandi ad suos oratores in Romana Curia | 639 |
| Cosse seguite a Venetia et in altri lochi de Italia dil mese de Octubrio et Novembrio | 645 |
| Copia de una lettera de Piero di Medici a don Antonio Spanochij, orator di Siena, a Monte Pulzano | 648 |
| Dil romper guerra el Re et Raina de Spagna col Re de Franza justa li capituli di la liga | 663 |
Fine.